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I -** li 



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945.311 

vi. "2» 



Rare Book & Spoetai 
Coliectiofu Library 



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in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/saggio_sopraivene02fili 



S A G 




I 




SOPRA 

I VENETI PRIMI,, 

TOMO SECONDO. 



Singuli decidere ac decipi poffìtnt : nemo omnes , 
neminem omnes fefellerunt . Plin. 




IN VENEZIA, MDCCLXXXL 



Appretto Pietro Savioni 

Stampatore e Librajo fui Ponte de' Baretteri , all' Infegna 
della Nave. 

C N AP P ROV AZION E } E P R1V J lEG 10 



S A €r Gc; X 

s o p R. A 

r vs. N'as: T I j?k. t: M 

PAR T E TER Z Aè 



If- 



ed 



Rts ardua vetufl/s novìtatem dare , obfoletis nitore m y obfcuris lucetti , dubiti 
f.dem, omnibus vero naturam, Ì3> < naturò fune omnia, Plin. 




CAPI T OL O P R'I'M O, 

Dell'idolatria , degV ufi \ della- lingua ec, de Veneti antichi e 

B poche notizie cheabbiamo dell'antica Veneta Gen~ 
te , in una quafi totale ignoranza ci mettono in- 
torno alli coftumi , ed agi* ufi proprj di ella 5 prima 
che infieme con tutti gV altri Itali Romana diven- 
taffe, di Roma adottando la favella 5 e le ufanze , 
quando con- Roma partecipò delia Repubblica e deli" 
impero .- Procurai nondimeno raccogliere quel poco 5 che in tal 
particolare trovafi fparfo negli antichi Autori 3 riportandolo pere- 
come un femplice Saggio , e non mai pretendendo formarne un 
ragionato , e critico difeorfo . 

Un popolo fenza religione è un popolo chimerico . Sarà quella 
diminuita quanto fi vuole in una qualche felvaggia focietà , ma 
non mai del tutto eftinta . Delli popoli fanciulli fé ne trovano , 
ma de 8 popoli perfettamente Atei non fé ne fono mai trovati . 
Quando fu fpenta a poco a poco la vera credenza, univerfale in 
prima tra gl'uomini ,. ne nacque 1- Idolatria o fia il culto di ogni 
cofa che fi temeva , o pur fi amava 3 e deificati gì 8 uomini , e 
gK Efferi vifibili , o invifibili , furono perfoneggiati anche quelli 
in progreffo 5 e floria fu d' effi fu compofla a mifura delle incli- 
nazioni j del carattere , e del genio vario delle nazioni . Sicco- 
me troviamo in Oriente il principio delle genti , in quelle anti- 
che, e primitive contrade troviamo ancora T origine , e la culla 
del Politei fino , diffufo poi e portato dalle emigrazioni de* po- 
poli per, tutto il rimanente della Terra 5 . Li Pafiagonj dall' Afia 
paniti > avranno con loro condotta quell'Idolatria , che prima co- 
là ufavano ? quell' Idolatria che comune quali io direi effere -fiata 9 

A 2 a pref* 



548784 
o 



4 Saggio fopra i Veneti Primi. 

a pretTochè tutte le antiche genti, perchè comuni fembrano aver 
avuti certi Dei quafì tutte , al più modificati in diverfa foggia 
fecondo il carattere, ed il genio proprio di ciafeheduna . Giove, 
Venere, Marte, e fenili , fembrano elTere (lati Numi univerfali 
dell' antica focieta. Diverfe nel nome, ma non Begli uffici ,. alme- 
no foftanzialmente, fi trovano quefte Deità quafi tutte, e tra gl T 
oziofi Popoli de' caldi climi, e tra gli armigeri, e feroci de' cli- 
mi temperati, e freddi, tra i popoli in fin? li più difparati e pei 
fituazione , e per genio* Solo come dico furono modificati quefti 
Dei fecondo il carattere nazionale de ; popoli . Marte per efem- 
pio, un Nume guerriero ; e non più eiTendo tra gli Sciti , ma 
tra li Greci, feroce, ed adultero infieme : Diana caftiflìma tra li 
primi , tra i Greci fu di meftieri concedere ad efla una qualche 
frappata ; e Venere medefima in molte focieta alli foli legittimi 
imenei prefiedeva , m altre ad ogni più nefando ftravizzo . Il cul- 
to in fommo era molle, era fé rio > era ridicolo , fecondo il co- 
ti urne , ed il carattere delle nazioni . 
idoiafruu qj Q e j comuni ed univerfali pertanto anche da' Veneti faran- 
no fiati ailti una volta, ma oltre quefti altre Divinità fecondar se 
avevano eflì proprie del loro paefe , e non conofeiute , o ftimate 
dagl'altri almeno che fi fappia . Di quefti Numi locali, e proprj 
n'ebbero tutte le genti , onorati fovente in una fola Città , o 
Provincia , perchè li primi Benefattori , o popolatori di quefta , 
o Eroi celebri in antico per gefta , ed avventure in tali luoghi 
ad eflì avvenute . SpelTe volte quelli Dei provinciali o fecondar] , 
collo feorrere degi' anni, e con il confondere le nazioni, furono 
confufì e immedefimati anch' elTi con li primarj , ed univerfali , 
particolarmente quegli in Italia , dopo che per efla fi fparfe la 
Teologia de' Greci , e in parte ancora de' Tranfalpini , e più an- 
cora quando Roma a tutta l'Italia dominando , accettò tutte le 
varie fuperftizioni delle varie gemi foggette , e un tale mifcuglio 
per tutta l'Italia fteiTa fparfe, e diffufe . 

Ma però non di rado li Numi locali e topici mantennero in- 
tatta la loro ginrifdizione in molte Provincie, confervando in ef- 
fe più o meno puro il loro eulto , e la loro ftoria . Le Venete 
genti pure mantennero de' proprj Dei provinciali la religione , 
-almeno di molti , e di quefti perciò ora faremo breve difeorfo, 
diente importando che de' principali , e comuni abbiafi a dire , 
appunto perchè comuni, come diifi , ed univerfali furono quefti 
a tatti quafi gli antichi popoli. Ma prima egli è neceffario l'of- 
iervare che fé l'Idolatria fu dorè feria, dove licenziosa , fecondo 
il carattere vario delle genti , fi può fo {penare che tra i Veneti 
ella folle pi ut tolto coftumata che all' oppofto . Già fu oflervato 
da altri , che in generale la religione di molti Italici popoli fu 

ca- 



Parte Terza. 5 

cafia 3 e immune dalle infamie icandalofe che accorapagnavaro* 
quella de' Greci, e non fi alterò fé non quando co fioro peri 5 Ita- 
lia diffufero il loro mal eofiume , infieme con le lubriche loro 
cerimonie . (i) Molti popoli Italiani furono celebri certamente 
per l'auftero loro vivere, e ben diverfo da quello , che le genti 
allogate nella meridional parte d' Italia tifavano , dove numerofc 
fi ftavano le Greche Colonie . Ora vedremo in progreffo , che 
de' Veneti il vivere fu commendato affai dagli antichi , perchè 
fevero e virtuofo 7 perciò polliamo fupporre , che fevera pur fof- 
fe, e libera da fudiciume la loro religione, almeno prima che 
alli Romani fi affoggetr afferò . Certamente le religioni fabbricate 
dagl'uomini furono Tempre modellate fopra il cofiurae di quelli, 
concedo non effendo il modellare tutti gì' uomini ad una fìeffa 
religione 5 fé non che a quella che non da effi trovata, ma ad effj 
fiiperiormente venuta , può in conseguenza uguagliare il loro ca- 
rattere così vario , ed oppofto . 

Dei proprj di Ufi cantone della Venezia faranno fiati quelli 
fcoperti dal Maffei (2) ne' monti Veronefi, poco fopra Verona , 
e Castano ^ Jamna , S%nna , e Udìfna chiamati. Impronunziabile è 
il terzo di quelli forfè per errore di colui , che ne fcolpl il nome 
fulla pietra colà ritrovata . La ftrana denominazione di quelli 
Idoli fece credere al Suddetto Erudito y che Etrufchi Numi fof~ 
fero, colà su adorati da quella gente Etrufca , che abitava un 
Pago detto Arufnate dal nome di effa . Se vera è una lapida che 
il Dio Benaco nomina, fi vede che i Veneti Veronefi al Lago Be-* 
naco o di Garda rendevano divini onori ; e già gli antichi al- 
le fonti, alli fiumi, all'acque tutte tifarono un qualche culfo i 
e chi sa che anche li mattimi fiumi della Venezia , un particola! 
culto non avellerò forfè da' Veneti in allora . Nel Padovano ? 
alle fonti di Abano medefime vedemmo già altrove , (3) che ren- 
devano onori, e colà pure ii Dìo Gerìone era da eììi adorato, ed 
Oracolo anche pretendevano che quefti rendeffe alli divoti in 
quel luogo, Il culto ài Fetonte amico Eroe vedemmo ifteffamente 
che nella Venezia marittima era in ufo, dove da Apollo fuo Pa- 
die Apollinei erano detti certi luoghi fituati verfo le foci del Pò, 
e in una Selva che fiava alla Laguna vicina , e ad Aitino , egli 
forfè aveva culto particolare , per cui la rhedefima ne ottenne il 
nome di Fetontea , Mi fa fovvenire tal cola, ciò che fcrifie Fra- 
te Annio intorno alli Veneti , cioè che avevano tratta V origi- 
ne da Fetonte , e che li discendenti di quefi' Eroe furono i pri- 
mi abitatori di quefto paefe . Egli è certo , che di quella legio- 
ne 

(1) V. Dionif. Alicarnaf. 1. r. ( :) Ver. IH. L 1. 
e. 3. (i) Vedi Tomo Primo» 



6 Saggio iopra i Veneti Primi „ 

ne. fembra propria la favola dell' Eroe, fuddetto antichità 
mo . ( i ) 
Diomede. * n altro, luogo di que (lo Saggio oflervai , che Diomede venera- 
" 'vano i Veneti pretto alle fonti del Timavo . Racconta Strabone , 
che quefto Semideo in quel; luogo aveva un Tempio memorabi- 
le, circondato da un bofco deliziofo , vicino a cui ne (lavano 
altri due 5 uno ^Giunone Argiva dedicato, 1' altro, a Diana Etolta . 
(2) In quefte Selve .l'Età dell'Oro erafi confervata , dentro quel- 
le piante vivendo ficure le Fiere dalli Cacciatori , e il Lupo pa- 
fcendo tranquillamente all' Agno vicino ..Io credo, che ne*' tempi 
rimotiflìmi quelli luoghi foifero de' più celebri Santuarj, della Ve- 
nezia , e dalli Veneri follerò > fommamente venerati , quando a 
quefta parte particolarmente abitavano , come congetturai altrove , 
il che ci conduce afiai lontano riguardo al tempo di tali cofe . 
Io credo pure che di Platani fofle la Selva, al Tempio di Dio- 
mede dedicata, albero affai bello, e fommamente apprezzato da- 
gli antichi. Dico- quefto-, perchè Teofrafto nella fua Storia delle 
piante diceva , che in Adria non efifteva quell'albero fuorché vicino 
al Tempio di Diomede , ma raro egli ejjere però per tutta V Italia „ 
( 3 ) Quefta voce Adria io già non la prendo ( a ) come Tonifi- 
cante !a Città di quefto nome , ma come in generale dinoti la 
Venezia all' Adriatico , ed all'intimo receffo di quefto proffima , 
o vicina . Vedemmo che di quefta Regione parlando Strabone , 
diceva , che nell : Adria vennero i Veneti., emigrarono in Adria -, e 
Dion Crifoftomo che Antenore aveva affoggettati i Veneti , e la 

terra 



( 1 ) Venetias primo pcffederunt The- 
iontei , poftea Trojàni eìfdem mixti in» 
coluere . Veneti s prima origo Tbeton- 
tei e$ . 

( 2 ) In ipfo ^Adriatici ftnu intimo 



Hift. Piant. 1. 4. e. 7. 
(a.) Parmi che il Cluverio i, $<>. 
sbagli mettendo quelle due Selve vi- 
cino ad Adria , e il leggere" atten- 
tamente il paflfo di Straberne moftra 



receffu Timavum, efi DiomedisTem- che quelli parla dalli contorni del 

plum memorabile . . . *{& elegantem Timavo, non di quelli della Città 

lucum , & fontes feptem potabdis a- fuddetta II Candido [credette che 

qude . .. . Memoriti prosit um e(l Dio* le due Selve alle fuddette. Dee fa- 

medì apud Veneto s effe alìquos bono- ere efifteiTero ancora in non so qua- 

res decretos ; namis» ei immolatur al- li bofehi al Timavo vicini s . ma in 



bui Equus , lsr> duo monftrantur Lu 
ci y unus Dianti Etoliàe , alter- funonì 
lArgivte . V abiti antur in eos feras u 
ta, manfuefeere ut Cervi Lupis ag~ 
grggentur ,. Ì3fi ab bominibus nun- 
quam ec. Strab. 1. 5 



una così lunga ferie di tempi egli 
è un- prefumere una cofa troppo 
imponibile . Così il dirli poi da al- 
tri- che il bofco del Montello fitua- 
to in Trevigiana , e tanto lungi dal 
Timavo fia il bofco antico di Dio- 



(5) Tlatanos ajunt effe in ^Adria mede, cuna fu ppofizioneaflaiftrana , 

negant , pr&terquam circa Dìomedis cerne pure la conseguenza della me. 

Templum . Rara* autem effe in Italia defima , vale a dire che la Piave fu 

univerfa* il Timavo. 



Parte Terza. 7 

terra d'Adria; in fomma vedemmo effere fiata quefia una voce 
generale, e vaga » Il dirfi anche da Strabone che elegante tra. il 
bofco al Timavo fituato , Tembra convalidare , che di Platani 
egli foffe formato, e che di eflb abbia Teofrafto intefo parlare * 
(a) Livio (i) defcrivendo il bofco celebre di Giunone Lacinia 
predo a Crotona nell'Italia Meridionale, e rifpettato da tutti lì 
popoli d'intorno, racconta che in eflb vivevano tranquille le be- 
ftie, e vi morivano in pace di pura vecchiaja . Così pure io cre- 
do che nella Selva Diomedea fi lafciaffero pafcere per divozione 
varj animali fenza mai difturbarli , e da ciò ne fia venuta poi la 
favola che in efla le beftie fenza offende rfi ftanziavano . Quefta 
Selva eflendo formata di Platani , doveva in confeguenza godere 
di una celebrità non comune , e poi gli antichi Sommamente ap- 
prezzavano i Platani 5 ed è incredibile la {lima che avevano per 
tali piante originarie dell' Afia , e non comuni in Italia . Se i 
Veneti in giorni ignoti piantarono una felva di effi xolà al Ti- 
mavo •, fé queft' albero dalle colte nazioni antiche era ricercato 
con premura , e coltivato ; fé dal Levante egli venne in Italia 
come fappiamo xla molti , ed anche da Plinio, (2) indizj pajono 
r a uefti tutti , che provino maggiormente edere fiata la Veneta 
una colta nazione ^originarla perciò dall'Oriente , non mai dai 
Celtico Settentrione . 

La vittima che i Veneti tifavano facrificare a Diomede era 
un Cavallo bianco , e fapendofi che quelli avevano una fomma 

cura 

(a) II Platano è un albero affai bello clef.4.);e tali efpreflìoni ci danno 

che viene naturalmente in Afia , e a conofcere che gli Ebrei pure lo 

in alcuna parte ancora dell'America avevano in confiderazione Ama 

Settentrionale » Sino dalli tempi fa- piuttofto la plaga Settentrionale, ed 

volofi fu rinomato , e gli antichi il Platano Americano della Virgi- 

ne avevano una ftima particolare , nia è più bello ancora degi' altri t 

Li Greci ne* loro tempi felici n* era- I Perfiani tuttavia ne vanno pazzi 

ro pazzi , e conefifo adornavano i come gli antichi , e credono che e- 

luoghi de' pubblici efercizj , e PAc- gli purifichi , e rendi fa no l'aere d' 

cademie . Quando i Platani furono intorno . In Inghilterra è pure fli- 

conofciuti dalli /Romani n' ebbero mato , e non so fé il grande Baco- 

anch' effi fomma (lima , e ne ador- ne di Verulamio fia ftato il primo 

narono le loro ville . Forfè la bella ad adornarne li fuoi giardini. Ora i 

fcorza lifcia , la bella forma , la Francefi ne fanno venire da quelP 

foglia leggiadra, l'altezza, il buon Ifola per lo ftetfb oggetto, 

odore che tramanda , il non dar ri- (1) Liv. 1. 24. 

cetto ad infetti , furono motivi che (2) Tlatanus h<tc eli per mare 

indugerò gì* uomini a tanto ftimar- Jonium in Dìomedìs ìrtfulas ejufdetn 

lo . Ve ne fono più fpezie, egli a- 'tumuli fratta primum invefta , /><?- 

ma l'acqua vicina, cofa dalla Scrit- flea ir? Sicilia tranjgreffa , atque in* 

tura medefima rimarcata: Quaf\¥ta- ter prima* donata halié: <gc. 

tanus juxta aquam in Tlateis ( £c* I. «a-. 



8 Saggio fopra i Veneti Primi. 

cura de' Cavalli, come dirò ben prefto , pare perciò che fé oc 
poffa dedurre che per Diomede avellerò una grande divozione . 
Certamente li candidi cavalli facri furono un tempo agli Dei, e 
riputati degni folo de' Principi . AI Sole in fpezialità folevano 
confacrarfi appreilb molte genti , e vediamo nella Scrittura me- 
defima tra T altre prevaricazioni del Ribello Ifraele eiTervi (lata 
quella di porre nello fteffo Tempio, de* Cavalli al Sole dedicati.» 
C i ) Io però fofpetto che vi potette edere anche un particolare 
motivo per cui tal animale facrificailero gli antichi noftri a 
Diomede, ed appunto per un tale fofpetto io dubito che egli non 
folle il Diomede Greco come fi crede , e come accennai ancora 
nel primo Tomo di qu elio Saggio,. 

Tutti gli antichi è vero che il Diomede culto da' Veneti , il 
Diomede diiTero effere flato che in altri luoghi d' Italia venera- 
va fi, il Diomede Etolo , Eroe terribile che fi trovò all' aiTedio di 
Troja , e fu così bravo, che Marte medefimo , e quei che è più, 
la ftefta Venere ferì fenza paura ., e fenza ritrofia . Coftui ter* 
minata la guerra trovò in cafa fua le vendette di Venere, perciò 
venne ancor effo ih Italia , e fi ftabilì nella Puglia , mentre Enea 
lì fiffava nel Lazio * ed Antenore nella Venezia . Pofe anche fua 
fede dicono nelT ifole di Tremiti , poi venne nella Venezia , andò 
anche negl'Umbri, e quelli beneficò fecondo un vecchio Scrittore 
Greco . Ma fé i Veneti erano originari di Paflagonia , fé erano 
antichi amici , e propinqui forfè delii Trojani , fé una partita di 
quefti nel loro paefe avevano in allora ricevuta fecondo la comu- 
ne degli antichi medefìmi , fembra Arano che avellerò ad acco- 
gliere un .Greco, e di più adorarlo dopo morto* Se egli in Pu- 
glia fi fi fsò, fé più Città erede in que* luoghi, egli ben lontano 
Ìi pofe da 3 Veneti , e poi traluce moltilTimo nella Storia una cer- 
ta avverfione tra gli Itali veri , e le Greche colonie in mezzo a 
quelli ftabilite 5 che fempre più ci fa parere ftrana cofa che i Ve- 
neti voleiTero adorare un Greco. Sino le Favole ci raccontano V 
oppofizione neir Adriatico , e forfè nel feno appunto del Tima- 
vo , fatta agli Argonauti , dagli Etrufchi , e vedemmo aver quelli 
molelìato di continuo il Pelafghi di Ravenna , ed anche nell'of- 
cura narrazione fatta da Ariftotile dell' ifole Elettridi alle foci del 
Pò efiftenti , fembra dirfi che gli antichiiTimi Greci fiiTati in que- 
fte dovettero lafciaiie, perchè li nazionali non ve li volevano fof- 
frire (2). In un qualche tempo io credo, che li Greci , li Fe- 
nici , e altri , follerò così molefti alle gemi , che le fpiagge del 

Me- 

( 1 ) xAbflulìt quoque equos , quos de- ^Argoqne excìdemìbus Dedali flatuam 
derant Tieges Juda Soli. IV. Reg. 2j. ve/ut fuga (ibi confuìtntem et. de Mi. 
( 1 ) vèìut Jolventibus japp Gr#cìs rabil. 



Parte Terza • 



Mediterraneo e dell' Adriatico abitavano, come i Portoghefi , e gli 
Olandefi in più moderni tempi furono di continuo difturbo alli 
popoli dell' iiòle , e delle fpiagge dell' Arcipelago Orientale . Di 
più Virgilio , che fcrilTe certo a feconda delle favole , o tradi- 
zioni antiche che correvano in Italia , diceva che di mal occhio 
vedevano i Greci li Frigj tra gl'Itali fidati; ( I ) che la colla 
di Puglia, dove Diomede appunto fi flava, era da quefti nemici 
de' Tròjani tenuta; perciò fé i Veneti erano originar; dall'Afta, 
e commifchiati fi erano con una Colonia Frigia , fembra impro- 
babile , che accogliere voleffero quefto fiero nemico de' Frigj , e 
venerarlo ancora come una Divinità benefica in progreffo . (a) 

Chi sa che Strabone , appunto perchè Arano parevagli , che 
quefto Greco adoraffero i Veneti , non abbia perciò rimarcata 
quella cofa nella fua Geografia ; e di fatto fé adorarono i Greci 
li figliuoli di Leda, Achilìe , Elena ftella , e tanti altri loro 
Eroi , non era cofa oflervabile , che anche Diomede adoraffero ; 
ma eli' era ben oflervabile per i Veneti , che Greci non erano , 
e perciò ne volle egli far memoria . Si può anche offervare co- 
me lo fleffo nel libro fefto ripiglia il racconto di queft' Eroe , 
parlando delle Città da effo fondate colà in Puglia , ed efpone 
le varie ftorielle , che fopra Diomede fi raccontavano , ripetendo 
nuovamente quello che intorno a' Veneti veniva detto , ma per 
pura favola egli fteffo confiderando una tal tradizione. (2) 



Tomo IL 

( 1 ) Mìtthur iy> magni Venulus Dio* 
medis ad Vrbem 3 

Qui petat auxìiium , & Latto con- 
fiftere Teucros . 

JEneid. 1. *. 

Effuge , cunEla malis babìtantur ma* 
nìa Graììs . 

Id. I. 8. 

(a) E non folo le Favole, ma la 
Storia ancora ci porge alcun Dato 
che moflra elTervi (lata poca ami- 
cizia tra Greci ed Itali . Strabone 
rimarcando le varie Colonie da quel- 
li ftabilite nell" Italia Meridionale 
dice che lungo tempo fi batterono 
infieme Itali e Greci . i. 6. Nel 
tempo delia guerra di Annibale veg- 
gono li popoli indigeni del Bruzio 
eflereperli Cartaginefi, appunto per- 
chè li Greci tra loro fiiTati erano 
per li Romani , e nient* altro chie- 
dere ad Annibale che la ruina del- 
le Greche colonie : Mjutoribus fe» 



B 



Trop- 



ducìbus Brut ti s Gr<ecas Urbes tenta- 
vit . . . eo jacìlius in focietate Ro* 
mana manente s , quod Brutios , quo* (s+ 
oderunt {?> metuebant Cbartaginen- 
fxum parte ec. Liv. Finalmente fi 
può riflettere che in qualche occa- 
sione un Greco ed un Gallo furono 
desinati vittime dalli Romani a pla- 
care gli Dei infernali , il che ben 
moflra in qual concetto gli aveva- 
no in Italia . 

(2) jlrpi isr* lArvyripa > 

utraque fer 'tur Diomede s condidijfe .... 
Campufque & alia multa veftigia ex- 
fiant qua Diomedis in ea regione fui f 
fé tefiantur . ... fa* in vicino ma- 
ri dua infula Diomedaa ditta . . . 
ubi fabulantur Diomedem effe fubla- 
tum, . . . De bis qua apud Venetos 
hoc de Eroe vulgo jaBantur , bonori* 
bufque ei decretis diRum eli fupra ~ 
Vìdetur etiam Sìpontum effe Dìo me- 
dis opus . Sunt etiam qui dicunt .... 

domo 



io Saggio fopra i Veneti Primi. 

Troppo è già nota la vanità Greca che Grecheggiava ogni co 
fa . Ad Arpi di Puglia, ed altrove era Diomede Etolo forfè ve- 
nerato.: anche i popoli della Venezia un Nume così detto ado* 
ravano , perciò i Greci ne conchilifero, che quelli folle T Etolo , 
folle il Greco. Ora per fapere qualche cofa delle vecchie Italiche 
genti non abbiamo altro quafi che Greci , e prima di noi furono 
nello fleiTo cafo i Latini , che perciò rimafero molte volte da 
quelli ciurmati, {a) .Io perciò forfè fofpetto che anche la Sto- 
ria del Veneto Diomede abbiano coftoro travolta , e che tutt' al- 



domo revocato ibìque mortuo . *dt- 
que hac efl una earum qua de Dio* 
medis feruntur obitu narrationum . 
Secunda qua in,Daunia. . . .morte 
conficeret . Tenia ejì fabulofa Ma , 
qua eum in infula Diomedaa una 
evanuijfe prodit . Quarta poteft an- 
numerari Venetorum fabula ^ qui £um 
apud eos mortalem effe defiijfe , & 
in Deorum numerum relatum . 1. 6* 
(a) Spetto i Greci fi fono meri- 
tati il rimprovero di avere malme- 
nata 1* antica Storia . La naturale 
loro leggerezza , e la fuperba efH- 
mazione di fé medefimi facevali in- 
vidiare ogn' altra gente. Vani e bu- 
giardi 3 parlavano Tempre di feftef- 
fi , poco e falfo degl'altri .Gli an- 
tichi medefìmi ciò conobbero. Qtùd- 
quid in .biftoriis audet Grada men- 
dax ( Juv. Sat. io. ). I^equijfimum 
--&> indocile genus , quandocumque ifta 
gens juas litteras dabit omnia cor- 
vumpet * 1{os quoque diftitant bar- 
baro* effe , & fpurciori nos quam 
a/ios Opicos appellatane fosdant .... 
Tudet m Cracis ratimem Italia mu. 
tuari .• . . Diodorus Siculus qui pri- 
mus tmerCracos nugari dejtit (Plin. 
ì. 3. & 29. Se in prece m. ec. ) .... 
ì^onmodo difctplinas , fed artes Ora- 
ci a barbar is abftulerunt ; verum et. 
iam ad bos ufque dies ambiùonì fer* 
vientes , alter alter ìus inventìonem 
furantur. ( Eufeb. Praeparat. Evang. 
J. io. ) . . . . tAthenienftum res gè* 
Jfas fatis ampie ego exijiimo . ( 5a- 
iuft. de beli. civ. 1. 3. ec. ) Anche 
più moJernamente Gronovio ed al- 
tri fi accorfero -che avevano confu- 



tro 

fa tutta la vecchia Storia di Roma. 
Lo fteiToDionifio Alìcarnafifeo fi me- 
ritò il rimprovero di aver cercato 
provare che quali tutta la popola- 
zione 3 e V arti tutte in Italia fof- 
fero venute dalla Grecia » Per veri- 
tà non fi può comprendere come la 
Grecia abbia potuto ne* giorni mi- 
tologici mandar fuora tante colonie, 
tanta gente da per tutto , e da fé 
fola - inventare ogni cofa . Strabone , 
Tucidide , ed altri benché Greci , 
conobbero però 1* infermo ftato del- 
la Grecia medeiìma in antico . L' 
abbruciamento^ degli Annali facri 
quando i Galli prefero Roma con- 
tribuì non poco ad ofeurare Ja Sto- 
ria di quefla , e tanto più quanto 
i Romani poco colti erano certo in 
allora. Se neprevalfero alcuni Scrit- 
tori Greci di tali circoftanze , ed in- 
ventarono allegramente intorno a* 
primi Romani , come la fola della 
Lupa nutrice ec. Così enervava V 
infelice Ab. VVikelmann, che aven- 
do Dionilìo veduto certa cofa che 
ufavano i Romani Gladiatori , ne 
dedufle fubito che dalli Greci l'ave- 
vano tolta , non ricordandoli che i 
Greci non ufavano Gladiatori. Così 
Greci efTendo (lati tutti quelli che 
parlarono del Greco Diomede , con- 
venne acquetarli alla aflerzione di 
quelli, e credere quello che effi vol- 
lero farci credere • Forfè -anche Pli- 
nio da loro ingannato , benché li 
vedente di mal occhio , pure fcrifle 
Adria non dalli Tofchi ma da Dio- 
mede anch' efla era fiata fabbrica- 
ta 



Parte Tcrz xx 

quelli foffc cHe l'Etolo, fofle affai più antico , fofle in fin: 

quello , che regnò in Tracia fecondo la Favola 3 e fu da Ercole 
per la fua crudeltà uccifo.- 

Dilli già prima d'ora che alcune traccie ci reilano negli anti- 
chi della grande conofeenza che paffava tra le Tribù delfc Àfia 
Minore, ed i Traci , tra le quali Tribù erano comprefi anche i 
Veneti Patìaeonj . Vedemmo pure ( i ) che una gente Paflagona 
( dalla Veneta forfè non diftinta ) cioè la Canaria o Ciconia ,, 
erali allogata in Tracia, e che li Traci , e li Frigi-Trojani erano 
in continua corrifpondenza, e che li Veneti medefìmi , e nella 
Tracia, e nell' Illirio erano flati , prima di pattare in Italia , e 
finalmente come dopo efferfi in quella fffati , (lavano a 5 popoli 
Traci vicini appunto dalla parte del Timavo . (2) Dunque fino 
dalli giorni più lontani vediamo la conofeenza , e la pratica per 
così dire tra quelle genti, per cui le ufanze degi' uni non è im- 
ponibile che paflaffero negl' altri , e {penalmente avuto rirkffo al 
carattere delle' nazioni in que' femplici tempi , ed alla forza che 
fuol avere la fuperllizione fopra gl ! uomini in tutti i tempi . I 
Traci dunque poterono adorare il proprio Diomede , Eroe, o Rè 
di lor nazione, fecondo Tufo generale dell' antiche Società , e da 
effi una tale idolatria ponno averla apprefa i Veneti, e portata- 
la poi in Italia . Fu certo collui un antichiflìmo Regolo dellt 
Traci , celebre nelle Favole per la fua barbarie , e per il genio 
( fi noti ), ch^ aveva per i cavalli . Erano quefli ài un appetito 
particolare , poiché mangiavano gì' uomini ; cioè que' forallieri . 
che capitavano nel paefe , dal Trace venivano uccifi , e poi dati 
per palio a quelle befiie . Ercole che fi prendeva il difturbo di 
feorrere la terra per purgarla da' moli ri , cioè dagl 5 uomini mal- 
vagi , e da' Rè cattivi , venne in Tracia , uccKq Diomede , lo 
diede in cibo alli proprj cavalli, e quelli condotti in su l'Olim- 
po abbandonolli cola alle Fiere . Fu quella una delle più celebri 
fatiche di quello Urano Eroe . Ora fé badiamo a quella fola , 
pare a me che ella additi il perchè della vittima , che i Veneti 
ufavano immolare al loro Diomede , fuppofto che egli foffe il 
Tracio. Ebbero fpeiTe volte ufanza gli antichi di facriheare agli 
Dei quegli animali, che lupponevano fodero odiati da quelli per 
danno o ingiuria ricevuta . Cerere godeva del fangue delle Scrof- 
fe ( 3 ) > Venere voleva quello del Cignale , Bacco del Capro 
ec. perchè le fpiche danneggiava la prima, Adone aveva uccifo 

B 2 il 

(1) Vedi Tomo primo; O) TrìmaCeret avido gavìfa efi 

( 2 ) Henetìs finìtimi Junt Tbraces Sanguine porca . 

Hiftri ditti. Scìm. Chiuf. Ovid. 



il Saggio fopra i Veneti Primi. 

il fecondo , moleftava le vili il terzo . (i) Vittima più grata 
del Cavallo non potevafi dare a Diomede , perchè ia caufa , e 
rifinimento della fua morte era egli finto, e ognuno che conof- 
ca T antica Mitologia accorderà facilmente tal cofa . Certo così 
appare in qualche modo la caufa del facrifizio tifato da Veneti 
per Diomede , che non fi trova fé l' Etolo fu deflo , e non il 
Tracio . Rari poi non fono gii efempj che le antiche genti ab- 
biano adorato non folo i buoni , ma anche i cattivi uomini , 
già in fatto di fuperftizione dando fempre gì' uomini negli eftre- 
mi fé un freno fuperiore, e non umano, non li regge. E badi al 
noflro propofito 1' ofTervare che Tiffone , e Caco , e Gerione , 
ambedue quefti da Ercole uccifi , furono adorati , e perciò io du- 
bito che niente di Greco c'entri nel nolìro Diomede , ma che 
da Greci, fecondo il folito, ila ftato x esafufo , e rivoltato dal Tra- 
cio neir Etolico ftabiiitofi colà nell'Italia Meridionale {a). 

Le due Sdve poi all' Argiva Giunone , ed alla Etolia Diana 
facre , par quafi dalle non chiare efpreftìoni di Strabone , che 
partecipi foriero e fervi (fero anch' effe al culto di Diomede , e fé 
due fopranomi Greci colà avevano quelle Dee , dalli Greci ferie 
gli avranno ricevuti in un qualche tempo per effetto di quella fa* 
cilità che avevano le antiche genti di dare , e ricevere nuove 
fuperflizioni , o aggiungerle , o mefcolarle colle prime . Non fer* 
ve poi qui ripetere il già detto in altro luogo , cioè che pare 
più non foffe ufato il culto di Diomede al Timavo ne' tempi più 
baffi , ne' tempi Romani . 
^ , ^ Un altro Nume fu già quafi proprio non tanto de' Veneti in- 
generale , quanto di quefV angolo medefìmo della Venezia dove 
prima Diomede era] culto , cioè Beleno , o Belino , ma in 
tempi però molto inferiori . Aquileja colà fabbricata lo riguarda- 
va come fuo particolar Protettore , (2) e chi sa che inque'luo* 
ghi egli non fia fottentrato all' antico Diomede , perchè in que* 
luoghi avevafi certamente una mafììma divozione per Beleno » 
Monfignor del Torre fcrifTe un' erudita Diflertazione in addietro 
Copra quello Nume , (3) che nelle Ifcrizioni Aquilejefi anche 

Jlpol* 

< 1 ) VoflT.de Idol. £ent.Nat.Cònti ec. fero apprefa la coltura di queflo a* 
(a) Racconta Diodoro che fino rumale, cofa nella quale furono ce- 
la tempi di AleiTandro Magno erari tebri -carne dirò a fuo luogo. Perda- 
cenfervata la fuppofla razza de* &as ad fé Euryfl eie s J linoni dicavh *, 
Cavalli del Diomede Tracio . Forfè & projapia barum ufque ad domi" 
vediamo che pofledeva fcelti Cavai- nmum Jllexandri permanfìt . Diod. 
l\ queflo Trace da tale racconto , e Sicul. 1. 4. 

che \ cavalli o ia razza de' cavalli (2) Belen vocant indigente ,, tna- 

era coltivata he' Traci. Chi su dun- .gnaqtte religione colunt . H^rod. 1. & 

■Que che da quelli i Veneti nonavef- (.?) Turre de Diis Aquilejenfib. 



Parte Terza, ij 

apollo Bellino è chiamato , per cui pare che con Apollo il me 
defimo Io con fiderà fiero , o con Apollo lo avellerò confufo • 

Quello che più offervabile fi rende egli è , che i Celti o Galli 
neir Armorica abitanti lulle fpiagge occidentali della Brettagna 
Francefe , Beleno anch' elfi adoravano , e Beleno era Divinità 
propria di quelle genti, (i) Egli è perciò un miracolo che non 
abbiano badato a tal cofa quelli che l'origine Celtica foftennero 
de' Veneti , e maggiormente poi che avrebbono potuto oflervare 
che neir Armorica ftavano i Celto-Veneti , da' quali fi vuole de- 
rivare gli Italici. Ma fi deve in prima riflettere, che Beleno non 
era un Nume (blamente Aquilejefe , ma proprio ancora del li No- 
rie} confinanti a .quella parte dell'antica Venezia , come raccon- 
ta Tertulliano, ( 2 ) ed oflervammo pai altra volta che veicola- 
te fi ftavano molte genti Galliche con li Carni , con li Gìapìdì , 
e con altri Alpini al territorio di Aquileja contermini . E pollo 
poi aggiungere , che Giuftino ( 3 ) racconta, gli Scordi/c] abitatori 
delle vicinanze della Sava (e perciò non difcoiti da quello orien- 
tai confine della Venezia ) effere (lati Galli di origine ; e lo 
fìeiTo Strabone (4) dice 9 che i Galli Boj fcacciati dall' odierna 
Romagna dalli Romani , andarono dopo a flabilirfi approdò li 
Tawifci , popoli che toccavano certo la Venezia dn quella par- 
te. Oltre ciò Livio (5) fcrifTe che una truppa di Galli, sbucca- 
ti appunto dalle montagne vicine al fito dove poi fu eretta Aqui- 
leja, in quefio luogo il pofero , e vi fletterò fermi due o tre; 
anni come abbiamo veduto altrove . (6) Ora niente più facile ^ 
che quella fuperftizione di Beleno agli Aquiiejefi fia fiata comu- 
nicata da alcuna di quelle genti di Gallica razza , le quali cert : 
una poteva edere forti ta all' Armorica in altri tempi , e venuta 
a fjfiarfi a quella parte . Certa cofa è, che i Galli fecero molte 
•emigrazioni in antico , delle quali ora non ne fappiamo che la 
più pìcciola parte^, fuorché quelle d'Italia, e dalla Grecia , per- 
chè que' popoli che le Litri rono , come pur quelli che le caufa- 
rono , o non ebbero Storici, ovvero a noi non arrivarono . Ef- 
pulfi dall' agro Aquilejefe i Galli , vennero a fta.bilirfi in elio i 
L tini-Pvomani , e trovato -ivi intorno adorato Beleno, fuperftizia- 
fi com'erano, avranno ben -pretto prefa divozione ancor elfi ad 
un tal Nume, poiché dopo li primi tempi erano li Romani affai 

faci- 

,(0 Tu Bojacajfis ftìrpe Druida- .Jlpoliìnarts myfiicr, 
rum genus Aufon. Carm. VI. 

Si fama non f aliti fidem (2) Apologet. 

Beteni (acratum ducis e Tempio (3) Lib. 32. 

genus ; / (4) Lib. 6, 

!?tf idem -"ofor nomina .(.i) -Lib» 39, 

yiùiWiìmaJc mìniftros nomìn.xnt (6) Vedi Tomo primo.* 



i4 Saggio fopra t Veneti Primi". 

facili ad affumere ogni Idolatria , e perciò dice Tacito in qua*- 
che luogo ,. che quanto di cattivo , e di fuperfliziofo fparfo per 
Ja Terra fi trovava, tutto in Roma fi era raccolto- ed unito. Egli 
è però potàbile , che in tempi ignoti dalle Gallie fia pattato il 
culto di Beleno nel Norie© , e nelle profiìme genti , e da quefte 
agli Aquilejefi, tanto più facilmente , che Norici , Taurifcj , ed 
ogni baibaro popolo fino al Danubio eftefo, di continuo frequen- 
tava Aquileja per: caufa del commercio ,.. come abbiamo da tutti 
gli antichi . 

Farmi perciò che il Torre abbia mal fatto a rigettare queiY 
oppinione , cioè che il Beleno Aquiiejefe foffe lo fletto dell* Ar- 
morico , come ho procurato dimoftrare , ed abbiali dicervellato a 
rintracciarne l'origine nel Bel 7 Baal , e Belafemen degli Aliatici, 
o nel Belo AfTiro , o più volontieri ancora nell 5 Eleno Trojan© , 
mutato in Beleno col tempo. Egli però riflette faviamente , che 
in prima origine , Beleno non foffe il Sole , né Apollo, ma che 
tale poi lo faceflero i Romani Aquilejefi , forfè per qualche fo- 
miglianza , che vi poteva eifere tra quelli, e quello . Per verità 
dicono che i Galli Armorici figuravano. Beleno con corta , e cin- 
ta tunica veftito , imberbe e giovane , colla bocca fpalancata , e 
con il capo radiato, (i) Avevano dunque dei fimile quelli Nu» 
mi . Io vorrei che fi verfafTe da alcuno fopra V antica Idolatria , 
cioè fopra la grande fomiglianza che pare a me fi feopra in tut- 
te le Idolatrie delle varie genti dal più al meno . Finalmente è 
da ofiervarfi , che fé Beleno foffe fiato un Idolo proprio de' Vene- 
ti, Memorie di elfo dovrebbonfi trovare per tutte 1' altre Città 
della Venezia ; ma folo in Aquileja Latina Colonia egli fi dice 
adorato dagli antichi Scrittori , e le ifcrizioni il confermano , 
dovendoli però eccettuare Aitino , dove alcuna lapida trovata fa 
di effo ricordo , come ho detto altra volta , e ciò doveva facil- 
mente accadere , perchè Aitino flava profumo ad Aquileja , con 
Aquileja perciò avendo continua corri fpondenza , e commercio . 

Offervò il citato del Torre , che il noftro Dandolo racconta , 
come il Patriarca Elia aveva confacrato un Tempio di Betbel a 
S. Pietro, il quale flava pofto fopra il lido marittimo proflìmo 
ad Aquileja , cioè fopra il lido di Grado ( 2 ) . Corregge egli 
guidamente Betel in Belen , come Erodiano già dille tal Nume , 
il cui nome fu ftorpiato nella Cronaca fuddetta , e tal cofa per- 
ciò moftra quanto da antico tempo foffe quel lido abitato . Of- 
fervò che quella vecchia Cronaca , che ftà unita alla Sagornina 

nello 

( 1 ) Didìion. Mitolog. per contìguo littore littore , in Mona- 

(2) Quoddam Templum Vaguno* flsrio Tuel/arum ec* 
rum in honorem Betbel dicatum fu* Dand 



4 urrt 



Parte Terza . i ^ 

nello fteiTo Codice ricorda anch' ella qualche cofa dì un tempio % 
-che Bdìngenfe chiama, forfè fituato anch' eflb non lungi da, Aqui- 
leja , e il cui nome può aver dedotto da Belino oBeleno x). - 

La prima, e la più antica occupazione dell'uomo fu quella di ^£ r Jf** 
coltivare la terra*, folo quando fi separarono fempre più le fami- 
glie, e fi diinerfero fopra tutta la fuperfizie del Globo , impic- 
ciolendoli, ed ifolandofi quanto più crefceva la divifione , e la 
diftanza , e penetrando anche jn que' climi dove la temperie di 
elfi troppo avverta era ad uaaf^ tal cofa , allora in molte Società 
l'agraria fi fpenfe , e la caccia, e la peica fubentrò a quella in 
quelle Società allontanate , e impicciolite . Perciò nelle Regioni 
al Polo vicine l'Agricoltura fu ignorata , ma nell' Oriente ella 
lì mantenne' fempre dal più al meno , e ne' più vecchi tempi fu 
ftimata molto , come vediamo dall'. efempio degli Egizj 5 degli 
Ebrei, e de' Perfiani , Il clima dolce , la terra ubertofa , le cau- 
fé locali in fine fempre colà ve Ja mantennero ad onta del Def- 
potifmo, della fehiavitù , dell'indolenza, e perciò ancora il cam- 
po fi coltiva neir Indie , nella Cina , nelf Egitto 3 e nella ftef- 
fa inculta, e feroce Barbaria . 

Li primi Veneti Affati negli ubertofi eid ameni piani della Pa- 
tagonia , colà è probabile che in t/ale occupazione fi efercitafTero , 
e dopo efferfi trasferiti in Italia , e in un paefe>dove un ottime 
terreno aveano trovato, come diceva Dion Crifoflomo , quel ter- 
reno che da Scimno , da Ariftotiie, da altri -abbiamo veduto per 
frugifero celebrarfi , e per ubertofo d' ogni raccolto , plano quali 
fempre, ricco d'acqur, foggetto a tepidi venti marini , umidi 5 
ed acceleranti la vegetazione , e in altri tempi a venti carichi 
di nitri , e fali fertilizzanti le terre ( Eft e Nord-Eft , Sud e 
Sud-Eft ) , dovettero in confeguenza prevalerli di tali circoftan. 
ze , modellando fpefìb i popoli le loro inclinazioni fulle qualità 
locali de' luoghi che abitano. Le prove di tale congettura le ab- 
biamo già vedute neh" altro Tomo , dove accennai quale , e 
quanta folle la cura de' Veneti Adriefi per il Gregge , e iftefla- 
mente nell'Agro Altinate, e nell'Adriano, Patavino, e Verone- 
fé ; quale per raccogliere vini fcelti in più luoghi , quale per 
allevare Buoi apprezzati , Polleria rara , e limili prodotti , pe' qua- 
li tanta ftima godeva la Venezia una volta , e per cui ditti al- 
lora che non Gallica origine dimoftravano i Veneti (2) . Ora 
polliamo aggiugnere una cofa detta da Eliano colla fcorta di 
Teopompo , e dallo fìeflb Ariftotiie ancora rimarcata , la quale 

ci 

( 1 ) Marcelìianus Tatriarcha .... deftrufla yAquìkja fecerat , 
in eadem ^ova ^Aqui/eja fedìt ... ( 2 ) Galles & Illirico s ìmpigros 
qui primus Monafterium Belingenfe in -cultore* . Liv. 1. 45. 



\6 Saggio fopra i Veneti Primi. 

ci uà a :re quale attenzione avevano i Veneti per i loro 

raccolti . 

Raccontava Teopompo , viiTuto alcuni fecoli prima del Sal- 
vatore , che quando 1' ultima aratura era per farli , ed era 
proflìma a gettar*! la Temente fui campo, i Veneti con folennnà 
offerivano alle Cornacchie delle focaccie impattate di farina , 
olio , e mele , perchè quefte placate non danneggiaffero li femi- 
nati . ( i ) Ariitotile io ofTervo che fece anch' elfo ricordo di tal 
cottume , (2) con tutte poi quelle aggiunte che vi unì la calda 
fantafia de' Greci , come fi può vedere neili due citati Autori . 
Comuniilìmi fono i Corvi , e le Cornacchie nella autunnale Cagio- 
ne , fpecialmente vicino agli Eftuarj , e danneggiano alle volte 
non poco le culture. Intorno le mine di Aitino , e altrove an- 
cora, aliai maltrattano li Frumentoni, e perciò in que' tempi ne* 
quali fi badava alla campagna con tanto impegno , con difgufto 
ioffrivafi ogni difordine in tale propofno . Non è perciò ftrano 
che la necelìità , e la fuperttizione introducendo tra Veneti 1* 
ufanza di prefentare con folennità donativi a queiV uccello dan- 
nofo . Non mi ricordo dove aver letto , che i Lesbj avevano de- 
cretato pubbliche fpefe alle Taccole perchè vedevanle affai brave 
a diftruggere le Locutte . Già come dico in que a tempi i popoli 
erano quali tutti campagnuoli , maneggiando l'aratro ogni perfo- 
ra , e tra gì 5 Itali fpecialmente 1' agraria era onorata . La fpezie 
delle Cornacchie temute da' Veneti , era quella che fchiva di 
carne putrida, a differenza de' Corbi , ghiotta è oltre modo de' 
femi , che difotterra affai pretto , vola a truppe numerofe, paf- 
fa alla ftagione, appolajafi fopra gl'alberi , di cui V Aldrovandi 
(3) riporta gì' ordini del Governo dati in più luoghi per distrug- 
gerla appunto per il danno che recava . Si diftinguono dall' altre 
per una pelle nuda e bianca che contorna la bafe del loro bec- 
co 

( 1 ) Thecpcmpus inquit Venetos ^l- habere Vèneti viderent . ... fi con* 

drìam accolentes cum aratìonis ter- tempferìnt , famem minari ec, HifL 

ti<£& Jementis faccenda tempus ade- Pianr. 1. 17. e. 16. 
rat , Monedulas plctcentas ex farina , ( 2 ) Vorrò mirandum eli quod cir- 

cleo , Isn melle temperata* munere e a Veneto* evenire dicunt . Cum enim 

inittere , qu<? quidem ideirco propo- regionem innumerabiles gracuiorum 

nunt ut ve tut placamento, Monedulis myrìades infeftent , fementem jaóìant 

fint , Ì2r in duci 'a cum eh paci ce ne ex agris depafeentium .... Veneto* 

Cereris fruttum rejodiar.t .... Ly- Jub adventu eorum ad confinici loca 

cus hcec vera cum fatetur .... ad- omnes /emina frugum ve/uti jyivunt 

dit edam ioros rubros e'ts propone- donaria projicere , qu'ibus degufiantes 

re ... . Monedularum greges extra gr acuii , ve/ut hofiium incurfu . . . * 

finti manere .... legato s ex urbi- mox fuperventuro fubfiftunt» 
Lus ad eas venire» . . . fi offas fub- Ariftotel. in Mirand. 

'■ìflas ccr.ederir.t Je cum bis pacem ($) Aldrov. T. I. p. 1 5 J- 



Parte Terza. 



*7 



co . ( i ) Al tempo di quefio Naturaliita erano rare in Italia t 
ed ora pure non fono tanto comuni ; folita ufanza di molti vo- 
latili che fparifcono alle volte per molto tempo da certi paefi , 
coficchè fi perde di elfi quafi la cognizione . Così diceva Plinio , 
che la Gazza a lunga coda ( che può entrare nel genere de! 
Corvi ) era rara ancora alli fuoi giorni , e poco conofciuta di. 
là dall' Appennino (2), e che nei tempo della guerra Vitelliana 
arrivarono le Starne in Italia per la prima volta . Sappiamo già 
che te Cicogne erano comuni un tempo in quelli noftri paefi , e^ 
ora fono affatto fconofciute, e dimenticate . 

Lo fteffo Plinio ci fa fa pere , che li Veneti avevano attenzio- 
ne neli' allevare i Salici del loro paefe , a quella fpezie di pian- 
ta affai adattato in più luoghi effendo il terreno , e pare che 
iopra di elfi vi getta fiero U vite , come fanno ora in tutte le 
baffe campagne profiìme alle lagtme . Erodiano ancora racconta 
( 3 ) che a lunghi filari tifavano piantare le viti , e i capi di 
quelle difponevano a felloni , tra un albero , e 1' altro regolar- 
mente piantati ^ come avremo occafione di rimarcare in altro 
luogo , e tal ufo ifleflamente dura nella Terraferma vicina <> 
Plinio poi ci con fervo memoria di un coftume Angolare (4 ) ufa- 
to da que' Veneti dell'Agro Veronefe vicino ad Oftiglia , ed al 
Pò. Mantenevano quefìi grande quantità di Api ( gli antichi fa- 
cevano grand' ufo del mele ) , e com« poco o niente avevano di 
prato vicino, perchè le paludi del Tartaro in allora erano affai 
eftefe , perciò ogni dì prima dell' Alba mettevano gli Alveari fo- 
pra le barche, e fu per lo fiume navigando conducevano le Mo- 
nche in luogo dove c'erano praterie buone per effe , e dove arri- 
vavano innanzi ai giorno . Sorto il Sole V Api andavano a file- 
chiare dall' erbe la loro provigione , poi ritornavano a' loro fa- 
vi , e verfo fera fi accorgevano i cuilodi che tutti gli alveari era- 
no pieni dal maggior pefo che davano alla leggiera barchetta , ed 
allora a feconda ritornavano a cafa + Dice Plinio che quindeci 
miglia ali' insù conducevano 1' Api , vale a dire preffo poco ne' 
contorni dell' odierno Governolo , e del Mincio , dove per verità 
Tomo II. C of- 

(1 ) Buffon. Ornitol. T. III. Freux (4) Hofiilia Ficus alluitur Vado . 
ou Frayonne. Hujus inquilini pabulo, circa deficien- 
ti) Isluper br> adhuc rara ab *A- tes , imponimi navìbus alvos , no* 
pennino ad Vrbem verfus cerni cepe- tlìbufque xv. m. pajfuum coltra- 
re picarum genera , qu<s hnga infi- rio amne naves fubvehunt . Egrejfa 
gnes cauda varie appellantur. luce *Apes pafldeque ad naves quoti- 
Plin. 1. ic. e. 29. die remeant mutantes heum , donec 
jldvenerunt bellis Bebriacenfibus in pondere ipfo preff<e naves pieni alvi 
Jtaliam aves nova ec. là» 1. io. e. 49. intelliguntur reveci tque eximanturme» 
(j) Erod. in Maxim, 1. 8. la. Id. I* 20. 



i8 Saggio iopra i Veneti PrimL 

offervai più volte eflervi de' prati erbofi e fioriti , che troppo co- 
muni non fono in que' paefi , dove fpeflo la gramigna domina 
quafi fola nelle praterie . Vediamo da tali colè quale indù' ft ria 
animaffe le antiche Società , induftria ora affai in più luoghi ne- 
gletta per T avverfione ad ogni fatica , che in troppi luoghi pur 
; troppo s'incontra . 

Furono anche rinomati gli antichi Veneti per il genio , e per 
la cura che avevano in allevare fcclti Cavalli 5 cola che alcun' 
antico credette che ufadero anche quando le fiorite, ed olezzan- 
ti fponde del Panenio abitavano colà neìi' Afia Minore, fondan- 
doli fopra alcun verfo di Omero , non troppo però chiaro per 
quanto fembra . Erano celebri per tutta T Italia , e per la Grecia 
ancora i Cavalli Veneti , particolarmente per la velocità del cor- 
fo , e perciò i Greci li ricercavano per i loro giuochi , fino dal 
tempo di Efichio avendoli acquifìato il nome di $e$avv<po|&£ 
portanti-corona . Offervo che Euripide medefimo ne fece ricordo 
nelle fue Tragedie , rammentandoli come noti a' Greci fino dal 
tempo d' Ippolito , (j) perciò in un* Epoca affai lontana perchè 
mitologica. Erano così {limati anche al tempo del Tiranno Dic- 
nifio Siracusano (2) , che egli ne volle trafportare la razza in!Si- 
cilia ; e fappiamo da Strabene che i Veneti n' erano così gelofi 
che a patto alcuno non volevano lafciar fortire dal paefe le ca- 
valle che chiamavano Lupifere ; perchè marcate colla figura di 
quefta belva * Egli pur dice che al fuo tempo , vale a dire ne' 
principi del Regno di Tiberio , erano i Veneti Poliedri decaduti 
di pregio , ma bene riflette il Maffei (3) efifere probabile che fi 
rimettefTero in iftima , e poterfi credere che da elfi aiTumeffe il 
nome di Veneta una delle Fazioni del Circo Romano , che ve- 
niva di turchino, come Feltra detta Pr afina di verde , e perciò 
non elTere naturale né giufta Y opinione di cert' uni che fcriflero 
il color Veneto aver fignificato color di mare ♦ NefTuno Scrittore 
però de' -buoni tempi usò quella voce in tale fignificato, e per- 
tanto fi può fupporre, che dal colore, e dall'abito ufato da* Ve* 
neri Aurighi nella Venezia , fia derivata la Livrea, ed il nome 

de' 

( 1 ) Equos Veneto* àomans • . . * nus Sicilia inde equorum ad certa' 

non amplius jugum Venetorum Equo* mina educendorum armenta inflituit: 

rum conjeendens ad currum ut etiam apud Grttcos pulhrum Veneto- 

urea paludes . Xominens pedes Equos rum fama innotuerit , eoqne nomine Vg- 

deflinatos exerchus . Eurip. in Ipol. mù Ungo tempore claruerint .... 

At\. 1. Chorus, VVillelmi Canteri Equas .... Lupi figno notajfe , ls» 

Interpret. Lupiferas appellale velociores quam 

(2) Studium alendorum Equorum puìchriores nec uilam tbalie- 

* . . . .. quondam apud eoi in pretto narent . Strab. i. 5. 

fuit. . .• . . Dìonyfius quoque Tira*- ($~) Vcron. lii. 1. 2, 



Parte Teoàv , ^. 

dt ; Cocchieri di Roma , quando quella fece pompa de* GiuocL 
Gircenfi , e perciò la celebrità antica de* primi a bbia fatto por- 
tare un nome tale a' fecondi . Parmi offèrvabile che mai nella 
Venezia non cefsò per intiero V ufo di allevare 5 e mantenere 
razze di cavalli, raccontando il Dandolo, ed altre noftre Crona- 
che , che gli abitatori delle campagne ad Oderzo vicine mantene- 
vano grolle truppe di quelli, quando dovettero falvarfi da' Barba- 
ri nelle lagune, e da e (Ti appunto uno de' noflri lktorali ebbe il 
nome di Equilins , (i) ora tradotto in Cavallino. Anche preferì- 
temente nei Polefine fi allevano molte razze di Cavalli , che fo- 
no in pregio , e non credo che in Italia ci Ila nazione alla qua- 
le piaccia tanto il correre a precipizio quanto la nofìra dopo la 
Napolitana , cofa che non fi offerva tra altri Italiani più gravi o 
Certe ufanze fi poffono mantenere affai lungo tempo , fé collan- 
ti durano le caufe tifiche e morali , che quelle producono . 

Gli Itali antichi vicino ai mare fituati navigarono , e com- Chmme^ 
merciarono affai di buon ora . Rifletteva il Denina (2), che i c ' 10 * 
Romani poffedevano delle fedie di avorio anche ne' tempi , che e . 
riftretta e picciola era la loro Repubblica , e quella flraniera f^*' 
merce farà percià fiata ad etti condotta da un qualche Italico 
popolo trafficante . Sappiamo che gli Etrufchi navigarono molto 
una volta, poiché pretesero fino fopra V ifole del mediterraneo v 
e Tacito diceva in generale che le proprie derrate gY Itali una 
volta portavano alle lontane popolazioni . 11 paefe poi de* Vene- 
ti era fituato in modo tale , che doveva per neceffità commercia- 
re , e commerciare in modo riguardevole , e non picciolo . li ma- 
re vicino , gli ftagni tanto diffulì , li fiumi frequenti , e navigabili 
la più parte y erano tutte caufe proffime a fpingere i Veneti al 
traffico, oltre l'abbondanza delle derrate , e de' generi che pro- 
duceva il loro paefe . Io diflinguerei il loro traffico in efterno y 
ed interno, e in anteriore, e in pofteriore all'epoca nella quale 
elfi e tutti gl'altri dentro, e fuori d' Italia furono affogget tati al- 
li Romani. E' però vero, che poco ci racconta laSoria intorno 
a tali cofe , e perciò non daremo , ch& qualche congettura fopra 
tale materia , ma quefta fi procurerà fempre appoggiarla ad un 
qualche ftorico Dato per quanto farà potàbile . 

Il commercio efterno , o fra il marittimo fu affai da vecchio 
tempo ufato fopra il vicino Adriatico dalli popoli della Venezia. 
Altrove abbiamo veduto che molto navigarono in giorni rimoti 
fopra di effo gliiSpinefi , e quelli d' Adria , che fi avevano procu- 
rato il dominio fopra una parte di quefto mare , avendo forfè per 

C 2 tal 

(i) oi muhitudtne Equvrwn II- (2) Rivoluz. d' hai. T. I. 
torà nomine ec* Dand. 



io Saggio fopra i Veneti Primi* 

tal oggetto conquidiate alcune dell' Ifole Li burniche , o Illiriche li- 
mate di faccia alle noftre fpiagge , ed alle delira del golfo . E 
quefìo traffico grandi ricchezze all'una , ed All'altra Città aveva 
fatto acquiftare; ricchezze, che attendavano le ricche offerte dagli 
Spinefi inviate a Delfo a e il folletico de' barbari Galli per rovi- 
nare e l'ima e Y altra di quefte due Città . Quelle Città pure 
rammentate da Plinio come in antico perite , ma che efiftevano 
colà fnlla colla del Friuli verfo il Timavo , quelle che Pellaon s 
palfatinm , ed frantine egli chiama , e che dicemmo ( i ) proba- 
bilmente eflere (late de 1 Veneti ne' più rimoti giorni , dovevano 
pure ufare il traffico fopra il mare vicino . L J Ancora , il Net- 
tunno , improntati fulle monete trovate nel Pollefine ricordano 
anch'effe che fino dalli tempi affai dittanti li popoli della Vene- 
zia falcavano quello; e la celebrità de' prodotti dell' Agro Adria- 
no , la notizia de' cavalli Veneti , la cognizione che de' Veneti 
ffeffì avevano fino nell'età più vetuiìe i Greci , mofìrano già che 
i Veneti fi facevano conofeere da lontano , e che da lontano por- 
tavano i prodotti del proprio paefe . Riguardo poi al traffico in- 
terno , cioè quello che far potevano tra loro le varie genti della 
Venezia, e con i popoli confinanti d' intorno, egli dipendeva come 
iio detto dalla locale coftituzionc, e Umazione del loro paefe. Se 
Diodoro racconta (2) , che li Sibariti erano arrivati a fomma opu- 
lenza per il vantaggio che feppero trarre da' piccioli fiumi Sibari e 
-Grati , che bagnavano il loro paefe, non farà irragionevole il fup- 
porre , die fimil cofa poteffero fare anche i Veneti ( io così chiamo 
per non diffondermi, e ripetere le cofe altrove dette, tutti que' po- 
poli che in antico fi (lavano nella Venezia ) per mezzo delle 
groffe , profonde, e fpeffe fiumare che feorrevano per la loro Re» 
gione , fenza contare tutti gl'altri minori fiumi che da per tutto 
la interfecavano . In que' tempi rimoti 1' Eftuario o la Laguna , a 
Mezzodì fino a Ravenna eftefa , e all'Occidente diffufa tanto in- 
dentro, e da Citrà attorniata come Ravenna fudderta e Butrio, 
quella Pelafga , Umbro quello , ed Adria poi Etrufca , Spina 
pur Pelafga , ed Aitino , e in fine chi sa da quali altri luoghi 
de' quali ora niente lappiamo , potrebbono farci fofpettare , che 
molti avvenimenti abbiano veduto quelle lagune medefime , che 
il tempo ora per fempre cancellò dalle memorie, ma che fé no- 
ti ci follerò , conofeere ancora ci fariano che non ofeura e ne- 
gletta parte fu mai dell'antica Venezia lo fteffo Eftuario . Li ca- 
;nali manufatti, e artifiziali, che pur fappiamo nelle Lagune ave- 
re intraprefi affai di buon* ora gli Etrufchi , e che Straberne ci 

dice 

( 1) Vedi Tomo primo. (2) Diod. Sicul. 1. 12. 



Parte Terza* 21 

dice die molti erano , e varj , e fatti apporta per navigare ( i ) ? 
dovevano certamente facilitare* ed accrescere T interno commercio 
per tutti i luoghi fituati fopra quelle medefime lagune i e la na- 
vigazione fegnata dagli Itinerari , (2) e da Plinio tra Ravenna , 
ed Aitino doveva ufarfi prima ancor , che i Romani metteffero 
piede nella Venezia , perchè prima affai di quelY Epoca efifteva- 
no Aitino , e Ravenna . Dobbiamo ancora offervare , che quafi 
tutte le Città mediterranee della Venezia comunicavano per mez- 
zo de' fiumi con quella Laguna , e fé traffico avevano con il ma- 
re , lo avevano per efia , che con il mare era unita , perciò come; 
dico chi sa mai da quanto antico tempo vide la lleffa i navi- 
gli feorrere per le fue acque, e gF uomini delle fue acque fervi rfi 
per il commercio interno di tutta la Venezia « 

Mantova Città di rimotiffima vecchiaja , per mezzo del Min- 
cio avea dì fopra relazione con il Benaco eftefo fino dentro 
i Monti de J Reti , e per di fotto quello fiume facevala poi co- 
municare con le paludi del Tartaro oVeronefi, le quali fi univa- 
no alle Atriane . E chi sa mai in que' giorni qual acqua ancora 
conducete il Mincio , ben diverfa da quella , che egli ora me- 
na , femplice fgolo del Benaco fuperiore . La celebre Verona fi- 
tuata fopra regio fiume che con i popoli Alpini la univa per una 
parte 3 anch' ella con gli Eltuarj comunicava, e con il mare dall' 
altra per mezzo dell' Adige . Vicenza per mezzo d' uno delli Mc- 
doaci , Padova per via dell'altro, Elle per via dell'Adige la ftef- 
fa unione pur avevano col mare , e con le Lagune . E Padova 
appunto ne 3 fecoli precedenti al Romano dominio in quelli luo- 
ghi la vediamo dal Greco Geografo deferitta popolata , e fiori* 
da per P arti che in effa erano in vigore , e in tali tempi le fue 
Navi fluviatili ricorda Livio che la Brenta , e la Lagnna falca- 
vano; (3) e in Elle una lapida ci moflra quelle medefime bar- 
che , ed i voti pure da Barcaiuoli a' Diofcuri fatti rimembra . 
Gran parte poi della Venezia poteva ufare del maffimo fiume tra 
quelli d'Italia, cioè del Pò , che fappiamo da Polibio effere fia- 
to navigabile quafi fino in Piemonte anche in antico , e fé vo- 
remo accordare al Mazzocchi P interpretazione che egli dà alli 
nomi di alcune foci di quello fiume , la navigazione dello Hello 
arriverà fino alle età più lontane . La Piave faceva , che Aitino 
intieramente comunicaffe fino alP Alpi , e così pure la Livenza , 
o altri fiumi di colà univano Opitergio , e Concordia con i Mon- 
ti , e con il paefe fuperiore . In fomma tutte le Città della Ve- 
ne- 

(1) Fojftfque & (iggtfìbus faBts ec* (2) Vedi Tomo primo. 
1. 5. (5) Vedi Tomo primo» 



22 Saggio fopra i Veneti Primi. 

nezia erano finiate così , che fluviatile, o marittima navigazione: 
potevano avere , comoda non folo , ma eftefa ancora ben ad- 
dentro nell'interno paefe , cofa che non avevano F altre Italiche 
Provincie ( almeno così in grande ) , e che doveva perciò avvan- 
taggiare gli abitatori della medefima Venezia» 

Oltre ciò il traffico colà fiorifee dove popoli induftriofi ( i ) e 
comodi , hanno vicini altri popoli rozzi , e bifognofi di più cofe . 
La Venezia teneva tutt' all' intorno moltiifime gemi, le quali, e 
per fituazione , e per indole erano povere, e prive anche alle vol- 
te del neceflario . Si può credere per quello che i Veneti de* lo- 
ro prodotti fornilTero le genti Alpine , e gì' Iftri , e gii Illirj „ 
barbari tutti , e poco provifti di grano , di vino , e di tant' al- 
tre neceflarie derrate . Se Aquiieja fece dopo un così gran- 
de commercio con tutti cofloro , ella forfè non £ecc che conti- 
nuare l'antico traffico con effi in prima praticato dalli Veneti. I 
popoli civilizzati, e commercianti , non folo provedono a' Bar- 
bari, o fé non barbari oziofi e indolenti, ma fanno anche ritrar- 
re con vantaggio da quelli molte cofe , che pofleggono elfi , e non 
conofeono , oppure non fanno far valere . Così fu fempre fino 
da' tempi Edomitici , Fenicj , eCartaginefi, fino da quelli de'Ge- 
novefi , Veneziani , e più modernamente ancora degli Inglefi ed 
Olande fi . E dico quefto perchè olTervo avere fcritto S trabone , 
che quando c'era pace tra gli Alpini , e que' del piano , cioè li 
Veneti , quefti a quelli davano molte cofe neceffarie , e ne ritrae» 
vano cera, mele, pelli, ferro, pece, ed altro, (z) e quefta pa- 
ce gli Alpini di quando in quando erano coftrettia ricercare, ap- 
punto dice egli, perchè privi de* generi neceiTarj al vivere , ed 
alla fuffiftenza . Le loro biade , i loro vini , gli animali loro do- 
vevano perciò i nofìri dare a que' Barbari con vantaggiofo cam- 
bio, ed io fofpetto di più che dagli fletti fapellero anche ritrarre 
l'Oro che pofledevano alcuni di quenY Alpini , e forfè non bene co - 
nofcevano . Il citato Autore , racconta che ne' monti fuperiori ad A- 
quileja, cioè in quelli del Carfo o ne' vicini , efiftevano delle cele- 
bri miniere d'Oro, che fi trovava poco profondo 5 e ne davano 
anche in polvere i fiumi di que' luoghi • ( 3 ) GÌ' Itali fi pofero 

ad 

( \ ) Oallos ly> lllyricos impigros cui- ( l ) Traversa Tolibius efl auUor , 

tores. Liv. I. 45. Jua estate apud jLquilejam& tnTau- 

(i\ Ob inopiam alimentorum fe* rifeis , precipue vero in Teorici s 
alìaruhx rerum pepercerunt nonnum. miri fohm ita fera* fuiffs reper- 
quam iò\ qui campejìria tenebant , tum , ut exhaufla duorum pedum ai- 
ut baberent iis qttdS l upp editar e nt ne> ùtuding terra > (latim occurreret aiu 
cejfaria , quìbus ipfi vicìfftm dabant rum foffile , fojfam autem xv. pedum 
picem , refinam 3 tadam ,ceram % mei, non excejfiffe : aurum partim purttm 
cafgum ec. 1. 4. ext itijfe fabds aut lupini quantitatt 



Parte Terza. 23 

ad ajutare i Barbari , fecondo Strabone , e tant' Oro ne ritrat 
fero , che quefto per tutta f Italia fcemò di valore , finché li 
Taurifcì annoiati di tal foccorfo , /"cacciarono gli Itali e foli vol- 
lero prevalerli delle loro miniere, finche quelle paflarono in po- 
tere delli Romani . Celiarono però le miniere d' Italia quando 
furono conofeiute quelle di Spagna , appunto come quelle finirò- 
no quando lì feoperfero quelle dell' America . 

Per gY Itali qui nominati i popoli al piano fituati fi poffono 

intendere , i popoli della Venezia confinante a que' monti , che 

Scoperto quel preziofo metallo da quegli Alpini pofleduto , con 

.arte forfè avevano faputo intrometterli in tal co fa , e prevalerli 

dalla femplicità di que' montagnuoli feroci , ma non così aftuti 

•come le genti civilizzate fi pregiano d* etTere . 

Dilli che due Epoche fi polTono diftinguere neir antico commer- 
cio della Veneziane le cole fino ad ora efpofle all' Epoca primn 
polTono appartenere, quando libera era la Venezia medefima , e 
aion conosceva il Romano dominio . Quefto commercio però dovet- 
te foffrire anche in quefta prima Epoca molti cambiamenti , al- 
tro egli effendo flato quando non ancora erano penetrati in Ita- 
lia i Galli , e fiorivano Spina , ed Adria lui mare , altro poi 
•quando i Celti ebbero per tutto intorno circondato il paefe , 
quelle due Città ridotte in bafTa fortuna , e che io lìeiTo mare 
Adriatico fu allora forfè quali abbandonato da' Veneti . Non mai 
però quelli efpulfi dal loro paefe , anche il traffico loro avrà du- 
mo fempre per conseguenza , folo modificandoli al variare delle 
circoftanze, e crefeendo, e feemando , fecondo i tempi e le cir- 
coftanze medefime . Quando poi ogni popolo intorno, e la IteiTa 
Venezia a Roma fu foggetta , allora ebbe principio V Epoca fe- 
conda del fuo traffico , che grande ben pretto divenne , e forfè 
affai più di prima . La guerra fempre contraria alla mercatura 
cefsò in tal Epoca per lunghi intervalli; gli Alpini popoli furo- 
no oppreiTi tutti 9 e foggiogati , e forfè molta parte delle loro 
montuofe contrade fu anche affegnata alle Venete Città più vi- 
cine . Il mare in tali tempi ritornò libero , e ficuro, e non più 
infame come prima per le barbarie degli Illirj ; la Venezia fu 
tutta interfecata da celebri e molte militari vie , che conduce- 
vano nelle più dittanti Provincie Romane , e la Venezia flelTa 
perciò divenne il centro del manìmo paflaggio per tutti quelli , 

che 

ottava parte tantum decotta cum audir ent Taurifcì, ejettis adju< 

aliud madori quidem diffufione indi- toribus fo/os aurum coemiffe . . . . • 

guijfe y fed ea admodum utili . Cum nunc Romani pojftdent . ... in fla* 

mtem Itali Barbaro* duos menfisad- viis etiam frammenta auri . * • . w* 

juviffent y fidtim auri pretium per veniuntur. 
totam ltaliam trignte diminutnm : quod Id» !• 4, 



24 Saggio Sopra i Veneti Primi. 

che dall' Oriente volevano venire in Italia , ed a Roma , e dali* 
Europa volevano pattare neir Afia , o dalle Germanie volevano 
fcendere in Italia . I Magiitrati , gli Imperatori , le Legioni me. 
defime per la Venezia di continuo parlavano, e perciò l'Alpi fu- 
perfori furono a forza aperte , fopra Bergamo , fopra Verona , fo- 
pra Feltre , nella odierna Carnia , e al di là di Aquileja , per 
rendere facile il pafto, e ftrada introdurre , che colle Rezie , con 
la Vindelicia, con il Norico , con tutte le Regioni -Oltramonta- 
ne facefTero comunicare V Italia . ( i ) E di fatto vedemmo che 
in quelV Epoca Strabone racconta che Padova fioriva così , che 
cinquecento Cavalieri Romani numerava ; che con la Lana del 
fuo territorio , preziofi tapeti , coltri , ed altre manifatture face- 
va (2), e quefte a Roma in quantità fpacciava ; che lo itefTo 
dà il nome dì Magna in tal tempo a Verona , che pure abbia- 
mo veduto come aveva le proprie manifatture di lane . Aitino 
pure in allora era celebre per le fue greggi , e la Venezia tutta 
efTere fomma mente florida lo vedemmo in fine per F afferzione 
di Strabone medefimo , e di Cicerone, Tacito, Floro, ed altri. 
In tal epoca pertanto crebbe così il traffico di Aquileja , che me- 
ritò tutti quegli encomj che ne fecero gli antichi. Li Pannonj , 
Germani, IUirj, li Barbari tutti fino alla Sava , ed al Danubio 
eftefi fi provedeva nG in eiTa di molte cofe . Il copiofo vino , 
che fi raccoglieva in quefia parte della Venezia veniva tutto con- 
fumato da que' popoli che r odierna Carniola , Schiavonia , e 
parte dell' Ungaria abitano, ( %) le miniere di ferro , che aveva 
vicine le davano molto profitto, ed. il fuo commercio fi faceva e 
per mare, e per terra con carriaggi , e per li fiumi ancora , d'uno 
in l'altro pattando fino a grande diftanza (4). 

Strabone raccontando che un fiume avea vicino fu per il quale 
fi navigava fino quali all'Alpi, ci fa vedere che in que' tempi nella 
Venezia approfittarli volevano d' ogni circoitanza al commercio fa- 
vorevole, benché forfè il numero delle miglia da elio riportato 

fia 

( 1 ) lAugufius ;Cafar * . . viarum iapfus , qui adverfus navigar i potefi 
ftrutluram adìerìt ec. Id. 1. 4. & ciocc. ad %orejam Vrbem . . . • 

(2) Vedi Tomo primo. habet is locus auri lavacros & je- 

( 3 ) yinum inxujus ipfa regione ma* èluras ferri pr<eclaras . Strab. 1. 5, 
ximus proventus e fi , vicinis genùbus Ocra pars efl burnii lima yAlpium , 
ne vitem quidem habentìbus ajfatim per quam ^Aquilejtf curribus portan* 
fuppeditabat . Herod. 1. 8. tur merces ad l^auportum iter Jìa- 

(4) *Ad eam adverfo ex J^atifo- diorum non ultra ecce, bine fluviis 
ve amne fubvehuntur a mari pluri- ad Iflrum & ad fitas ei regiones 



mum LX. ftadia . Tatet hoc Èmpo- advehuntur. J^auportum fluvio allui- 

rìum Jllyricij gentibus Sita tur navigabili ex Illirico decurrente \ 

efl ^Aquileja extra Venetorum fines : & in Savum exeunte ita faci/e ec, j 

prò limite efl fluvius ab^iìpibits de- Id. U 4. 



Parte Terza. 2$ 

£a eccectente , e credere fi debba "che il te fio Ila viziato in quel 
luogo . Quello fiume flava di qua da Aquikja , e non avendolo 
laommsto Strabene, cento pareri diverti perciò furono efpofti fo- 
pra di efib . Se mai fu ilTagliamento , come credettero alcuni ^ 
convien credere che il fuo. alveo, *ed il fuo corfo foiTe diverfo al- 
lora aliai da quello che è in prefente. Ma fé i fiumi rapidi na- 
vigavanfi allora della Venezia Orientale , quanto più dovevano 
{correre quelli della Occidentale ., e maggiori , e più profondi . # 
e proffimi tutti a Città ragguardevoli. Silio Italico di fatto ricor- 
dava i Veneti barcaiuoli che il Pò navigavano , e in quello fiu- 
me Caffiodoro (1) rammenta le Barche /grolle per mercanzia , eie 
più leggiere per viaggi . -.(*•) E così vediamo da qualche iscrizio- 
ne , che ricorda il Collegio delli Marinai efiilenti in Aràelica , 
Vico --che flava dove ora efifte Peschiera , che il Benaco pure , 
o fia il Lago di Garda navigavafi anche in allora : ma io qui 
non intendo fare una Differtazione fopra V antico commercio della 
Venezia., .e baili perciò il poco -detto fin' ora per averne una qual- 
che idea, £ comprendere che fé traffico , e navigazione ebbero i 
popoli di quella Regione fino da' tempi più dittanti , eglino do- 
vettero in confeguenza formare una Società non Spregevole anche 
in que' tempi , come pure, ( e meglio forfè) quando in progrek 
fo fopra di effi ellefero li Romani il loro dominio-, e la Vene- 
zia più non ebbe a foffrire moleflie da llraniere genti per molto 
tempo.. Eù forfè per quello che ella li mantenne in buono flato, 
anche ne' giorni proffimi alia caduta dell' Impero, mentre gran 
parte dell' Italia era quafi rovinata . 

Già che parliamo di navigazione , mi fi permetta V efporre un t^rnhih 
mio penfiero fopra l'antica pretefa di dominio de* Veneziani fui /^J* 
Golfo, pretefa con tanta ©Umazione foflenuta in pafTato . Mrtà+ 

Il Mare che Adriatico, o di Venezia fi chiama , è una prolun- *** 
gazione del Mediterraneo in mezzo alla terra per lungo tratto , 
fenza sfogo, e nell'ultimo receflb chiufa dalle Venete fpiagge. 

La Spiaggia Jiniflra in giorni rimoti fu abitata , come abbia- 
mo veduto da Veneti , Pelafghi , e Tofcani , che in tempi pure 
rimoti commerciavano, e navigavano fu quello mare, dando an- 
che il nome ad *ina parte di eflò ( 2 ) , come gli Aufonj aveva- 
Tomo II. D no 

( 1 ) Ce/cces & Holcades , quibus te ne* fiumi , le barche tirando col* 
excurfum per alveum Tadì faàebant . la >Afcaja , è ufo vecchinlmo , tra- 

Caflìod. 1. 4. 31. vandofi di ciò memoria in Strabo- 

Sic Veneto fi tignarne Tado .... ne , in Marziale ec. vid. 1. 5. Strabo 
navigai. Sta*. & Mart. 1. 7. Epigr. 64. 

Haute decedit Venetus temevi. (2) lAtriaTujcorum , aqMAttU* 

Sii. 1. 1. 5. norum mare, Plin. 

( a ) Il navigare contro la corren- 



ji6 Saggio ibpra i Veneti Primi. 

io fatto ad una parte del Mediterraneo (i), e crefeendo in 'ric- 
chezze per mezzo di effo . 

Ma la Spiaggia defifa fu fempre dalli giorni più lontani abitata 
da genti barbare, predatrici, e niente dedite ad un pacifico tra- 
fico , che correvano . ancor effe quello mare , ma fé non isbagiia 
ilo correvano da : corfali , non da trafficanti „ Erano. così diverti i 
popoli, abitatori di quefte due f piagge , come diverfo era il pae- 
fe che gì' uni , e gì' altri abitavano • -Il lido jìnìfìro , o fia quello 
della .Venezia aperto e baffo fi, era , e dietro fé teneva un.pae- 
: fé piano ^fruttifero, e coltivato da rimoto tempo . Il lido dejìro 
o Giapiggio , o Liburno , o. Illirico , afpro ,.fafibfo , iterile , e l' in- 
terno paefe ; egualmente inculto , e montuofo fi trovava ; perciò 
come civilizzati., e colti erano i popoli del primo , rozzi, pove- 
ri , e barbari erano quelli. del fecondo . Ciò doveva mettere una, 
difeordia continua tra gì' uni , e gì' altri , che occafìone continua 
aveano ; d' incontrarfi fui Golfo, dove que* della ilniftra navigava- 
mo per commerciare, e que* della deftra per ladroneggiare, trat- 
ti a ciò ,e dalla propria povertà, .e dal dello di far bottino fo- 
; pra genti, che fa pe vano, effer ricche a caufa della Navigazione . 
Pelafghi, ed Etrufchi egli è perciò credibile , che fovente folle- 
rò alle prefe, con Jftri , Liburni , e -Illirici • Sappiamo certo da 
Teopompo, S tra bone, Diodoro Siculo, Polibio , e Livio,(2) , 
che quelli dì continuo predavano fulF Adriarico , ma portenti ef- 
fendo i Pelaghi Spinella e i Tofcani Adriefì, cioè i popoli di que- 
sto noftro Jtniflro lido , Il può credere che con la forza .avranno 
tenuto a dovere le barbare fuddette genti abitanti il deliro lito- 
rale del Golfo .. E chi sa che le vittorie accennate dall' Alicarnaf- 
feo , come ottenute da que' di Spina fopra i popoli d* intorno , 
.e le. battaglie da elTi fatte , e dagli Adriefì ancora per il domi- 
nio del mare , non fìano ftate con le genti fuddette .della deftra 
ipiaggia . ( 3 ) La Favola medefìma ci moftra che i popoli del- 
la finiflra non vedevano volentieri altri navigare Y Adriatico , rac- 
contando ella ¥ oppofizione fatta dagli Etrufchi a Giafone , ed 
alli fuoi feguaci nel , feno di Triefte . Cosi è facile che in que' 
giorni rimoti la preminenza godellero fopra quella parte deli' 
Adriatico i Pelafgi di Spina, e di Ravenna, i Tofcani d'Adria, 
i Veneti ad effi vicini , le genti in fomma che il finiftro lido 

abi- 

( i ) Oìtm tAitfomum , nunc Sìcu. "Serv. 

lum vocatur. Callos fa» lllyrios impigros eulte» 

( 2) Ora librici .... fuit tamen res . Liv. J. 45. 
ab intitio negletta . ... quod eam ( $ ) Et projpera pra cuntfij eum 
homines favi fan latrocinùs dediti te- finum accolentibus ufi fortuna , fa» 
nebant . Strab. I. 7. divitis marìs potiti imperio, 

laburni favi ffxmi Mdmodumpoputi , Dionyf. 1 1, 



Parte Terza v ^7 

aitavano., E non poco tempo durò cosi la faccenda, finché pe- 
netrati in Italia i Galli, circondata , e moietta ta da etti la Ve 
nezia , Adria, e Spina perite , abbandonata da' Pelafgi Ravenna* 
i Veneti rivolti tutti a difenderfi dalle continue intràprefe di un 
nemico vicino , poderofo s e intraprendente 5 Ja navigazione del 
vicino mare dovette decadere moltiifimo ne 1 popoli del finiflro li- 
do, e perciò quefto mare medefimo venire liberamente corteggia- 
to da quelli del deflro .11 Lucio fìeffo offervò tal cola nella fua 
Storia della Dalmazia ,( j ) e con V autorità di Strabene diceva 
che dopo la caduta di /idria celebre fi refe l'Adriatico per i pe- 
ricoli , che incontravano fopra di effoi naviganti', e così ri ma fé 
per affai tempo in progreffo . ( 2) Parmi che nel fatto racconta- 
to da Livio, cioè neir irruzione marittima fatta dalli Lacedemo- 
ni, abbiafi un cenno della decadenza in cui erano andati gli abi- 
tatori della Venezia riguardo alla navigazione , poiché Cleonfmo 
certamente non gli avrebbe affali ti fé aveffe faputo che marina- 
aveano per difenderfi , come per tal ragione non volle affalire 
gli abitatori del deflro lido, temendo la lor ferocia ,. e la fama ,, 
che aveano per le marittime prede . E già prima ancora di un 
tal evento polliamo offervare in Diodoro Siculo , che il noto Ti- 
ranno di Siracufa , Dionifio , vedendo l'Adriatico , tutto ripieno 
di numerofi corfali, e preda de 1 barbari, fi avvisò di pefeare nel 
torbido, e fingendo di ridonare allo fteffo la primiera ficurezza , 
fi fece amici gli Illirj , poi nell' ifole dì Faro e di ' Liffa porte 
alla delira fabbricò due Città Greche 5 come pur altre due fulla 
finiflra , o fia fulla fpiaggia della Puglia , e pofe nel mare an- 
che una fquadra . (3) Svanirono però in breve i progetti dell' 
ambiziofo Siciliano, e l'Adriatico rimafe in balìa de' Barbari Li- 
burnì , ed Illirj , e de' Corfari Greci , finché accrefeendofi il po- 
tere de' Romani , la Venezia infieme con il rimanenre dell'Italia 
fu da effr affoggettata , ed allora elfi pure cominciarono a ; pro- 
vare molte infolenze da que 5 popoli , e ad effi di continuo fi fe- 
cero fentire le lagnanze de' Veneti, e degl'altri in tale propofi- 
to . (4) 1 Romani perciò affalirono gl'Iftri , e gì' Illirj , foggio- 
garono tutti due quefìi popoli , e nel paefe de' Veneti fabbrica- 
rono Aquileja per tenerli a freno dalla parte di terra 3 come pu- 

D 2 re 

( 1 ) De Regn. Dalmat. £ u de £<> O) ^am barbari maris avcoló 

( 2 ) Cum Uva importuna Italie magno Is^avium prdsdatoriarum mi- 

Inora , dtxtra Vìyrii , Liburrìtque Ì3T mero ^ finum ^idrìaticum , mercato* 

lftri, gentes fera l$» magna ex par- ribus injeflum reddebant ec. 

te latrocini s maritimi f infames , tere- Diou. Sicut. I. 1. 16. 

rent : penitus ad Inora Venetorum (4) Civibus Romani* ir Sociis La* 

pervenite tini nominis injurìas jaclas , 

L. 10» Liv. 1. 40. 



2 8 Saggio fòpra i Veneti Primi . 

re nel mare alla Venezia contiguo pofera delle fquadre per fre- 
nare i medefimi anche full' Adriatico . E quefte fqtradfe (Vanza 
avendo a Grado probabilmente, p ffa alle rade di Aquileja, co- 
me pure in Ravenna, vale a dire nel fin i fi ro lido , gli abitatori 
di quello riprefero allóra in certo mock> il di foprar fu quelli dei 
de/ìro , ed oltre ciò di nuovo il maMìmo commercio marittimo 
videro ritornato nel loro paefe , e nelle lor mani come prima . 
Di fatto Aquileja opulenta , e trafficante non avea full* Adriatico 
chi TuguagliaiTe , e Ravenna alla Jìniflra parte pur efFa iìtuata , 
faceva ideila mente grande figura in allora . Ritornato in tal gui- 
fa il traffico , e la navigazione ne 1 Veneti, vediamo una Nave di 
quelli nella Flotta di Gefare diftinguerfi , e la Flotta medefima fofpet- 
tai già altrove che da' marinai Veneti fofTe la più parte equipaggiata .. 
Così ritornarono le cofe ali 1 antico flato, il mare tornò in potere 
di quelli che il lìniflrolido abitavano, e quanto durò F Impero le 
cofe fi mantennero fullo ftelYo piede fenza variare. Vediamo nella 
Notizia dell' Impero Occidentale , che una Squadra di Veneti (tava ih 
Aquileja, o Ila in Grado, e perciò non credo dir male dicendo- 
che i Veneti o i popoli del finiffro lido fi avvezzarono in certo 
modo a riguardare ad effi-, ed alla loro Regione appartenente in 
certa guifa il deflino dell* Adriatico , poiché così era fiato ne' 
tempi rimoti , così di nuovo ritornò ne* tempi Romani ; e co* 
me in quelli Adria , Spina , Ravenna il maffimo traffico face- 
vano dell'Adriatico , e le Flottiglie Spinefì , e Adriane l'Adria^ 
tico dominavano , così in quelli Aquileja , Aitino, Ravenna il 
maffimo commercio pur facevano , e le fquadre di Aquileja , e 
di Ravenna, V alto dominio conferva-vano di quello mare. 

Diftrutto in Occidente l'Impero, e l'Italia divenuta preda de' 
Barbari , ella perdette e marina, e traffico , e quenV angolo folo , 
queil' EJltiario mantenne e traffico e marina . Al tempo di Caffio* 
doro gli Veneziani in quello raccolti navigavano molto e lonta* 
no, e foli, almeno in grande , commerciavano fui mare. 1 Goti 
non ebbero flotte, benché Teodorico fèriameme pcnfalTe a intro- 
durre di nuovo la marina in Italia, e meno ancor conobbero H 
mare i Longobardi , e i Franchi. Così gli abitatori della Jtniflm 
i\ trovarono quafi foli a trafficare fui Golfo , ma que* della ck<- 
ftra nello itelfo tempo ritornarono a riprendere la prifea barba- 
rie fotta i Romani dimeiTa ; poiché da' Slavi e Croati invaia la 
Dalmazia, eoftoro poco tardarono ad ufeire da que' la fio fi porti 
con numerofe barche , e dando addolTo a' Veneziani aframente 
difturbare il loro commercio , e navigazione , rinóvando perfetta- 
mente gl'antichi tempi , e le amiche circottanze . Certi paefi 
fembrano desinati ad uno flato quafi coflante riguardo al mo- 
rale. Giapidi, e Libtuni , e Illirj , fecero milk danni alle gen- 
ti 



Parte Terza* 2^ 

ri che navigarono l'Adriatico in tempi lontani . Vennero Slove- 
ni , e Croati nello iteflb paefe , e fecera il medefimo . SuccefTe- 
ro ad effi gli Ufcochiin più moderni tempi , ed il medefim© pu- 
crii facendo, lanciarono poi cotal genio alli Dulcignoti *, ed inof* 
pidi Montenegrini fino quali a' giorni noftri come è noto , man* 
tenendo così Tempre viva la differenza tra te genti del finifìro , 
e del defilo lido del - Golfo . I Veneziani dovettero batterli per 
un fccolo , e mezzo continuamente contro i nuovi Pirati , e con- 
tro anche li Saracino , e Iftriani , che pur effi infettavano 1* 
Adriatico , e di fatto in tal epoca d'altro non parlano l'antiche 
noftre Storie fé non che di battaglie , e di prede , e di ftragi 
reciproche . Crefcendo però di giorno in giorno ir* potere , fina!* 
mente nel finire del novecento ebbero la forte di foggiogare I- 
Ari , Dalmati, e Croati , da Triefte fino a Raguf& , e nettare 
così il Golfo da que 1 ladroni , e rimettere la navigazione , e il 
dominio dei Golfo ifteiTo negli abitatori della finìflra fpiaggia > 
cioè in effi, domando quelli della defìra . Da quello fuccinto do- 
rico racconto fembrami che dir fi polla , che non fu nuova T , 
né ftrana pretefa quella de 5 Veneziani di dominar cioè foli full* 
Adriatico; non fu trovata dal loro orgoglio, come fu fcritto ; ma 
cominciata fino dall' età più rimote , fu fofpefa folo quando tolta 
erano le forze agli abitatori della fin iftra , o fia alli Veneti, fu 
rinovata ogni volta che le ricuperarono , fu caufata dal genio fem- 
pre diverfo de* popoli abitanti gH opporli lidi di un mare rijìretto e 
rincbiufoùk terre, fìr perciò neceffaria in quelli della fi niftra per di- 
fendere fé fleffi , e le cofe loro da quelli della delira -, Io non: 
contradirò al Grozio che pretende al gius delle genti contraria 
il dominia del mare ; non dirò col Sarpi che vuole fondata 
fulla Maffima de'Giurifti prò derelitto , la pretefa della Repubbli- 
ca fui Golfo, poiché tutto quello in prefente monta affai poco: 
folo io dico che ella è forfè tanto vecchia quanto è vecchia la 
popolazione della Venezia , e del lido okramarino , e perciò co* 
me dico non derivata dair orgoglio Veneziano in' più felici tem- 
pi, come fcriffe tal uno. Se il Franctfe Goudar , e il Napoleta- 
no Giannone avellerò meglio confai tate le ftorie , non avrebbe il 
primo fàchinefeamente fcherzato fopra una cerimonia noftra , fi*, 
mile a tant' altre inventate ne* barbari fecoli in Francia- non che 
altrove per eternare la memoria di grandi avvenimenti , ed il fe- 
condo non avrebbe detto che alli fuoi Regnicoli fi afpetta un ta- 
le Dominio e non a noi . Scherzò Goudar (i) lopra la Senfa <, 

cioè 

( i ) Quid fa eh b*s animo s? Sviò . curfirn. 

Tre* qixttuorque libelli Tarn parvo pYoflrat noffrif dottrina 

Terkcl; ruèlus in t &r pfi. ; prandi a e deridi s ! Lue. Se&an. Strm». 



3° faggio fopra i Veneti Primi . 

cioè fopra quella folenne funzione che annualmente fi celebra in 
Venezia nel, dì dell' Afcenfione , nella quale il Principe fpofà il 
mare. Qiiefta feda fu appunto originata dall' antica pretela e in- 
clinazione de' Veneti a dominare fopra il vicino Golfo , e fatta- 
mente in- addietro fé ne attribuì Y origine alla celebre difeordia 
tra Federico Baiba rotta Imperatore 5 ed Alettandro III. Pontefi- 
ce , protetto e difefo dalli Veneziani nel IJ77. Ella è: affai più 
antica , e derivò dulìa caufa accennata . il Senatore Flaminio 
Cornare (1) fu il primo ad avvertire i 5 inganno degli ilranieri 
non folo , ma nazionali ancora in tal propofno , e mettere in 
chiaro T origine della cofa , e l'origine ancora dell'equivoco pre- 
fo su d'ella. E di fatto bada leggere l'antico Sagomino per con- 
vince! fi di ciò , vedendo da quello vecchio Scrittore deferitta la 
pompa con la quale nel giorno appunto dell' Afcenfione (2) cento 
e ottani' anni buoni innanzi ad Aleflandro III. il celebre Doge 
Orfeolo lì portò alla Chiefa Vefcovilé di Gattello a prendere con 
tutta l'armata la benedizione dal Vefcovo , e prefo il VciTilio del- 
la nazione , forti dal Porto e andò a conquittare tutte le cotte 
Ittriane e Dalmate fino a Ragufa . Si ricordi che in allora ili 
inabilmente confermata la Sovranità de' Veneziani fopra il mare , 
e in allora fu il termine delle acerbe contefe e veiTazioni fopra 
il medefimo fofferte per tanti anni, e in allora etti videro aflog- 
gettate e dome quelle genti iftette che così lunga ferie di perico- 
li avevano caufato alla nazione che poi altro mezzo , né altro 
modo aveva dì fottenrarfi e mantenerli fé non che quello della 
navigazione e del mare . II. genio di que'fecoli , quando ( come 
dice il Sagomino ) ritornò trionfando a cafa Y armata , inven- 
tò una cerimonia che quadra molti (lìmo per quanto a me pare , 
colf oggetto della medefìma , ed è dello fteflò calibro di tante al- 
tre mate in que* tempi da molti popoli dell' Europa . Si penfa- 
rono di fpofare il mare , perchè noi pure in allora indiffolubiie 
confiderando il nodo del matrimonio, con tale bizzarra cerimonia 
facevano fapere allipotteri ed agli ttranieri che avevano aquittato 
inalterabile pò (Tetto fopra lo ltefTo mare , dal quale ben com- 
prendevano che dipendeva ogni loro vantaggio , e vigore . Solen- 
nizzarono così con efprettìva cerimonia 1' Epoca fortunata della 
ricuperata quiete e dominio full' Adriatico , eiprimendola però le- 

con- 
(O Flarn. Cornei. Ecclef. Venet. vcluit . Cui Dominicus ejufdem loci 

(2) tAnno 997 Tetrus Dux Epijccpus triumfbale Vexillum cok- 

Juorum confitto munito navalem ex- tulìt , & una Clajfe corfeendens ìlio 
peditionem prap arare pr<ccepit . . . die ÈquilejenJemVortum intr aver Ufi t . 
lAfcenflonis Domini Fefio cum juis in Deinde velis librati* occiduoque flan- 
S aneli Olivolenfis Ltclefta ad Mifia- te vento ec, 
rum mìnifieria percipienda convenire Sagorn. 



Parte Terza. 



3* 



conio il carattere , ed il modo di.penfare de 1 tempi ne' annali la 
cofa fucceffe • Ma egli -è ornai ora di ritornare a Primi Vene- 
ti . ( a ) . 

In 



(a) Gli Scrittori che vitìfero nel 
tempo della lagrimevole difeordia 
tra il Sacerdozio , e l'Impero Ci Ia- 
feiarono per lo più trafportare dal- 
la paflione fecondo il genio che li 
dominava , e l* avventura del Pon- 
tefice corretto a viaggiare efule e 
fuggi afeo per efTer fa Ivo dai furo, 
re di Federico , e la molta parte 
eh* ebbe la Repubblica in quei fat- 
to , (ecQ che nel racconto àlterafle- 
ro o di mi mufferò i fatti , fecondo 
che quelli urtavano o favorivano il 
partito che feguivano , partito che 
con tanti danni fi perpetuò in Ita- 
lia per molto tempo. Lo fteffo Cro- 
nica del Monaftero di S. Salvatore , 
benché noftro, e qui feri vede, non 
ebbe riguardo di dire che dopo la 
vittoria ottenuta dalli Veneziani fo- 
pra gli Imperiali : DD. Vapa Duci 
apertis brachiti obviam venit dicens , 
Bene veniat Dominus totius maris *fal- 
fiy & in fignum veri & univerfalìs 
domimi, maris defponfaùonem ipjìus 
cum anulo quem idem Jipoflolicus ba- 
bebat , eidem Duci concejftt > dicens , 
De cetero tu & fucceffores tuì voce* 
mini Domìni maris ec p. 214. Egli 
fcriiTe nei 1580. , e due fecoli per- 
ciò dopo n\ fatto fi avvisò di feri- 
vere che il Pontefice concede il Do- 
minio del mare alli Veneziani, cioè 
d' una cofa che non era fua , e che 
effi già potfedevano . Già anche il 
Muratori rilevò molte circostanze fa- 
volofe nel fatto di AlelTandro , ben- 
ché però tutte negar non fi debba- 
no come egli voleva • Tanto era- 
no rifcaldate le fantafie in allora, 
che fino gran parte delle Ducali In- 
fegne fi credettero concede al Do- 
ge dal Papa Aledandro : Duci Vm- 
brellam portari concejftt ... . Tubas 
argenteas & Confalones .... Vapa 
eidem donavi; , Il citato Cromila « 



Ma la Cronaca Sagornina tanto più 
vecchia perchè fcritta nel principia- 
re del mille, ci moftra il Doge or- 
nato di particolari Infegne fino dall' 
880. circa , dove e'ia ricordalo Scet- 
tro, la SpaJ* , la Seiia tra quelle , 
parianio della rinunzia di Giovan- 
ni a Candiano: ad Valaùum convo- 
cans Spenta m , Fuftemque , ac Sei- 
lam ei contradidit . E di fatto ripu- 
gna al buon fenfo il credere che fi- 
no al 1177. abbiano i Capi À l illu- 
lire e poderofa Nazione , tardato ad 
avere le proprie difUntive Infegne 
di Sovranità , e tanto più avuto 
riguardo alla condieione de' Dogi 
ne' più antichi tempi . Sino la fa- 
coltà di figiliare con il piombo le 
Carte pubbliche , pretefero che A- 
lefifandro darle allora al Doge ; ma 
efiftono ancora delle pergamene coi 
plumbeo figlilo de' Dogi affai più 
vecchie di quello Pontefice ; e non 
folo diedi, ma de' Patriarchi anco- 
ra, e de' Vefcovi di quelle Lagune* 
Già è noto che antico affai fu que- 
fl* ufo , e dalli Duchi , Marchefi , 
ed altre Perfone in dignità condì - 
tuite per tutta 1' Italia , e altrove 
praticato affai prima del 1 177. Quan- 
do in tal anno Aledandro III. fu a 
Venezia , egli obbligò li Monaci di 
S. Nicolò del Lido a fottoflare all' 
antico Ceremoniale che Ci ufava tra 
effi ed il Vefcovo di Olivolo nel 
giorno dell' Afcenfione appunto , e 
fopra un tal Dato fi fabbricarono poi 
tutte l'altre novelle. Veggafi ilFof- 
carini . Anche il Ceremoniale che 
tutt'ora in tal giorno ufa il Patriar- 
ca , fubentrato all' antico Vefcovo 
Olivolenfi , riguardo al Doge , fé 
vede edere una continuazione del 
più antico ufato dal Vefcovo in que« 
(lo giorno medefimo. 



S 2 S a g§*° fppw i Vendi PrimL 

In Marziale troviamo, che i Veneti coflumavano cenare laute* 
G* Wjl -mente, ma ufo era tra cilì che il primo piatto fcffe di pefcrGob- 
ibj ( i ) , da noi volgarmente Gò chiamati . Tale ufanza fi meritò 
un Epigramma da «quel Poeta , .giacché facile egli era a farne ; 
ma non faprei dire fé forfè così coilu;naiTero per un qualche prin- 
cipio fupeiftiziofo , ovvero perchè allora più che in prefente fern- 
brafTe fapido quello pefce comune nella noflra Laguna , buono ,, 
ma non ricercato . Per Io più tra le genti che -fi dicono civiJz. 
zate , il capriccio e V opinione fuol regolare la menfa , e fpeflb 
que' cibi che ilomacano un popolo, fanno le delizie di un altro , 
e così pure quelle vivande che apprezza vanfi *1 .fornaio dalli pa- 
rafiti di due mila anni addietro , ora farebbono trovate infipide 
e fors* anche cattive. Le lingue de' Papagalli , ed i cervelli delli 
Fenicotteri che formavano il primo piato de' .Vitellj e degli E- 
liogabali (.2), affaggiati quell'ultimi modernamente in Sardegna 
(3) furono trovati più. che ordinari e comuniffirrii , come un gior- 
no tante noftre vivande probabilmente faranno così pur confide- 
rete dalla futura -generazione Paraiìta . U opinione gira le idee 
come ella vuole , ì Veneti cV allora non fi faziavano mai de' Gob- 
bj , i loro fucceffori fino a' giorni pafTati non il faziavano mai di 
Rifo: in tali cole non e' entra regola , mutano e cambiano a fe- 
conda del tuono che prendono i cervelli umani al variare de* fe- 
rcoli (*'),• 
& r j$ftì& J , Ideilo feorfo fecolo da alcune paludi del Polefine furono trat- 
te alquante ilatuette di .metallo , e nel principio del corrente fc 
ne trovarono altre dodici vicino ad Adria quafi confluirli , che por- 
tano lunga velie fenza piegature , flretta però intorno le cofeie ., 
e in capo tengono una berretta aguzza, una'Mitra cioè o un Ca- 
pello Allatico p Frigio , come jante Etrufche figure veggonfì por- 
tare 

( 1 ) In Veneti s fint lauta licei con- M nuptias accedo obofo cutn fpìen* 

vivia terris , dide 

Trincipium Ccena Gcbìus effe folet . Thus emerim Deis Dettbufque cm* 

Mart. 1. 13. Ep. 85. nibus . 

( 2 ) Exbibuit Ta/atinis ingente s da . Meroibufqm liba magnis libarti . 

■pes extis ctrebeUiJqve Tfitacorum & Mortalibus vobis eoe mi Gobio* . 

Tbanicopterum refertas . Lamprid. Furem imperavi pi/cium bic au~ 

00 Cetti y Uccelli di Sardegna . dere 

p. 306* "Et venditorem pono rntntio tibi 

(a) Si può vedere in Ateneo che Morum populum , fed quippe funt 

il pefce Gobbio era limato anche Tbalerìci. 

da altre genti . Egli cita Epicarmo Si vede perciò che quello pefce 

che quello Pefce avea polio alle fu conofeiuto e filmato da moke 

noize di Ebe, e Amifane che ne a- genti antiche, 
vera iatto ricordo ne' verfi Seguenti : 



Parte Terza. ? 



I 



tare (O* Alcune hanno quefto Pileo mondo in alto, altre aguz- 
zo, altre un cotal poco piegato innanzi come il Corno Ducale . 
Cert' une fembrano rapprefentare de* fanciulli aventi al collo e 
fai petto la Bulla , che prelTo i fanciulli Romani dinotava inge- 
nuità come è noto , ufanza apprefa forfè dagli Etrufchi come tan- 
t' altre . Quefte affai vetufte anticaglie , che di molto precedono 
certo i tempi Romani nella Venezia , fecondo alcuno che in al- 
lora le vide , rapprefentano I' antico veftire de* Veneti ; ma e- 
gli è però incerto che non figurino piuttofto o Deità o altra 
cofa, appartenente agli antichi abitatori di quefta parte della Ve- 
nezia . Attenendoci perciò a cofe più certe fappiamo da Giove- 
nale che fchietto e femplice era il veftire de* Veneti , anche quan- 
do più femplice non era e fchietto il coftume de* Romani (2) • 
Ma il modello veftire è per lo più una confeguenza di buon 
coftume , poiché d' ordinario fi fabbrica , fi addobba , fi vefte 
come fi penfa e fi opera . Ognuno che fi prende la briga di av- 
vicinare un fecolo ali 1 altro e metterli al confronto a può com- 
prendere la verità di tal cofa , e forfè egli farebbe un piacevole 
efame quello che fi volefle fare de' noftri mobili , delle noftre 
fabbriche , e del noftro veftire , per vedere in quai proporzione 
ftanno tutte quefte cofe con li noftri ftudj , con li noftri libri , 
con il noftro coftume . 

Il coftume de' primi Veneti fu lodato dagli antichi . Le varie 
genti ftabilite in Italia a poco a poco con lo fcorrere degi' anni , 
con il confonderli infieme , e con il vivere dove fotto tepido e 
ridente cielo, dove fotto clima piuttofto a f prò , diventarono vi- 
ziofe o morigerate , fecondo i luoghi e le circoftanze . Quando 
poi Roma riunì tutte quefte genti lotto il fuo dominio , e Ro- 
ma fi fece centro e teatro d* ogni viziofo difordine , allora per- 
dettero T antica morigeratezza anche que* popoli che prima Y ave- 
vano , e tutta T Italia feguì 1* efempio feducente della Capitale . 
Le provincie Italiche meridionali godendo per lo più di un cielo 
caldo e puro, abbondante di prodotti e neceffarj e voluttuofi, in 
ft retto commercio unite da rimoto tempo con Greci , da Greci 
ancora in gran parte abitate , precipitarono in quegli eccelli di 
luffo e di piacere che infami refero Sibari , Tarento , Capua , e 
Baja anche prima che Roma ivi eftendefle il fuo potere (3). In 
Capua e' era tal luogo dove il folo paffarvi era vietato ad un 
Tomo IL E Cit- 

( 1 ) V. Pignoria , Orig. di Pado- O) Cumanì Italia populì aurum 

va. p. 90. perpetuo gefiabant , fiori di s velìibus 

Sii veltri, Paludi Atriane. p. 67. induti cum uxoribus & liberti in 

(2) Contentufque Ulte Veneto du r agro* & villas bigìs veBi rufticé» 

roque cuculio tum ibant. 

Juvenal. Sat. 3. m- Athenaeus 1. 12. 



£4 Saggio f opra i Veneti Primi. 

Cittadino tornano .., Sibari fpinfe V amor dell' ozio ali' ■• eccètto -^ 
Tarento piùrfefteavea che giorni dell'anno (i) , e più immon- 
dezze* video quella regione un tempo che alcun' altra d' Italia ( 2 ) . 
La petulanza di que' popoli fi traile , addoflb l' armi Romane . , ma 
i Romani cóla appunto prima guftarono il vizio v che faziolli poi 
quando conquiftarono l'Alia .Ora pare cofa Itrana.che i Veneti 
abitatori, di, una -regione, piana e felice , refifteflero alla corruzio- 
ne , e prima , e ancora, dopo TeiTerfi a Soggettati n Roma . Stra- 
bone diceva che Padova era (lata celebre per il buon coftume de' 
iuoi ^Cittadini , ma tali teftimonianze fi hanno ancora in progref- 
iò di -tempo.-, e quando lingua , leggi , e cittadinanza Romana 
eranfi tifiate , e generalmente introdotte, nella Venezia . Plinio gii 
diceva generalmente de'TranfpJadani -che tra elfi al fuo tempo vi- 
geva ancora ,T antico coftume (3) , e più volte mi venne ria 
mente che potrebbefi ■ aflervare eflerfi trovati molto di rado in 
tante. anticaglie ;fcavate qua e là per la Venezia que' monumenti 
del più depravato coftume che così .frequente : fi trovano negli fca- 
•vi di Pompeja e di Ercolano , . e la più -parte travagliati in fog- 
gia ; tale che ben provano la confumata corrutteila di que' paefi ( a ) . 
Ma ;nientei però maggiormente dimoftra ieruna Società fia o non 
fia morigerata nel coftume , , quanto il 1 carattere delle Donne di 
quella . Le Femmine, dicea lepidamente cert'uno, ponno confide- 
rarfi come uno flatus in ftatu , e per verità i la lor condizione e la 
pieghevole loronatura , fa che i proprj coftumi modellino fem- 
pre fopra quelli degl' uomini , e che effe non fìano mai bizzarre 
»c impudenti , fé quelli in prima molli e viziofi non fono .di- 
ventati . (£) 

Ora 
(1) Luxus invaluìt ... . ita ut Et Vhorumprob itati fiorueritMribl 
plures fefl'mitates per annum cele- (a) Colpifcono per la qualità e 
brarent Taremini 3 quam dìes annus quantità li monumenti . di ftrano v?- 
baberet . Strab. \. 6. zio che nelle odierne efeavazioni fi 
( 2 ) Cafla nec antiquis cedens Za- trovano col a a piedi del Vefuvio . 
vìn a Sabini s Bafta però leggere Ateneo per com- 
Et quamvis Tetrico triftior ipja prendere qua! era un tempo il co- 
rifa fiume ili que' luoghi. Quello di Ro- 
Dummodo Lucriti* fefe permittit ma Io Tappiamo baftantemente da- 
*Aiìerno ^ gli Storiche da' Poeti Latini . Ri.' 
Et dtim Bajanis /ape fovetur a- porta T Ab. VVinkelman la ftoria 
quis di due vali cenerarj trovati in Ro- 
lncidit in fiamma* juvenemque fé. ma, fopra i quali erano fcolpiti fog- 
tuta, rettelo getti di ftrana e nuova lubricità , 
Conjuge Penelope venit , abit He- e su d'uno di eflì fia va feri ito OY. 
iene . MENES . MOY. non me ri importa . 
Martial. (b ^Sappiamo da Ateneo che le 
O) Brixia . ... in ili* Italia in Donne Itale generalmente non* be- 
qua priorum mores ec. 1. 5. vevano mai vino; aggiungendo che 



f arte- Terz 



di- of 



3£o 



Oraie Venete antiche celebri furono ■apprettò i Romani; quan- 
to le autiere Sabine ( i ) per rigida modeftia s e per fevera^ vir- 
tù , anche ne J tempi pofieriori ad : Augufto , quando orribile era 
così la corruttella dell' Italia , che fa naufea il fentirne la deferi- 
zione negli Autori d'allora . Plinio > teflendo le dovute lodi alla 
Patavina Serrana Procula diceva ,. che tanto era virtuofa , che alle 
Padovane medefime ( 2 ) poteva fervire di efempio , quantunque 
di quel luogo , egli dice y noto fi a il coftume „- Marziale non y feppe 
trovare feti fa più a propofito onde foftenere che non erano i fuoi 
verfi quali li volevano gli accufatori fuoi , cioè liberi troppo e 
fciolti , che il dire , una Donzella ancorché Padovana può leggerli ( 3 ) , 
Vedemmo altrove (4) la fola inventata fopra li Fonti d'Abano, 
dove 1' acqua avrebbe eftinta qualunque Donna che avelie ardito 
bagnarfi nelle vafche dove gì' uomini il bagnavano ; fola rammen- 
rata da Marziale medefimo, e da Caffiodoro , e che dimoftra il 
modo del penfare nazionale . Un amico affai iftrutto nella lettu- 
ra de' buoni Scrittori antichi 5 mi fece offervare che nel quadra- 
gefimo primo di Catullo ci fono alcuni verfi che fem brano indi- 
care la continenza de' Veneti Veronefi troppo diverti ne' coftumi 
loro da quel Poeta benché Veronefe . Egli cosi fi efprime e cosi 
traduce l' amico que s verfi r ( 5 ) 

Onde quel che tu ferivi , che a Catullo 
Vergogna reca l'effere in Verona , 
Poiché quivi ciafeun di miglior ftampa 
Dormendo folo fi raffredda in letto, 
Più che vergogna o Manlio è mia difgrazfa . ■ 
E per verità molti illuftri antichi che la nafeita ebbero nella 
Venezia furono egualmente celebri , e per valore o dottrina , 
quanto per rigida virtù e fevero coftume, come l'Augure Come* 
lio, Trafea con tutta la fua famiglia, ed altri che nominare non 
ferve . Potrebbe darfi che la caufa per cui i Veneti un coftume 
virtuofo ebbero anticamente , proveniffe e dalla qualità del poli- 

E 2 tico 



le Greche erano ali' ebrietà fomma* 
mente dedite. 1. io. 

( 1 ) Et quas horribiles legant Sa- 
bina . 

Man.. 

( 2 ) Habet quoque Serranam Trocu~ 
lam ex Municìpio V atavi no : J^ofii 
loci mores . Serrana tamen Tata* 
vina quoque jeveritatis exemplum 
•fi . PI in. 

(|) Tu quoque nequitìas noftrì lu* 
fufque libelli 



Vda puella leges fis Patavina li- 

e et ". 
Mart. 1. 17. ir. 
(4) Vedi Tomo primo. 
( 5 ) Quare quod fcribis Verona 

turpe Catullo 
Effe , quod hìc quìfque de meliorg 

nota 
Frigida deferto tepefecit membra 

cubili 
ld Manli non eft turpe , féd ma» 

gts miferum eft» Carrm 4'* 



3 5 Saggio fopra i Veneti Primi. 

fico loro Rato ( qualunque fi folle prima che a Roma ubbidific 
io ) e dalla fituazione loro in mezzo a genti feroci e armigere 
che forfè mai o di rado li lafciavano in quieto vivere. Una So- 
cietà che di continuo viva in mezzo a pericoli e guerre 3 ed ozio 
non conofca , inafprifce per verità il proprio carattere, ma fobrio , 
magnanimo , coraggiofo , e libero dalla voluttà lo mantiene , ne 
conofce l'inerzia , e l'amor de' piaceri , che indubitatamente con 
il tempo la dirtruggono e l'annientano, prima facendola cattiva, 
e dopo infelice . Ma dopo che furono incorporati neji Romano 
Impero forfè dal vizio di Roma andarono efenti , perchè da Ro- 
ma erano lontani , e perciò meno tenute , e meno delizie vi avran- 
no pofTedu/o li ricchi e voluttuofi Cittadini di ella , e con ciò me- 
ro familiare fi rendeva per li Veneti il feducente efempio della 
Capitale . 

Marziale deridendo certuno diceva che la fua faccia né men 
co\Y Unguento Veneto poteva polire (i). Alcun interprete di quefto 
Poeta fcrifle che quert' unguento era comporto di terra di Cipri 
• e di aceto al calor del Sole cotta , e che ferviva per togliere i 
peli dalla cute , e non dice di più . Forfè era coftume de' Veneti 
ài tener polito in tal guifa il corpo , allora tal cofa riufcendo fa- 
cile' per 1 ufo de' bagni ; e dall' unguento da loro ufato ( forfè 
migliore d' ogn' altro ) quello poi dopo comporto con Cipria ter- 
ra ebbe il nome . OiTervo che Ateneo rimarca un fumile coftume 
negli antichi Tirreni , o Etrufchi (2) , ed anzi dice che tutti i 
Barbari all' Occidente fi t nati ufavano raderfi il corpo ed ungerlo , 
e cotal nome , e tal fituazione , rifpetto ad Ateneo comprende 
fc fi vuole anche i Veneti . Gli Orientali così ufarono , ed ula- 
no tutt'ora i Turchi Afiatici , perciò anche tal cofa potrebbe ao 
. . crefcere i dubbj fopra 1' origine Settentrionale e Celtica de' Veneti* 
^* Li fiumi abbondanti della Venezia, nutrivano copiofiP^fci an- 
cora 4 Convien dire che nella pelea di alcuni di querti ci foffe 
qualche cofa di particolare , poiché Eliano nella fua Storia Na- 
turale ne velie far memoria . Qiierta pefea era quella delle An- 
guille , ed egli in tale occafione nomina un fiume ed una Città 
profuma a Padova ( 3 ) , che da alcuni fi vuole erte re ftata Vi- 
cenza ; ma Eliano è così confufo in tal paflb e in tale racconto, 
che niente fé ne può raccapezzare di buono e di intelligibile. Lo 

fief. 
CO Tfi'otrò et. tergimi , Unguento prof un duntur , cor- 

Quid jaciem tìngi t ? nàin Urie poraque mduniur . I. 12. e. 5. 

'Hon pòtej Hios (jj) TSton procul hac Urbe Tata- 

Rejtna y Veneto me refeeare luto. tiìò di/iat alia, nomine Bit et ia } quam 

\Oejme tèpretàr et. Màrt. 1. f.'/k. fiuvius Eretenus allah , &n tur rat* 

2) Tytrenorum delicia .... 0- non modicam etapjtts tandem in Eri- 

xnngt Ulì Barbari qui ad QccidenUm danum influii. Ibid. 1. 14. e. 8. 



Parte Terza. 37 

ileffo Oliverio vi fudò fopra molto, credette d'intenderlo, e ere* 
dette che egli parlaile del Lago di Vighizzuolo nel Padovano baf- 
fo, ma è ben difficile il provare che al tempo di Eliano, quefto 
lago con quello di Anguillara colà efifteiTe . Probabilmente Elia- 
no intefe parlare della tanto abbondante , e tanto celebre pefea 
di Anguille che fi fuol fare di fotto a Chioggia , e più ancora 
nelle valli di Comacchio , nelle notti tempeftofe e nere , e nelle 
quali come dicono li noftri pefeatori fia fomma ofcuwà e buon 
di mare. Già è troppo nòta la ftrana quantità che in que' luoghi 
il trova di tal peice , ed ella ancora doveva eiTer tale ne' giorni 
di Eliano , e perciò celebre fino predo li Greci . Certamente fé 
vogliamo ftare alle nolìre Memorie, il Lago dìVigbizzuolo , e dì 
Anguillara ebbero in gran parte origine dalle rotte delli fiumi ne' 
fecoli baffi" , perciò io dico che il Greco forfè intefe parlare di 
alcun fito della Venezia marittima più inferiore degli indica- 
ti , e più vicino al Pò . Plinio anch' effo ( i ) ci lafciò memo- 
ria della folenne pefeagione d' Anguille che folevano fare li Ve- 
neti Veronefi dove il Benaco fi incanala nel Mincio , e la def- 
'emione del metodo ufato in quefta , fi accorda quafi con quello 
accennato da Eliano nell' altra , e tutti due con quanto oggi pu- 
re fi ufa nelle Lagune . 

Le aflemblee feftevoli , le radunanze folenni furono ufate Tempre Spetta:** 
da tutti i popoli , diverte folamente ne' mezzi e nel fine fecondo 
il carattere , e fecondo i coiìumi di quelli . Ebbero i Greci in certi 
luoghi e tempi Spettaceli alla virtù pericoiofi , ma non ebbero 
mai Spettacoli crudeli come que' de' Gladiatori 5 ufati dalli Ro- 
mani che per molto tempo non conobbero i primi . Gli antichi 
Italici avevano ifteiTamente molto genio per gli fpettacoli , ma do- 
vevano quefti eiTer varj fecondo il vario loro carattere , ed an- 
che fecondo i tempi , e il diverfo mffcuglio dì genti Afiatiche o 
Greche in Epoche diverfe venute a/fifTarfi in Italia . PrelTo Y an- 
tichità le fefte folenni , o fia gli/fpettacoli , erano uniti e faceva- 
no parte colla Religione , e perciò più folenni diventavano; era- 
no anche affai ufati e in Grecia e in Italia > perchè in quelle re- 
gioni il governo de' popoli effendd~pef lo più Repubblicano , i 
popoli per confeguenza credendoli liberi, più vivaci, e più allegri 
fi mantenevano e coniervavano é 

Perciò fecondo il coftume, il governò, le leggi de' Veneti , an- 
che le loro Fefte faranno fiate dirette ; ma fiamo trop/o all' of- 
curo fopra tale materia . Che avellerò le Corfe de* Garrì , e de* 
Cavalli quefto poffiamo dirlo per tutto ciò che abbiamo addotto 
altrove dell* agricoltura parlando (z). Ed uno degli spettacoli più 

ufa- 

(1 5 Pilli. !• £; e, 12, (2) Vedi Tomo primo» 



lì 



3 8 Saggio fopra i Veneti Primi * 

tifati nel paefe potevan effe re tali corfe, a fomma perfezione im 
effi condotte , fé li Romani Cocchieri tolfero da' noftri il nome 
e la divifa ,. come abbiamo pur detto . Abbiamo anche altrove 
veduto che li Padovani ufavano alcuni fpettacoli navali fopra il 
fiume che bagnava la loro Città, e fappiamo da Tacito che que- 
fti avevano pure certi ludi Teatrali chiamati Scelaflici ( a ) , ne* qua- 
li una fiata in abito Tragico cantò il celebre Trafea ( I ) « Lo 
diffi ancora 5 fé un uomo come quello entrava in tali giuochi , fia- 
mo certi che dòvean effere molto fé rj e coftumati . Già li Greci 
in antico^ confideranno la Mufica come utile e neceffaria alla 
educazion medefima della gioventù ; le perfone più affermate la 
coftumavano , e molto contavano fopra gli effetti di effa fullo 
fpirito . Tutta l'antichità venerò e rifpettò la Mufica , che co- 
me dicea Ateneo agli Dei foli ed agli Eroi era facra (2) . El- 
la era di fatti immede limata con gli efercisj di religione , ella 
Ci riguardava come naturai iftinto imprelTo dall'Ente Supremo nel 
cuor dell' uomo , e perciò volea rifpettarfi , e volea confacrarfi, 
alla Divinità fola ed alla virtù , alla caufa cioè ed all' effetto < 
Io direi che li giuochi Scelaftici di Padova rapprefentaffero l'an-* 
tiche ftragi di Troja , e gli errori di Antenore forfè , e confimi! 
forma avellerò di quelli in Grecia ufati e ne s quali fi rapprefen- 
tava la Storia degl' Eroi nazionali ed antichi . Se dalla Frigia 
erano originati una parte degli abitanti della Venezia ,, in quella 
nc ? più rimoti tempi fu affai coltivato il canto ed il fuono, e tan- 
to che l'antichità conofeeva una data forte di Mufica con il no- 
me di Armonia : Frigia- > come c'era anche la Lidia , e la Dorica. 
La mufica o il modo Frigio era vivace , allegro, e guerriero* Di- 
ceva'» 

(a) Sino dal tempo del Pignorìa rapprefentazioni e cofe fienili . Io 

Cefilei fi leggeva in luogo di Sce- per quello dilli che forfè il fatto di 

lattici nelle edizioni di Tacito . Que- Trcja rammemoravano , ed è già no- 

fti rifletteva con ragione che la pu- to che pretto i Greci li giuochi Tea- 

gna del Cedo era feroce , vile , e trali erano creduti buoni , e non 

niente avea che fare con il canto , biafimevoli , e che la Mufica da 

e con l'abito Tragico, e niente poi perfone dittiate era ufata , per cui 

adattata ad un perfonaggio come 1 Veneti confimili idee , e confimi- 

Trafea Confole Romano, virtuofo, Je ufanza potevano avere . in Ro- 

e fprezzator di Nerone appunto per- ma fi penfava in altro modo , e 

che avvilirfi volea nel Teatro . E- perciò Trafea deteftava Nerone che 

gli perciò fece confutare li Codici fpettacolo volea fare di fefteflò a* 

della Vaticana , e finalmente ere- fudditi fenza roflfore. 
dette che dovette ftare ferino Sce/a. (1 ) <Abitu Tragico cecinerat . 
ftici , giuochi che troviamo mento- I. J6. 

vati nelle antiche Lapidi anche con (2) 'Ham & Deorum immortalìum 

Y epiteto di Sacri , e che egli poi hymnì & Heroum gefta in Oda an- 

fuppone che confifteflero in recite , tiqmtus cangbantur* 



Parte Terza. 39 

cevano <?he quell'armonia Frigia fanava da alcuni mali '{'O , ce 
dall' A fila era pallata in Grecia , e nella Venezia ancora chi sa 
perciò che non foffe la più coftumata avuto riguardo air origine 
de' Veneti. Li giuochi de* Gladiatori non so fé gli ufaffero , pri- 
ma di aflbggettarfi a* Romani . Quefti feroci e difumani spettaco- 
li gli Etrufchi antichi avevano in ufo, e nelle funebri efequiè per 
confolazione degli eflinti li coflumavano . Egli è umiliante il ve- 
dere che fi credevano crudeli gì' uomini e defideròfi del male de 8 
loro limili anche dopo morti . I Romani li apprefero dalli mede- 
fimi Et rufehi (2), e più pompofi li refero, e non a follazzo de 4 
morti gli ufarono , ma a fpalTo de 3 vivi . Effi introduffero ancora 
le pugne delle Fiere contro altre Fiere, o contro uomini , fecon- 
do il capriccio . Nella Venezia itavano certamente degli Etruf- 
chi in antico, e perciò li combattimenti de' Gladiatori dovevano 
tifare anche gli abitatori della Venezia ; e di fatto molti vali an- 
tichi trovati nel Polefine, dipinte moftrano tali pugne , « in A- 
dria ho detto che gli avanzi di un Teatro vecchiflìmo furono nel- 
lo feorfo fecolo feoperti , Teatro dal noflro Bocchi né Greco 3 
né Romano voluto , e perciò Etrufco , nel quale all'Etrufca fog-> 
già fi rapprefentavano gli Spettacoli . Sta a fapere fé i Veneti pro- 
pri apprefero tal Sorta di Spettacolo , cioè quello delli Gladiato- 
ri, dalli fuddetti, oppure Solamente quando ufi e coftumi Roma- 
ni apprefero* mólto dopo . Ma il faperlo io credo che Ila impof- 
fibile , e vano fia il cercarlo per quefto . Per li combattimenti ufa- 
ti intorno alle Tombe degli ertimi , può darli beni ffimo che an- 
che da' Vene ti Sofferò coftumati in antico, poiché coftume fu que- 
llo di molte genti ancora, oltre gli Etrufchi .Ma per li giuochi 
poi de' Gladiatori può darfi che non gli apprendeffero fé non do- 
po effere diventati Romani • Diverfe claffi di Gladiatori fi con- 

tava- 

(1) Mane armonìam Tbryges prh "Cum tympanis , & fonittbus ac 

mi invenerunt , atque in manus aliis areorutn 

tradiderunt . Quare effìcitur ut T>- Strepitus ferentes manibus Cym- 

bkines apud Gr<ecos Tbrygii ac fer- balorum . 

viles poftea vocitentur * . . .vdriftef- • Sapientem Deorum bymnos canen- 

fenus ipfius inventionem ììyagnidi tem 9 medicamque fimuì 

Tbrygìo udfcribit . . . . Tbeopbraftus . . . Qua liberavit Lydias , Baflriaf- 

Jcribit .... fieri fanos Ifcbiacos fi que virgines 

more Tbrygio armonium ec. — Jld fiuvium co/ens marinai Deas 

Athen. J. 14. e. 10. Lauri s <den fio in nemore Miner- 

Servabatur etìam apud barba* vam adorate 

ros . . . . Cantibus trìangulorum , peéfi. 

Certe audivimus ,*Afiadis mitbras dumque ec. 

ferente s (2) Spe fi acuta Gladiatorum* . . . 

Obeles mulieres , filias beata* ab Etrufcis affumpjerunt Romani * 

rum Tbrygum, Nicol. Damafcen. 



40 Saggio fopra i Veneti Primi. 

lavano , che divertì nomi avevano fecondo il vario modo di pu- 
gnare . Tra quefti quelli detti Retìarii e Semtores , il Gori vuole 
che ufalTero principalmente li nofìri Adriefi , e che da elfi li to- 
gliefTero i domani in progreiTo ( i ) . Li Retiarj tenevano in ma- 
no una forta di rete con la quale cercavano di inviluppare la ce* 
lata dell' avverfario , fopra la quale flava un pefce , gridando di 
tratto in tratto, Non fuggire, che io te non cerco , ma il pefce cerco ; 
e li Secutori erano armati di una fpezie di Tridente . Alcuni 
vali tratti dalle paludi moftrano tal pugna dipinta fu d' elfi , 
Oliando come dico tutta Romana diventò la Venezia , quefti gi- 
uochi fi fecero comuni per effa come per tutta l'Italia ( gli ufaf- 
iero prima o nò gli abitatori della medefima ) , e negli Anfitea- 
tri delle rifpettive Città, furono all'occafione celebrati. Di Anfi- 
teatro abbiamo memoria in Aquileja , in Padova , in Verona 
poi celebre , e grande , che ancor onora quella Città , e nel 
quale giuochi magnifici fi rapprefentavano , come fi rHeva dalle 
kttere di Plinio il giovane . Egli ricorda le Fiere faite venire 
tal volta dall'Affrica (2) per avere il piacere che fi sbranaffero 
in Verona ; e in progreiTo fappiamo dagl' Atti de' Martiri , che 
fpettacolo fanguinofo di quefti fu fatto fovente nel Circo delle 
Venete Città , quando infierirono le perfecuzioni . Credo che ben 
fi conofca aver io affai leggiermente fcorfo quello punto di anti- 
ca nazional erudizione , ma dove mancano li fondamenti , mi» 
glior cofa è fempre il tacere piuttoftochè ideare fenza appoggio 
cofe non vere . Oltre ciò chi avelie voluto trattare a fondo le 
cofe tutte in queflo Capo efpofte , ( e fi dica lo ftefTo di quan- 
to rimane ancora a dire ) troppo diffufo farebbe diventato que- 
flo Saggio , già crefciuto affai più di quello che ftimavafi 
da principio . Il genio agli Spettacoli era forfè grande ne' Vene- 
ti , e non fi eftinfe per avventura né meno quando una parte 
di elfi rimafe ferva de' Barbari , e Y altra fi trafportò ad abitare 
nell'acque. Ne' primi fi può olTervare che quando ricuperarono la 
libertà , e fi reffero a Comune , le Città loro diedero de' fon- 
tuofì fpettacoli per que* tempi come quelli Padovani deferirti 
da' loro Storici , e quelli di Trevigi , tra i quali il noto del 
Caflello di Amore ec. E ne' fecondi poi credo che un fegno fi 
abbia affai chiaro della propenfione che avevano alle Fefte , ed 
agli Spettacoli, non tanto nell'iftituzione di certe Solennità prò* 

prie , 

(1) lApuà Etrufcos vju fuiffe , Gori Muf. Etrufc. p. II. 

atque in ea exhibenda praceiluiffe (2) Cladiatorum munus Vtronen» 

^Adrienfes Etrufcorum colonos , forfi- ftbus .... ^Africano quas cosmi-- 

tan ejus inventore* , a qui bus poftea ras plurima* . 

Romani fumpfere ec. Plin. 1. 6. Ep. 7. 



Parte Terza. 41 

frie , come quella delle Marie o altra firn ile , quanto nelle para- 
le dell'antica Cronaca Sagornina , la quale riportando il Tefta- 
mento del Santo Doge Orfeolo , dice che delle fue facoltà avea 
ordinato che fatte tre divifioni una fi affegnaffe alli poveri , una 
a' parenti, e l'altra a' pubblici Spettacoli della Nazione ( i ) .. Se 
un uomo Pio come fu egli , prima *ii ritirarli dal Mondo , ri- 
guardò come buona tal cofa , e quali neceffaria folle alla Repub- 
blica , convien fupporre che il genio agli Spettacoli già fofle af- 
fai radicato nella nazione. 

Che nella Venezia antica fionderò l'arti, non ne poffiamo du» 
bitare, e perchè quelle fiorirono per tutta l'Italia, e affai bene, 
( eccettuandone quella porzione che occuparono a- lungo i Galli, 
nella quale però dovettero prima di tal evento pur fiorire ) , 
e perchè credono molti e molti, che gli Etrufchi le ufaffero pri- 
ma de' Greci, e perchè in fine qualche Dato di tal cofa ci Iafcia- 
rono. gli antichi Scrittori • Nella Venezia effendofi fiffati Etruf- 
chi varj , e Pelafgi , ed altra gente ufeita dall' Alla , dove certo 
prima d' ogn' altra parte della Terra ebbero vita ed origine V ar- 
ti , fi può dire in confeguenza che anche nelli tempi rimoti que- 
lle fi conofeeffero nella Venezia , poiché abitata da tali popoli 
civilizzati e colti , non felvaggi e rozzi come quelli del Setten- 
trione . In quel pano di Ariltotile dove egli parla dell' Ifole Elet- 
tridi, di queir ifole di cui parola feci nel primo Volume di que- 
fio Saggio, come forfè efiftenti un tempo nella Venezia Maritti- 
ma , dice egli cofa , che fé vera mai foffe , fomminilìrerebbe un 
Dato affai vecchio per l'antichità dell' arti nella Venezia lìelTa • 
Dice dunque Ariftotile , che corj-ea fama Dedalo aver lavorate in 
quelV ifole due ftatue, una^drm-onzo , e l'altra di ftagno , per 
monumento dell' antiche cofe colà feguite ; ed oltre quelle anche 
le immagini di fefteffo , e del figliuolo Icaro in due ifole feparate 
avea egli collocate (2). Dedalo è il più vecchio artefice de' Gre- 
ci , ed appunto per quello fu il più celebre , e dalle Favole of- 
curato molto . Paufania afficura che al fuo tempo duravano an« 
che molti lavori di Dedalo, ed indica i luoghi dove quelli efi- 
ilevano ; e Virgilio racconta che afeli' Italia Meridionale aveva 
Tomo II. F fab- 

( 1 ) De fuis quidem facultatibus dati opus ut exiftimatur , monumen- 
mille- librarum numerum ad Veneto* taque rerum iis temporibus geflarum x 
rum Jolatia in Talatio largìvìt . */£- quibus ipfe Minoes ex Sicilia Creta* 
lias mille in pauperum ec. que fug/ens ad hòc loca migratiti* 
Sagom. Chronic. in bas vero injulas devenijfe Deda- 
li) In Eleftrìdis infulis marìsjlàrìa- lum , occupajfeque fertur , 6* imagi* 
tìci ftnu duo jìatuds recumbentes vi- nem in una fuam , //// in altera ec* 
jebantur , ad prìfeam formam elabo- De Mirand. auditui , 
ratte , ftanea altera 3 altera Ama >D$- 



+4rtt. 



4 2 S a ggi° %>ra i Veneti Primi* 

fabbricato il Tempio di Apòllo in Capua ( i) , ed egli è poi 
^ertoche Dedalo ne 8 giorni ofcuri fece molto ftrepito tra le geo» 
ti. Italiche 3 Greche , ed Afiatiche , come lo addirà la menzione 
continua che di effo fanno le Mitologiche Memorie , Cha egli 
poi fia flato anche nella -Venezia per caufa delle Greche Pelaf- 
ghe Colonie, accantonate in quefta , io certo né il negherò , né 
Jo affermerò , perchè ne fono perfettamente all' ofeuro , Sempre 
però : fi vede che fé. le Memorie della Venezia arrivano a con- 
fondere con Dedalo e con la Favola ., arrivano più in là , dove 
poffano arrivare le ftorie profane , e in confeguenza che quefta 
parte d' Italia fu nota alle più vecchie Società , e fu egualmente 
illuftre che qualunque altra parte (a queftoriguaido ) della mede- 
! ma Italia .'ri doni inviati dagli. Spinefi a Delfo , . cioè Tripodi 
lavorati r ed altro ( 2 ) , indicano anch', elfi che ignoti non. erano 
r tali lavori in quefta regione : ma palliamo acofe più; certe . 

Gli Etrufchf oglMtali, anteriormente alli^ Greci poffedettero T 
.Arti , e le comunicarono agli ftefli Greci in parte, almeno, come 
offervava il Guarnacci ed alcun' altro (a) 3 e come lo dinotano 
gli avanzi forprendenti che ancora efiftono in più luoghi d' Ita- 
lia deMoro lavori , e le fatture in Roma fteffa, erette. prima che 
ella conofeeffe il Greci 3 e prima < che non grande , ma né pur 
inedia in potenza diventafle . Prova di ciò fono, le tanto celebri 
i Cloache ed altre fabbriche. colà in, rimoti giorni erette .-La foli- 
dezza poi e la maeftofa femplicità fu propria de* .Tofcani , come 
il buon gufto e la Jeggiadria, de' Greci ; e fé quefti Tofcani eb- 
bero una florida e poffente Colonia nella Venezia , 1* arti da eflì 
ufate nella .Venezia * pure avranno introdotte 3 nella quale oltre 
Adria : pófledevano -forfè molto paefe internamente e lungi dal ma- 
re .Sappiamo di, fatto da Varrone, da Servio , e da .altri. 3 che 
gli . Adr.ieìì*noftri gli inventori furono dell' Atrio ( 3 ) .per i Tem- 
pli degli Dei 5 pezzo di architettura che da effi appunto, acquiftò 
un tal nome , ■ e per verità è affai < vago , affai maeftofo a vederli , 
e molto gli edifizj facri e profani adorna .Nell'anno 1 661. furo* 
no feoperte fuori d' Adria le fondamenta di vafto edifizio late- 
rizio in parte , in parte marmoreo , tal', ora grolle cinque piedi 
noflri, il quale moftrava avere avuto il fuo Atrio , e forfè « effe- 
iellato un Tempio .Tali mine erano feppelli te. fot terra nove e 

più 

(1) Reddìtus bis primum terris fibus Tufcis,; ììlic en'im exemp/um 
ubi T.hdtbe facravit . /umpiuw . Var. 1. 4. 

Eneid. 1. 6. Jitria Tufcia . . . . . qua Domos 

(2) Vedi Tomo primo . amplis vefiibu/is'babebat , qua cum 
(a) Ora per altro . gli 'Eruditi, fo- Romani imitai entur , *Atria appeL 

,no affai divifi intorno a tal cofa . I aver tmt. Sex v. ad. 1. 8. ViJ. enarri 
Xs) JLtrium appellatur ab jLtrien- Feltro mp. & Serv. Maur. Onoratili.» 



Parte Terza 



4S 



più- piedi * Nello fleffo tempo fi fcoprirono ancora quelle di -un » 
picciolo Teatro , groffe fette piedi • alle volte , alle quali ; ftavz ■ 
unito- un grande felciato di quadri bianchi- e neri , . e quefté £ow* 
damenta inferiormente erano formate di groffiffìrni marmi.', fopns, i 
i quali appoggiavano diverfe file '-di grotti quadri , di cotto beniuV 
mo collegati , e il diametro di quefta Fabbrica, poteva elle re di 
circa a quaranta piedi noftri (i) i Si difle già altrove che il noflro 
Bocchi ne fcrifle (2) una Diflertazione 3 nella quale cercò dimo- 
ia rare che Eirufco fu quefto Teatro , perchè diflimile da ciò che 
tifavano Romani e Greci in tali fabbriche , s e molto più ancor?, 
pje^thè Adrian ne* fecoli Romani faceva troppo tenue figura per ' 
poter innalzare tali edifizj 

Altri Dati abbiamo poi della cognizione che fi aveva dell'Arti 
in quella parte delia Venezia marittima 5 , prima molto che i Ro- 
mani vi metteflero il piede ', ne* bclliflimi pavimenti a mofaico , 
{coperti in più luoghi del Polefine . In tempo di Monf del Tor- 
re, fé ne trovò. uno che figurava , a dettò dì elTo , Y infeguimen- 
to di Dafne , di lavoro finitimo ; altri fé ne fcoprirono anche 
in quefto fecolo fenza figure, di folo ornato , ma capricciofo, e* 
gentile , e vago .(.*) ♦ Sappiamo da Plinio che gli Adriefi al fucp > 

F z ten> - 



( 1 ) Silveftri p. rat; 

(2) Bocchi, p. 8„ 

(a) Neil* Opera del Bonaveri fo- 
pra le paludi di Comacchio corretta dal 
Dot. Proli dì Cefena fi hanno mol- 
ti Dati dell' antica Romana abita- 
zione di quelle valli , i quali uni- 
ti a ciò che vedemmo eiferfi feo- 
perto in Adria , jc a quanto altrove 
fi tfpofe in tal propofìto , provano 
fempre pia > che mai la Venezia 
marittima non fu priva di abitato, e 
mai fòlinga e diferta negli antichi 
tempi . Nell'orridoafciutto del 17180 
efTendofi perduta l'acqua 'di una val- 
le a Magnavacra vicina , da cinque 
piedi fotterra fu eftratto un pavi- 
mento a mofaico compofto di cubi 
ed affai eftefo . Un miglio itmgi da 
quefto fito fi trovarono pure de* Se- 
polcri laterizj con offa dentro, e de* 
vafi lacrimatorj , ma ne (Tu n a me- 
daglia . Uno di quefti vafi rappré- 
Tentava un uomo giacente a pie di 
un* Urna di elegantiflìmo lavoro . 
Così pure a Vacolino vicino alla 



Pompo fa", ed alla Terra dì Ocella- 
to , e a S. Alberto diverfe Roma- 
ne iferzioni, tra le quah'Ia feden- 
te acquiftata da Mr. Farfetti Arcive- 
scovo di Ravenna , 

ARRENI AE. CYRILLAE 

T\ ARREN1VS. SEVERVS 

tlBERTAE. MEKENlI. 

Qdefta Ita va fopra grande farco- 
fago marmoreo. Ed a propofito del 
lavoro laterizio che dico edere fla- 
to ufato molto fo fé nella Venezia 
marittima , moltiflìmi Embrici vici- 
no alla Pompofa -, .ed alla valli di 
Mzzano U trovarono in pacato, al- 
cuni de* quìli avevano fopra il no- 
me di IOLANAS ,.e di PANSIA.' 
NA . Sicché inoltrano tali cofe che 
non così gramo era colà il paefe 
una volta come egli è ora , e che 
fé acque v* erano , vi erano anche 
de* terreni afeiutti ed abitati ♦ Si 
rammenti il biadetto intorno Spina ^ 
la Regione Padana ec* 



44 Saggio fopra I Veneti Primi. 

tempo lavoravano de 5 Va fi firmati per la durata (i), ma fi può 
congetturare che tal arte poffedeflero anche ne' tempi più lonta- 
ni , in quelli cioè quando Adria era in fiore , né i Galli vicini 
l'avevano depreda . L' arte di fare , e dipingere i Vali di terra 
fu affai coltivata appretto gl'Itali antichi, e quando Roma nuo- 
tava nelle ricchezze , e quelle insaziabili rendevano le voglie , i 
Vafi di terra che avevano il merito , e Y opinione della bellezza 
venivano pagati a caro prezzo . Gli Etrufchi molto fi adoprarono 
in tal lavoro, come pur i Greci , ed oramai l'Italia è piena ài 
tali anticaglia per ella fcoperte in più luoghi . Qui nel Polefine 
fé ne trovarono più volte , belli per la forma , e per l'atteggia- 
mento , e le tinte delle figure , e degli ornati (2) . Convien però 
dire che anche in antico nella fattura de' Vafi gli Adriefi follerò 
eccellenti , poiché nelle vecchie loro monete figurarono un Vafo 
alle volte , come già vi avevano figurata una Gallina (3) , per- 
chè appunto godeva il loro paef-e di una fpezie particolare di que- 
fte . IlGori (4) vide anch'elio di tali monete, nelle quali intor- 
no alla figura del vafo flava fcritto HAT. cioè Atri o Atria , ed 
il Vaio fu veduto pure delineato in qualche pezzo di pavimento 
fcavato in que' luoghi , ne' quali ifkfTamente l'anno 1744, fi tro- 
vò un pezzo di bel marmo bianco (5) , fui quale erano fcolpiti 
con rilievo affai alto , due giovani Buoi attaccati ai giogo , dì 
fattura affai buona e delicata, che fé fu de' tempi Tofcani moftrà 
la perizia di quelli nella (coltura . 

Polliamo oflervare di paiTaggio che ancora in prefente verfo le 
foci del Pò fi fcava terra ottima pe' lavori laterizi , e polliamo 
oflervare di nuovo , che tutti quelli avanzi ci additano eller fal- 
lace T opinione di quelli che fi immaginarono ne' giorni vetuftì 
altamente coperti dall'acque tutti que' luoghi . Feci rifleffione ta- 
lora che ne' tempi Romani vicino al nofìro Elìuario in qual- 
che luogo efifteva una qualche celebre Fornace Figulina , il cui 
fabbricatore FOR/TIS era detto , poiché Lucerne , Embrici ed 
altro fpeffo furono trovati con un tal nome , nella Terraferma 
d'intorno . E' noto l'ufo degli antichi Figulini di improntare ne* 
lavori il nome loro , o quello del campo da cui eftraevano la 
terra . Nelle anticaglie fcoperte poco lungi da Fufina , ed illuft ra- 
te dal Signor Temanza (6) > e 5 erano alcuni pezzi con un tal 

no- 

(1) lAàrìanis firmila /« (3) Vedi Tomo primo. 

PI in. L $$. 12. (4) VrdBcelulffe artìjices vafeu!*- 

(2) Vafaqm complura tum vitrea rumAdrianenfes . Gori Muf. Ethrufc, 
tum tefiacea àsvi illius . . . , . qua P. li. p. 428. 

ve effodiuntur , vel a pìfeatoribux ( 5 ) V. Bocchi e Silveftri. 

immiffti rer ; bus per paludes extrahun- (e) Temanza S. Ilario. 

tur. Negri Geograph. 



Parte Terra. 45 

fAOHùc , ed egli vide anche uno di quefti formato di hniffima iv*~ 
ra , e colorito di un roffo affai vivo. Egli li paragona a que 5 ce- 
lebri vali che lì facevano in allora inSamo. De' lavori Etrufchi de 
furono fcoperti anche nel Padovano , come riportai neli' altro Vo- 
lume , e come doveva edere fé ne' vetufti tempi in più luoghi del- 
la Venezia abitava queiìo popolo , per cui dobbiamo credere che 
jinche nella Venezia queir Arti medefime fioriffero che affai avan- 
zate furono preffo a tutti gli Italici antichi molto prima che Ro- 
ma eonofceffe il gufto de' Greci in tali cofe » Sotto il Romano 
Dominio dovettero le medefime ancora più fiorire o abbellirli: , 
poiché il paefe florido e di Città ragguardevoli fu pieno , e di tal 
cofe ne abbiamo vifibil prova nel maeflofo Anfiteatro Veronefe ,. 
nell'Arco , e in altre anticaglie tuttavia colà efiftentr , quantun- 
que quefto paefe più d' ogn* altro forfè abbia f offerto i danni e 
le mine delle guerre e de* Barbari» 

Dovrei parlare anche intorno al Governo politico ■ dell' antica Ve- Gevéra#, 
nezia , e lo farei fé Memorie ci rimaneffero intorno a tal cofa ,• 
ma ne fi-amo affolutamente privi , e perciò non poffo che imma- 
ginarmi foffe egli fimile a quello de' Latini , de' Tofcani, e degl/ 
altri Italici nelli tempi anteriori di Roma. Il Governo dì quelli, 
offervò laggiamente il Denina ( i ) , che fu in molte cofe affai 
fimile ed ugualmente vago che quello che di nuovo vide V Ita- 
lia j dopo che il giogo feoffe dell'Impero Tedefco . Ora Re, ma 
non in fenfo affoluto , ora Repubbliche , ma dalla Democrazia 
paffanti neh' Ariftocrazia , ovvero in un mifto di quefta e di quel- 
la , ora libertà fu riofa , ora fervitù media videro gl'Itali antichic 
La Venezia in origine abitata da genti drverfe in qualche parte > 
come Umbri, Tofcani, Frigi, Veneti , e Pelafgo-Greci , dovette 
fubire anch' effa probabilmente molte rivoluzioni , appunto per l& 
diverfità di quefti popoli tutti dimoranti in uno fteffo paefe . Ri- 
matti finalmente foli i Veneti , e chi ufi ia mezzo tra gli Alpini 
ed i Galli, forfe/ifuovo ordine di cofe fi introduffe tra loro, ma 
come dico ne fiamo totalmente all' ofeuro. 

Qiiando la Storia dice che Legati inviarono i Romani a' Vene- 
ti prima di dominarli , nomina quefti affolutamente , né cenno fa 
di Capo o Rè , per cui fi vede che a Comune ancor fi reggevano e» 
Se badiamo alli verfi di Lucano , fi vede che effi fi dividevano 
in più Comunanze £ poiché egli dice che per ordine fi moffero li 
genti Venete al foccorfo di Roma (2) contro Annibale , e nel 
Capo III. della Parte IL dove lo Storico epitome di effs abbia* 
mo continuato, abbiamo anche veduto che ogni Città faceva da 
per fé i fatti proprj , e che talora contendeva con le vicine per 

con- 
CO Riyoluz, d'Itàl. T. L (2) Fevetdtqug ex ardine gemei . 



4# Saggio fopra i Veneti Primi. 

confini del Tuo territorio . Vedemmo pure , che terribili difeordfe 
accenna Livio e (Ter vi fiate in Padova tal volta , dalle quali fi 
può- dedurre 5 che in e fifa e nell'altre. Città-Venete, come era pu- 
re in quali tutte quelle d' Italia , due ordini di perfone efillefte* 
ro ,, cioè Senato e Popolo , ambedue, participanti della Repubblica } 
regola mantenutali anche fotto il Romano Governo .Neil' epoca 
di quello e quando infierivano le guerre civili , i Veneti diedero 
una prova aitai grande del loro, genio Repubblicano ,. opponendo- 
fi ad Antonio e Pollione , a collo d' ogni pericolo , . benché pri- 
ma foiTero flati affafeinati da Cefare . Sotto i Romani ebbero 
ora Prefidi al loro governo ed ora nò, e su tal co fa il Sigonio > 
ilPanvinio, Pignoria , e Maffei trattarono , baftàn temente , e per- 
ciò io credo inutile il parlarne .Sempre però mantennero quel mi- 
ilo di foggezione e libertà ancor elfi , che godevano quali tutti 
gl'altri Italici per accorta Romana politica , finché Romani di- 
ventando erTi. pure parteciparono a tutti que' cangiamenti che pro- 
varono i Romani medefimi . Ne' tempi ; inferiori dell' Impero , . co- 
nobbero anche i Veneti la Monarchia ailoluta ioiìeme con il. 
rimanente degl'Italiani ; conobbero allora il Defpotifmo fevero , , 
accrefeiutofi nel dominio de' Barbari, .ma allora unamalfima par- 
te di elfi fi tolie dalla terra , e palsò a vivere nell'acque per evi- 
tare il Defpotifmo, e ricono Ice re la libertà» 
Vfi fovfe Ella è opinione quafi unìverfale ed antica , che la malfima par- 
Confa* te , fé non tutta ,.. degl'ufi proprj de' Veneziani, fiano flati da que- 
lli, ftj apprefi e tolti dalli Greci dell'Orientale; Impero' , con i quali 
ebbero per tanta tempo conofeenza , amicizia , .ed intima comiu 
nicazione . Verifllma è tal cof : , io noi niego , in molti e: molti 
Dati , ma non univerfalmente ed in tutti , per quanto a me pa- 
re . I Veneti Primi frappando dalla ferocia de' Barbari ftabili- 
rono in queft 1 acque una Società ifoli&um ed ifolitt , che p^r fé* 
coli e fecoli Ci mantenne pura da ognfc flraniero niifcuglio, e con 
particolari coflumanze fi regolò fino da' fuo? principi. Quella So- 
cietà avrà portati feco quegl ufi , o ila quel cofihme che prima 
tifava nel Continente , e quello potè bene alterarlo in progrelfo 
comunicando dì continuo con i Greci , ma perderlo del tutto 
non fembra probabile r né naturale . Da Coflantinopoli dove 
erano rivolte le politiche mire della nazione , e gì' inrereffi- più 
ferj della medefima che* non abbia ella apprefo molte ufanze e 
facre e profane, e pubbliche e private , non fi può contradirlo , 
ma deve ella pure aver confervato molte, delle proprie e nazio- 
nali , cioè molto dell'antico cothime Italo e Romano radicato in 
effa da tanti fecoli , commifehiando al p'ù con alcuna Greca cofa , 
le cofe proprie, ma non diflruggendo qu :te coti quella , vale a di- 
re mutando totalmente carattere nazionale , per aflumere quello 

di 



Parte Terza. 47 

di una gente lontana, non limitrofa , padrona per poco , almeno 
con perfetto dominio , e diverfa per intiero di lingua , d' origine, 
di genio, di coflumanze. Non tutti dunque- gì* ufi particolari a' 
Padri noftri, ioaffumerli vorrei dalla Grecia . , ma molti e mol- 
ti dedurli vorrei da ciò che ufavano li Padri prima di pattare in 
Laguna, continuati poi in quefta per molto tempo, e per molto 
tempo mantenuti in effa , in grazia^ della fituazion loro ifola- 
ta, ed efente d'ogni ftraniero mifaigliV con -Barbari, o con Ita- 
lo-barbari , derivati da quelli ■• 

Polliamo offervare che moltiffimi Scrittori fpezialmente ftranie- 
ri , e Viaggiatori ancora , che trattarono di Venezia ( ma in paf- 
iato ) badando alla riftrettezza colla quale i femplici noftri Avo- 
li tenevano in allora le Donne e le Vergini, ( per cui è noto ad 
ogni Veneziano , quanto vi voleffe di cerimonie e cautele per 
certi affari , come parlare non potevafi a Donna alcuna fé non 
che prefenti idonei Teftimonj , come invifibili erano del tutto le 
Donzelle da marito , come in fine erano tanto cauftici in que 4 
tempi li noftri, che alcuna volta ufarono di volere che la fac- 
cia le Donne copriffero con quella forte di Mafchera da noi chia» 
mata Moretta quando avevano a vedere la luce ) , tali coftuman- 
ze, come dico, vedendo li fuddetti , ne conchiufero che effe era- 
no Orientali, e che converfando i noftri con que' popoli nati ge- 
lofi , poco alla volta anch' effi avevano acquiftata una fimil ma- 
lattia. In que' tempi di fatto fappiamo che le Fanciulle mai non 
pranzavano con uomini , e ' talora ufofiì che le medefime Spofe 
alla Chiefa fé ne andaffero il dì delle nozze , con la fuddetta 
Moretta coperte. La noftra prefente coltura rivoltali contro feve- 
rità e rozzezza tanto ftrana: ma fenza efaminare fé noi o gl'avi 
noftri in tale faccenda meglio penfavano , io credo che l'origine 
di fimili ufanze; non dall'Oriente abbiafi a prendere , non dagli 
Orientali, ma da ciò che dal più almeno ufavano i noftri Padri 
quando nel Continente vivevano . La ritiratezza deli' Avole no* 
lire potè derivare dalla morigeratezza , e favio coftume delle più 
antiche e prime Venete , che lodarono per quefto gli fteflì feo- 
ftumati' Romani , e fé ne' giorni di Tràjano erario tali ancora s 
come abbiamo veduto più fopra , benché 1' Italia tutta nuótaffe 
nel vizio , e foffe immerfa nelle fozzure , e nel luflb ; tali medefi- 
mamente potevanfi confervare dappoi quando le vicende e le guer- 
re continue introdufTero neh 1 ' Impero Romano una certa ruttici- 
tà che fi vede affai innoltrata fino dal tempo di Coftantino. So- 
gliono tali cofe bandire l'ozio , il luflb , e la voluttà, o fé non 
bandirle , moderarle almeno . Poffiamo di fatti offervare che gli 
Imperatori di tali tempi ^non così fpeffo fi fentono tacciati ^dagli 
Storici di quelle immondezze , che bruttavano tanto li Principi 

ante* 



4 S Saggio Sopra i Veneti Primi» 

anteriori in -più tranquilli giorni regnami , o almeno come dico 
non così di frequente , e non tanto enormi . Fuorché Roma , 
la .quale fino al giorno che i Goti la p re fero , vaile confermare 
la .cominella perfettamente, quelle Città e Regioni d'Italia, già 
proverbiate fino da antico per il fevero Joro cofìume , poterono 
lo fteiTo mantenere dal più al meno , e :più facilmente ancora 
per le vicende di que' tempi , e pe^r lo flato di continuo trava- 
glio in cui fi trovavano , e tra quelle in ciò -aveva certo la Ve- 
nezia il primo luogo . Sì può in fine oiTervare quanto Gaifiodoro 
lodò la femplicità e retto vivere de' Veneti Secondi , ne* primi 
tempi della loro dimora in Laguna , e fappiamo come gli anti- 
chi noflri furono una volta ftranamente fcandalezzati e forprefi , 
del JufTo ., della .pompa , e della mollezza con cui videro vivere 
tra effi una Greca Coftantinopolitaca moglie del DogeSelvo ver» 
fa il fine dell' undecimo fecolo <i) . Quella teneva fempre nelle 
ine ilanze fumanti gli odori delle più iceite gomme Afiatiche , 
foleva bagnarli in acque profumate, ufava preziofe mobiglie . Tal 
foggia di vivere itordiva perciò la nazione ancora piena di pre- 
giudizi , e così buona che fi avvisò di confederare come un ca- 
ligo celefle , una naufeofa malattia che in breve quella Greca 
precipito nel fepolcro.. 

1/ antico Erodoto ci lafciò una curiofa memoria degli antichif- 
fimi Veneti , cioè di un coflume che avevano comune con i Ba* 
bilonefi Caldei , e che oflervo da Strabone venire anche a* Per- 
ila ni attribuito , ed era il modo con eui maritavano le loro fi- 
glie . Eglino confederavano quelle come figliuole dello Stato o 
della Repubblica , e perciò in un tempo deftinato radunavano le 
medefime in pubblico luogo , e in mezzo a numerofa ailemblea 
li Giovani fciegl levano quelle che ad effi più piacevano alla pre- 
lenza di pubblici Uifiziali . Per ottenere però la Donna doveva 
il marito esborfare la Dote , la quale tanto più alto montava , 
quanto più bella Moglie avea fcielta . Sbrigate così le belle di 
fatto, e le belle di genio , rimanevano come era naturale le brut- 
te, e le malfatte. A quelle fi diiìribuiva il denaro ricavato dal- 
le prime , e la Dote ( che in tal cafo dava la Donna com' era 
di giuflizia all' uomo ) doveva forfè falire a mifura delia brut- 
tezza .. Effa fi contava fui momento a colui che Moglie cercava 
fatta bella dall' Oro , ma egli doveva dar cauzione per le future 
nozze , acciocché non andaflero troppo in lungo . E' noto che le 
Società antiche mettevano il fommo della loro felicità nella po- 
polazione , e fapevano per verità ufare i mezzi non ideali, ma 
veri per ottenere tal cofa , perciò} poffiam credere che un tal og- 
getto 
( i ) V, Monacis I. a, 



Parte Terza « 4P 

getto appunto fia flato quello che alli Veneti un tale coftHime fé- 
<ce apprendere dalli Caldei oPerfiani. E tale ufanza fembra darci 
nuova prova dell' origine loro Orientale, non Celtica , e della 
loro dimora in Oriente, e non nel Settentrione . Due volte air 
anno egli dice che tale cerimonia facevafi dalli Veneti in ogni 
borgo ( i ) , e chi sa che tal ufo non fi mantenente tra effi anche 
dopo elTerfi allogati in Italia ? Le parole di Erodoto fembrano 
indicare che cosi ufaffero egli vivendo , e fé queft' autore vedeva 
la luce circa a quattro fecoli prima dell' Era corrente , in tal 
tempo erano feorfi de' fecoli tanti che quello popolo ii flava 
nella Venezia , e non ne parlarono due ancora che egli fu af- 
foggettato dalli Romani . Egli è perciò probabile che confervaf- 
fero li noftri ancora un tale coftume fotto di quefti , al più al- 
terato dalla diverfità delle circoftanze , e già vedemmo come gli 
autori Latini ebbero a rammemorare l'auiterità delle Venete Don- 
ne , le quali per ordinario mai tali non fono fé non che dove te- 
nute vengono in una certa riftrettezza , e dove gì' uomini le me- 
delìme non uguagliarono quafi del tutto alla loro condizione . 
I Romani non forzarono mai li popoli foggetti a lafciare le pro- 
prie ufanze, fé non in cali ftraordinarj , e particolari , perciò è 
credibile che anche una tale ufanza , come dico , fi mantenefle 
fempre ne' Veneti , elTendo difficile , che una Nazione perda del 
tutto i proprj ufi , almeno volendovi del tempo molto perchè 
ciò fucceda , e molto più quando non s'impiega la forza perchè 
ciò fucceda . 

Una prova che V ufanza fuddetta fi mantenelTe* nelli Veneti , 
e tuttavia la coftumalTero anche quando abbandonato il Conti- 
nente paffarono nelle Lagune , fembra che fi ricavi da certa fo- 
knne cerimonia che annualmente ufavano gli Avoli noftri nella 
Vigilia delia Fella , che viene alli due di Febbraro . In tal gior- 
no fi radunava nella Chiefa principale di ogtf ifola tutto il po- 
polo , e colà fi univano tutte le Donzelle già Spofe promette , 
veftite , e adornate con tutta quella pompa che fapeva ufare 
quell'età femplice . Mettavanfi in ifchiera da una parte del Tem- 
pio , mentre dall' altra erano difpofti li futuri Spolì , feguitati 
dalli parenti , e dagli amici , Ogni fanciulla teneva in mano una 
picciola CaÌTetta che chiamavano Arcella , entro alla quale fla- 
va il denaro , che formava la Dote di ognuna. La Chiefa era 
apparata, il Vefcovo celebrava Pontificalmente , faceva un Ser- 
mone adattato alla circoftanza ; poi unendo le coppie , colla be- 
Tomo IL G ne- 

( 2 ) Qua Henetos qui funt ex IL femel enim quotannts ifia fiehant l 
forici? audio uti per finguhs pagos .... 1. i. 



3G Saggio fopra i Veneti Primi. 

iicdizion Paftora'Ie terminava la Funzione . Ufcivano gli Sport 
accompagnati dalla turba , e con fuoni , e feda andavano alle 
proprie Cafe , dove fi terminava in allegria 1a giornata , e pare 
che ;Un tal dì foiìe affai fo.lenne tra gli Infulari .. Si racconta > 
<*}he -nel 940. circa , alcuni Pirati Iftriani , a* quali era nota queir 
•ufanza de* Veneti Secondi , e che tempre infunavano a quelli 
come ho detto , penetrarono di notte nelle Lagune , e fi nafeo- 
fero tra gl'alberi delle Ortaglie nell* ifola di Olivolo o Cartello 
vicina a Riako nella vigilia di cotal giorno feftivo ., e quando 
la mattina la Chiefa fu piena di popolo , sbuccarono d* improv- 
vifo, lanciandoli fopra Ja forprefa moltitudine, e involando Spo- 
le , ed Arcelle , e il Vefcovo fleffo con tutti quelli che non po- 
terono fuggire , o nafeonderfi . Trascinarono poi la preda alle lor 
Navi , dove dando mano a' remi fuggirono preftamente verfo le 
Lagune di Caorle . Scoili dalla forprefa gli Olivolani , e fparfa 
Ja nuova per le proiTìme ifole , lo fdegno , e la brama di ricu- 
perare li congiunti , e le parenti , animò ognuno ad imbarcarli , 
ed a feguire li rapitori. Foiiè per iftrada ingroffata la truppa dal- 
ia gioventù dell' altre Ifole lungo alle quali pailava , ebbero Isa 
forte di raggiungere li rapitori nell 8 Eftuario di Caprula , dove 
Q erano trattenuti per dividere la preda , e circondandoli ed af- 
falindoli con furia , pretto gli opprellero , li rnaffacrarono , e ri- 
cuperate le Vergini , e gì' altri , gittarono in mare li trucidati 
nemici , diedero fuoco alle lor Navi , e con tripudio , ed alle- 
gria ritornarono alle lor patrie . Parve cosi grande V avvenimen- 
to alla Nazione , che ne volle confervare perpetua memoria ifti- 
tiiendo la folennità delle Marie tanto celebre un tempo tra noi. 

Veggo da un Documento riportato nel Codice Trevisano del 
1142.(1) che il giorno della Purificazione fi foleva fare una 
folenne Proceffione affai pompofache prima andava alla Chiefa 
di Caflello , o di Olivolo , che vogliam dire , poi a quella di 
So Marco, dove la folita funzione de' Cerei terminata , il Prin- 
cipe fi univa alla Proceffione , e con effa fopra barche adornate 
paffava a S. Maria Formofa . Vien detto che gli abitatori di 
quefta Parrocchia più degl* altri fi foffero diftinti nel ricupero 
delle Spofe , e perciò alla lor Chiefa il Doge andava in quella 
giornata , come ora pure fi pratica . Si feieglievano ogn' anno 
alquante Figlie delle più viftofe , e quelle con tutta gala veùite 
nel Giovedì fuffeguente alla Purificazione montavano in barche 
adornate, e abbellite, e feguite da' nobili, e dal popolo andava- 
no in giro rapprefentando le rapite fpofe ; e la pietà non igno- 
ta , e affai comune in que* giorni , che noi diciamo ferrei , forfè 

diede 
( 1 ) Codex Trevif. ab Apofl. Ze- no Compilat. 






Parte Terza* 



51 



<iiede ad effe Ti nome ài Marie » Si può oiTervare nell' antico 
Storico Lorenzo de Monaci? , che da principio era quefta Fefta 
tutta divota , in ringraziamento dell' ottenuta vittoria, e folo in 
progretTo divenne porapofa a fegno , che la quantità deli' ero 9 e 
Mie g^mrne r egli dice , che fi impiegavano in ejja , moveva ad invi- 
dia tutti i vicini 0(1) Egli fcriile ne' tempi appunto che quefta 
Fefta ancor fuffifteva , cioè nel 1350. , e pochi anni prima che 
ella foiTe ioppreffa . Durava fei giorni con varie cerimonie , e 
ipettacoli , de' quali però ora altro non ci rimane che una confufa 
notizia , con fomma allegria di tutte l' ifole , e con uno {termi- 
nato concori© ài Foraftieri , che ci concorrevano da tutte te par» 
ti . Quefta fefta dall' Anonimo Annotatore della Cronaca Dan- 
dola e chiamata Ludi Mariani { z ) , ed effo pure dichiara , che 

G % era 



( 1 ) Hìfiroi ac Dalmatas Trigefti» 

2111 aucloribus . <> . . navalibus latro-' 

sìn'iis infeflantes .... voti fuentnt 

ludi quotannls in honorem B. Maria 

Virgin is y qui a pura Religione profe» 

ili pofl aliqua facula ufque ad no» 

Jiram atatem in tanta ami fe* gena» 

marum oftentatione-m profufijfimofum* 

ptu & pompa vantiate creverunf y 

ut concitarent ed odium vicinos pò» 

pulos jplendorem tanta magnitudini s 

invidia Juperante . . •■ . Bucante Te* 

tro Baduario q. Urfi dum effet con* 

fuetudo , qv.od fponte a novitiis def- 

ponjaretur in Eeclejia *..... ibi 

babere dotium promìffarum , Tergevi* 

ni bojtes . . . cum duabus Gcilais no» 

clu latente* intrarunt fen&tias , & 

fummo mane .... ultimo Janmrit 

irruentes in Ecctefiam ceperunt . . » 

Epifcopum, Clerum , Sponfas s domi» 

celasy dotes , & alios ibi e:<>ftentes • 

Dux babita notitìa bujus fceieris , 

immediate cum febolis alujque l^a- 

vigiis armatis infecutus pradone* , 

eos in aquis C aprularum debellavit * 

raptarum fpolias dividentes . . . re» 

dtit Venetias jecundo Februarii Isrc. 

L ur. Monac. p. 1$. . * . ^inn. 942, 

Li "ì^arentani molto andando in cor» 

fo robava Veneti ani . ... e Trieftu 

ni ujavano P arte piratica . . . . Et 

prefe tendo che in Venezia era una 

conjuttudine che tutte quelle Donne 

chi Je maridava quello anno h ve- 



gniva in eia Ciejta ,, & li el Vefco» 
vo con t Chierifi cantava una folen- 
m Me/fa y & lì era li Spoji e ilVef- 
covo tutto il popolo prefente fpofava 1 
quelle- tali * Et lì era tutte quelle 
dote de quelle . <► . »- Li Trìefiini ze» 
latamente ec. entrano con mina nel» 
laGiefia r, mazam> , ferivano , <l9* con** 
ducono & cum feco portano $1 Vef» 
covo , li Ckierifi & le Spofe , & le 
Donzelle , is» le Dote , i$» li altri 
vergognazando quelle carnalmente * 
El Dofe immediatamente con le Sebo* 
le , iy* con quelli de Malamoco e 
Chiofa ec. Et per tal vittoria fé or» 
dinato che ogn? anno in perpetuo in 
quel dì le faceffe XIL Marie ben or» 
dìnade Ì9 1 in ponto de veflimenti de 
feda iy* de zo}e . . . . e per terra 
e per canali andaffeno a perpetua me* 
morìa de quelle Donzelle Ì2* 7t<ivic& 
rteuperade ec* Cronica MSS. 1446* 
fuppofla Zancarola . 

( 2 ) Lud'u Marianìs quìbux Magna 
fucundhate populi & bonorìficentia ^ 
ac ma^nifeentia Urbis celebrabantur , 
in quibus ingens fumma nummos ex» 
pendebantur , concurrebatque Venetiìs 
ingens, numerus advenarum . Daban» 
tur auiem XÌU man. . . . ornatifftmS 
Cymbarum certatim a Tribubus cer» 
tatìm eontinuabaturque Ludus per fen 

dies . 

Adnoto ad Chron, Dand^ Re?» 

Ital. T, XII. 



$2 Saggio fopra i Veneti Primi. 

(tra affai magnifica « Nella Cronaca del Monailero di S* Salva- 
tore fi può offervare , che ci entrava anche la Regata y e da al- 
tre Cronache Tappiamo che fi fpendeva air eccello nell' adornare 
3e Marie che erano al numero di dodici , ridotte poi a quattro 
nel J271. indotto alle quale oltre le gk je pf ivate , fi mettevano 
anche di quelle dei pubblico 1 eforo, e venivano accolte nel Pa>- 
lazzo del Doge, ed erano trattate dalle nobili Famiglie , ad al- 
cuna delle quali toccava ogn' anno una tale funzione, come fi ve-- 
de anche dal fuddtrto Cronico Grazia ( 1 ) , dal quale rileviamo 
pure che la nazione era tarata per una tale iolennità , e che la 
contribuzione non era lieve , poiché il Monaco con ira riporta 
la Tua tangente di queir anno . il Zanetti 5 ed il Senatore Fla- 
minio Cornaro pubblicarono un Poema di certo Pace da Foroju- 
lio del fecolo XIV. il quale deferive quefta Fetta , e dal quale 
fi nomina pure la Regata ed il Bucintoro (opra il quak montava 
in tale incontro il Doge ( 2 ) . Abbiamo anche varie antiche 
Leggi fatte per regolarne la pompa, e la difpofizione del 1 145.9 
e 1272. riferite da Flaminio Cornaro , come pure dei 2283. dai 
Zanetti , che ricorda il bucintoro , e le Barche Piatte o Peate 
mede in addobbo , e che accorrevano alla ripa della Piazza, ( 3 ) . 
In quei giorno in fornirà Dati non mancano per comprendere r 
che degli antichi Veneziani fu quefta una delle pie celebri Feflf- 
ve pompe che ufaiTero (a) , e dir bifogna , che il ratto delle 
Spofe Olivolenil aveffe fortemente fcofTa la fantafia delli fud* 
detti , fé avendole ricuperate vollero così folennemenre fefteggiar- 



( i ) Eo- anno ite xi.FehruarU i)ì~ 
fìmus Regatam . .- . <Annó 1 3 ^7. de 
Menfe Febru-trìi fuerunt Mart<e in Cha 
Membo farcito Oe/pbino, Eo anno dieì 
Mercuriì foivi prò Fefto Mariarum Do* 
fhinis extraordittariis , prò ertili itrtat io* 
ne nojiratum Vofftffionum , quód exti- 
mumefi ->8 00. tifa ad grojfai . xi.. 
cum d mi dio e. librar . CLxxv.Joiidof , 
Isr propina xv 1 n. Dvcatoriim , quos 
non foivi ad t empiti, istfte noia gaudi um 
quod babeó protetti Fello . Gritìa ,£.80. 

( 2 ) Tulcbfior m Vortti Domino fa* 
bricuta Bucentaurum 

gemine pupp'ìs adefi , rotore ft*S 
ta levi 

sApta Oucis fades amo Delatur 

Terma^naiue t>*r*ns, gemina? tutte 
éequore pappa 



ne 

Tercurrunr , poptum previa munii* 

bahet . 
17; Jole: in carfu fieri certamen e'* 

quorum 

Cam longì curfus > premia micio? 
babet ec. 

Pax Foriiv. Flam. Corri. Eccl. Verr. 
($') *Anno 1283. capta fùit Tars , 
qtiod aliquid qui babeat Maria* , non 
audeat cum Plato tran/ire columnas 
quod funt fupra canali .... nifi prius 
D. Duti intr averti Bucentaurum» 
Orȣ. dell' Arti . 
(a) Ebbe fofpetto il Zanetti che 
1* ifrituzione della Fefta delife Mane 
defle Origine alle Corfe Acquatiche 
o ria alle notti e Regate . Potrebbe;. 
ro anche efìere più vecchie. C'era- 
no un tempo alcuni giorni dell' an- 
no, ne' quJi ft facevano. Il Fofcaf 
nni riporta ,un Documento antica 

dal 



Farle Terza. 



5i 



ne la memoria . La caufa poi di tale folennftà j , cioè il modo 
antico di fpofare le Giovani che abbiamo accennato 3 ben fi ve- 
de che molta fomiglianza conferva con il più antico cortame at- 
tribuito da Erodoto alti Veneti primi , folo modificato per av- 
ventura , e ne' tempi Romani per gli apprefì coftumi di quefti ,. 

e più 



dal quale fi rileva , che nel giorno 1 
di S. Paolo le ne faceva una con 
Navigli affai groffi , perchè aveva- 
no cinquanta remi per uno. ( Lert. 
Venez. p. 217. ) Forfè quefta Rega- 
ta precedeva alla Feda delle Marie. 
11 Croni (la di 5.* Salvatore dice di& 
su Vehruarii virimi* s Kegatam: pa- 
re pertanto che pur in tal giorno' 
fé ne facefle un* altra , e che ogni 
Parrocchia vi mandaffe delle barche 
proprie, poiché Parrocchia era S. Sal- 
vatore . Le Marie fi fei egli e vano 
dalle più b 11-3 , e probabil men- 
te faranno (late ben faflofe quel- 
le alle quali toccava una tal di- 
(finzione. Un mifto per quanto ap- 
pare di pompa , di gozzoviglia , e 
di divozione era qirefta Feda , poi- 
ché nel Poema fuddetto fi dice che 
fopra Barche magnificamente ador- 



Marìas l 
^on oculos fati at forma decora D&a » 
Fot/nino- praterea fefiivo- plurima 

c'ultu 
1%orì mirias afpì'cìarrt quarti fimula^ 

era Dea , 
jludet in hos facro? eoctus fua ti* 

la Cupido 
Spargere , flammigeras & V&nus 

ipfa faces e e. 
Il Tripudio era univerfale in tut- 
te le piazze , e in tutte Le Cafe , 
angolo non e' era dove fpettacoli , 
allegria non ci foffe : in fomma 
una parte di Genna jo , e di Febbra- 
io era tempo di foilazzo in Vene- 
aia . Abbiamo alcune Leggi fatte 
per rimediare a II 1 difordini che fo* 
gìiono nafcerefciripre in tal? occafio- 
nr 3 dove il pooolo che fermenta non 
conofee più freno . Quella g'<à ri- 



nate fi conduceva l'immagine di N. cordata del IJ49> proibisce il Jan 



Donna ; e fi sa da altri Documenti 
che il Vefcovo y e il Pievano di S. 
Maria Fu r moia avevano da occu- 
parfi molto in quel giorno ; ed una 
Legge del 1349. dice fchiettamente 
che gli amichi aveano per divozio- 
ne alla Vergine ordinala quella Fe- 
ria . Tutte le Donne poi della Cit- 
tà erano Vifibifi in q ie' giorni , a- 
do nate tutte con fo n ma ricchezza , 
per cui dice il vecchio nominato Poe- 
ta che -Amore facea Tua gè in m-z- 
zo a quella iarra pompa . 

Vrinciviù linqnunt cunèla nava/ia 
puppes 

Occupai irtrtuneros pìehs numero- 
la tates 

Qua fimu/acra ferant facra predo* 
Ja Marne 

Ex rrunt T^aves pela tapeta pa- 
re* ec. 

xAjpitìUnt cunftas auro gemmijquz 



ciarli delle rape > ed altre cofe nel 
capo , come avevano bizzarria dì 
fare in qUe* giórni tumultuofi . Curn 
Feftó Mariarum > ella dice , ordina- 
tum fueri: ad Dei reverentia/n ì&> 
B, Marta Firg, {^ prò devotione y 
{$* confolatìom t otiti i Terra , iy> prò» 
vtdendum fit , ut ceffantibu-s quibuf* 
dam inboneffit ec, . .... nullus ali- 
de tt prolicere rapai feu ali quid attui 
per quod pojjtt fier: ojfenfio ve/ la* 
fio ec. Lo flelìo nominalo Poeta ri- 
tua ca^a 1' uni verta le tumulto che 
agi-ava 1, N^ione in que* giorni, 

Varve-mt ad me?am Clajfis : convì» 
via ( fic ) pafeua 

Tu 'te prabet vdr.'as candida meti~ 
fa daPes, 

Tojì epuìas ludos ìneunt : fan gau» 
dia turba 

7Ìui/a ùomus ludis , nulla platea 
vacat ec. 



54 Saggio fopra i Veneti Primi • 

e più ancora probabilmente quando introdottali nel Mondo la 
vera Religione , quefìa fu abbracciata dalli Veneti , innanzi allo 
fcioglimento dei Romano Impero ► La Fefta delle Marie durò co- 
lante fino al 1380. quando fu fofpefa ( 1 ) per la pericolofa 
guerra de' Genovefi penetrati fino dentro le Lagune , e ciò par- 
ve una grande difgrazia . Dopo non più fu rimeiTa , io credo per 
la troppa fpefa , che portava , alla quale non poteva più affog- 
gettarfi la Nazione già ridotta efaufta . 

E delle Infegne Ducali , e delle cerimonie che nelle cofe al 
Principe attinenti fi fogliono ufare , comunemente T origine fi 
fuol ripetere da Coftantinopoli » Ed è vero in molte , ma non 
forfè in tutte . Perchè non poiTono gì* Infulari aver tolto molte 
cofe dalli Romani Maturati fotto i quali vivevano prima nel 
Continente , e dalie Decurionali Magiftrature che nelle loro Cit- 
tà e fifle vano ? Negli autori che di tali cofe trattarono ( 2 ) veder 
polliamo che e Fafci , e Porpora , ed altri diftintivi adornamen- 
ti polTedevano quelle , e perciò non avevano da copiare tutto 
in Coftantinopoli . Ebbero certamente gi' Infulari le proprie Ma- 
giftrature fino da principio, alle quali non diedero un nomeGre* 
co , ma Romano , cioè quello ài Tribuni , ed a quefti ancora 
poiTono aver appropriate le Infegne che nel Continente ufavano 
i Prefidi ,. Decurioni ec. , che ne' tempi delli Tribuni noftri an- 
cora elidevano, non ancora fopprelTi dalli Greci , o alterati, co- 
me avvenne dopo che quelli dall' Italia Scacciarono i Goti . E 
tali Infegne, e diftintivi , poiTono in feguito averle riunite nella 
fola perfona del Doge , come nella fola perfona di quello tras- 
fufero la poteftà de' Tribuni , e delli Maeìtri de* Militi . Quan- 
do però verfo Coftantinopoli fi rivolfero più attentamente a cau- 
fa del traffico , e delle nuove politiche circoitenze nelle quali il 
trovarono dopo il deperimento de' Greci , e T entrata prima de* 
Longobardi, poi de* Franchi in Italia* e che i Greci medefimi co* 
minciarono a profondere su d 3 elfi grazie e favori per il bi fogno , 
che ne avevano, Hyperteno intitolando il loro Patriarca, Hypato , 
Trotofpatario ec. il loro Doge , allora poterono alterare aitai le 
secchie ufanze, ed afTumere con i titoli, anche molle delle Gre- 
che Infegne anneffe a tali Dignità. 

Il cofir^ne che io credo confervarfi ancora folo tra li Vene* 
ziani , di adornare la Porta del Ducal Palagio con bende , e 
ghirlande di Alloro che fi mutano ogrV anno , e i\ mettono an- 
che intorno alla Ducal Cappella in S* Marco dove il Doge afcol- 

ta 

(1) .Anno 1580. die Jovh xxvt. ChronJc. Grafia, p. j<v 
Januarìi non fuerunt data Maria , fed (2) V. Pancirol. Not. Imp. 

•rdinatum infingul'u Ecciefùs Trocejfte . 



Parte Terza. 



SS 



ta gli Uffiq Sacri , cofturne egli è puro Romano . Si può ofTer- 
vare che la fteffa cofa fi pratica in tutto lo Stato Veneto , e 
in Italia , ed oltre mare , dove li Pretori delle Città e Terre , 
tengono adornata la Porta Principale con Fedoni di Lauro , e 
tal cofa dinota tri noi , Pubblica Refidenza di Magiiìrato . Ora 
lappiamo che tra Romani era lo fletto , e che il Palagio de 4 
Cefari (i) tali Infegne inoltrava, e il Lauro delli Faici , come 
dice Plinio , era il decoro ; e il Lauro agli Imperatori , ed a* 
Pubblici Luoghi, ed alle Pubbliche Pompe (2), dove c'entrava 
il Principe, o cofa alla Repubblica fpettante, era deftinato . Ed 
a tal propofito poffiamo ancora offervare , che quelle Fabbriche 
da noi Scuole Grandi chiamate, che Pubbliche fono benché facre , 
tifano appendere alle Porte tali fedoni di Alloro , e nelle Pro- 
ceflìoni portare certi grandi Doppieri d' Argento che appoggiano 
fopra un lungo manico di legno , e terminano in un catino cir- 
condato da una Corona dorata entro alla quale fta il Cereo , 
adornati ancor elfi con rami di Lauro intralciati infieme . Quefti 
doppieri noi li chiamiamo u4fte , e così fi adornano folo nelle 
Fede di allegra ricordanzaTo per vittorie , o per folennizzare la 
memoria de' Santi Padroni della Nazione , come S. Marco , e Se 
Teodoro, in occafione delle quali vanno a S. Marco le Procef- 
{ioni , e il Doge feende a incontrarle in quella Chiefa . Sopra 
T afte appunto , e le piche ufavano mettere i Romani il Lauro 
nelli trionfi ( 3 ) . Nel feguito del Doge quando tkt in Pubblico 
tra T altre cofe fi porta un Cereo fopra un Doppiere , ed una 
Sedia con ricco cofeino . La Sedia tiene qualche fomiglianza con 
le Curulli Romane , dalli Confoli, ed altri ufateein Roma , e nelle 
Provincie, ed era fegno diftintivo del loro potere . Sappiamo dalla 
Notizia dell'Impero Occidentale , che tra l'altre cofe che entravano nel 
corteggio delli Magiftrati , c'erano anche li Doppieri accefi , già fi- 
no dalli tempi più rimoti, le fiacole , ed i lumi eiTendofi riguar- 
dati , come legnali di rifpetto, e di religione -, (*) e vedemmo 

nella 

( 1) Cur tumen appofita velatut ja- (a) Abbiamo veduto di fopra che 
ma Lauro? ci fu un tempo nel quale le mede- 

Cingìt Ò* tAuguftas ^Arbor opaca (ime Ducali Infegne fi pretefe che 
Fores? non prima dell' epoca di Federico 

Vtque viretfemperlawus >necfron* foiTero tra noi ufate. Come errore 
de caduca ci fu in tal cofa certamente , così 

Carpitut ; aternum fic habet Illa errore ci potrebbe pur etfere nel ere- 
decus* derle tutte imitazioni o concezioni 

Ovid. Trift. 1. ?. de' Greci . Nel Funerale de' Dogi c° 

(a) Fajces Imperatorum Laurus de» entra qualche ufo Romano ancora , 
corat . Plin. come quello di fare la (tatua di ce- 

(3) Et laureata popuforum mul- ra fimile al morto , di tenerlo ef- 
tìtudine. Herod. 1. 8. pollo alcuni giorni , guardato da pri* 

ma* 



<6 Saggio lòpra ì Veneti Primi, 

i.eila Cronaca Sagorniana , che già -lino dal 800. la fedfa , e lo 
icettro ufavano li Dogi . Anche moti? altre particolari ufanze dei 
Veneti Secondi fenza pero dare negli eflremi , e ^oiìfervando uni 
pjufto mezzo, non dalli Greci , ma dall' origine prima Romana 
ù potrebbono dedurre . Soleva per efempio 1' antichità imporre 
un nome proprio aili Navigli , come ora pure fuol farfì , e que- 
llo derivava , o della Deità ,' o da altra cofa che era dipinta o 
feoipita nella prora o puppa dei vafcello . Trisre Vittoria , Tried- 
re Capricorno , e limili fi dicevano le Navi che (lavano nel Por- 
to di Ravenna (1 ), e Nave Cafiorre (2) era detta quella che 
S. Paolo conduceva a Roma . E fé più alto voglia m f ali re , for- 
fè la fola che Giove in Toro sfigurato rapifTe Europa , derivò 
dall' infegna del Naviglio Fenicio, che involò quella PrincipetTa « 
Anche Virgilio «nella fquadra di Enea ( 3.) -deferire li navigli 

che 



.roarj foggetti ee. fìmìli cerimonie 
.ufandofi ancora nelli Funerali degli 
imperatori o Si può oCTervare anco- 
ra , che ne* giorni feftivr ufano le 
fanciulle del popolo unirli a trup- 
pa , e ballare Donne fole al fuono 
ili un Cembalo battuto da una della 
«Compagnia. Quefto ingrato (frumen- 
to conta un'antichità rimota, ed eb- 
be origine in Ada appunto tra i 
Frigi , e dall' Oriente lo tolfero gì* 
Itali antichi . 

Cybelles Tbry/Ja ad vernerà Dea 

VbiCymbahtm fonat vox, ubiTym- 
pana rebcar.t , 

Tybicen ubi canitTbrix , curvo gra- 
ve calamo, 

Catul. 48, 

Chi sa che mai diftratti li Vene- 
ù nelli lor coftumi non abbiano dal- 
la prodi ma Terraferma portato feco 
l'ufo di queRo iftrumento, ora qwa- 
lì ignoto nel rimanente d' Italia fuor- 
ché a' Cantimbanchi che vanno in 
giro . Vidi ballare nel Regno , uo- 
mini , e donne al fuono di Nacche- 
re , ma di Cembali non mar • Non 
fono anni tanti che andò in difufo 
-una forta di mafehera che portava- 
: o il dì di S. Martino , e bizzarra- 
mente chiamavano S. Martino. Una 
vefte bianca copriva il mafeherato, 
gli orli o frangie della quale erano 



tutte di fonagli , e campanelli for-' 
nite. La vette alle volte era a va- 
r) colori , e la mafehera aveva in 
mano una nacchera e la batteva 9 
cantando certa nenia, nella quale e* 
entrava anche S. Martino . Si sa 
che i bagordi di quel giorno un 
avanzo fono de' Baccanali eftirpati 
dal Criftianefimo . E negli ifrepitofì 
Baccanali li fonagli , i campanelli, 
le nacchere c'entravano molto,. Il 
Cembalo 1* ufano molto nella frate 
le Donne quando vanno per V ac- 
qua a follazzo in battello . Un fo- 
lo uomo lo dirige a lenta voga ; 
una Donna pefta lo linimento r5 
un' altra canta . Si ridarà con ra- 
gione di cofe tanto picciole , pure 
potfbno fervire a dare agli Ttranieri 
una qualche idea de' vecchj noflri 
coftumi affatto diverfi da quelli dì 
tutti gì* altri Italiani , come in par- 
te ancora lo fono. 

(1) Vid. P. Oderici. Ciafs, Ra- 
venn. monument. 

(2) Cui infinge erat Caflerum. 
At>. 25?. u. 

( 3 ) Tri ma te net rofiro Frigi** fub- 

junfìa Leone* . 
Ma/ficus arata princepsfecat <equora 

Tigrim . 
Ingentem retnis Ctntaurum prom$» 

vet iile* U 4. 



Parte Tessa*. 



57 



«che un Centauro, un Leone , una Tigre falla prova tenevano fcol- 
piti , e già ipeflb ne' rollìi delle Triremi tali figure s s incontra- 
no , e ne* baili rilievi , e nelle medaglie , come pure nelle pit- 
ture di Ercolano • Ora fi offervi come tra le genti tutte di 
Europa che battono il mare , la noftra fola T ufo mantiene di 
terminare la prua delle Navi , fpecialrnente da guerra , con una 
tefta di Leone -con curvo collo -, e nelle mercanriii ora con una 
Sirena , ora con altro mafeherone a capriccio . Anche quelle bar- 
che fluviatili , che feorrono la Brenta -, Sarchielli .dette volgar- 
mente , mantengono così vecchia ufanza , fulla punta della prua 
avendo ora una Colomba, ora una Serpe , ora un Cigno , coftu* 
me che non fi vede negl'altri fluviatili navigli altrove ufati. 

E' l'Arti ancora debbono i Veneti Secondi aver feco condotto 
in Laguna che prima erano tra li medefimi in fiore nel Conti- 
nente , molte confervandone «ffi forfè -, che altrove fi eftinfero 
per T ingiurie de' Barbari . Quel maftico che noi diciamo Terraz- 
zo , e di cui li pavimenti deile flanze ufiamo fare, che riefeono 
tanto politi , e falubri , era in fommo ufo pretto i Promani . 
Gl'altri Italiani aflbggettati alli Barbari , e irrugginiti da quelli , 
ne perdettero Tufo, come perdettero Tufo fleiTo de' cognomi fe- 
condo l'oflervazione del Maffei , e del Fofcarini confervatofi fo- 
lo nelli Veneziani . Plinio , e Vitruvio Icrivono che fopra le 
travature appunto ftendevano i Romani il loro terrazzo -, detto 
da effi Pavimenta contignata in tal caio, per diftinguerlo da quel- 
lo che ferviva alle volte di tetto alle Cafe , Subdialia chiama- 
to, da [ab Diti) o Sub Calo. Formava!! con faffi , e calce ( i), 
fi induriva co' battitoi , ed in allora rnàm novnm fi diceva , e 
raàus redivivum , le in luogo di fallì entravano nel maftico pez- 
zi o rottami di cotto . Noi ora il primo diciamo JMarmorino 9 
Terrazzo femplicemente , o Terrazzo rojjb il fecondo . Ungevano 
la fuperfizie con olio di lino, in fomma facevano come noi pure 
facciamo , e quella antica manifattura Romana , come dico , fi 
conferve in ufo folo tra noi , perchè con noi mai non fi mefcola- 
rono Barbari. Se così fu di quella Arte , può lo fletto effere flato 
anche di rrolt 5 altre , almeno delle più neceflarie . Meriterebbe 
forfè a tal propofito edere offervata la particolar foggia di fab- 
bricare in quell'acque, poiché certo il rialzo delle paludi , o delle 
Tumbe , fino da' principi fu coftumato , e chi sa che non fia 
fiata una continuazione di quanto ufavafi già fare in Ravenna 3 
Tomo IL H e in 

( < ) Crebìter pulfatìone folìdetur . . . . portarì darìtìa quidam marmorea ec* 

ex calce & o/eo tinaceo fubacla ... V. Leo. Albert. & Plìn. I ZQ* U 

& cruftis ifiiufmodi conjtat fi lotura Vitruv. I 7» G« *• 
calci* «fpergatur oleo Imm , w- 



58 Saggio fopra i Veneti Frinii. 

e in Aitino anteriormente all' epoca delti Secondi Veneti . Così 
pure la particolar foggia di formare li ferbatoj dell' acqua pio- 
vana , di difenderli dalla falla , di purificarne la prima , di far 
che fempre fi confervi fana , potabile, e tanto buona che non ce- 
de alle migliori fonti del Continente , merita a mio credere che 
uomo pratico nell'erudizione , e nell'arti vi impieghi il fuo tem- 
po , e la fua attenzione . Si fpera , che V erudito S\g. Teman- 
za vorrà efìendere le fu e dotte ricerche intorno all' antichità di 
quefi? arte tra noi , egli che cosi bene impiegoìle m tutto ciò , 
che 1' Arti antiche , e 1' antica Storia nofìra dimanda in al- 
tri argomenti . Io quafi credo , che non dalla necciTirà , e dal* 
le locali circoflanze fatti induiìriofi gì' Avoli noflri , abbia- 
no trovata la maniera di raccogliere , e mantenere 1' acque, 
del Cielo 9 ma abbiano forfè anche in ciò continuato ad ufare\ 
ciocché in Ravenna 5 in Aitino , e in altri luoghi delle Lagune 
coltumavail . Vedemmo che abitazion d' uomini ., e coltura intor- 
no agli Efluarj ci fu fempre , per cui fi può credere che gli abi- 
tanti abbiano anche in antico procurato di correggere alli difetti 
locali del loro paefe . Gli antichi che in molte cofe avevano più 
buon fenfo di noi, fé giudicar vogliamo fenza paffione , procura- 
vano anfiofamente di provvedere le Città d' acque buone , e da 
ciò ne venne la difpendiofa coftruzione degli Acquedotti per pren- 
dere e condurre dà qualunque , e da grande diftanza le medefi- 
me . Sapevano bene che dopo 1* aria che fi refpira , V acqua è una 
delle cofe più neceflarie alla falute , e delle più fatali a quefta 
dove buona e pura non fia . Sino i Soldati dovevano nelle mar- 
cie portar feco dell'aceto, per correggere 1' acqua impura , e per- 
ciò potrebbe darli che i Veneti in Aitino, gli abitanti di Raven* 
na , e tutti gì' altri che vivevano per gì' Efluarj 1' ufo avellerò 
delle cifteme pluviatili anche in antico , e prima che in quelli 
Eftuarj maggior copia di abitatori fi raccoglieffe per formare la 
Società de' Veneti Secondi . E' vero che Aitino avea vicina una 
grolla fiumara , i Vici e le Borgate del margine diverfi numi ave- 
vano pure vicini , e un groiTo ramo del Pò feendeva a Ravenna ; 
ma conviene efaminare fé 1' acque di tali fiumi foffero potabili . 
Io veggo che in queft' ultima 1' acque buone erano affai confide- 
rate, poiché Marziale fcherzando dice che una Cifterna defidera- 
va poffedere in Ravenna , in luogo di una Vigna , mentre più 
cara avrebbe venduta l'acqua del vino (j) ; ed anche Sidonio A- 
pollinare par che accenni tal cofa (2) . Di fatto Ravenna do- 
yea ricevere troppo lezzofe 1' acque del Pò che feendevano fino 

ad 

(1) Sìt mìhiCìflerna quam vìve et Cum pofftmmtrho vendere pìurìs <tqu<tm % 
malo Kaienna , (2) In medio undarum fu'ubatnus . 



Parte Terza. 



W 



$d ella , e failu&inefe ancora ne' crefcenti del mare , e Raven- 
na tanto ricca / florida , e popolata iti allora , dovea perciò prò- 
vederti in altro modo d* acque buone , e con Acquedotti , e con 
Cifterne ancora, quelli non badando per V intiero bifogno (a) • 
Così Aitino era pofto vicino ad un fiume fempre ripieno <T ac- 
qua torbida , e che nelT ora del fluffo falmaftra dovea pur fard 
fmo a certa diiianza , e perciò forfè anche in Aitino ufavano rac- 
cogliere V acqua pluviatiie e iìiànreneria . Qu£&d& poi i VCSCÌI 
vennero a (tuolo neU'Eftuario a ricovero, e nei centro di quefto 
iòpra i lidi , e Y ifole fi pofero , fé dopo che i Barbari ebbero 
fiffato il piede tutt' air intorno nel Continente vicino avellerò do- 
vuto fempre per bere fervirfi de' fiumi vegnenti da quello a met- 
ter fine nella Laguna , tal cofa forfè di fturbo , e imbarazzo non 
iblo , ma pericolo ancora avrebbe tal volta ad ehi portato . Lo 
ipazio non breve che c'era tra molt* ifole , ip le foci de' fiumi , 1* 
aver a falire buon tratto su per V alveo di quelli per trovar ac- 
qua intieramente priva di falfedine , V inimicizia che fovente pall- 
iava tra gì* Infulari e que' del Continente, cofe fon tutte che fof- 
pettar mi fanno abbiano fino da loro principj penfato i Vene~ 
ziani a provvederfi d'acque dolci , almeno que* dell' ifole più di- 
ttanti da terra e dalli fiumi , con ferbatoj e cifterne nell' ifole 
fiefle coftrutte , perchè di tali cofe cognizione , e pratica aveva- 
no , ad elfi tramandata da* loro Maggiori , i quali abitavano in par- 
te TEftuario fino da' tempi più lontani, come accennai altrove . (£) 

H z Ter- 

(a) Oggidì pure in Ravenna fi 
ulano le Cifterne per confermare 1' 



acque pluviatili , e la (teff a cofa fi 
la pure in Comacchìo. 

(b) Queft' Ifole, e quefti lidi non 
fono "totalmente privi d' acque for- 
genti, potabili , e perenni * Ne elì- 
dono dì quefti fonti in motti luoghi 
della Laguna , e di Venezia. Nien- 
te di urano però in tutto quefto , 
poiché l'acque filtrano a fomma di- 
ftanza dal punto dove fi partono a 
quello dove riforgono , fé trovano 
facilità negli (Irati della Terra per 
cui feorrono . Né ferve fempre de- 
durre da' monti 1' origine delle for- 
genti al piano , poiché po(fono alle 
volte derivar queftedall'acque (lette 
de' 6umi che corrono in un terreno 
elevato affai rifpetto ad un altro di- 
ttante ma più baffo , frappando ef- 
fe lotteria nel letto del fiume, par- 



ticolarmente fé quefto letto fia di 
ghìaja e rena formato . Così dalla 
Piave per efempio che dentro terra 
fopra Trevifo corre in un livello 
tanto più alto di quello della lagu- 
na noftra, poflfono fcappare de' ri voli 
fotterranei i quali rimontano poi qui 
alla fuperficie in qualche luogo. Pa- 
re che il fondo della Laguna ila in 
più luoghi compofto di uno (Irato 
aigillofo , bianco , e durìffimó, pia 
o meno grotto, da noi dette Caran- 
to . Egli fi trova fepo'co ora p ; iV 
ora meno, fatto "il fango e la fat>- 
bia in divertì luoghi della Laguna , 
e lo lì vede ancori n : Ila vicmh Ter- 
raferma a fei, a dieci, a dodici pie- 
di fot terra . Non so fé i! fondo del 
Cratere cne forma queft'E'tuario fia 
da per tutto egualmente coperto da 
quefto «rato che come dico fi eften. 



de dentro anche al Contraente. Noi* 

fa- 



6o Saggio fòpra i, Veneti Primi* 

Termineremo quello Gap o con qualche congettura io pt a 1' an- 
tico linguaggio de' Veneti Primi , congettura però anche quella 
come l'altre tutte fin' ora avanzate ^ poiché niente di certo pof- 
fiamo fapere in tal proposto, nulla la Storia dicendo , né trac- 
eie, a noi porgendo onde fapere con certezza una tal cofa . 
lìrìzud. Si può /blamente fofpettare che Greca > o molto alla Greca 
folte ornile la favella di quella gente , innanzi che ufaffe il La- 
tino , poiché tal lingua probabilmente ella parlava colà in Afia ? 
prima ài emigrare in Europa , e perciò feco dovette condurla e 
diffonderla nella Venezia quando in efìa venne a llabilirfi . I po- 
poli dell' Alla Minore fembra che non diverfamente , negli anti* 
chi tempi 3 parlaffero da' Greci loro vicini , almeno quelli che ver^ 
lo r Egeo e l'Eufino tì {lavano , ed abitavano le code e Tlfole 
di quelli due mari che. bagnavano anche le fpiagge della Grecia « 
La Favola, e la Storia ci mollrano di fatto ne ' giorni lontani r 
continui palTaggi .., andate, e ritorni di R.e , di Eroi , dì Colonie 
reciproche dall' ifole e da' lidi Afiatici , ali' ifole e ipiagge Gre- 
che , T une all' altre profiline , e da breve mare divife . Omero 
nell'Epoca Trojana , fembra indicare che non molta differenza ci 
foffe tra il linguaggio de' Frigj , Meonj , e fimili , e quello de ? 
Greci , come non c'era molta diverfìta tra i coturni , e Tufan* 
ze degi Uni , e degl'altri; e li Veneti Parlagonj, non elfendo cer- 
tamente divertì : da< quelli , divertì non potevano eilere nella fa- 
vella, nemmeno da quelli . Il Poeta per verità i nomi delie cofe , 
e degl' Eroi attinenti a' Baflagonj , Greci intieramente li nota r 
come Pilemene , Ci toro , C ancori] , . Lencofiri y Partenza y Eritree ec 
Ghe li Frigj parlaffero un linguaggio- non diverfo da queilo de' 
Greci , fembra anche dirlo un- palio dello fteffo Piatone (i) , fui 
quale io credo fi fondalTe il Gori , per dire in certa fu a Opera , 
che fi affomigliavano affatto le lingue di quelli due popoli (2)» 
Ne a tempi della guerra Trojana fé eravi tale fomiglianza tra eiìì,. 

mol- 

farebbe egli per avventura V antico la di S, Griflofólo , vicino * S. GU 

fonda del mare quando quelli arri- rolamo dentio 1 in Città, alle Vigno- 

vava (irò a' monti ? Qualche pezzo- le, nella Fortezza di Gbioggia , in». 

fembra fòrmatoda uno fcioglimento raolti altri luoghi trovatili tali for» 

di varj corpj , ed eifere un mulo di give . 

vegetabili e animabili > eoe di an- (1) Vocabulum vóp .... Vhry* 

fiche fpoglie di quefti- puxreLtte « ges pauJIulum- dedìnatum pronun- 

Sotto di elio feonono prubab Imen- tiant . . . . & a/ia* compiuta voca- 

te i filoni d'acq'ua pota b le, vegnen- bu.a . . . nos a barbaris quibufdatrk 

ti dali'altoTrevifano 3 Pa ovanoec. ilia jufcepìjle ; Junt uùm nob'ts ami- 

che frappano fuori dove l' acciJente qutores barbari, 

o l'arte viene a romperlo in que* li- Plato n Cr^fyro. 

tt dove paffano ciecamente que(i*ac- (2) Vbvygìa lingua eftGraca . Go* 

que per perderti nel mare . Neil* Ifo. ri Cairn, JEÌnruic. 



Parte Terza o* 61 

Tiioito più ella vi dovea effere anteriormente , e quando ancor» 
in Afia lì itavano i Veneti; poiché più alto, che fi ■ fale- , e me- 
no diffomiglianza cbovieaJ effervi in ogni cofa tra le nazioni. Sap- 
piamo poi che i Greci dall' Afia fteffa e dall' Egitto ripetono i? 
origine, e che Y antica e primitiva loro favella mai fi diftingus 
da quella degi' Orientali , come lo provano alcuni pochi moni:* 
menti ri ma ili , che alle più rimote età della Grecia appartengono ; 
e fembra poi ftrano che Omero abbia voluto Grecheggiare tutti 
i nomi e tutte le cofe che Greche non erano ,.. a'Paflagonj, agl'- 
altri appartenente , ed abbia voluto alle volte tradurli così per- 
fettamente in Greco, che niente più confervino della propria iin^ 
gua ( 1 .),. 

Comunque fia, le varie genti che verniero a fiabiiirfl in Italia y 
lafciarono di fefteffe e de' loro linguaggi fovente una traccia ne' 
nomi de' monti, fiumi, od altro attinenti alle contrade dove abU 
tarono effe,, prima di andar foggette a' Romani-, e perc'ò Galli- 
ci nomi trovanfi- nell'Italia Tranfpadana , Orientali nell'Umbria, 
ed Etruria , e Greci nell'Italia Meridionale .Se di qnefti pertan* 
to ne troviamo- nell'antica- Venezia-, fembra che il vecchio popo- 
lo in effa rifiato cotal linguaggio ufaffe in prima , tali effondo 
quelli de' Monti Euganei , come Apono , Elisaone , OrtonezànUrì al- 
trove ricordati ( 2) , e qiielli delle antiche Città rammentate da Pli- 
nio -,. che fiavano verfo limare eilTimavo, Pellaom ', Palfaiinm ec 
in que' fiti appunto dove forfè più preeifa mente fi pò fero i Ve- 
neti d& principia, ed i Frigj ancora , e Pelafghi , più indentro 
ftando Etru ferii , ed Umbri , Lo fteffo Plinio ci conferve memo* 
ria del nome che i Veneti davano a certa pianta buona per ma- 
li di reni e di fianco # Cotónea? detta da effi, mentre i vicini Gal^ 
li la dicevano Hulo , il qual nome dalli Commentatori dello ftef- 
fo fi vuol Greco , da ToxoTiiu. hotÒz 7 derivalo , che acerbo ed ama* 
ro y rifuona . 

Se ammettere fi può Y opinione del Maffei (3) , che le odierne 
pronunzie Italiane derivate fiano dalla varia foggia di pronunzia- 
re il Latino , e. qu fra diverfità abbia avuto origine dalle lingue 
che prima della Latina le genti Italiche tifavano (cofa che fem- 
bra per verità affai probabile ) F odierno accento o pronunzia de' 
Veneziani , potrebbe aneft' effò feoprirci quàl foffé T'amica lingua 
de' Veneti anteriormente alla Latina' . Io credo che fé un popolo 
diffamo intieramente non fia , e non refli diiperfo , e feparato 
in mezzo ad altro popola di elfo più numerofo 3 e grande , affai 

diiE*» 

(1) Ved.Mém. de TÀcad. desili- (2) Vedi Tomo primo, 
ftriptionsv (j) Ver. 111.. Li» 



6 2 Saggio iopra i Veneti Primi. 

difficilmente perda per intiero la natia p ronunzia 3 benché alt.. 
e perda alle volte il proprio linguaggio. 

In qualunque maniera fia nata la molti plicità delle favelle co- 
là ne* piani di Babel, fia originata fors' anche la diversità degT ac- 
centi in allora hifieme con la moltiplicità delle lingue 5 non so 
fé inganno vi foiTe a credere, che in tré ci affi fole, di vife fiano 
le lingue tutte degl'uomini fui la- Terra, cioè in tre modi princi- 
pali efpreile vengano da quelli , modi che coli* inquieto mifcuglio 
delle nazioni fi fuddivifero poi in cent' altri fecondar; , che più 
o meno partecipano de' tre fuddetti . Sarebbe per efempio- uno di 
quelli quello che i fuoni efprime a bocca aperta , modulandoli 
di fpedo in gola , poco adoprando la punta della lingua , e 
poco ancora le labbra » Sarebbe il fecondo quello che con labbra 
ibcchiufe e molle velocemente 3 . con la punta della lingua pur 
moda con preflezza , manda e forma le voci , che fé ottufe ed 
afpre perciò riefcono nel primo , acute e nTchianti il formano nel 
fecondo . Sarà il terzo poi quello che i fuoni con giudo mezza 
tra il gutturale dei primo e il fìbiliante del fecondo efprime , e 
fé una lingua ne forte da elfo , la quale abbia un temperato mi- 
ito di confonanti e vocali , e alquanto più abbondi di quelle che 
di quelle , e tutte le efprima con medie ofciilazioni , quella riu- 
icirà grata e dolce air orecchio , e foave e piacevole ad udirli 
più o meno , fecondo che più o meno farà lontana dal troppo 
abbondare di confonanti e da' fuoni fifehianti e cupi (a) » Co-" 
munque però fia tale faccenda , l'educazione, e la converfazione man» 
tiene e perpetua per lunghe età la pronunzia de' popoli, per quan- 
to io credo, poiché la prima nelli nervi, e ne'mnfcoli interviene 
ti alla parola , negl'anni teneri imprime una certa piegatura on- 
de fi movano ed ofcillino più in un modo che in un aliro , più 
gl'uni che gì' altri , la quale dalla feconda crefeendo l 5 età così 
confermali ed aiìoda * che fé egli non è difficile l'apprendere eftra- 
uee favelle , il pronunziarle però con 1* eilraneo accento e non 
con il proprio, difficile riefee, ed 2Ìk volte anche impedibile per 
cert'uni, e per certe voci di qualche lingua (l>)* 

I po- 

(a) Si trova per altro realmente ricca di un'altra realmente fi trova, 

un linguaggio dolce e foave più d* ma realmente p;ù dolce di un' altra 

un altro? Ognuno crede che tale fia non so fé fi novi, 
il proprio , e giudica lìniflramente (b) Se il Clima fofle quello che 

degl'altri. 11 Tedefco a noi fa pati- afpre o dolci rendeiTe le pronunzie, 

ra, e li Tedefchi Io trovano dolcif- cucile non fi vediebbono edere tan- 

fimo , ne 1' Italiano giudicano così to varie in brevi fpazj di paefe co- 

armoniofò come noi vogliamo che me pur fi trovano, diverfeallt voi-, 

fa . Lo fleflo fuccede tra lune le te da una tipa all'altra dì un fiu- 

£enti della Tcna . Una lingua più n^e, e le nazioni pattando da clima 

a eli- 



Parte Terza. 



f? 



I popoli dell' Italia pertanto egli è probabile che quando -tutti 
ebbero apprefo il Latino |t> pronunziaflero però fecondo il pro- 
prio accento Gallico, Liguro, Tofcano , o Greco, particolarmen- 
te il popolo ed i villici , e fé parve ad alcuno ravvifare nell 5 odier- 
na pronunzia de'Tofcani una traccia dell'antica afpirazione Etruf- 
ca o Orientale, Harro Harrozza e (Ti dicendo , in luogo di Carro 
e Carrozza ; nella molle o dolce pronunzia de' Veneziani potreb- 
befi ravvifare ancora una traccia dell' antico linguaggio de' Ve- 
neti, il quale perciò Greco dovrebbe eiTere flato, poiché il Gre- 
co lo fi vuole affai dolce, a£fai grato, e piacevole nella fua pro- 
nunzia . Oifervo che il Muratori 3 il quale dalli Barbari volea 
derivare la volgar lingua Italiana , eccettua però il dialetto Ve- 
neziano (i) , il quale così dolce fecondo elfo fi trova, perchè im- 
mediatamente derivato dal Latino, non avendo li Veneziani avu- 
to mai né fudditanza, né mifcuglio con quelli, (a) Ma fé gra- 
ve , e maeilofo riefce il fuono della lingua Ladina , afpro però 
alquanto, e fevero ancor fi moftra , e ben diverfo perciò dalla 
pronunzia del noflro dialetto; e poi fé così folle noi foli dovref- 
fimo avere un tale acconto ^ e privi affatto ne dovrebbono effere 
li Trevigiani , Padovani , Vicentini , e Veronefi , dell' antica Ve» 
nezia abitatori anch' effi , ma fudditi per molti fecoli a* Lon- 
gobardi , Franchi , e Tedefchi . Videro ronfufi con quefte genti 
del tempo tanto , apprefero le ufanze di efi^rirt--paxte ; e pure 

de- 

a clima cogl'annl muterebbono prò- Longobardi 3 ec. effendofi mefcolati 

nunzia j gl'Europei p. e. in A meri- con i nazionali , introduffero nella 

ca da principio fittati > pronuncie- lingua di quefti moltiulme frali e 

rebbero diverfamente da' loro fimili voci che guadarono V antica fave!- 

rimafti di qua dall' Oceano . Qua- la , ma gì* Italiani però eflfendo i 

lunque fia (lata in principio 1' Ori- più , feguitarono ad efprimere dal 

gìne degl'accenti diverfi delle lin- più al meno con l'antica pronunzia 

gue , quefli come ho detto durano e le nuove /voci apprefe, e la nuo- 

quafi inalterabili alle volte fé i va lingua formatali da quelle . Tut- 

popoli non fi mefcolano , e fé ciò to ciò per altro intendere fi deve 

fuccede , allora la parte maggiore in fenfo difcreto. 

prevale fulla minore , non più ri- ( i ) Dìtfertaz. Med. iEv, 

mane la lingua ne dell' una né dell' (a) Si agita fortemente la qui- 

altra , fi forma una favella nuova, flione tra gl'Eruditi Italiani , fé la 

ma rimane però fempre la pronun- lingua Italiana fia nata dalla vol- 

zia di quella , cioè della maggiore , gare , e plebea Latina , perita la 

e con quefV antica pronunzia fi ef- colta , e grammaticale , oppure dal 

prime la nuova lingua . Così nella mifcuglio delle lingue barbare e Set* 
Gina, Tartari e Cinefi, in Le vante^^tefit rionali colla Latina. Vi fono 

Greci e Turchi , vivendo feparati partigiani numero.fi per V una e 

quafi fempre , mantengono tutti e altra fentenza . Io però credo che 

la propria lingua , e la propria prò- un giufto mezzo fia il più ragione- 

nunzia . In Italia li barbari Goii , vole partito da prenderli in tal cofa * 



64 'Saggio fopra i Veneti Primi- 

detratte affai pieciole differenze, dialetto , e pronunzia inoltrano 
confimiie a quella deglilfolani , e bendiverfa da quella de'Lom- 
bardi, Fvomagnuoii, od altri loro vicini . Dunque la pronunzia 
dolce de* Veneziani, e della Laguna, « della Terraferma, altro» 
principio , ed origine deve avere , e fé non può dedurli quella 
né dal Latino che parlavano tutti fotta il nome de' Veneti una 
volta, né dal mifcuglio introdotto nel Latino fleffo gialli barba- 
ri, ella perciò fi potrebbe ripetere dalla Lingua , che parlavano 
pdma della Latina, e con la pronunzia della quale esprimevano 
♦la medefìma lingua Latina una volta . Sarebbe anche da offer- 
v a re che i Veneti antichi non avendo guerreggiato contro Roma , 
non provarono perciò gì' effetti disruttori della guerra nel loro 
paefe , e non fofferfe diminuzione la loro Società per quella par- 
ie ; così pure non avendo ricevute Colonie Romane, ebbero an. 
che per quello motivo di mantenere più a lungo e più d' altri 
Italici pura la loro pronunzia , fempre difficile come ho detto a 
perdeifl per intiero ne' popoli fé affatto diflrutti non fono. 

Potrebbero anche fervtre dì un qualche indizio per credere che 
m Greco favellaffero gì' antichi Veneti , le molte Greche voci che 
nel dialetto Veneziano fi trovano , fé quelle con ragione non fi 
voleffero introdurre in elfo , in baffi tempi , cioè quando li Se- 
condi Veneti ritirati nelle Lagune avevano commercio cosi gran- 
de , ed unione così intima con i Greci dell' Impero Orientale • 
Tanto , e tanto però fi potrebbe fofpetrare , che più antica 
origine .di quella ella avelie , poiché un popolo deve apprendere 
e introdurre nella propria lingua i nomi di quelle cole che egli 
non ha , e non conofee , ma poffìede e conofee un altro popolo 
con il quale tratta e converfa di continuo, e dal quale riceve più 
cole per via di tal pratica , e commercio . Ma che egli poi ab- 
bandoni 5 ed alteri i nomi di ciò che già poffìede e conofee, per 
affumere quelli d' eflero popolo , fembrami alquanto difficile , e 
tanto più fé tali cofè triviali fono e comuni nel fuo paefe . Non 
fanno così li Selvaggi dell' America e dell' Africa , e lo avranno 
fatto i Vecchj Veneziani , i quali poi non erano né limitrofi , né 
foggetti < almeno per intiero ed a lungo ) , né mefcolati flabil- 
mente con li Greci ? Egli è per quello che io vorrei diflinguere 
intorno a quelli nomi , certo effendo che nella marina , negl' ufi 
fa cri , e civili, molto apprefero dalli Greci i Veneziani , ma non 
erano poi in flato di Natura , per aver da apprendere fino la pro- 
nunzia in ao tanto familiare ad effi una volta , come di^e. cert' 
uno citato dal Fofcarini (2) . Caranto noi diciamo quello Arato 
argillacio, e duro, che lotto 'il fango della Laguna alle volte s* 

in- 

i 1 ) Hermogems hanc ferfovam ( irv^a ) facit ab terna frujjm 1 

excu- 



Parte Terza. &£ 

incontra 3 e quello nome dal Greco fi trae ,° cioè 3a Xappc&r 
fortior , o da Kipxs rnijìo dì /affò e terra ( I ) . Cena nelle vec- 
chie carte fi chiamano que' feni di Laguna che dentro terra s' in- 
noltrano , e per tutto 1' Eftuario fi trovano nominati Laghi ài 
Cona , palude di Cotta ; voce che dal Greco Ko>y<*v CircHmveéiere f 
o Kaovoi meta potrebbe venire , e da Kwd<pog/i Coni/eri , cioè mo- 
vehiifi in giro. {2) Forfè dalla figura ellittica , o circolare, che 
fpeflò avevano quelli feni o braccia di Laguna > nacque tal no- 
me , e tal/figura di fatto dimoitra ancora la Con a Al tinaie . Co* 
sì Zofana fogliono le carte antiche appellare la maffima correntia 
dell' acqua nell' ora del rjfluflb 3 e Zóp$ . Z00 , Zoos . cioè ve* 
bemens , o veloce corrente trovafi nel Greco . ( 3 ) Gallandria nel- 
le antiche Cronache veggiamo dette certe Navi da battaglia al* 
lora uiate , e quelle le ufavano pure i Greci che Cbelandia le di- 
cevano. Ora come quelli tal nome diedero ad effe CXeKoctàtoct) T 
per qualche Tornigli aoza che nella forma avevano colle Teftuggi- 
ni da loro Xè\vs Chelys appellate %\ così i noftri , fi crede che 
alla Teltuggine deflero il nome delle Greche Navi , poiché nel 
noftro dialetto ella fi chiama Gaggiandra . 

E* vero che e Tufo e ìT nome delie Chclandm pie fero I noftri 
da' Greci , ma non capifeo perchè avellerò nello ftefTo tempo a 
mutare il nome itile Teftuggini che 1' erba pascevano delle loro 
paludi; e cosi pure avellerò ad afpettare il tempo de* Greci di 
Ccflantinopoli per dare ti nome a' feni di Laguna , al Caranta 
che avevano lotto i piedi , e a limili altre cofe conosciute daeflì, 
da elfi pofleciute , e triviali e comuni nel loro paefe . Non farebbe 
pertanto meglio il iupporre che quelli nomi , e tant' altri , che 
lafcio , proprj follerò del loro nativo linguaggio 9 e fé pajono 
Greci , caufa ne foffe la .primitiva loro favella , che Greca era 
innanzi al Latino., il quale non è poflìbile certamente che ab- 
bia affatto ne' popoli diflrutte l'antiche lingue ., coficchè né pur 
una frate , ed una voce di quelle più rimaneile nel paefe dove 
prima erano ufate ? Se la voce Cottonea era rimalta né' Veneti 
al tempo di Plinio , poteano pure elTervi rirnafti tant 5 altri nomi 
conumili , cioè attinenti a cofe popolante comuni , particolar- 
mente nella plebe ; , e ne 5 villici ^ che fempre più difficilmente 
degl'altri abbandonano T antiche e nazionali cole» Oltre ciò Gag* 
' Tomo IL I gian- 

exclufione de t . & erafi ipfius ko , eia ec. Pont. VlrumtiuSe Corri m. ad 

umega , & J onice 9 dich ìtu^ko . Guariti, ap. Fofcanni Letteratura 

alt Conflantìnus , ve luti * v 4^, prò Venez. p. 192. 

fvfro . .'. . fic Veneti exclufo r . &u (O Le*. Schrevelii. 

cuntandao, ipreddere videntut idio> (2) V. Budeum & Svid. ec$ 

ma J ùnicum > quìa verjantur in Gr<s- ($) Lex, Schrevelii , 



66 Saggio fopra i Veneti Primi. 

panava , Caranto ec. voci proprie intieramente non fono degli 
ifolani , poiché le tifano ancora i Trevifani , e Padovani vicini , 
benché quelli non abbiano mai navigato a Coflantinopoli certa- 
mente. 

Si penfì però come prà piace in tale propofito , offervar dob- 
biamo che il Latino affai ,per tempo fi introduffe ne* Veneti > 
poiché a' giorni di Cicerone pare che quefta lingua foffe affatto 
cornarne tra loro . .Maremme-nò in ciò dobbiamo credere così af- 
fo lui amente a cert' uni, che fuppofero in tal epoca perduta affat- 
to uà noi , « tra gì' altri Italici , ogni traccia delie proprie lin- 
gue , e folo da noi , e dagl'altri ufata quella de* Romani ; poi- 
ché £gli è imponìbile che il popolo abbia iafeiata per intiero la 
natia lingua ( e n' abbiamo di tal cofa non poche traccie negi' 
antichi ) , ma fempre più o meno fecondo i luoghi dovette con- 
fervarne molte, fenza mai perderle per intiero. Fu detto che per 
amo^e, e ib'ma gì* Italici abbracciarono tutti il linguaggio Ro- 
mano: ma foffeio pur ottimi i Romani , erano certamenre avi- 
<ii tempre «Iella roba altrui , erano « volevano effere Padroni 
foli , e gì* altri fudditi; perciò un tale amore , ed una tale fti- 
aia così affolutamente non fi può ammettete . Varie caufe fenza 
quefla, poffono aver introdotta , e diffufa la lingua Latina per 
le Provincie Italiane . Prima ella era così tenuta in valore da 
que s fuperbi Padroni , che non volevano che gì' altri la ufaffero 
fenza loro licenza, e concedevano ciò per pura grazia , e favore 
a quelli che la viltà avevano di chiederla , come fecero qtie' di 
Cuma una volta ( i ) . Ma le Colonie Lati ne e Romane da etti 
dedotte per tutta l'Italia , e le Legioni per quella di continuo 
in marcia , e in ftazione , cominciarono a gettarne i femi nelle 
Provincie , poiché mal volentieri parlavano con genti che il La- 
tino non in tende (fero , td aveano a vile tutti quelli che altra fa- 
vella tifavano . Sappiamo da Valerio Maffimo, e da altri , qual 
rigore tifava il Senato in tal propofito. Oltre ciò li Proconfoli , 
i Pretori , i Magiffrati tutti rendevano per le Provincie ragione 
folo in quella lingua, gli Editti pubblicavano in effa , le ifcri- 
zioni m ella erano fcolpite , e perciò i popoli fi trovavano for- 
zati ad apprenderla per necetfìtà , e per bifogno . Per genio poi 
generalmente l'apprefero , allora quando annojati di fervire di 
continuo i Romani , fi feoffero , prefero Tarmi, e la guerra Ita- 
lica fufeitarono , guerra che agl'Itali tutti portò la Cittadinanza 
di Roma, e tutti Romani li fece diventare , e della Repubblica 
rren.bri, e compagni. Allora io credo che fi diffondeflé per in- 
tiero il Latino, e fermo , e flabile piede prendefle per Y Italia 

tut- 
ti) Lìv. I 40* 



Parte Terza « 67 

tutta. Non so poi fé poniamo credere eflerfi taf lingua facilmen- 
te diffufa per la Penifola noitra ,. benché in fondo ella- non mol- 
to diverfificaffe dalle lingue tifate per quella , n'eccettuo però- la 
Gallica , e fé fi vuole la Greca pure in- Sicilia , e in certi luo- 
ghi dell'Italia Meridionale ufata .. Moderno Scrittore 1 olfervava , 
che il Latino nacque , e fi formò da un mifcugiio di voci Gre- 
che , Etrufche , ; Pelafghe v e di quant* altre genti abitarono in 
tempi diverfi li diverti cantoni del Lazio ;- perciò in quefto modo 
egli avea forfè delle relazioni più o meno vicine con tutte le fa- 
velle degl'Itali, eccettuati li due popoli fuddetti r e per quefto 
non tanto difficilmente lo apprefero gì' Itali medefiml „. 

Ma come ho détto non fi deve credere che intieramente ii La- 
tino diftruggeffe le antiche Italiche lingue , e meno ancora la pro- 
nunzia di quelle , e perciò tra: li Veneti con l' accento molla del 
loro linguaggio fi faranno efpreffe le voci Latine . Oflerva che al 
Maffei ( I ) parve di {"coprire tal cofa nella; iferizione ài Abano 
altrove riportata r nella quale oltre il mifcugiio di voci Greche 9 
e Latine che in ella fi trova , in alcune' fi offerva anche fcam- 
fciato il G in Z prima dell' E e deli* I ; come fanno in oggi 
pure e Padovani e Veneziani che quella Ietterai non fanno mai 
efprimere , e la cambiano fempre in Z> dolce dicendo Zita v 
Zieby per Città, e per Cielo. (2) E la lingua appunto di que* 
luoghi dove fu., trovata tal ifcrizione, èmolluTima r e dolce, nota 
fotto il nome àiPavana tra noi, che ignora affatto,, ed incapace 
fi trova di efprimere qualunque voce afpra , ed acuta , ftorpi an- 
dò perciò quelle",, o mutandole ogni volta che Ir prefentano; ep- 
pure i Padovani non ebbero commercio eoa li Greci di Coftan- 
tinopoli , e furono a' Barbari foggetti per molti fecoli egualmen- 
te che i Lombardi (.*). Ma già come ho detto generalmente d& 

i r Ve- 

( 1 ) Muf. Ver* perciò- parlano con tal nenia s e co* 

(2) Lufor- idefl lA&or . , «< Epì- sì allungato , che fi di&n.uono d& 

dhibus . . . •■ vef recitath ad pom tutti' gì" altri Ifolanr . Buraa , per 

pam . . . « Zetas . . . *< ve! Dirftas Durano : , V aare per -Padre , e fimi li <> 

• , . . fape- per Z fcribehant . a *ttd tempre come dico raddoppiando 1* A , 

Kos td manavk a Gr<ech ► . .■ mal l'È, ec„ Poniamo però oflf^r^ are che 

Jitiem quamdam pro-lationis : effecijfe y - le vicine genti dei Trevifano ufa~ 

quam {?> in bodìernts Grdscis pluries no condonile pronunzia lunga , e len- 

animadverti Zi* , prò ?i<* efferenti* ta r e in Trevifo medefirno ella M 

bus . . . Regìonum harum accipe prò- trova. Da quella Provincia fortiro- 

nunùaùomm C aneli te" ItamquamZ no gl'antichi abitatori di Burano , 

du/cehodìequeefferentìumMuLVeron* Murano - y Torcello s ec. perciò dell* 

(a) Gli abitatori dell' ifola di Bu- antica pronunzia ufata in quella coiW 

rano fono li Tatti di quella Lagu- fé? vano i Buraneiti una .traccia , e 

na , poiché nella particolare loro fé più de* Tre vifa ni allungano le vo- 

pronuncia raddoppiano le vocali a e cali > e fé maggior nenia fanno fé n- 

tire,, 



6& Saggio fopra i Veneti Primi* 

Verona fino alla Livenza tale accento e favella s' incontra , per- 
ciò egli è probabile che con tale accento efprimeflero pure il La- 
lino quefte genti , e di elfo pure florpiaffero le voci , e forfè 
diceflero Zivitas & Zcelnm , in luogo dì Civita* , e Ccelum , e 
fors* anche addolcìffero le definenze afpre alle volte del Latino 
medefimó in us in um ec. come oggi pure fuol fare il popolo 
nelle lue Orazioni. Se alcune genti d'Italia-,-, a detto di Plinio . 
l'O fcarnbiavano in V, la gente Veneta pure di tali mutazioni 
avrà fatto fentire , a feconda della propria pronunzia , che avrà 
addolcito le voci Latine, come le rendeva più afpre la pronunzia 
di altre genti Italiche in altri luoghi. J£-xosì dovette efTere ferr> 
pre particolarmente nel popolo , ed a proporzione ancora nelh 
colta gente , quando non aveafi a feri vere , e comporre in La- 
tino , già Cicerone medefìmo avendo detto a Bruto che in que- 
iti noflri paeffi udite avrebbe molte frafi poco «fate a Roma y 
( I ) e fempre alle Provincie e (Tendo mancato quel file urbano , 
che diftinguea i verr Latini, e Romani dagl' altri , per cui forfè 
Afinio Poilione rimproverò Livio di Patavini tÀ nel fuo ftile , 
trattandolo a mio intendere da Provinciale , in quei fenfo , che 
ufano oggi pure i Franceil una tal efprelTione . 

Molte voci puramente Latine fi fono conferva te nel noftró 
dialetto, perchè li Veneziani meno occafione ebbero di guaftarfl 
in tal cofa , degl'altri Italiani r non avendo provato com' elfi il 
lungo dominio de' Barbari . Tant' e tanto però pare a me , che 
non godiamo grande vantaggio fopra di effi in tal faccenda . ( a } 
Si crede che i aofiri continuaflero a parlare il Latino benché 

gua- 
ti re , egli è perchè vilTero foli ed gre e foavreompofizion!. Dalla d'r- 
Immuni da mifcuglio con barbari , verfa pronunzia come dico farebbe 
11 che non faccette adi Trevifani . forfè da ripetere una tale diffcreti- 
Si può- oflfer Vare che tra quelli più za , piuttoftochè dalla divertita dell 9 ' 
vifibile fi fa tale pronunzia quanto acque, de' cibi, ec. poiché intalcafo 
J5iù'- a-1 mare fi avvicinano, così of- quefte cofe diverfe farebbono a-trop- 
fervandofi intorno la Livenza e la pò minime diftanze. 
Piave venendo giù verfo la: I aeu- ( i ) Etiam verità parutn trita K<> 
Ha . Si vede da ciò quanto Ci mari» ma r, Cicer. 

tfenghino le pronunzie ,o fia Ja par- (a) Tra quefte la voce Gondoli 
isolar maniera di efprimere le let- fi vuole dedurre dal Latino cioè da 
terC ne' popoli; e chi èk che da tal Concbula. Altri però la traggono dal 
caufa «lon derivi quella propenfione Greco, ed altri fino dalla lingua di* 
a cantare <jua fi fempre iti tuono ar Morlacchi ; poiché quando fi tratta 
momeo che fi otferva ih certe gerì- di etimologìa , fi può con tutta ia- 
ti , mentre in altre , alle volte a olirà viaggiare da un polo all' altro , 
quarte contermine evitine, fempre aflaggiando tutte le lingue, e c?a 
fi ode il canto afpro e difarmoni- effe togliendo quelle voci che fail- 
cg % anche efegumdo le più $Ue- no al propoiìto* 



Parte Terza*. 6$ 

guailo, e corrotto fino al terminare del novecento . Nelìa vita 1 di 
S. Pier Orleolo fembra trovarfi una prova r di tal cofa , l'antitoau^ 
tore riferindo le parole da quel Santo efpreffe , egli dice 3 con? la 
lingua della fra nazione* ( i ) Ne 5 principi del mille ancora fi' ere 
de che ifteiTamente parlafìero Latino 3 perchè nel Codice Sagor- 
nino fi trova un tratto ,- fcritto come pare da un Fabbro 
nel J032. circa , e che niente ha che fare colla Cronaca medefx 
ma. Sembrando impoifibile che un Ferrajo potefTe fcrivere Lati- 
no nel Secolo XI. I e per verità con ragione), perciò fi creder- 
te efìer quefto un altro indizio, che Latina era in allora la lin- 
gua delli Veneziani ( 2 ) „- Ma avendo 1* erudito Zanetti pubblica- 
ti alcuni noftri documenti del 1277. (.3) ferirti in volgare per- 
fetto e intieramente formato , e ragionevolmente dovendoli cre- 
dere , che molto prima tale linguaggio avefTe cominciato a for- 
marfi , non so per confeguenza fe dir fi polla che nel fecolo XI, 
foffe ancora Latina la Veneziana favella * Latina m' intendo co- 
sì perfetta , come lo è quella che fi legge nel citato pezzo deliz 
Cronaca Sagormna, fcritto fotto il Doge Domenico Flabianico s 
che mori nel 1042» circa . Lafcio perà a quelli che dell' origine 
trattano della lingua volgare il penfiero di efaminar tali còfe y , 
e mi- affretto a terminare quelle- brevi ofiervazioni full' antica 
lingua de' Veneti. 

Oilervava ilMaffèi',- (4) trattando del fuo territorio Veronefe , : 
che i nomi de' luoghi , variano fpeffo nella deiìnenza 5 da paefe 
a paefe , e tal cofa forfè potrebbe effere derivata dalla natura 
delle lingue in prima ufate in tali paefi .Riflettevo alcuna volta ^ 
che anche in Alemanna , diverfità appare comunemente nelle do- 
no* 

(i)0 Ahi a frugarne : credule mi- minici V fabiani Gloriofiflìmi DucìsSe* 

hi , merito debeo 'óerberari y quìa non nioris no/tri, cum hfe'refidebat inpa- 

refliti daemonum teritatìonibus • Vit. làc'io cum [m s ìudicìhus , (? ibi afi [ ante' 

S. UrfeoL in Mab.ii. maxima parte juorumfidetìum c<fipimus 

(2) Quadam die no f Johannes Sa- no s lamerì tari ec. In fin. Cod'.-Sagorriv 

^ornino ferrarmi infimttl cum cunclh (?) 1Ì77. «?. Lujo. Jurcr a li San- 

meis parentìbus in unum eontìenìmus cti Evangeli di Do, lo prò & lo 

a tempore ùompni Barbo/ani ùucis y onor de Veniexia in quefto Officia 

Ì5T requirebat nobìs fùoque Glifi aldio\ . . . . ce che a bona fé & fenza 

quod' in C Urte ferrum laborare de- fraldo ftudioxo fero ad affirar edes- 

buifjemus .- Sed tamen omnibus mo- fitar fecondo che a mi ben parerà 

di s contradixhnus nifi tantum quod ad utilitade del Cómun de Venie&ia 

laborare debeamùs per noflras Man- tutto lo merchado àt Realtà , èc 

fiones quidcqwd neceflìtattm fuìffet , tutte le Siazone de quello Comura 

omnique tempore ad prdidiclum Va in quelo medefrmo Rialto metude 

lacium quantum nob'u deport ffet cat fi de fora chonlo de foto ec. Zanet> 

cerarius .... J^unc autem no* ve- Papir. Ravenn. p. 34, 

nimus ante pr<ejen$iam Dompni Dq« {4) Ver. 111^ L e* 



7 Q) Saggia fopra £ Veneti. Primi.. 

nominazioni delie borgate,, ville ec. verfo Oriente finiate , da quei 
le pofte verfo Occidente, in un luogo più abbondando le traccie 
di Illirica lingua , nell' altro della Teutonica .. Neil' Italia , potria 
eflere che la diverfità da Provincia a Provincia , in tal faccenda 
derivafTe ancora dalia diverfa maniera con la quale declinavano 
il Latino da Provincia a Provincia in antico fé ilar fi vuole all' 
opinione del fuddetto Erudito . I Villaggi di molti paefi Lombar- 
di terminano i loro nomi fpefTiffimo in engo , come Paftrengo , 
Guffolengo , e fimili, mentre le ville e Terre del Piemonte finisco- 
no per lo più in afco come Civafco 3 Bagna/co ec. Forfè nel: pri- 
mo luogo la definenza Latina in icus potria eiTere fiata efprefla-, 
per incus y in luogo di Pafioricus , e Puteohcus , dicendo Pajìorin- 
cus y Puteolìncus \ e nel fecondo la definenza hi aticum , mutata 
in ajcum-y Cibafcum perciò dicendo in cambio, di Cibaticum ec* Se 
tal cofa è vera > potììamo oilervare che intorno alla Laguna fre- 
quentemente incontrane de' luoghi , il nome de* quali finiice in *£0 ,. 
come Orìago r Borbiago 5 Godenzago e tant' altri .. Quelli nelle vec- 
chie carte li troviamo feruti, Aureliacui , Burgoliacus ,. Gàudcntia- 
cus ec. ma gli fcritti ed i libri non potendo far conoscere mai le 
infleffioni tutte e i modi diverti delle pronunzie \ figni non eiTen- 
dovi adattati per far note tutte quelle a chi non le conofee , e 
non può più fentirle ; e poi fcrivendofi ordinariamente a. norma 
della colta pronunzia , non della volgare , perciò non poffiamo 
con certezza dire, che come fono ferine le pronunziaiTero gli an- 
tichi Veneti * Offervando poi che elfi facilmente addolcivano le 
le-tere afpre, fi potria credere che ì Veneti dimoranti intorno ¥ 
Efluario declinalTero in agus quelle voci Latine che in acus efpri* 
mevano i Romani , Auriliagus , Burgplìagus , dicendo , con addol- 
cire la C quando una vocale precedeva , come oggi pur fanno > 
dicendo tempre Foga,, logo , AmiJJi , per Fuoco , luoco , Amici ec. (a) 
Effendovi flati nella Venezia Etruschi y Umbri , Pelafghi , che 
a lungo abitarono diverfi cantoni della medefima , e in feguito poi 
tutti fi confufero con i Veneti ., potrebbono quefti aver lafciate 
alcune traccie de' loro linguaggi in que' luoghi dove più abbonda- 
vano, o dove più a lungo abitarono, e da ciò eiTere derivate le 
differenze che incontranti ne* dialetti Veronefe , Vicentino ec. par- 
ticolarmente nelle definenze. Ma troppo incerta però fi. è tal co- 
fa , e tempo perduto farebbe per confeguenza il ragionarvi fopra : 
folo è probabile , che fattofi un miilo di tutte quefte genti , una 
favella ne fortiffe in feguito, la quale molte frali confervafTe pro- 
prie 

(a) Comunemente fi dice che noi re che pìiittofto lo efprimìamo pes: 
il C. mutiamo in Z. dolce, ma pa- SS. doppia innanzi alle vocali* 



i 



Parte Terza» 



71 



prie ad ognuna eli effe, prevalendo però Tempre il Greco, fé Gre- 
co parlavano i Veneti, i quali prevalfero nel paefe a tutti gl'ai- 

Sovente nei Polefine fi Scoprirono delle tavole laterizie le qua- 
li erano tutte ripiene d'ignoti caratteri. Furono quelli creduti E- 
trufehi , perchè non s'intendevano , e perchè anni addietro ogni 
anticaglia che non s'intendeva fi battezzava Etrufca . PolTono ef- 
ferlo però , ina poffono edere ancora in antico Greco fcolpiti , 
poiché colà abitarono* Pelafghi certo, e perchè l'antico Greco fo- 
niigliava all'Etrufco , fecondo moltiffimi Eruditi , e fecondo ciò 
che fi vede nelli più antichi monumenti Greci che ancora efifto- 
no . Anche il VVinkelmann penfava che moltiffimi Vafi creduti 
Etrufchi fodero di Greca fattura , e vieti detto che efarninati in 
Tofcana quelli noftri Laterizi , e confrontatele parole contenute in 
effi, -con Etrufche ifcrrzionì colà confervate, fi trovarono non po- 
co divette . ( O Potrebbero eilere anche a' Veneti appartenute , poi- 
ché nell' età lontane , come ho detto più volte , non dovea paf- 
fare gran differenza in tal cofa tra le varie genti dell'Alia e del- 
la Grecia e dell' Italia . Alcuni certamente di quefti laterizi ten- 
gono delle lettere Greche su d'effi improntate, <&>me |we de'nu* 
Sieri Romani alcuna volta (i)* 



(a) In tale fbppofto gii antichi 
Tofcani a vendo tenuta V interna par- 
te della Venezia , mentre la parte 
di efla verfo il mare era tenuta da 
Pelafgo-Greci , da Frigi, e da Vene- 
ti forfè da ciò né potrebbe deriva- 
re' che ancora in oggi le genti prof- 
fime al mare parlano con più dolce 
pronunzia di quelle frtuate dentro 
Terra, quelle in eu e in ao avendo 
molte definenze che quefle in ;»ef- 
primono ; dicendo i primi dove fé u (fa 9 
fon anduo ec. (dove fiete flato, fon 
andato ) che li fecondi esprimono per 
dwe fità fià , fon anda j dove 



CA- 

( dove fiete ), e fimilì. 

(r) V. Bocchi DifTertaz. 

(b) Si fono trovati nel Polefine 
alcuni pezzi di metallo , o di la- 
terizj su i quali ftavano fcolpite let- 
tere alle volte affai fomiglianti al- 
le Greche . Sarebbero da confronta- 
re con quelli della Colonna Sigea , 
de* marmi fpiegatì dall' Ab» Four- 
mont , o con i Vafi trovati in Si- 
cilia , ed illustrati in quefti ultimi 
tempi , con i monumenti in fomrna 
li più certi e li più antichi che ci 
reflino alli Greci appartenenti , 



y 2 Saggio iòpra i Veneti Primi c 
CAPITO l o IL 

Continuazione dello Storico Epitome de Veneti Primi ^ fino a quandi 
pacarono nella Laguna . 



Gens antiqua vtdit , muhos dominata per anms 



*r TCCISO Antonio , Ottaviano fopra le ruine della Repubblica da 
%J effo diflrurta fabbricò la Monarchia Romana , ma mifla 
però, «e temperata con principi , e con regolazioni affai Repub- 
blicane ; e faziata che ebbe la cupidigia di regnare , mutò co- 
fiumi 3 e fi condutTe così bene , che Roma dimenticò le ftragi, 
e le ruine 5 e godette lungo tempo giorni tranquilli . La Vene- 
zia perciò (otto il lungo e pacifico Impero di Augnilo riparò gi* 
JÌ.M* orridi danni fofTerti nelle guerre civili , per il fuo attacco a io- 

4291. flenere i diritti della fpirante Repubblica 3 e intanto Augurio 

Trìma di? tn$ Q di ridurre a dovere le feroci genti Alpine non mai dome, 

{ C. C. e fempre inquiete . Benché i Romani tutta l'Italia fino al piede 

15. .'dell'Alpi avellerò fuddita , ed al di là dell' Alpi ancora dominaf- 

Trìma d^ efo ì pure -tutta la lunga catena ài quelle da un mare all'altro , 
era ;^ella parte più elevata, ed alpeflre almeno rimaneva ancor libe* 

* 7 ■$ *• XSL , e da feroci genti abitata . 

A bottinare fopra i Veneti feendevano perciò dì quando in 
quando quefte ; e benché più volte i Romani fino dentro i mon- 
ti andaffero a castigarle , nulla di meno lafciare non volevano ti 
vecchio coiìume. Attruppatifi poi in quefli tempi li Reti ^ lì Breu- 
«i, e Genanni , co' Vindelki , e con altri Barbari , fcefero da' 
monti al piano, e crudel guado diedero da per tutto, Strabone 
racconta che trucidavano fenza pietà tutti gì' uomini che incap- 
pavano nelle lor mani \ e fé prendevano una Femina gravida , 
confultavano gì' Auguri per faperev fé mafehio era il feto , che 
alimentava nel fuo feno, uccidendo la mifera fenza dimora , fé 
per tale coloro lo giudicavano . Alle grida de' Veneti , Auguilo 
inviò Tiberio , e Dmfo figliuoli di Livia contro quelle belve,, che 
tacciarono ben preflo, e poi.batterono con piena ftrage verfo i 
monti . Con tale oftinazione in feguito <Ii Romani pe regimaro- 
no coloro di rupe in rupe,, che finalmente li domarono affatto, 
e per fempre li pofero infilato di non più offendere. Orazio ce- 
lebrò tali vittorie , e la diffidi guerra avuta con quelle genti fe- 
roci ; (1) ed il MarTei fofpetta che fopra il Benaco o Lago di 

Gar- 
( 1 ) Fidere Rb<eti bella fub M- pibus 



Parte Terza. 



71 



Giarda 9 abbia in tale occasione navigato Tiberio con barche t 
per alTalire le fuperiori genti Alpine . Quel Jago , ciò eflendo , 
avrebbe fino da allora cominciato a vedere armate barche fu d? 
effo , come ne vide più frequentemente in pia baffi fecoli nelle 
guerre tra Veneziani 5 e Milanefi . Tutte V Alpi in tale occafio- 
nc dalla Savoja air Adriatico furono aiToggettate 5 ed il Senato 
fulle vette di quelle fece innalzare un Trofeo colla feguentó is- 
crizione in onore di Augufto , -con fervala a noi da Plinio , 

IMPERATORI. CAESARI. DIVI. FIL 

AVG. PONTICI. MAXIMO. IMP. 

XIII. TRIBVNICIA. POTESTATE XVIX, 

S . P. Q.- &• QVOD. EIVS. DVCTV. AVSPICISOVE 

GENTES . ALPINAE. OMNES . 

QVAE. A. MARI. SVPERO. AD. INFERVM. 

PERJ1NEBA1S1T . SVB. IMPERÌVM . 

POPVLI . ROMANI. SVNT. JREDACTAE. 

Benché Succintamente la Storia ci racconti le guerre , ed i 
danni dagl'Alpini caufati a' popoli del piano , quelli però gran- 
di devono e Aere flati , come raccogliere fi può dal folo Strabo- 
ne, che replicatamente accenna le icosrerie di coftoro al piano , 
e le moleftie , e gì' influiti alcune volte fatti agli fteilì Romani 
Generali . ( i ) Abbiamo già veduto altrove quanto da antico co- 
minciarono a moieiìare i Veneti , perciò è ben credibile che fom* 
aio piacere avranno quelli provato allorché Ottaviano Augufto li 
pofe fuor di flato di nuocere , eln che alle moleftie degli Alpini 
per tanti fecoli avevano dovuto foggiacere « U imperatore fece 
aprire nell'Alpi varie ftrade per renderne più facile i\ paiTaggio, 
e così frenare più facilmente gli Alpini (2) , e forfè in tale oc- 
cafione ebbero doppio vantaggio i Veneti , cioè di vedere abbaf- 
fati i loro antichi nemici 5 ed efteia ancor più la loro Regione « 
Tomo IL K Of- 

Drufum gerentem Vindelicì 3 xarent • . . & has vicini .... 

Genaunos imptacìdum genus > Carni. . . Tauri/ci, Horum omnium 

Breunejque veloce*. crebrìs incurfionìbus finem impofuit 

. . . .^trnmanefque Rhatos Tiberius & frattr ejus Orufus. 

^Aufpkiis pepulit fecundis. Strab. 1. 4. 

], 4, 14. (2) Gentes nunc partim excifa 

(1 ) Japìdes. '. . . cum diquando funt , partim domita , & iter eft tu- 

florerent , <b* latrocìniis invalefcerent , tum fupra momes per ìllos > quod olitn 

ab augufto debellati funt .... Ca. erat avguflum & /uperatu difficile , 

munni , Vindzlici , 'forici . . . petti- multh nunc locis pateat , nam <Au- 

lantijfimì . . • hi omnes Italia vici* gufi, latronum eccidio vi arum ftruftu* 

nas partes afliduis incurfionìbus ve» nam adjecif ec. Strab. 1. 4. 



74 Saggio fopra i Veneti PrìmL 

Offeivav.a il Maffei colla fcorta di Plinio., che a Brefcia le valli , 
ed i -monti de' Camunni , de* Triampilini 3 ed altri furono una 
volta affegnate per punire l'audacia di quelle genti. Così pure io 
quafi credo che a Verona, Vicenza, Oderzo, Belluno, Aquileja 
le proffime montagne , e le genti di effe fiano fiate affegnate ; e 
giacché la guerra , e IVav.verfione alla fudditanza può aver in par- 
te almeno fatte altrove emigrare le picciole Comunanze che dentro 
quelle abitavano, delle fteffe fi poffono effe re perciò impadronite 
le più proffime -Città de' Veneti, (a) 

Plinio diceva che la JLivenza avea origine dalli Monti Opiter- 
gini , i quali effendo certamente affai fuperiori ad Oderzo, for- 
fè in quello incontro a tale Città faranno flati affegnati , co- 
ime que* de' Catali e Carni furono una volta fottopcfti a Trie- 
ite, perchè .lo meritavano , come dice infigne lapida anche dal ci- 
tato Maffei mentovata ( i). Finalmente in tale circoftanza la fa- 
vella de* Veneti forfè fi eftefe ben addentro ne 3 monti particolar- 
mente fopra Vicenza e Verona , dove tuttora fi offerva efifle- 
je fino quafi a poca diftanza da Trento. 

Anche li Catali , ed Jftri diedero da fare ad Augii (lo , e più 
ancora li Pannanj , e Dalmatini : in quelli tempi perciò egli venne 
più volte nella Venezia, e dimorò più volte in Aquileja , una 
fiata dandovi otto mei! interi fecondo Svetonio, (2) . Foife in 
tale incontro Livia fua moglie gufìò il Fucino, o Profeco , che 
talmente le piacque, che jempre poi levette .dì tal vino.. La guer- 
ra de* Dalmati fi fece fempre più feria , perciò paffaggio conti- 
nuo per la Venezia vi era di Legioni Romane , e Tiberio ffef- 
fo "vi pafsò una volta per portarti nell" Illirico . (3 ) Effendo 
in Padova volle vifitare la fonte ài Abano , e l'Oracolo di Gè- 
rione , già nella cupa fua mente macchinando fino da allora i 
mezzi per arrivare colla fcorta di Livia femina affai ambiziofa , 
e del cuore di Ottavio padrona , all'Impero. Egli gittò li Talli 
nel fonte, ed il Nume ebbe la compiacenza di far si che daffe- 
ro il maffimo punto , onde egli fé ne partì contento . Svetonio 
(4) dice che ancor vedevanfi a' giorni fuoi fott* acqua. In Aqui- 
leja Giulia fua moglie gli partorì una f glia che morì poco dopo , 

e men- 

(a) Non so fé in tale occafione afnri fopra Gemona eTolmezzo fitua- 

delT univerfale foggezione degli Al- ti^ come pure fopra Felf re, e Verona ec. 

pini fiano Rate aperte dalli Roma- (1 ) ^Adtrìbutì .... prout meru'ijfent . 

ni le varie vie che dentro 1* Alpi Grut. 48$. 

conducono , e la Venezia con gli (2) Svet. in Ocìav. 

Svizzeri , con Ja Germania ec. ia- (5) Cum lllyrkum peteret juxta 

cevano comunicare , delle quali gli Tatavium adìecit Qracuìum Jerionìs 

avanzi fi veggono ne'monti all'Orien- ec. Svtt. in Tib. 

te di Aquileja pofli , in quelli così (4) Svet. in Tib. e. 7. 



Parte Terza: e 75 

e mentre anche Augufto fi flava in quefta Città 3 venne ivi a tro- 
varlo Erode il grande Rè degli Ebrei , (. i ) per accufare ad elio 
i propri figli ? indarno però V Imperatore cercando mettere ia 
pace nella defolata famiglia di quel Rè crudele » La 1 frequente 
dimora del Principe nella Venezia y non poteva che apportare 
dell'utile ad effa , e particolarmente ad Àquileja . 

Dopo lungo regno morì Augufto , e li donnefehi intrighi di 
Livia aveangli già preparato in- Tiberio il fucceffore 5 e preparatola/ p r ^, 
ancora un Tiranno alla Repubblica . Ne* tempi di poco anterio- m a dì 
ri al Regno di Ottaviano , e durante la vita dello fteffo , un G« C* 
gruppo d'uomini celebri prod'uffe la Venezia 5 come Catullo Ve- M : * 
ronefe uomo dì fommo merito nella Poefia , il di cui Padre fo-prìma d v 
leva albergar Cefare quando veniva a rendere giuftizia ne* Vene- ora 
ti . PolTedeva queftì la penifola di Sarmlone nel Lago di Garda, i 7 9 P 
fu amico di Cicerone ,. e niente volea faperne di onori 3 e di 
cariche T per tutt' alteo motivo però , che per quello di virtuo- 
fa indifferenza . Credono alcuni , che introducete nuovi metri 
nella lingua Latina , e non abbaffanza lodar fi può la dolcezza , 
ed il lepore de' fuoi verfi , che più filmabili fariano fé fofferg 
più cadi. Ebbe ardire di mordere una fiata lo fteffo Ccfare, ma 
quefti o per politica , o per generofìtà perdonando ad effo > fé 
lo fece amico , ed era già morto a 5 tempi che Augufto impera- 
va. ( 2) Virgilio Mantovano , nato in picciola villa pretto al con- 
fine dell'agro- Veronefe , dove cominciano a mancare le Manto- 
vane colline 5 povero dì fortune 3 ma ricco di raro ingegno , per- 
dette il patrimonio neir epoca fanguinofa del Triumvirato , e 
andoffene perciò a Roma , dove Mecenate il conobbe , e conofeere 
lo fece ad Augufto ,• che ftimavalo al fommo come di fatto me» 
ritava . Egli tanta ftima lafciò di fé, che al tempo di Quintilia- 
no (3) fi metteva ai confronto con Omero , e fi dice che alcuna 
volta nei Teatro il popolo refe ad elfo queir onore medefimo s 
che rendeva , colFalzarfi in piedi , all'Imperatore. Neffun Poe- 
ta fece tra i Latini più ftrepito di Virgilio , e forfè neffuno 
più d'elfo fu dotto nelle feienze , cofa però non rara tra gli 
antichi Poeti . Cornelio Gallo , nato in Foro Giulio, che il no- 
me diede all'odierno Friuli , fu amico affai dì Virgilio , e fi 
portò con valore nella guerra contro Marcantonio , e l'Egiziana 
Regina . Fu deffb pur celebre nella Poefia , e iodollo per quefto 
Virgilio nell'Egloga decima 5 Marziale 5 ed Ovidio, ed altri an- 
tichi. (4) Non so fé fìa vero quanto dice l'antico Servio, cioè 
che nella fuddetta Egloga > Virgilio vi avea inferiti alcuni verfi 

K 2 di 

(1) Jofeph. I. le. e, 7. (?) Quìnt. 1. io, e. t. 

(2) Ver, ili, P. n. (4) Gattus isnHtfpmts isr Galliti 

no- 



7® Saggio fopra i Veneti Primi* 

di Gallo. Àugufto gli diede il governo d' Egitto , ma il Poeta i& r 
preferito così imprudentemente il perfonaggio di Governatore Li 
quel Regno, che accufato e bandito , e delle fofìanze privato , 
difperatamente iì tolfe da feileilo la vita . Volujtjo Padovano ave a 
fcritto in veri! le Storie Romane ; ma ora perdute le fiie fati- 
che , altro non fappiaino fé non che Catullo lo de ri fé moltiffs* 
mo ( i ) chi sa poi fé per invidia , o con ragione . 

Veronefe fu anche Cornelio Nipote , fi crede nato in Ofìiglia 
C amico grande di Cicerone , e del celebre Artico . Egli fu Sto- 
rico flimato, e compofe varie Opere x tra le quali un compendio 
di Storia Univerfale fommamente efaltato da Catullo (2) . Anche 
CaJJio Severo era Veronefe , Storico come (ì crede ; ed Emilio 
Macro Poeta che fcriiTe di Storia Naturale in verfl , full' erbe r 
fugl' uccelli , e fopra i rettili . Ovidio lo rammemora ( 3 ) . Livio 
che alcuni non in Padova , ma in Abano vogliono nato , celebre 
tra i Romani per la Storia dirla fa che di ehi avea feri tra , e di' 
cui non fi può abbafìanza deplorare qxie' libri che ora ci man- 
cano . Quintiliano lo metteva in confronto con Erodoto , e cf 
può ilare veramente per più ragioni. Si crede che avelie qualche 
parte nelP educazione di Claudio Imperatore , ed Anguilo ne avea 
grande flima , con tutto che gentilmente lo rimproveraiTe per V 
attacco che dimoftrava a Pompeo, ed alla morta libertà di Ro- 
ma , cofa che ci moflra il genio de* Veneti in tal propofTto , e 
ridonda in onore di Livio . Afìnio Pollione lo rimproverava di 
Patavinità , probabilmente per alcuna frafe provinciale o Vene- 
ta , e non pretta Latina da etto ufata ; ma egli è certo , che 
neiTuno Scrittore fece più ilrepito di effo, e Plinio il giovane ci 
fa fapere che una fiata venne a polla uno Spagnuolo a Roma 
per vedere e conofeere quello Veneto , tornandofene poi fubita 
indietro (4). Seneca racconta che avea compofte alcune Opere Fi- 
lofofiche ore perdute. (5) 

Senza taccia di vanità Patriotica polliamo dire che nella La- 
tina Poefia, e nella profa Latina la Venezia diede li due più di* 

Aiti* 

mtus Eois , Ih&'ss Jupiter ! &> /aborio/is . 

Et fua cum Gallo nota tycófis Carm. 1. 

erat. (j) Sape fua s molucres hgit mihì 

Liruti. Not. de Left. Friul. T. r. ' grandior avo, 

(1) folufi annate* 'Padua mo- Qttaque nocet Serpe» s qua juvitt 

rie. tur ad ìpfam , berba Macer. 

Et laxas Scvmbris /ape àabuni Ovid. Trift. 1. 4. 

. tunìcas. (4) Pliri. 1. 2 . £p. Ir . 

£2) Cum «ufus es unilt JtatùYum (5) Senec. ep. 100. V. Tirabckh' 

Òmm avum\tribu5 esplicare char* Lctr.-Ital.-T. 2. 

tìs 



Parte Teraau 7/ 

itinti Soggetti , Virgilio cioè e Livio ,•■ e neflW altra Regione d 
Italia può oftentare niente di più in tale propoli to . La ftirna d 
quefti due uomini fu Tempre fomma tra i Romani , e mai non venne 
meno , così che ne' fecoli d* ignoranza e barbari ella fi mutò in 
ianatifmo . Cento novelle di Virgilio furono fpacciate , e di Li- 
vio ancora , del quale fi ricercarono i libri perduti con ifmania e 
nel Nord dell'Europa più rimoto, e neh" Alia medefima con una 
premura per verità particolare . Niente dico della pretefa fc'oper- 
ta del &vj fepolcro , e dell'' allegria de* Padovani per tal co- 
fa, come pure degl'onori che fi dicono refi a Virgilio ne' giorni 
barbari , perchè troppo mi dilungarci fenza propofito «■ 

Se Vitruvio fu Veronefe (i), uno degl* architetti più filmabili 
può ancora vantare la Venezia , dotto nella Geometria 3 e nelle 
Matematiche , e da Augufto impiegato alla cura delle Macchine 
militari. Un gruppo tale d'uomini infigni neli' aureo fecolo di Ot- 
taviano prodotti dalla Venezia , un' idea troppo onorifica ci por- 
ge di quefta Regione i-m allora . Pochi paefi , e forfè ne fi ìiao , pof* 
fono moftrarne e tali , e tanti in que* tempi . Offervo a queflo 
propofito raccontarfi da Svetonio , che fino da' tempi dì Cefare fi 
erano fidati nella Gallia Togata dotti Grammatici (2), (perciò an<* 
che nella Venezia ) dove avevano pubbliche [mole . La coltura del- 
la nazione tal cofa ci moftra ;# 

In quefti tempi alcune Legioni fi rivoltarono nella Pannonia f 
e feorfero faccheggiando fino a' confini Orientali de' Veneti, M&tt~ 
porto ed altri luoghi vicini ad Àquileja malmenando , per cui Ti- 
berio dovette in fretta inviar Drufo* che con fatica acquieto il tu- 
multo , e divife le turbolenti Legioni . Egli è probabile che que^ 
Ilo Principe colle truppe, e con i Pretoriani che Io feguivano di- 
morarle anche in Àquileja in tale incontro . Intanto Tiberio che 
univa la più cupa e raffinata politica alia più barbara crudeltà y 
ed alla più vile fozzura , nel lungo fbo regno causò mille mali 
alla Romana Repubblica , finché morto dopo non breve regno * 
Cah' moftro ade tato- di fangue , e da furiofa manìa dominato $ 
diventò Capo di quella. Egli è un rifletto che da fefteffo fi pre^ 
fenta ad ognuno che feorra le Storie , che troppo di fpedo fi veg- 
gono le intere nazioni fatte preda e parto ora di una Fiera cru- 
dele , ora di uno Scimunito imbecille. Tutto l' Impero ebbe a fof* 
frire la crudeltà di Gajo 5 perciò la fua parte farà pure toccata 
anche alla Venezia : ma uccifo finalmente , regnò Claudio ftupido* 
«omo 5 ne' tempi del quale fiorì Remio Palemom Vicentino , cele- 
bre 

(1) V. Maffei Ver. Ili . P. IL Éal/ia togata , inter qtìos ec. Svef^ 

(a) S^onnulli de doclìjjìmh D«8a- > de Grami, e. 9* 
rìbus psregre docusrunt , maxime in 



yS Saggia fopra i Vèneti Primi . 

bre per la facilità che avea di compor verfi , ma troppo {concet- 
tato riguardo a'colìumir Marziale però derideva cotaluomo, ap- 
punto per T abbondanza delle fue Poefie (i) . ^feonio P 'ediano >, di 
cui fa ricordo Silio Italico , fioriva anch' eflb in quelìi tempi , ed 
era Padovano * Egli fu dotto nelle Grammatiche come odervava 
Quintiliano , e compofe varie Opere . 

Claudio fi avvisò di portare la guerra nella Brettagna , e nei 
ritornare In Italia venne nella marittima Venezia, e moneto fo- 
pra un Naviglio così grande che più una Cafa che una Nave pa- 
reva, (cc(c trionfando nell'Adriatico , giù per quei ramo del Pò 
che Vatreno o Spinetico era chiamato » Plinio è il folo che di 
tal cofa abbia fatta memoria , ma brevemente e di pailaggio , e 
perciò niente ora fappiamo perchè Claudio abbia rifolto un tal 
viaggio, ed abbia voluto dare a' Veneti lo fpettacolo dr un trioni 
fo riportato fopra gl'Inglefi , e un tale trionfo efeguirlo fopra un 
ramo del Pò , e nell'Adriatico (0 * Probabilmente egli dalla folta 
Spinetica veleggiò verfo Ravenna , e da quefta poi per terra farà 
pafTato a Roma . Morto Claudio afeefe air Impero Nerone , che ri- 
novo le crudeltà e le pazzie di Caligola , e di fangue il più vir~ 
tuofo innondò Roma e l'Italia. 

Mi dimenticavo che un Veneto illuflre fiorì prima di tal tem- 
po, e regnando Cajo Caligola, e quefto fu Pomponio Secondo Ve- 
ronefe , Egli due volte foftenne il Coniòlato , e la feconda vol- 
ta appunto quando il Tiranno fu uccifo - Volea il Senato ricu- 
perare allora l'antica libertà , ma il popolo viziofo , e li foldati 
imbaldanziti fi oppofero ali* imprefa . Non è noto cofa operalle 
Pomponio in tale incontro , Egli fu Comandante in Germania , 
ove vinfe i Catti , per cui ottenne gli Ornamenti Trionfali , equi- 
valenti al Trionfo dopo la diftruzione della Repubblica , quando la 
fomma autorità erafi già concentrata in un folo . Fu celebre nella Tra- 
gica Poefia , e Quintiliano il Principe de* Tragici Latini lo giu- 
dicava (3) , almeno della fua età . Diede una cena a Caligola 
una volta , e in que' tempi pericolofi fu aitai che abbia potuto 
fottrarfi alla comune rovina , 

Nerone furibondo e viziofo , odiava ognuno che virtuofamente 
corrente VIven<e • Egli è il folito de* trifti il per fegui tare gì* uomini da be- 
6 y t ne , perchè foffrir non poiTono il rimprovero che danno ad elfi 
anche tacendo . Nerone fece man batta fopra i più illuitri Roma- 
ni, ma la morte di un Veneto fece più itrepito di tutte , e ptó 

orri-/ 

( I ) Scribat carmina circuii Va* Bri e ani a triumpbans pr<ff grandi Illa 
laemon , Domo vere quam navi intravit *A~ 

Me ra>is'juvat auribua piacere . L.j- driam. 1. j. 

(2) Troxìmum inde oflium Vatre* (3) fatem ... civemque.UA.i $.c$.$2o 
ni dicitur , quo Claudius Cffar e 



Parte Terza. yp 

orribile refe il Defpota agl'occhi de' popoli oppreffi. Fu quelli I! 
celebre Trafea Peto Padovano, uomo adorno di virtù rigida , e 
troppo rara nella fomma depravazione di quel fecolo . Ro- 
ma voluttuofa lo ammirava , fenza imitarlo , Egli due volte fu 
Confole, e non fapeva adulare il Tiranno, né farli vileftrumen- 
io delle Aie pazzie , o della Aia crudeltà , come facevano per ti- 
more quafi tutti i Senatori . Non volle intervenire all' apoteofi 
dell'impudica Poppea , e per quello Nerone più fimulare non po- 
tendo ordinò la Aia morte. Un Queflore portò a Trafea l'infau- 
flo ordine mentre patteggiava ne'fuoi giardini , trattenendofi con 
certo Demetrio Filofofo (opra la natura dell'anima. Egli ricevet- 
te la fentenza con quella imperturbabilità AeiTa colia quale avea 
fempre affrontato il vizio e la tirannia, ne volle permettere che Aria 
Aia moglie feco mori ile * Fattofi aprire le vene fpruzzò la terra 
col Aio fangue , dicendo al Queftore : La] eia temi fare una tal li- 
bazione a Giove Liberatore, e in un tempo così pericolo/o prendete co- 
raggio da tali efemp] . Affai ito poi da acerbi dolori fi rivolfe ver- 
fo Demetrio; ma qui perdutafi la narrazione di Tacito, non più 
fappiamo come negl'ultimi momenti fi conteneffe quell'uomo ce- 
lebre . Il critico Tacito (i) fletto non temè di atteri re , che Ne- 
rone avea creduto di eftirpare la medefima virtù , Trafea ucci- 
dendo \ e Plinio e gì* altri fomme lodi diedero concordemente a 
queflo virtuofo Veneto , ed a tutta la Aia famiglia 9 che era il 
centro d'ogni virtù, anzi d'ogni più rigida virtù. 

Nerone più foffrir non potendofi , Galla A ribellò nella Spagna , 
ed effendo flato trucidato in Roma il tiranno egli pervenne ali' 
Impero, in Nerone terminando la famiglia dì Augii (lo * Poco vif- 
fe però anche Galba , uccifo da Ottone proclamato Imperatore da' 
Pretoriani , mentre le Germaniche Legioni dettero Vitellio ol tra- 
monte . La civil guerra così ritornò tra Romani <, Un Veneto eb* 
be gran parte nella follevazione delle Legioni , cioè Alieno Ceci- 
na Vicentino ; Uomo valorofo , ma torbido , e cattivo , che coman- 
dava una Legione nella Germania fuperiore , e temendo ettere 
cafligato per aver dittìpato il pubblico denaro , A gettò nel par- 
tito di Vitellio , e fu fubito eletto per Comandante contro Ot- 
tone (2}. Alla tefta di 30. mila uomini prefe egli la marcia vcr- 
fo l'Italia, per la via dell'alte montagne Svizzere, ora dette del 
gran S. Bernardo , mille danni agi' Elvezj facendo in pattando , e 
in queflo mentre un corpo di truppe aquartierato al Pò, nel pae- 
fe de' Galli , intefi i movimenti della Germania proclamò Vitel- 
lio, 

(1) Tacit. Annal, fermone , e redo inceffu , fludia milu 

(2) Cecina decore juventa , corpo* tum in/exerat . Tacit. Hi fior. lib. u 
re ingens , Animi immodìcus , cito cap. 55. 



/ 



Saggio fopra i Veneti Primi. 

<o, e feco traile Milano e V altre Galliche Città di qua' luoghi* 
Non lappiamo quaJe rifoluzione prendere la vicina Venezia, ma 
Cecina intanto per mezzo alle nevi calò nell J Italia , tutta fcon- 
volta , e che odiava egualmente Ottone e Vitellio perchè ambe- 
due cattivi , & fcc-ncettati . Le Legioni del primo fi erano por- 
tate a .Cremona 5 e intorno a quella , e nel!' elìremità del- 
la Venezia {uccellerò varj fanguinofì incontri . Neil* Aprile fi 
venne a decifiva giornata vicino air Oglio e poco lungi Aa Man- 
tova 5 offendo già arrivato in Italia Valente altro Generale di Vi- 
tellio con il nettante de 4 Legionarj , e la battaglia fu cosi fiera } 
che circa a 40. mila uomini rimaiero fui terreno , ma gli Otto- 
mani .cedettero ., e Ottone prefo da avvilimento fi uccife da fé- 
lleflTo., e tutti riconobbero Vitellio* 

Riunite inileme le truppe de' due partiti fifparfero fopra il pae- 
fe all' intorno., e causarono orribil danno a' Galli , ed a* Veneti 
Mantovani e vicini. Li Comandanti non avevano autorità nefìu- 
na fopra i foldati , e Cecina era divenuto odiofo per il fuo orgo- 
glio a tutte le Colonie , e Municipi . Sdegnavano il fatto del* 
la fua moglie 9 e che veilito per non so quale capriccio ali 5 ufo 
de* Barbari ardfffe parlare a uomini Togati (1). Intanto Vitellio 
il cui maggior pregio era il mangiare e il bere più di ogn' altro 
uomo , venne ancor eiTo in Italia, con mimerofe truppe di folJa- 
ù e, d'ogni forte di canaglia, ed ebbe il barbaro piacere di vili- 
tare il campo diBedriaco, dove quaranta giorni prima era fucce- 
duto il conflitto . Li Itacìdi carcami di tante migliaia d* uomini e 
di beflie insepolte , il fangue marcito fopra il fuolo , le biade pelle > 
il puzzo intollerabile diede a .quel barbaro cuore piacere , anzi* 
che orrore» Si avviò finalmente verfo Roma crapulando fempre ^ 
e lafciò quelli paefi pieni di guai per l' infolenze caufate da' mi- 
litari fempre dannofì in ogni tempo . Cecina fu fuhlimato a* pri- 
mi onori 9 e infieme .con Valente fu difpotico dell' Impero 9 Vite» 
Jio tenuto effendo a quello Veneto d' effere .f alito ai foglio di 
Roma , non mai meritato da elio. 

Arrivarono in Aquileja nel tempo di tali eventi le Legioni dell' 
Illirico , marciando al foccorfo di Ottone , ma colà intefa la fe- 
rie delle cofe, diedero in furore, lacerarono le imagini di Vitel- 
lio, faccheggiarono il pubblico Teforo, e crucciofe ritornarono a* 
Joro quartieri . Attediava in allora la Capitale degji Ebrei Vefea- 
% fiano col figlio fuoT/ft?, quando pervenuta a notizia di quella Le* 

gioni 

( 1 ) Otnatum ìpfius ÌAunicìpia & retur . Vxoremque Saìonìnam 

Colonia in fuperbìa trahebant : quod quamquam in null'ius incuria equo 

verficolore Jagufo braccai tegmen oflroque veheretur tamquam Ufi grtt* 

barbarorum ìndutus Togato* alhqut- vabantuy . Id, 1. 2» 



Parte Terza. 9% 

gleni la cataiìrofe di Galba e poi di Ottone 3 cominciarono a tu- 
multuare e gridare contro la temerità delle Legioni Germaniche , 
che avevano pretefo difporre dell' Impero • Erano quelle odiate 
anche perchè vantavano troppo il proprio valore , e perciò le 
Legioni Orientali per non effere da meno proclamarono Vefpa- 
fiano , e rigettarono Vitdlio . Intefa tal cofa dalle Legioni dell' 
Illirico ^ prontamente anch'effe fi dichiararono per ii primo , e 
radunate a Petavo nella Stiria ivi da un lor Comandante detto 
Antonio Primo, uomo affai temerario, furono animate ad entrare 
prontamente in Italia , fenza attendere l'efercito di Vefpafiano , 
che a grandi giornate veniva dall' Afia . Primo con Varo prefo 
uno fcelto corpo di truppe , arditamente paffarono T Alpi 
Venete , e fcefero al piano , dove anziché trovare oppofizione 
ne* Veneti, furono con fornma allegria accolti nella forte Aqui- 
leja , in Aitino, in Oderzo , e in tutti i luoghi vicini . (i) In 
Aitino pofero una forte guarnigione per difenderla dalla flotta 
di Ravenna fé mai foffe penetrata in Laguna . Marciarono poi 
a Padova, dove pure furono prontamente accolti , e così in E- 
fte j dall' Adige perciò fino ad Aquile/a per Vefpafiano effendofi 
dichiarata la Venezia. 

Oltre l'Adige, fino al Chiefio , i Veneti di Vicenza e Vero- 
na per Vitellio ancora rimafero , perchè alli primi movimenti 
di quefta guerra , Cecina riunite le Legioni avea paffato il Pò , 
€ s'era accampato ad Oftiglia , tra il fiume fuddetto , e le pa- 
ludi del Tartaro (2) in ottima fituazione , dove anche in que- 
ir o fecolo fi videro attendarfi Tedefchi 5 e Francefi nelle guerre 
d'Italia . Cecina però penfava a tradire Vitellio , e perciò di 
nafeofto paffato a Padova s' intefe co' Vefpafiani , indi tanto 
adoproffi che fece ribellare la flotta di Ravenna , poi perdendo 
inutilmente il tempo diede agio al nemico di fempre più farfi 
forte nella Venezia. Primo ffando in Padova feppe , che alcune 
truppe di Viteliio flavano attendate full' Adige in un luogo det- 
to Foro di Allhno , dove avevano fabbricato un Ponte, {a) peiv 
Tomo IL L ciò 

< 1 ) ^Aquìlejam occupante^ ac prò- preflò a quella corre . Molti però 
xìma quoque Opitergium & jlhìnì dubitarono di tal cofa, e parrai che 
Utis animis ctecipiuntur .... Va- V Alerti rifletta bene , che nel corto 
tavium & vAtefte partìbus adjunxe- £ una notte non potevano le trup- 
pe , pe Vitelliane paffare da Padova a 

(2) Et paludes Tartari fiuminis . Ferrara , ed arrivare all' alba , co- 

Tacit. I. 2. me dice Tacito in quel luogo. Nel 

(a) Comunemente fi vuole che Veronefe flavano i Vitelliam > nel 

il Foro di Allieno mentovato da Ta- Padovano confinante ( in Padova 

cito (ìa Ferrara, e il fiume fui qua- ed Erte ) gli Vefpafiani . L* Adige 

le quello Borgo fi (lava il Pò che correa lungo i muri d* Ette in allo- 
ra , 



82 Saggio iopra i Veneti Primi, 

dò di notte fece marciare a quella volta alcuni fquadroni , che 
iiùTalba così improvvili arrivarono adoflb al nemico , clic lo 
ruppero., e fugarono facilmente, e non fi falcarono fé non quel- 
li che paffato il fiume poterono rompere il ponte . Poco lungi 
da Bile forfè feguì tal fatto. Vennero da Aquileja altre due Le- 
gioni intanto ^ e perciò dopo breve ripofo in Padova fìi rifolto 
Si andare in traccia del nemico accampato nel Veronefe . Fu 
dato ordine in prima di rimettere da per tutto le immagini di 
Ci alba , il che da' Veneti fu fatto con piacere, e ciò inoltra che 
odiavano ed Ottone, e Vitellio , o perchè eletti dalla forza , e 
non dal Senato, o per capriccio ancora , e per paflìone . 

Da Padova fi incaminarono i Vefpafiani a Venezia , e quefta 
occupata, rie fecero gran fefta , non perchè ¥ acquiilo fofTe im- 
portante, eiTendo anche allora dice Tacito picciola Città , (i) 
ma perchè ella era la patria del Generale nemico . Subito poi 
marciarono a Verona , perchè fperavano di avere vantaggio fo- 
pra i Vitelliani, acquifbndo una Colonia così ricca ^ e celebre, 
la quale come ieri ve l'autore fuddetto colla propria fama avreb- 
be dato molto credito al loro partito , e poi nella vafta fua 
campagna la cavalleria di cui abbondavano avrebbe fatto buon 
giuoco (2). Verona ài fatto fi dichiarò ben predo perVefpalla- 
no, e ciò fa vedere che tutti i Veneti erano a Vitellio avveri!, 
e folo il timore delle Legioni di quello aveva fino ad ora trat- 
tenuto coloro che oltre l'Adige abitavano nel partito di quello « 
Di fatto Tacito alTicura" che ne' Veroneli fu ben impiegata i' 
opera , poiché con il credito loro , « con le ricchezze , molto 
giovarono i Vefpafìani . Le Legioni Vitelliane di Oftiglia fi av- 
vicinarono intanto a Verona, e l* attediarono ancora , ma tutto 
ne' Vitelliani era difordine , e tumulto per F infolenza de* fal- 
dati , e per il tradimento degli Uffiziali • Cecina metteva in 
opera ogn' arte per far che 1' armata imitafle la flotta di Ra- 
venna , ma quella fdegnata del tradimento , fi gettò furiofa fu 
d'elìo, lo caricò di catene , e lo chiufe fatto buona cuiìodia. 
lAJtrccefTe poi aà Oftiglia, indi marciò verfo Cremona tutta de- 
dita al partito di Vitellio come lo erano generalmente i Galli 
Italici* Colà feguirono diverti incontri tra li due eferciti , fin- 
ché vennero ad orrido conflitto , poche ore dopo feguito da un 
altro più ancora crudele , che durò tutta notte a chiaror di Lu- 



na 



ra , e 1' Adige dividerà il paefe di (1) Etenim modico Municìpio t/. 

qua e di là pofTeduto dalli due par- rei. Id. 

liti . Suir Adige perciò potevano (2) Colonia copìis va/ida in retn 

que'di Vitellio aver gittato un Pon- famamque videbatur . ... in Vero- 

ie^ per incomodare il nemico , per- nenftbus pretium fuit , esemplo opU 

ciò da Padova ec. bufque partes juvere . 1. j. 



Parte Terza* ■ j % 

na , e con terribile itrage. Sorto il Sole i'VitelIiam cedettero 5 e 
fi ritratterò nel loro campo fotto Cremona , ma data a queflo 
TaiTalto fu prefo, ed effi fi rinchiufero mila Città. Affali ta pur 
quella con empito , llimarono ben fatto T arrenderli , e perciò» 
accorfi alla prigione , fciolfero Cecina , e lo pregarono d* Inter- 
porfi in tal cofa . Pieno di fafìo , e adorno de' Confolari vetìiti 
ufcì egli di Cremona, ma poco mancò che i vincitori medefiml 
non Io uccideffero , naufeati del fuo tradimento ed orgoglio , e 
lo falvarono i Comandanti con iftento , Accolfero poi li vinti , 
che fpezzate le immagini di Vi teli io acclamarono anch' effi Vef~ 
pafiano , ma Cremona fu. due giorni dopo improvvifamente fac- 
cheggiata da' foldati d'ambi gli eferci ti , bruciata , e difirutta 
barbaramente in poco tempo . Più di 50» mila perfone perirono 
ne* diverfì conflitti, e pare imponìbile che refiftere poteffero le 
truppe a tante battaglie una dopo l'altra feguite in due giorni , 
ed una notte confecutivamente fenza ripofo . 

L' Autunno avea già refi orridamente fangofe le campagne 
Lombarde , perciò Primo a Verona fpedì li feriti , ed i vecchi , 
poi valicato ilPò nel centro dell'Italia portò laguerra, che fini 
colla morte, e rpvina di Vitellio . Quefti paefi foffrirono terri- 
bilmente in tale incontro , e furono molto maltrattati dalla li- 
cenziofa foldatefca . Non so fé folle Arano il credere che Vefpa- 
fìano a Veneti folle debitore della felice riufeita delle fue im- 
prefe , almeno in principio . Certo che Primo temerariamente 
azzardò di entrare nella Venezia con così poche truppe , e feen- 
dere in Italia piena delle baldanzofe Legioni Germaniche , lon- 
tano ancora Vefpafiano; e fé le forti Città della Venezia, Aqui- 
leja , Aitino, ec. fi mettevano in difefa , e refilìevano , gli affa- 
ri potean prendere, per allora almeno, diverfa pi~ga . Può darli 
che Primo folle informato della mala di (porzione de' Veneti per 
Vitellio, forfè perchè troppo furono malmenati nella antecedei 
ta guerra dalle Legioni di quello, e perciò s' arrifehiaffe a pene- 
trare in Italia , anche contro il divieto di Vefpafìano che avea 
ordinato di attendere la grand' armata , che frettolofa veniva dall' 
Oriente verfo Y Italia medefìma . Certo da quanto Tacito rac- 
conta de' Verone!! , (i) vediamo che i Veneti colie proprie fo- 
itanze , coirefempio, e con le perfone fòccorfero , ed accrebbero 
la fazione di Vefpafìano in Italia. 

Arrivate le Afiatiche Legioni paffarono anch' effe per la Ve- 
nezia , avviandofi a Roma , dove arrivò poco dopo Vefpafìano 
pure che regnò con lode e bene alquanti anni . Cecina confer- 
vandofi fempre uguale penfava a tradire anche quefto ; ma Tito 

L 2 lo 

( 1) Exemplo & opìbns parte r ju» vere» 



8 4 Saggio fcpra i Veneti Primi* 

lo prevenne facendolo uccidere privatamente , e cosi ebbe caftin 
il premio che meritava la fua ambizione , e la viziofa fua con- 
dotta . Tito regnò dopo Vefpafiano , ma troppo brevemente per 
ifciagura dell'Impero Romano. Nel breve Impero di efTo avven- 
ne la terribile eruzione del Vefuvio , creduta la prima , perchè già 
dimenticate le antichiffime accadute ne' tempi ofcuri e favolofi , 
i fegni delle quali però dallo itefìb Strabone fono indicati , e fi 
fcoprono ancora fotto le mine delie Città diftrutte nell'eruzione 
fuddetta . 

Un Veneto affai famofo vivea in tal tempo , Plinto cioè Se- 
niore , Veronefe . Egli comandava la flotta che a guardia del 
Mediterraneo flava in Mifeno , quando fu avvifato che oltre il 
colle dalla parte di Napoli appariva una Grana nuvola , e por- 
tentofa ( i ) . Pieno di paffione com' egli era per la Storia Na- 
turale , volle fubito vedere da vicino fi fenomeno , e montato 
fopra leggiero naviglio fi indrizzò verfo il Vefuvio, mentre derr- 
fe tenebre aveano già coperto tutti que' luoghi , e tuoni profon- 
di , e fanguigni lampi , ed orridi mugiti , terremoto terribile , 
copiofa pioggia di calde ceneri , firepitofo ruinar di fabbriche , 
urli y gemiti , e difperate grida degli abitanti , dall' incognito fé- 
£ ra nomeno atterriti, di defolazione , e di orrore empivano tutte le 
corrente fpiagge vicine . Egli niente fcolfo ordinò che a terra fi vogatTe , 
7 9* e volle fccnderc alle falde dell' accefo vulcano . L' oicurità più 
fitta, le fcoffe più gagliarde , le pomici infuocate che cadevano 
da ogni parte , per cui egli , ed i compagni dovettero porfì de 
cofeini fui capo, non lo atterrivano , e folo impavido animava 
gl'altri con il fuo efempio . Cadevano gli edifizj da per tutto , 
e vortici di fiamme orrende davano un incerto lugubre lume al 
lido, fu cui flava Plinio , notando le circoftanze di quel ferale 
spettacolo , quando un improvvi fo lampo fparfe d* intorno ima 
mortale moffetta che pofe in fuga li fuoi compagni , e Plinio già 
difettofo di finn tura nel petto , foffocò , e fìtte morto fui luo* 
go . Due giorni dopo fu trovato il cadavere intatto . Perì in tal 
guifa quell'uomo vittima della fua palfione per lo fiudio , ma 
vive ancora la fua fama nell'Opere di effo che ci fono rimafìe . 
La fua Storia Naturale è un capo d* opera nel fuo genere , C 
diceva il Naturalifta Francefe (2), che pareva avelie mrfurata la 
natura tutta, e trovatala in certo modo picciola per l'eftefo fuo 
ingegno. Queft' Opera fu tacciata di alcuni errori, ma errori pri- 
ma di tutto debbonvi effere nell'opere degl' uomini tutti , e poi 
dall'ignoranza de' copifti molti provennero, e molti e molti anco*- 
ra dalla ignorante profunzione di tanti e tanti , che fanno i Dot- 
ti 
O) Fluì. 1. 6. £p. i& (*) Buffon. Hi(ì. nftttir. T, L 






Parte Terza, % 

lì fenza ftudio , e mordono quelli che non intendono, e che non 
poffono intendere . (i) S. Agoftino fteffo diffe Dottijfimo effere 
itato Plinio, e da Quintiliano fi sa che fu anche rinomato Ora-* 
lore . Softenne onorevoli Cariche nella Repubblica , e pare im- 
ponìbile che abbia potuto reggere a comporre tant' Opere , quan*' 
te ne fcrilTe fino air età di 56. anni ne" quali finì di vivere» Po- 
co dopo la mazza notte cominciava io fìudio , e ftudiava al ba* 
gno, e viaggiando, e cenando , effendo dei tempo eflremamente 
avaro . 

U umano Tito intanto mori , ed il fratello Domiziano regnò 
in fuò luogo • Egli rinovò i giorni fanguinofi di Caligola e Ne- 
rone , fece danno a tutto Y Impero , e bandì la celebre Aria ve- 
dova di Trafea Peto . Effa però fu richiamata da Nerva non 
molto dopo, quando uccifo coftui , il Senato pieno di gioja eleffe 
il fuddetto M. Coecejo Nerva , ottimo vecchio , in Imperatore • 

In quefii tempi vivevano diverfi altri Veneti 3 che facevano 
onore alla lor Patria . Un Pittore mentovato da Plinio il gio- 
vane detto Turpilio , Cavaliere Romano ; Y opere del quale efi- 
fievano in Verena (2)- Oflervava il detto Plinio che la pittura 
da Pacuvio in giù non era fiata efercitata da Soggetti dittimi , 
fuorché da Turpilio il quale dipingeva colla mano finiflra . La 
patria di coltili jgnorafi. IlMaftei(3) crede che viveffe in quefV 
epoca certo Poeta Veronefe detto Senzìo Augurino amico anch' 
elio di Plinio Juniore , ma viveva poi certo Ariano Maturio Al- 
tinate , di cui femmo parola altra volta , intrinfeco amico del 
fuddetto illuftre Romano , il quale nelle fue Lettere lo dipinge 
Filofofo modeftò , virtuofo , e dotto . Valerio Fiacco Padovano vif- 
fé pure in allora 3 ^autore del Poema fopra gli Argonauti , lo- 
dato da Quintiliano, e da Marziale. (4) Arunzio Stella purPado» 
vano, e inettamente da Marziale ricolmo di lodi , anteponendolo , 
( forfè però a torto ) , a Catullo . Egli cantò la Colomba di 
Violantilia amata da Arunzio, ed egli pure d'una PoeteiTa Ate- 
ftina ci lafciò memoria, il cui nome era Sabina , e di un Qra-> 
tore da Efle che in Roma aveafi fatto nome nel Foro ; ma di 
tutti coftoro, niente più ora non fappiamo. 

Nerva adottò Trajano , che dell'Impero più d'ogn' altro eftefe i 
confini con vittorie continue , e dopo il quale regnò Adriano , 
indi il buon Antonino , poi M. Aurelio che la Fiiofofia condirne 
fopra il Trono. Nell'Impero di quefto la Venezia ritornò a l'of- 
frire 

<i) V. Maffei . P. 2, Ver* III. fona extantìbusé 

(2) T^ifi quìs Turpìltum Equkem 1. 55. e. 4. 

'Komanum e fonetici noftró cetatìs ve- (3) Ver, I1I.P, ìf* 

tit re/erre; fodìegue ejus operibus fo- (4) V. Nferfi Epigra m» , , ) s 



86 Saggio fopra i Veneti Primi. 

frire gì' infiliti eie' Barbari, che dall' epoca de' Cimbri , e della 
iùggezion degli Alpini ignorava . I Marcomanni bellicofa gente 
Germanica, feppero trarre in comun lega quanti Barbari abitava- 
no dal Reno al Mar Nero , e chi da una parte , e chi dall' 
altra fcagliarfi fopra i Romani , diftratti allora nella guerra Afia- 
tica contro i Parti . Gli Scrittori di quei tempo ci dicono che 
quella guerra fu delle più pericolofe , che Roma avelTe forlerto ,. 
paragonandola alla feconda Punica o allaCimhrica , ma gli Scrit- 
tori di allora troppo diverti da quelli del fecolo di Àugufto , 
troppo male ci informano de* grandi e celebri eventi in tale cir~ 
cofìanza fucceduti nell'Italia, e nelle Provincie. 

Sappiamo folo che i Barbari penetrati nelle terre Romane mi- 
nacciavano fortemente la Venezia fecondo il {olito dalla parte 
di Aquileja , e forfè ancora da quella di Verona , poiché erano 
entrati nella Rezia . Aurelio venne perciò ne* Veneti , e fi fifsò 
in Aquleja , provedendo al bi fogno . La guerra ferociiiìma durò 
gran tempo, ma parendo che il pericolo alcun poco rallentale 
egli tornò a Roma , quando di nuovo ella il riaccefe fempre più 
moietta, ed i Barbari quafi a* confini della Venezia arrivarono, 
con fommo fpavento degli abitanti . Nel più fitto inverno per- 
ciò Aurelio dovette partire da Roma , infieme con il Collega fuo 
Z. Vero , uomo viziofo , e feoftumato , e pigro , e ritornacene 
in Aquileja per attendere in ella la buona iiagione . Ma le Le- 
gioni venute dall' Oriente , aveano da colà portata la Pelle , e 
già nella Venezia , e in Aquileja V avevano introdotta , dove così 
furiofa frrage faceva, che gli Imperatori furono coftretti a fretto- 
lofamente partire , e ritirarfi di nuovo in Roma . Quella Pelle 

torrente ^ una ^ e ^ e f 1 ** orri '^ e c ^* * e Stòrie ricordino , Orazio ( i ) ed 
j$y o altri accertando , che intere Città , e Provincie rimafero fpopo- 
3ate j ed incolte , e crebbero folitarj bofehi dove prima (lavano 
popolofi cartelli ; perciò polliamo credere che la Venezia fatta 
centro del mafllmo paflaggio delle truppe in allora, avrà orribil- 
mente fofferto , e più che altrove in ella la furia del contagio 
fi faràfentita . Il celebre Galeno venne in tal incontro in Aquileja 
per aver cura della ialine degli Imperatori, li quali in uno iìef- 
fo Cocchio verfo di Roma viaggiando , quando furono fulla via , 
che Acuzia abbiamo chiamata, tre miglia lungi da Aitino ( for- 
fè dove ora efifte la villa di Mufeftrc ) , Vero fu colpito da 
apoplefia a caufa del difordinato fuo vivere , per cui dovettero 
trarlo fuori del cocchio in fu la flrada dove fu falaflato , e poi 
condotto in Aitino ♦ Ville in quello tre giorni , poi morì , ed 

Aure- 

(i) Y. Orofmm. 1. %. 



Parte Terza* 87 

Aurelio portò il cadavere a Roma , dove fu pollo nel numero 
degli Dei fecondo il folito . 

Sempre però intanto facendoli pericolosa la guerra de* Marco- 
roanni , quelli diedero una disfatta a' Romani non lungi dall' 
Alpi Friulane , trucidando 20. mila Legionari , e neir infeguire 
gl'altri , fuperarono fenza oftacolo i menti , ed arrivarono lotto 
Aquileja. Colà eranfi raccolti i fuggitivi , ed i Barbari tumul- 
tuofo alTalto avendo dato alla Città furono però ributtati da 
quelli , e conofeendo forfè che troppo difficile ed incerta era 1* 
imprefa, lafciarono 1* attedio e fi fparfero per la Venezia Orienta- 
le, dove caufarono danni crudeli , avendo prefo Oderzo , che 
di (trufferò totalmente . ( 1 ) Chi sa che in tale incontro i Vene- 
ti Opitergini, e gl'altri d'intorno , non fi prevaieffero del prof- 
fimo e ficuro afilo degli Eftuarj , ricovrando le perfone , e gii 
averi dentro di elfi. Roma fu Spaventata a tali nuove, ma forfè 
i Barbari non volendo penetrare più avanti , per tema di rima- 
nere ìinchiuG , carichi di Veneta preda ritornarono di là dall' 
Alpi , lafciando la Venezia defolata dalla guerra , e dalla pelle* 
(2) M. Aurelio finalmente rifolfe di fare ogni sforzo per libe- 
rarli da così brutto pericolo , arrollando fino gli fchiavi , e li 
banditi Dardani e Dalmati, vendendo i mobili proprj , poi trans- 
ferindofi-in Aquileja; dove raccolfe le truppe , e marciò contro 
il nemico -. Seppe così bene condurre 1' imprefa , che dopo pe- 
ricolofi incontri , venne a capo di fuperare i Barbari , ritogliere 
ad elfi le ufurpate Provincie , e terminare una guerra , che per 
molt'anni avea fatto fofpirare l'Impero Romano, ma della qua- 
le molto malamente ci iilruifcono gli Storici di allora . Aurelio 
trafportò molti Marcomanni in Italia , allogandone alcuni a Ra- 
venna; il che moftra , che la pelle aveva molto danneggiato il 
paefe. Colloro però fi rivoltarono, ed egli fu coftretto a riman- 
darli fuori d'Italia. Ad Aurelio fucceffe il figliuol Commodo bru- 
tale, ed empio Principe , uccifo il quale regnò Pertinace , ma 
per poco, poiché li Pretoriani lo trucidarono , e dopo con inau- 
dito efempio pofero in vendita T Impero , il quale fu comprato 
da Didio Giuliano . In quello mentre Pefcenio Niger fu acclamato 
Imperatore in Occidente , e Severo in Oriente , il quale avvian- 
doli verfo Roma , venne nella Venezia fenza trovare refiftenza , 
fi impadronì della flotta di Ravenna , ed uccifo Giuliano fu egli 
xiconofeiuto folo Imperatore avendo vinto anche il Negro * Do- 
po ; 

( 1 ) Quontam raptìm obfeffa ab ìtf- pr oc ini bus , *uix refiflente praruptis 

dem Quaàis Marcomannis *Aqntle* jLlpìbus Juliìs Trìmkerio quod ante 

ja dìu , Opitergiumqug excifum s ac docuimus Marìco . JSrod, 1. 25?. e. £» 
compiuta cruenta per telerei afta (2) Dion. 1. 7J» 



#8 Saggio iopra i Veneti Primi. 

pò la fua morte regnò il pefCmo e crudele Caraealla , indi JÈfo- 
m»0 , poi il pazzo Eliogabalo , e dopo quello Aleffandro ottimo 
Principe . uccifo indegnamente da Maffimino , che ufurpò con 
violenza V Impero . 

Anche ne* tempi prefenti ci furono alcuni Veneti celebri , co- 
me Afpafio Ravennate Retore, da Filolìrato deferitto come affai 
filmabile , ( i ) e Giulio Paalo che fi crede Padovano , celebre 
nella Giuri fprudenza , e caro ad Aleffandro Imperatore , dal 
quale alla fublime carica di Prefetto del Pretorio era flato fol- 
ievato. Il Maffei accenna anche un Veronefe perito nelle Leg- 
gi, e detto Emilio Macro. 

Difpiacque affai la morte di Aleffandro, e fu univerfale rodio 
contro Maffimino , uomo nato da Padre Goto , e da madre Ala- 
na, e Pallore in prima colà neir Illirico . Neir Affrica furono 
perciò proclamati Imperatori li Gordiani , e Y Italia fubito li ri- 
conobbe ; fé non che uccifi ben preflo , Roma eleiTe all' Impero 
JMajffimo e Balbino , e poco dopo il fanciullo Gordiano difeefo da' 
primi . Ciò fatto , tutta V Italia fi preparò alla difefa con- 
tro il Ciclope , ed il Bufiride , come chiamavano Maffimino , il 
quale furente all'udire tali nuove , diede dalla Germania preci- 
pitofa marcia all' efercito verfo la Venezia fempre foggetta a fol- 
frire l'empito primo à egli invafori d'Italia. 

Il Senato intanto avea inviati in quella Regione diverfi Sog- 
getti Confolari per regolare ogni cofa , e due di effi fi chiufero 
.in Aquileja facendone riftaurare le Torri , e le mura , facendo 
finche falciare tutte le biade intorno , e difertare tutta la cam* 
pagna . Dice Erodiano rhe il Senato avea mandati ordini che 
tutti i lidi e porti foffero meffi in difefa , e cufloditi , ( 2 ) perchè 
neffyn a.vyifo potette avere il Tiranno di quanto operavafi in Ita- 
lia , Quelli però a grandi giornate giunfe all' Alpi Venete , 
rhe trovate fenza difefa fpedi da quelle alcune partite di Pan* 
nonj, che paffati gli Stretti, corfero ad Aquileja, e diedero alle 
mura tumultuario affalto , ma rifpinti con perdita ritornarono a 
Maffimino . Egli avea neir armata un Tribuno Aquilejefe , e per- 
ciò volle che quelli andaffe a tentare colle buone i Cittadini , 
acciocché apriffero le porte, minacciando però totale mina fé fi 
opinavano alla difefa . Parlò il Tribuno a lungo fotto le mura , 
ma Crifpino e Menofilo che comandavano nella Città, feppero co* 
sì bene perfuadere al popolo che gli Arufpici predicevano la 
caduta del Tiranno , e Beleno prometteva vittoria , che inutile 
riufeì dei Tribuno ogni difeorfo . Allora Maffimino pafsò T Al- 
( O Ut>. Sophift. 1. 2. e, ji. tur, nequ$ cuìquam poteflatem fact-i 
ÌO Qui /itera poft ufque tutunn* rem naviganti. 



Parte Terza . % 

pi, ed avvicinatcrfi al I-i fon zo poche miglia difcofto da Aqtiileja , 
trovò rotto il Ponte fu d' elfo fabbricato di pietre quadrate con 
magnificenza dalli vecchj Imperatori, e trovò pure gonfio loltef- 
io fiume per le nevi difciolte, eiTendo il mefe di Giugno , per 
aii non fapeva come tragittarlo . Li Fabbri dell' efercito fecero, 
inteio l'oftacolo, fapere che fparfi per la campagna itavano molti 
wfi alì ai granài di legno , concavi, e vnoti , ài cut tifavano gli abita- 
tori nella ricolta dell' uve { i) ^ i quali fé fi voleiTero unire, e con- 
giungere infieme potevano benilTuno fervire a fabbricare un pon- cor ^ rm 
te per iar paiTaggio all' armata . Di fatto così fi fece, e quella 2 ?S, 
pafsò fenza danno all'altra ripa . Tale racconto ci moftra 1' ufo 
antichilTimo intorno a quefti Efluarj , di que' rotondi recipien- 
ti ora Tine da noi chiamati die fervono appunto per raccogliere 
r uve , e trafportarle . Le Legioni così fi approilimarono ad 
Aquileja , xlove diftruiTero tutte le fabbriche fuburbane , taglian- 
do i boichetti , e le viti che molto adornavano que' luoghi , a 
detto di Erodiano, (2) per cui fi vede che non paludi o Lagu- 
na io la ai ente ivi occupava il paefe . Lo fteffo Greco ^Scrittore 
racconta, che le viti, e gl'alberi erano difpoiti a lunghi , e re- 
golati filari , e nota che le viti fteffe erano difpofle o tirate a 
fettone, e in alto tratte , oofa che ornato rendeva vago affai e 
piacevole .. Ecco anche in tale racconto una traccia dell' ufanza 
aliai vecchia di tirare le viti a tal modo , ufanza qui d' intorno 
pure al preferite praticata, (a) 

Gli afialri più furibondi furono fubito dati alle mura , ma con 
egual ferocia furono ributtati , e chiufe le Cafe , ed i Tempj , 
uomini , e donne , tutti fopra le muraglie fi efponevano ad ogni 
pericolo e fatica . Erette varie batterie , con fuochi volanti gli 
attediati le incendiarono , e non temevano di fchernire ancora , 
ed ingiuriare il Tiranno , che fremeva fenza prò , e replicava 
^li altaici. Capitolino racconta^), che eiTendo mancate le cor- 
de agi' archi , le Donne esibirono i propri capelli , e tre volte 
Tomo IL M tal 

( 1 ) £ifc permultas in agro Uh le occafione fi dovettero riftaurare 

deferto inanes cupas forma rotun- le mura di Aquileja, poiché egli di- 

da quibus videlicet incoiai quon- ce tanto grande era il potere de* 

dam ad vinum importandum uteban- Romani che non fi credeva aveflTe 



T Italia a teonere dì alcun eflerno 
('2) Vites arborefque excìderunt . nemico , e le Città Italiche aggre- 



tur 

Siquidem arborum comparìbus ordì- gate alla Repubblica tutte proferì 



nibus s ac vìtìbus Inter fé janctis & da pace godevano . Ma pocni anni 

in Sublime eve-flis ad fef-de celebri- pattarono che per 1* Italia mutoflì i! 

tatù fpeciem quafi coronis quìbufdam dettino , e più ancora per la Veae* 

redimita omnis regio videbatur* zia . 

(a) Erodiano offervava che inta- jj) L. 2, 



:9° Saggio fopra ì Veneti .Primi-. 

tal cofa egli replica nella fu a Storia ►. Le Donne polìbno arriva* 
tre ;aglWftremi e in .bene., e in male , e il Senato dopo terminata 
Sa ^guerra volle perpetuare la memoria di un tal fatto , .facendo 
erigere mn Tempio a Venere Calva ( i ) . Abbiamo alcune meda- 
glie di Quinzia Cri/pilla ., moglie di .Maffimo ,, che una -Donna 
rapprefentano priva di capelli da un lato , e dall' altro un Tem-= 
pio , colla leggenda che della Venere Calva fa ricordo . Era gran* 
de la mortalità e nell'efercito , e tra gli Aquilejefi, i quali get« 
lavano i loro morti per fopra il muro nel fiume , e con ciò to» 
glievano agl'.alTediatori la purezza dell'acque , i quali niente pò! 
avanzavano aneli* a (Tedio . Maffìmino perciò fremeva , -ed al fott- 
io de' Defpofti incolpava gì' Uffiziali fuoi di poco ardire , e ne 
fece anche giuftiziare parecchi . Ma tal cofa nelle Legioni accefe 
fdegno e tumulto , e tanto più che penuriavano affatto di vetto- 
vaglie, effendo chiufa ogni via d'intorno , e non potendo né ri- 
procedere, ne innolcrarfi verfo il centro ^'Italia , dovendo perire 
di fame fé non venivano prontamente ffoccorfe. 

-Diffi che i lidi ed i forti erano 'flati -chiuìl ., e venivano gelo- 
samente -guardati per ordine del Senato , e quefti porti e lidi io 
credo che li noftri di quefte lagune iù abbiano ad intendere % 
poiché il paefe minacciato era quefto,, ed Erodiano dice *che tut- 
ti % navigli ri erano flati fermati .... ( 2 ) per cui MaiTimmo non 
poteva avanzarli ., ed era come attediato . Forfè in Aitino -, e 
in altri luoghi della Laguna ilavano prefidj -, e guardie -, e per 
via della Laguna di Grado da' Veneti marittimi veniva anche 
foccorfa Àquileja di vettovaglie ? e di rgente . Oppreilt .finalmente 
dalle fatiche le truppe, fi follevarono di bel mezzogiorno, e tru 
cidarono Mailìmino ed il figlio, gettandone alla campagna i cor- 
pi privi di fepoltura . Depofte 1' armi fi avvicinarono poi alle 
mura , gridando pace ., e dando avvifo della fucceìfa tragedia 9 
ma non fidandofi gli affediati tennero chiufe le porte, indi efpo 
fero iopra le difefe le immagini degli Imperatori , acciocché I 
adoraflero , come fecero , poi fopra le mura fleile efpofero con 
iattanza ogni forta di cibi, di vini, di tuniche, e di tutto ciò, 
dice Erodiano, che una Città beata , e florida può fomminillra- 
re agi' uomini . Fu forprefo V efercito , e comprefe maggiormen- 
te le difficoltà di prendere una Città così proveduta , e ceffate 
del tutto T offefe , ottenne dagli Aquilejefi il vitto di cui tanto 
abbisognava . (3) 

L'Im- 

( 1 ) Meneftriers . Med. Dijon. 1 558. *mrjia prius occupata ac conclu/a fise* 

(1) t{eque *A qui le} am capere > ne- rant . 
que Romam proficìfci poterat , navi- (j) Id. 1. 8. 
fjorum ac vebiculovum penuria qua 



I 



Parte Terza:** §% 

L'Imperatore Maffimo flava; in queflx» mentre in; Ravenna „ 
raccogliendo le forze d'Italia > quando- ebbe L'avvifo? della morte 
di 1 Maflìminoc- Alcuni Cavalieri portando le tefte de 9 due Ma (fimi- 
ni da Aquileja vennero in Aitino , e colà- per più? predo? viag- 
giare fi pofero in barca ,, ed* attraverfata quella Laguna arriva- 
rono a Ravenna . Trovarono aperti „ come dice Erodano 5 tatti- 
li porti (i) e da per tatto furono accolti ,, ed incontrati con: He* 
ti applaufi- dalla moltitudine de' popoli- coronati di lauro .■ Ora pare- 
a me , che ciò moflri , che li porti fopra; mentovati, erano co- 
me- ho già detto li nofìri , o fia^ quella di quelli lidi , poiché fu- 
rono toccati dalli mefTaggieri nella; lor gita- da- Aitino a Ra- 
venna ; e di più- polliamo dedurre da un tale racconto la po- 
polazione v e di quefti lidi r e di quelle Lagune in que' tempi , 
che* nuova' prova può dare a quanto abbiamo* detto in tal? pro- 
posto altra volta ,, poiché certamente- quefta moltitudine fu da 
que" corrieri incontrata nello* fpazio coroprefo tra Aquileja , e. 
Aitino, e Ravenna j, cioè nello fpazio occupato dalla notìra La- 
guna « 

Maffimo intefa la lieta nuova s s imbarcò ancor egli , e attra- 
verfando quefto Efluario arrivò^ in Aitino , indi per terra andof- 
fene in Aquileja ,.. (2) dove con alte acclamazioni accolto ,, rice* 
vette l'omaggio y non tutto* però fincero y delle Legioni corona- 
te di alloro Colà accolfé gli Inviati dì tutte le Città d* Italia , 
ed una folenne Deputazione d'i venti Soggetti: didimi dal Sena- 
to , e mandati a complimentarlo , per cui Aquileja piena di 
popola era tutta occupata in facrifizj? e fede 3 finché regolate le 
cole Maffimo per terra; attraversò? la Venezia e fi avviò verfo 
Roma, da per tutto incontrato da' popoli con evviva e con pom- 
pa . Gli Aquilejefi pieni di divozione per il loro Beleno> ad effe 
attribuirono la falute della; loro Città , e le rifpinte Legioni vo- 
lentieri accordavano un tale miracolo 1 r perchè' così coprivano la 
vergogna d'i non eiTer riufeite nella loro intraprefa . In tal guf~ 
fa ebbe la Venezia la gloria di aver diftrutte le forze de 1 Maffi- 
niini , e di: aver conservato; lMnipero- a quelli che il Senato 
avea eletti . 

Forfè Balbino qualche beneficenza £ec& agli Opitergini , fé è 
vero che una Statua dì bianco^ marmo aveano eretta ad effb % 
come racconta io Storico' di Trevigi y (3 > ma- poco durò 1* 

M % quie- 

Ci) Tatentìbus ubique pòrtìs ac fluviuì Erìdctmts ac vicina, exundant 

laureata popularium frequenti a exce- ftag#a > Ite tt per ora fepttin iti 

ptr , ffapah paludibufque enavigatis mare pracip tentur . 

rnter lAltinum ac Ravennani . Herodv I. 8". 

(2) Tranfmijfts paludi bus > in qua ($) Borni Ile. Trevif» 



9* faggio fopra i Veneti Primi, 

quiete, poiché gli indifciplfnatf Pretoriani uccifero Maffimo 3 a 
Balbino, il fole Gordiano rimanendo faivo , perchè dal popolo f 
e dalla truppa amato fommamente • Non so fé egli a' Vicentini 
abbia fatto un qualche bene, riportando il MarTei ( i> un* ifcri* 
zione 3 che in quella Città fu eretta alla fua memoria . Filippo 
dopo non gran tempo uccife anche Gordiano, e fi fece riconofce- 
re Imperatore : ma Decia proclamato nella Meffa marciò nella 
£ ra Venezia , e penetrò fino a Verona dove venne a battaglia eoa 

torrente Filippo, lo vinfe , e prefa la Città uccife in quefta il medefimo , 
245). fé pur egli non rimafe morto nella zuffa . (2) Decio in feguits 
eflfendo perito combattendo contro i Goti , regnarono Emiliano 5 
Treboniano Gallo , e Valeriano , fenza contare molti altri Preten* 
denti che in V una e l'altra Provincia fi foìlevarono , tutto l'Im- 
pero affliggendo con guerre crudeli , oltre una Pefte feroce 5 che 
diilruggeva da per tutto gì' nomini , e molte brigate di Barbari 5 
che davano il guaito a parecchie Provincie . Valeriano poi fatto 
fchiavo' da Sapore Rè di Perfìa , Gallieno ftio figlio ebbe i' Impe- 
la 2*0, Principe tiranno, feioperato , e pieno di vizj , e perciò ani- 

corrente mati da tanti difordini i Barbari più che mai iniolentirono , ed 
2 5 6t una grotta truppa di Sciti penetrata nella Venezia la pofe a 
rubba , finché verfo Milano, da Gallieno fu vinta, e ributtata. 

Orribile è la detenzione che gli Storici ci fanno da' guai mol- 
tiplicati che in quelli tempi affliggevano tutto l'Impero * Terre» 
moti terribili ingoiarono intere Città , il mare innondò la terra 
in più luoghi; tenebre denfe in varie Provincie toglievano la vi- 
ita del Sole; li Barbari nell' Afia , e neh" Europa devastavano 
crudelmente ogni cofa ; la pelle , la careftia , e i tiranni face- 
vano il retto, mentre Sapore con Orientai barbarie nell' Afia Ro- 
mana godeva marciare (opra mucchj di cadaveri, e Gallieno erti* 
dele non provvedeva a niente, e aumentava i diiordini , 

Intanto varie Nazioni barbare attnippate pattarono l'Alpi, e di 
nuovo fcefero ne' Veneti penetrando fino a Ravenna . Eumeni» 
dice che in tale occafione l'Italia Signora ddìe genti (3) pian- 
te l'eccidio di moltiiTime fue Città 5 ma troppo però confili a* 
mente gli Storici ci lafciarono deferitti tali eventi . Sembra pe- 
rò Soffiamo credere , che la Venezia più d' ogn' altra Italica Re- 
gione abbia fciferto in que' giorni funefli , perchè la prima a 
provare le hivalioni nemiche , e la più efpotta all' empito de* 
Barbari che predar T Italia cercavano » Gallieno dalle Gallie fi 
portò ne' Veneti, ed in Verona fi pofe , dove ordinò la coitru- 
2ione di nuove mura per metterla in di'fefa . Moftra ciò il pe- 
ricolo ' 

(1) Muf. Veronenf! p. 568. (.?) IpJ* Italia Genùum Domi 04 

(2; Zwùm, !•• u fcaacg. Coitane 



Parte Terza* ^j 

tkoìo che minacciava quefta Regione . Come Àquieja fervivi ■& 
difefa dell' Italia dalla parte di Occidente , e dell' Alpi Giulie y 
così Verona di fomma importanza riufciva per impedire temcur- 
{ioni dalla parte dell' Alpi Reti-che . L' Adige veloce che (corre 
per mezzo a que' gioghi , apriva io eredo , lungo il fuo lettor 
il palio a que' Barbari che dalla Germania volevana fcendere 
nella Venezia , e forfè allora minacciavano di così fare , e per- 
ciò Gallieno con fretta fomma fece avanzare il lavoro , L' infi- 
gne ifcrizione che ancora efìfte ci fa note tali circoftanze ,- in 
pochi mefi ricordando il compimento della fabbrica ,. e le pietre 
già prima impiegate in altri ufi, le colonne , cornici, capitelli 5 
che veggonfi alla rinfufa adoprati e pofti in tali mura (Ò , con- 
fermano il timore , e la fretta con cui furono erette . 

La lapida ifteffa racconta che nuova Colonia condulle Gallie- 
no a Verona, Colonia militare, per cui Colonia Augufla Gallieni^- 
na fu detta Verona. UMaffei dice che ella ebbe così l'onore dì 
accogliere Romano fangue , ma io dubito che quefto onore non 
l'abbia forfè pagato un pò caro , perchè a nuovi Coloni certa;' 
mente faranno flati aiTegnati terreni , e ciò non fi farà fatto 
fenza danno de' vecchj , tanto più che Gallieno non era Princi- 
pe troppo fcrupolofo nell' aggravare , e danneggiare i foggetti • 
Egli dovette più volte fermarli o attraverfare la Venezia , finché 
a' confini di quefta Aureolo ribelloffi , ed in Milano fi chiufe, do- 
ve fu attediato da Gallieno . Ivi quefti fu uccifo , e proclamato 
Claudio Imperatore , che diftrulTe fubito anche Aureolo , e re- 
gnò folo- 

Non baftava che la Venezia foffriiTe il pefo della guerra civi- 
le , che nuovamente fcefero per Y Alpi Veronefi gli Alemanni a 
devaftarla . Corfe Claudio al riparo , e vicino al Lago di Gar- 
da in una felva detta Lucana , che forfè all' odierna Pefchiera Era 
era vicina, affali Torte de' Barbari, e la diftrulTe intieramente . corrente 
Morto anche Claudio , flava in Aquileja fuo fratello Quintillo , 268, 
che fu fubito riconofciuto Imperatore . Pochi giorni però dopo 
cflendo flato acclamato nella Pannonia Aureliano , egli avvilito 
fi fece aprire le vene , e in quella Città diede in tal guifa ter- 
mine alla fua vita . Se Claudio era flato valorofo , Aureliano 
non lo era meno , perciò accettato dagl' Itali , pensò da dove- 
ro a rimettere in vigore l'Impero defolato . Ma in quefto men- 
tre fcefero di nuovo barbare Germaniche genti in Italia , e at* 
traversata la Venezia a flento furono fuperati di là dal Pò , e 
jjiftrutte da Aureliano, che marciò dopo in Oriente, vinfeliPer* 
fiani orgogliofi, e trionfanti, vinie pure la celebre, e troppo fa- 

mofa 

( i ) MafL Verf. Ili. 



54/ Raggiò; fópra i Venetìì Primis 

inofa Zenobiaiy diffeuffe i Tiranni , : e ripriftinò^ la; Repubblica nelf' 
antica riputazione, fé non nell' antico vigore. 

Dopo la fu ai morte: regnò Tacito ,, poi: Floriano» e Probo » e 
Caro-- iti' mezzo a nuove turbolenze e guerre ,, ma che fi taccio- 
no perchè niente Hanno che fare con i Veneti , o con la Vene- 
zia »• Quell'ultimo regnava quando gravi cofe dovettero) fuccedere 
ne' Veneti, poiché un Magiffrato ilraordinario fu fpedito» tra-effi. 
col titolo di Correttore .. L' indovinare però* il motivo di tali co- 
fa è irrrpoffibilè in prefente , per iL fi leu zio- degli Storici v Giulia- 
no era il; fuo nome » e dir conviene ,, che fi faceffe molto amare 
da' Veneti , poiché alla morte di Caro> a* confini della Perfìa Ym 
fv avvisò di falire all'Impero , confidando forfè nel foceorfo del- 
la Venezia a lui divota ( i ). Carino figliuolo di'. Caro che flava 
nell'Illirico r intefa taL cofa ,. marciò fubito- a quella parte- , e 
ne* campi Veronefi combattè eoa Giuliano 5 lo vinfe , e Io- 
ucci fé .. 

L' Anonimo Panegirica di Coftanzo dice che in tale incoh-- 
Er& tro Verona fu macchiata di fangue civile, (2) efpreffìoni „ che 

terremo • • j- r* ♦ j 1 - . • • •*. !1 

%$< pajonoì indicare aver Canno- dopo< la vittoria inveito^ contro 1. 

Veneti fautori di Giuliano . Offervava il Maffei che alcune me- 
daglie di : quello ancora rimafle ,.. in oro- ,. argento , e metallo , 
non fono di balla lega , né di cattivo lavoro*, come ordinaria- 
mente fogliono effe re quelle de s Tiranni ,, non, inferiori in forn- 
irla a quelle de buoni tempi . Se mai furono coniate nella Ve- 
nezia , dir fi potrebbe che T arti ancora qui fi confervavano fuf- 
fkientemente ,. ma la congettura è' troppo incerta . Rammentano 
effe una vittoria 5 e le Pànnonie , come fé fodero (late ubbi- 
dienti a Giuliano,, cofe tutte che indicano de s fatti d' allora ef- 
fere noi in prefente affai poco informati . Se egli avelie avuto 
propizia la forre.,, farebbe paffato per legittimo Imperatore , ma 
cflendo flato vinto,, la? Storia; perciò^ lo mette- nel numero- de s 
Tiranni . Carino cattivo uomo , ù battè poi nell* Illirico feroce- 
mente con' Diocleziano, ma in fine uccifo' ancor egli , quello- fu. 
riconofeiuto Sovrano da tutti . 

Egli è' neceiTario di oiTervare J prima di progredite quello fuc- 
cinto* Storico 1 racconto , che 1' Impero Romano , e la Romana 
focietà ? era ben diverfa ; da' tempi anteriori , ed era affatto mu- 
tata fpccialmente riguardo all'Italia 4 , ed agi ? Itali. Forfè da' tem- 
pi di Adriano ebbe principio il diibrdine di voler V Italia ridot- 
ta a condizìon di Provincia , mentre prima folo Donna e Signo- 
ra delie Provincie ù considerava * Ma già' anche prima T orribile 

eor- 

(r) Aurei. Vft. Epit. rona\ e» $ 

{2) Cmlì fangftìne maculata Ve- 



Parte Terza* <P5 

^orruttella di Roma , le frequenti mutazioni degli Imperatori, fòt 
condizione di quefti fpeffe volte Straniera , e non che i* Italiana n 
barbara e vile 3 la comunicazione della Cittadinanza a tutte le 
Provincie , non all' Italia fola come prima , avea ;rotta quella 
focietà tra Romani, ed Itali così bene inabilita , che fin tantoché 
ebbe forza , e vigore., neffun efterno pericolo potè mai Scuoterla f 
ed ogni efterno nemico fuperò, e diftruffe . Le Legioni terrore 
de' popoli Europei ed Afiatici , prima di foli Itali , e Romani 
compòfte , a poco a poco furono di ftranieri , e in fine di Bar- 
bari in gran parte formate ; il corpo medefìmo de' Pretoriani 
da Severo fu diftrutto , (i) e mentre la gioventù Italica in pri- 
ma quafi fola Jo formava 5 egli licenziatala , lo rifece ?tutto di 
ftranieri, e Barbari , cofa che fomma noja , e difgufto diede a 
tutta la Nazione . Gallieno proibendo a* Senatori d* Impiegare 
nella milizia, avvezzdlli all'ozio ancor effi, ed alla vita molle f 
ficchè gl'Italiani oppreffi da gravofi tributi , e non -più animati 
dall' antica coftituzion di .governo , oziofì ed inerri a poco a po- 
co diventarono , e dopo Diocleziano barbaro di nafcita , e il 
genio, ftranieri Imperatori per lo più fuccedendo , quefti non fo* 
lo poco curavano e 'Roma , e 1' Italia , ma odiando quefta e 
quella fi pofero a Ti'fieJere qua e là a capriccio per le Provincie , 
e finalmente coli' efempio appunto di Diocleziano dividendo in 
più parti T'Impero, aumentarono il difordine 3 che poi apportò 
dell'Italia, e di Roma la totale mina. 

Diocleziano vinto eh' ebbe Carino 3 aflbciò all' Impero Maffi- 
miniano Erculeo , indi adottò Cofianzo Cloro Padre del grande 
Coftantino , dando ad effo il titola di Cefare , e lo fteflb fece 
Maflìmiano figgendo Gallerio • Così divifo in quattro parti 1' Im- 
pero , diede a' popoli il pefo di dover mantenere quattro Prin- 
cipi in luogo di uno, e perciò gli aggravi, e le contribuzioni fi 
aumentarono al fommo . Le continue guerre con i Barbari , e 
le frequenti brighe tra tanti Imperatori facevano viaggiare gl'Inv 
peratori medefimi ben di fovente, e là Venezia più volte gli ac- 
colfe nelle fue Città . Alcune leggi troviamo date da etti in Ve- 
Tona , e fappiamo che Palagi avevano in Aquileja , e forfè an- 
che in Aitino , e Verpna fteffa ; ma già lo avevano in quefte 
Città probabilmente aqche i più antichi Imperatori ■. Gallerio 
portandoli in Afia pa&ò una volta per la Venezia , ed in Vero- 
na fece erigere una Porta , tome fappiamo da una Medaglia il- 
luftrata dal Maffei ^ ( i ) ed arrivato in Oriente colà coftrinfe 
forzatamente a rinunziare T Impero Diocleziano e Maffimiano , 
«gli e Coftanzo diventando Augniti ■> e Severo, e Majfimo (Bar. 

bari 
(i) Dio. 1. 24. I2) Ver. Ili 1. jo. 



pé Saggio Copra i Veneti Primi. 

h&fi e vili ) creandoli Cefari . Avvennero in progreffo mille di- 
sordini 5 e fino a fei Principi in una volta fi videro difputare 
tra loro le foftanze de* popoli , finché morto Coflanzo , il fl- 
gliuol fuo Coflantino ili proclamato Imperatore , mentre MaJJenzfo 
figlio di Maflimino ., occupata l'Italia, uccife Severo venuto da 
Milano a combatterlo . La Tua tirannide coflrinfe i malcontenti 
ad implorare il foccorfo di Coflantino, il quale venne dalie Gal- 
lie ; -e dopo varie battaglie fi avvicinò alla Venezia '. (i) Co- 
mandava in quella Rhyìcìo Pompeiano celebre uomo di guerra 9 
che fece fortificare Verona , immediatamente .a (Tediata da Co- 
llantino . Si difefe quella con oftinazione , finché Coflantino eb- 
be l'avvertenza di valicar 1* Adige verfo i monti e lontano dalla 
Città , e cosi r inferrarla da ogni parte . 

Feroci fortite fecero gli attediati, ma refpinti Tempre condan- 
no , Ruricio forti di notte dalle mura , e nella Venezia proba- 
bilmente raccolfe grofìb numero di truppe .., colle quali fi pofe 
In marcia per Toccorrere gli aiTediati .. (2) Avvertito di ciò Co- 
flantino , forti con parte delle truppe dal Vallo , e andò ad 
incontrarlo . Neil' imbrunire del giorno furono a viiìa gli eferci- 
£1 , e vennero a forte contefa nell'ofcuro della notte , combat- 
tendo egli da femplice foldato , finché uccifo Ruricio, l'armata fii 
jotta e fugata , ,e riprefo 1' afiedio di Verona . Quefìa fi dife- 
se ancora alquanto , ma finalmente fu corretta a renderfi a di- 
Tcrezione , e molte calamità provarono in tale incontro i Vene* 
ri Veronefi , benché il vincitore ufafTe molta clemenza ( 3 ) • 
Mancando le catene per cuflodire la numerofa guarnigione pri- 
gioniera, delle Tpade di eflfa furono fatte manente per incepparne 
i foldati . L'altre Città de' Veneti fi arrefero fenza refiflere , 
fuorché AquiJeja ; ma quefìa pure efìendofi arrefa , Coflantino 
potè paffare il Pò , ed ayvicinarfi a Roma , dove vinto mira- 
jrolofamente il Tiranno, ed annegatoli queflo nel Tevere, di tut- 
ia l'Italia e-gli divenne Signore, 

Quefta vittoria Veronefe diede origine ad un' epoca affai ce- 
Jebre ira gli Storici , cioè alla così detta Indizione ufata ancora 
nelle pubbliche e legali fcritture . (4) Quella fpecie di Epoca 
è un giro di 15. anni ., e per verità ella è una delle principali 
oiote crenologiche , e ferve troppo per fiiTare i fatti Storici . 
Diocleziano , ed i fuoi compagni aveano aggravata la Venezia 
con nuove , e non ufate penfìoni , (5) perchè elfi e gli eferciti 
frequentemente dimoravano in quella Regione , e per i moti de/ 

Bar- 



( 1 ) V. Zonara & Cedreni 
(2) Pane?. Anon. e. 8. 
(?) Nazar. Paneg, 'hi, 6> 



(4) V. Noris. Hi fi. Donar. 

(5) Maflei. Ver. IH. p. 157, 



x 



Parte Terza. 



91 



Barbari , € per quella nuova coftituzione politica da effi nuova- 
mente introdotta • A' Veneti , ed agi* altri Tranfpadani fu per 
confeguenza addolTato iJ pagamento di vettovaglie , per nodrire le 
truppe aquartierate , e la Corte di que' Principi ambulanti , co- 
me abbiamo in Aurelio Vittore . Coftactino refo Padrone di 
quelli paelì , moderò fommamente un tale aggravio, e ftabiiì un 
regolato periodo di tempo perchè i popoli dentro di effo potef- 
fero fenza loro incomodo pagarlo* (i) 

Già che fiamo al tempo nel quale la tanto perfeguitata noftra 
Religione tutt' in colpo divenne trionfante, avendola miracolosa- 
niente abbracciata il Principe de' Romani ifteffò , cioè Collanti- 
no , € {labilità fulle ruine deli' Idolatria che prima da per tutto 
avea acerbamente maltrattati i Fedeli , egli è neceffario avverti- 
re di paffaggio , che la Fede di Grillo affai per tempo penetrò 
nella Venezia . Li fucceflbri , e difcepoli degli Apoftoli nelle 
Città de J Veneti di buon* ora arrivarono , .e ne* Veneri pure il 
portentofo effetto prouuffero di confondere ¥ errore, T ollinazfo- 
ne , il fanatifmo , e quel che è più 1' orgoglio feientifico , e Y 
amore del vizio permeilo e Iodato, colla verità , nuda, povera, 
femplice , con preferi vere agi' uomini una condotta tutta oppofta 
alle paffioni trionfanti, e autorizzate dall' inveterato coftume , e 
dalla Religione medefiroa . Vecchiflìma tradizione fi è , che San 
Marco ideilo abbia in Aquile j a portato la Fede . Tale oppinione 
venne anche in quelli moderni tempi e combatutta , e difefa i 
ma egli è certo che affai vecchia è la venerazione degli Aquile» 
jefi per quello Evangeliila , e che da elfi pafsò a' Veneti Secondi 
negli Elluarj fidati , i quali un tempo fi refero celebri in tale 
propofito . Molte Città della Venezia furono fpettatrici de' tor- 
menti crudeli dalli Martiri (offerti , nelle moltiplicate perfecu. 
zioni fufeitate contro li Crilliani , e particolarmente da Diocle- 
ziano Gìovìo , e Maffimiano Erculeo . Coiloro fecero V ultima 
prova della più crudele ferocia contro i Fedeli , e il fanatifmo 
pe* loro Dai in effi fu particolare . In Aquileja efiilono ancora 
alcune lapidi votive al Sole , ed a Beleno dalli fuddetti Impe- 
ratori innalzate. (2) Ma fra quelle una particolare trovali ora nel 
pavimento della Chiefa colà poffeduta dalle Monache 3 e nella 
quale ftà (colpito, 



Tomo IL N IMP. 

,( 1 } Hìric barti balte Invettum tri- poffènt ., penftonìbus indìcla leu nova» 

butum : trìbutorum ixgens malum . .. Lib. de Perfecutor. e. 7. 
quo exercìtus Ò° ìmperator qui fé m- (2) Bertoli . p. 18. ec» 
per aut maxima parte afr&rant .ajì 



9 8 Saggio f°P ra l Veneti jPfimL 

1MP. CAES 



,•••••«• • • o • • • 

C e s eoa » o o • e • o 



INVICTVS. AVG. 
AQVILEIENSIVM 

RESTITVTOR. 

ET. COND1TOR 

VIAM. QyOQVEo 

GEMINAM 

A. PORTA. VSQVE 

AD. PONTEM. 

PER . TIRONES 

IVVENTVT. NOVAE 

ITALICA E. SVAE 

DILECTVS . POSTERIOR 

■LCNGI. TEMPORIS. 

LABE. CORRVPTAM, 

MVNIVIT. AG 1 
RESTIV1T. (i) 

Qucfta lapida fu malamente riportata da molti .. Ella ricorda 
Ja vìa Gemina che cominciava in Aquileja , dLcui qualch' avanzo 
fi yede ancora, vicino a grotta muraglia, un tempo forfè Acque- 
dotto , dove flava arntfa la Pietra , e che fi , chiama il muro Ge- 
mino . Li Tironi della gioventù della Legione Italica , lavoraro- 
no alla riftaurazione della via fuddetta , e una Xegione di tal 
nome di fatto pare che avefle quartiere nel Norico , dopo il 
tempo di Antonino (2). Ora quei!' ifcrizione dal Bertoli fi cre- 
de edere. appartenuta a Diocleziano , il quale per aver forfè in 
qualche modo beneficata Aquileja reftitutore , & conditor di efla 
vien detto fecondo il folito ilile di chi parla co' Principi , cioè 
alterando fempre o ialfificando il vero . Diocleziano era certo af- 
fai ambiziofo , volea eiTere adorato air ufo Orientale , portava 
gioje indoffo , e fu fommamente appaflìonato per le fabbriche , 
che fece , e disfece di continuo , finché regnò fopra i Romani . 
(3) Egli è notabile che fi veggono cancellate a colpi di fcalpel- 
lo le righe fuperiori dove flava il nome del Principe , e la can- 

cel- 

(O Cluv. It. artt. I. X. e. IO, (5) Reparata pìurìmarum Urbium 

Gruteri. 152. 4. mxnla 3 £?> rejefla dsdificìa aliquot 

Pali ad. !. 5. publica . 
Bertoli. 450. 2S4. Bandur. colf. Sap. DIocl, 

(2) Pancirol. e. 55. & 2/. / 



Parte Terza + 99 

collatura fi vede fatta a bella porta da antico . Crede il citato 
Bertoli , che da' Criftiani appunto lìa flato rafo il nome di 
Diocleziano da quella pietra dopo che egli certamente avea ogni 
sforzo fatto per cancellare il nome Criiliano dalla Terra Fu 
già coiìume de' Romani cancellare dalle pubbliche Memorie il 
nome degli Imperatori malvagi > come ci dicono gli Storici , e 
ci moftrano moke lapidi ancora efittenti in più luoghi » (a) 

Coftantino vinti li fuoi nemici 5 e particolarmente Licinio che 
regnava in Oriente 3 riunì in fé folo tutto V Impero . E^li forfè 
riattò le vie militari della Venezia , perchè molte miniarle qua, 
e là trovate portano ifcrizioni in fuo onore * Egli pure fu pia 
volte nella Venezia ne' molti fuoi viaggi , come moftrano alcu- 
ne Leggi pubblicate da elio in Aquileja , e Verona •> (i) Re- 
gnò a lungo 5 e felicemente 3 ma diede un colpo mortale' air 
Impero abbandonando Roma ? e Bizanzio feiegliendo per nuova 
Gapitale dell' Impero fteflb • Diocleziano avea già tentata fimi! 
cofa , volendo follevare ad un tal onore Nicomedia , e Y Italia 
ebbe in tal occafione nuovo danno , e irreparabile » Alla fua mor- 
te divife T Impero tra Co/lànzo , Collante y e Coftantino fuoi fi~ 
gliuoli, e la Venezia con T Italia toccò a Cortame . Poco flet- 
terò però a contendere infieme quefti fratelli ♦ Coftantino vo- 
lendo gl'Itali fuoi , e fingendo marciare in Oriente in foccòrfo> 
di Coflanzo aflalito da' Perfiani , venne dalle Gallie , ed occu« 
pò fenza refiflenza la Venezia. 

Si trattenne molto V incauto intorno Aquileja rubando il 
paefe , e intanto colà arrivarono molte truppe di Cortame 5 le 
quali vicino al fiume Alfa 1 lo tratterò in una imbofeata 5 nella 
quale dopo aver molto refiftito cadde di cavallo r e venne iic- ^2 
cifo . Il fuo corpo fu gittato nel fiume , ma poi trattolo fuori 
lo fecero trasferire a Coftantinopoli 5 dove ebbe fepoltura . La 

N 2 Pe- 

(a ) In alcune colonne miniarle" marini-, nel ritorrrarfene da tale fpe- 
frovate nei Veronefe fi trovò rafo dizione pafsò per la Venezia , e per- 
d'antico con lo fcalpello il nome di' ciò fu rivoltata ia colonna , e per 
Gallerio Mafilmiano dì cui portava- corteggiarlo fotterrato- il nome del 
rio l'ifcrizione 3 forfè per far la cor- Tiranno, e feolprto dall' altro capo' 
te a MafTenzio che occupava la Ve- il fuo e quello del Fratello . Sap- 
nezia ad effo anche ben affetta co- piamo da Svetonio y Capitolino , ed 
me pare prima che Coftantino ne altri , che dopo la morte di alcun 
Io fcacciafle. Così pur un'altra tie- malvagio Imperatore , i popoli & 
ne il nome di MafTenzio da un e a- vendicarono (e non altro con ster- 
po 5 e- dall' altro quello di Crifpo e rame le fta.ue , e cancellarne (• if- 
Coftantìno Cefari , figliuoli di Co- crisìoni , e finalmente fi fon trovati 
(tantino « Forfè come congettura il in molte lapidi raii d'antico i nomi di 
Maffei vinto e dittamo MafTenzio ,, Nerone, agrippina, CaracaUa er» 
« Crifpo avendo debellati £)i Alle- CO' Codcx Theodo 



corre 7f& 



iòo Saggio ibpra i Veneti Primi* 

Pefie affliggeva anche allora la Venezia , cfie poco dopo mutcV 
padrone eftendo flato uccifo Collante nelle Gallle da Magnenzitf 
Germano di nazione , il quale ufurpò la Porpora . Cofianzo vo* 
lendo vendicare il fratello marciò contro il Tiranno , ed ali* 
odierno Ponte di EJfec allora detto Murfa fucceaette urV orribile 
battaglia , che terminò colla peggio di Magnenzio , che frappò 
nella Venezia , e fi chiufe in Aquileja , dove perdette il tempc* 
in ftravizzj , ed in crapule . Collanzo perciò poiè-paflare V Ai- 
pi Friulane 3 e far fuggire il Tiranno , il quale abbandonata la 
Venezia dopo varj eventi fu uccifo , e tutto V Impero di nuo- 
vo il riunì in Cofianzo . Egli fu ne* Veneti alcuna volta come 
abbiamo dalle Leggi, (f ) e dopo alcun tempo Giuliano , P am- 
biziofo ed A pollata Giuliano , fi ribellò nelle Gallie , mentre 
Cofianzo combatteva co' Perfiani , e prefe la marcia verfa V 
Oriente per attaccarlo. 

Difcefo in Italia Giuliano pafsò nella Venezia che fi arrefe ,■ 
e traverfatala fi innohrò nell'Illirico, dove trovate due Legioni, 
ed uno Squadrone di arcieri li ccflrinfe a giurargli ubbidienza , 
% ra ma non fidandoli però del tutto diede ad effi la marcia per le 
torrente Q^\\\ e • Ubbidirono quelli foldati , rna quando furono giunti in 
Aquileja , vedendo la fortezza della medefima , conoscendo if 
popolo poco atfetto a Giuliano , e follecitati da Un Tribuno det- 
to Kigrino , e da alcuni Decurioni Aquilejefi , fi rivoltarono , non' 
vollero progredire , ed acclamarono di nuovo Giuliano . Ebbs 
egli ben predo nuova ài tal cofa , che lì diede non poco penile* 
ro; perciò rifpedì indietro grotto corpo di truppe per aiTalire feti* 
za perdita di tempo Aquileja . i Veneti Aquilejefi però fi era- 
no preparati a vigorofa difefa, e pare da un' efpreffione di Am- 
biano , che gli Itali , come egli dice, (2) cioè li Veneti ori;- 
ginarj , non gli fiianieri colà ' filila ti per il traffico , fodero fcir^ 
inamente avverfi a Giuliano, e ben affetti a Collanzo . Egli pur de- 
fcrive Aqtiiieja di buone fortificazioni munita, e che famagodea 
d'eflere fiata' più volte allalita , ma non mai prela . Fu attaccati! 
con tutto il vigore, ma fu difefa con altrettanta bravura . Due 
attacchi da due pani fecero gl s affediatofi , e dato un generale 
slTalto furono reipinti con perdita . Falbi icarono allora moltu 
1 orri di legno , più alte de' propugnacoli , e le pofero fopra 
barche congiunte lui Aatifone , che correva lotto le mura . Con 
fuochi volanti , e con enormi pietre dall' alto precipitate , gfl 
Aquilejefi iti breve difiruiTeio anche qiièfie . Sì replicarono gli 
affalti , ma ferupre indarno : finalmente gli attediati rifolfero 
con tagli voltare altrove l'acqua del fiume : ma in quello ven- 
ne 
( 1 ) Ghoti Code Theock (2) Italico* ìncoìas , Amm. 1.2 1- e. 1 :» 



Parte Terza» toi 

m nuova come Coilanzo era morto , nella marcia contro Giu- 
liano , e che queili da> tutti era flato riconofeiuto Imperatore . 
Gli altalitori ciò fecero fubito intendere agli affediati , e tanto 
feppero predicare , che quefti fi arrefero confegnando Nigrino s 
e due Decurioni Aquikjefi , i quali furono crudelmente ucciiì 
fuori della Città , e cosi ebbe termine queuV affare che poteva 
avere delle cattive confeguenze per Giuliano . 

Quefti dopo avere apoilatato dalla vera credenza , per riaffiline-* 
re il Paganefimo , perì mi fera mente guerreggiando contro i Pet^ 
fiani , e 1* armata fcelfe Gioviano che morì predo f e fu fucce- 
duto da Valentìniano , il quale alTociò fuo fratello Valente , ad 
etto cedendo l'Oriente, e per fé l'Occidente rifervando . Valen» 
tiniano afTociò poi anche il picciolo Graziano fuo figlio, e nel- 
la Venezia fu più volte , rimanendo alcune fue leggi da effo 
pubblicate in Verona , e in Aquileja (i). Forfè i Veneti ebbero 
da elio alcuna beneficenza , poiché onorifica lapide ereiTero alla 
fua memoria al confine antica del loro paefe al fiume Chiefio n 
ed al corrine deir appendice ancora di quello al fiume Adda dì 
là da Bergamo y come abbiamo oiTervato in altro luogo. (2) 

Già era del tempo , e forfè poco dopo l'Impero di Gallieno 9 
© per dir meglio regnando quello fé non anche prima , che la 
Venezia vedendofi fempre efpolla ah' impeto degli invafori dell" 
Italia, in ella furono ila bili ti molti corpi di truppe lotto il comando* 
di un Prefetto* Abbiamo dalla Notizia dell'Impero Occidentale che 
in Verena flava a quartiere un corpo di Sarmati ^ ( ecco come i Ro- 
mani di Barbari avean biiogno per difenderfi ) in Oderzo, ed in 
Padova ftavano pure altre truppe. Zecche, e notabili, da molto 
tempo erano accora ftate pefle nella Venezia > in Aquileja una 
celebre, e forfè una in Verona . Una fquadra navale a difefa 
lieti' Adriatico : Clajfe de 3 Veneti chiamata, dimorava ifteiTamente 
in Aquileja, o ferie in Grado, ad un Prefetto anch' eiTa Sogget- 
ta, e molte fabbriche celebri d'armi erano ilare erette ne* Vene* 
ti . Verona fabbricava feudi ed armi varie , Mantova Loriche 9 
e Concordia jreccie . ( 3 ) Forfè le felve proffime alla Laguna 
femminiftravano la necelTaria materia a quella per armi da lan- 
ciale . Nel Bertoli fi riporta una lapida da Concordia , e Porto 
Gruaro trafponata , dove fi nomina la Decana Armameniaria 
Concordie fé 3 



C . AQVL 

( 1 ) Chot. in ThectL quìi. Scutortiin Verena , Lor'uarum 

(2) Vedi Tomo mimo. Manina , Sagittarum Concordia ec, 

O) Trtffeft* Cfojfis Ftr.et* ad A- Pancìroì Net. p. iod. 



tot Sàggio* fopra l Veneti Frinir- 

C. AQVILIVS. 

C, Fo CLAo MELAo 

EX. DECVR1A. 

ARMAMENTÀRIA 

QVINCL. -VIR-. BIS. 

FIERI .1VSS1T. (i) 

che era la fabbrica* accennata .- Si sa che in tutta 1* Italia erana* 
fei fole le Fabbriche d' armi : tre dunque efTendone nella fola- Ve- 
nezia , fi conofee che a quella parte era il bifogno più grande , s 
oltre che elle potevano- fomminiurare anche T armi agli eferciti 
di là dall'Alpi fituati, nel Norico , nelle Rezie , Pannonia ec - 
( 2) Vedemmo lodate le Ginneftre di Aitino per farne Dardi ed 
Armi miiTili, (3) perciò fi vede , che' le non difeofìe feive dì 
Concordia dovevano fomminiftrare materia confimile per tali co- 
fé Riflettendo a tutto quello pare a me che una confeguenza* 
fe ne polla trarre , ed è che la Venezia dovea provar vantaggio 
non picciolo da una tal coftituzione , poiché molto dana^c do- 
vea ricevere , e in fé trattenere , poiché rifiedevano in eiTa non 
pochi Perfonaggi diftinti r Prefidi cioè air Armate , alle Zec- 
che, alle Fabbriche 6cc. , ed oltre ciò godeva il vantaggio y che- 
la Corte del Principe, fpeffiffimoy. ed a lungo Ci flava nel paefe s 
o al confine di elio , come" abbiamo- già accennato più lopra • 

Valentiniaijo effendo morto , regnò Graziano fuo figlio , ma 
poco tempo icorfe che Valènte peri in memorabii giornata 1 con- 
tro i Goti . Come un difarginato torrente ft fparfero coltoro al- 
lora fulle terre dell' Impero r e dall'Alpi Giulie o Venete , fino 
a Cofrantinopoli per anni continui pofero a facco , ed a fangue 
il paefe . Fa orrore la pittura da S. Girolamo fatta de' guai di 
allora (4) 5 per cui avranno tremato anche i Veneti , che il 
nemico fi vedevano al confine del loro paefe . Graziano in tan- 
jp ra fa confufione rifolfe ottimamente' di eleggerfi in compagno il 
corrente ouono s e valorofo Teodofio> , a cui cedette 1' Impero Orientale » 
3 , 7 S. Egli ciò fatto venne dalla Pannonia nella Venezia , e in Aqui- 
leja pubblicò varie Leggi , (5) nella qual Città fu anche cele- 
brato un Concilio eflendo Vefcovo di ella S. Valeriano uomo in- 
fine ed ottimo .■ A quefta Ecclefiaflica AfTemblea furono alfi- 

ften- 

(1) Bertol. 171. i,6y t (4) Horret animus temporum no- 
Gì ut. 7. 9. ftrorum ruinas projequi : vigmti e* 

(2) Exercitus isn Imperator qui amp/iur anni junt quod ìnter Co(ìan~ 
fernper aut maxima parte adcrant . ùnopolim & ^Aìpes Jttlìas q"ot/di& 
De Perfecutonb. 7. Homamit / angui s efjunditur . H-eron. 

(j).Vedi Tomo primo. (5) Ghotfrij, in Chronic, Th-Qd. 



Parte Terza- ,102 

dienti tutti due gli Imperatori Graziano , e Teodofio 3 e vi in- 
tervenne anche Y iliuftre S. Ambrogio . Graziano fu poi negV 
anni feguenti ora in Verona , ora in Padova come ci addi- 
tano le Leggi pubblicate in quefte Città ; ma paflato nelle 
Gallie fu uccifo da Maflìmo ^ Valentiniano fuo fratello fi fo* 
ftenne in Italia 3 ma all'avvito che il Tiranno minacciava inva- 
sone s'imbarcò , forfè ad Aquileja, e fuggì in Oriente preflb 
Teodofio. ÌJEra 

Msffimo fcefe in Italia , e paflato nella Venezia , pare che corremo 
fenza contrailo l' affoggettaffe , ma pare ancora che Aquileja lun- |S3, 
go affedio fofteneiTe 3 .finché fi arrefe , non ne Tappiamo però ora 
il modo , ed il Tiranno all' ora fece fortificare i paflì de* Mon- 
ti Friulani, fa pendo che Teodofio con i-formidabili fquadre Goti- 
che , Alane , ed Unne a piena marcia fi ^avvicinava .. ( i ) Di 
là dall' Alpi fuccefferodiverfe .battaglie tutte a Maflìmo contra- 
rie, per cui egli avvilito abbandonò i forti Bell'Alpi fieffe , e fi 
rinferrò in Aquileja . Teodofio Tee fé allora nella Venezia , che 
odiava il Tiranno , ed Aquileja circondando quefta fi a rrefe in 
breve , venendo arredato il fuddetto 3 e prefentato a Teodofio 
carico di catene . Fu condotto tre miglia fuori della Città 3 e 
gli fu tagliata la tefta . Valentiniano II. fu in tal guifa dal pio 
Teodofio rimeffo nell'Impero d'Occidente , il quale però godet- 
te affai poco , effendo proditoriamente fiato .uccifo nelle Gallie ., 
dove fu proclamato Imperatore Eugenio, che occupò anche l'Ita- 
lia , e la Venezia preparandofi a refiftere contro Teodofio , che 
ben fapeva .che non .avrebbe tardato molto ad accorrere alla ven- 
detta. 

Già la Venezia era Tempre il paefe fopra il quale cadevano gli 
sforzi di ognuno che l'Italia voìea occupare ; perciò Eugenio ve- 
nuto in effa , volle ad efempio di Maffimo fortificare l'Alpi Ve- 
nete , e Giulie , mettendovi numerofe truppe , ed innalzandovi 
varie fortificazioni. Gli Idolatri affatto negletti dopo T efaltazio- 
ne del Criftianefimo , non lanciavano però di fare ad ogni tanto 
degli sforzi inutili per rimettere il Politeifmo fé potevano . Pro- 
varono in Eugenio molta protezione , perciò ebbero libertà forn- 
irla finché egli viffe 5--e per gratitudine promettevangli vittorie fo- 
pra vittorie in nome di tutti i Numi di Roma. Sulle vette dell' 
Alpi Friulane effi innalzarono grandi fiatile di Giove fulminato- 
re , confacrandole con molte cerimonie , perchè impediflero il 
paffo a Teodofio . Nella Primavera quelli arrivò a quel!' Alpi 5 
ed affalito il nemico dopo afpra zuffa io fugò , e fi -aperfe il 
jpaffo. 

Sali- 

(i) V. Murat. Ann. 388. 



>4 Saggio fopra i Veneti Primi. 

Salito alle rime, Giove non fi mode , perciò T armata fcefe 
lenza contratto al piano dove flava ordinato T efercko di Euge* 
«io al piede de* monti , in vantaggiofa pofizione . Eugenio da 
Aquileja portoni in certo luogo alquanto difcoflo dall' armata 9 
« colà fi trattenne affettando \e nuove dell' evento che egli ere- 
'£?& deva certamente propizio , poiché numerofifiime truppe avea rac- 
forrem$ ^oko nella Venezia , e da bravi Uffiziali comandate . Vicino al 

$?4- diurne Freddo Ci batterono con empito grande le due armate, du- 
rando il -conflitto tutto il giorno oftinato , e Teodofio perden- 
dovi molte migliaia di foìdati , lenza potere isforzar T inimi- 
-co . La notte fofpefe la battaglia , e li Teodofiar+i voleva- 
no ritirare , fé non che T Imperatore avendoli rianimati a ri- 
prendere il giorno dopo T azione , egli pafsò tutta la notte ih 
preghiere dentro a ioli tarla Chiefuola . Sorto il Sole , Teodofia 
fi pofe alla tefta -de' faldati , ed affali con tutto vigore il nemi- 
co 3 il quale a pie fermo refrfleva feroce , quando fubitaneo im* 
petuollfìimo vento efTendofi alzato , quefìo la polvere tutta ne- 
-gl' occhi portava agli Eugeniani , e Tarmi lanciate dagli Aedi , 
o fiacche rendeva 3 o inutili . Polliamo di fatto ofTervare che 
il Greco ed il Levante , nella Primavera appunto , qui tra noi 
frequentemente , e con empito foffiano , e verfo i monti doi 
Friuli e del Caffo con doppia forza ancora -fi fanno fentire . Ora 
tal cofa pofe il disordine ne' foldati di Eugenio che cominciaro- 
no a cedere , e Teodofio con più vigore incalzandoli voltarono 
in fine le fpalle , e fi diedero ad aperta fuga in parte , e in 
pa-rte deponendo Tarmi dimandarono quartiere . Chieda a que- 
lli nuove dell' ufurpatore , corfero eglino fleili al luogo dov* ei 
fi flava , e legatolo , H condulfero a Teodolio , il quale men- 
tre alle fue preci era per accordargli la vita , i foldati inferociti 
gli mozzarono il capo. 

Teodofto pubblicato iin generale perdono entrò dopo in Aqui* 
ieja , dove venne a trovarlo S. Ambrogio ; indi attraverfata la Ve- 
nezia in mezzo alle acclamazioni de' popoli andò a Milano , e 

£ Ya colà dichiarò il figlio Onorio Imperatore d'Occidente , come gik 
servente ^rcadio l'altro fuo figliuolo, dell' Oriente avea pure desinato So- 
?9$ t vrano . Poco dopo con univerfale dìfpiacere terminò i fuoi glor- 
iti quclV ottimo Principe , folo eonfervatore del vacillante Im- 
pero , 

In quefli tempi fioriva ( o poco più addietro ) S. Zenone Ve- 
feovo di Verona , e dotto Padre della Chiefa , come pure Santo 
Eliodoro Vefcovo di Aitino amato e filmato dal grande Girola- 
mo , e S. Pier Grifoiogo Vefcovo di Ravenna celebre per T elo- 
quenza che li diede* un tal nome , eloquenza fecondo il gufto 

d'alìo. 



Parte Terza. 205 

ff allora (0 . Anche Ruffino perchè nato vicino ad Aquileja , Aquile* 
jefe era detto , e celebre fi era refo per la fua dottrina, e per le 
controverse foftenute con S. Girolamo, (a) 

Teodofio con il fuo valore , pietà , e prudenza avea foftenu- 
to l'Impero Romano , ma dopo la Tua morte fi accelerò Tem- 
pre più la rovina di quello . Onorio , ed Arcadio niente affo* 
migliavano ai Padre , lenza cuore , e fenza talento, e domina- 
ti intieramente dalli due celebri Miniftri Ruffino in Oriente , e 
Stilicone in Occidente . Si odiavano quefti due Cortigiani , e le 
riffe loro ambiziofe , Tempre più male apportavano all' Impero 
da ogni parte minacciato dall' edere genti . Le Date delle Leg- 
gi (2) ci fanno vedere di continuo Onorio dimorante in Aitino 
più volte, ora in Padova, Verona, ed Aquileja ma non tardaro- 
no però i Barbari a moleftare il paefe fpedalmente de' Veneti . 
I Goti che furono de* più celebri tra li popoli Settentrionali , 
fi pretende che follerò gli fteffi che i Cimbri , ed i Giti , fotto 
il quai nome li conobbero affai per tempo i Romani . In origi- 
ne furono certamente una gente Scitica , o Tartara , che dall' 
Afia in tempi ofeuri emigrando pafsò nel Nord Europeo , e fi 
diffufe nella Scandinavia , o Svezia , Norvegia , Jutland , ed 
ifole vicine , finché tragittando il Baltico , a poco a poco fi ac- 
collarono ai Mar Nero , ed alla Meotide fiffandofi neh* odierna 
meridional Polonia , Ruffia , e picciola Tartaria , ed altri luo- 
ghi . Ebbero qualche coltura , noto effendo il loro Zamolski Rè , 
Filofofo, Legislatore che fu celebre tra loro. I Arc/medefimi che 
fotto la condotta di Decebalo refiftettero tanto a Traiano , fi 
vogliono Goti ancor elfi: (3) e di fatto egli è probabile , che 
molte , e varie nazioni foffero tali benché conofeiute con nomi 
diverfi or di VVandali , ora di Winìli , o Gepidi , o Erulì ec* 
Il noto Woden , o fia Odino , in tutto il Settentrione Europeo 
tanto celebre , iù pure un Goto conquiftatore divinizzato in prò- 
^reffo . Amavano la poefia come è noto da loro Skaldì o Can- 
tori , a* Bardi de' Celti affai fomiglianti , e in progrelto di 
tempo con la pratica continua che avevano con i Romani , e 
in Oriente , e in Occidente , dirozzarono molto i loro coftumi , 
ed abbracciarono ancora affai per tempo la Religione Criftiana , 
ma infetta dall' Arianefimo . Si dividevano i Goti in OJì-Goti , e 
VVtft-Goti y o fia Goti d'Oriente e d'Occidente , fecondo la fi* 
Tomo IL O tua- 

(1) Tirabofchi T. 3. nexia ,cioe nella Città fuddetta .Fon- 

(a) Egli è opinione di alcuno che tanin, Stor. lete Aquil, ). 4. 

lo fteffo S. Girolamo da giovane fof- ( 2 ) Gothfrid. in Chronic. Theod* 

fé educato in Aquileja , e dopo di- ad ann. 397' 39$- & 400. 

moraflfe per qualche tempo nella Ve- (3) Jornand, i. 5. 57. 



io 6 Saggio iòpra I Veneti Primi. 

tuazione de* luoghi che abitavano , e tal coftume non fu fo'lo di 
elfi 3 ma bensì comune a gran parte de' popoli del Nord , 
ed anche dell' Oriente ., e tutt' ora AagY Arabi tifato . Li 
nomi di Aufirafia ed .Aulirla , .ebbero appunto da ciò origine . 
Aflaliti d'improvvifo poco prima dell'impero di Valente dagl 5 
Unni , furono in parte fcacciati da' paefi verfo il mare di Azojf 
fi tua ti , ed avendo vinto in progrelTo fulle Terre Romane lo 
fteffo Valente , occuparono gran tratto di terreno di qua dal 
Danubio, /oggetti a varj Principi tolti principalmente da due fa- 
miglie celebri tra loro , cioè quella degl* Amali , e quella de* 
Baiti . Morto Teodofio xhe temevano , uno de' loro Principi 
Era detto Alarle uomo feroce e torbido, con molte fquadre dìFVejì- 

torrente goti , vedendo già in difordine l'Impero, feorfe varie .provincia ^ 
4°°* «e in fine per la folita via dell' Alpi Giulie penetrò nella Ve- 
nezia. 

Xnfieme con Alarico venne anche Raàagaìs ., che fi crede fof- 
fe un qualche Regolo degl' Unni , e tutti infieme diedero il 
guado alla Venezia Orientale , aflediando Aquileja come fi cre- 
de . Si ritirarono dopo non fi sa fé per forza , o per elezione 9 
ma poco fletterò a ritornare ancora, foli però , e fenza gV Un- 

tor rette n * ' co * ^ erro > e c °l faoco rovinando ogni cofa . Alcuni quefle 
A0U due irruzioni confiderano come una fola, eflendo per verità aliai 
confuia la Storia intorno tali fatti. Una Legge (i) ci moftraOno- 
jìo in Aitino , in quelli tempi forfè ivi egli flando per rimediare 
nd un tanto difordine . Sprezzando però i Goti la fua dappocag- 
gine , fi fparfero per tutta la Venezia e la pofero a guado -, 
con fommo fpavento , e danno degli abitanti . Onorio fcappò a 
Ravenna 9 e tanto era il terrore in Italia che CJaudiano ci di- 
ce aver rifolto i più ricchi Romani di fuggircene o in Sicilia , 
o in Corfica , e Sardegna . Ma tutta Ja Ara gè era ne' Veneti , 
mentre Onorio tremando , e non credendoli ficuro in Ravenna, 
rifolfe di frappare nelle Gallie, in luogo di penfare al riparo . 
Stilicone tanto difle che lo trattenne in Adi , e riunite le trup- 
pe difperfe -affalie Alarico non lungi da quella Città e lo feonfif- 
le . Egli cercò patti allora , che furono accordati ; perciò di 
nuovo ripatTando par la defola, ta Venezia pervenne a Verona . 
Quivi pentito volle di nuovo riprendere le offefe ., ma Stilicone 
lo battè di nuovo , e così bcie , che 1' Adige fu pieno de' cor- 

corrente P' ^ e> ^* ot * ' e ^ Barbaro dovette falvarfi ne' monti vicini , li- 
402. berando Ja Venezia da un flagello che forfè durò quafi due an- 
ni . Si deve ben credere che in tali feompiglì per fottrarfi dalla 
ferocia de' Barbari , e falvare la vita , e la libertà moltiflìmi 

Ve- 
( 1 ) Coth. in Chroaic. 



Era 



Parte Tcria. igj. 

Veneti faranno ricorfi al proffimo afilo degli Eihiarj „ Claudia- 
no poeticamente delcrifle Tefultanza de* Veneti per la fuga di 
Alarico . ( i ) 

Tre anni fé pur interi paffarono , che di nuovo provarono le 
odili fnvafioni , lo Scita Radagaifo già mentovato , eiTendo fce~ 
fo nella Venezia con innumerabile moltitudine d'ogni forta di ^ 
Barbari * Egli però non fece che attraverfare il paefe , ma nel 
paffaggio rovinò ogni cofa marciando verfo Roma che forfè vo- 
lea taccheggiare . ( 2 ) Da per fé nondimeno andò a rinchiu- 
derfi fconfigliatamente ne' monti della Tofcana , dove circondato 
da' Barbari che fervi vano Onorio , perì infieme con tutta la 
moltitudine che lo fcguiva « Non era appena terminata una tale 
tempefìa ,. che Alarico di nuovo apparve fecondo Zofimo , a' 
confini della intimorita Venezia, menrre Onorio neghittofo fé ne 
ltava in Ravenna . Sempre fi afpettavano nuove irruzioni , perciò 
doveano i Veneti fempre più correre alle Lagune , Finalmente 
Onorio fece uccidere Stilicone uomo non buono per verità , ma 
di valore , e di talento fornito, e troppo neceffario in que' tor- 
bidi ; i) che intefo da Alarico , pafsò fubito V Alpi Giulie , e %r* 
fcefe ne' Veneti, ot l'anni circa dopo la prima irruzione. Ataulff cory **te 
fuo Cognato venne feco , ed Unni , e Sarmati , e moki feroci ^ 
Barbaci lo feguirono . Egli fi innoltrò nella Venezia piena di 
terrore , pillando lotto Aquileja fenza toccarla ; poi venendo a 
Concord -a marciò ad Aitino knza offendere né T una , r>è Y al- 
tra , e per la militar via che corteggiava quella laguna andò a 
Padova, poi a Verena, lenza affai ire né men quelle. Colà paf- 
sò l'Adige , indi piegando al mezzogiorno , per la via che da 
Verona ad Ofti^lia conduceva giunte al Pò , e valicato che V 
€bbe , dirittamente ma-ciò a circondar Roma diaffedio. La ftrùv 
fé affai , ina pur vèrme a patti , e voleva .andarfene , fé non 
che replicata men te offefo da Onorio tornò all' affedio , prefe la & ra . 
Città , e le diede orrido guaito . Cadde così la Donna delle corr ^$ 
genti in mano de* Bai bari , e provò quelle (teffe miferie , che ^°' 9 ' 
A tant* altre Nazioni avea fatto provare ne* feeoli addietro. 

L' efercito ce' Goti diede il i^ca poi a tutta Y Italia fino a 
Reggio di Calabria , dove Alarico morì d* improvvifo , ed Ata- 
ulfo ricc nduifeio indietro carico d" immenfo .boiri.no 3 irà li pri- 
gionieri menando ieco Placidia Sorella di Onorio , e andò a fif- 
farfi nelle Gallie . In mezzo a tali "luttuofe cole , nella Bretta- 
gna fi follevò Cofiantino , ed Onorio fu coft retto arteonofeedo per 
compagno. (3) Venne egli ima fiata dalle Gallie nella Venezia eoo 

O % fin- 

(1) Infukant omnes -profugo - (2) Oofìus. !. y^ 

•Claud. • ( 3 ) Oiimpiad. in Quoti. 



torrente 
42 5 



108 Saggio fopra i Veneti Frinii. 

finzione di (occorrerlo , e fi avanzò anche fino a Verona t rria Ve- 
dendo forfè mal difpofte le cofe per occupare l' Italia , ritornò indietro 
nella Gallia . Defecazione , faccheggi , guerra > fame crudele 
defolava tutto V Occidente } e V Italia in particolare in tal tem- 
po, e tutto fpirava orrore e fpavento * Atatilfo avea tanto fatto, 
che Placidia fi rifolfe a prenderlo per marito , ma pretto effen- 
do egli flato uccifo 5 ella ritornò a Ravenna > dove Onorio con- 
tro il fuo genio maritolla al Generale Cojlan&o , da cui nacque* 
ro Valentiniano III. ed Onorici » In feguìtp morto anche Costan- 
zo , il bisbetico Onorio prefe ad odiare la Sorella , che perciò 
rifolfe poffare a Coftantinopoli predo Teodojto IL figlio di Arca- 
dio . Mori poi Onorio in Ravenna , Principe debole , e fconfi- 
gliato j fotto il cui Regno piante l'Italia tutta, e la Venezia 
provò fomme difgrazie . 

Un certo Giovanni prefe allora la Porpora in Ravenna , e pro- 
curò d' eiTere riconofciuto Imperatore dagl'Itali maltrattati, riuf- 
cendo anche nella fua intraprefa * Ieodofio II. avendo ciò in- 
fi?*** te ^° diede un ' armata a Placidia , ed a Valentiniano , perchè 
ricuperaflero l'Impero, mentre il celebre Aezio per foccorrere Gio- 
vanni , nella Pannonia affaldava grolle truppe dì Unni . Affare 
che conduceva l'armata di Placidia per la Dalmazia arrivò così 
improvvifo nella Venezia che forpréfe Aquileja , e fé ne impa- 
dronì lenza refiiìenza . Gola però non fapeva come innol trarli , 
forfè perchè Giovanni avea fatte occupare le vie della Venezia 
terrefìre , e più ancora perchè Ardaburio Padre di Afpare , che 
veniva per mare , dalla tempefta con poche Navi era (lato fpin- 
to nella fpiaggia ài Ravenna , e fatto prigioniero da Giovanni. 

Avevano anche poche truppe j ma fubito che giunfero alcuni 
rinforzi , Afpare rifolfe di marciare per mezzo agli Eituarj verfo 
Ravenna* Da Aitino perciò lungo quefti noftri lidi egli è probabi- 
le che marciaffe l'armata tragittandone i Porti col foccorfo de* 
Veneti , giacché dalla Tavola Peutingeriana vediamo lungo que- 
lli lidi fegnata una via prov visionale , come oiTervammo in al- 
tro luogo . Col foccorfo de' Vtrneti marittimi probabilmente l s 
armata potè anche palliare le paludi tra le foci del Pò , e Ra- 
venna fituate > che erano le più difficili; per cui Socrate diffe j 
che un Angelo in forma di Pallore fu guida de* Greci in tale 
incontro . ( 1 ) Già che abitato ci foffe in qucfti Eftuarj in an- 
tico , abbiamo cercato provarlo altrove , e parlando dell affedio 
di Aquileja fatto da MatTimino abbiamo veduto poterfi dedinre 
da Erodiano la fteflà cofa , perciò i Greci molta aflìftenza e (oc- 
corto 

(?) tAngeltisDeì in forma isr ha- vehn& kidìacezs ccpìas te* hifl. ErcK 
bìtu Vnfloris .... per Ji «znutn l\<t- 1. £> e. 2£; 









Parte Terza* top 

coifo foflono aver ricevuto da 5 Veneti in tali luoghi Affati $ e 
forfè allora più che mai numerofi , per le moleftie fofferte dal- 
la terreitre Venezia . Di fatto in cotal guifa Afpare arrivò cosi 
improvvifo a Ravenna , che forprefe la Città , ed il Tiranno * 
fenza alcuna refiftenza 5 e fenza perdita . E* vero che glhflefii 
Uffiziali di quello lo tradirono , e come pare follecitati fecreta- 
mente dal prigioniero Ardaburio . Giovanni fu condotto in Aqui- 
kja , e nel Circo di quella Città efpofto allo fcherno del popolo ; 
e degli lfirioni , e dopo uccifo* 

Placidia e Valentiniano rimafero a lungo in Àquile/a , dove 
ebbero nuova che con Orde numerofe di Unni crudeli , Aezio fi 
avvicinava per foccorrere Giovanni 3 che non fapeva foffe mor- Era 
io. Ufcì Aipare ad incontrarlo , e poco lontano dalla Città fi corrgnte 
venne a dura battaglia, finché Aezio intefo l'efito degli affari , *^ 2 ^ 
fi lafciò piegare 3 e fi accomodò con Placidia * Gli Unni ben 
regalati tornarono addietro , dovendo però venire di nuovo ben 
pretto a deiolare la Venezia ; e la Corte fecondo il folito, paf- 
so intanto a rifiedere in Ravenna, {a) 

Gr Unni detti anche Charmi dagli antichi,, ( 1 ) barbara fchiatta \]nm. 
di Tartari fi erano , che in crudeltà eccedeva ogn' altro barbaro 
popolo . Giornande racconta 5 che conducevano una vita er- 
rante , e felvaggia , costumavano con ferri infuocati abbrustoli- 
re le gote alli fanciulli , forfè per dar loro un afpetto feroce , (2) 
cofa praticata tutt'ora da parecchi Selvaggi dell' America , che 
in iftrane forme ii sfigurano per renderli terribili a' nemici * 
Avvezzi a tutte le intemperie i erano quafi fempre a cavallo > 
mangiavano la carne femi-cruda > faettatori terribili i vivevano 
a capriccio fenza leggi , e fenza fede ^ ne tra loro , né cogP al- 
tri . Irnpudici al fommo > anelavano fempre alla preda ^ e guaz- 
zavano nelle ftragi b é nelle rovine de* popoli vicini e lontani * 
Odiati e -temuti da tutti , ftavatta prima intorno al Cafpio , e 
colà cominciarono a conofcerli i Latini ed i Greci ; ma avendo 
talicata la Meotide o il mare odierno di Azoff , fi lanciarono 
fopra i Gofi 5 che quantunque bravi e valorofi non feppero re- 
fiftere al loro furore , e dono orrende ftraei dovettero cedere 
la Crimea , la Piccìola Tartari* , e Y altre Regioni fino al Da* 
tiubio , Grappando di qua dal fiume fuile terre Romane 5 circa 

ot- 
ta) Abbuino dalie Épiftple di S. ceva di tutto onde uner mondo ii 
Leorre Yapà , che gli Eretici Pela- fuo gfegge d * Ui wa'-oi-e. 
giani iftfeftavairo in qaefli t^tftpi la (1) CfcUncfq&e tnwes furtoqut ni» 

Venezia , avendo t%\\ ferina per centss 

quefto una L^tre^a a Settimio Vef- Satirom'àtas ...» 

cavèdi Aitino T nno 44;. circa , nel- Ahkn. 1. 1 

fa quale teda il zelo ai eflb che fa- (2) Jornand. de rei). Getic- 



no Saggio fòpra i Veneti Primi, 

ottantanni prima de* tempi ne' quali ora fiamo, Qiie' Goti ter- 
ribili a tutti, fi dice che tremavano a fronte degl'Unni, i qua- 
li o diftrutte o affoggettate molte Nazioni barbare di que' luoghi y 
fondarono diverfi Stati , fotto diverfi Principi , e poi fi pofero a 
devaftare in lagrimevol modo i paefi delli Romani , e di tutte 
T altre genti vicine * E J però veroche venali e lenza Fede , facilmen- 
te prezzolati fi battevano gl'uni contro gì 5 altri , fé fi fapevano 
comprare ; perciò pederofo Stato non formarono , fé non che 
quafìào sitila fatinolo Principe regnò fu d'elfi* 

Ma pr'ma che dì coffui parliamo fi deve oflervare 5 che dopo efferfi 
cominciato a conofcere in Europa , e fludiare le fiorie degli 
Orientai? , molto meglio fiamo informati dell'origine de' diftrut- 
tori dell' Impero Romano, e dell'Italia prelTochè tutti dall' Apa- 
tica Tartaria l'ertiti in varj tempi. Sappiamo perciò da tali fio- 
rie ( 1 ) 5 che fino dagl' ultimi confini delb Cina fi tollero 1 
Barbari , che devaftarono la Venezia , e gì' Unni appunto a 
detta de' Cinefi ferir tori abitavano in prima da vicino al gran 
Diferto Shatno detto da' Cinefi, e Kobi da' Mungli o Mogoìli , 
fìtuato al Nord della celebre muraglia Cine/e , e che d<il piccio- 
lo Tibet fino quafi alla Korèa f\ eftende • Li Cinefi li chiamano 
Hyong m , e la relazione che ci danno de* loro coftumi molto è 
conforme a quanto di elfi Jafciarono detto Greci e Latini » Er- 
ranti fopra Carri , non Coltivavano le terre , ma di preda vive- 
vano ; li vecchj fprefczavano , pei che non buoni alla guerra ; be- 
vevano ne 3 cranj degli uccifi nemici ; facrificavano una volta 1* 
arno al Cielo, alla Terra, a* loro Maggiori , a' Genj , Il loro 
Kan o Kagan ( che vediamo con buona traduzione detto Caga» 
nus da' « olì ri Scrittori ) adorava la mattina il Sole , e la fera 
la Luna// Alla morte di quello , crudeli cerimonie rilavano , la 
finiftrà tra loro era là mano di onore, ( corti* ora I Turchi ufa- 
no che pure da colà vengono ) in forti ma , come dico, i Cinefi 
fi accordano con li noftri nel deferivere .quella Nazione . Raccon- 
tano poi \ come dopo guerre molte inteftine , £ firaniere fi 
pof ro in marcia verfo 1' Occidente, t attraverfando la grande , 
e picciola Fukaria., arrivarono alle Spiagge Settentrionali del Mar 
Cafpio, nell'odierno terreno di Aflrakan . Si crede che intorno 
a due fecoli o due fecoli e mezzo , prima che .-affai irte ro i Goti 
[ucceàeffe tal cofa , vale a dire cent' anni circa dopo la nafeita 
del Salvatore , ma tutto ciò è affatto incerto . Colà li perdono 
di Vida i Cinefi -, ma ivi appunto cominciano a conoscerli i 
Goffri . 

Atìla fu un barbaro feroce sì , ma furbo, e politico inficine , 

Era 

{ O GuijEjucs Òrig. d-es Tarlar, des Urm. < J < 






Parte Terza 



in 



Era coftui di balla ftatura , bruno di colorito , con nafo fimo , 
poca barba, ed occhi piccioli, comePrifco ce lo dipinge, limile 
affatto alli Tartari odierni . Avido di rapine , e conquifte , 
nccife il fratello per regnar foló , e dopo con la forza , e 
con 1' arte feppe riunire -tutte l'Orde degl'Unni (a) e farle a le 

£°Er 



(a) Egli è oflervabìle che neflu- 
na Nazione fece più conquifte , né 
più danni causò ali* Europa «d ali* 
Afia della Scitica o Tartara . Sen- 
za contare le fpedizioni rimote di 
Madyes ovvero di Ogus-kan , li Tar- 
tari ora Sciti ora Cimmer) , ora Un- 
ni , ora Murigli o Mogolli chiamati, 
era divari , Vngrì , o Tartari fem- 
plicemente, in più volte e in varj 
tempi depredarono e fconvolfero dell' 
antico Mondo grandiffima parte . Que- 
lla rozza e povera gente , brutale 
però e feroce , divifa in tante va- 
rie Tribù erranti per li proprj de- 
lerti , ora in gran parte è foggetta 
alla Cina ed alla Ruflìa . Quando 
in una qualche Tribù Tartara fi tro- 
vava un Kart ardito e più degl' al- 
tri brutale e ambiziofo , quelli co- 
minciava dai contendere con le Or* 
de vicine , e quelle poco alla vol- 
ta con T arte , e con la forza af- 
foggettando pattava poi a litigare e 
ad aiToggettare ancora le più lonta- 
ne . Così nella Scizìa medefima 
riunendo infieme moltiflìme Tribù 
formava in breve vado e forte do- 
minio , con le quali fortiva fuori 
dalli confini di quella , e gettandofi 
prima fopra il Sud dell' Afia dove 
fono così {nervati e molli gl'uomi- 
ni , li Defpofti Indiani un dopo T 
altrodi{lruggeva,e pei ingrotfata fem- 
pre più l'armata colle genti Sogget- 
te , precipitava ora full* Oriente , 
era full' Occidente Afiatico, rovinan- 
do ogni paefe, e formando in. quel- 
le Regioni nate alla fervitù vaftif- 
fimo e (terminato Impero , che al- 
la morte delGo.iquiftatore divideva 
tra li rumeioh^mì figli , ognuno 
de' quali così fondava un Regno- a 
parte , e perciò' in brevitfimo tem- 



po la gran macchina crollava , e 
dileguar fi vedea il Scitico Impero 
appena formato . Tal cofa fi reite- 
rò più volte colà in Oriente, dove 
fenza contare le cofe in vecchj tem~ 
pj fuccedute , ne' tempi delle Cro- 
date li Tartari diflrutfero li Re In- 
diani , la Cina più volte conquida* 
rono 3 fecero crollare il formida- 
bile Impero degl' Arabi Saracini , 
in una parola tutta 1' Afia nella 
fua larghezza fcorfeio fino all'Arcipe- 
lago , e dalla Cina come dico al- 
la Dalmazia noftra , ed alla Mo- 
ravia , ed Auftria un tempo arri- 
varono s empiendo tale immenfo 
tratto di fangue , e di orribile fha- 
ge , e ciò ora con il nome di Tar- 
tari , ed ora con il nome proprio e 
particolare di quella Tribù che avea 
primeggiato fopra l* al re ♦ Con il 
nome di Unni , Sarmati , Geti ec, 
eglino fconvolfero anche 1* Impero 
Romano in Occidente, e con il no- 
me di Turchi prima quello degl'A- 
rabi Saracini , poi quello de' Gr$ci 
in Oriente. E tali imprefe avvenne* 
ro come dico replicatamente ne' tem- 
pi dì Gengiskan , Qktai kart , Tamer~ 
/ano e tant' altri Tartari Conquifta- 
tori . Gengiskan particolarmente (re- 
fe il fuo furore dalla Cina in Dal- 
mazia , e le crudeltà dalli Tartari 
ufate al tempo fuo in Polonia , Un- 
garia , e per tutta V Afia fanno ri- 
brezzo nell* udirle descrivere . In 
fomma quelle genti furono fempre la 
verga della Divinità per punire li 
Re ed i popoli malvagi . Non mi 
fovviene quale di quelli Conquifla- 
tori avendo già abbracciato ilMao- 
mettifmo, moflbdafcrupolo e penti- 
mento 5 nel rammentarli che in va- 
rie guerre avea trucidato un millio- 



gii Saggio iòpra i Veneti Primi. 

(bggette.., poi affalindo i Barbari vicini con forprendente veloci- 
tà e fortuna foggiogò quanto paefe fi eftende dal Reno al Mar 
Nero, e pare ancora che molto verfo il Nord occuparle, e mol- 
to ancora dell' Alla oltre l'Eufino . Non maltrattava però i fud- 
diti , perdonava facilmente a quelli , che fi affoggettavano , ma 
guai a coloro che pretendevano refiftere . In fine leggendo quan- 
to di elfo ci lafciarono fcritto gli antichi , fi trova un' efatta 
ibmigiianza tra elio , e tant' altri Conquiftatori Tartari , che 
feppero portare ie conquide , e le ftragi dalle fpiagge del mar 
Vermiglio in faccia al Giappone fino a' lidi dell' Adriatico , ed 
a' confini della Sleiia e Moravia . Conofcendo egli che gì' uomi- 
ni fi conducono come più fi vuole colla forza bensì , ma più 
coli' impofi ura , fece fpargere che nella Scizia era Hata trovata 
una fpada fatale dal Cielo difeefa , che prometteva certa vitto- 
ria a colui cioè la fteffa avelie poffeduta, Gchs egli aveala in fuo 
potere. Crefciuta così fommamente la fua potenza , egli trattava i 
deboli Imperatori Romani da Servi, li difprezzava , li minacciava , 
e le Provincie loro impunementre metteva a facco quando ne 
avea talento . Vedendo poi l'Impero Occidentale già rovinato , 
e poco meglio in edere anche Y Orientale , rifolfe affalire innan- 
zi il primo , e perciò colti varj preterii , pofe in ordine un' ar- 
mata delle più formidabili che rammenti la Storia . 

Una Donna per altro causò in gran parte la rovina della Venezia 
porgendo ad Atila un preteflo per affalire l' Impero Occidentale . 
Giufla Grata Onoria forella di Valentiniano , fciolta fanciulla , 
che in verde età conobbe il delitto , era riftretta molto da elio , 
e per politica non Ci volea maritarla con alcuno . Difperata co- 
#ei ebbe mezzo di far fapere a queir orrido Rè , che lo defiderava 
£ in marito, ed effendo forella dell'Imperatore , avrebbe in tal cafo 
f 0rren t e -giuftame-nte pretefo fopra una tal parte dell'Impero . Egli accettò V 
Ajj, offerta , e dopo alcun tempo fi moffe dalla Pannonia coli' im- 
menfe fue truppe, e marciò nelle Gallie. Aezio però feppe uni- 
re alle truppe di Valentiniano, tutti i Barbari colà annidati, fa- 
cendo tutti caufa comune , e dopo varj eventi venne alle mani 

con 

ne e pia di Munfulmani, altrettan- lioni di quefti , fi purgaflfe e atfòU 

ti o fiorpiatr o fatti perire da ine- vette della morte e della miferia 

dia, o pofti in catene; difertato mi- raufata a' primi millioni già diflrut- 

gliaja di migha di paefe Fedele , ti. Tali Divoti per buona forte fo~ 

rifolfe perciò in efpiazione di tan- no rari, altrimenti non ci fare/Timo 

to fangue per colpa fua fparfo , neffuno , ed è però Arano che in 

mover guerra agli Infedeli , cioè al- tante noftre Storie coftoro venghi- 

li Cinefi e Indiani Idolatri , ed a* no celebrati come gloriofi Principi , 

Crìfliani, perche accoppandone (co- in luogo di metterli tra li più va- 

me fece puntualmente) alquanti miU lenti Carnefici . 






Parte Terza* 



SIJ 



xon gì 7 Unni nelle -valle pianure di Cbalons far la Marne . Durò 
^ffai Y afpro conflitto , e migliaja di cadaveri coprirono il fuo- 
lo ; finché gì' .Unni cedettero , e il giorno dopo fi ritirarono 
verfo il Reno , e di là marciarono nella Pannonia (j). Arrab- 
biato Atila, nell'inverno reclutò Tarmata, ed uniti all'Orde de- 
gl'Unni, Ertili. 9 Sciri , Sarmati , Goti , Longobardi ', Quadi ^ e cent* 
altri Barbari popoli ad elio ubbidienti , ed anelanti di preda , 
nella Primavera fi^ pofe in viaggio alla volta dell'Italia , fperan- 
do miglior fortuna. 

Alla buona iìagione li Tartari arrivarono al (olito ingreffo Era 
-dell' Alpi Giulie , o Venete , che pacarono fenza oppofizione . correnm 
Ld {pavento , ed il terrore avea forprefo l'animo di tutti, e di ■*•*■** 
fatto era troppo recente la memoria di quanto avevano fatto 
l'anno antecedente nella Germania , e nelle Gallie , e poi con- 
tiene immaginari! un efercito di Tartari Cofaki , BaslcJri , Cuba- 
vi , CircaJJi , Calmulci , e fimili che fenza freno il fparga e pe- 
netri in .una Regione per liberamente manometterne li prodotti , 
e gli abitanti , onde fare un'idea della desolazione in allora prò* 
vata dalla Venezia • Aezio non potè forfè impedire agi' Unni il 
paffaggio de' monti (2); e forfè ciò farebbe flato anche difficile, 
poiché quegl* afpri , ed alti gioghi che tutt' intorno da Settentrio- 
ne chiudono la Venezia , e in parte da Oriente , a quefto lato 
però verfo il mare mancano tutt* in una volta , e lafciano 
aperto Y ingreffo ad armate fquadre per quanto numerofe effe 
fiano - Oltre Gorizia umili Colli apparirono di facile aicefa , e 
difeefa , e larga £ola formano ^ per cui già e Goti, e Marcoman- 
ni , ed Unni , e Longobardi , Avari , Slavi , ed Ungheri , e iti 
tempi più vicini cinque volte i Turchi vennero a devaftare la 
Venezia . Per quefto dopo la caduta di Aquileja, colà fabbrica- 
rono i Veneziani Gradifca , e poi Palma . 

La barbarica piena corfe fubito ad inveftire Aquileja , non vo- 
lendo Atila lalciarfi dietro Città così forte , mentre Onorio , ed 
Aezio fé badiamo a S. Profpero erano cosi avviliti che penfava- 
no ad abbandonare l' Italia . ( 3 ) Con quel furore che vuole il 
defpotifmo, e che fempre accompagna ne' Barbari ildefiderio del- 
la preda fu affali ta Aquileja , che fu però difefa con quel corag- 
gio che la certezza di non effervi falute fuorché nel combattere, 
fuole ifpirare a genti minacciate dell' ultimo fatto . Atila facea 
Tomo II, P di 

. (1 ) Jornand. de Reb. Gettc* bus hofles prohìben poter ant >uteretur • 
Prifcus ec. Profp. in Chronic. 

(2) J^ibil Duce noft.ro ^ietio fé- (3) \*Aù omnì Italia cum Impera* 

cundum pfioris epera perfpìcient , ita tore dìjcederet . 
ut nec c/aufuris quìdztn JLlphm , qui- In Chronic» 



2J4 Saggio fopra i Veneti Primi - 

ài tutto per iftancare i difensori , ma .erano fcorfi tre mefl cfae 
1* attedio niente avanzava , ed il campo pativa al fo'mmo per 
mancanza di vitto. Può darli che i Veneti aveffero prima difer^ 
tato il paef'e d'intorno , come aveano fatto un tempo nell' irru- 
zione di Mattimino , perciò i Barbari mormoravano al fommo , 
ed erano fianchi dalle continue fatiche * Spetto gii eventi umani 
più flrepito.fi dipendono da lievi non folo 3 ma da ridicole caufe 
ancora , e così fu quefta volta per la povera Aquile j a .. Atiia 
girava un giorno a cavallo intorno alle mura , quando vide al- 
cune Cicogne che dall'alte Torri toglievano i figliuoli, e li por- 
tavano alla campagna , QuehV uccello fu dagli antichi venerato 
fempre come facro , e come predicente alle volte il futuro , e lo 
ricettavano tanto quanto lo riflettano ancora iFiaminghi. Una 
volta era comune in Italia , ora però quali è perduto , ma ed- 
ftono tuttavia leggi di alcune Città che proibivano il indettarlo. 
Atila che fapeva quanta fede avellerò in etto gì' Unni 5 e come 
fottero perfuafì della fu a perizia in ogni cofa , fatte adunare le 
truppe ditte loro che ftatte.ro di buon animo , poiché in breve la 
Città avrebbero prefa , e Spogliata , gli Ucctìlì ftetti già abbando- 
nandola , quegli Uccelli , che ben fapevano predire le future co» 
fé, e perciò appunto lanciavano quelle mura che tra poco dove- 
vano cadere. 

I Tartari pieni di fede nel lor Kan fi prepararono a dare un 
generale affalto, e fatte prima a lungo giuocare tutte le macchi- 
ne , dopo con tale ofìinata furia aflalirono Je mura , che fatte 
molte breeeie , e fiancati li difenfori, per diverfe parti entrarono 
in Aquileja. ( i ) E' inutile ildeferiyere le morti, i ratti, gli ftu- 
pri , le ftragi , e le violenze commette da Tartari , e da Tartari 
irritati in una Città prefa di attalto. Certa Donna delle più di- 
pinte , il cui nome era Degna , vedendo prefa la Città , e fapen^ 
do quanto brutali fottero i Barbari , fall fopra una Torre , che 
era prottima alNatifone, e da quella fi precipitò nei fiume. Ati- 
la inferocito per la lunga refìftenza , fece trucidare la più" parte 
degli abitanti, gl'altri in penofa fchiavitù ftrafeinando , poi die- 
de il fuoco alle fabbriche , e diftrutta volle del tutto una Città 
delle più celebri della Venezia , e che per tanti fecoli avea re- 
fiflito alle imprefe di tanti nemici . Ella dopo fi rimife alquan- 
to , (^) ma languendo fempre , finche di nuovo moleftata da' 

Go- 
( i ) Jornand . Stor. Mifcel. Prifc, do volle al tempo de' Longobardi traf- 
(a) Aquileja fi rimife alquanto portarti in Grado , ma per fermar- 
dopo tale rovina , poiché vediamo vifi labilmente , fi dice che dopo 
nella Storia di tempi pofteriori no- la desolazione caufata dagl* Unni , 
minarfi alcuna volta quefta Città , fucceflì va mente ella avea (offertele 
enei difeorfo del patriarca Elia quan- incurfioni ere' Goti e de' Longobardi. 

Ma 



Parte TerzS* 115 

Goti,- e dalli Longobardi, fi fmarrirono anche le poche reliquie 
rimafìe , e non fece più figura tra i Veneti 4 

Abbiamo dal nofiro Dandolo * e da tutte le noftre vecchia Me* 
morie , ( 1 ) che una gran parte degli Aquilejefi colle famiglie ? 
e con gli averi, fi ritirarono, forfè prima dell' affedio, nell'Eftua- 
rio Gradenfe , e fopra il Lido dell' Acque Gradate che abbiamo 
già veduto efTere flato la rada di Aquileja «,- unendoli ad effi 
tutti quelli che poterono fcappare dal ferro dcgV Unni i alimen- 
tando così V antica popolazione di queir acque * ed accelerando 
T erigine de 5 Veneti fecondi, o per dir meglia la formazione di 
quelli in nuova Società ridotti in feno al mare» Intanto' avendo 
sfegata la loro crudeltà fopra Aquileja marciarono gY Unni ad 
alTalire Concordia, che pur fi difefe come pare ,- e molti Barba- 
ri neir afialirla perirono; ma refifiere però non potendo i Citta- 
dini , quelli che ebbero la forte di fcappare dall'iigne de* Barba- 
xi fuggirono all' Eftuario di Caorle , e forfè anche a quello ài 
Aquileja, odi Grado, finché il turbine difìruffore pattava . Con- 
cordia pure fùdevaftata, e data alle fiamme (2), e probabilmente 
Oderzo ebbe la fielta forte t fcappando anche gli Òpitergini do- 
ve eranfi ricovrati gli Concordienfi . Allora gl'Unni fi avvicina- 
rono a quello Efìuario , ed inveftirono Aitino . ( 3 ) Gir Àltina- 
ti niente in prima feoifi dalle firagi fofferte dag¥ altri i fi dice 
che volelTero difenderli , affidati forfè alla fituazione della l'ora 
Città da grotto fiume , e dalla Laguna circondata < Ape; re le 
Chiufure innondarono i contorni, ma gl J Unni ciò vedendo , nelle 
prolTime Selve cominciarono a tagliare alberi a furia 5 formando- 
ne gratticct , e fafeine ; per formare una via attraverfo l'innon- 
dato piano 5 ed accoftarfi alle mura. Vedendo gli Altinatij che 
il lavoro per 1' immenfa moltitùdine de s Barbari avanzava più 
velocemente di quello che credevano f avviliti dalle calamità (of- 
ferte dagl* altri , di notte imbarcarono fefteiTi 5 e le robe loro f 
e famiglie f e fi ritirarono nell'ifole interne , e fopra i lidi della 
Laguna . (4) Entrati gì' Unni nella vuota Città , per ifdcgno 
la rovinarono quanto poterono f indi verfo Padova avviandofi 
anche quella quafi diftrulTero * Come pure Efie , Vicenza 7 e 
Verona : ma però ora ignote ci fono le precife circoftanze , che 
accompagnarono tali cole , folo polliamo crtdere che li Padova- 

Pi ni s 

Ma tale ritorg'menta fu tanto pò- netta» Dand* 

co confderabile , che appena lo fi (i)Crvìtatemfpoliant i dmpìunt > , V(i* 
può dire riforgimento . ftant crudelner > 

(O lAquilejde proceref ad aquets Joniand. C. 4 2 « 

venìunt Gradata* ec. O) St meoni Corni m, di Venezia» 

ttac quoque perfecutìone furente Giufh Bernard. Stor. 

mt Vontius . * , condita Vrbs Ve* (4) Dand* Chionic. 



né Saggio fopfa ì "Veneti Pr&triv 

m y e gì 9 altri vicini fi faranno prevaluti del prodi mo afiÌ0 3 è' 
nelle Lagune falvati anche in tal cafo . Nello fcorfo fecolo furo- 
no fcavati in Efte ( i) marmi , e pietre, che anneriti effendo r 
e affumicati , fu credute effere tali mine un avanzo della barba- 
rie degli Unni .. 

Mentre Atila alfediava le Città forti, difkccamenti diverfi feor- 
revano le campagne incendiando i Vici 3 e le Catella , in obbrobrio- 
fa febiavitù conducendo le Donne , trucidando gì* uomini , pro- 
fanando gli Altari, e deflazione e pianto diffondendo per tutto 
dall' Alpi fino alle Lagune . In tutta la Provincia Trevigiana , 
in tutto il Friuli , in tutta la Venezia in fomma , viva anco* 
rimane la memoria nel volgo de* mali d'allora (2). Certamente; 
convien credere che terribile e grande fia fiata V irruzione degl s 
Unni , poiché poifiamo oiTervare che tutte 1' altre che precedei 
tero quella , e quelle pure che vennero dopo , benché grandi e 
rovinofe ,- pure affatto andarono in dimenticanza , ed il Popola 
più non le conofce% Ma quella degl'Unni la ricorda, la raccon* 
ta , e fino le Donne , non foio de* luoghi in quelle Lagune fi- 
tuati , ma di tutte le Terre e ville- della Terraferma vicina fi* 
no a' monti , fanno , e raccontano cento florielle , e fole irr 
tal propofito . li volgo canta in rozzi verfi i mali in que' tempi 
provati dagl'antichi noflrr , e per dinotare un cuore crudele , ed 
una faccia burbera-, non sa trovare efprtifione più forte di quel» 
la di un cuore d' Atila\ di una faccia d' 4tiia * Nelle Borgate an- 
cora , e ne' CaileMi del Trevigiano , e del Friuli , più tradizio*. 
ni efiilono in tale propefìto , alcune anche probabili Uno ad im ; 
certo fegno , e finalmente baila il dire che il popolo noiìro ere* 
ée che un- Demonio generaflfe il Re crudele , che la faccia e la 
voce di Cane avelie , tanto l'odio de' Veneti antichi vedo 1' au- 
tore di tali feiagure fu per tradizione conferva to da' pofleri . 

Io foipetto che la Venezia abbia provato la maggior desola- 
zione dagl'Unni , e più dell'altre Regioni fia fiata maltrattata .- 
Sappiamo di fatti che colloro nelle vicine Provincie non d HI ruf- 
fe, o né Milano , né Pavia , né l'altre Città vicine , e non tru- 
fidarono né meno gii abitanti' di quelle fecondo 1' Autore delk 
Mifcelia ( 3 ) 4 Forfè i Veneti vollero re fi Ite re" , vollero oiti- 
Batamentfe dHendtrfi , e perciò li- Tartari che non voleano o>>- 
pofiaione rè ufiilenza») ir maltrattarono crudtunente . il Dando- 
lo 

(i) Alerti. Stcr. di Effe. DancL 

(2) Ve} uliVrbtum Vtìititarìtm 3 ex (j) Miceli. HifF. Rer. Ifal.T. 1 

baY&tfértHh incurfu fxifratàtì .' . t . Concordi* . . . tmìfit Jftìl* xv iì. 

rr.aiitUrn'r < °b'itates , & freceptacu* r?:-. hòmmUrH ec* 

k rtfu&iìs rfweverttvt conjhuere» JDumi- 



Parte Terza 



I 



io di fatti lafciò ferino nella fua Cronaca ,. che Atiia perdette 
molta gente air attedio di Aquileja , e così pure a (niello di Con> 
cordia . Ed egli avea vedute vecchie Storie ora perdute ; raa ar> 
che lo fteflo Giornande fcrilTe che gl J (Jnni non mai fazj di fan-, 
gue Romano , baccanti [correvano per le Città de* Veneti ( 1 ) ; ef- 
preffìoni che potrebbono confermare il mio fofpetto. Già tutti lì 
Conquiftatori Tartari tifarono fomma crudeltà verfo ogni popolo 
che volea refiflere ad effi r rrien male trattarono fempre coloro 
che prontamente cedevano \ e fappiamo che Àtila lo fieflo co- 
fiume usò anch' egli nelle fue conquiste . Forfè nella Venezia- 
Onorio avea difperfe le poche truppe che potè raccogliere ,. e nel* 
le Città di queira le avea limate . 

Dopo avere faccheggiata V Infubria Arila ritroceffe nella Venezia r 
epalTando per mezzo le fumanti di (trutte Città della medefima fi 
attendò in ripa al Mincio , dove paffava la via maeftra (2) in cer- 
to luogo detto Ambulep o Aro<òinco , nell'Agro Veronefe o Man- 
tovano (a). Io credo che colà fi portane con idea di Daffare il 

Pò 



( 1 ) Quid plus ? nl'càum Romano 
fanguìne lattati per relvquas Venete* 
rum Civitates tìunnì ùacbantur* 

Jcrnand, e. 40 .- 

(2) Leo Tapa ad ettm aceedh in 
agro lAmbuìejo Venetorum , ubi Min- 
sìus amnìs cotàmeantium frequenta- 
tìone ttanjig'tuY . Joriv 

(a) La voigar tradizione mette 
l'incontra à\ S. Leone con Arila a 
Co verno lo villa citi Mantovano dova- 
li Mincio sbocca nel Pò» Il Matfei lo 
vuole feguito a Pefchieta dove lo 
tteffo fiume etee dai Lago di Garda' , e 
dove paflava e paffa arxcra la via 
principale da Milano ad Aquileja 
diretta . Oflfervo che ef era però na- 
tia via antica e nota ,■ benché fe- 
condarla -, che da Vcìona ■■ conduceva 
ad Olii gli a , via fognata dalla T&- 
vola Teodoììana , V^crhio Scrittore 
Mantovano dinjoftra ehe il Mincio 
non ifearicava arrticaratrfte le ftae 
acque nel Pò , -e di i-arti veggonfi 
tutt'ora de* p zzi deli* alveo a*;t co 
a Lev a n: e di Governo Io , alv^o di- 
retto verfci k va*I4ì del Tartaro o 
Veronefi . £' gnoto i-I tempo qu: . n- 
do fu cangiato il fuo corfo , ni a (e 
al tempo detì' inazione de^i' Un ai 



egli correva ancora Verfo Oriente ^ 
e verfo le paludi del Tartaro , po- 
teva benifiGmo attraverfare la flr a- 
da frequentata in que* tempi perchè 
conduceva a Ravenna _, come ho : 
detto ancora . E colà dovè egli ta- 
gliava quefìa via poteva eiTervi il ; 
Vico AmbuiejOo Arovinco ram men- 
talo dalla ftòr*a , Vico fintato nel 
punto del maffimo paffaggio come' 
dice Giornande. Si oflervi £ome A^ 
larico volendo andare a Roma da 
Aquileja per maeftra via , venne ad 
Aitino, a Padova , a Verona , ma 
to'à rivo-lfe la marcia a mezzo- 
g orno , per la ftrada indicata fi con-* 
duffe ai Pò, per pacarlo ed avviar-* 
fi in feguito nel cuore dell' Italia *- 
Pio detto ancora cht: qitcfto barbaro 
ad Q&jglra probabilmente efegirì un 
tale paiìaggio, poiché ivi era un fi» 
to de' più frequentati per vA Cola * 
Ora vien detto che Al i-la volea cer- 
tamente ancor eif© faccheggiar Ro- 
ma di nuovo 5 e perciò oc pò aver 
egli rubata la Liguria M'1 nefe ri* 
iroeefle nella Venezia, pafsò di mio* 
vo Vicino a Verona * e ftslT efem* 
p<o di Alatico per quefla via Vero. 
ne.fc era perduta volea ioife v^t** 

tarfì 



li 8 Saggia fopra I Veneti Frinii. 

Pò e fp ingerii nel cuore à' Italia . Valentiniano non fapea cofs 
farfiy e pieno di fpavento d'accordo con il Senato rifolfe di in- 
viare a quel Re terribile {bienne Ambafciata procurando di pla- 
carlo con preghiere , e con doni * Capo di etTa fu il veneranda 
Pontefice S* Leone y che coraggiofamente nel luogo fuddetto fi pre- 
fentò a quel temuto Conquida tore , e perorò con tal forza che 
la ferocia cedette alla virtù accompagnata dalla fatuità f promi- 
fe tregua alf ofTefe , e dkdc ordine di marciare verfo la Panno- 
nia . Idacio ( l) e S- Ifidoro raccontano che Marciano fueceflbre 
di Teodoiìo II. in Oriente avea ipedite alcune truppe in foccoi- 
fo di Valentiniano, che moleftarono molto gl'Unni, e che que~ 
flì per la fame, e per morbo in effi entrato ? forfè pe'loro ftra- 
vizzi, perivano in gran numero, ficchè Atila più facilmente die- 
de afcolto alle preghiere di S. Leone; ma aggiungono Giornan- 
de (i) , e l'Autore della Mifceila y che in partendo protetto di 
voler ritornare più crudele ancora , fé Onoria ad eiìo non era 
data , con porzione dell' Impero in Dote * Fu prometto di ciò 
fare , ma fi pretende che quella feiagurata Principeda caufa dì 
tante fcragure, fia {lata o tolta dal mondo > o r inermi fa in qual- 
che luogo , poiché di eiTa niente più parla la Storia . Atila in- 
tanto per mezzo alla difolata Venezia ritornò nella Pannonia , 
dove minacciò V Impero Orientale , ma fecondo domande cita-' 
to (3) f con intenzione di intimorire folo Marciano , e poi di 
nuovo innondare V Italia, e metterla a facto* Dio però più non 
volle che difhuggefie gl'uomini? e troncò in un momento con lai 
fua vita anche tutti i crudeli e ambiziofi luoi difegni , 
& ra Sì avvisò di fpofare nuova Moglie ( ne avea più branchi ) , 
corrente e ne j cotlv j tto bevette oltre mifura . Ubbriaco fu poiìo a letto 5 
**** dove prefo fonno profondo f copioià emorogìa di fangue li fo- 
pravenne 9 a cui andava foggetto , che lo foffocò mentre dormi- 
va * Appena morto -, in breviuamo tempo fi difciolfe T immenfa 

Mo- 
lare al folito parto del Pò ad (Mi- varfi le (Tracie di que' p:,!udofi pae- 
glia . Vicino a quella e verfo Pori- fi . lo perciò credo che né a Pef- 
te Molino vi fono certi Ponti af- chiera , né a Govtrnolo fia frguito 
fai veCchj , che if fuddetto Autore il celebre incontro d<>\ Re Tartaro 
Mantovano t cioè il Bertazzolo, pre- con S. Leone , ma fopra duglia e 
tenc? A che fiano Romani i e la via Ponte Mo'mo , dove potea elTervi 
fu cui danno crede egli pure ,- ben- il Vico Ambclejo ,- che forfè facil- 
chè non ufi molta critica i che fia mente ancora fi troverebbe , ofler- 
Romana anch' efTa > e in queflo h\ Vando l'antica direzione del Min- 
ragione, perché come dico la Tavo- ciò, negl'avanzi del fuo alveo ali' 
la Peutingefiana la fegna dritta da oriente di Governolo.- 
Verona ad QlUgììa , e dritta ancora ( i) Idacius in Chronlc. 

colà fi trova iti molti luoghi e non (2) Jornand. de Reb. Get. e. 42/ 

tanto pettini a come é folito il tro- (3) id. e. 4J« 



Parte Terza* jip 

Monarchia da elfo fondata , a gara ribellandoli i popoli foggettl 
contro i figli di un Tiranno che meritamente acquiftoflì il nome 
di Flagello della Divinità ( I ) , corrucciata pe* peccati degY uo- 
mini . 

Valentiniano dimorava in Ravenna e in luogo di penfare a 
rifarcire i danni della defolata Venezia , e Liguria , violentava 
le mogli altrui , ed uccideva, Aezio il folo Condottiero capace di 
difenderlo in allora. Un Senatore detto Majjimo , del quale ave» 
ingiuriata la compagna, lo ucci fé , e iì fece riconofeere egliftefro 
per Sovrano . Morta effendo la moglie fua , egli sforzò l'Impe- 
ratrice £iidoffia Vedova di Valentiniano a fpofarlo , e quella dif- Er * 
perata chiamò dall* Africa Genferico Re de* Vandali che quella corvem 
aveva fommelTa , il qual venne, prontamente prefe Roma e la fac- ^ ^^ 
cheggiò da Barbaro . Maffimo fu uccifo dal Popolo , ed Avito fu 
proclamato Imperatore * Il difordine regnava da per tutto , la 
confufione e la guerra e la fame defolavano l'Italia . Certo jR/- 
etmere Generale Iacea da Padrone e 1' Imperatore dovea tacere 
ed ubbidire. Egli depofe Avito, ed elelTe Majorano , che dalle Leg- 
gi fi vedeeffere flato più volte in Ravenna ; ma anche quello ben 
prefto dal prepotente Ricimere fu diflxutto , e follevato Severo * 

Gli Alani vedendo la defol azione dell* Italia , fcefero in efla , 
e vennero nella Occidentale Venezia . Ricimere però ebbe la for- 
te di batterli preffo Bergamo , ed obbligarli a ritirarli . Vittore Er * 
Vittenfe {z) raccontando come ogn' anno i Vandali , infieme rS7T ?' 7f * 
co' Mori fi partivano dall' Africa , e venivano a dare il guado ** 4 * 
all'Italia , dice che anche la Venezia provava la loro barbane ♦ 
Siccome coftoro venivano per mare , così le fpiagge di Ravenna 
probabilmente avranno infultate , per verità 1' anarchia effendo 
fomma allora in Occidente . Intanto morto Severo , Ricimere e- 
Ielle alla Porpora Antemio , che pur dal fuddetto fu tolto di vi- 
ta in progreffo 5 finché morto quello prepotente Barbaro , Olibrio 
dello sfafeiato Impero ebbe per poco il governo, indi Glkerio , poi 
Nepote, che uccifo da Orefie Patricio , quelli fece acclamare il prò* 
prio figlio Romolo Angtiftolo in Ravenna . 

Le truppe barbare ( ed erano il maggior numero ) , che fer- 
vivano in Italia , vedendo 1' avvilimento e la cattiva condizione 
degl' Itali , fi follevarono , e pretefero che Orefle daffe ad effe il 
terzo delle terre di quelli . Orefte non volle accordare tal cofa , 
perciò certo Otachar o lìa Odoacre, che Scita da alcuni, da al- E 
tri Erulo di origine vien fatto , e da altri de' Rugi , che ferviva corrente 
in Italia da molto tempo , appoggiò le pretefe de' Barbari , ed 475. 
alla teda di elfi uccife in Pavia Orefte , e depofe il fanciullo 

Ro-, 
( 1) Tlagetium Dei. (O De Perfecutor. I. 17. 



ma Saggio fopra i Veneti Primi. 

tomolo . Marciò dopo a Ravenna , indi a Roma , e colle buo- 
<ne e colle cattive coftrinfe tutta Y Italia a fottometterfi a* fuoi 
coleri.. Prefe poi il titolo di Re , ed in tal guifa diede fine -per 
fempre al tanto celebre Impero de* Romani (i) . A' fuoi Barbari 
diede la terza parte delle terre d' Italia , e fifsò ancor egli la 
>fua dimora in Ravenna , dove regnò moit' anni finché nuovi Bar- 
bari -tollero ad effo 1' Italia , e quelli furono i Goti . Teodorico 
regnava Copra una parte degli Oli-Goti verfo ii Danubio , quan- 
do «rifolfe di affa li re Odoacre , e lo {teffo Imperatore d s Oriente 
Zenone, pare -che lo confortaffe ail'imprefa . Egli unì tutti iGo- 
t ù fuoi , e con le mogli , i figliuoli , e le Donne fieli' autunno 
del 488. come fi crede fi moffe verfo 1' Italia _, e rotti i Gepidi 
ed i VVtilgari o Bulgari che voleano impedire il viaggio , nella 
Primavera arrivò al folito parto dell' Alpi Venete Occidentali . 
^ Aquileja più non potea difendere il paefe , perciò Odoacre in 
unente Pedona -andò a poftarfi al -Lifonzo , che però dagli Ofl-Goti fu a 

A%P fòrza pattato , indi tra elfi , e gì' Eruli di Odoacre fi venne a 
«.calda zuffa -che terminò colla peggio dì quefli . Odoacre fuggì 
£no a Verona , e Teodorico fenza refifìenza fi impadronì della 
Venezia dall' Alpi fino alia Cina fuddetta . Colà fucceffe una 
feconda battaglia .quanto la prima fanguinofa e mortale, ma che 
pur terminò malamente per Odoacre . U Adige fu pieno di mor- 
ti , ed affai vi perdettero la vita volendo paffarlo a nuoto per 
metterfi in falvo . Nel caldo della vittoria Teodorico fi avvicinò 
a Verona , ed i Veronefi concernati non refifterono , ed arrefe- 
ro f libito la Città . Odoacre fuggì a Ravenna] , ed avendo otte- 
nuto un vantaggio fopra i Goti , che lo infeguivano , quelli ri- 
paffarono di' qua dal Pò", € riempirono di truppe tutta la Ve- 
nezia , e la Liguria, (2) paffandovi la vernata, e probabilmen- 
te rodendo le foftanze degli abitanti . 
Era L'anno dietro verfo l'Adda Teodorico guadagnò un'altra com- 
sorrent? pìta vittoria fopra Odoacre, avendo fatti venire i fuoi connazio- 

&? v * nali VVeft Goti dalle Collie perchè lo foccorreffero , e quello fug- 
gì di nuovo in Ravenna , dove affediato fi difefe più di due an- 
ni valorof amente , ma in fine prefo, ed uccifo , i Goti ebbero tut- 
ta l'Italia . Durando tali fcompigli, all'alilo delie lagune dovet- 
tero accorrere moltiffimi di nuovo , dico di nuovo , poiché mol- 
ti di quelli che vi fi erano rifuggiate nelle irruzioni degl' Unni 
circa quarant' anni prima fuccedute , pallata la tempeita erano 
ritornati in parte alle lorocafe . (3) Mentre Teodorico , ed Odoa- 
cre contendevano , grolla armata di Borgognoni fcefe a rubare in 

Ita- 

(v) Procop. de beli. Chot. 1. 1. (2) Ennod. vit. S. Epiph. 

Jornand. e. 57» (j) Interza fedatis invaftonìbus più- 



Parte Terza * iti 

Italia 5 dove rapì molta gente e fece mille danni . Egli è perciò 
viabile che aumentare dovea fempre la popolazione della Laguna % 
unico alilo di pace in que' giorni infelici, ne* quali difTe Ennor- 
dio che quelli che erano fcappati dal ferro dovevano perire di fa* 
me, non etTendo fiate coltivate le terre. 

Ma Teodorico flabilitofi nel dominio d l Italia riconduce gior- 
ni tranquilli . Egli non alterò per niente il fillema nazionale po- 
litico , lanciando tutte le Magiffrature Romane, il Senato , ed 
i Magiilrati Municipali , e benché Amano , di credenza , non mo- 
Iettando niente affatto i Cattolici , rimettendo l'abbandonata agri- 
coltura in effe re , proteggendo le feienze , onorando gì' uomini di 
merito. Allevato a Coftantinopoli per molto tempo, avea depo- 
ita la barbarie quafi intieramente . Amatore delle fabbriche egli 
da per tutto izaz rimettere le defolate Città , e da Caffiodoro , 
Boezio, e Simmaco illuftri Italiani lafciandofi condurre per mol- 
to tempo , all'Italia fece gran bene , e 1' Italia nel lungo e pa- 
cifico fuo Regno refpirò moltiffìmo. 

La Venezia dovette più d' ogn' altra parte rifentire il benefizio 
di avere un tal Padrone , per lo più dimorante in effa , flando 
egli quafi fempre o in Ravenna, o in Verona (;) . Quella Cit- 
tà amò fingolarmente , ed in effa fabbricò un Palazzo fuperbo , 
un Acquedotto, ed un- Portico , e de' Bagni . Di nuove mura 
volle pur circondarla ampliandola nello fleffb tempo , de' tratti 
delle quali ancora rimangono ; perciò offervava il MarTei che li 
Scrittori Tedefchi il Veronefe di fopranome di fiero Teodorico , 
(2) ed Ennodio ancora notò la predilezione di quello Sovrano 
per quella Città . Egli fece rifabbricare le Terme di Abano, tut- 
ti gli edifizj rifarcindo di que' luoghi . Egli forfè rialzò anche le 
vie della Venezia , poiché leggiamo in Caffiodoro , (3) che rimife le 
barche corriere ad Oiliglia fui Pò dove terminava la via di ter- 
ra , che da Verona a Ravenna conduceva . Io direi che anche: 
Aitino forfè abbia provata Ja munificenza di quello Principe • 
Era certo Pietro Vefcovo di tale Città , uomo alluto , e perfet- 
to Cortigiano , come anche il Dandolo offervava . (4) Quelli 
feppe così bene introdurfi nelF animo di Teodorico , che Io ili- 
ma va fingolarmente , e tanto che fucceffa la grande difeordia in % ra 
Roma per il Papato tra quelli che avevano eletto Simmaco , e corrente 
quelli che volevano Lorenzo , Teodorico eleffe l' Altinate Vefco- 505. 
Tomo II. Q. vo 

rimi prof ugerum ad priora domicilia (4) Quidem Tetrus .... ULltU 

redìeru^t , cateti vero de recidiva- natem regebat Ecclefiam . » . . . ho- 

tione dvb'tantes ec* Oand. mo afiutus & in geftis facularibus 

(1) Mari. V. 111. 1. 11. multum provtdus , fed ambitiofus , 

(2) Paneg. Theod. Caflìode 1. 7» & Regis familiari* . Dand. Anaft* 

(3) ld. 1. ?• ' Bibiiot. in vit. Simmachi * 



t%% Saggio fopra i Veneti Primi. 

W per Visitatore , inviandolo a Roma con tal carattere. Coftui 
però ivi guadagnato con regali da* partigiani di Lorenzo fi ma- 
itre affatto avver.fo a Simmaco , finché dopo mille difordini co- 
BOftiuta la verità e la legittima elezione dell* altro, Pietro fu con. 
dannato dal Concilio per aver ardito di alzar Tribunale contro un 
Pontefice fupremo . Non fi sa fé Teodorico dopo continuante a 
proteggere il Vefcovo di Aitino* La Venezia perciò fi rimife in 
fcuon .effere , e riparò i danni dalle pallate irruzioni fofferte . 

Vediamo dalle Lettere di Gaftìodoro , che quello Rè rimife una 
volta il tributo .all' agro Concordiefe , Àquilejefe , e di Fora 
julio, rimettendo ad altra volta il vino ed il grano che doveva- 
no al Fifco , e ciò per una crudele careftia che provava quefta 
parte della Venezia.. Egli accordò tal cofa alle iftanze di un Ve- 
neto Ul lift re Àgoflino chiamato , ( i ) che forfè era un Vefcovo'. 
Foro Giulio in quefti tempi cominciava a fiorire . Da un' altra 
£piftcla rileviamo ancora che una qualche irruzione avevano fat- 
ta gli Svevi ne* Veneti , (2) poiché appunto per quefto , il Rè 
ad eftì rimife i tributi che dovevano « Nelle Lagune erafi già 
aumentata la gente come ho detto , e vi formava una Società com* 
merciante , e non fprezzabile . Ebbe bifogno di quefta Teodorico 
per condurre da oltre mare un groffo Convoglio , perciò fcriffe 
a* Tribuni ( che quefti fecondi Veneti regolavano ) acciò con i 
ri a vigli loro pre tratterò il neceffario foccorfo ► Finalmente dopo 
un regno aliai lodevole quefta Sovrano mutò fiftema , e divenne 
crudele , Forfè però le .brighe de' Greci , e 1' impazienza degli 
Italiani , che non tolleravano volontieri il Dominio de' Barbari , 
diedero motivo a Teodorico di perfeguitare i Cattolici , di modo 
tale , che in Verona egli eflendo , (3) fece demolire 1' Orato- 
rio dedicato a S. Stefano , e poi crudelmente fece uccidere 1' il- 
luftre Boezio nel Milanefe , con altri innocenti , e poco dopo 
egli ftefTp fini la yita , e lafciò il Regno ad Atahrko fuo Ni- 
pote, fotto la tutela della celebre Amalafmta . Morto quefti , 
Teodato gli fucceffe , uomo iftruito nelle Lettere Latine, e nella 
Filosofia di Platone , ma con sì poco profitto , che (pinto da 
rea voglia di dominio fece uccidere l'infelice PrincipelTa . Olfer- 
vo nelle Lettere di Caftìodoro , che quefto Rè tollerò i Veneti 
in tempo di careftia , facendo aprire ad eftì li Grana; in Tre- 
vifo fituati , e in tale occafipne vien dato il nome di devota alla 
Venezia . (4) 

Re- 

( 1 ) Vh venerahilìs ^Juguflìnus vi- Id, Ep. 7. ?d. J. 12. Ep. 24. 
ta c/arus , Ò* nomine Venetorum ne- (3) MafF. 1. io. 
cejjitates veniens nobìs flebile s ec. (4) Devoti fque Venetis copta fu* 

Var. 1. 12. 26. bìata dkitur effe de campis 

(2) Svevorum incurfxone vaflatì . Venetis antan ex Tarvìfino <ttque 

Tri- 



Parte Terza* i2j 

Regnava in Collari tinopoli Gìnflìnianó Principe vana ècf avid# 
ili gloria , ma incapace di acquiiìarla da per fé, e fenza l'opera 
altrui . Vedendo il difordine delle cole de* Goti in Italia * la 
viltà di Teodato, e l'alienazione degli Italiani 5 credette opportu- 
no il tempo per conquistare la medefima . Prefo dunque preteso 
per r uccifione di Amalafuntà inviò Beiifario , che poco prima Era 
avea fottomelti i Wandali d' Africa , ad affalire la Sicilia ì chG* m **** 
prettamente paisò poi nell'Italia, mentre uccifo Teodato dalli Co- 51^ 
ùVVìtige effi aveano eletto in loro Sovrano* Si accefe una guer- 
ra lenta , e fanguinoia , il cui pelo cadde tutto (opra gli Italia- 
ni , oppreffi ancora da terribile careftia ,- per cui le Madri in qual- 
che luogo arrivarono a cibarli de' proprj tigli , < i ) Lunga , e 
lenta fu la guerra , perchè Giufliniano poche truppe avea invia- 
to , e crudele , e dannofa fu ella , perchè quelle dì Greti , dì 
Stbìavoni , Longobardi , Unni erano formate , unitamente a Per- 
fiani , Armeni y ed altra feccia Orientale . Beiifario prefe Raven- 
na , e witige ancfreiTo fi a r refe 5 ed allora la Venezia rerreftre, &* 
e marittima in gran parte riconobbe 1* autorità de' Greci , Tre- Con€m * 
vigì -, ed altre Città inviando a Beiifario i loro Legati per fot- 5 ^°°' 
tometterfi al Greco Imperatore * (2) Ma in Verona intanto gì* 
altri Goti proclamarono loro Condottiero e Sovrano Ildibaldo , che 
in quella fi flava , t la guerra fi riaccefe ancor più pericolofa , 
tanto più che Beiifario avea dovuto ritornare a Costantinopoli 5 
e la Aorta politica di Giuib'niano rovinava ogni cofa * 

La Venezia divifa tra li due partiti provava perciò tutto T or- 
rore della guerra . In Trevifo comandava Vitalìo Greco Uffizia- 
le , ed avea feco un corpo di Ertili . Egli unì a quelli molta al- 
tra gente -, ed andò ad affalire Ildibaldo, mavì perdette tutti gii 
Ertili , ed ebbe orrida disfatta . Molti luoghi della Venezia pro- 
babilmente allora ritornarono fotto I Goti . Venne poi dalla 
Dalmazia foccòrfo a' Greci , ma intanto Ildibaldo fu uccifo, ed 
i Ru'gi fino dal tempo di Teodorico inabiliti in Italia proclamaro- 
no Rè Erarico . Trevigi ritornato fotto i Goti , forfè dopo 4a 
battaglia indicata , era governato da TotUa detto Bzdruiìla nipo- 
te di Ildibaldo -, 31 quale prevalendoli del mal talento de' Goti 
verfo Erarico , ebbe il Regno , uccifo quegli ben preiìo . I Greci 
intanto fecero pratica con certo Marciano nomo di condizione tra 
li Veronefi , il quale corruppe i cuiìodi d'una delle Porte di Ve- 
rona , e di notte introdufie cento Greci da Artàbaze Capitan© 
de* Perfianr comandati • I Goti atterriti abbandonarono parts 

Q. 2 della 

Tridentino borreis itti définìtam $c* (2} Procop. de beli. Ghot. 

1. io. Ep. 27. Aghat* de bel!. GhaL 

(O-Hift. Mifcéll. 1. -i«. 



1^4 Saggio fopra ì Veneti Primi. 

'Iella Cifra , ma fatto giorno videro il poco numero de* nemici s 
e riprefo cuore tornarono , e fi pofero ad incalzate i Greci , 
die dovettero gettarfi già dalle mura, dove fopra i falli del Col- 
le lafciarono la più parte la vita . L* armata di quelli perdette 
il tempo a contendere per la divifione della preda , e così arri- 
vò tardi , e faori d'-ora per foccorrere , e rinforzare quelli , che 
avevano Verona forprefa •• EiTendo poi arrivate in Italia nuove 
reclute di Traci , Ifaurì , ed Armeni , la guerra li faceva qua € 
w là interrottamente , e per giunta una Pelle feroce fopravenne .a 
torrenti ^efolare '1j faete . Ritornò Belifario 5 e intanto nuovo turbine 
■$.4.8. piombò fopra i rniferi Italiani , e quello fu , che i Franchi già 
delle Gallie Padroni -, e deferì tri come i più crudeli , e faifi de 
Barbari 3 penetrati in Italia arrivarono nella Venezia 5 e di gran 
parte di quefta fi impadronirono , fpecialmeme verfo i monti , 

Quella Regione (1 trovava perciò drvifa tra pia Padroni . L? 
■baila parte di e* l a verfo le Lagune con l 5 ifole , ed i lidi di que- 
lle ubbidiva a' Greci , che -poiìedevan© Aitino , e le borgate , e 
luoghi del margine interno da Grado -lino a Ravenna , e forfe 
Concordia , Oderzo , e Padova , perchè facilmente potevano ef- 
fere <foccorie per -la via del mare , di cui erano foli padroni -. 
Verfo l'Alpi, Belluno , Geneda , € l'alto Vicentino , e Vero« 
-ne-fe -, gemeva folto i Franchi , ed i Goti erano annidati 'ni 
Verona , e Vicenza -forfè , e in altri luoghi d' intorno . Egli è 
perciò facile l'immaginarli qyale mi feri a opprimere dovea il pae^ 
le firacciato da cosi^ lunga guerra ^ e nei-i' angariare gli abitanti.» 
i Greci non cedevano aìli Barbari ileilì . Goltoro toglievano per 
forza a' rniferi abitatori le poche foflanze che ancor avevano * 
e in ogni laidezza -immerfi alavano mille -violenze ; perciò io dall' 
epoca preferite dedurrei la rovina intera della Venezia terreilre* 
^e il primo acc refe i mento maflnno della marittima. E' vero , che 
pur quella ubbidiva a' Greci 5 ma per la fua lunazione , e per 
altre circollanze dove a .effe re in miglior condizione deli' altra. 

Giuiliniano nlolfe di inviare 'il celebre haffete a p ;r fine aìi 
: una contefa così crudele, e quefti unita ferfficientte étfétatSL diva- 
. y] barbari e Greci , per terra ti avvicinò alla Venezia ed entrò 
torrente m '^ P er I' Alp>i Friulane . Fece egli dimandare il patio a' Fran* 
~ 5 5 2t chi, «che perciò fi veggono padroni dell' alto Friuli ,, e Trevigia^ 
no e fora' anche di Tre vi lo ìfteifo ; ma negato da quefri egli non 
fapeva come innolfrarfi', Totila intanto avea fpedito Teja a Ve* 
Tona, dove raccolte tutte le forze -de' Goti -, marciò n -Ila bada Ve- 
nezia , ruppe gl'argini de' fumi, innondò la campagna , tagliò le 
flrade , e relè in praticabile tinto il piale fino al Po v cioè 'd 
baffo Veronefe , Padovano , e Pòjcfine (1) . Naikte più imi 

gì iato 
( O Procop. de 1. 4. e. 20, 



Parte Terza* 123 

gHat© che mal non trovava via per arrivare a Ravenna 3 ^aan- 
do fu configliato di attraverfare quelle Lagune 5 e per elle por- 
rarfi a quella Città , come cen roventi fé tt' anni prima »ea fat- 
to Afpare con un'altra armata di Greci . Così fi fece 5 -e forfè 
da Grado parti Y efercito , <e per la f piaggia feggetta a* Romani 
( volevano cosi effer chiamati i Greci facondo fi efprime Pro- 
copio ) prefe la marcia verfo Ravenna „ Le noftre vecchie Sto* 
rie raccontano unanimi ( i ) , che li Veneti Infulari furono -in 
tale congiuntura di grande foccorfo a Narfete , con i loro fì-avi- 
gli aiutando V armata a tragittare i Porti , e molto più gli fta- 
gni ed i fiumi frequenti tra Chioggia e Ravenna Situati . Narfe- 
te grato all'opera loro fabbricò alcune Ghiefe neli' ifole , in rin- 
graziamento a Dio dell' efito felice , e dopo elTere arrivato con 
forprefa de* Goti a Ravenna , affalfe -e feonfiffe quelli rimanendo 
cftinto io ftefìo valorofo Tótila * Li Goti tant' e tanto eleffer© 
Teja in luogo di quello , prode uomo ancor egli , ma vicino al 
V eluvio cadde eftinto 3 ed allora precipitarono affatto gli affari 
de 3 Goti in Italia. 

Gli AllamannTed i Franchi vedendo il difordine che regnava 
in quella regione, fi attrupparono in numero di 75. mila uomini ., gw 
-e iceCtro a rubare a ddoflò agl'italiani . Penetrarono fino a Ga* &%%&$& 
.pua .j e nel ritorno una parte prefe la -via -de' Veneti , ma arri- 5 1> 
vati a Ctneda ( e facendo altri fepra Verona vicino al Lago di 
Garda ) perirono quali nitri da crude! morbo opprelìì (2), mor- 
.bo acquietato ne 1 loro oifonlini , e che pe' fintomi che lo accom- 
pagnarono. gli Storici ■. prefero cerne un caligo del cielo. 

Durò per altro molto tempo ancora nella Venezia il conten- g m 
-dere tra i Branchi, ed i Greci ($) ; le circoftanze però ora ignoran- eorrg ^ 
.dofi ., foio Tappiamo. che i Franchi furono vinti da Narfete , € 555, 
*ch^ Verona tu prefa da elfo dopo averne vinti li Cittadini , che 
•forfè non vokaiio riconofrere la Sovranità de' Greci (4) ./Così 
*dopo tante crudeli vicende la Venezia rima fé a quetfci intiera- 
-mente foggerà , ma e in effa e nf li' Italia allora fi mutò del 
Unto X antico Gftema di governo, effi fpenfe affatto l'antica con- 
poìiyca dalli Komani fìabil/ta , e non. alterata ,0 poco 5 
■ve d^gl 5 : rul' ne da' Goti. Li Municipali Maturati , li Prefidi,, 
1 Correttori affatto fmarrirono , l'Italia divenne Provincie di 
d 'Ile Provincie che era prima , Ci fpenfc il Senato , ed uno 
jciame ai avidi Governatori Greci fi fparfe per effa .a -rodere. gP 
iltaiiani , e spogliarli delle loro foilanze . In quelli tempi la 

Ve- 
CO V. Dard. Monac's ec. ( 4) Gbotìfos potìus fervzre quam 
(2) As?ha: je bel!. Ghot. 1. 2. Crucis. 

X$ ) V. ÀgnelL in*Ker, Ital.T, a. iP^L Pkc. I ,%, 



u6 Saggio fopra i Veneti Primi. 

Venezia fu (turbata da difpute di Religione per la nota caufk 
de* Tre Capìtoli , il Vefcovo della defolata Aquileja facendofi ca- 
po di partito ( i ) , e traendo feco gran patte de 1 Vefcovi vicini 3 
come quello di Aitino ec. mentre Narfete con fuprema autorità 
reggeva 1' Italia , e benché accumulale grandi ricchezze , procura- 
va però di rimettere le Città in buono flato % e cercava di eftin* 
guere lo fcifma de' Veneti » Egli fece arredare Vitale Vefcovo di 
Aitino , efiliandolo in Sicilia, perchè nel fuo popolo non mante** 
nelle la falfa opinione ^l) . Morì intanto Giulìiniano , e Giù* 
flino fall fui trono, il quale avute molte aecufe contro Narfete , e 
follecitato dalla móglie Donna inquieta , volle richiamarlo a Co- 
stantinopoli per render conto della fua condotta. La comune cre- 
denza vuole che egli irritato , in vendetta chia matte i Longobar- 
di , e qual nuovo Arunte inviafie a coftoro molte frutta d' Ita- 
lia per invogliameli ^ 3 ) . Morì per altro in quello tempo , e 
Longino Efarco fu da Cofìantinopoli inviato per fuo fuccettore > 
che fecondo il follto ft abili la fua fede in Ravenna, Intanto da 
dovero i Longobardi fì prepararono a venire in Italia mentre 
quella da una feroce pefìe era devaftata , la quale infierì fpeciaì* 
mente nella Venezia e Liguria . S. Gregorio racconta C4) che 
molti luoghi rìmafero fenza agricoltori -, e polliamo anche olle?» 
vare che in allora moltiffime aurore Boreali apparvero > che le 
faritaiie fcoffero molto, e fpaventarono (a). 

I Longobardi che dominarono f Italia b non fi vogliono i me* 
defimi con quelli da Strabene e da Tacito annoverati tra le Ger- 
maniche genti . Se badiamo a Paolo Diacono ( 5 ) ? che era del- 
la medefima nazione -, i Longobardi o longobardi 111 origine fu- 
rono Goti , o meglio ancora Gepidi che fempre però anche que- 
lli non fi fanno diftingueie da quelli . Anche Vernili o fia va- 
gabondi , furono alcune volte detti , ma il fatto fi è che molta 
confufione in tali cole vi deve ettei'e , perchè qùefte barbare gen- 
ti non ebbero fcrittori , né itorici , mutarono condizione e luogo 
cento volte , all'ufo antico alando linguaggi femplici ed efprefli- 
vi, e fopranomi ricevendo da 5 loro fimili varj e diverfi , fecondo 
'gli eventi e le circoftanze loro , perciò gli Storici Latini e 



( ? ) V. Rubeis. Monum. Àquil. 

(2) Pao!. Diae. de geli, Lang. 

(3) Muftì modo "Potnorum genera . 
là. 1. 1. 

(4) Dialogòr. 1. 4. 

(a) In Idacio fi trova con pre- 
ci fi ne (deferii t a un* Aurora Borea- 
le aliai rolTeggiante 3 e con appa- 
renze % varie » uà le quali -di getti 



'"bianca 'fi ri di luce 



Gre- 
ci 

> e raggi fotti- 
li dall' orizzonte al fc^nit diret- 
ti -. Ella apparve 1* anno innanzi 
che Arila e nt rafie in Italia , e ap- 
parve al Nord fecondo il più foli - 
to. Ella atterrì fommamente il po- 
polo ., 
( 5 ) De geli. Langofr. 



Parte Terza. 127 

tì che ignoravano ii vero paefe , il coftume , la favella de'Bar- 
bari , prefero forfè più volte i Copranomi per nomi di popoli , 
e moltiplicarono e confuterò i popoli fenza volerlo . Comunque 
iìa , eglino come gì' altri Barbari del Nord Europeo , in giorni 
lontani abitarono prima nella Sciziia o Tartaria , da quefta paf- 
farono in Europa , ed ora al Baltico , ora al Danubio fi pofe- 
ro . Il loro nome comunemente fi fuol dedurre dalle lunghe barbe 
che portavano, Lang-Baert perciò detti. Veftivano di pelli, e di 
abito di lino a varj colori -, radevano la nuca , e due treccie dì 
capelli dividevano iulla fronte , che poi lungo V orecchie porta- 
vano pendenti , in fomma erano villane figure , di religion Ido- 
latri , di genio feroce , di coftumi affatto burberi e rozzi . Sta- 
vano verfo il Danubio, e regnava Alboin fopra di effi, che avea 
diftrutti i Gepidi colà dimoranti , quando fi rifolfero di marcia- Era 
re verfo V Italia , quattordici anni circa dopo la depreffione de' corre ^Q 
Goti . Vecchi e Donne prefero feco , e venti mila Sajjbni anco- 5 
ra colle loro famiglie , ed oltre quefti molti Bulgari , Svevi , e 
Sarmati tutti accorfi alla preda , i nomi de' quali duravano in 
Italia a' giorni di Paolo Diacono. 

Alla folita via dell' Alpi Venete fi conduffero coftoro nella 
Primavera, e lo fpavento avendo oppreffi i Veneti, afflitti dalla 
careftia , e mal difefi da' Greci , non fi avvifarono di {are alcu- 
na refiftenza . Si dice che Alboin entrato nel Friuli , volle da 
un Monte ofiervare la Veneta pianura ; ma copie poflbno effere 
quefte degli antichi fatti, volentieri credute inque'fecoli d'igno- 
ranza . Foro Giulio fi arrefe fenza refiftere , e così pure Trevi- 
fo, Ceneda, Belluno eFeltre. Trevifo in quefti tempi, anzi an- 
che prima , cominciava a figurare nella Venezia . Forfè quefta 
Città nacque nelle feiàgure de' Veneti , colà accorfi perchè fi- 
to baffo e dall' acque chiufo , perciò forte e buono a difen- 
derfi . La rovina in progreffo fucceduta delle Città vicine lo ac- 
crebbe maggiormente , ma io credo che anche al tempo de* Ro- 
mani foffe luogo abitato , foffe un groffo Vico o Borgata {a). 

Vi- 
ta) All'Occidente di Trevifo fi popolazione, dalla quale appunto fi 
trovano due villaggi, uno Quinto, cominciavano a mifurar le diftanze. 
l'altro Settimo detto , vicino al Si- Ora quefta altro non poteva edere 
le . Si sa che tali nomi nacquero che Trevifo , poiché Oderzo dalla 
dalle vie militari ^Romane , e dal- parte d' Oriente , Padova o Vicen* 
le colonne migliane pofte su d'effe za da quella d'Occidente erano trop- 
che regnavano le diftanze. Que'Vìci pò lontane, e per confeguenza pa- 
perciò che (lavano al fello , al fet- re che quefta popolazione fotte Tre- 
tìmo ec. ab urbe lapide , Sefto , e vifo medefimo, il quale fé nonCit- 
Settimo erano detti , perciò quefti tà efifteva però allora come groffa 
villaggi fegnano la diftanza che e- Borgata o Caftello. Le fuddette due 
ravi allora tra elfi ed una groffa Ville fono dalla Carta fituatetutt* 

ora 



123 Saggio fopra i Veneti Primi. 

Vicenza, e poi Verona cedettero pure ad Alboino , o mal dife- 
le , o abbandonate dalli Greci , che dopo fplnfe i fuoi nelle ri- 
manenti Provincie d'Italia, {cacciandone quelli, e rovinandole y 
con ima lenta e rabbiosa guerra . 

Di nuovo la Venezia in allora fu divifa tra due genti , e per- 
ciò fu il Teatro di lunghe e druggitrici contale. I Greci effendo- 
padroni del mare facilmente più a lungo mantennero e difefero i 
luoghi marittimi r e per quello neila Venezia marittima non pò- 
fero piede i Barbari ; e Concordia , Oderzo , ed Aitino rimafero 
immuni dal furore di quelli . Padova ancora e Monfelice prodi- 
me alla Laguna non furono affali te , e Mantova pure conferva- 
rotto i Greci , perchè troppo dalla palude refa forte , e facilmen- 
te foecorfa per mezzo de' fiumi ( i ) . In tale occafione a furia 
crebbe il concorfo nelle Lagune , e crebbe fempre più la Società 
de* Veneti in quelle , formando il nuovo popolo de Veneziani (2)» 
Paolino Patriarca di Aquileja erafi già ritirato in Grado , e per- 
ciò aumentata anche di queir Editano la popolazione già da mol- 
to tempo in eflo introdotta . Anche Alboino fi innamorò di Ve- 
rona , e in efla molto dimorava . Un giorno celebrò in quella 
folenne convitto, bevette fuor di mifura , nel cranio àìCunimand 
Re de'Gepidi da eiTo uccifo, fecondo l'orrendo coftume da qua- 
fi tutte le nazioni del Nord tifato . Ubbriaco perciò eilendo , 
itet chiamare Rcfminda figlia dell' uccifo Re da efìo dopo la dis- 
fatta de'Gepidi prefa in moglie , e la coilrinfe il Barbaro a be- 
re nel tefehio del proprio Padre . Fremendo la feroce Gepida do» 
vette ubbidire , ma con Donnefca vendicativa malizia trovò biz- 
zarro modo di obbligare un Longobardo a trucidare poco dopo 
Alboino; poi temendo 1' ira del popolo , avvisò il Greco Eiarco 
in Ravenna , che fpedita una barca su per 1' Adige , falva ella 
potè in ella fuggire a quella Città . Fu eletto in Re Cleffo , cru- 
deliiTimouomo 3 da' Longobardi , che malmenò ed uccife li più di- 
stinti tra gl'Italiani, ma trucidato ben predo, per dieci anni più 
non vollero Re , ma videro foggetti a trentafei Duchi , gover- 
no che aumentò le miferie d'Italia. Continuavano fempre le edi- 
lità nella Venezia , che andava fempre in confeguenza decaden- 
do, 

ora pretfò poco a tali diftanze da fubejfe , marina* injula* petìerunt l 
Trevifo. Sagorn. 

( 1) Vìcentìam , Veronam , & re- (2) Furente Langobardorum f<evU 

liquas Civitate* , excepti* Tatavio y tia antiquo Veneti £ procere s & muU 

Monte Silici* , Opitergio , ut Man- titudo popuìt illorum declinante* fu* 

tua , (^ ^A/tino , espugnante* ca- rorem marina* Injulas petìerunt • 
p:ffent , popuìi vero ejujdenr Trovin- Dand. 

eia peniti!* reeujante* langobardorum 



Parte Terza. 179 

do, tà i Longobardi fcorrevano fino alle mura di Ravenna ^ im- 
padronendoci anche di ClaiTe fobborgo di effa. 

EleiTero poi in Re Autarkh ofia Amari, mentre «ella Venezia 
foggetta a' Greci continuava Io feifma de' Vefcovi alla Chiefa Aqu i* ^ ra 
lejefe ubbidienti. Severo risedeva m Grado, Severo Patriarca d£ C0 * re * t€ 
Aquileja , quando arrivò colà F Efarco Smurando con molti fol- 
dati ventiti da Ravenna , ed arreflato il medefimo con alcuni 
Vefcovi li conduffe a Ravenna , dove li tenne ri-neh i ufi a lungo . 
Severo era Succeduto ad Elia the varie fabbriche avea innalzato 
fopra que' lidi e queir ifole . Dopo lunga prigionia promife Seve- 
ro di aderire al Quinto Concilio Generale da elfo e da' popoli 
della marittima Venezia , con malizia , o con ignoranza tenuto 
per cattivo , e perciò rimandato alla fua Sede , non sì tolto vi 
gfunfe che radunato un Conciliabolo in Marano efpofe ciò che 
aveva operato in Ravenna , e ritrattò la rinunzia che colà avea 
fatta degli errori fuoi . Il confufo tetto di Paolo Diacono, ferri. 
bra indicare che tanto e tanto Pietro Vefcovo di Aitino, Clarif» 
fimo di Concordia, Gimiore di Verona, Oronzio di Vicenza, Ru- 
fìico diTrevigi , Fontejo di Feltre, Lorenzo di Belluno, ed Agnel- 
lo di Afolo non aderiffero più allo feifma , fuorché Vindemio dì 
Geneda tra li Vefcovi della Venezia i ma da altri Dati pare tut- 
to al contrario , anzi fu fatto credere al popolo che il Diavolo 
a*ea invaiato ¥ Efarco per la violenza ufata al Patriarca di A- 
cuileja che rifiedeva in Grado . 

Autarl intanto pare che anch' efTo in Verona molto dirnoraf- <% ta 
fa , e in effa o fuori di effa celebra He le nozze con Tevvdolìnda corrente 
figlia del Duca de* Bavari con barbara magnificenza . Intanto i 5 S 9. 
Franchi fempre inquieti e dannofi , penetrarono nella Venezia 
per i monti Veronefi , e rovinarono molti luoghi , tra i quali Bren- 
tonico e Malfefina fecondo il Maffei . Amari guerreggiava anche 
contro i Greci in quello tempo , nel quale accade pure un orri- 
bile Diluvio nella Venezia , e che fu generale anche per tutta 
T Italia . Crebbero tutti i fiumi così fìranamente , che la piana, 
e baffa Venezia fu tutta fubiffata. Rimafero diflrut te Borgate in- 
tere , ed annegati uomini , ed animali , furono diflrutte le pub- 
bliche (trade , e cancellati i campi . U Adige in Verona crebbe 
ad una imi furata altezza , e fu allora che que fio fiume mutò 
corfo , e più non andò ad Elle come prima . ( 1 ; 1 Longobardi 
Padroni dell'alta Venezia non curarono più di chiudere gli aper- 
ti argini de' fiumi, per danneggiare appunto la balla Venezia da* 
Greci pciTeduta, e forfè la decadenza di truefta in più luoghi eb- 
be da tal evento principio , ed il Padovano baffo , Polefine p 
Tomo IL R « tut* 

(1) Silveftri. Palud. Adriane, 



I 3° ^ a g§*° iopra 1 Veneti Primi. 

e tutto il margine della Laguna n' ebbe barino fommo , « 
grande , 

Ho detto che Àutari guerra avea con i Greci , e di fatto da 
alcune lettere antiche (i) pubblicate dal DuChefne 3 e dal Free.ro fi 
raccoglie che Aitino ìbpra la nofìra Laguna , e Mantova erano 
fiate prefe da' Greci ., cofa che indica da' Longobardi in prima 
effere Hate occupate quelle due Città -, indi ricuperate io credo 
quando ai iftanza appunto della Corte di Coftan duopoli , i Fran- 
chi fcefero in Italia ad aiTalire i Longobardi . Di fatto quelli 
furono affai ITretti da quelli, e molti di eilì vennero in Mantova 
a ritrovare 1? Efarco Romano per preftargli ubbidienza • Ma i 
franchi non operarono , o non vollero operare a «dovere , e bur- 
larono nel più bello delie Speranze i Greci , ritirandoli in Fran- 
cia . Morto Autari poco dopo, Teodolinda faggia , e Cattolica 
Principe.ffa eie ile in marito , e Rè Jlgilulff , che reprelTe la ri- 
bellione di UJjfarDuca di Trevigi, coltri ngendo ad arrenderli que- 
lla Città circondata da duro attedio , « poi fi accinfe a mo- 
leftare da per tutto afpramente i Greci „ In diverfe Lettere del 
Grande 5. Gregorio Papa, fi dice (2) che per Y avarizia e cru- 
deltà de 5 Greci Uffiziali, e dell' Efarco in particolare, molti luo- 
ghi ed Jfole erano in pericolo di perderfi , mal prefidiati , e 
muniti , e niente polli in buona difefa . Si potrebbe mai inten- 
dere tal cofa de' luoghi , e dell' ifole di queft' Eftuario , troppo 
certo invidiato da' Longobardi per le ricchezze raccoltevi dalli 

& ra fuggitivi della Venezia ? In Verona elTendofi ribellato Zangmlff 
cenere £) uca 9 \\ Rè lo mife a dovere, e poco dopo Pefìe e careltiaat 

Ì9** Mitrerò la Venezia , e fpecialmente Verona , e Ravenna 3 men- 
tre Agilulfo fi preparava a cacciare i Greci da tutta la marittima 
parte di .quella Provincia , 

Unito poderofo efercito penetrò nel Padovano « e ne' Colli 
Euganei barbaramente diftruiTe, e diede alle fiamme i Bagni an- 
tichiflimi d'Abano , rovinando le fabbriche infigni colà innalzate 

£ra dalli Romani , e da Teodorico rillaurate . Dopo lìrinfe di duro 
corrente afledio Padova che fu difefa valorofamente da' Greci per lungo 

eoi, tempo. Si dice che colta l'opportunità di furiofo vento, i Lon- 
gobardi gettalfero nella Città molte freccie incendiarie , le quali 
appiccarono il fuoco in più luoghi , e diedero molto incomodo 
agli attediati - (3) Stanchi finalmente i Greci fi arrefero , e for- 
t irono lalvi , ma Agilulfo fece fpianare , e difìruggere Padova 
del tutto , in pena della fatta difefa , ed ella giacque così gran 
tempo . Gli abitanti fi ritratterò nelle Lagune, e particolarmen^ 

te 

(1) Script. Rer. Frane. T. t. (3) Biond. !. S. 

(2 ) L.$. ep. jf, \.6, cp.jo.ji.ee. Qrfat. 1, 2, 



Parte Terza* • 131 

te fi allogarono nelle picciole ifole fituate alfa foce della Bren- 
ta, e fopra la fpiaggia di Malamocco e di Ch foggia * Non vai- 
fé a Monfclice l' edere fabbricato fopra un Colle ifolato , ed af- 
prò, che i Longobardi lo prefero, ed obbligarono gli abitatori a 
fuggire nelle Lagune , mefcolandofi con li Padovani, (i) Mon~ 
felice era affai crefcfuto dopo la decadenza di Effe. I Greci non. 
confervarono che il folo Efluario , aitino pollo fopra il margine 
di quello, e Concordia, ed Oderzo poco diftanti; perciò in que- 
lle Città , e nella Laguna maflìmo aumento di popolo fempre 
più allora lì fece , in tali luoghi fcappando que' tutti che ali! 
Longobardi Arriani non voleano aiToggettarfi . I 1 ongobardi fe- 
cero anche lega con gli Slavi > e con gY Avari (z), e tutti infie- 
me penetrarono nell'Idria , che pofero a ferro, ed a fuoco, av- 
venimenti che fempre più davano accrefcimento alla Società delli 
fecondi Veneti labilità in Laguna . Nella Venezia Occidentale 
Mantova fola era rimafìa a* Greci , ma affediata ancor quefto 
da Agilulfo rinforzato dagli Slavi, inviati dal Kan degl'Avari, con 
gl'Arieti furono gettate a terra le fue mura , e forzati i Greci 
ad ufcirne a patti di buona guerra. Tutte l'altre Rocche e For- 
ti che ancor fi tenevano da quelli nella Venezia , ovvero avean- 
gli ricuperati nelle precedenti guerre , furono occupati , e panna- 
rono in potere de 7 Longobardi . Seppero cofloro approfittarli pu- 
re dello fcifma che divideva i Veneti in allora 5 e trarne van- 
taggio pe* loro intereffi * 

Severa Patriarca di Aquileja ritornato come difll a Grado , Èra 
ritornò ancora a* primieri errori , e morto che fu egli , i Lon- àmenfr 
gobardi Padroni del Friuli , che di mal occhio vedevano la fica- 6o6, 
rezza , ed il buon effere de* Veneti in queir acque ftabiiiti , e 
aiTicurati , cominciarono a follecitare i Vefcovi Scifmatici accioc^ 
che fi metteffero fotto la loro protezione. L'Efarco di Ravenna 
cercava di eleggere un Patriarca i che metteflftr fine air oiìinato 
pregiudizio di que' Vefcovi , ma quelli non n# volevano fapere . 
Fu eletto Candiano, ed i Vefcovi comunicarono con eflb, o per 
timore dell' Efarco , o da quello a ciò coftretti ; ma fubifo che 
furono di ritorno alle loro Sedi, già foggette a* Longobardi , 
follecitati da quelli proteftarono contro la fatta elezione , e con 
1' approvazione del Rè , e di Gifuiff Duca del Friuli eleiTero in 
Patriarca Giovanni Abate, che andò a rifiedere Ir? Aquileja dove 
alquanto fabbricato era riforto * Odio implacabile perciò allora 
fi accefe negli abitatori del Continente verfo quelli deir ifole , 
odio che durò più fecolf * e fomentato dalli due Vefcovi rivali , 
a* Veneti fecondi apportò molti diiìùrbi < 

a 1 cu 

(1) Dartd. Chronic. 1. ti £*) Paol. Diac* 1. 4. e. 25. 26. 

Alerti . Stor. d' Elle . 



Igfc. Saggio {opra I Veneti Primi. 

jff. w , \ Gli Avari, Tartara gente , anzi come pare ima -fchiatta à' Un* 
<Wfv*f^flÌÌ » venuta in Europa dopo di quelli j e irabilitaii nell'odierna 
$i,%. Unga ri a dopo la partenza de* Longobardi , volle anch' efl-a all'Ita- 
lia*" far provare nuovi mali e disgrazie . Orde d'Avari ancora du- 
rano nella Tartaria Afiatiea *• Coftoro cor ii Kan loro Sovrano 
o fi-a Cacanus , come Io dillero i noltri ( J ) , 6 mollerò verlo la 
Venezia , e fecondo gl'antichi efempj penetrarono in efla per ia 
parte del Friuli * Giìulfo Duca fece fortificare la rocca di Ofo- 
po> Cormom r, Gemono, ed altri luoghi , poi andò ad incontrare È 
Tartari* coi quali fi battè da difperato, ma dopo lunga renitenza 
fu ucciiò f e i Longobardi fuoi polli in fuga .- Allora gì' Avari 
fi f parlerò- per le Provincie lagrime v-©J minte fa echeggiandole 3 ed 
attediarono Ct-vidale in que' tempi residenza de' Duchi Longo- 
bardi . Rofwilda moglie dell'ucciio Gifulfo ^ con i figli di quello , 
ilava rkichiufa nella Piazza * e avendo da una Torre veduto il 
Kan degl'Avari giovane nel fior degl'anni, invaghita di elfo, li 
fece proporre la refa delia Città fé prometteva fpofarla -, Il Bar- 
baro acconfentì , ed ella li tecc aprire ima Porta , ma appena 
V Avaro fu dentro , che un facco generale ordinò fopra gli abitan- 
ti , e queiti incatenati via condurle nel!' Ungarra * Colà poi fec£ 
trucidare tutti gì' uomini , rifervando le Donne fole s ed i fan- 
ciulli r poi Rofmilda lì prefe per una notte ieco , ma la feconda 
la diede in preda a più d'uno de' fnoì , e il giorno dopo rim^ 
proverandole il fuo tradimento , con l'orrido fupplicio del palo 
la fece perire . Le figlie di cortei furono celebri per la calti tà lo- 
fOj che Cepperò con irduflria f omnia confervare a lungo in mez- 
zo a que' libidinjfi Taitari , finche furono liberare dalla crudele 
fchiavitù nella quale Ja Madre troppo diverfa da erte avevate 
condotte .- Quella nuova feiagura provata da una parte della Ve- 
nezia terre (Ire i ^vrà forfè acerefeiuta la popolazione nella ma- 
rittima . \ 

Li Greci angariavano i luoghi dove ancora dominavano 5 per 
Ì2l qua! e fa in Ravenna ft acceie grave tumulto , e 1' Efarco 
"Giovanni fu trucidato dal popolo . »1 fuo fucceffore però piusì 
gravemente i Ravennati; ma poco dopo, giacché l' impero Greco 
&k'éà' Perfiini , e dagl'Avari quali disfatto, rifolfe d'impadro- 
nirà di qiK-l poco chi- i Gr ci avevano rn Italia . Elenterio eiu 
i\ Ùié nome , ed era Eunuco * Ravenna il riconobbe , ma poco 
urente ^*P? a ' ,il(re marciava verio Roma iù trucidato dalle truppe pen- 
si 9. iìtl ' <* c ' hììo commeflo . Era morto Agiiulrio Rè de' Longobar- 
di j ed Ài'nilonid ino figlio li fucceffe . -Lo Sci lina continuava u 
lei mestare ne Veneti ., parte veneratori del Quinto Generale 

Con- 
li) Rex «ivamum quemCacamm apptÙtót* Paol, Diac 



co 



Parte Terza. i> : > 

Concilio^ parte avverfi alio ftefia , ed l Barbari pcicavam^ &tli 
morbido pe' loro vantaggi . Benché Grado non ubbidiffe ad e(& , 
pure feppero far eleggere in Patriarca- Fortunato Scifmatieo forfe 
nafeofto . ( i) Ma conofeiuto quel che era, il popolo fi foilevò?, 
ed egli temendo anche F Efarco , rubò quali tutto il tefo.ro della 
Chiefa , e fé ne fuggì in falvo tra i Longobardi , (2) Onorio g*0 
Pontefice fecs eleggere Primigenio Suddiacono della Romana Ghie- .c.zrtms 
fa in Patriarca di Grado 9 il quale procurò di riavere F iavolatio 6 $ 0ì 
teforo , ma indarno • ( 3 .)■ Ricorfe perciò ad Eraclio Imperatole 
face-ndogli anche fa pere che i Longobardi a tutto potere cercava- 
no feltrare i Vefcovi dalla fu a ubbidienza^ ma quefti altro non 
potè fare' , fé non che mandare io dono alia Ciiiefa di Grado 
riguardevole fomma d'oro e di argento „ Le con te fé e gFodj di 
Religione fono i più fieri e i più da-nnofi a' popoli . Ora io cre- 
do che molto anche tal difputa con tri bui (Te a popolare la Vene- 
zia marittima ,. in effa rrtirandofi tutti quelli che comunicar no: 
volevano con gli Sciimatici» 

T afone tra. Duca del Friuli 3 e tacito potente", che al Rè -neo 
•voleva ubbidire , ed anzi Io teneva in iofpetto continuamente , 
Ariool-d che volea disfartene (enza rifehio , ricorfe alia fede , ed 
all' aftuzlc Greca f e promife alFEfaroo di rilafciare ad elio una 
parie del tributo che pagavano i ùieci per aver la pace, ie avsa 
anodo di uccidere Tafone . (4 ) lì furbo Greco cominciò a tratta- 
re con il Duca Friulano addeicandolo col promettergli la fua a ili- 
ftenza contro il Re , ed invitoilo a venir Ceco a trattare io 
Oderzo. Ecli vi andò , ma quando fu dentro venne aliamo da g ra 
gente armala , dalli quale dopo gagliarda difefa venne trucidato comevjg 
infieme conico e foto fratello, [v.! ori poco dopo Arivaldo , e Cro- ■& $ $ a 
far o fia Rotari fa eletto -al Trono, pertinaciìlimo Àrria-ne , e 
defideroio di guerra .Onorio Papa avea procurato di eftinguere 
lo Scifma di Aquile j • ... a non r'ufei fé non che in parte , al- 
cuni Vefcovi cilen iofi la^edufi , ed uniti alla Chiela , ma 
gl'altri rimanendo contumaci wl loro errore ancora per molto 
tempo . Ma intanto Jj Sara Cini Arabi mettevano fottofopra F 
Oriente in quefti tempio e pieni deff emufìàfàao, che aveva fa- 
puto jfpiraie ad elfi ti più aihno degF uomini L F Impero Greco 
(traccia vmo , e drftruggevajK) , e Rotari perciò vedendo il tem- 
po o] ^« tuno affatto icacciare dalla Venezia , e dalle 
ipiagge d* Italia i Greci. E ò li prefe QdwzQj. e probabilmente an- 
che 

(1) V. Rubeis Monum. Ecclef. (3) F'edegar. in Chronlc. 
Aqu'i. (4) Paoli Diac 1. 4. e. 41. 

Dand. Crron.'c. Fredegar. e. .6.9» 

(2) Paol, Diac. I. 4. e. 42, 



ij% Saggia fopra I Veneti Primi» 

che Concordia in qualunque flato ella fi trovaffe iti allora ^ e 
fparfe il terrore in tutte le Greche guarnigioni della Venezia , 
e in tutti gli abitatori della medefima . Conofcendo e (Ti I' impo- 
tenza dell'Impero a difenderli T rifodero perciò di frappare al 
folito afilo delle Lagune > dove già da molt' anni vivevano tran- 
quilli , e ilcuri i loro Fratelli. Gli Altinati perciò abbandonaro- 
no le loro Città , e in Tortello e neirifole vicine aumentarono 
la popolazione fu d' effe anteriormente {labilità . Li Opitergini 
corfero a* lidi della Piave , e della Livenza , e li Concordiefi a 
quelle di Caorle ► Gi' altri fi diffufero per V altre fpiagge ed: ifo- 
le dell' Eftuarjo , che un formicolaio divenne così di abitazioni , 
e di gente fu ripieno per tutta la fua eftenfione • Rimale allora 
per intiero la Terreftre Venezia preda de* Barbari , e barbara 
ancor ella divenne > avenda i Veneti in efla rimarti mutate le Leg- 
gi , mutati i coftumi, e totalmente diverfi effendo diventati da 
quelli raccolti , e fidati nell' acque * Credo dunque che a tal 
epoca terminare fi pofla quefto affai fuccinto Epitome Storico , 
che dell'antica Venezia (i è procurato fare* Preda rimafe quefia 
Regione de' Longobardi , de* Franchi , e Tedefchi T indi foggetta 
fu a molti nazionali Signori , finche fortendo di nuovo dall' ac- 
que li fuoi antichi abitatori y la rioccuparona per intiero come 
è noto > 




C A- 



Parte Terza • ag<; 

CAPITOLO III. 

Ofervazioni fopra li Secondi Veneti , o Veneziani „ e fopra l'antica 
marittima Provincia da ejji tenuta* 



i 



Tenue prsetentum iìtus 

Qppojuit ^attira Mari , fiatufque removit 

Vt tremulo fiarent 9 tomenti fune tarino, Lucan. 1. j. 



N queft* ultimo Capo io non farò che efporre alcune generali 
offervazioni fopra li principi delli Veneziani , cioè fopra la 
condizione loro ne" primi fecoli della nuova Società nelle Laguna 
{labilità dalli medefimi , e dare un'idea per quanto potrò chiara 
e fuccinta dello flato ài quelle niedefime Lagune in tali tempi, 
numerando e defcrivendo quali e quante popolazioni efifleifero 
entro Tacque una volta, quando quenV acque formavano tutto il 
tenere delli Veneti Secondi , e quando quefti niente ancora pof* 
fedevano in Terraferma . Credei non inutile tal cofa , perchè e 
ferve prima come ài appendice alla deferizione altrove fatta di 
quefle medefime Lagune, e di profeguimento alle Memorie rac- 
colte fopra li Veneti Primi , e poi forfè agli Stranieri potrebbe 
far prendere tutt'altra idea e affai diverfa da quella che per or- 
dinario fi formano e fopra li primordi de' Veneziani , e fopra 
la qualità e condizione del paefe che fcelfero per afiio contro 
le ingiurie delli Barbari . 

La Terreflre Venezia qual paefe fi foffe lo abbiamo veduto , 
paefe delli più felici d* Italia , e del quale con grandi encomj 
parlarono gli antichi , e parmi avere anche accennato in allora 
( i ) che quefto medcfimo paefe fembra che in buono (lato fi 
manteneffe fmo agi' ultimi tempi del Romano Impero . Non è 
nuova già l' offervazione , che dopo avere i Romani aflbggettata 
per intiero T Italia , e fuor di quella per ogni parte diftefo il 
loro Impero , l'Italia cominciò a decadere , e non effere più 
quella di prima ; Roma concentrando in fé fola il fommo potè- 
re, o almeno la fede del fommo potere : Roma concentrando in fé 
fola le ricchezze: Roma attraendo dalle provincie le perfone più 
ricche e più didime in prima, poi le povere e abbiette ancora , 
per vivere a fpalle di quelle che nella Capitale brigavano gli ono- 
ri , le dignità , e le ricchezze : in Roma finalmente correndo il 
denaro tutto ed i prodotti dell'Italia 3 nell'Italia a poco a pò- 

co 

( i ) Vedi Tomo primo . 



v.%6 Saggio fopra i Veneti Primi* 

co perciò tè venne tw vuoto affai fenfibHe , particolarmente ne!» 
le Provincie più proffime alla Capitale e ciò fino dalli primordi 
àéì 3 Impero . Plutarco ( i ) racconta come nelii tempi della Re- 
pubblica fleffa e' erano delle campagne femi- dilette in Tofcana , 
o almeno da foli {"chiavi coltivate ; e Livio ci dipinge il celebre 
terreno de* Volici nello fleiTo cafo , ed altri luoghi ancora , mal 
coltivati da pochi fchiavi adetti ad un folo Ricco Romano (2)* 
Plinio pure deplorava il decadimento di quell'Italia (3) che un 
tefnpo aveva tratti dalle fue terre più di Soo. mila armati , e 
il fopra più delle fue biade fommini-ftrava zgli ftra-nieri come eli- 
ceva Tacito , mentre formato che fu l'Impero Romano, fenza li 
sgrani Egizj e dell' Africa non poteva più futfìftere * Anche ia 
àtrabone fi accennano molte Città e luoghi celebri in antico ( 4) , 
al fuo tempo o diflrutti , o ridotti a picciola cofa , poiché Ro- 
ma fatta grande a fpefe degl' Itali , accrebbe eforbitantemente le 
ricchezze delli fuoi cittadini , e quelli le terre degl* Itali ingoia- 
rono colle ricchezze fovrabbondanti , e in poche Famiglie fi con- 
centrò la maffima quantità delle terre ifleìTe , per cui diftrutto 
l'equilibrio, le tenute fi fecero vaile, ma l'agricoltura venne me- 
no , feemarono gli abitatori , e perciò ne fofTrirono le provincia 
rnedeilme . -Oltre ciò Roma ripiena di {terminata moltitudine di 
gente ragunaticcia e d'ogni paefe , Roma dopo avere alTaporata 
la voluttà Greca ed Afiatica , divenne Teatro ributtante d' ogni* 
vizio , le paffioni a briglia fciolta dominarono un popolo divenu- 
to molle e inoperofo , e V efempio della Capitale dalli ricchi e 
da' Grandi hen preflo fu diffido per l'Italia , e nelle Provincie di 
quefta introdotto , dove poiTedevano valle tenute , e quelle rino- 
mate luiTureggianti .villeggiature che (5) occupavano inutilmente 
valìo terreno . 

Intorno a Roma, e nelle Italiche contrade meridionali, fiuta- 
te e vicine ed a. portata di quella , e più dalli Grandi di que« 

(la 

( 1 ) Fiutare, in Gracchia. la vaftaverunt . Strab. 1. 6. 

(2) Tartem Italia ergaftula n fo- (5) Regiis villi* ibi adìficatis »,; 

/nudine vindicant . Liv. I. 16. e. 6. ,..vita autem Cracanicam ratiowm 

( s ) Satius effe mìnus ferere &r> 'Njeapolim augent qui eo lìoma fece- 

pìus arare antiqui pur avere . Verum<* dunt in {otto 9 five alioquin oh im- 

que conili entibus fatifundia Italiani becillìtatem aut feneftutem cupiunt 

perdidere )am vero &> provincia* ... vitam facitìorem (9* llomani 

Sex Domini jemifjcm ^Africa poffide- tionmilli hoc vita genere gaudente* , 

bant cum interfecit eos ì^ero Trin- ubi vident muìtitudinembominum qui 

ceps . Pi in. 1, 18. ejus injlituti cauja ibi verjantur , 

'(4) sApulì-ec. . . . antiquitus to- lubentes locum eum ampkttuntur ibi» 

tus u'ie trailus Jetundis rebus fio- que met':ìant .... Baja aqua caìu 

ruì: . . . lAnnibal fcr fubfecu:a \gh da ad lumun idonea ec. Id,j 



Parte Terza. 137 

Ita frequentate appunto per la vicinanza, e per il Ci,elo ridente»* 
e per il coftume analogo alla loro foggia di vivere , il male (i 
fece aliai maggiore , e fu colà dove ftavano ville , nelle quali il 
iuffo , l'ozio , e lo ftravizzo avevano fede ftabile e ferma (0) • 
Ma la Venezia al contrario, e la Gallia ad efTa proflìma, trop- 
po diftante dal potere e dal vizio delia Capitale fembra che non 
forTrifTe tanto dalle caufe fuddette che V Italia in più luoghi 
avevano impoverita . Certo Stratone che viveva a* tempi di Ti- 
berio , con forti efpreffioni de feri ve la fua ricchezza , e Ta- 
cito e gl'altri che vennero dopo ci moftrano Io ftefifo , ficchè ar- 
riviamo fino alli giorni di Domiziano con Dati che ella fi man- 
teneva ancora in buon'eiTere , come generalmente tutta V Italia 
fettentrìonale o Tranfpadana . E così era forfè perchè non di- 
{trutte o impicciolite le fue Città come in altre parti d' Italia , 
quefte efiftevano tutte in buono ftato , e di più la Venezia era 
così fituata che diventava il centro di quel grande commercio e 
pedaggio, che fi faceva allora tra le efterne Provincie fuori d'I- 
talia e Roma, e tra Y Occidente, l'Oriente, e Settentrione Ro- 
mano. Aquileja come abbiamo veduto in fé fola raccoglieva il 
traffico di tutto il paefe dall' Adriatico fino al Danubio eftefo , 
Padova ricca era in allora come diceva Mela , così anche Vero- 
na , e T altre a proporzione come abbiamo offervato neir altro 
Volume . Oltre ciò per rara forte in mezzo alla corrotteli* ed al 
ludo , fempre indivifibiie compagno di quella , che Roma e 1' I- 
talia paleggiava e impoveriva , la Venezia era nota per il co- 
ftume fevero de' fuoi abitatori che vivevano all'antica, come pu- 
re notai nel precedente Volume. Il coftume è l'anima delle So- 
cietà ; quefte {cernano , o falgono , a mifura che quello o fi man- 
tiene rifpettato , o vien derifo e negletto ; e fembra ftrano che 
una tal verità non metafifica , ma di fatto e di efperienza fi pof- 
fa mettere in dubbio . Se anche ai tempo di Trajano pertanto 
erano fobrj i Veneti, e fé in 'tal Epoca duravano ancora le cau- 
fe altrove offervate che mantenevano vivo il loro efterno ed in- 
terno commercio, fino a tal epoca pure il paefe loro fi farà man- 
tenuto florido e ricco . E per tal motivo eflì fi faranno confer- 
vati liberi da quelle caufe che aveano buona parte rovinato dell* 
Italia, cioè dal vedere il proprio paefe fatto preda delle prepon- 
deranti ricchezze e dell'avidità de' Ricchi e Grandi della Capita- 
Tomo II. S le, 

(a) Sino da II 1 anno 57$. di Ro- altri 7000. furono tolti da* monti , 

ma abbiamo in Livio ( I.40. ) una e trasferiti nel Sannio , dove ad eflì 

prova della decadenza dell'Italia me- furono aflegnati terreni prima fiati 

ridionale, quando egli racconta che di altri popoli. 
40COC Liguri Apuani , e poco dopo 



z%% Saggio fopra i Veneti Primi* 

le , che le mczkc Provincie altrove poffedevano . Le campagne 
Venete perciò rimafle alii proprj e ftazionarj Padroni , coltivate 
da quelli o per quelli ? ad elfi foli e non a flranieri e lontani 
congegnavano li propri prodotti , e per confeguenza effe erano 
fempre coltivate > e quelli fempre comodi • 

Scendendo più baffo le circoftanze dell'Impero C facevano fem- 
pre più funefle , ma le caufe del buon' effere della Venezia du- 
ravano anche fempre per mantenerla in vigore . Roma continua- 
la ad effere viziofa , e fappiamo da Vopifco che li difeendenti 
■deirJ.mperator probo per evitare il tumulto e i' invidia di quel- 
la , vennero &d abitare nella Venezia intorno al Benaco (i) , 
per trovare colà ripofò e quiete , Siamo molto in giù quando 
fucceffe tal cofa, e verfo que' tempi ne* quali (penta affatto l' Ita- 
lica gloria , già da Comodo , da Gallieno , da Aureliano , con 
varie politiche innovazioni ofeurata , l'Impero era in confusone, 
e la Venezia minacciata dalli Barbari • Ma per quello appunto 
ella fi attirò in allora V attenzione , e la dimora degli Impera- 
tori di frequente 4 e Zecche , e Palagi , e Fabbriche d 8 armi vi 
furono elette , e numerofe truppe accantonate , tali cofe perciò 
aggiungendofi al commercio rimaftovi fempre in effere . La refi- 
denza frequente del Principe , vale a dire di queir oggetto così 
poffente fopra i popoli s che attrae di certo la più ìcelta parte 
di quelli , e gran parte del denaro di quelli colà dove egli di- 
mora , non poteva che apportare utile non picciolo a quella par- 
te d' Italia . Ne' tempi di Coftanzo minacciando fempre più i 
Barbari , la Venezia era quali paefe di frontiera diventata per i 
Romani , vale a dire un paefe dove il Principe feppcllifce le fuc 
ricchezze per difenderlo , e non ne riscuote mai V equivalente . E 
forfè per quefio dopo Giuliano, e nel Regno di Teodofio, cioè 
a dire poco prima che ella fofTriffe T irruzioni Gotiche ed Unne , 
che fecero rifolvere gli abitatori a trasferirli in Laguna ., pollia- 
mo oflervare in S.Ambrogio che ella fi manteneva ancora iniftato 
buono a differenza di molt' altre Italiche Provincie . Deplorando que« 
ilo Santo i mali dell' Italia dice che avea veduto le opulenti Città 
dell' Emilia , e le frequenti Borgate polle vicino agi' Appennini, 
parte quafi diftrutte , parte quafi difene (2) , Roma medefima avea d* 

in- 

( 1 ) C ire ti Veronam i& Benacum lavarti Jl pennini incult a miferatus 

Vopilc. in Prob. ls» fiorentìjftmorum quondam populo- 

(2) De Bononievfi venìens Urbe a rum Caflella confiderabas atque affi* 

tergo Claternam > ipfam Bononiam , £Ìu relegebas dolenti . Tot igìtur fé* 

Mutinam ,Rhegium derelinquebas : in mirutarum Vrbium cadavera , terra. 

dsxtera erat Brixillum , a fronte oc* vumque \ub ecdem confpeclu efcpoftta 

currebat Tlacentia veterem nobilita- funera . . . . tn perpetuum protrata 

$em if;o adhuc nomine Jonans : ad *c diruta. Epifl. 39. fc 61. e. j. 



Parte Terza' * t$p 

intorno ferfn-diferto il paefe , poiché offerta aver detto Simma- 
co ( i ) , che tanto era crefciuto il numero de' Ladri a quella 
parte che egli non poteva pattare con ficurezza nella Campania , 
eTeodofio iù coftretto a pubblicare rigorofe leggi per eftirparne-* 
li . Ma non troviamo nsffuno Scrittore che cosi parli della Vene- 
zia , né che le Città dì quella ci deferiva o diftmtte o malme- 
nate, parlandone anzi gli Storici d'allora in manierai onorevole 
(a), per cui fi vede che la Provincia fi manteneva ancora ? né 
con il rimanente dell' Italia era caduta in ballo flato. Morto Teo- 
dofio feeiero allora precipitofi i Barbari in efia , e guai tali , e 
tale {pavento apportarono a' Veneti , che Aquile^a abbruciala f 
e l'altre tutte quali diftrutte, numerofi perciò frapparono a ricovero 
nelle Lagune per evitare Ja fchiavitù , e la morte . Ora il fin® 
di tali ofifcrvazioni , cioè V aver io qui voluto fbecintamente ac- 
cennare lo fiato femprc florido dal più al meno della Venezia 
Terreftre fino al punto che da effa fi tolfero i Veneti per iftabi- 
lirfi nella marittima , fi è quello di dedurne in confeguenza f 
'che quefti Veneti partati dalla prima Venezia nella feconda , o 
marittima non poterono effere mefehini ,- e grami ,. e non for- 
marono perciò in quefta una Società di femplici Pefcivendoli , 
come fu detto . Se in tempo delle ftragi che affliggevano la Ve-* 
nezia Terreftre 5 la Venezia Marittima fu l'unico afilo ficuro * 
che poteffero avere gli abitatori della prima , perchè dobbiam 
credere , che folo i poveri fi prevaleffero di quefto ricovero , e 
non li ricchi ancora? 

io distinguerei però due Epoche riguardo agli antichi Vene- Epoca 
ziani; una il cui principio io credo che fia affai vecchio , e che prima 
termina al tempo nel quale della Terreftre Venezia fi fecero i d*W 
Longobardi per intiero , e fiabilmente padroni ; 1' altra che in s ^ con f 
tale incontro per appunto principia , e corre fino a quel punto ^ evtit1 " 
nei quale rifolfero i Veneziani di ufeire di nuovo dalle loro La- 
gune, e attraverfando il Mare , andarono alla conquida delle 
fpiagge finiate alla deftra di quello . Diamo un'occhiata a tutte 

S 2 due - 

(i) V. Claud. ^ B dierme 5 altrettante Attrici, e tut- 
ela) Avvegnaché 1* Italia folte frt Ù quelli che erano o finfero sflfere 
tanta decadenza, Roma tanto e tari- dei loro feou'to . E benché l' ira pero 
to nuotava nel IafTo e nel vizio . fo'^e divìfo edefotato, pure raccon- 
Lo Tappiamo da S. Girolamo , « lo ta Oiimptodoro ( apud Pboi;om , p< 
vediamo in Ammiano Marcellino, il x i^8. ) che molte Famiglie avevano 
quale racconta ( 1. 14. ) che in oc- dì rendita 4. millioni d' oro , cioè 
cafione di careflia furono fcacciati da iorfet li Fiorini d'Oro fecondo ilMu- 
quella Città li fora (litri , e tra qae- ratori 9 quando Roma fu preia dalli 
iti alcuni pochi letterati , ritenendofi Goti* 
fenza timore e volontariamente $qqq* 



f4® Saggio fopra i Veneti Primi. 

due. Il concorfo delle genti in quen? acque chi sa mai da. quan- 
to antico tempo non abbia cominciato • Chi sa quante volte il 
faranno forfè prevaluti li Veneti della ficurezza che alle perfone 
ed aile cofe loro fapevano che dava I' Eduario vicino alle loro 
Città , ed alle loro Terre , anche innanzi a quelle irruzioni , e 
guerre che comunemente fi fogliono prendere , come le prime 
caufe dell'emigrazione delti fuddet ti dal Continente aH'ifole. Cer- 
tamente tutti i popoli fi prevalfero fempre di quegl' afili che la 
natura offeriva ad elfi nelle Regioni che abitavano; e note fono 
a tal propofito , e celebri nella Storia certe Selve, o Dlferti , o 
Grotte , o Rupi , che tutelarono molti popoli in occafione dì 
guerra , e di nemiche incurfioni « Cosi appunto ia più vecchia. 
tra le Afiatiche genti , i' Araba inquieta fi feppe prevalere degli 
arenofi , e innaccedìbili Diièrti che pofiìede , per fottrarfi all'a- 
vide voglie delli Conquida tori y ed alle perfecuzioni ddìc nemi- 
che genti , Se i Veneti poiTedevano , ed avevano nel proprio 
paefe , un luo^o dove certamente e vita , e libertà , e roba 
potevano falvare da ogni pericolo, egli è ben naturale che uiaf- 
fero di qued' afilo facile e comodo che offeriva ad elfi la natura 
nelle proprie terre , ogni volta che fi trovavano in angudie , in 
pericolo, o vedati dalla guerra . Egli è necefTario che ci ricor- 
diamo quanto fi è detto in altro luogo , intorno alla coltivazio- 
ne , ed allo dato non puramente paludre degli Eduarj anche 
nelli tempi anteriori alla venuta delle genti barbare nella Vene- 
zia , per cui ben fapevano gli abitatori di quefta , che non fi 
trafportavano poi in una felvaggia folitudine, dove ogni cofa an- 
che necefiaria mancarle . Chi sa pertanto che quando impeto d f 
odile iniulto didurbava le Città de' Veneti, gli abitatori di que- 
lle non roet tederò ne' fonimi pericoli le perfone , e le cofe più 
care nelle Lagune al ficuro , almeno quelli delle Città , che alle 
Lagune erano affatto vicine , come Padova , e più ancora Aiti- 
no, Opitergio, e Concordia ; e perciò elidi altrove (i ) rifletten- 
do ad un paffo diMacrcbio, che li Padovani nel tempo deìk cru- 
deli dìfeordie civili ferie alle Lagune erano accori! per falvatfi 
dalle moleilré di alcun Romano Generale, cioè di Aiìnio Poligo- 
ne , che per Antonio con fette Legioni feorreva la Venezia , e 
sì dir di Patircelo grandi cofe avea fatte intorno Aitino , vale a 
dire fui margine che circonda queflo Eduario . Così forfè pur 
fecero i Veneti quando li Marcómanni faccheggiarono il paefe , 
imperando M. Aurelio , e didruflero Oderzo ; così in altre po- 
ilcriori fciagnre , per cui non nuova risoluzione in certo modo 
fu quella che rilolfero neir Epoche fuiìcguemi degi' Unni , e de' 

Co- 
( O Vedi Tomo primo. 



Parte Terza •__ *'4i 

Goti , ma folo fu più univerfale 5 e più eftefa , e più ftabile s . 
perchè il pericolo fu maggiore, e più eftefo, e più frequente * 

Io prego di nuovo che fi rammenti quanto già ditti nel primo 
Volume intorno alla coftituzione di queiìi Éftuarj, poiché lo ri- 
peto dallo flato di eiTi ^nche in antico y fi conofce che fulTifterv 
za , e comodo fufficicme non poteva mancare agl'efuli dal Con- 
tinente in tali luoghi ricovrati , (a) ripetendo etti forfè quanto 
in fimili circondante avevano fatto i loro Maggiori ; perciò fé que 
fta rifoluzione non fu probabilmente né nuova 7 né impro vivamen- 
te fatta , perchè avevano a rifolverla folo le povere genti 3 e non 
le povere e le ricche infieme , poiché il perìcolo minacciava 
ugualmente tutte due ? Se il povero temeva della vita y il ricco 
temeva per la vita , e per la roba y e V idea della povertà do- 
po quella della morte , non è forfè la più ributtante , e la più 
difguftofa ? Le ricche perfone delle Città Venete dove potevano 
falvarfì fé non che in queff acque , poiché per tutto altrove era- 
no fempre in pericolo, poiché per tutto Barbari ? e rivoltoli ài 
qua e dì là dall'Alpi f di qua e di là dal Mare mettevano fot- 
tofopra T Impero ? La Scurezza , e la pace da tutti fi cercano \ 
ordinariamente , perciò quando più fpeffe , e più rovinofe fi fe- 
cero dopo Teodoro le irruzioni , e le guerre , nella Laguna mol- 
ti fi faranno ricovrati e fìabiliti * Quando per molto tempo i Go- 
ti & gii Sciti da Alarico e Radagaifo condotti , portarono il fer- 
ro ed il fuoco addollo alle Venere campagne , e Roma la fìelìa 
Roma cadde preda del loro furore > ed Onorio , il debole Ono- 
rio y tremava, fuggiva, e niente faceva o fapeva fare che con* 
veniente foifv* alle cinoltanze di allora y il concorfo nelle Lagu- 
ne dovette farfi e più univerfalc , e maggiore , perchè le Venete 
terreftri Città fi afpettavano ad ogni momento i* ultima ruina , 
e fapevano i Veneti che ormai più difenderli non poteva la 
derifa da' Barbari ftefli Romana Potenza . Dunque io credo , 
che nello fpazio corfo dalie moletìic fofferte da Alarico fino a 

quelle 

(a) Nfefi 8 ahro Volume aSbiarno amène a' giorni Romani ftavano pu* 
veduto che quali io. fccoli prima ré vicinò a <J'ueft« Laguna , che traf- 
d'ora (lavano de'Vicf fopra r( mar» fico per e(Ta avevano le Città va- 
gine deila Brenta ,• ed abita*o anco- cine e interne , che navigazione vi 
ra era vi fu lo ftesìo m ver Chiog- era perciò e paflassgìo , eh? lapidi 
già j che u?a primaria vi» Roma- ed anticaglie in fine lungrTeflfa tro- 
tìz correva lungo la Laguna da Bo- varoniì in pili fuJghi da Chioggia 
tenigo fino al Sile s ed Ah ino Ro- fino a Grado. Tuuo ciò dunque p*«. 
mana colonia e vecchia Cu fa fla- va che non un diferto ignobile ella fi 
va pure f^pra quefto margine j che era, e che fé ineftacorfero i Vene- 
la mitologia antica conofce va una ti infalvo, vi corfero perchè fapeva - 
Selva dedicata a Fetonte, che vili© no che vi poteva» fuflìUere edurare « 



142 Saggio fòpra i Veneti Primi r 

quelle provate dalla rabbia degl* Unni , vale a dire dalli princfpf 
del 400, circa fino al 452. la Società degli Infulari fi accrefcetTe di 
giorno in giorno , e fi aumentale continuamente , forfè {labi- 
iindofi popolazione , anche in que' luoghi degli Efìuarj dove pri- 
ma ella non c'era , molti e molti non volendo più efporfi alli 
pericoli del Continente . Scefo Atila , e date alle fiamme tutte 
le Città de* Veneti , con quella ferocia , € crudeltà che abbia- 
mo altrove accennata , allora il concorfo , e la fuga fi fece maf- 
lima , e fi fece univerfale , e perciò la dimora d' una gran parte 
de 1 fuggitivi più ilabile fi fece , e più certa neir Estuario . E' ve- 
ro che partiti gl'Unni , le sbandare genti ritornarono alle loro 
Patrie procurando rimetterla in piedi , ma non ritornarono tut- 
te(j). Egli è naturale che tanti e tanti non avranno potuto più 
ritornarvi perchè ridotti in troppo mifero fiato , e tanti e tanti 
non avranno più voluto ritornarvi , perchè dov' erano , erano in 
ficuro , dove ritornavano erano in continua pericolo . E di fatto 
minacciavano tempre i Barbari nuove dikek , gì' Imperatori do* 
pò Vaientiniano III. erano efimeri , e comparivano, e fparivano 
continuamente, uccifi o efpulfi da nuovi pretendenti alla giorna- 
ta; una perfetta anarchìa regnava da per tutio, una totale con- 
fufione , e difordine metteva foffopra V Italia , e lo vedemmo 
neir antecedente Capitolo benché in compendio ? né qui ferve 
ripetere le dette cofe . E per verità pochi anni feorfero che i 
Barbari depofero Augufiolo , (a) e terminando per fempre V 
Impero , gì' Ertili poiTedetrero 1' Italia , tolfero il terzo delle ter- 
re agli Italiani , refero fchiavi quefti , elfi comandarono foli, i 
nativi ubbidirono , e un barbaro Rè fi vide Capo della Repub- 
blica , e Dominatore dell'Italia. Tutto eia doveva pertanto con- 
fermare nella loro rifoluzione quelle genti già fidate nella Lagu- 
na , ma doveva ancora attraerne di continuo dì nuove ad abita- 
re la medefima , e certamente convieni dire che la popolazione 
in éfla fefle numerofa e grande , e pochi anni dopo ( 3 ) lappia- 
mo da Cafliodoro , che ella aveva li propri Magiftrati , faceva da 
le fola le proprie cofe , era nota anche alla Corte di Tecdorico 
diftruttore degl'Eruli in Italia, commerciava, navigava; dunque 
«da molto tempo anteriormente dobbiam pur credere che ella nel- 
le Lagune fi folle e (labilità , e filtemata. 

Se vorremo poi riflettere alle circoftanze degli Infulari , cioè 
al loro flato , e condizione in quefti tempi , e fino alla Tenuta 



de* 



( ì ) C$!fath invajtonibus plurimi Da nd. 

profugorum ad priora domicilia re- (2) Anno 47?, 

dierunt ; esteri vero de recidivavo- {$) /inno 51.?. 
nt dubitantts in In/ufi s remanferunt . 



Parte Terza* 143 

de* Longobardi che diede principio air Epoca feconda di eflì t 
forfè vedremo , che egli non era così gramo , e picciolo come 
fu detto . M'intendo però fempre parlare in modo ragionevole, 
intorno a tal cofa , e dentro i limiti del probabile . Nell'Epoca 
prima degli Infulari io credo che per le caufe accennate , e per- 
ciò affai per tempo, un' e f pan/ione fi andaffe facendo, per dir co- 
sì , dell' antica Società Veneta del Continente all' ifoU ed a' li- 
di della laguna , in un luogo dilatandofi Aquilejefi , in un altro 
diffondendofi Altinati , altrove quelli d' altre Città e luoghi, e ciò 
a varie riprefe , ed in più tempi ., fecondo che più o meno 
frequenti e dannofe erano le irruzioni e le guerre. Un nuovo af- 
petto in tal Epoca fi prefentò di cofe, in quanto che fi abitaro- 
no e fi coltivarono per V aumentata popolazione anche que* luo- 
ghi, queir ifole, o que' lidi delle Lagune per avanti niente , o 
poco abitati dalli Veneti dimoranti piuttofto fui margine interno, 
o fia fopra il littorale della Terraferma, in que' tempi giàafciut- 
to , e fano , e fertile, non impaludato e fommerfo come ora il 
vediamo • Quefte emigrazioni fucceffìve ne* giorni poi di Atila , 
diftrutta Aquileja , e 1" altre Città , fi fecero più grandi ; ed 
accrebbero maggiormente il numero di quelli che per lo avanti 
fi erano ftabiliti in Laguna ; e benché riforgeffero Aitino , Pa- 
dova , Vicenza , Concordia , e V altre , e qualche cofa anche 
Aquileja , tant' e tanto la Società degli Infulari non venne meno , 
e la vediamo induftriofa , e numerefa al tempo di Teodorica 
per atteftato di Cafìfiodoro • Ed appunto l'effere riforte , e ri- 
popolate quafi tutte le Città della Venezia terreftre , io credo , 
che molto giovaffe alla nuova Società delli fecondi Veneti, ( fé 
pur tali potTono chiamarli non divifi ne di coflumi ancora , ne 
di fudditanza da quelli del Continente ) , perchè tra quelle , e 
gli Infulari tali circoftanze introducevano comunicazione , e com- 
niercio , e per confeguenza utilità alli fudderti fituati al mare , 
e nella Laguna , e dediti al navigare come abbiamo da Caf- 
fiodoro . 

Il regno di Odoacre non ebbe imbarazzi di guerre , e quello 
di Teodorico fu lungo , pacifico, e ben regolato . Tutto il mar- 
gine perciò delle Lagune vide riforgere le Città , le Borgate , 
e l'abitato primiero , e quefte popolazioni , e quefte Città tro- 
vandoci fituate a piccioliffima diftanza dall' ifole , e dalle fpiag- 
ge fulle quali fi erano allogati gli Infulari o Veneti fecondi , 
che vogliam dire » porgevano perciò comodo , e mezzo facile di 
vendere in effe le proprie cofe , e di provvedere* di quelle , che 
abbifognavano . Veneti e Veneti praticavano liberamente infie- 
me , terreftri , e marittimi erano ancora lo fteffo popolo , già 
fuftiftevano ancora i legami di parentela 5 di amicizia , di citta- 
di- 



144 Saggio fopra i Veneti Primi. 

finanza comune, perciò parmi che le circoftanze fodero favore- 
voli a prornoyere il vantaggio degli Infulari , ed il buon effe re 
della loro tranquilla Società . Pace , commercio , e induftria , 
fono tre cofe che per quanto vogliamo figurarci c'ircoferitte la fe- 
conda , e la terza , negli antichi Infulari , fempre però quando 
durano collanti per qualche tempo , non mancano di rendere co- 
moda , e mai fprezzabiie la condizione di quelle Società che han- 
no il vantaggio di poffederle . Padova, Vicenza , Verona , Con- 
cordia, Oderzo , Aitino, Mantova , tutte per mezzo de' fiumi 
comunicavano con le Lagune dove vivevano gii Infulari , perciò 

di cento cofe quelli potevano provvederle . Ravenna rnedefima 
così florida in que* giorni , e la Capitale diventata dell' Italia , 
dove gli Imperatori , poi li Rè , rifiedevano fempre , toccava 
anch' effa V estrema parte delle Lagune medefime verfo auftro , 
e con queile aveva edema comunicazione marittima , e interna 
fluviatile . Una Capitale vicina è un gran bene per un popola 
induflriofo , e commerciante, e fé gli Infulari conduffero in ella 
juna volta le derrate Iftriane , chi sa quante cofe di continuo , 
e giornalmente vi portavano a vendere , e quanto traffico perciò 
vi facevano. 

Né fuppoiti per intiero fono quelli , polche il Dandolo diceva 
che a quelli tempi fotto i Tribuni , fparfì per Y Ifole , gran co- 
pia gì 5 infulari poffedevano dì Navigli (i) , e Callìodoro citata 
Scrivendo a fuetti mede-fimi Tribuni , ricordava anch' effo il nu- 
mero grande di barche che poffedevano , e di più i viaggi ma- 
rittimi che facevano aitai lontano (2) . Ora poco più di mezzo 
fecolo era corfo dalla irruzione di Atila , allo ftabiiimento dì 
Teodorico edeiliGoti in Italia , nel tempo che CatTìodoro ricorda- 
va tali cofe , e quello fpazio avea dunque badato a rendere fuf- 
iìcien temente florida la Società degli Infulari come fi vede , ed. 
.è per quello che io dico doverli ammettere il principio di effa 
affai più alto; e il crederla affatto mifera e da povera gente fo- 
lo formata , non effere ragionevole , né giuilo . Quello coetaneo, 
e ftraniero Scrittore ci fa anche fapere, che non folo trafficava- 
no in mare , e navigavano lontano iti allora gli Infulari , ma il 
.fluviatile interno commercio pure affai coltivavano , deferivendo 
egli, con piacere, come fi conofee dalle fue efpreffioni , le bar* 
che fluviatili degli Infulari che fi vedevano continuamente feor- 

rere 

( 1 ) Verniti maritimalis regio pr$. mer$fa Tslavigìa pojfidetis . . . efioté 
fter bìlùcas ch.de s auBa populo in promptì ad vicina qui fépe J paria 
qualtbct In fu! a Tribuno s confi ituerunt . iranfmittìtis infinita* • . proinde ISla - 
. . . . bis l^avium copia erat maxi- ves quar more animalium vejlris pa* 
ma, Dan', rieùbus illlgath dilìgenti cura r$* 

(2) Vos qui in ejut confinio un- fiche . Ci (Ti od. 1, 12. 



Parte Terza. 145 

Tere in mezzo atti fiumi , lungo i prati , e li campi , ora tratte 
dalie funi , ora condotte con li remi (i) . Li fiumi Bell'Italia 
Settentrionale grandi fono , e navigabili la più più parte fino a 
grande diftanza dentro terra. Il più grande tra tutti , perchè for- 
mato dal concorfo di una gran parte di quelli , il Pò fino in 
Piemonte lafcia luogo a penetrare le barche che da quelle La- 
gune vogliono fare tal viaggio , per conseguenza gì! Infoia ri po- 
tevano feorrere per effo e per gì' altri . vendere , e comprare , qua 
e là condurre li prodotti delle interne Provincie , per caufa ap- 
punto de' fiumi tutti aperti ^d effi , e non moleftati nel loro 
paefe , accrefeere perciò e del paefe e di fefteffi la condizione 
con l'utile che ritraevano con il traffico efterno ed interno . L* 
efprelfioni di Caffiodoro, che fpazj lunghiffimi fovente feorrevano 
quefti Veneti Secondi, indicano, fé non erro, che la navigazio- 
ne di effi non era circoferitta, folamente dentro il Golfo , ma 
che forfè fortivano anche da quefto . Ma fofs' ella pure in quefti 
tempi riftretta al folo Adriatico , fempre ella dovea effere qual- 
che cofa di ragguardevole , poiché nell' Adriatico non avea rivali 
ed era foia . L'Italia tutta, e i'Iftria , e la Dalmazia , ubbidi- 
vano a Teodorico , tant' e tanto però quefti non polledeva mari- 
na, e di fatto dovette ricorrere agli Infulari per attraere li pro- 
dotti di oltremare^ e poi da altre Lettere di Caftìodoro {2) ve- 
diamo che egli fedamente penfava a mettere in piedi la mari- 
na , e volea coftruire una flotta ancor etto per farli rifpettare * 
Ora polliamo dunque ragionevolmente fupporre che gì' Infulari 
medefimi avranno fatto bene le cofe loro in allora , e chi sa che 
di elfi il Rè non fiali più volte fervi to , cioè della loro mari- 
na , in tutto ciò che poteva abbifognargli per le Provincie che 
egli poffedeva di là dai mare * 

Le circoftanze non potevano effere migliori per il marittimo 
traffico di quefti Secondi Veneti . Il mare era aperto ad effi, ed 
era ficuro , perchè la potenza tli Teo dorico teneva in dovere e 
Greci e Vandali , e non ancora le alpeftri cofte Dalmate anni- 
davano Slavi i t> altri predoni che moieft afferò la loro naviga* 
zione, come fecero tanto oftinatamente in progreffo . Potevano 
perciò feorrerio su e giù a loro talento.. Li fiumi ifteffiamente co- 
me ho detto erano tutti aperti ad effi , la Venezia terreftre fot- 
to il lungo e quieto Regno di Teodorico erafi rimeffa in buono 
flato , e in confeguenza le Gittà della medefima ripopolate fom- 
Tomo II. T mi- 

( 1 ) Cum ventis fevientibus mare ta ferri * • • . trafldS funibus amba- 
fuerit claufum , vìam vobis pandhnr lant ec. 

per amónijftma fluviorum . Carina là* 1. 12. ep. 24. • • 

veflrce flatus cfperos non pavefeunt (a) V. Ep. 16. 17. 18, 19. , Se 
. « . putantur eminus quafi per pra» 20. lib. 5. 



%$6 Saggio fòpra i Veneti Primi. 

ininiftravano le cofe neceflarie agli Infulari , e ricevevano da que« 
ili ciò che il mai»e -met.tev.ali in illato .di poter avere di buono a 
yen.der.fi a genti mediterranee . Io quali ibfpetto che il traffico 
«degli Infulari non foiTe un nuovo traffico da effi inventato e crea- 
to per effetto di necedità pura , e per effetto di lunazione . Io credo 
-che folte una continuazione ( almeno in parte ) di quel commercio 
già prima praticato dagli Àquilejefi , e dagl'altri Veneti , traffi- 
co certamente eftefo e grande come accennai ancora . La guer- 
ra , leoililità, lo ftato di continua incertezza 3 fono cofe affatto con- 
trarie al commercio e !o distruggono fé troppo a lungo fono con- 
tinuate . Ora la Venezia replicatamente feorfa e iconvolta per 
tanti anni da fanguinarie genti poteva effere diventata nojofa a 
molti di quelli che fui trafficare fi -ila vano . Quelli fé luogo e* 
era, deve poteiTero trasportare il loro danaro, ^e le loro merci, 
e con pace e fìcurezza confervarneie 3 ed il mare, e li fiumi aver 
vicini ., e quello aver libero fempre anche quando il Continente 
€ra pollo in pericolo per le guerre barbariche , non è tanto forfè 
improbabile che in tal luogo accorreflero e fi itabiliffero ancora . 
Il traffico non richiede che libertà e incoraggiamento, egli fugge 
Fopprefiìone , e qnando quella fé gli avvicina , mette l'ali e il 
trafporta altrove . Il luogo non decide , o almeno diventa tem- 
pre fecondarla condizione dopo le prime , almeno confiderando 
la cofa in generale ^ e con li principi comuni, che non vengono 
mai difirutti da circoilanze parziali e fecondane. 11 luogo poi lo 
dilli ancora, non era quell'orrido diferto che forfè fi crede. 

La privazione di Storici buoni ed efatti che ci informaflero a 
dovere della condizione antica di quelle lagune e l'idea che per- 
ciò naturalmente fi prefenta ad ognuno che fenta le afeiutte an- 
tiche noflre Storie, nominar fempre acque, tnmbe , velme , tan- 
netti ; V oiTervare prefentemente il margine di quelle lagune , ed 
una parte ancora di effe , impaludato e diferto ; il credere che 
forza e neceifità fola abbiano collretti perciò gli Veneti a pana- 
re nelle lagune; io penfo che faceiTero ideare agli ilranieri , ed 
alli noftri ancora tal volta, che quelle fodero un de* più infelici 
foggiorni che aveiTe l'Italia, prive anteriormente d'ogni abitato 
e d'ogni comodo di indille n za ; ma fembrami per altro che ben 
difficilmente fé tali erano deffe , un popolo intero vi potette fuf- 
fiftere, ffecialmente quando tutt' intorno era chiufoTEduario da 
nemiche genti , e nulla podedevano al di là delle proprie acque 
gli abitatori di affo. 

Li commercianti per tanto , numerofi certo in Aquiieja {a) , 

ed 

(a) Erodiano Emporio dell' Italia un granditfìmo traffico faceva , ed 
dicendo Aquiieja , per mare, e per immenfo popolo perciò contenendo , 
teira, e per ì fiumi , agf^ungc che albergava di più numero grande di 

Fo. 






P^rte Terza* 147 

fé efiitentr ancora per l'altre Città e luogni vicini al'P'Bftuarfo- f 
pofTono ne' tempi torbidi averli tolto^ dai Continente # e fiffafr e 
difperfi neir interno di quello y avervi continuata l'antico traffì- 
co iopra il vicino mare quieto ancora e libero. Vedemmo altro- 
ve , che Grado o fìa il lido della Laguna Gradenfe , ferviva di 
fcala marittima std Aquile ja , e forfè anche i lidi dell'Eftuario 
Caprulenfe allo IteiTo oggetto fervi vano per Concordia , come al- 
tresì quelli della Livenza > e della Piave potevano fervire ad Opi- 
tergio , ed Aitino . Le genti perciò in tali Città trafficanti paf~ 
f suono forfè da quelle a quelli, e ftabilindofi fopra Ir medefimi : 
il commercio pure trasferirono in elfi • Per verità fé vorremo 
confiderare che al tempo di Teodorico la Società degli Infoiali 
aveva li proprj Magiiìrati 5 e pofTedeva mtmerofi Navigli , e affai 
lontano correva per il mare 5 pare un pò (ira no 5 che nel fola fpa- 
zio di tempo corfo dalla mina degli Unni fino a tal epoca , vai 
a dire in cinquantanni circa fofle ella crefciuta a tanto ^ che ta- 
li cìrcoftanze rimarcaflcro in- eiTa gli Storici d' allora; , m' inten- 
do Caiììodoro che alla Corte viveva del Principe Goto .- Difli 
per quello' che io più alto quafi vorrei far faifre" il cominciamene 
to della Veneta Società in Laguna , e crederei pure ( ma folo> 
cesi per femplice congettura ) che* per caufa appunto di quella 
palleggio del traffico dalla vecchia Venezia , nel!' acque e Dell' ifo- 
le della Nuova 5 la Società in quefte fiiTata folle pretto fai ita & 
buono flato, non dico già né grande , né poflenre, ma dico- non; 
abbietto, non vile , non pefchereccio fé triplicemente come fu fcrit- 
to (a). 

E il fuiTiflere" appunto irr quelli tempi , e P efferll ripopolate 
Aitino 5 Padova e V altre' Città , e tanto e tanto la Comunanza 
degli Infulari dentro alle Lagune mantenere, e trafficare, e na- 
vigare il mare, ed i fiumi, pare a me che ci moftri , che den- 
tro queffe non fi viveva 1 male, poiché' neffuno impediva che mol* 
ti e molti ritornaifero alla Terraferma fé il volevano , riè c'era 5 
per quanto fappiamo 5 oftacolo , che una tale rifoluzione potenV 
Impedire o diflog]iere« E fi avverta di nuovo, che il margine me- 
defimo dell 3 Etìuario era fano ancora ed afeiutto 5 perciò non ave»' 

T 2 1 vano 

loraft. eri, e mercanti continuamela JÉquSTéja fatto da Marmino . Ve-- 

te. L. 8. Non ferve poi ripetere le demmo allora come egli fembra nu 

teftimonia'nze degl'antichi in fa) prò* dicaie 5 che molta tenie abiiava an» 

polirò , le quali tutte ci nioftrano che in quel Orcio dentro quefle Ì9* 

floridiiTima quella città fino' all' uU girne, eHendo quélìa andata all' in* 

fimo. Contro délli Corrieri che attraverfa* 

(a) Io prego che ti rammenti !'of- vano le Lagune medtijsne da Ahi- 

ferv3Z'"one già fatta fopra le parole di ro a Ravenna dopo la. morte à&l 

Erodiano' quando parla dell-arTediodi Tirando- 



248 Saggia fopra 1 Veneti Primi. 

vano neceflità di riflringere folamente fopra r alte paludi , e ■fo- 
pra i littorali la loro dimora , fopra 1* alte paludi refe abitabili 
con induftria e con arte come Tappiamo daRo Aedo Gaffiodoro * 
Egli dice nella accennata Lettera , che estendevano le abitazioni 
fopra le Tumbe , con vimini , e con terra ingegnofi ripari for- 
mando contro la sferza dell'onde (x); e fé l'arte dunque dove- 
va fupplire alla natura , pare che dedur fé ne debba che molti 
erano allora abitatori della Laguna, i quali come dico non ave- 
vano ©ftacoli che li togliefle di abitare di nuovo il Continente . 
Forfè però una maggior libertà , ed una maggior ficurezza da 
niolt'anni fperimentata , faceva che più non curalTero la Terra- 
ferma . Se dunque avevano numerofi navigli in queft' Epoca pri- 
ma i Veneziani , fé vafti tratti di mare iolcavano con quefti , e 
le attendevano anche al fluviatile commercio , ed erano numero- 
fi dentro a queiV acque , dove avevano li loro Magiftrati che li 
regolavano y polliamo credere per confeguenza che non foiTero ne 
meno in allora così privi di comodi , così poveri , e mefehini 3 . 
come fu opinione di tanti « Ma dobbiamo però riflettere ancora, 
che nelle loro mani fi flava il poileiTo d' una derrata agi* uomi- 
ni del tutto neceflaria -, cioè del ìale * Gaflìodoro ci dà a cono- 
feere che quello prodetto abbondava nelle loro lagune , e fé vor- 
remo riflettere alle circoftanze à 3 allora , vedremo , che non 
doveva eifer cofa di poco momento. Tutta l'Italia Settentriona- 
le non aveva faline ne più comode , né più proflfime di quelle 
delli Veneziani ; dunque tutti o quali tutti i popoli di quella r 
dalli Veneziani dovevano ricevere un genere così necefTario. Cai 
mezzo de' fiumi navigabili , evTr potevano trafportare il fale ben 
addentro neli' Italia Settentrionale ; e una derrata di cui non ft 
può far fenza , rendeva in certo modo necefl"aria l' opera di que- 
lle genti a tutte le Provincie d' intorno . Di fatto Caffiodoro ri- 
marcava che per gli Infulari era quefto un prodotto atTai gran- 
de , e che dava ad efli il comodo di poiledere quelle cole delle' 
<HiaIi erano privi in grazia della loro fituazione . Per verità 
moftrano le vecchie carte infinite fa-line efiftenti un tempo per 
tutta la Laguna , un avanzo folo di ette ora trovandoli verfo 
Chioggia ; ed una prova che tal merce per gì' Infulari dovea ef- 
fere una fonte di lucro non picciolo , fi pud' trarre dalla gelofia 

con 
( i ) Rie vobis aquatU'^um more et- fattura non protiìlh , /ed hominum cu» 
*vìum domus eft . T^arn qui nunc ter* ra jundavit . Vìm':nibu< evira flexi- 
reflris ■■ , modo cernitur infularis ; ut lìbìts il/ip^ttis terrena Mie co»?/, 
mag'is exftimes effe Cyc/adas , ubi ta fo/ìditas aggregatur : & >.'< h 
fubrio locorum facies cernii immu- fluttui tam fragiiis munitio non dit- 
ta tas per tfquora longe pa. bitatur opponi . 

Unti* domictiift Kidentur fparja ,qu# Caifiud. L 12. 



Parte Tersa 



$4$ 



con fa quale la riguardarono cffi Iti progrefifo, e dall' invidia ch$ 
ne avevano li vicini tutti , invidia che fpinfe fovente li confi- 
nanti , e vicini,, a moleftare gli Infulari , e diede forfè principi© 
alle conquide di quelli nel Continente, ed ali 3 abbailamento (a} 
di tutti qvidlr che più volte cercarono togliere o minorare ad ef~ 
fi un tale prodotto. Poniamo di fatto oflervare nelle Storie, che 
quando ruzzavano quelli- del Continente con li noftri , quelli fof-* 
pendevano il traffico d* ogni cofa , e fpezialmente de* fall con li 
iuddetti , e in tal cafo la pace feguiva ben prefto , anzi veniva 
ricercata con premura alle volte . Per tacere altri efempf , fi ba- 
di come nel terminare del novecento moleftando li noftri confi- 
ni il Vefcovo di Belluno , il Doge Piero Orfeolo IL. ordinò fe~ 
veramente che foffe tolto ogni traffico colle vicine provincie y e 
ben prefto, dico 1' antico Sagomino , troppo foffrindo quelle per 
la privazione Jel> faley e fenza il traffica de' Veneti fufiiftere non 
potendo, umilmente richieferola pace e diedero foddisfazione al- 
li Veneziani . (i> Ora anche a 1 giorni di Caffiodoro , non che i no* 
ftri potettero con violenza operare , ma poffederido e fabbricane 
ào eglino fon' il faie , né effendovi dall'Adriatico fino a Torino 
per gli abitanti di tutto quefto fpazio altra fonte ed altro mez- 
zo per ritraere e per ricevere una tale derrata , che quello delle 
noftre lagune , e della noftra gente , anche in que J giorni in 

qual- 



(a) Ile gilerré cori i pòpoli con- 
finatiti cominciarono per' tempo. Li 
Padovani tra gi' altri invidiarono 
Gioito e contefero le fa line . Un* 
pezzo di antica poefia pubblicato dal 
B- u-nacd r ( Calogerà . T. 2% } e rom- 
pono quando le Città delia Terraferma 
tutte in una vòlta fca enarrino lì Vi- 
carj Imperiali ., e fi poterò in libef* 
fa , poco tempo dopo che i Pado- 
vani avevano perduta una* battaglia 
contro gli Infulari- , dona molti ri- 
cordi al li Padovani fieffi e conigli 
per ii loro buon efifere . Tra l'altre 
cofe ripreiide gii fteflì dì iiiffo e ài 
Vanirà, e ricorda che non vadino a 
combattere full' acque, per prendere 
le Torri pofte in fal-fo , perchè li 
vani giuochi rovinano i delicati , e 
la fup'erfcia conduce a'Ua fchiav ; rn . 
«Allude egli e* 1-1 a nota guerra- del Ca 



cÒBtro la Torre delie'Bebbe , ed alU 
prigionièri fatui daglilnfulari in al- 
lora-. 

I^eque ponant in aquìs Cafira > 

'JSleque appettai comprendere Tur* 
ies in fa/ e y 

Quoniam ludus vanit'at'h defiruef 
de tic ai os ', 

Et Typho fuperbia dedircet ad ca* 
ptivitatem . 

( 1) Tetrus Dm . * . . inevitabile 
decretum fupra fuos imùofuk , quod 
nemo illorum aliqùa pròfumptione pr<g- 
dìBam Marchìam attfus foret adire t 
neque ali quid venale iìkijjtm vende- 
re vei comprare • . * . jurgìum dìx- 
tifftme perduravi? . . , . . in tantum 
videlicet ^ ut non [ohm il'ius Mar- 
chiò penuria falis co fuma re n tur ; ve- 
rum etìnm fomfa&ì f&bfidiis Veneti- 
corum caverne* miferujli calamitate 



«elio di Amore de' la quale C\ è fat- perpejfi {e àuto nd Ducem pacem r 
to cenno nel primo- Volume , ed quaw, cor/equi non vakbanf, burniti - 
all' ìmprefa tentata dalli Padovani ter efflagitarwt'* Sagorn, 



y 



l$o Saggia fopra i Veneti Primi. 

gualche modo< erano efXr neceiTarj agli Abitatori del Continente * 
e perciò ne dovevano ricavare utile non indifferente , e tale ,. 
che deludere polla ogni idea troppo bada e vile della Società , 
che eilì formavano. 

Un'altra accufa fu data a quefla Società y cioè che di gente 
raggunaticcia formata 5 plebei foli erano- li fuor individui 3 né 
nobili perfone o famiglie fi contavano in e(fa . Per verità appref- 
fo uomini di fano intendimento forniti , apprenda veri Filofofi r 
non farebbe quello né meno un peccato veniale 3 e non ridonde- 
rebbe né in onore , né in difonore di quehY antica Comunanza , 
poiché fi tratterebbe di una cola che al Tribunale della Natura 
e della Ragione non ha luogo 5 non ha afcolto . Pure egli è 
certo che fé tutte le Città dell' antica terrellre Venezia avevano i 
loro Decurioni , le loro Municipali Magi (Ira ture , avranno- avu- 
to aneli effe pure li proprj ozioil , ma civili ,. individui 5 e tan- 
te e tante di quelle Famiglie che e in effe e nella comune Ca- 
pitale y cioè in Roma 5 avevano foftenute le primarie dignità $ 
ed uffizj r La Venezia contava certo molte Città rifpettabili , e 
mantenuteli in fiore ( come dilli già più fopra ) fino a quando 
dovettero lafciarle i cittadini per rifugiarli in Laguna ; e fé in 
tali circoflanze ardeva per ogni parte la guerra tanto feroce che 
venne in mente una fiata a s Grandi di Roma di andare a rifu- 
giarfi jn Corfica e Sardegna , ( i) quanto più dovea ciò idearli 
ed efeguirfi dalli Grandi della Venezia , orrioiimente predati dal- 
le reiterate invafioni , e che fu i piedi tenevano comodo rifu- 
gio contro ogni nemico in fu Ira ? Li Barbari avevano poca crean* 
za , e ^tanto mettevano un pajo di catene ad una gamba Decu* 
rionale y quanto ad un piede plebeo . 

Ed appunto nella accennata lettera di CaiTiodoro fcritta agli 
Infulari il vede aver egli detto 3 che le commendabili Venezie era* 
no piene un tempo di Nobili (2) , e perciò parmr che bene riflet- 
ta il Maftei (3) , che le quelli Nobili più non elìdevano al tem- 
po de' Goti nella Venezia Terrellre , dovevano etTcre palla ti 
nella marittima y e fé non fono andati per aria , negli E(lu<uj 
infieme con gl'altri faranno fuggiti , e negli Eiluarj infieme con 
gli altri fi faranno fiflati , Si oiTervi come Caifiodoro 5 parlando 
alli Tribuni degli Inlulari , il mette a deferivere il paefe dal 
quale aveano tratta l'origine, e rammentando la dignità di que- 
llo fembra a me che con le fuddette elprellioni (4) , conti co- 
me 

(1) Claud. de IV. Conful. Hon. òus > ab „4uJìro Ravennani ec. 1. i2c 

(2) Juvat referre , quemadmodum cp. 22. 
babìiatìoves vedrà ec. . . . Veneti,.? ( j ) Ver. III. 1. io. 
àradicabìles quondam piena J^obi/i- (4) inde veùis fruHus enafeìtur 

omn! s « 



Parte Terza- 151 

me cofa particolare alla Terreftre , e prima Venezia la .quantità 
di Nobili che in fé raccoglieva, quafi accennando che tale prero- 
gativa la diftingueva tra 1* altre Italiche contrade , innanzi all' 
epoca nella quale egli viveva .. , Forfè tal cofa può comprovare 
ciò che ho detto in principio , cioè che tra tutte le Italiane 
Provincie la Venezia fi era mantenuta in buono flato, e di ciò ne 
attribuiva la caufa al commercio non mai interrotto fino agl'ulti- 
mi tempi dell'Impero Occidentale , ed alla refidenza del Princi- 
pe in ella , o alli confini di effa , caufa che potrebbe pure aver- 
vi attratte moltiflìme diftinte Famiglie altrove dimoranti, le qua- 
li poi poffono beniilimo eflere frappate alle lagune quando il pae- 
fe provò gli eftremi mali dalli Barbari . Qifervo io pure , che 
quefte efpreflioni dì Caffiodoro fecero rimanere fofpefo il celebre 
Tillemont, che non le intendeva , (i) perchè forfè avea troppo 
bafla idea della nuova Società degli Infulari in allora formata- 
( cioè quando fcriveva Cafiiodoro ) nelle Lagune . Tutte le vec- 
chie noftre Cronache raccontano, come da Aquileja^da Aitino, 
da Padova ec. pafTarono in quenY acque diftinte Famiglie , e le 
nominano , e le numerano ancora , né ragione avevano di fin- 
gere o mentire in tal cofa . Gli fletti Documenti Originali , ante- 
riori al mille, nelle fottofcrizioni e in altre eircoftanze , rammenta- 
no copiofi li foggetti dittimi, e nobili già fino da' primordi dell! 
Veneziati fidati in Laguna, quali con luftro , € con decoro in par» 
te efiftono ancora- Né il dire, che Democratico effendo il Gover- 
no, quello non ammetteva diftinzione , < poichègiuftamente in tal 
cafo fé ognuno partecipava de' pefi , partecipava anche degli 
onori di quella Società di cui era un membro) è parlare a prò- 
pofito ; poiché la natura del Governo non efclude ia diftinzione 
di nobile , come in molti odierni Stati d'Europa già vediam tifar- 
li ancora • Lo fleffo Sigonio diceva che i Nobili dalle Città ter- 
reftri erano partati in Laguna (2), e polliamo offervarenelDan - 
dolo che e* era alcun' ifola dell' Eftuario che pretendeva fopra V 
altre per tal ragione , e dovrò rimarcarlo in altro luogo . Sem- 
bra pure che fino da' tempi vecchj la Nazione fi compiacele di 
eflere derivata da origine diftinta , perchè Romana e Italica, non 
barbara o ftraniera , e gli Stranieri ancora le accordallero un 
tal onore , come vediamo aver fatto nel 1030. Gregorio VII. 

fcri- 
cmnis , quando in ipfis , &* qu<e non veut-il dire? Comprend-t il fousFe- 
f aciti t pcjjìdetis .... potefi aurum netias tome la Province de la Ve- 
aliquis mìnus qu<srere : nemo efi qui netie ? Till. Memoires dcs Empe~ 
non defideret invenire Jatem . 1. 12. reurs. T. VI. p. 170. 
cp. 24. ( 3 ) Horum Civhates primores qui 

(1) Il lesapnelle: Veneti^ pròdi- ad fafuUs confugerant . 
cabìks quondam \ phns nobilìbus . Que Sigon. 1. xm. 



152 Saggio Copra i Veneti Primi. 

crivendo uà ella {1) e S u ° ^ e ^ imperatori -d'Oriente ,, benché 
altieri, e v^ni, nel i 18-9. Scrivendo quelli alli Veneziani , dico- 
no che permettevano alli medefirni fì dimorare e pofledere den- 
tro lemure dell'Imperiai Metropoli , -perchè -non iftranieri , né bar- 
bari , ma in origine Romani li consideravano (2) .; e poi tutti li 
vecchi noflri Cromili unanimi raccontano come li primarj della 
V-eneaia fi tollero in tempo da4le orride Sciagure dalla ftefla fof- 
ierte , e pafTarono air ifole , ( 3 ) come è naturale che far dovef- 
iero te amavano la vita , la libertà , la roba , come amarla do- 
vevano eflendo limili agl'altri uomini.. 

Non fono dunque da prenderli con difpregio ì principi dell! 
Secondi Veneti , né daconfiderare affatto mifera la Società da elfi 
riabilita dentro l'acque , ne meno durante F Epoca prima della 
quale ora parliamo. Io non pretendo fo (tenere che quella ridon- 
daiTe di tefori 3 o folle formata di Paladini , dico folo che in 
una competente mediocrità coitituita , e d' ogni ceto di perfone 
formata , non fece cattiva, né trilla figura né meno nel fecolo 3 
4 mezzo 3 e più ancora che può contare fino al cominciamento 
della feconda Epoca , cioè dal tempo degl* Unni , fino a quan- 
do i Longobardi efpulfero affatto dalla terreflre Venezia i Gre- 
ci, benché per altro ella fi debba prendere più guittamente come 
principiata ne' principi del 400., e allora avrebbe durato due fé- 
eoli buoni . Offervabile poi fi rende Y idea, che lo fletto Caflio- 
doro ci dà di quella gente nel corfo dell' Epoca fuddetta . Una 
pace fomma , una perfetta tranquillità ., un ottimo coflume re- 
gnava allora tra gli Infuiari . Fu dunque la Società loro più fil- 
mabile per quello che per qualunque altro pregio d' ideale no- 
biltà , e di gloria vana di conquide . Se non ebbe fama per 
littorie, non fu né meno colpevole di aver rapito agi' altri quel- 
lo che non era fuo , e di avere {labilità la propria gloria fopra 
ià dillruzione o l'impoverimento de' fuoi fimlli . Se la ragione , 

e F 

(v)Gavi(iJumusprodìfccTionequam Folca r. p. *yi. 
erga Univerfalem omnium fidelium ma. (3) Ws autem diebus Trim&Us 

trem , vtdelicet S. R. E. habuiflis , & proceres & populi Penetìararn bar- 

iy> lìbertatem quam ab antiqua fi ir- barorum incejju exinanirì . . . . ma* 

pe r l<{obì!ìtatis Romana acceptam con- fhìmas civitatès er* ... hac quo- 

fervafìis. 1. 27. Ep. 4. que perfecutione furente alt Tontius 

( 2 ) Quamquam enim Celftuàìms quod Urbi Vemt'iS mine patens ae 

noftrtf grave videtus intra Magnani florens condita rcporitur {$v. Dand. 

Vrbem gentibus aTtenis latitudinem CbTonic. 
exhibere , ver uni amen quìa non ut Vrimates Urbium Trovinció Vene- 

aiienìgenas , immo ut aborìgines Ve- ti<£ memoria prateritorum , 

netta Romanum genus noflra Sere- ìsnirnminentinm malorum in influisti. 

nitas putat ec» ludi IL Imp- Vid. Laurent, de Monacis. p. 7. 



Parte Terza, i$y 

« r umanità aveflero ad effer fole nel decretare V oncre~delie Na- 
zioni , quella Società , unica forfè nel filo genere , godrebbe xm 
yofto diftinto negli Annali degl'uomini , poiché fu {labilità fenza 
violenza , e crebbe fenza altrui danno . Un pregio limile diffi- 
cilmente fi può dare ad altre genti , poiché non apparvero mai 
{opra il lugubre Teatro del Mondo fé non che diftruggendo quel- 
le che occupavano avanti la fcena , e dalla diitruzione di quelle 
fempre cominciando la propria ftoria -. L'uguaglianza negli indi- 
vidui , ( felicità desiderata ^ ma quafi imponibile a ritrovarli , e 
imponibile poi certamente a mantenere ) in una pace profonda 
manteneva quelli primi Infulari : Voi perciò vi difendete , diceva 
ad effì Calììod oro , da un vizio che per tutto altrove fa flragi cru» 
deli . . • « tra voi ài [uguaglianza non regna , . - . attendete alle 
vojlr* f aline , ricco fondo , poiché fi fa fenza l* oro alle volte , ma 
fenza il fa le è troppo nojofo il rimanere .... Voi con tale derrata 
vi provedete dì <iò che vi priva il voflro paefe . . . . Voi pojfedets 
top lofi Navigli , navigate fpaz] quafi infiniti , f corre te i fiumi . . ^ 
per tutto r tndufiria dona ciò che non porge la Natura .... V am- 
piezza dell 3 acque fi -vede coperta di abitazioni che famigliano olii ni* 
di degli uccelli acquaioli ec. E neir Epinola 22. fcritta agli Ktria- 
ni per 1' affare medefimo che gli fece fcrivere la 24.3IH Tribuni 
degli Infulari , parlando forfè delia Regione abitata da quelli , 
a quelli diceva : Voi avete vicino un paefe fituato fui mare Jonio , 
che gode Cielo falubre ed ottima temperie ( cioè Ì2l Venezia ) . . . . 
dove i Udì difendono dalli pericoli del mare , *d arricchirono li col- 
iivztori con la loro feracità .... dove il mare medefimo entrando 
in ameno jìagno fi fpande ec. Efpreflìoni che ci poffono far crede- 
re che non folle poi tanto cattivo il foggiorno degli infulari > 
e fprezzabile la loro Società . Efaminando la Lettera 24. a IH; 
Tribuni noftri diretta , tanto più oflervabile quanto che fcritta da 
mano ftraniera non folo , ma dal più dotto, e giudiziofo uomo» 
che allora avelie V Italia , fembrami che dedurre le ne pedano 
tutte le congetture fin* ora efpofie intorno V Epoca prima delli 
Veneziani . Se io {crivelli la noria di quelli , tali congetture 
avrebbonfi potuto ancor più forfè eftendere , ma qui non d" ai- 
tro trattandofi che di fare alcuna offervazione > e comune offer- 
vazìone , fopra li Secondi Veneti ; badi il già detto fenza dif- 
fondere di vantaggio . Offervar dobbiamo folamente, che forfè 
fé poteffimo a dovere eflere ora informati delle circollanze d^ 
quello popolo tranquillo , e Induftriofo nelli due {ecoli ne' quali 
fi può credere che egli tale fi fia mantenuto , ne avreffimo pro- 
babilmente invidia , e la nlpftra Nazione ne ritrarrebbe forfè più 
gloria che non ne ritraile dopo colle Stante vittorie e conquifte 
di cui vanno fafiofi i Veneti Annali . Dalla fuddetta Epilla* 
Tomo IL V la 



£p.oc a fe- 
conda 
delti 

Venezia. 
ni , 



1 54 Saggio fopra i Veneti Primi » 

la ( i ) ■fe.mjbra die Caffiodoro in perfona fotte flato a viiltare gli 
Infulari , avendone probabilmente intefo a parlare (lancio alla 
Corte di Teodorico in Ravenna di cui era Segretario, (a) 

Quando non mai finite le feiagure dell'Italia vennero dal Da- 
nubio i Longobardi feroci ed inculti a darle nuovo faccheggio , 

il 



( i ) Juvat referre* 

(a) E' rifleiTibile che gli Infulari 
rigettarono in gran parte il Diritto 
Romano, e fi formarono improprio 
Codice. Non faprei dire fé tal cofa 
avelie principio nelP Epoca ora ac« 
rennata , o nell'altra venuta dopo. 
jEgli è certo che non confervarono 
il Gius civile de' Romani, e fi forma 
rono le Leggi poco alla volta fecondo 
il Cardinal Valliero Io credo che la 
loro fituazione ifolata , (labilità in 
luogo dove mancavano i fondi fia- 
tili almeno per la più parte, dovei' 
acqua fupera va al fom mo la terra , do* 
ve quefla era in gran parte fatta a ma- 
no e creata per dir così da loro fleffi , 
dove tutto era neceiTario e niente vo- 
luttuofo, dove il traffico era il fon- 
te pubblico e privato della Nazione, 
dove i'induflria distruggeva la men- 
dicità , e unita al commercio man- 
teneva una fpezie di equilibrio ne- 
gli individui, foffero in parte le cau- 
le perchè rigettaflero V antico Gius 
da effi otfervato un tempo nel Contr- 
nente.Il Valliero fuddetto ne'fuoi Scrit- 
ti rammemora come in que' beati tem- 
pi pochiflìmo fi flava a sbrigare le li- 
ti , non fi volea perdere il tempo, 
uè ancora i Medici avevano da cu- 
rare per tisichezza acquiflata nell'at- 
tendere nojofamente il fine delle cau- 
fé civili . Le differenze fi termina- 
vano con giudizj fondati fopra V e- 
quità naturale , fopra i cafi fuccef- 
fi , e con la maflìma , de bono {?> 
fiquo* Erano ignoti, egli dice, li Cau- 
sìdici nell'Itale , che potevano per- 
ciò chiamarti l' ìfole Fortunate . Prin- 
cipi femplici caufavano femplici pro- 
ceffi e brevi giudizj , e in feguito 
formarono brevi e poche Leggi . Bar- 
tolo pere ò diceva che i Veneziani 



giudicavano , manu regia ls* arbìtrio 
fuo , altri Legifli fimilmente affer- 
marono la fi e fla cofa ; il che però non 
credo che fi pofla foflenere in fen- 
fo affoluto . Ne venne da ciò che 
fi ignorano in Venezia le turbe di 
coloro che trattarono fulle leggi , e 
nomi ignoti fono Reperirti , Trat- 
tatici , Commentatori , GlofTari , 
Confidenti , ed altri fimili ottene- 
brato™ tante volte delle Leggi . Ab* 
biamo memoria fecondo ilFofcarini, 
cheuna fiata fi ordinò confeverità la 
depennazione di certe poftille fatte ad 
un Codice di Leggi che flava all' 
Avogaria . Panni che da certe el. 
preffioni di antica carta pubblicata 
dal Zanetti , carta fcritta nel 1044. 
fi conofea quali eia no i fondi fopra 
i quali la Nazione flabiliva li fuoi 
contratti , prima che poffedeiTe al- 
tri Stati fuori delle Lagune. Erano 
quelli il Mare , le Saline , e le Vi- 
gne : Si pauperum hominem 

non habebit precium quod prò fé i- 
pfo folvatur in alìqua fua proprietà» 
te , five mari , five lìnea , five fa* 
lìnis . Il primo per caufa dell* efle- 
fo traffico faceva che ogni indivi- 
duo pofledeffe un qualche Naviglio 
fopra il quale al bifogno poteva ac- 
comodare le co fé ; e le vigne , e 
le faline erano frequenti; e fparfe , 
e coltivate atfai per tutta la Lagu- 
na come avremo occafione di ve. 
dere più avanti . Ma ritornando al- 
le Leggi , quefle erano così ben re- 
golate tra g!i antichi Infulari , che 
gì' efieri ne avevano grande opinio- 
ne . Un Codice del fecolo XI. con- 
fervato nella Vaticana, veduto dal 
Fontanini , e dal Fofcarini riportato, 
così parla di quelli: Gens omni no* 
bilitate per f pie uà 3 Cntbo/ida fi dei cui- 

trìx 






Parte Terza' 



*55 



if primo cominciamento fi può prendere dell* Època feconda (Ite- 
gli Infulari , la quale ebbe poi il m'affiato aumento allor che vef- 
ib la metà del V. fé colo , affatto nella Terreftre Venezia fùfpeii*- 
ta ogni autorità degli Imperatori d'Oriente. Già anche nel terii- 
pò della feroce e lenta guerra tra li Greci ed i Goti eccitata s 
per vedere a chi di loro toccava a pafcere l'avide voglie ne s cam- 
pi Italici , la Venezia terreftre calpeftata dagl' uni e dagl'altri , 
dovette rinovare k vecchie emigrazioni ( i ) , ed i Veneti accor- 
rere dovevano numerofi nel vicino afilo , dove fapevano efferfi 
falvati i loro Padri , ed i loro Fratelli vedevano da molto ten> 
pò fiabiliti, godere Scurezza e pace. Pochi anni dopo, alla eom- 
paria della barbarica ofte Longobarda , che alla bdl-ajprima occu- 
pò gran tratto delia terreftre Venezia , le emigrazioni e più fre^ 
quenti e più numerofe dovettero farfi, già di quella regione noi* 

V % gon- 



trix , Divinifque pracepth jujficien* 
ter intenta > in cujus terra non funt 
flirta , non latrocinia , nemo aliquid 
anganzat ec. Lorenzo de Monacis 
autore del ijoo. riporta anch' egli 
fumili efpre(Tioni di Alberto Magno , 
e di Frate Enrico da Rimini auto- 
re snt-.co, il quale fece una defcri- 
zione troppo onorevole , e trpppo 
circofta-nziata p^r non qui ripor- 
tarne un tratto: Hac auiem Veneto- 
rum gens magna pace ac fecurìtate 
fruitur .... advenientes a e prof u- 
gì ibi tute fervantur ; nullus alte' 
rius oppreffor , nullus alieni habitat 
culi eji invafor; bomìcidia . . . .aut 
nunquam aut raro ibi audiuntur .. .-.•■ 
bomines in marinis aquis . . . . a- 
di fida Stupenda .... confiruxerunt ; 
u fio us maris cum pericu/is , & labo- 
rtbus prò nec ffariis vita juventutem 
erudiunt . jÈcatem vero maturam a 
èlibus Heìpub. impendunt . Vro colen* 
iibus agros regimen babent , Ì5 1 prò 
Bove navìgia ; omnia mercantur num- 
mo , etiam potum aqua ; nullus ibi- 
dem natus alterms efl fervus , nec 
etiam mercenario patio conduèlus , 
{ed unufquijque Vatrìa libertatem fi* 
ti vindicans propriam , vìtlum pro- 
prio labore quark. In bellis navali- 
bus audac'ifftmi ... Vitlualia a mul- 
tis regionìbus eis deportati tur , & 



ipfis merces ec, • ;• • } . In veflibus 
Jplendidi , fed in cibo temperati ... e 
Tabernas non babent ; magni Eccle- 
fiarum flint cultore 's . .... pauperl- 
bus benefici, .... decedentes deci* 
mam pecunia , iti qua fere omnitè 
eorum bona confili unt * egentìbus , & 
divinum cult unì colentibus derelin- 
quunt . Catholici funt . / v> inbuma* 
na & gnormia crimina non babent % 
a convicinorum mori bus funt alieni « 
Fanerator nullus ibi effe permittituri 
ìeges communes non fequmtur , fed 
Jecundum Statuta propria vivunt ec« 
Per verità era tanto il loro concet- 
to appretta gì' efteri , che venivano 5 
a farfi giudicare in Venezia , come 
lo diceva ri Doge Toramafo Moce~ 
nigo a* fuoi Cittadini prima dì mo- 
rire in quella celebre parlata con- 
fermataci dal Sanudo % Fo? vedete 
per efperienza quanti Forefii rimdn* 
gono di fi are al giud'zio de* no- 
jfri Giudici di Talazzò . Rer, Itah 
T. 22. Alcuna Città dì Germania ri- 
chiefe in altro tempo le noli re leg- 
gi intorno a Vedove , e Pupilli « 
Faccia il Cido che ancora damo 
tali . 

( i ) Cotis potks fervir$ quam Grò* 
cìs . 

Paol. Diac. 



i$ó Saggio fopra i Veneti PrimL 

tonfervando li Greci che la bafla patte Solamente, vicinala! 'ma- 
re ed alla Laguna, cioè Oderzo, Concordia f Aitino* Padova , 
Mon felice % forfè perchè la vicinanza ài effe agli Eftuarj , e la 
Società o ila il popolo Veneziano negli Eftuarj inabilito , rende- 
va facile il Soccorrerle e il difenderle « Ma erano però da ogni 
parte difgraziati i Greci r perchè battuti fempre dalli Longobar- 
di , perchè avidi e poco quieti nel loro Impero, perchè governa- 
ti da Sovrani imbecilli o cattivi , e perchè difturbati in Orienta 
dagl'Arabi fanatici, fi indebolivano perciò di giorno in giorno , 
e la loro autorità andava decadendo in Italia . E* perciò facile 
S vedere che in tali circoftanze quefto noftro Eftuario, e la Na- 
zione che in elio efifteva , non che effere un ofeuro angolo , ed 
un popolo non rimarcabile per la Corte di Coftaminopoli , al 
contrario e il paefe e la Nazione erano diventati per effa degni 
d' ogni politica cura ,. e troppo neceffarj per mantenere quanto- 
ancora poffedeva in quella parte d 5 Italia . Le Città nominate 51 
e la medefima Capitale del loro Stato, cioè Ravenna , non pote- 
vano certamente ne man tenera" ne guardarli fenza il foccorfo de- 
gli In fu la ri , e fenza avere libero il paiTo per il paefe di queftr 
o fìa per le Lagune . XJn popolo refoli neceffario ad un altro , 
ancorché fia più debole in confronto di quello , pure lo coftrin- 
ge ad accarezzarlo e rifpettarlo ; e fé le circoftanze così fi man- 
tengono , facilmente il primo crefee in libertà a fpefe dell'autori- 
tà del fecondo . Così poftiamo credere che fino da allora privi- 
legi, e favori la Greca politica avrà profufo fopra gli Ifolani > la- 
Società de* quali dovea perciò di giorno in giorno crefeere non 
folo nella quantità di gente , ma neli' altre confeguenze ancora 
che tali circoftanze caufavano . Anche quelle poche Città medi- 
terranee e lontane, che per alquanti anni ritennero i Greci, co* 
me Mantova, Berfello, e Cremona , abbiamo veduto che folo per 
avere libero il paffb per gìiEftuarf poterono mantenerle , da que- 
lli folo potendo pattare ne' fiumi fopra i quali quelle fi ftavanoì. 
Avendo dunque gli Ifolani libero il mare , favorevole V Impero , 
fenza pencoli il loro paefe } e in continuo accrefeimento la loro 
Società, in forze per ciò , in ricchezze, e in riputazione , di gior- 
no in giorno dovevano avanzare . I Longobardi ferociiTimi e Ido- 
latri o Arriani moleftavano afpramente gli Itali nella roba , nel- 
la vira , nella cofeienza , e lo fteiTo Paolo Diacono non potè ne- 
gare tal cofa ; ed oltre ciò durando la guerra ( fempre per poco 
iòfpefa ) con li Greci, e discordie fufeitandofi anche tra Longo- 
bardi , e di più li Franchi , ed Avari , entrando talora in Ita- 
lia , nelli fertant* anni circa che cerfero tra il primo arrivo di 
coftoro nella Venezia , e l'ultima efpulfìonc delli Greci da que- 
lla , maffimo e grande dovette effere iti conferenza il con cor fu 

delle 



Parte Terzav %$% 



delle genti in Laguna , la quale era anche tutelata dalla vici-- 
nanza di Ravenna , e forfè da fquadra e da prefidio che tene- 
rano gli Imperatori m Grado . Vedremo in feguito che efifto* 
ho ancora in queir ifola memorie e monumenti di Soldati e Pern- 
ione Greche . 

Dilli altrove che S. Gregorio ( i > fi lagnava dell'" incuria e 
dappocaggine Greca , la quale lafciava molti luoghi ed ifole fenza 
le competenti guarnigioni e che perciò erano in pericolo . Forfè 
di alcuna dell' ifole noftre fi parla in quelle Lettere , che doveva- 
no certamente invidiarfi molto da'Barbari , e per le ricchezze in 
effe afficurate , e perchè mantenevano il dominio de' Greci , a 
quella parte . Finalmente caderono Mantova e Cremona , indi 
Padova, Monfelice, Oderzo, ed allora lo fpavento Fu» così gran- 
de , che anche Aitino fu abbandonato , infieme con gì* altri luo- 
ghi fintati fopra il margine della Laguna , ed i Greci ebbero ban- 
do per femprce dalla terreftre Venezia . 

Li popoli d' intorno in tale occafione a furia coriero nel ceri- jinn& 
tro delle Lagune ad unirli alli vecchj loro concittadini , e ad 6sf*- 
accrefeere di quelli la Società . Quafi tutti r dice il Sagomino y 
i Veneti abbandonarono la Terra ricufando di vivere alli Barba- 
ri foggetti ( 2 ) , e Cartella e Città e Borgate furono allora edi- 
ficate in Laguna per accogliere la nuova mulritudine . Forfe an- 
che fi ampliarono le antiche popolazioni come è più probabile » 
Si comprende dai Dandolo che grande fu il concorfo , poiché 7 
dk^ egli pure che non capendo V Ifole ed i lidi già abitati , tan- 
ta nuova gente , fi dovette interrare le più alte Tumbe per fab- 
bricarvi fopra (3). Quella voce forfè propria della Venezia Ma* 
rittima, fignificava il pallido più elevato , più fodo , e meno al- 
le maree (oggetto. Io la credo propria della Venezia tutta, per- 
chè ella fi trova ancora efiftere . in diverfi luoghi del Mantova- 
no , Ferra refe , e Polefine , tutti paefi un tempo più che in pre- 
dente all'acque foggetti. 

Un formicolaio apparve allora di borgate , di vici- , di abita- 
zioni , per tutte Y acque diftefe da Grado a Ravenna , ed un 
numerofo popolo ifolafo , e libero fi vide vivere fu quelle in 
ficuro mentre era feonvolto tutto il Continente vicino r 

Li Greci avviliti e difgraziati avevano da fare a mantenerli ir* j nnQ 
Ravenna , e i Longobardi li moleflavano di continuo , ed effi y j y 
erano per fopra più agitati da interne difeordie * Tutte quefte 

cir~ 

(0 L 5. Se 6. Hpiftjl. $é* $0. (3) Cum igituf multìplìcatis ìn- 

J% ec. còììs tnfuls non fufficerent > Tumbtts 

(2) Tenituf recufantes Ldttgobar* in Luprio ftias % nuper augere c<sp*- 

dorum ditiom fttbeffe . Sagor firn •■ Dani* 



158 Saggio fopra i Veneti Primi. 

circoftanze erano favorevoli agi 7 Infulari . ( 1 ) Pochi anni d®« 
pò il loro accrefcimento in Laguna , e ne' principi del fet- 
tecento , Giuftiniano II. fece trucidare i più diftinti Raven- 
nati , e dare il facco alla fteda Ravenna . Un tale trattamento 
dovea certo fempre più alienare V animo degli Italiani , e pone 
in diibrdine gli affari de* Greci , i quali tormentavanli ancora 
col pretefto di Religione per ¥ Erefia degli Xconoclafti , che ve- 
levano introdurre tra eiTi . Vediamo in Anaftafio , (2) che pro- 
curarono i Greci di fufcitare i Veneziani contro Gregorio II. Pa~ 
pa che a* loro errori fi opponeva , ma quefti non ci badarono . 
^fffno Vediamo anche da ciò che etti non temevano d'irritare i Greci, 
'"'' Ma già anche prima dalla Sagornina Cronaca , e dal Dandola 
lappiamo, che gli Infulari niente temendo i Longobardi , e non 
potendo dimenticarli le ingiurie forYerce da quelli , ftruzzicati di 
continuo dalli Patrizj a bella po/ìa inviati dalla Córte di Coflanti- 
nopcli , andavano di fpeflo ad affalire i Barbari nella pronìma 
Terraferma , e con faccfceggi ed infulti reciprochi fi moleftavano le 
due Nazioni . (3) Avevano dunque baftante ficurezza nelle proprie 
forze per non temere i Longobardi , e li Greci li rifpettavano e fa- 
cevano ad elfi la corte in certo modo . io credo però che allora 
cominci alte a decadere il margine interno delle Lagune , perchè trop- 
po efpofto alle imprefe de' Barbari , e mal fi-euro e per quefti , e per 
gli Infulari . Ma non arrivò forfè 1' anno 728. che Liutprando Re 
de' Longobardi prevalendofi del decadimento de' Greci , e del mal 
animo degli Italiani contro quelli , prefe Ravenna per tradimento ; 
L* Efarco fcappò ne' Veneziani , e fi diede a pregarli injìantemen* 
te (4) acciò voleffero foccorrerlo in tal pericolo. Elfi Io afcol- 
tarono, ed equipaggiata una fquadra alTalirono Ravenna, batte- 
rono i Longobardi , uccifero Perideo Duca di Vicenza , e ricu- 
perarono la Città , conducendo prigione alle loro ifole Ildepran* 
do Nipote del Re ( 5 ) . L> Storico Agnello pure racconta, che 
in quefti tempi li Ravennati litigando con il loro Arcivescovo 
Giovanni^, lo efiliarono , ed egli fi ritirò tra i Veneziani , dove 
flette lungo fpazio di tempo con danno grande di quella Ghie* 
fa . Ravveduti poi pregarono V Efarco a richiamarlo (6) . Ora 
fé tal fatto accadde dopo la ricupera ci Ravenna come lofpetta 
il Muratori , pare a me che pur da elio fi vegga che i Greci non era* 

no 

(1) Agnello. Rer. Ital. T. 2. de certarent . Sagorn. 

(2) Anaftaf. in Gregor. II. Comra Langobardos requirentìbus 
($) Et quoniam omnino patriot Tatrìtiif Gracu ab Imperio miffis con» 

fines dolebant a barbari* pojftderi , ma tinuo affeccrunt . Dand. 

xima inter utramq.te\partem jurgia (4) T^imiumaue pofìulans . Sagorn, 

nerfabantur , Ha ut inter fé vici (firn (5) Paol. Diac. I. 6. 

molejìias & dopopulationes confi) re (6) Mura!, Ann. T. 4 



Parte Terza. 159 

no niente temuti dagli Infulari , e perciò che li medefimi dove- 
vano già formare un popolo rifpettabile , benché tanto poco tem- 
po folle fcorfo del loro accrefcimento che l'Epoca feconda cofti- 
tuifce di cui ora facciamo parola . Certo , Teofane ( i ) Greco 
Scrittore, fchietto dice 9 e ripete , che l'Italia erafi fottratta 
dall' ubbidieuza de' Greci ; e di fatto quelli di nuovo tornarono 
con una flotta ad alfalire Ravenna , ma furono malamento bat- 
tuti da' cittadini animati dai loro Arcivefcovo Giovanni .(2)1 
Longobardi intanto avanzavano le loro conquifte , ogni cola era 
foflbpra , e Ravenna verfo il 750. ritornò nelle loro mani, men- 
tre il pazzo Imperatore Coflantino Copronimo maltrattava i 
popoli , perchè non volevano elTere Iconoclafti . 

Stefano Papa II. in vano procurava foccorfo da Coftantinopo- jinn* 
li , perciò fi rivolfe a' Franchi , che Oitramonte vado Impero />y. 
aveano formato , e dove Pipino Pa~dre del celebre Carlo Magno 
regnava con gloria . Egli venne in Italia , abbafsò l'ardire de' 
Longobardi , e Ravenna colle fue dipendenze diede al Pontefi- 
ce , ed a' Romani che quello avevano fcelto per governarli , 
Crepitando invano di tal cofa i Greci. (3) In tale incontro lap- 
piamo dal più volte citato Agnello, che Sergio Arcivefcovo di Ra- 
venna ftrinfe lega co' Veneziani , acciocché non fuccedefle ad elfo , 
dice lo Storico, nuovo male. Troppo confulì fono ed ofcuri i fatti 
di que' tempi ; pure polliamo conofcere dal racconto di Agnello , che il 
potere di quelli era noto poiché gli flranieri medefimi ricercavano 
il loro appoggio. Siamo troppo male informati al dì d'oggi dell' 
antica noftra Storia , ed è un peccato che neffuno fiafi mai po- 
Ito a fcriverla con erudizione e con pazienza . Converrebbe esa- 
minare forfè più gli Storici flranieri che i noftri , e riflettere fopra 
tutto alle politiche circoftanze dell' Italia , in tutto il corfo del 
Settecento , dalle quali io credo che fi rileverebbe come gì' Infu- 
lari foffero crefciuti in così breve fpazio e in potere , ed in for- 
ze. Io fono di opinione che eglino fapeflcro molto bene pefcare 
in que' torbidi , e in mezzo alle contefe di tanti pretendenti av- 
vantaggiare il loro flato . La fituazione per un popolo vale af- 
fai alle volte , quando quefta lo metti al cafo di poco , o nien- 
te temere di efterne moleftie . Li fecondi Veneti erano così fi- 
tuati che difficilmente potevano ricevere danni e temere pericoli . 
Polliamo offervare infatti che ogni volta che fi volle aflalirli den- 
tro T acqueo loro foggiorno , fempre con danno e fenza frutto 
ciò fi fece e in varj tempi e da diverfi nemici , Franchi cioè , 
Ungari, e Genovefi. 

Si* 

(1) Theof. in Chronograph, (3) Rer. Ita!. T. 1. 

(2) Agnell. in Vit. Gioan. 



ióo ' Saggio fopra i Veneti Primi. 

Sicuri dunque per fé medefimi vedevano tutti i loro vicini agì* 
XMi e in ifconcerto . I Greci fenza forze , i Longobardi battuti 
da' Franchi, gl'Italiani difcordi tra loro e tumultuanti. Dico ài* 
fcordi, perchè il fuddetto Sergio Arcivefcovo tenne per sé Raven- 
na molto tempo come fa-ppiamo dallo Storico Ravennate (i) , 
.quantunque da Pipino al Pontefice donata . Si vede perciò che 
<<dopo la ritirata de' Franchi era ritornata la xonfufiorie di prima* 
Per confolidarfi probabilmente nel fuo -tifurpo , queir Arcivefcovo 
ilrinfe amicizia .e lega con gli Infulari , e il dirfi ciò fatto perchè 
non avveniflero nuovi danni allo fiefTo , ci può far credere che o 
da' Greci, o dalli Longobardi , o dalli Romanica veffe ricevute delie 
:inoleftie , e coli' appoggio de' Veneziani egli fi ^afficurafTe da tutti 
quefti nemici. E di fatti fino .alla fua morte, jche potrebb' elTere 
iucceduta intorno al 770. pare che egli ritenefTe un tale dominio 
(z) . Defiderio Re de' Longobardi intanto ora moleftava il Pontefi- 
ce , ora fi univa con i Greci , ora trattava ài pace , ed ora rinovava 
la guerra, quando ricercando Adriano Papa di mandare certo Reo , 
che molto premeva , a Coftantinopoli per la via di Venezia , fu 
avvifato da Leone , fucceduto a Sergio nell' Arcivefcovato ài Ra- 
venna , che ciò non facete , .perchè forfè il Doge Maurizio 1* 
avrebbe trattenuto per cambiarlo con il proprio figlio che Defi- 
derio teneva prigioniero , Vediamo dunque anche da tale raccon- 
to che i Veneziani avevano avuta guerra con i Longobardi .., e 
che poco curavano di fari! benevoli i .Greci . Dallo fteflb Agnel» 
io vien detto che il Ravennate alcuna volta dilli Veneriti eramo- 
Iettato . Forfè i Greci gli fpingevano a ciò fare , forfè lo fecero 
da fé medefimi pefeando ne* torbidi che fempre più crefeevano 
ira le vicine genti.. Nel 774» Carlo Magno dif cefo in Italia avea 
dato fine al Regno di Defiderio , e de* Longobardi , e tal cofa fu 
procurata dalli Longobardi ifteilì difcordi tra loro (3) ; ma ap- 
pena fu partito il Re Francefe , che Leone Arcivefcovo di Ra- 
venna fi accinfe a far da Padrone in quella Città e ne'fuoi con- 
torni , come fi vede dalle Lettere ài Adriano che fortemente di 
tal cofa fi lagna (4).. I Greci ancora efercitavano tutta la loro 
politica , e minacciavano fempre di venire in Italia . Tutto in 
fomma favoriva gli Infulari che forfè piegavano da una parte o 
dall'altra, fecondo che ad elfi tornava più a <:onto . E' però ve- 
lo xhe flabiliia per intiero la potenza di Cario in Italia , ne 

ven- 

(1) Agnell. Judìcwit a finìbui (2) V. Murat. Annal. d* Ital. TV 

. . . .. totam Tentapolim. . . . velu- IV. 

ti Exarchus: fic omnia dijponebat ut (3) V. Anonym. Salort. in R. I. 

jum [oliti modo fac ere Romani. Ror, T. 2. 
hai. T. 2. (4) Codtx. Carol. Ep. 54. 



Parte Terza. i4 1 

venne un forte oiìacolo per le mire di quello popolo. E(To allo- 
ra fi gettò forfè intieramente nel partito de* Greci, e nel Codi- 
ce Carolino ne abbiamo un Dato affai rifleiTibile • Scrive Adria* 
no a Carlo di aver efeguiti gl'ordini fuoi , e fcacciati li Vene- 
ziani dalla Pentapoli , e tolti ad elfi li PreJJìdj , e le pojfejjìonì , 
che avevano nel Tenere di Ravenna . (i) Quelli PrelTidj erano forfè 
pofti fortificati da loro in quel paefe 3 dove , e quelli, e le pof- 
feffioni accennate avevano probabilmente acquiflati ne' torbidi 
mentovati , e tal cofa ne moiira di nuovo in qualche modo il 
potere di etti , e Y attenzione che aveano di guadagnare terreno 
prevalendone delle difeordie che agitavano il proffimo Continente . 
Tal fatto accadde forfè nel 784, Pochi anni dopo regnando Ni- 
ceforo Imperatore egli conchiufe un trattato di pace con Carlo 
Magno , nel quale i Veneziani furono efpreffamente nominati , di- 
chiarandofi che il loro Paefe era fuori dalle pretefe de' Franchi , 
e in certo modo non apparteneva all'Italia . (2) In tal guifa 
effi fi trovarono pofti in ficuro dalla violenza di quelli ormai 
troppo poffenti divenuti , niente temendo per parte de' Greci , V 
autorità , e le forze de J quali gìk da molto tempo fopra degli 
Infulari non avevano che un'apparente, e fiacca influenza. 

Un' altra prova del vigore e della forza degli Infulari ne* tem- 
pi ne' quali ora fiamo , fi potrebbe forfè ricavare dallo flato in- 
terno delli medefimi in allora , flato niente pacifico , fpeiTo tu- 
multuario , e feoncertato 3 di modo tale che fi veggono con co- 
fiumi totalmente diverfi da quelli che feguivano nell' Epoca pri- 
ma già deferitta . Se in quella furono tranquilli fempre , in 
quella feconda li vediamo in prima diventare Guerrieri , ma ciò 
e da neceflìtà di difenderli derivò primieramente , e poi come ho 
già detto dalle circoflanze politiche di tutti i loro vicini , circo- 
flanze ben diverfe da quelle nelle quali fi trovavano quelli vi- 
cini , regnando Odoacre , e Teodorico polTente , e li Gre* 
ci di tutta l' Italia ellendo padroni prima della venuta de' Longo* 
bardi . Ma V elTere i Veneziani diventati crudeli, e aliai difeor- 
òi tra loro , io credo che da due caule fi debba ripetere . Neil' 
Epoca feconda crefeiuti in numero , e potere , fecondo il folito 
la concordia, e l'unione dovettero feemare , e ingarbugliarfi le 
dimeftiche faccende, tanto più facilmente ( fé non m'inganno ) 
Tomo IL X quan- 

( 1 ) Trócipiendum emìfimus ut a nino eos expelleret ~> & fic Uccie fi<e 
partibusl\crvenn<e feu Ventapoleos ex- futi jura manìbus teneret ec. Ep. 84, 
peilerentur Venefici ad negotiandum (2) In hoc {cedere firmatum efl , 
. ... prtfceptum dìreximus 3 ut in quo- quod VenetidS Vrbes .... ab Impe- 
hbet territorio & iure nojìro S. Ra. rio Occidentali nequaqttam debeant 
vennatis EccleftdS ìpfi fonetici prafu mole/lari , invadi , minorati ec* 
dia atque pojjejftones baberent , om* Dand. 



:iò2 Saggio fopra i Veneti Primi. 

f quanto .-che '.il -.-popolo accorfo in Laguna era bensì nazionale , 
ma era fi tolto da Città diverfe . Egli .dovette perciò portare in 
Laguna gl'odj , le avverfioni 5 le antipatìe prima nate , e nodri* 
te in Terraferma , tra una Città , ed un' altra vicina. Vediamo 
tutt' ora paflare collantemente da una in l'altra generazione la 
gelofia , e la gara tra due vicine Provincie d' uno Stato medefi- 
mo quando confinano infieme , e pare che l'Italia in tal cofa fi 
diftingua più d'ogni altra Europea Contrada. Il pregiudizio, e le 
paffioni fono tanto antiche quanto antica -è la fpezie umana 5 
perciò egh\ è credibile , che allora pure tra Vicentini , e Pado. 
vani .., Altinati 5 e Opitergini ce. ., e così tra gl\ altri Veneti da 
altre Città partiti ci follerò delle avvertami , degl'od; , e quelli 
Padovani eflendofi fiutati .'in una parte degli Efluarj , Altinati in 
un'altra, Aquilejefi altrove ma tutti però trovandoli uniti , e 
vicini , e framifehiati in un medefimo luogo, più facilmente per- 
ciò ruzzaiTero; tra loro , e 1' avverfione , il difpregio , la gara 
degl'uni contro gl'altri caulafTero poi frequenti contefe e torbidi 
in tutta la Nazione . Sappiamo che molte ifole aveano un tem- 
po il loro Codice particolare; avevano dunque ufanze proprie, e 
diverfe una dall'altra .Oltre ciò quelli fecondi trovarono i primi 
già da molto tempo fidati , e riabiliti negli Eituarj , i quali for- 
fè per queflo dovevano confiderarfì come fuperiori a' fecondi per 
gius di vecchio , e primo domicilio . Potevano pure ii nuovi efu- 
li ,. da qualche tempo avvezzila vivere con Eruli, con Goti, con 
Longobardi, e Tempre involti nel tumulto dell'armi ,, avere con- 
tratta una qualche -tinta di quell'umore feroce,, e vendicativo -, 
che la guerra ed una lunga pratica con genti inculte fuole co- 
municare a qualunque popolo per culto che fia . Sapendoli final- 
mente quanto poco vi /vuole a far sì che gì' uomini contendino 
jnfieme , anche le fole caufe fin' ora accennate battano per dare 
una qualche ragione del coiìur^e diverfo de 9 Veneziani in quelV 
Epoca feconda , della loro dimora in Laguna , nella quale per 
lungo tempo li vediamo capricciofi , e feroci , ora Tribuni, ora 
Dogi, ora Maefìri de* Militi eleggere per loro Capi , poi pen^ 
rirfi di averli eletti , e fovente efìliando , accecando , ed ucci- 
dendo or quefti or quelli 3 e guereggiando tal volta ifola contr' 
ifola fino alla diftruzione . (a) Il più vecchio Storico , che ab- 

bia- 

(a) Non fi pò irebbe forfè crede- e non ancora unito e raccolto nel- 
re, che quell'antipatìa (celebre una la Città fuddetta cioè Iti Venezia , 
volta ) che vi era tra due parti dove fi trovarono in progreffo rìu- 
del popolo di quella Città fia deri- niti tutti gli abitatori dell' Ifole di- 
vata dalle gelofie ed invidie che [trutte come vedremo altrove ? 
prima quello medefimo popolo agi- Gli Stranieri apprefTo i qui li era fi- 
dava q^njo fparfo per I* ifole era, nomina voce una volta Veneziano 

e Po- 



.ratte Terz . &6 j; 

bigino , Sagomino cioè , che forfè feri (le ne 5 principi del mille v 
li lamentava di quefta manìa che agitava ne* tempi addietro la 
fua Nazione, e che non era » affatto cflinta' nemmeno allora . (i) 
Intorno all'anno 697. che cominciarono li fecondi Veneti ad eleg- 
gerli un Doge, che Ri Paulo Lucio An afelio , Eraclea fu (labilità 
per Scòq del Principe , e anche tal cofa in feguito causò ''(con- 
certi forfè per l'invidia dell' altre ifole che non volevano cedere 
a quella, e tale invidia di fatto andò così crefeendo che Eraclea 
ìuddecta più volte ne provò gli effetti . ■ 

Altra caufa poi delle interne difeòrdie degl' Avi noftri nacque 
più tardi , e folo dopo che Carlo Magno ebbe frabilito il fuo 
dominio in Italia, ed ella forfè avrebbe la prima cominciata qua- 
li un fecole* e mezzo innanzi ad un tal tempo. Il potere di que- 
llo Sovrano ■ avea' diitruttoT equilibrio in Italia , e gì* Infulari fi 
trovarono chiuiì da ' ogni parte dalli Stati di quello. L'unico lo- 
ro appoggio era per elfi ancora V Impero Greco quantunque de- 
bole . Maurizio , e Giovanni Dogi ', verfo V Sai* difguftavano la 
Nazione col cattivo loro governo, e più ancora la irritarono coir 
orrido aifaffmio da loro commefTb nella perfonafìeffa del Patriar- 
ca di Grado, Metropolitano di tutti gli Infulari » Allora la di- 
feordia fi fece maggiore . Fortunato fuccefTore dell' uccifo tramata 5 
una congiura fé ne andò in Francia per avere l'appoggio di Carlo 
in quel tempo anche Imperatore d'Occidente eletto , I malcon- 
tenti radunati m Trevifo fotto T ombra di quello , riufeirono a 
detronizzare i Dogi , e farli fuggire V Uno di quefti corfe anch' 
egli in Francia per trovare foccorfo nell- Imperatore . Guerra fi 
accefe tra gli Infulari , ed Eraclea fu abbruciata , ( 2 ) ma effi 
diedero così il mezzo a' Franchi di intrometterli nelle loro faccen- 
de , e di cercare probabilmente il modo di opprimerli . Obellerio 
creato Doge vide 1 Veneziani divifi tra loro 3 ed io credo che 
in duepartiti allora fi feparaill'ro uno. per i Franchi, l'altro per 
2 Greci, e quefto era il più ragionevole ed il più utile «, SucccfTe-» 
rò tali co fé ne' principi delT ottocento. Fortumtà^ con tutto che 
follerò flati efpulfi li Dogi Maurizio v e Giovanni ^ yure dagli: 
Infulari non ù volle- più ricevere , come vediamo anche da una 
Lettera di Papa Leone III. a Carlo feruta 3 = (3) ed egli andò 1 

X 2 va- 

e Politico fi immaginarono che tut~ primo iliiuc Ducatus anno 3 duo Tri* 

t' altro principio aveffe avuta qae- bunì éc* Sagom. p. t j 3 
(la dilfe.ifione , della quale ancor ne ( 2 ) Mauritius Bran; tam adivìt 

rimane qualche picciòla traccia. Hcrac/iana Cavitai a Feneacis aeiiru- 

(1) Et ut mos Vulgì eft nunqua-n èia eff\ Sagornin. p. 16. MSS. 
in proposta voluntaie perfiffere , fed (3) Vropter perfecuthnt** Grcffco- 

quadarn fuperftitiofa fluititi* alias at- rum {eu Veneùcorum, Labe. Concila 

que alias adìnventiones escogitare T. ViL 



i#4 Saggio (òpra i Veneti Primi. 

vagando intorno agli Eftuarj molto tempo . Dagli Annali de" 
Franchi ( 1 ) Tappiamo ancora che li Dogi Obellerio , e Beato fuo 
Fratello inviarono regali a Cario Magno , e tutte quelle benché 
fpezzate notizie ci moftrano la confufione che tra gli Infulari al- 
lora regnava . 

Il Dandolo ( 2 ) ci fa fapere che i Greci inviarono una flotta 
comandata da Niceta Patrizio in quelle Lagune ; il che intefj 
da Fortunato lo kcc fcappare di nuovo iu Francia. 11 Greco Ge- 
nerale creò Spatario Obellerio : ma il fratello Beato , con alcuni 
diftinti Veneziani , perchè fofpetti quelli di ^enio Francefe , furono 
efiliati a Collantinopoli , e di nuovo Eraclea fecondo il Sagomi- 
no fu dagli Infulari arfa e rovinata . (3) Tali cole moftrano 
certo che una Comma confufione e difordine agitava allora quefV 
ifole . Beato ritornò a Venezia, e di nuovo regnò con.il Fratel- 
lo , e ritornò anche decorato col titolo di Confole o fia Ipato . 
In foni ma io credo che i Franchi , e li Greci andaifero a gara 
nel!' aumentare i torbidi de* Veneziani , quelli per fottometterli 
al loro dominio , ( perchè non dovea piacere ad effì , che quelY 
angolo d'Italia ne folTe efente ) e li Greci perchè iì mantenef- 
fero faldi neh" antica alleanza , poiché troppo era ciò necelfario 
a* loro intereflì per avere un argine contro f Franchi , che odia- 
vano , e temevano . Gli Annali Franchi (4) raccontano , che 
verib Ir 808. una nuova armata di Greci venne in quelle Lagune 
e vi pafsò il verno , e fece anche un tentativo fopra Comacchio , 
ma infruttuofo « E' notabile il d'ufi dagli ilelTi che fu colìretta: 
a partire quella flotta , perchè il Comandante di efla che voleva 
trattare di pace con i Franchi , fi avvide che r Dogi di Vene- 
zia attravei lavano fecretamente un tale maneggio , e tramavano 
anche delle infidie contro di elfo » 

E 3 impolfibile ora comprendere il motivo di tale condotta: for- 
fè i Dogi temevano guidamente tanto de* Greci, che de' Franchi y 
e di fatto prelìo quelli tentarono colla forza di togliere la liber- 
tà e le ricchezze agli Infulari. Carlo avea eletto Rè d'Italia. Pi- 
pino fuo figlio , Principe guerriero ed amatore di gloria . Egli 
«ni grolla armata e terrtllrc e navale, ed affa lfe la Venezia ma- 
rittima da per tutto (5) . Rovinò molte Città e molti luoghi * 
ma ad Albiola vicino a Malamocco probabilmente nel volt-re pr 
fare il largo e profondo Porto , fu circondato da legni degli In- 

iula- 

(1) Ann. Francorum . Eghinari. (4) Anna!. B^rtiniatu Se Meten . 
ec. fes. Frane. 

(2) Dand. ChronJc. ( 5) ^Ag^re fot Veneti cidi beilo, tcr< 
(?) Et iterum deva/lata et fe*?e- ra marìque . 

tlcìs Ò 1 t£n$ combujì* ejt . òagorn- Ann. Francorum . 






Parte Terza, 165 

{iilari , battuto 5 e riipinto ( i ) . Scappato così bruito pencofo f 
non fu però quieta la Nazione. Fortunato ritornò a Grado (2), 
forfè perchè Grado era rimafto in mano de 1 Francefi •■ Io dico 
così , perchè oflervo raccontarfi dagli fteffi Annali Francefi i che 
^Niceforo fpcdì Legati a Pipino , per intavolare un qualche ma- 
neggio, ma trovatolo morto , appena ritornato dalla fpedizione- 
della Venezia, trattarono eoa Carlo e qucfti nel!' anno Si 2. re* 
ftittà, dicon eflì, la Venezia (3). Ora concordi tutti f Cronolo- 
gi noltri accertano che la Venezia certamente non cadde fotto i! 
giogo Francefe , ma bensì che di quefta una parte fu rovinata 
in quella guerra . E fapendofi che Fortunato era. tutto di genio 
Francefe , e vedendolo per atteflato dello fìeiTo Sagomino rimef- 
fo nella fua Sede dopo un così brutto giuoco che alla Nazione 
avevano fatto li Franceiì , fi potrebbe credere fucceduta tal cola 
mentre quefti ritenevano ancora alcuni luoghi della Venezia me- 
defima . Dopo egli forfè trovò la maniera ài mantenervifi, poi- 
ché era un grande faccendiere , ed io credo che de' torbidi di al- 
lora fia (lato il motore e la caufa principale . Intanto venne ne« 
gii Eftuarj Eberfapio Nunzio da Coftantinopoli , il quale con il 
configlio e foccorfo degfi fteiTi Veneziani (4) depofe i Dogi > 
che furono anche efiliati , e gli Infulari eleflero Angelo Parteci* 
pazio in luogo di quelli (5) * Tutti quelli avvenimenti benché 
affai male ora da noi conofeiuti j di moftrano fempre quale e quan- 
to fermento agitava in allora quella Ragione, e pò ffi amo ben ere» 
dere che gravi e non pochi danni ella avrà fofferto in que J tem- 
pi . Ma per buona forte Carlo aliai vecchio , morì ben preflo r 
( l'anno 814. ) l'Impero fu divifo tra li fuoi figli , ed i Vene- 
ziani per parte de' Franchi non ebbero più gravi moleflie (a). 

Io 

( i ) Intefea fos$us qùod Venefico- ( 4) Veneticorum viriate fe* confa 

rumpopuìus olìm curri Italico Bege ha- fio. là. 

bebat ìlio tempo, e > Vipìno diente Re» (O Venefici communi decreto fu- 

gè diruptum eji . . . ingentem exer- blimarunt . Id. 

citum La gobardorum . . ..permovìt. (a) Fu particolare il carattere dì 

Qui cum magna dìffiatltate portus quefk> Patriarca cagione di tanti di* 

qnem dividimi Infulawm bìfora psr- forum» . R ; me(To nella fua Sede an- 

franftffet y tandem ad quemdam lo- d.< va di continuo in Francia contro 

cu-n lAlbìolam dièlurt .... Duces la volontà de' Veneziani , come dice 

jiipafì maq ia t FenetiCoruri} etipedhwne il Sigornino . Molto di/piaceva tal 

audaBer eumdem dfgrejft iurif , is* cofa , egli continua, alti Dogi, cioè 

dìvìnitus datum eji de inimicii trium- ad Angelo fuddetto ed alii fi ili da 

phus . Sìcque Kex confùfus revertu effo atTooati , e perciò di nuovo lo 

tur. Sago ri. Ch on. p. io. frecciarono dalla fua Sede e tigli fii 

(2) *Ad proprìam fedem reverjus qualche, tempo Abbate di un Ma* 
efi , Sago; ri. naftero nel Berry in Francia fecon» 

(3) Venttìam reddìdìt ♦ Id» do il Mabillone : egli vtflle eflfere 

Vefco- 



vóó^ Saggio? fcpra ì. Veneti : Primis 

Io regiftrai gli- avvenimenti fuddetti affai fuccintamente 5 per- 
chè non intendo fcrivere la Storia deili fecondi Veneti .- So- 
lo riportai in confufo tali cofe ,-. poiché moftrando lo flato tu- 
multuario ed incerto di quelli nell 5 epoca della quale ora lì 
parla , e le forti moleitie alle quali erano (oggetti per par- 
te degli ftranieii 5 pare a me che ne rifulti , come ho già detto , 
nuova prova dello (tato vigorofo e rifpetrabile in cui iy trovava- 
no in quefti tempi , poiché fé non fodero itati vigoro fi , e la 
Società loro da molto tempo prima non folle irata fondamente 
riabilita in quelle lagune , non avrebbero potuto certamente né 
fuflìilere né durare in mezzo a tante procelle efterne ed interne e 

Ma 



Vefcovo di Pola in Ifìria fino a tan- 
to che— Garjo lo rimerteflfe in Gra- 
do, e Leone III. accordando tal co- 
fa feri fife ali' Imperatore che aveva 
poco buone informazioni di e fio co- 
me d' uomo non adorno di ecclefia- 
fìici costumi , e che li Cortigiani 
guadagnati dalli regali eh?; ad effi 
egli fapeva dare, Io rapprefenta va- 
no in tutt'altro afpetto. Per condi- 
feendere alle premure di Carlo ,. il 
Pontefice gli diede il Vefcova'o con 
patto però- dì lafciarlo fubito che 
l'Imperatore lo averle ri meiTo alla 
vecchia fua Sede » Dopo e Mere (la- 
to efpulfodi nuovo, pare che dinuoi* 
vo ancora vi ritornale 5 poiché ver- 
fo T Sip. regnando Lodovico fig'io 
di Carlo M. già morto , il Dan- 
dolo riporta un Privilegio di queflo 
Imperatore ad elfo conceduto \ e ne 
riporta un altro de' Dogi P,meopa- 
z) , dove pur di efib fi fa' ricòrdo *- 
Cei\o verfó 1' 82 r, dicono gli Anna- 
li Fiànced che Tiberio Prete accu- 
sò Fortunato a Lodovico , come fé 
efortaffe il Duca della Pannonia in- 
feriore a ribellarli , ed ef.fi fcappò 
a Coftant ino polii Alcun anno d >po 
inviando Michele Balbo alcuni Nun--- 
z) a Lodovico , Fortunato fi acco<n» 
pagnò con elfi , e venne in Roano 
a prefentarfi all' Imperatore cercan- 
do di nuovo la fua grazia , e que. 
Ili Io riinife al Papa : ma Fortuna- 
to morì prima d'etfere afcoltato, e 
morì in Francia, come dicono anche 



il Sagomino e il Dandolo . Gli In- 
furari avevano eletto un altro Pa- 
triarca , Giovanni cioè Abate di S 
Servolo e Nel Dandolo fi vede che 
forfè Eraclea aveva più. f offerto da 
Pipino che dalle molelìie degli al- 
tri infulari, poiché egli dice che que- 
llo Principe volle aflfaiirla ediflrug- 
geria perchè in eflfa abitavano co- 
pio!! li Nobili Veneti . Se ciò è la 
verità, fperava egli mettere forfè in 
terrore con tal colpo tutta la Na- 
zione , ed accrefeere 1' audacia del 
partito favorevole ad effo » In que- 
llo partito peccavano anche gli (tef- 
fi Dogv , come abbiamo veduto ac- 
cennarli chiaramente dagli Annali 
delli Fiancefi, quando dicono cli2 il 
Greco Generale venuto nelle Lagu- 
ne fi avvide che li fuddetti attra- 
verfavano li fuoi maneggi con i 
Franchi. Talcofa anche lo fteflo an- 
tico noflro Storico Lorenzo de Mo- 
nacis la conferma . Ea temperate 
Obeleriits ò* Beatus .... fub jpe~ 
eie iegcuìonìs bis Je mifeen*- tracia- 
tìbus . Tandem %^'icetam Vatrìtiutn 
venientem cum Travati exercitu ad 
tuendam Dxlmaùam Ciò S'è juvartt rtt- 
quo ftìpendio'* In fommà era divifa 
molto allora la Nazione, colle fue 
dìvifioni danneggiava fé fletta , ed 
irritava tutti due gli Imperatori <. 
Ma per buona forte il primo ten- 
tativo di Pipino fu vano, e la mor- 
te impedì ad eilo il farne degl* aU- 
tii» 



Parte Terza. 



nóy 



Ma abbiamo di più ancora .. Non folo in quefti tempi erano gli 
Ifolani minacciati dalla parte di terra , ma da quella del mare 
ancora erano moleftati di continuo e fenza tregua . Il loro com- 
mercio e navigazione era fempre infidiato .-dalli .Slavi , Croati e 
Iftriani; eppure "fi difendevano coraggiofamente non folo , ma 
fino alle fpiagge nemiche con Navale -armata andavano tal volta 
a dare il guado (a) , e con navali armate pure Soccorrevano i 

Gre- 



noltre 



a) Poniamo vedere nell'antiche 
Memorie quanto avellerò li 
noftri a contraltare fopra il vicino 
Adriatico in quefti tempi. Nelli prin- 
cipi dell'ottocento mentre i Franchi 
foverchiavano intorno alle Lagune ^ 
Obellerio e Beato Dogi Spedirono u- 
na Flotta a dare il guafto alla Dal- 
mazia ; e pochi anni dopo per ti- 
more degli Infulari Misto Principe 
d' una parte degli Slavi venne in 
Venezia a chiedere la pace ed il 
Battefimo. Era quelli uno degli Sla- 
vi di Narenta , vale a dire de' più 
potenti tra quelli .Subito "dopo do- 
vettero veleggiare contro Drofaich 
e Marfclavvo Capi d'altri Slavoni : 
Sclavoniam cum bellico fts l^avìbus 
expugnaturam: dice il Sagomino. E 
con li terribili Saraceni nello fletto 
tempo avevano da contraltare , con 
que' Saraceni che furono il flagello 
dell' Occidente per tanti anni . Sef- 
fanta Navi armarono contro quefti 
ad iftanza^de* Greci , ed a Taranto 
gli affai irono -con sfortuna però , e 
nuova zuffa ebbero poco dòpo con 
!i medefimi nel Quarnaro vicino al* 
T ifoletta di Sanfego con efito infe- 
lice anche quella . Niente avviliti 
per altro diedero adoffo a Domogoi 
Principe Slavo, obbligandolo afoU 
tometterfi e dare ortaggi ; indi ar- 
mate nuove Navi veleggiarono di 
nuovo a Taranto , dove fuperarono 
li Saraceni, e dopo gli Slavi ancora. 
Neil' 848. circa avendo intefo che que- 
lli ultimi davano il guaito all' I- 
ftria, accorfero colà, e infìgne vit- 
toria riportarono fopra il nemico . 
Erano fempre alle mani o con Sa- 
racini .0 con Slavoni, e no» aveva- 



no mai ripofo : e per tacere alt ri 
fatti fioffervi come verfo l 880. circa 
irritati contro li Cornacchie*] prefe- 
ro quel Gattello, e lo affoggettarono 
alla Repubblica , indi andarono a 
dare il guaito al territorio di Ra- 
venna: Ravennate! depredati jufltt z 
Sagorn. & Dandul. niente .più te- 
mendo dell* Impero Franco ormai 
molto feoncertato . Pochi anni do< 
pò tacciarono gl'-Ugri oUngari Tar- 
tari dalle Lagune, e ne! 0^2. circa dì 
nuovo andarono a riprendere Co* 
macchio forfè ribellato , abbruciane 
dolo, e conducendone prigionieri gli 
abitatori * Con gli Slavi e Saracini 
continue battaglie pur avevano , e 
nell'^59. circa abbiamo un Dato ^nel 
Sagomino , che moftra la quantità di 
Navigli -, che allora poffedevano * 
Egli racconta che andarono a leva- 
re Pietro IV. Candiano a Ravenna 
con quali trecento Navi . Egli è 
però da crederli che con queflo no- 
me dobbiamo intendere ogni forta 
di Barche grandi e picciole, ma Bar- 
che però fempre atte ai mare , che 
ci fanno però conofeere , rifletten- 
do a' tempi ed alle xircoftanze d° 
allora , lVeftefa marina che in que- 
fte Lagune vi era ; e dobbiamo 
badare che mohiffime faranno fiate 
fuori e lontano impiegate nel com- 
mercio . Non devo trafafeiare che 
nel fecolo antecedente dalla Storia 
del trafporto dtlìe Reliquie di So 
Marco a Venezia, vediamo che con 
picciole fquadre di groflì Legni, ve- 
leggiavano in Egitto . Finalmente 
continuarono ad avere infigni vit« 
torie fopra i nemici; liberarono Ba- 
li dalli Saracini , e da fé foli fenz;. 

foc- 



id'8 Saggio fopra i Veneti Primi. 

dreci contro li terribili Saracini, e ciò nel tempo fieffò che Pi- 
pino li minacciava nelle ftefle loro Lagune 3 e inquieta era la 
Comunanza per le brighe de' Franchi , de 5 Greci , e V ambizione 
ancora di molti Cittadini . Non ferve eftenderii di vantaggio : 
le addotte cofe , benché lo ripeto accennate così alla sfuggita , 
battano come io credo per provare non edere flati ofeuri gì* an- 
ni antichi delli Veneti Secondi « Ho detto che non furono ehi 
fpregevole Nazione , né meno durante l'Epoca prima nel quarto 
e quinto fecolo . Dentro del quinto ebbe principio T Epoca fe- 
conda , e ben pretto in quefta vediamo aliai difTufo il loro traf- 
fico , e fufeitato l'ardor guerriero . Tali cofe fembrano accenna- 
re più lontani principi, perciò li fatti fuddetti , dall'edere della 
Nazione anche nell'Epoca prima potrehbonfì in parte ripetere . Ho 
detto che quefta feconda Epoca io la condurrei fino verfo la fine 
del novecento , perchè appunto in tal tempo etti fortirono dalle 
loro Lagune , ed occuparono tutte le fpiagge alla dettra dell' A- 
driatico fino a Ragufa 3 con T ifole Illiriche a quelle annette , 
diflruggendo <jue' Pirati che per tanto tempo avevano contrattato 

ad 

te vinti i Normanni . Concede per- 
ciò al Patriarca di Grado il titolo 
di Hyperteno , vuole che tutti gli 
Amalfitani dimoranti in Conftanti- 
nopoli ( ed erano quelli li più ric- 
chi e induftriofi uomini aJlora che 
la navigazione ed il traffico ufafle- 
ro fopra le coite del Mediterraneo 
nel Regno ) pagaflero ogn'anno un 
tanto per teda alla Chiefa di S. 
Marco in Venezia. Libero commer- 
cio concede ne' porti di Ma mi (ira , 
Laodicea , Antiochia , e per tutto 
1* Impero ec* Tericula prò Romani s 
fubeuntes , &toto corde non ambìgua 
Jìrenuitate pugnantes contra hoftes . . * 
& quid unquam efl commutatìo ec~ 



iòccorfì ftranieri , fetiza polTedere 
un palmo di terreno fuori delle 
Lagune batterono , e tacciarono 
ola vi e Saracini , conquiflarono li 
paefi d'oltremare , e fecero propria 
cofa T Adriatico , e furono 1* oraco- 
lo maggiore all' imprefe de' terribili 
Normanni fatti padroni della Sicilia 
e del Regno di Napoli, e terrore e 
flagello de' Greci. Guglielmo Apulo 
Scrittore vivente in allora e nemi- 
co, perchè Pugliefe, celebrava nel- 
Ji fuoi verfi il valore degli Infulari 
celle pugne navali , e la popola- 
2Ìone ancora del paefe di quelli: 
Topulofa Veneùa mifit . . . . 7*w- 
perii preces 



Gens nulla valentior ifta ..... rum , qua {incera diltéìionis fan fi. 



Equorei s belìi s , 
E tal cofa mi fa fovvenire del 
Privilegio prodotto dal celebre Fof- 
carini , e concetto ali ì noftri nel 
108 i. da Aletlìo Imperatore, nel qua- 
le quelli confetta che i Greci erano 
debitori totalmente agli Infulari per 
Ji foccorfi che ne avevano ricevuto 
in pericolofe guerre , avendo quetti 
in tale occafone fabbricate meravi- 
glie/e Tacivi , e con le proprie Hot. 



dei funt . . . Epid-amnum autem mi- 
rificis conftrutlìs l^avibus fuccurre- 
rint . . . . & viros navi pugnante* 
nobis in auxilio obtulerint , proprio* 
que Jìolo f celerò fi Jiolum illius , pò- 
tenter devicerint , perdentes cum ip. 

fis viris e e (? alia qua in 

mari laborantibus bis videi ic et vi- 
ris per ad a junt , & omnes noverunt 
ec. 

Fofc. p. J5?6. 



Parte Terza, 16 a 

ad eflì il mare . L' Epoca prima abbraccia V infanzia della Vene- 
^iana gente , la feconda la gioventù . Da queda pattarono alla 
virilità nel fecole duodecimo , quando pofero il piede nuova* 
mente in Italia , ma forfè allora fi accelerò in edì la vecchiaia . 
Prima di terminare quedo fuccinto efame intorno alli Primordi 
delli Secondi Veneti , egli è anche neceffario ofTervare che tutte 
le imprefe precedenti il tempo delle loro prime conquide oltre- 
mare, etti le effettuarono con la gente , e con le forze , tratte 
da qued' ifole, e da quedi lidi, e da quede Lagune, poiché al- 
tro , che qued 'acque non poifedevano . Dunque quede Lagu- 
na dovevano edere in uno dato affai florido da molto tempo , 
e perciò non potevano edere così cattive a dimorarvi come for- 
fè fi penfa , e meglio vedremo come io credo , dando una feor- 
fa al numero, ed alla qualità di popolate Terre, Borgate, e fi- 
irrifi dentro di effe raccolte ed efidenti ne* paffati giorni. 

Quella porzione dell' antico paefe de' Veneti , foggettà in par- Antica, 
te alle diurne innondazioni del mare, e in parte alle acque del- Laguna* 
li Fiumi di tutta l'Italia Settentrionale che fgolano inedia, fpar- 
fa d' ifole e Tumbe ^ divifa dall' adriatico da jlrette zone ài fab- 
bioniccio terreno , edefa dalla foce del Lìfonzo vicina al Tima- 
vo , fino alla foce più auftrale del Pò profilino a Ravenna , fi 
può dividere in tré didime porzioni , o fia in tré Lagune am- 
pie e diffide , una dall' altra feparata e divifa da balli terreni e 
paiudofi tratti , che non lafciano comunicare apertamente uno 
{lagno con Y altro . Quella Laguna che più al Nord è fituata , 
quella fi è di Grado , dopo la quale fi trova la Caorlenfe , e do* 
pò la maggiore e pili celebre , quella cioè di Venezia , che forfè 
Adiriate un tempo era detta , almeno nella fua parte fuperiore . 
Tutto quedo tratto per buoni cento e dieci miglia diffido , ine- 
gualmente poi largo , raccolfe in ogni fua parte li Veneti fuggi- 
tivi , li alimentò , li proteffe per fei fecoli interi , e tutt' ora 
contiene e difende la Capitale di quelli e dell' antica terredre 
Venezia ancora . in queda regione fi formò la Nazione Venezia- 
na , crebbe in queda di forze , mantenne in queda un avanzo 
fors' unico dell' antico fangue Italiano , non commifehiato con 
Barbari , femplici cotlumi e giude leggi ri nchiufa in effaeila man- 
tenne , e vive ancora il fuo nome 3 e la fua libertà per caufa ap- 
punto di queda regione . 

Nell'ultimo contine dell'antica Venezia vicino al Lifonzo , ed Grado, 
alle mine della celebre Aquileja uno dagno marino comincia ch^ 
fino al rapido Taglia mento fi innóltra , divifo da drette fpiag- 
gie da quel mare che un tempo con il nome di^Giapiggio e Dio- 
medeo era chiamato . Egli può edenderfi per dìecifette miglia 
circa in lunghezza , e quattro al più nella larghezza maggiore . 
Tomo li. I Gii 



ì*jq Saggio fopra i Veneti Primi. 

Gli avanzi mefchini d' Aquiieja appena due miglia dittano da quefto 
ftagno. Quella difianza ben -minore è forfè di .quella che un tem- 
po avea quefta Città da eflb , il quale vedemmo già altrove ( i ) 
come molto dovea fervire al marittimo commercio della medefi- 
ma , il Lido di Grado effendo forfè la fcala delle merci ad x\- 
.quileja direttele perciò abitato anche ne 5 tempi anteriori alla di- 
struzione di quefta . Acque celebri ftavano fopra quefto Lido , e 
quando Atila feroce Aquiieja mife in defolazione , li Cittadini 
Àquilejefl, e tutti gli abitatori della intorno Provincia riempiro- 
no di popolo e quefto lido, e tutta quefta Laguna . La popola- 
zione però più ragguardevole £1 raccolfe fopra il littorale diGra- 
do (2) aumentandone come è da credere il più vecchio Fabbri- 
cato , e rifpettabile Città formando che pur Grado continuaro- 
no a chiamare, benché procura-fiero in prima che Nuova Aquile- 
ja folle detta (3) , quando nelle fuffeguenti tribulazioni della 
Venezia , per timore de* Longobardi , fi ridulTero in quefto con il 
Patriarca Aquilejefc anche quelli che in parte erano ritornati 
nel Continente prima di quefta nuova irruzione . Grado diventò 
così V Ecclefiaftica Metropoli di tutta la Nuova Venezia , € per- 
ciò primeggiava tra tutte V altre ifole , e era dalli primi Vene- 
ziani aliai confederato . La Cronaca Sagornina ci fa fapere che 
alte Toni , e forti muraglie lo circondavano , e numero grande 
di Chiefe conteneva dentro il giro di quelle . Suffifte ancora la 
Chiefa di S. Eufemia xhe merita efiere veduta , poiché conta do- 
dici fecoli dalla fua fondazione a quefta parte , e di tale vec- 
chiaia poche Chiefe fi trovano da per tutto . Ella è adorna di 
preziofi marmi , e fopra tutto fono da oflervarfi otto grolle co- 
lonne di nero e bianco antico aliai belle. Curiofo é pure ilBat- 
ìifteriOj e il pavimento lavorato a mofaico , e ftimabile fecondo 
che io credo non tanto per il lavoro quanto per le ifcrizioni che 
ancora conferva . Una di quefte iftruilce come il Patriarca Elia 
aveva fatti fare que' lavori , e fé non fallo ella dice che quefto 
Scifmatico Patriarca aveva rifabbricata quella Chiefa 3 colà efi- 

ften- 



( t ) Vedi Tomo primo . hjctm vocavit .... Helyas 

( 2 ) yfqui/eja proceres ad *Aquas Gradenfem Vrbem totius Venetia Me- 

'ceniunt Gradatas > & in litore Ca- tropolim conjiituit domumque 

ftrumfpeclabì/e condiderunt , quod ab f.bi a jundamentis estruxh ....'Pri- 

aquarum nomine e e parvu/is ma ( Injularum ) Gradii s d ; citur , 

cum mulieribus ac thefauris in Ino. qua dum conjìat altis moenibus Isn 

re tutaverunt . Dandul. Ecclefiarum copia decorata Sanfìorum- 

( 1 ) Taulus Tatriarcba Langobar- que corporibuf fuìta , quemadmodum 

dorum rabiem metuens Gra- antiqua Vegetiti Aquiieja , ita ly* 

àenfem Caflrum honore dignijjìmocon* ifta totius T^ova Fenetìa caput {& 

d'*diT , ipfamque urùem^ovarn jLqui- Metropc/is fore digncjcitur . Sagorn, 



Parte Terza*.- 171 

ffendone innanzi una più vecchia. Quefta Chiefa più vecchia pò* 
teva aver fervi ro alii primi rifugiati in quel luogo nel tempo 
degl' Unni , e già vedemmo come fu quello lido eravi un Tem- 
pio ad Apollo Beleno dedicato , (i) convertito poi in Criftiana 
Chiefa nell'epoca degli Infulari . Ecco 1' ifcrizione che ivi efifte 
in caratteri di que' tempi. 

Atri a quee cernii vario formata decore 
Squallida fub piclo c&llatur marmore Tellus 
Longa vetHJlatii fenio fnfcaveraf <etai 
Prifcaen ceffermt magno novitatii honorì 
Prefitti Helyai /ìndio prxftante beati 
H<ec funi tufo pio y femper devota timori •• 

Nella Cronaca Sagornìna fi dice , che anche un Palagio que~ 
fio Vefcovo fi fabbricò in queir ifoia nel IV. Secolo , e tal* 
Chiefa la fi vede anche ricordata negl' Atti dei Sinodo Manto- 
vano illuftrati dal Rubeis (2) . In quefti fi dice che Grado flava fei 
miglia lungi da Aquileja , e che in eflb folevano li Patriarchi 
dimorare neir eftate per evitare i' ardore di quefta flagione . Io 
credo che tali efpreffioni riguardino li tempi anteriori all' irruzio* 
ne Longobarda , e quando nella defolata dagi' Unni Aquileja ri- 
fiedevano ancora i Vefcovi , ed una qualche porzione di popolo. 
Paolino nel 540. circa fi ritirò in Grado , a cui fucceffè Probino 5 
anteceuore di Elia. Vediamo pure datali parole, che falubre era* 
dunque l'aria colà in allora, e più ancora falubre che nel Conti- 
nente,, dove forfè la miferia de' tempi lafciandò impaludire i fiu» 
mi , e non correggendone il corfo aveva dato principiò alla de- 
flazione che tutt'ora domina in que' luoghi un giorno tanto ce- 
lebri . Nella accennata Chiefa di S. Eufemia oiTervabili fono 
molte delle ifcrizioni che efiftono nel pavimento , tra le quali ne 
fcelgo le quattro feguenti , che in caratteri di que' tempi fi leg* 
gonoy caratteri non ancora imbarbariti del tutto» 



Y £ Eau* 

( 1 ) Vedi Tomo Pfimo? qua etìam Dei Eccìejiam mirifice con* 

(2) Tonùfices adhuc in ^Aquileja ftruxerunt 3 quaterna éeflivo tempore ibi' 

Civitate ftantes , fexto millìarìo in degentes . . . pojfent ardorem ójìatì* 

loco qui Gradui nuncupatur , munì- evadere . 

mmm quandam conflruxerunt 9 in Rubfcis e. 1.6, 



xj2 Saggia fopra i Veneti Frinii • 



Laurent iu-s Vif 

Palatinuf Vo 
tum cum fuis 
Solvit & de Do 
num Dei fece 
runt P. DCCe 

Murcio 

Lettor 

Et Bona 

Cum Filiis 

Suis fecerunt « 



Johanais 

MiL de Num* 

Cadifiano 

Cum uxore 

fua Severiana 

Fecerunt . P. XXV. 

Lautus Aftoarius 

Santi x Ecclef Aquile jenf* 

Cum fuis votum folvit 

Servns Chrifti 

Lucinus & Lucia 

Fecerunt . P. C* 



Quelle ifcrizioni mofirario quanto felciato per voto , o per dfi 
vozione , ognuno avea fatto tare . Già fu ufanza de' fecoli anti- 
chi Criftiani a proprie fpefe da private perfone fard li pavimen- 
ti delle Chiefe , memoria poi fcolpindofi in pietra > o lavorando- 
fi a mofaico fullo fletto felciato di tal cofa . Nel fotterranso 
dell'antico Duomo ài Verona fi veggono ancora di tali memo- 
rie , e parmi anche in qualche Chiefa di Ravenna . Nelle fuddeU 
te Gradenfi fi vede che il Palatino Lorenzo , fettecenta piedi ne 
fece lavorare , ed efib dovea effereXperfona rifpettabile ; e ì\Mi 
lite o Soldato Giovanni colla moglie ^evsrina trenta cinque'. Egli 
era aggregato ai Numero de 5 Cadifiani , e appunto altra volt a 
parlando di Grado nel precedente Volume (i) oiTervammo, che 
Numeri fi dicevano i Corpi Militari nelli badi tempi , e quei!;! 
fecondo il Maffei (2) venivano denominati, particolarmente ap* 
preiTo i Greci, dalle Città, e dalle Nazioni da cui venivano trat- 
ti . Pauluccio dei Numero Armeno il fuddetto trovò in Raren* 
na nei 6^g. già ubbidiente et Greci , e il Numero delli Verone- 
il trovò egli pure efiflcnte in que' tempi in detta Città . Ve- 
demmo anche a/tra Lapida eiTerfi trovata pur in Grado , elio 
dalla forma de 5 caratteri forfè è più antica di quelle che qui li 
riferirono , dove il Numero Tarbijìano Ila efprefìb . Dico ciò 
per convalidare Foppinions del Canonico Bettoli , il quale que- 
llo Numero delli Cadifiani , vuole che folle comporto di Cadusj , 
popolo feroce * e guerriero , noto fino a* tempi di Senofonte , 
che dimofava ni Afia vicino al Caloio . Egli è certo che i Gre- 
ci tenevano in Italia Armeni , Ibeij , Perfianj , e li Cadusj an- 
cora perciò potevano tenere che dagli Iberj non erano lontani , 
in Oriente . Fu dunque quefto Giovanni tm Greco foldato , a 

mio 



(0 Vedi Tono Ptimta 



(2) Ver. IH.. 1. 11. 






Parte Terza • ijj 

mio avvilo dì prefidìo in Grado contro li vicini Longobardi / 
a difefa forfè di queflo in quel tempo dimorandovi li Cadusj' , 
come altra volta vi erano flati li Taurfiani o Tarvifiani . Laute 
A&eario della Santa Chiefa Aquilejefe ( i ) , cento Piedi ancor 
egli fece di pavimento , ed il citato Bertoli crede che foffe bri? 
Dignità maggiore di quella di Notajo , ma fomigliante a quo 
fta, come oifervava il Pancirolo . (2) Mnrcio fi intitola Lettore. 
perciò perfona in dignità era ancor egli , e per eonfeguenza mo- 
Arano tali cole a mio avvifo che queft' ifola nelli primordi de' 
Veneziani doveva efifere affai popolata , e che m effa flava no 
perfone di condizione , Vedemmo altrove (3) che nel bado Inv 
pero una fquadfa navale flava in Grado , nominando la Notizia? 
dell'Impero Occidentale il Prefetto delia Clajje de' Veneti in Aqm- 
leja : polfono perciò gli Imperatori Greci aver continuata tal 
ufo fino a' tempi delli Longobardi a difefa appunto degli Eftuau 
contro f intraprefe di quelli , e fi deve offervare che tra le moire 
ifcrizioni di quella Chiefa avvene una pure di Greca. 

Sì mantenne Grado m vigore molto tempo infieme cori i luo- 
ghi vicini 5 ma poi decadde, ed ora in mi fera condizione fi tre» 
va . Io credo che V ellere fituato all' ultimo confine della Vene- 
zia marittima , lontano perciò , e difgiunto dagl' akri Eftuarj 5 
e per confeguenza fogge tto troppo ed efpofto alle imprefe di que f 
del Continente annojafle coloro che l'abitavano , e perciò poca 
alle volta , particolarmente i Nobili e Ricchi , fi levalTero da. 
que' luoghi 5 e paffaffero alla noftra Laguna più tranquilla , e 
più ficura . Di fatto vediamo nel Dandolo numerarfi 50. Fami-* 
glie nobili patiate da Grado a Rialto , e poi fappiamo dalla 
Storia 9 che quello fu più volte forprefo e faccheggiato dalli ne- 
mici de' Veneti . Li Patriarchi Aquìlejeil ftabiliti in Grado, fin- 
ché furono foli fé la paiTarono in pace , ma quando Ila Politica 
Longobarda prevalendo^ dello Scifma che agitava quefli paelì^ 
hcc eleggere un altro Patriarca , (4) che fi pofe a dimorare 
nel Continente vicino del Friuli , queflo vedendoli protetto dalli 
Longobardi, altro non fece che insidiare quello diGardo, affifti- 
to e protetto dagli Infulari . Sino nei 666. Lupo Duca dei Friu- 
li d'improvvifo con uno fquadrone di cavalli palTando peri' anti- 
ca via che Grado alla Terra-ferma eongiungeva , non ancora af- 
fatto fommefla ,' entrò in queflo e faccheggiollo barbaramente via 
«{portandone il teforo della Chiefa , teforo ad ella donato zó* 

anni 

(1) Antichità Aquiì. p, *47- di8*i*é* m 

li) Vrtecipuus ac necejfarìus in Panaro!. Not. Imp. 

TróhBi aliorumque Magìflratuum Of- ( 3 ) Vedi Tomo Primo . 

Jidh erat Muarw w/ ab Mùhus (4) Paol. Diac* h 2. e, io» 



174 Saggio fopra i Veneti Primi. 

anni prima dall' Imperatore Eraclio y quando Fortunato feifmaticer 
Patriarca ( ma non conofeiuto ) , fu fcopeito per tale , e pei- 
ciò fé ne fuggì tra i Longobardi , feco portando 1' Oro , e 
l'Argento della Chiefa di Grado . Nel Ji6. fecondo il Rubeis 5 
(j) Sereno Patriarca di Aquileja in Terra-ferma avendo ottenu- 
to il Pallio da Roma , e fidandofi nella protezione di Liutpran- 
do , fi pofe ad inquietare i Veneti Secondi , e Donato Patriarca 
di Grado; e dice che nell'Eftuario Gradenfe occupane l' ifole di 
Centenaria , e MoJJbne . Fecero tanto firepito però i Veneziani , 
che per allora fi acquietarono le cofe ... Forfè nelli principi deli 
8oc. fu, quella Città poi moleftata , o occupata da' Franchi di- 
flruttori del Regno Longobardo, quando quella Sede teneva For- 
tunato torbido uomo e autore di gravi mali a* Veneti Secondi .. 
Grado forfè anche patì molto antecedentemente a queflo Vefco- 
vp quando li Dogj Maurizj fecero precipitare da una Torre V 
anteceilore di Fortunato , cioè Giovanni , e con un'armata Na- 
vale corfero a quella Città per commettere un tale affa (furio • Of- 
iervo che nel Codice Trevifano fi riporta all'anno 803. un Pri- 
vilegio di Carlo Magno concedo a Fortunato , nel quale fi efi» 
mono da ogni gabella quattro Navi che per utilità di elio anda- 
vano negoziando per tutto il Regno de' Franchi (2) . Irritati an- 
che i Saracini dall' oppofizione gagliarda che trovarono alle loro 
ruberie nelli Veneziani , penetrarono intorno al 847. nel Gol- 
fo , e pofero 1' affedio a Grado sbarcando fopra quel lido . Ma 
due giorni dopo furono fugati dall'armata raccolta nell'altre ifo- 
le , e corfa prefta mente al foccorfo ., Tante moieftie avevano per» 
ciò ridotta la Città in cattivo fiato , quanto verfo il 992. Pie- 
tro Grfeolo IL il Grande la fece rifabbricare di pianta , ( 3 ) 
munendola di nuove muraglie % e vicino alla Torre Occidentale 
innalzando un Palagio per propria dimora . Anche tutte le 
Cliiefe egli rifiatilo e rimife in buon ellere . Ma 1' anno 10 j 8. 
ellendovi molta difeordia tra gli Infulari, i quali avevano efpul- 
lo in efilio il Doge Ottone Orfeolo con il Patriarca Orfo fuo fra- 
tello , Peppone Patriarca di Aquile; a uomo vano , e inquieto 5 
nemico degli Infulari , fingendo di provvedere ad una Chiefa dice- 
va egli vedova rimana entrò in Grado , e vi pofe prefidio . A 

tal 

(1) Monumenta Aquil. e. ?6. (j) V et tifiate ex maxi ma parte con* 

( 2 ) l^uilus quìlibet de fidelibus fumpta . ... ab ipjo j un damine uf- 

noflris de fubfcriptis T^avibus qua- que ad propugnaculum jummitatem 

Suor Fortunati Tatriarcba Gradens, munìtijjtme renovavit , Domumque fi- 

ullum Telloneum exigere liceat .... bi in Occidentalem Turrim <edijìca„ 

uhxeumque in Regno noiìro Cbri/hpro- re fecit : parietes edam feu Ecckfta» 

phio negetiando per utilitatem S.F.c- rum iaquearia ec. 

e/ejia Gradens . Code* . Tarvif. Mi>S.. Sagorn.. 



Parte Terza. 175 

tal nuova fi acquietarono le difìenfioni , e furono richiamati 
li due Fratelli , che fubito marciarono a Grado facilmente da 
elio {cacciandone la guarnigione nemica . Peppone foccorib dall' 
Imperatore Corrado continuò nondimeno a dare cento moleftie 
a queir Efluario , e pochi anni dopo prevalendoli delle mifere 
circollanze nelle quali fi trovava la Sede Romana , carpì a Be- 
nedetto IX. un Decreto che a (fogge tt^i va Grado al Patriarca Aqui- 
lejefe , e poi d' improvvifo forprefe* quella Città profanando le 
Chiefe, faccheggiando le Caie , infunando iioMonallerj , e gli 
abitanti , in fine rmovando le barbarie degli antichi depredatori 
della Venezia . Il Doge Ottone Orfeolo aveva di nuovo riftaurata 
alla meglio quella Città dopo la prima invafione , e falle Porte 
avea fatto {colpire quelli rozzi verfi : 

Has Porta* jujjìt 06lo Dupc neviere ferro 
Pondere pr sferri , capiat Jtbi premici Regni» 
Ma «Ha rimafe troppo rovinata in quella feconda forprefa efe? 
con vive efpreffioni viene deferitta dalli vecchi Storici . Gli In- 
fulari procurarono vendicarfi di tante offefe , e nel 1043. il Do- 
ge Contarmi di nuovo fece rifabbricar Grado , ma che però 
non riforfe mai più come prima . V odio però così fortemente 
tra i Veneti , e li Patriarchi Aquilejefi fi accrebbe che una pro- 
va ancora ne rimane nella cerimonia del Giovedì Graffo iftituita 
nel 1163. quando Ulrico Patriarca di Aquileja invafe nuovamen- 
te con grolle fquadre V itola, di Grado ; ma elTendo colà accori! 
i Veneziani, le truppe di quello furono malamente battute , ed 
egli con molti Canonici , e Nobili fuoi Feudatari fu fatto pri- 
gione , e condotto nelle carceri di Venezia . ( 1 ) Se volle ufeir- 
ne dovette obbligare ad inviare ogn' anno dodici Porci graffi , e 
dodici groffi Pani al Comune Veneziano , il quale feguendo il 
genio di que 5 fecoli , legge fece che i Porci con un Toro follerò 
in tal giorno decapitati in Piazza a perpetua memoria dell' otte- 
nuta vittoria. Finalmente quelle difeordie quelle furono chefpia- 
narono alli Veneziani la iìrada per entrare nel Friuli , e toglier- 
lo per fempre alli Patriarchi Aquilejefi . La decadenza però di 
Grado andò fempre più aumentando, maltrattato anche nel 1380, 
dalli Gtnovefi , di modo tale che non vi risedevano più né me- 
no gli fteffi Patriarchi (2) llabiliti ancor elfi in Venezia , dove 
da immemorabil tempo poffedevano alcune Chiefe neir ifole di 
Rialto, di Luprio, e di Gemini, e finalmente quella Città con F 
Eftuario proffimo fi riduffe quafi fpopolata , e foiinga . * 

Il Lido dove ella fi trova fi ellende parecchie miglia , e quan- 
do ella fioriva doveva avere molta abitazione , ed effere affai 

col- 

(1 ) V. Dand. & Monacis. (2) V. Flam. Cor. de Eccel. Vene*. 



i7 6 Saggio fopra i Veneti Primi. 

coltivato . Quell'amico Tempio di Beleno che il Dandolo dice 

elTere flato dedicato a S. Pietro , ( i) non so fé fofle nella pie- 

r ciola ifola ora chiamata S. Pietro d' Orio , vicina al Porto di 

m * cr *'&x2diO . Que' lidi poi che futfeguono a quello dove rimane la 

Lofwc Città, furono pure una volta adorni diChiefe, e Gafe , ed Orta- 
glie , e Selve contenevano . L' antico noflro Storico Savina ii 

Lupanko, nomina, per ordine , ma anche il nome in prefente mutarono in 
^arte . C'era il Lido à* Amfora , e quello di Lofio, il Lupanico 5 

Bifamo. ^ CQS ^ detto peJgLaipi che efiftevano in una Selva fu di effo for- 

B CI' che rnata ' un ^ tro chiamato Bifamo , ed un altro Bafilkbe per due 
"Chiefe fabbricatevi fopra . Sette aperture o Porti danno 1' acqua 

Barbanìa.àeì mare a quefta Laguna , nella quale al di dentro v' erano 
pure alcune ifole, una volta rinomate, e popolate, come Barba- 

Centena- n i a ? Barbana , Centenaria , Mojfone , e Morgo . Sopra la pri- 
r:a ' ma ci fu un'Abbazia confiderabile un tempo , ed ora è ridotta 

Uff ne a -coltura:. Sopra Maflone al tempo del Giuftiniano (3) efifleva an« 
* cora una Torre afTai alta, e fopra tutte in fine eravi dell' abita- 

Mor&o, to molto una volta. Già le mine di fabbriche che fi veggono 
iparfe per li paludi fanno trillo ricordo dell' antico flato di que- 
lla Laguna , che può aver patito anche molte alterazioni per cau- 
ja del Lifon-zo , Tagìiamento , Alfa , Stella , ed altri fiumi che 
vi fi fcaricano o da lato , o nel mezzo . Gli antichi Dogi trae- 
vano molte rendite da eita di uccellagioni , e di peice , e dì 
jcaglio di felve , e d' altre cofe . Non mi diffondo però maggior- 
mente per non allungarmi di vantaggio, avendo voluto folo accen- 
nare alcuna cofa , perchè fi veda che in antico non fu diferta 
neppure quefta parte dell'antica Venezia marittima. 

htbìont. All'occidente della Laguna Gradenfe trovanfi vaili inculti ter- 
reni , per i quali corre e volteggia il rapido Tagìiamento . Non 
lungi dalla foce di queflo , e fette miglia poco più lotto alla 
Tifana fappiamo dalla Cronaca Sagornina , che un' altra Città 
avevano fabbricata li Veneti Secondi , ii cui nome era Bilione , 
ma tanto decaduta in progrefTo , che di ella fi era già perduta 
ogni memoria finché la Cronaca mentovata non vide la luce ne' 
moderni tempi . Qiiefli già nomina per ordine di porzione Y ifole 
cinte principali della Venezia feconda , cominciando da Grado , 
fino alle foci del Pò, e dopo Grado , feconda i/ola ella dice è 
Bilione . Ma ficcome ogni memoria era perduta di tal luogo , 

co- 

(O Quondam Tempìum Vagano- to Bufìo ec. el quinto Lupagno a 

rum in Ino/e contìguo m honorem ec. refpetto de* molti Lovi ce. el lido 

Dani. Bifamo dove una felva fé vede ec» 

(2) El primo lido detto Amfora Savina. MSS. 

dove una Chiefa ec. il fecondo dei- (3) GiufK Bernard. 1. 11. 



Parte Terza 



a.77 



•cosi dopo k pubblicazione del Sagomino alcuno con errore 
credette che ella folle la Torre delle Bebbe , picciolo Forte ben. 
lontano da quefti fiti , e fabbricato dagli Infulari , di là da 
Brondolo , e vicino alla foce dell' Adige . : L' Autore antico che 
nomina l' ifole tutte ordinatamente , (i) fenza ragione in tal 
cafo avrebbe fatto un falto alquanto ftrano togliendoli da Gra~ 
do per andare di lotto a Chioggia 3 e fino all'Adige, e poi ri- 
tornare di nuovo indietro a Grado , per descrivere ordinatamen- 
te , e fenza più lafciare la dritta via , ogn J itola dopo quefto fi- 
tuata fino a Brondolo . Ebbero dunque ragione quelli che cre- 
dettero codefto Bibione non eller lontano da Grado , ed io pof- 
fo aggiungere altra prova di uno fquarcio di lettera comunicata* 
mi dall' erudito , e gentile Sig. Abb. D. Giacomo Morelli de» 
*no Bibliotecario della Pubblica Libreria di 5. Marco, feruta an- 
ni fono da cert'uno al celebre Appoftolo Zeno . In quefta oltre 
il vedere che egli pure avea fatta alcuna ricerca fopra la detta 
vecchia ifote , fi apprende poi , che tra Grado , e Caorle ella 
fi flava , dicìotto miglia lontana dall' uno , e dall' altro , alla 
metà perciò del viaggio tra quefte due ifole proffima al rapace 
Tagliamento , e quattro miglia circa lungi dal mare , dove an- 
cora ella efifte col nome di Bevazzarla , che molta fomiglianza tie- 
ne con l'antico di Bibione, (2) alterato ancor effo come già quel- 
lo di Equilio in Cavallino . Ella è circondata da paludi , e con- 
tiene una ventina diCafe con una Chiefa dove fi venera urflm* 
rnagine affai antica di N. Donna . Chi faceffe ricerca per que' 
paludi feoprir potrebbe alcuna cofa di più , e meglio fé frugar fi 
voleffe negli Archivj di Grado , e di Caorle , o ne' polverofi e 
inoffervati Codici che in tanti altri luoghi efiftono . Potrebbe 
^uefl'ifola edere flata popolata dalli abitanti di Concordia, dal- 
Tomo II. Z. le 

( 1 ) Trima ìllarum Gradus dici» zana , tra Grado e Caorle 3 lontana 

tur .... fecunda Bìbìones namque dicìotto miglia da Grado , ed altret» 

nomìnatur .... Tenia Caprulas . . . tanti da Caorle . *Al preferite vi fo» 

Ouarta Heraclia-na Quinta no in detta i/o/a da venti Cafe ed 

Zquilius .... Senta Torcelhs . . ., una Chiefuo?a , dote fi venera un* an~ 

Septima Morianis .... Ottava Hi» tica immagine miracolosa della jg. ^. 

voaltus .... "ì^ona Methamaucus .... L antico nome Bìbìones 3 e l % odierna 

Decima Tupilia . , . . Undecima Mi» di Bevazzana ben vede V. S. farci 

nor Clugies .... Duodecima Clugtes anche col rapporto intendere effer el~ 

Mahr ec. I* Infoia indicata . Lettera del Ca- 

Sazorti. nonico Nicol' Antonio Licini diTor- 

(2") Sappia che per detto de' pra» cello ad Ap. Zeno. 5. LugKo 1749» 

tlci de* luoghi mi vien notificato che Efifte quella Lettera nel' e carte del 

prejfo il Torrente Tagliamento tra Zeno conferva:e dalli PP. Domeni* 

paludi, lontana dal Mare quattro mi- cani Oflervanti pofòditori delia Li- 

flia alvi rifola detta oggidì Bevaz- breria dello He fio. 



17S Saggio fopm i Veneti Primi* 

le rovine della quale iella lontana verfo il Sud-Bll circa iodici 
miglia; ma forfè più probabilmente dagli A qui le jefi popolatori del* 
lo Stagno Gradenfe, al quale ella è aliai vicina , di là dal Ta- 
gliamento verfo la Valle Pantana , e il Porto di Ugnano . Of- 
fertali do poi che il Sagomino la nomina tra le principali ( dico 
principali poiché egli dodeci folamente ne conta tacendo molt' al- 
tre che pur fappiamo ellere ilate affai ragguardevoli una volta 
nella Venezia Marittima ) mi fa credere che ella folle affai abi- 
tata un tempo, cioè primadel mille, e quando fiorivano gli Sta- 
gni Gradenfe 3 e Caprulano . Egli è certo che numerofe dovevano ef- 
fere le genti in quella fettentrional parte della Venezia maritti- 
ma , fé in effa la popolofa Aquileja , e tutta la vicina Provin- 
cia inviò a ricovero li fuoi abitatori « Il tempo, e il modo del- 
la fu a decadenza però lo ignoriamo, ma forfè efpofta troppo al- 
le velTazioni de 5 Longobardi , Franchi , e Sudditi del Patriarca 
Aquilcjefe tutti abitatori del vicino paefe e nemici collanti degl* 
Infulari , ella fu a poco a poco vuotata da quelli che vi llava- 
no , altrove palla ti a llabiliril . Anche il torbido fiume che cor- 
rea vicino a Bibione., potè atterrare Tacque che la circondavano, 
e perciò renderne 1' aere grave e malfano . Comunque Ila vedia- 
mo che nelli primordi delli Veneziani anche quel tratto pollo di 
fotto alla Tifana , e comprefo tra 1' Eftuario di Grado e quello 
di Caorle ^ aveva abitazioni , e ciò ferva per conferma di quan- 
to ho detto più volte, che la Venezia marittima, o Ila le Lagu- 
ne , un tempo fu ben diverfa da quella che ora 6 moilra , veri- 
tà che andando innanzi li farà fempre più manifella . Non so fé 
credere fi poteiTe che là dove Bebienfes trovanti nominati negl* 
antichi Patti , e Convenzioni tra gli eileri Principi , e gli In- 
fulari corfi , s' intenda parlare degli abitanti di Bibione , e 
non di quelli di Bebbe , che non fi ha memoria foiTe luo. 
go di molta confiderà zione negli antichi tempi , non altro fer- 
vendo in allora , che a difefa degli auflrali confini della Vene- 
zia Nuova . 
Caoì/e. l q fl- a g no fecondo che fi può chiamare di mezzo , è quello di 
Caprnla detto poi Caorle , e Cavorle quando il diede bando alla 
Latina favella . Dopo Bibione verfo Occidente paludi fluviatili , 
incolte e baile campagne , Selve , e Valli s' incontrano , entro 
alle quali corrono il Tagliamento , il Lemene , e la Livenza , 
che grandi alterazioni polTono aver caufate in quello fpazio , che 
difgiunge la Laguna di Caorle da quella di Grado . 11 Capru- 
lcnfe lago può clTere circa a nove miglia lungo , e largo cinque 
nella fua maggior ellenilone , per quattro Porti entrando l'Adria- 
tico a innondarlo , che dividono varj lidi , o fpiagge , fopra una 
delle quali gli antichi Concordienfi corfero a falvarfi prima dal- 
la 



Parte Terza * typ 

fa rabbia di Àtil'a , CO poi da quella de' Longobardi' , (2) in- 
ficine con l'altra gente che il vicino paefe abitava . Difìi altro, 
ve (3) che molti Dati abbiamo onde credere che anche ne* gior- 
ni di Roma quelli lidi a Concordia {oggetti ,. come diceva il 
Dandolo ,. fodero abitati , e che forfè fervivano di rada o feak 
jkì marittimo traffico della fuddetta , come quelli di Grado ad 
Aquileja . Caorle popolato dagl 5 Efuli accrebbe l'abitato , e nel 
598. fecondo alcuni ebbe il fuo Vefcovo al tempo de! Magno 
Gregorio quando lo Sci fra a agitava- la terre fi re Venezia . (4) 
Per più fecoli fi mantenne in fiore, ma nel 840. circa fu prefa w 
e faccheggiata dagli Slavi che penetrarono in quefia parte della 
Venezia ( 5 ) dopo che gli In futa ri nel burrafeofo feno del Qtiar- 
naro avevano fofferto una rotta dalli Saracini , e perciò io credo 
che fi preva Ietterò della circofianza . Ella però fi rfmife , ma fé 
badiamo al Monacis nel 116*3. li Trevigiani uniti con V Vinco 
Patriarca di Aquileja entrarono nelle Lagune di Caorle per fac- 
cheggiatle , tentando anche la Città fletta , ma però prefi ed uc~ 
cifi ri ma fero quafi tutti non fapendo regolar fi , né combattere ira 
mezzo all'acque. (6) Nel 1380. ebbe poi maggior danno, poiché 
i Genovefi la incendiarono, e diflruttero quafi intieramente . Ri- 
forfè ancora , ma languente fempre ri ma fé , e benché con fervi 
tuttavia il proprio Vefcovo 5 e Pretore, pure poche centinaia di 
perfone conta , e fa poca figura . Egli è probabile ch& fino da 
quando minacciavano malamente i Franchi tutta la Venezia nuo- 
va , cominciattero a fpopolarfi anche quelle Lagune , per ridurli 
gli abitatori nella Terza , cioè in quella di Rialto , o di Vene- 
zia , dov' erano più ficuri • Neil' acque di Caorle fi dice , che 
nell' ottavo Secolo ricuperattero gì* Infoiar! le loro Donne ruba- 
te dalli Pirati Iftrianl . Anche il mare, come nell'antico Mala- 
mocco , fece forfè del danno notabile a Caorle f poiché la Lagu- 
na fu a fi (tende da Occidente in Oriente , e tiene il Mare da 

Z 2 Mez- 

( 1 ) Tarvu/os fuos (Concordienfes) fan quamplurimos f^obiles . . . . va- 
ad litui Mar'ts fua jturifdiclionis con* fiatìs eorum Oppidìs .... in Ma 
tiguum miferunt , ibìque Urbem con- quoque con?re(fione capiuntuf necan- 
ftruentes a litorìs nomine Caprulas ec. turque quamplurimi Tarvìjìni 



• • • • 



Dand. qui bo/ìili venerane furore ad depo- 
ni) Tenia vero Caprulas vocitant > pulandas Caprulas , fan ver fi in fuga 
ad quem Concordienfis Epifcopus .. . . aquarum femitas nefeientes in ma- 
babiiari difpofuit Langobardorum ec* nus fenetìcorum inciderant . FiEio- 
Sagorn. res .... Vatriarcham cum fere fé» 
(;) Vedi Tomo primo. ptingentis t{obthbus traxemnt in car- 

(4) V. Flam. Eccl. Venet. cerìbus .... hberentur .... quod 

(5) V. Sagorn. & Dand. dent omni anno .... Torcos Xll 

(6) Dux potentem navalem mìjit totidemque panibus unius fextarii ec* 
exercitum . ,.. cepìtque Vatriarcham Laurent* de Monacis p. $$. 



xScv Saggio fopra I' Veneti" Primiv 

Mezzogiorno • Ella è perciò- polla alla dirittura de* venti Aurora- 
li che dominano tanto fpeifo iìGoìfo, perciò le intumefeenze fof- 
fre del medefimo , e il battere continuo e fòrte dell' onde nel fuo 
lido .. Veggonlì certo degli avanzi ài fabbriche vecchi© coperte 
dall'acqua , e diflaccate dal littorale r e fi può anche offervare , 
che le torbide del Tagl lamento , che rimane air Eli , e sbocca 
fei miglia circa lontano dalla Laguna Gaprulenfe tendono verfo 
il Sud-Eft allontanandoti da quella r e non danneggiandola a 
motivo appunto del mare Tempre verfo efìa diretta . Ù aria pu- 
re fi fece insalubre a Caorle r forfè per le operazioni praticate fo- 
pra li fiumi vicini ,, che pofTcno aver alterata perciò l'antica coa- 
dizione de' luoghi ./Efiftevano alcune Torri di groffi macigni for- 
mate, ed alcune groffe muraglie antiche in quella- Città un tem^ 
pò, ma come dico il Mare vi rode troppo fpinto dallo Scirocco , 
e forfè più non fuiMerebbe Caorle fenza i ripari 3 che vi fi fan- 
no di continuo „• 

Nonfolo eravi in antico maggior abitato fopra la fpiaggia di 
Caorle , ma anche nelli vicini lidi eravi coltivazione e gente , 
cofa che vedo rimarcata anche da antica Cronaca ne! fecolo ter- 
zodecimo (i) 3 la quale nota ancora che Maffar'w cioè rufliche 
Cafe ivi efiflevano 3 e Selve le quali davano molte rendite alli 
Dogi 3 ficchè quel!' ifole e quegli flagni erano tutti a coltura una 
volta, e non diferti come al prefente . Anche* il Sabellico rimar- 
cava che a' giorni fuoi molte mine vedevanfì fparfe per le Lagune 
di Caorle 5 avanzi della paffata fortuna , (2) come verfo Alterne?, 
ed altrove .Se confultarfìmo le vecchie carte a que' luoghi atti* 
nenti più cognizione potreflimo avere dell' efTere antico delti me- 
defimi . Io non ne parlo che alla sfuggita- , e iolo per dire qual- 
che cola dell' antica Venezia in tutta la fua eftenfione. Avevano 
gli antichi Caprulani dovere di fomminiflrare al Palagio Ducale 
il pefee delle Lagune loro che è favoritismo 5 e la mentovata 
Cronaca volgare racconta che dì tratto in tratto folevano li Do- 
gi andare alla vifìta di Caorle , in tale occafìone Maitre ifole te- 
nute effendo ad accompagnare il Principe con molti navigli piat- 
ii , Pmte da noi ora dette . 
Eraclea f Un largo tratto di indecifo paèfe , rnezzo afciutto cioè e' 
mezzo impaludato , divide , e fepara lo Stagno Caprulenfe dal 
terzo ed ultimo di Venezia ora detto • La Livenza da un lato. 
Ja Piave rapace dall'altro, lo rinterrano, ed altri fiumi minori -, 
e canali , e paludi , ed acque torpide lo deturpano in prefente, 

e lo 

( 1 ) Calorie & Grado gtandì de terUm adìficìorum circumjeBìsfla^nìs y 
zente i? de poflanzu. perfpicuum v.eterìs fortuna argumen. 

(2) yìjumur pajjìm veflì^ìa ve' i/o/;, babeli. 1, 5. 



Parte- Terza, jt$& 

.ciò rendono folitario , ed infermo. Egli può eitenderii cir- 
ca- a tredici miglia , tale diftanza pretto poco eiTendovi tràcia 
Capnilenfe Laguna , e il primo cominciare della noftra al nao^ 
vo Taglio del Sile . Ma così folingo egli non era una voltay poi- 
ché in eflb efifteva una- delle più celebri Città degli Infulari y 
Città da e (fi- follevata al grado di Capitale di tutta la Nuova 
Venezia . Gli efuli Opitergini 5 e di tutta la Provincia fuperio- 
re , detta poi Trivigiana , furono li fuoi fondatori , quando 
Eraclio regnava in Oriente , in venerazione dei quale vollero per- 
ciò chiamarla Eraclea ( j ) . Io però quafi fofpetto che ben pr;« 
ma ave(Te cominciato il concorfo de' popoli in quel luogo , e 1* 
adunanza di gente vi fi folTe formata fina da quando le incur- 
fioni Gotiche e Scitiche nel terzo fecolo cominciarono a mole- 
fi a re la Venezia ** Certo chi non ammette replicate emigrazio- 
ni , andate, e ritorni -, daìk prime barbariche oftilità fino air 
ultime moleftie- caufate dalli Longobardi 3 non potrà mai veder 
chiaro nell'antica noftra Storiale per quefto ■ parvenu necetTario 
il diftinguere due Epoche più fopra parlando delli noftri antichi 
E di fatto negli antichi Cronologi Veneziani fpefiìGTmio s' incon- 
trano trafpofizioni , ed errori ne' fatti, e nell'epoche , e mefco* 
late infieme le cofe fegnite nelle prime rnvafioni , con quelle 
fuccedute nell'ultime . La medefima Cronaca Sagornina dicendo, 
che prima lo ilefTo Eraclio aveva fabbricata ( 2 ) in quefti luo- 
ghi una grande Città 5 rinnovata poi più picciola dalli Venezia» 
ni, pare che dia quafi indizio dell'anteriore abitato dalli medefi- 
mi j anteriore io dico a quel tempo nei- quale fi vuole affatto 
diftrutto Oderzo dalli Longobardi cioè nel 635» o 641. fecondo 
altri, benché però la cofa raccontata dalla Cronaca non fi polla 
provare , e non regga alia Storia . (a) In altre vecchie inedi- 
te Cronache ledi alcuna volta, che gii abitatori di Feltre 5 Bellu- 
no, e della montuofa Venezia Terreftre , ( non lontana dal fi- 
to del' quale ora fi amò dkiì'o a parlare > accorfero in elTo net 
le antiche guerre de' Barbari^ e vi fabbricarono Eraclea ed Equi» 
lio . Vedemmo già dal compendio Storico de' Veneti che intor- 
no al 548. mentre i Goti fi battevano con i Greci per il poffef- 
fo ddl' Italia j fceferoimprovvifii Franchi nella Venezia , ed oc- 

cu- 

(j) Opiterpum Óppidum inf&flum rat magnopers ccfiftrufla' 3 is> vetu* 

àmipavit ac diruit . Tunc Magniti fiate confumpta illam compofueruj&S 

Epìfcopus ad Inora perveniens Civi- parvam fonetici . To/ìquam vero 0» 

tòtem conftruxìt , quam [uh Impera- pìtergina Civitas a hhoèarig Reg& 

torì's nomine ec. capta ec. Sagomi 

Dand. (a) Cioè la fondazione d'una Cit- 

(2) Quarta quidem Infitta in qua tà rn quel luogo fatta prima da £~ 

dudum ab Imp* Heraclìo Civitas fue* rad io v 



iSz Saggio fopra I Veneti Primi» 

Piparono appunto la monfucfa , ed alfa parte di queda . Chi 
sa pertanto che in tale occafione gli abitatori delle Città Monta- 
ne per fuggire il giogo de* Franchi ,, che certo non era lieve 5 
ed i guai di quella funeiìa guerra che desolava tutta la Venezia, 
non correderò in quefto tratto della marittima , non lontano ,. e 
fìcuro-, perchè difefo da molti fiumi , ed acque , e dove già 
forfè anche prima degli Opitergini fi era raccolta altra gente 
di quella provincia , cioè nelle anteriori {correrie di Alarico , 
Radagaifo y e più ancora di Aula un fecolo innanzi fuccedute e 
Qtiando por ottanta fette anni circa dopo , i Longobardi efpulfe- 
ro- affatto dalla terreiìre Venezia i Greci , e di (trufferà Oderzo , 
allora gli abitatori di quefto infieme con il Vefcovo loro rico- 
vraronfi in epe Mi medellmi luoghi , e ne aumentarono' la popo- 
lazione In efli già fidata da molto tempo , fabbricandovi la Cit- 
tà fuddetta , a cui diedero il nome del regnante Imperatore , o 
per dir meglio ampliandola forfè , e dopo dandole il nome fud- 
detto . (a) II Muratori però non vuole accordare che net 635. 
ila avvenuta la mina d' Oderzo , ma aliai più tardi egli penfa 
allogare un tal fatto y cioè quando Grimoaldo regnava fopra i 
Longobardi , né più Eraclio era ai Mondo ,. ne il figliuolo di 
quefto, Eraclio pur detto, che regnò dopo per breve tempo. (1) 
Pare per altro che non fiano convincenti le fue ragioni per rifui- 
tare il detto del Dandolo , e dell' antico Sagomino che fcriveva 
prima del mille , Grimoaldo è vero che di nuovo 32. anni' dopo 
effendofi alquanto rimeiTo Oderzo fotto il governo Longobardo lo 
volle abbattere , come notò anche il Dandolo , dividendone fino 
il territorio , ed allora appunto Eraclea fi trovò così piena di 
nuovo popolo y che dovette inviare una Colonia a ilabilirfi più 
verfo mezzogiorno fette miglia , la quale Eqiiìlio e Giefolo anche 
fu detta , ed ebbe poi moka a contendere con la Madre come 
vedremo a fuo luogo * 

Nel V. kcolo tanta riputazione godeva Eraclea pretto gli In- 
fulari che in ella radunarono le Diete, o Conventi generali del- 
la Nazione, ed un Era deano elefle ro per Doge primiero, cioè Pao- 
luccio Anafejio , e ciò nel 695. come fi crede comunemente. Fif- 
fata perciò in quefta Città la Sede del Principe ella crebbe fem- 
pre più in fplendore 5 avendovi rifieduto anche li iuoi fuccelTori 
Marcello T e galli ano ^ ed Orfo , tutti due Eracleani « Secondo al- 
cune Cronache quefto Doge diede principio alle difeordie con li 

vi- 

(a) Quefta mia conghiettura di con altre oiTerVazioni fé qui fotte 

voler donare la fondazion prima di il luogo. 
Eraclea alle montane genti delia Ve- ( 1) Ann* d' Ita!. T. 4. 
Jiezia , .fi potrebbe rafforzare anche 



Parte Terza ♦ 1S3 

micini Equilani ., difcordie che fconvolfero tutta la Nazione , e 
fecero perdere gl'occhi e la vita ancora come fembra dire ( i ) il 
Sagomino al Doge ifteflb , dopo il quale più Dogi non vollero 
gli Ifolani , ma crearono nuova Magiftratura , cioè li Maeflri de' 
Soldati , Afagiflri Milìtum , che era annuale, ed era militare 3 e 
civile infieme, nemmeno più volendo la Tribunizia , che per tant* 
anni innanzi alli Dogi aveano ufata . Cinque foli però furono 
quefìi Militi uno dopo l'altro fucceduti, tra i quali anche un fi- 
glio dell' uccifo Orfo Doge , e tutti pare che rifiedeflero in Era' 
elea , almeno ftando alle brevi parole che trovanfi fcritte nel Sa- 
gomino , e nel Dandolo fopra tal cofa (2). La difeordia però 
agitava fempre gli inquieti Infulari , e governandoli l'ultimo Mae- 
ftro delli Soldati Giovanni Fabriaco crebbe così il difordine , che 
dovette egli pure lafciarvi gì' occhi fecondo la moda di allora , 
e l'inftabil gente volle di nuovo avere un Doge nella perfona dì 
Deodato figliuolo appunto del trucidato Doge Orfo , forfè creden- 
do dare così un compenfo allo ftefTo per la tragedia contro il 
Padre ufata . Quefti benché Eracleano , o difguftato di vivere 
in quella Città dove il Genitore avea lafciata la vita, o forzata 
dalla Nazione , lafciò Eraclea , e trafportò la Stàt in Malamoc- 
co . Egli rinovò con i Longobardi il confine dell' agro Eracleano 
già ftabilito dal primo Doge Anafefio con il Rè Liutprando , con- 
fine tirato tra la Piave maggiore , ed un ramo della medefima 
detto la Plavigella (3) . Perdette così quefta Città il pregio dì 
Capitale , ma tanto 5 e tanto fi mantenne in vigore ad onta 
delle continue brighe che avea con Equilio o per confini , o per 
altra caufa , contefe che di quando in quando Scoppiavano in ap- 
pena guerra , che in fine portò mina grande all'una e all'altra 
Città . Deodato lafciovvi gì' occhi ancor egli per tradimento di 
Galla Gaulo , il quale ifteiTamente fu acciecato , e lafciò il Tro- 
no a Domenico Menegario ; al quale per evitare , dice il Monacis , 
Tinfolenza delli Dogi antecedenti, (4) furono alTegnati due com- 
pagni 5 con il titolo di Tribuni . Il Sagomino però ne incolpa 1* 
incoftanza della Nazione , che inquietata dalle civili moleftie, non 
fapeva qual fiftema prendere , ed a qual forma di Governo aflog- 

ger- 

( I ) Vrfont interferì Ducìs. Id. inflìtuit , ìdefi a Tlavi majorì jecun- 

(2) Vid. Sagomin. Cronica Dand. dum quod defignata loca dijeernun- 

( 5 ) Taulitio .... cum Liutpran- tur ufque ad Vlavifeìlam . Sagorn. 

do inconvulfó pacis vìnculum confiti Deodatus anno 74$ cum *A- 

mavit. JLpud quem paci? fìatuta qu£ ftuipbus Rex confirmavit fines Hera- 

nunc inter Vengtkorum & Langobar- citò. . 

dorum populum manent ìmpetravit . Laurent, de Monacis. 

Ttnes etiam Civhatis T^ova qu<e ha* (4) Oh infoi* ntiam prhrum Dx* 

ilenus poflìdentur Veneticis e um . Id. 



1 84 Saggio -ibpra i Veneti Primi. 

♦gettarli . ( j ) Dobbiamo immaginarci che la Società degli Inftt- 
lari era un ccmpofto di tante Società feparate, i fola te, e da di- 
verfa origine provenienti , che -probabilmente fi confederavano al- 
meno uguali una all'altra, fé non fuperiori alle volte ; e di fat- 
ato polliamo enervare nelle Convenzioni antiche , e nelli Patti 
itahiliti con gl'Imperatori , nominarli fempre ad. una ad una le 
Popolazioni degli Eiìuarj , e trattare con tutte infieme , e tutte 
infìeme confiderarfi come cofìituenti il Corpo della Nazione , e 
indipendenti però una dall'altra .Ora era più che hello che in- 
vidia e difeordia fi fufcitaiTe tra T ifole divede, e non tutte egua- 
li in, forze, e popolazione , per cui fi può credere , che le mag- 
giori cerca itero ingojare le minori , e quelle o fi umilerò a dife- 
fa contro quelle, o veniiTero protette dall'altre non per carità , 
ma per timore dell'altrui ingrandimento . Monegario perdette an- 
ch' elfo il Ducato , e quel che è peggio anche gl'occhi , e nuo- 
vamente urt^Erackano fu eletto verfo il 764. cioè Maurizio che 
ebbe la forte di confervare il Ducato , e quel che è più anche 
j;!' occhi per trent' anni . Giovanni fuo figlio e Maurizio IL fuo 
JNipote Ai fuccedettero, i quali da Tiranni governando, opprefle- 
jo al formino la Nazione benché feroce , e infelloniti contro il 
Patriarca Graden fé lo balzarono da una Torre come accennai 
ancora , a viiìa del popolo, e delia armata. Allora quello comin- 
ciò a tumulture , e ,così malamente che li Tiranni Scapparono , 
T ed Obelerio da Malamocco ottenne il Dogado . Forfè gli Eraclea- 
ni vollero foilenere il partito delli Dogi loro Concittadini , e 
perciò gl'altri Insulari aiTalirono la loro Città , e la maltrattaro- 
no .adai (2). Intanto il faccendiere Fortunato Patriarca di Grado 
e fuccefTore dell' uccifo Giovanni , avea cominciato ad imbrazza» 
re la Nazione con li pofTenti , e intraprendenti Franchi , e que- 
lli forfè con il mezzo di quello fi avevano formato un partito tra 
,gli Infulari medefimi , mentre un altro flava per i Greci , e tur- 
li cozzavano infìeme , e fi diihirbavano a vicenda . Io credo > 
che li Veneziani allora quali fi trovaflero nelle ,circoftanze mede- 
lime in cui erano gli Svizzeri anni addietro . Popolo formavano 
quelli franco , guerriero , e fituato .cosi che difficilmente poteva 
ciTere offefo dagl'altri, e gì' altri poteva offendere ; popolo cir- 
condato da Nazioni fernpie inquiete , parte per ifpirito di con- 
quida , p?rte per neceiììtit di difefa ; Francefi perciò , ed Au- 
striaci , e Principi d' Italia facevano a gara per trarlo al proprio 

par- 

{i) Et ut mos vu/gi éfi mémquam Tribuno* duos ec» Sagom. 

'm eodem ftatu pev filiere , fed qua- (2) Hac etiam temperate Cìvhas 

dam Juperftitiofa flultitia alias atque nova , qu<e vocatur Herac 'liana , aV$- 

alias adìnvevtiones escogitare .... neticis deftrutht efl . Id. 



Parte Terza. 185 

partito , e per riufcirne tentavano ogni mezzo , e ben di fpeffo 
quello di formarli partito dentro le fiie Montagne, eccitandovi a 
tal oggetto frequenti tumulti . Così li Veneziani di que' tempi 
fìtuati in luoghi di difficile accedo, e in mezzo al li Franchi che 
volevano conquiftare , alli Greci , che temevano perdere f era- 
no diventati lo icopo degl 1 inganni politici di quelli , e di 
quelli , e la Corte di Aquifgrana , e quella di Bifanzio forfè 
per 1' Italia in quegl' anni non avevano oggetto così in-tereilan- 
te la loro politica quanto quello di quefle Lagune , e di quelli 
Infulari . 

Come però la parte più avveduta della Nazione fi teneva air 
taccata al Greco partito , di cui non poteva temere , e da cui ri* 
cevere poteva vantaggi non dubbj , e non pericolofi , così Pipi* 
no fdegnato affali la Venezia , e prefe Eraclea . Il Sagomino per 
verità afferifee che di nuovo gì* altri Infulari corfero fopra Era- 
clea, e la diedero alle fiamme, (i) poco dopo la prima aggref* 
fione eseguita fopra la medefima , e il Dandolo fletto riporta 
anch' egli, tal cofa : ma foggiunge poi che molt' altri fcrivevano 
che il fuoeo e la ruinà l'ebbe ella dalli Franchi , e a tal oppi- 
nione egli fi acquieta , e la fegue a preferenza dell'altra. Eraclea 
di fatto flava vicina aliai al Continente, e da non largo canale 
divifa da quello , come ofTervò anche il Gkifiiniano, ed il Mo- 
nacis ( autore quello del XII. fecolo ) (2), e perciò con facili* 
tà poteva edere affalita da terrefìre efercito # E fé Pipino prefs 
all'altra eflremità della Laguna le due Chioggie , e Pelefìrina * 
più facilmente ancora poteva prendere Eraclea , non difefa dal 
mare , e non protetta da largo Efluario . Lo Aedo Dandolo ri*, 
porta altra circoflanza , ed è, che il Rè d'Italia volle affa li re , 
e difìruggere quefta Città in ifprezzo , ed odio degli Infulari , 
perchè la ni (firn a parte delti Nobili dimorava in eJJ'a ; ( 3 ) cofa 9 
che forfè ci fa comprendere perchè gli Annali Franchi abbiano 
ferino che la Venezia all'oggetto Pipino, e fece fua , con errore 
certamente . Ma avendo egli dittante le due Capitali degli Infu- 
lari , cioè Eraclea e Malamocco , (a) perciò credettero poter 
dire i Francefi che avea affoggettati li medefimi * Anche il Mo* 
Tomo II. A a nacfc 

( 1 ) Eodem quoque tempore Civì- ( 3 ) Ut plurimi referunt .... Vu 

tas U^rac liana a VtMÙcts iterum pino .... bmc Vrbem in qua "Ho* 

fava/lata & igne combura eft . biltum Vemmum maxima pars de* 

Saeorn. gebat , abj&fio feeder e deftruxit . 

(2) T^o» pi o-cul a Continenti. Jaft. Dand. 

1. j. Trctbent /itera longitudine fua (a) L' opinione comune fa che 

fpeciem Continentis , & faeiliter bo* Malamocco puie fta flato diftruttai 

ftilibus patent ingrejy.bas . De Mona- dalli Francefi 3 ma non io le c|ò 

cis I.5. Y«"> C*" 



i26 faggio fopra i Veneti Primi. 

«nacis (.1) accorda la rovina di Eraclea all' empito dell! Franchi, 
e nulla meno polìbno aver ragione tutti , gV Infulari avendo- 
la duplicatamente .moleflata per invidia , e per effetto delle fata- 
li diilenfioni che gli agitavano , e poi li Fran.cefì terminata di 
rovinare nel 3jo. circa . La più parte delle Famiglie Nobili paf- 
farono allora ad abitare in Torcello, Malamocco , e Rialto , e 
il Dandolo ne annovera 50. -ed altra vecchia Cronaca 82. parti- 
le ella dice da .Eraclea per .timore de'.Franchi,; e fai numero. ben 
ci dà a conofccre che il (no flato era florido, ad onta delle con- 
tinue guerre in cui era involta con li vicini EquiJani . Rimafe 
perciò quafi difetta fino a tanto che Jngelo Partecìpazio Doge , 
die l'origine traeva anch'elio da quella Città , pochi anni dopo 
la fece rifabbricare di nuovo , ma più picciola dì quel che era 
prima , e mutandogli il nome chiamolla Città Nuova ( 2 ) . Nel 
'.864. circa, Qrfo Partecipazio I. fece nuovi ridami a Città Nova 
fabbricandovi un Palagio per fua dimora , (3) ma non pattaro- 
no quarantanni che quello fcbgurato luogo iù prefo , e incen- 
diato dagl' Ungari Tartari , eflendone però prima (cappati gli 
abitanti . Tanto e tanto fu rimerìa in piedi ., e verfo il 994. 
Pietro II. Orfeolo che anche Grado avea rillaurato, e fomma pre- 
mura avea perchè tutti i luoghi delia Venezia marittima ricupe- 
raflero F antico Indro, tornò ad abbellire Eraclea 3 o Città Nuo* 
va , fabbricandovi di nuovo un Palagio magnifico , ed una 
Cappella o Chiefa per ufo proprio (4) . Ma nulla meno l 5 aver 
perduto il pregio di Capitale già in Riaito irrevocabilmente ef- 
fendofì fidata la refidenza de* Principi da molto tempo , Y aver 
perdute .la più ,parte delle Fami-glie ricche , e Nobili altrove an- 
date a flabilirfi , le atterrazioni nel paefe vicino caufate dalli fiumi , 
a poco a poco fecero che tanto decadefle , che già prima del 1400. 
.era difa.bitata ^affatto , ,e di (trutta , per cui nel J440. il Pontefi- 
ce foppreffe ed eflinfe anche il fuo Vefcovato , (5) ed ora mal 
lìcure ne fono anche le fue rovine . 
Polliamo però credere che ella folle una volta in iftato tale, 

che 

(1) Tìpìnus . . . in Venetos cori' cupatcì efi. Dani. 
citatus per FortunatumTatriarcbam , ($) Vrfus .... apud CtVttatem 

piittit exercitum .... qui primo a 7<iovam tìeraclìamimT' 'a Ut itati ccjìrue- 

Septemtrìone facili impetu , ut aliquì re fecit. ftagorn. 
jeribunt > evertit Heraciiam . Lau- (4) ^Apud Civìtatem ce. • . . pr<e- 

rent. de Monac. ciarde imaginis Domum una cum Ca- 

( 2 ) ^Angelus . \ . . Heraclianam pella ipfo eodemque tempore compo- 

Ctvitatem, de qua progenitore s ec..., mre fecit . ld. 

in folitudinem redatta™ renovans, par- ( 5) Flam. Cornei. Ecclef. Vcnet. 

vam Civitatem conflruxit , qu<s am- T. VI. 
f modo vu/gariter Civita* J^Qva nun- 



Parte Terza. 187 

àie forfè la prima figura faceìTe tra 1' altre ifole dell' Eftuario , 
poiché il vecchio Marco Cornaro che viveva nel 1440. , e che 
aveva anche vedute le carte attinenti al foppreiTo Vescovato , co- 
me egli dice 3 aiììcura che le fue rovine erano molto oiTervabili 5 
e che ella conteneva numero grande di Chrefe . (1 ) OfTervo che 
anche il Saladino aveva cognizione degli avanzi di quella Città ; 
(2) e vecchio Anonimo Antere del XIII. fecolo lodando eoa 
iempiice itile Eraclea , dice che in ella 3 e nellf fuoi contorni 
abitai ù fcelta parte della Nazione 3 che popolati AG mi erano 

tutti que 3 lucrili una volta . (3) E per verità fé in Eraclea vol- 
lero griafdari fìabilire la refidenza del Principe , quando erano 
tranquilli ancora , e non difeordi ? egli è da prefumeriì che tale 
Citta facelìe in que' tempi la più onorata figura tra tutte l'altre 
della Nuova Venezia io credo che tal cofa fia derivata dalla 
Aia fu nazione . Ella non era polla in Laguna 5 e benché folle ■ 
circondata da non larghi canali , ed affai vicina a quella , ella 
avea intorno campagne coltivate ed afeiutte come vedremo : un 
tal foggiorno dovea perciò renderla amena 5 tanto più che flava 
in mezzo a due grò ili e veloci fiumi , perciò abitarvi dovea vo- 
lontieri la parte più' fcelta degli Infulàrr r che non fi riduffe r.eh 
centro dell' acque , e nelle picciole ifolette di Riaito le non che 
per forza e da neceffità coftretta , quando Riaito diventò' per li 
Veneziani lo ileilo afilo ciré lo fcoglio Tarpeo per li Romani al 
tempo de' Galli. In una palude acceilìbile folo in Eftate , al Sud 
della villa di Cengia verfo i Laghi d'i Ribaga , e in mezzo alli 
fiumicelii Graffijgo , e Flavone h feoprono in parte le informi J 
Aie rovine , in mezzo agli (lerpi ed alle canne . So che alcuna 
volta da quelle valli furono eftratti de' marmi , capitelli 3 corni- 
ci' 3 e Amili colè di pietra pregiata alle volte 5 e di lavoro an- 
cora non difprezzabiie . Forfè colà farebbe neceffario il rintrac* 
dare alcuna anticaglia per poter avere" un' idea dello flato in cui 
erano 1' Arti appreiTo gli antichi noflri . 

Più al mare vicino , e più verfo mezzodì fituato flava Equìlìo 
come dilli Colonia di Eraclea . Se badiamo al Dandolo , quarido tquìlh 
Grimoald Rè 4e' Longobardi nel 667. memore dell'' ucciiìone fe- 
guita ili Oderzo per tradimento Greco del proprio Padre 3 volle 

A a 2" di 

( 1 ) Et mafTìme per la Cita No- la fé vede dirupala ne' Cafamenti 

peilada (lecliana , nella qual e Giefìe , & circa mia vii. più in 

era infittite Giefie. Corn. MSS. 1442. qua giera polla la Cita de Jexulo 3 . 

(2) babad. D^pofiz. ali' Acque - la qual metteva cavo fovra el fm- 

MSS.' me Piave 3 la qual ancuo in dì fé 

(5) Cita Nova I* era pofta tra vede dirupada . Et qu«fìe dò Citar 

mezzo el fiume de Piave , & quel- era matTime & molto poputarae £ 

lo de l^venza , «love ancuo in dì Cronac. MbS. 14^6* 



i88 Saggio fopra i Veneti Frinii. 

di nuovo diilruggere quella Città benché foggetta a' Longobardi , 
e quafi diferta pel primo facco 5 e mina patita quando fu prefa 
da Rotano , allora nacque Equilio tra gli Infulari . Grimoald 
co«ne avvertono anche altri Storici non folo volle affatto rovinar 
Oderzo, ma l'Agro fuo volle anche togliere , e darlo alle Cit- 
tà vicine, Trevilo ec, per cui gli abitatori di fcflo grami ridot- 
ti fcapparono in tanto numero nella non difcolla Eraclea, che 
quella accoglierli non potendo inviolli lette miglia lungi a fon. 
dare un* altra Città . ( i ) Quelli erano in gra» parte Pallori , e 
Cullodi di numerofe truppe di Cavalli , perciò volontieri lì fer- 
marono in quel luogo , poiché lo videro ferace di pafcoli , e 
coperto da Selve . Se vorremmo riccordarci il già detto altrove, 
parlando di quello medelìmo paefe , e della fua condizione nelli 
tempi Romani quando Aitino non difcolìo fioriva , lì vedrà che 
in quello paefe pure potevano effe r vi li pafcoli delie antiche Greg- 
gi Alt-inati , e forfè anche una parte della Fetontea bofcaglia da 
Marziale mentovata . Equilio però dovette effere luogo di con- 
fiderazione, fa Sede Vefcovile fu polla in elio fino dalli più lon- 
tani tempi . Sono però perduti li monumenti di quella Chiefa , 
«per cui il Vefcovo più antico che ora lì conofca è certo Pietro 
che nel 864. fu eletto Giudice con altri dagli Infulari per puni- 
re gli uccifori del Doge Tradonko . 11 Sagomino nient' altro di- 
ce fé non che per Divina, autorità ebbero il proprio Pallore 
anche gli Equilani benché ad Eraclea follerò tanto vicini (2) . 
Equilio ebbe pure il nome di Giefulo o Jexulo ed Aefnk ì il per- 
chè io poi non so dirlo . Quelli due nomi caufarono confusone 
negli Storici noilri , (3) che alle volte due, luoghi dillinti , e 
*diverfi coniìderavano Equilio , e Gieiulo . Equilio per altro il 
nome fuo avea comunicato al proffimo lido marittimo , che Z/- 
do d' Equità lo vediamo fempre chiamato , dicendo il Dandolo 
die per li Cavalli numerofi che pafcevano fopra di elio ebbe tal 
nome infieme con la vicina Città . Ma vediamo pure da vecchio 
tempo darfi il nome di Porto di Giefuio all'antica foce della Pia- 
ve dove ora fi trova ufcire il Sile , e tal nome tutt' ora efiilere 
ad una valle vicina Lago di Ciefoto detta . Non fi potrebbe per- 
ciò 

( 1 ) Grimoald Opitergium diruti s dem nutriebanttir , poflea Epifcopa* 

i& ejus fines div'ìft . . . lncolarum tus ec. Dand. 

vero plurimi in Heraclìanam, Vrbem ( 2 ) Quinta Infatti Equilius nun- 

c,*m familiis pervenerunt . Cum vero cupatur , in qua dum populi illic ma* 

rncelis Civitas non [ufficerei , Taflo- nentes Ep/fcopatus fede carerent , aib- 

res Equorum & aliorum animalium cloritate Divina , novus Epifcopus 

ad Ltoralìa wnientes Equilium co- ibi ordinatus eft . Sagofn. Vid« Fla- 

iìruxerunt , vocatumque efi hoc nomi- min. Cornei, tom. <?. 
m a multi(udin& Eaiiorum , qui ibi* (3) V. Giuflinia.no e Sabellico. 



Pafte Terza* i£p 

ciò forfè credere che quando Equilio andò in decadenza per le 
difcordie l'offerte con Eraclea , e per il facco (offerto dagl' Un- 
ni , foffe dopo rifatto con il nome di Giefolo ? il perchè poi io 
dirlo certamente non pollo . Ebbe anche Eraclea la fleffa forte , 
e perciò non è forfè inverifimile una tal cofa . 

La caufa pure dell'odio, e della avverfione continua , e fiera 
tra quefte due Città non è ben chiara . Affidati al Dandolo fi 
crede comunemente che Equilio da Eraclea ripeta l'origine , ma 
veggo feri vere Autore anonimo, ma quanto il Dandolo vecchio, 
poiché non arriva Ja fua Cronaca alla mieta del J400. , che gli 
Afolani , ed altre genti di que' Colli furono li fondatori diGie- 
fulo . (1) Afolo della Terreflre Venezia fu Città antica non vi 
è dubbio , e decadde nelle barbariche invafioni come è noto . 
Siamo per verità troppo all' ofeuro de' fatti noftri antichi , e 
troppo per verità neceflario farebbe il rifondere per così dire tut- 
ta la vecchia Storia Veaeziana lino all'undecimo Secolo alme- 
no. Le cofe afferite dalle Cronache nofire non fi poflono pren- 
dere buonamente, ma non credo che fi abbiano né pure a riget- 
tare del tutto , a meno che per intiero non flano ripugnanti al- 
la Storia , ed al buon fenfo. Chi sa forfè vero in parte non Ila 
guanto afferifee quefta Cronaca volgare , affai diffufa , e della 
quale dovrò anche altra volta fare ricordo . Già vedemmo , che 
Eraclea medeflma forfè forfè dalle montane genti Venete , po- 
trebbe il primo principio ripetere, l'aumento poi dalli Opitergini ; 
e la fleffa cofa quafi potrebbe!! credere anche di Equilio prima 
dagli Afolani o vicini loro fondato, dopo da coloro accrefeiuto, 
che agrefte vita conducendo ne' campi di Oderzo, quefti da Gri- 
moaldo effendo flati affegnati , e divifì parte aCividale òqì Friu- 
li , parte a Ceneda, parte a Trevigi , (2) fi trovarono perciò 
coftretti a decampare e ricovrarfi nel comune afilo delle Lagu* 
ne . In tal guifa quefle due Città fi trovarono popolate da gen- 
te in qualche modo diverfa , e perciò facilmente potevano riguar- 
darfi con occhio d'invidia una con l'altra . Io però non preten- 
do foftenere per vera una tal origine degli Equilani , folo azzar- 
do una congettura , e niente più {a) . Se vogliamo afcoltare il 

Mo- 
CO EH edificò una belliflìma ter- (a) Sappiamo di certo che quan- 
ra e granda , & mefloli nome Efu- do i Greci avari tolfero a' Goti l'I- 
lo per amor de Afulo, & ebbe Ve- taìia, quefta e la Venezia terreflre 
feovo coi} gjande giuri fdizion , & in particolare fofTerfe lunghi e dan- 
ebbe grievi bataje con quelli de Re- nofi mali. Fu in allora che i Fran- 
cia, chi infidi fi prevallero delle difeor- 
(2) Tinesdivìftt inter proximas Cu die d'afdrédue li popoli fuddetti ed 
vìtates ec. accrebbero la miferia della Venezia 
Paoh Diac, terrelhe occupandone l'alta parte di 

efla, 



tpo Saggio fopra i Veneti Primi . 

Monacis pare che .fino dal tempo in cui fu eletto' il primo Do- 
ge in Eraclea 5 cominciafTe , o folte già cominciata la ruzza tra 
quelle due Città 3 poiché egli dice che Paoluccio Anafefìo tra V 
altre imprefe colla (uà virtù ali* ubbidienza riduile gli Equilani . 
( J ) Chi sa che non ifdegnafTero ubbidire ad una Città vicina ed 
emula , e chi sa pure che il male non provenifle dagli Eraclea* 
ni forfè alteri della preminenza che aveva il loro paefe full' altre , 
ifole per la condizione, di Capitale allora acquiftata y - e perchè 
conteneva numerò grande di nobili Famiglie .- A me fembra che 
.un qualche indizio dì tal- cofa lo abbiamo nel Dandolo. Egli non 
folo, come ho già detto, ci fa fapere che numerofi erano i No- 
bili in Eraclea 3 e perciò i Franchi vollero atterrarla , ma rac- 
conta pure che quelli anche dopo elTerii trasferiti a Rialto , e 
nelle altre ifole 3 in fatto di nobiltà pretendevano edere lupe n'ori 
a quelli che in Torcello 3 Malamoeco 3 e Rialto medefimo abita- 
vano .- (2) Pare dunque che la febbre degli Eracleani folle i' or- 
goglio 3 per cui fJegnalTero , e mal tra tra (fero ii vicini Equilani 5 
forfè perchè da ruftica origine in gran parte derivati; già ii fallo 
e la fuperbia fempre fonti effendo di difeordia , e di rovina nel- 
le Società tanto- pubbliche 3 die private „• Io oiTervo fcriverfi nella 
citata volgar Cronaca delle ftrane cole intorno la rozzezza degli 
Equilani 3 (3) e tamo alterate che fofpetto averle V autore 
tratte d& qualche codice più vecchio 3 fcritro da* un nemico di 
quelli . E tale fofpetto mi venne nel vedere citato dai Trevisa- 
no un codice del 1200. già da elio poileduto, ii quale confmiile 
inezie conteneva fopra li poveri Giefulani (4) 3 come le fodero 
originar] da Samojedi , o da Siberiani . (a) La Cronaca che io 
cito arriva fino al 1446. , e perciò potrebbe aver copiato da più 
vecchio Scrittore, ma tutte due rimangono fmentiti 3 e dal ve- 
derli ab antico conceduto il proprio VefcoviO a quella Città 3 e 

dalla 

erta , da cui penarono a fcacciarli i tei letto e bruti , e noti favevano 
Greci . Aiolo flava in quella; ed A- parlar , e giera bruta zente da ve- 
lalo 3 circa, a que* tempi cefsò di ef- der , & tutti quelli che li fedeva- 
fere Città , perdette il Vefcovo ec. no facevano befFe de loro , fput» 
l (1) Hic etiam TLquìlinos ad obe- tandoli drredo ec. p. 124. 
dìentiam fua vìrtute reduxìt . Mo- (4) Cfe alieni s omnibus non fine- 
nacis. Bant eh aìiquid interrogare , neque 

(2) Ceterum quia hi/I or iograpbi qui- erat qui intelligeret allocuzione s eo- 
dam cladem Heracleó dejcribentes , rum . Trevif. della Laguna p. S. 
bas cognationes folum inRivoxlto ve- (a) II Sabellico pur vide tali co- 
nijfe commemorata . . . . exifUmando feinqualche codice, poiché da buon 
plurimas bas adarquandar non fore , antiquario credette che colà abita f- 
quorum credulitas reprobatur ec- feio li venerandi per antichità Paf. 

Oand. flagonj forfè per miracolo conferma» 

(3) E quelli erahomeni lenza in- ti fino a Ili tempi fuddetti. 



Parte 'Terza- ipi 

-dalla quantità di Famiglie Nobili che le vecchie Cronache x:oi?* 
tano ora in numero di 50. * ora di .69. e nominano , come de- 
cite da Gieiulo , e venute ad abitare in Rialto , e altrove . E' 
dai faperfi finalmente , che il D3ge Tradonica abitava .in quefta 
Città quando tir eletto Doge intorno al 836. (1 ) Non dubb; in- 
dizi fi incontrano alle volte di paffione , Ze di fpirito di partito 
nelle noflre vecchie Memorie , per caufa delle dikordie che agi- 
tavano un tempo la Nazione . Altri mettono una feconda bri- 
ga avvenuta tra quefte due Città , quaranta poco più anni do- 
pò Anafefto , regnando Orfo terzo Doge Eracleano , da alcuni 
Orleo anche detto fecondo il Monacis , il quale egli dice con V 
aufterità fua rinovò la difeordia con quelli d'EquiJo (2) . Uccifo 
poi quefto convien dire che fodero annojati tutti gì' altri Infulari 
dell'orgoglio dì Eraclea, perchè come vedemmo più fopra fi fa- 
gliarono fopra quella Città , e la maltrattarono. Forfè gli Equi- 
Iani avevano faputo intereffare nella loro -caufa .1' altre i fole , ma 
iembra dallo citato de Monacis raccoglierfi che anche durante il 
governo dcììi Maeftri di Militi ( fucceduti alli Dogi dopo V uc- 
ciiìone di Orfo) feguiffero nuove battaglie tra Eraclea , ed Equilo , 
(3) le quali forfè diedero fpinta agi' Infukri ad eleggere nuo- 
vamente un Doge per Capo della Nazione 3 il quale già fu Dea- 
dato figliuolo deli' uccifo come lio detto parlando di Eraclea .. 
Vecchie Cronache per verità confermano tali contefe avvenute 
ibtto il governo delli Macftri de' Soldati y (4) benché confnfe 
f?.uo nelle circoflanze de' fatti. Nelli principi del 800. -regnando 
Maurizio Doge Eracleano in Mala-mocco tornarono ancora tid 
a zzurTarfi quefte due emule Città, ed una fiata dice lo Storico 
Giustiniano , ( 5 ) quelli di Equilo andarono improvifamente za 
occupare una parte del territorio di Eraclea verfo la Livenza 
vicino a certa foffa o canale detto di Raimondo ; il' che intefo 
dagli Eracleani diedero ali' armi , e condotti da certo Gieronlmo 
Giovanna/co loro Cittadino aiTalirono colà gì' emuli loro , e ftra- 
ge fomma fu fatta da ambe le parti . Non so fé egli abbia ciò 

tol- 

( 1 ) Tetrus Tradonico qui de Te- tes .dtgnhatem ec. 
la orìgìnem duxerat , £?> in Equìlo Laurent, de Monac. 

habìtaverat 3 nunc in Rivoatto degens (4) Era -Giovanni Fabnaco Maeflro 

Dux fattus eft.^ deHi Militi , & giera gran difleffion 

De Monacis. tra quelli de Città Nuova & Jefu- 

(2) Urjus cui AÌìi dìxerunt Orleo lo, & fò fatto dure battaglie 
Tpàtù .... hit Dux aufteritatt fua ei luoco fé chiama eì Cana! d' Ar- 
revocavit ad difeordiam Equilinos . co , el qual zè in quelle parte det^ 
Id. te Aquiline^ cioè fopra la Piave „ 

(3) Multìfqv.e habìtìs praliis cum Cronac.MSS. anonima arriva al 1450* 
Equilinis 3 tandem adprìfcamredeun- (5) Bernard. Giufr. Stor. 1. ij. 



ìpz Saggio fopra i Veneti Primi. 

tolto dalla Cronaca che citai più volte (a) , e che arriva af 
3446. la quale racconta la fteffa cofa , ma con diverfe circoftan- 
ze . Dice ella che un Tribuno per nome Vìllonióo delia Famiglia 
"Barbaromani , Famiglia dalla medefima in altro luogo qualificata 
per Eracleana , al tempo del Doge Obellerio fucceiTore delli Man* 
rizj , colla forza occupò il Lido di Rimondo o Rimondino , quello 
àcì Pineto, ed altri luoghi , lino alla Livenza * ma fu affali to- 
con furore da certo Danio Canio ( e quella Famiglia Gaulx prima 
dalla Cronaca fteiTa viene fegnata tra le Giefulane ) il quale 
perdette nel conflitto li fnoi fratelli , e dovette rkirarfi eoa 
perdita « ( 1 ) Da effa poi fi raccoglie , come pure dal Giustinia- 
no , che fianchi gli Infulari di tanti fcompigli rifolfero tor via 
di là quegli abitanti e dividerli altrove per Y altre ifole , cofa 
che fembra coincidere con fi detto dal Sagomino , che di nuovo 
in tali tempi Eraclea dalli Veneti fu arfa e diftrutta , efageran- 
do forfè però la cofa , poiché ella da Pipino , come pare , foffrì V 
ultima ruina , e non dagl' Infulari . Troppo però come dico , e 
confufe , e mefcolate èi favole fono le cole di que' tempi per 
poterfene fidare fenza un rigorofo efame : pure non è improbabile, 
che una parte almeno delli più fediziofi fia fiata tolta da que* 
luoghi, e trafportata ad abitare altrove, e chìsk che fovraggiun- 
ti poco dopo li Franchi a rovinare nel 802. Eractea , anche Equi* 

lio 






(a) Quefta Cronaca e membrana- 
cea ed a fìTai volti minofa effendo di 
eoo, pagine femplici in fol. Non fu 
ilota al Fofcarini per quanto io eie- 
do , e non è la Zancarola da que- 
llo nominata . Arriva al 1446, , 
ed è anonima ancor efTa * Ella è 
piena di buone notizie , e di Docu» 
inenti ; comincia da Troja fecondo 
ilfolìto, e contiene molte favole ed 
mezie fecondo V ufo d'allora . Io 
quali credo che fia di mani diverfe, 
ma fcritta però da una fola mano'. 
Oflervo che fu nota all' Anonimo 
Annotatore del Codice Ambrosiano 
del Dandolo pubblicato dal Murato- 
ri , poirbè egli riporta alcune cofe 
in quefla notate e con gli fieni ter- 
mini quafi tradotti in Latino . Ella 
è poffeduta dal Signor Amadeo Sva- 
jer delle Antichità Venere inde/effe 
raccoglitóre , e clic poified* frielta 
tì copiofa Raccolta e di quefle e di 
altre ancora , Egli è affai beneme- 



rito predo tutti quelli che amano 
la vStoria Patria , anche per la gen- 
ti!e2za con cui comunica lumi ad 
ognuno che brami iflruirfi in tale 
materia . 

( r ) Fò fatto grande sforzo zk»è 
quelii de Eraclia con le altre con- 
traete e lioghi per terra, e per mar 
per andar a combatter Efulo .... 
quelli de Efulo dall' altra parte Con 
li so a min* zircon vicini le apparia* 
no non per afpettarli in cafa , ma 
per efTer contro quelli virilmente . 
Et abbreviando i detti , fono alle 
man in luogo dito el Canal d' At- 
eo, che zè in le parte Aquiline ov- 
ver Jefulane , Se in lo dito luogo 
combattè afpramente & morì affai 
da una parte e dall' altra . Adonta 
desfatta cadauna parte grandiffimo 
pianto fò fatto nelle fue Terre . 
Cronaca di Enrico Daudolo che ar- 
riva al 1380. citata* dal Eofcarini • 
P- Hi* 



Parte Terza. 193 

Co forfè non atterraffero , poiché a quella egli flava vicino , e 
li Veneziani rifabbricandolo poi non li mutafTero il nome, e lo 
diceffero Giefulo , nome che dalle pofteriori Memorie fi vede 
fempre «fato a preferenza dell'altro . Comunque fia vediamo , 
$he per cento ventanni , e più , durò il contendere tra queftt 
due avvertì ( a ) popoli , e concordano quafi tutte le vecchie Me- 
morie in raccontare, che due volte nel Canale dell'Arco vicino ad 
Equilio accadde orribile pugna tra li fuddetti , una fiata duran- 
do la zuffa fino alla nera notte con tanta ftrage reciproca , che 
quel Rio , per molto tempo dopo ebbe il nome ài Canale Omi- 
cida (1); cofa confermata anche dal vecchio Storico Savina . E 
fé queftt ultima battaglia avvenne nel Ducato diObelerio, la di- 
scordia in tal tempo doveva efTere maggiore , poiché le brighe 
interne erano accreiciute dalle fecrete pratiche de' Greci , e de* 
Franchi , le quafi accrefeevano quella vertigine che le civili di. 
feordie fogliono fempre introdurre nello fpirito degl'uomini . 

Equilio per altro ri mais in piedi anche dopo tante feiagure , 
anzi è da credere che ceffate le gare con Eraclea , e già Affata 
in Rialto la refidenza delii Dogi , la Città fi rimetteffe dalli 
danni fofferti . Ma nel 899. circa penetrarono gì* Ungari in ef- 
£ a , e la diftruffero , prima fuggiti effendo gli abitatori (2). Si 
rimile ancora, e nel 1066. , e 1075. vediamo gli Equilani fecon- 
do il Senatore Flaminio Cornaro ( 3 ) donare al loro Vefcovo 
alcune terre , e nel 1170. un altro loro Vefcovo fu inviato dal- 
la Nazione per Nuncio a Goftantinopoli . In feguito andò fenv 
pre decadendo, di modo tale che nel 1440, al tempo del vecchio 
Marco Cornaro era disabitata , e lo fteflb fuo territorio tanto 
diferto che nel 1466. Paolo II. né fopprefle il Vefcovato* Il veo 
chio Cornaro ne incolpa l' acque dolci , o fia li fiumi di tanto 
danno ; ma il trafpono della Scìq Ducale in Rialto, e le con- 
Tomo IL B b qui- 

(a) Quando fu fcavato il nuovo Ci) In dito tempo fé renovò te 

taglio <iel Sile per condur queflo difeordia ec. & fa mazzor guerra 

nell* alvro della Piave , a grande quefta che la prima che fu fatta 

profondità furono trovate molte vec al tempo de Orio, & fu nello ftef- 

chie armi , quafi confante dalla rtig. £0 luogo del Canal d' Arco ditto 

gine, tra le quali molte fpade , ce- poi Canal hornicidial , e dopo fé 

late , ferri di lande ed Se foffero tornò a chiamar Canal d* Arco , 

capitate in mano di perfone intelli- qual è nella parte Aquilina zoè de 

genti, forfè dalla manifattura loro, Jefulo . . . molti de Eraclia & de 

e dalla forma, fi avrebbe conofeiu- Jefulo andò ad abitar quelli in Ma- 

to il tempo della loro efiftenza in lamocco, quefti in Torcelìo . Savu 

mano degl* uomini. Chi sa che non na MSS. 

rimanetfero colà fepolte in alcuna (2) Vngrornm crudeli Sima gens ..». 

delle zuffe accadute tra le due Cit- EéjuiJìam... .incenderunt* Sagortl. 
tà fuddette. (3) Torcell. Ecclef. 



xp4 Saggio fopra i Veneti Primi. 

guitte in Terraferma furono le caufe prime delle fpopolazfoni i 
€ di quelli , e di fflolt' altri luoghi della Venezia Marittima . Che 
fotte però una volta Città confiderabile , ne {abbiamo un Dato 
nel {uddctio Marco Comaro , il quale ci fa fapere che quaranta 
due Chiefe adornavano la ftetta , la più parte delle quali aveva 
il pavimento commetto di fini marmi , come quello delh. Chiefa 
di S. Marco , lavoro tanto in ufo , e in tanta ttima netti feco- 
li fcorii . ( i ) Un numero tale di Chiefe ci inoltra che Giefoio 
era popolato , e ricco , e già anche il Senatore Flaminio Cor- 
saro confervò memoria de* molti Monatterj ri J uomini., e di don- 
ne efiftenti colà un tempo, e le macerie fue coperte dall'edera, 
e dalle fpine anche ne* giorni del Sabellico , ( 2 ) e del Sabadino 
{ 3 ) erano grandi ed ettefe come notarono ambedue quelli ScriN 
tori.. Sappiamo che la Cattedrale di Equilio pottedeva molte ter- 
re neir Iftria, e nell'Oriente, in particolare a Tiro , donate ad 
effa dalla Nazione quando eftefe le fue conquifle a quefta parte . 
Tutt'ora veggonfi li ruderi informi di quefta defolata Città po- 
co lungi dal Villaggio detto Cava Zucarina , prottìmo all' alveo 
vecchio della Piave a In mezzo alli, rottami efiftono in piedi al- 
cune muraglie dell' antica Cattedrale di fomma altezza ., mattic- 
eie , e che fi veggono a molta diftanza . Rimane ancora la 
Volta della maggior Cappella in attere, ed alcune grotte colonne 
di bel marmo rotto ., e bianco . Così pure alcuni altari di pie- 
tra fina , benché V erba lunghittìma , e la terra coprino quali tut- 
to . Non è molto che fu tratto da quelle ruine un coperchio di 
una Tomba di breccia bellittima ., e vagamente macchiata , del 
quale fi fervirono per adornare un Altare nella Chiefa del Villag- 
gio luddetto .. Poco più oltre veggontt altre ruine di un antico 
Monaftero, e in capo di un canale detto di S. Marco a quelle 
vicino, e che porta al mare, vi fono de' marmi affai grandi con 
grotti anelli di metallo, oltre molti fcaglioni marmorei che una 
volta conducevano air acqua * Forfè era luogo di sbarco per le 
merci . Anche vicino a certa Torre antica detta del Caligo, per* 
che la nebbia fuole fovente involgerla , ed ecclittarla , e che ri- 
mane alquanto lontana dalle rovine di Equilio 3 li feoprono de- 

SH 

( 1 ) Et etiam come fé poi veder dìficiorum weftigia , qua a Veprìum 

per la Città deGiefulo dove io tro- isr taderarum cemplexu per fé ma- 

vo per T ad inventario de etto Vef. gis juam magnitudinem quam huma- 

tovato , come in quella era XLII. no auxilìo adbuc ìnd'icant . Sabeii. 

degniflìme Giefie , la mazor parte 1. ;. 

con el falizzado a mofaico , come ( $ ) SI vede molte Chiefe anti- 

al prefente ze la Giefìa de S. Mar- chinine e veftigie grandi in Jefolo 

co. Cornar. MSS. 1440. e Città Nova. Sabad. Mem. 

(2) liuina ingeniti te* granala a* t 



Parte Terza. 1^5 

gli avanzi ài vecchie fabbriche fommerfe nelle paludi , mar già 
tutto il vicino paefe fu aliai popolato una, volta * e bea diverfo 
da quello che in p re lente fi m olirà* 

Quefto Paefe comprefo tra 1$ Livenza, e la Piave , all' aafir© 
terminata dalla noftra Laguna ) ed all' Oriente daL mare , dove 
le due Città fuddette elidevano , in allora come dico era molto 
coltivato , ed io credo che ne avedero gli Infulari particolar cu- 
ra . Si deve riflettere che egli era forfè il tratto più grande di 
afcititto terreno pò Ceduto da effi y ed il più fertile ancora r e lo 
pofledevano ,. io credo, in grazia delli due fuddetti groffi fiumi > 
e dell' altre acque minori che kT'circondavano , e difendevano 
per tutto . Riportai in altro luogo liti Documento del joij. il 
quale dimoftra chs colà vicino ad Eraclea ,. e verfo la Livenza 
efifteva una Selva affai grande foggetta alla Città medefima , 
dove Cignali ', e Cervi fi trovavano ,. alla caccia de r quali andavano di 
quando in quando gli antichi Dogi, La fteiTa Carta ci fa vedere 
che Muffarle , vale a dire grolle Ruitidie Famiglie, hi pure fida- 
vano , traendo da que' luoghi , ora così mefchini , fieni , paglie , 
vino, polleria, ed altri prodotti. (1) La vecchia Cronaca Ano- 
nima, di cui parlai ancora, più chiaro ci dà aconofcere T antico 
{tato di quefti luoghi . Ella racconta come molti redditi li Dogi 
rifcuotevano dal territorio contiguo alla Piave , ed alla Liven- 
za, come pure dal Lido al mare fituato , e vicino ad Equilio ♦ 
Elia dice che in quefto tratto pafcevano grolle mandre di ani* 
mali, e coltivate terre fi incontravano, e Ortaglie pure , e Vi* 
gne, e Saline ,e Mulini ♦ Come dico, pare che tutto quefto fpa- 
zio foffe confiderai© con fomma premura dagli antichi Ifolani f 
poiché accenna la fteffa l'obbligo che avevano coloro che in effo 
flavano, di coltivare tanta terra per uno , piantarla di viti , e tene- 
re un dato numero di Carri per il lavoro delle campagne ; e T at- 
tenzione ancora ella dimoftra ufata dagli .antichi noflri nel corti- 
tuire colà Direttori , e Capi per regolare le caccia , le pefche , 
i lavori > e l'altre cofe . Ella fi accorda (a) in ciò, con quanta 

B b z fap- 

( 1 ) Quandum nos debemus veni- In antea debetìs adducere caput & 
te ad Lìquentiam ad venandum , de~ pedes .♦..{?» fi fuerit Cervurn fo~ 
betis nobìs dare prò unumquemque la fpatuia ec. Vid. Zanetti 9 Papiro 
jtfajfarium puf/urn unum /etnei in an- Ravennate* ^ 

vó > & unam fogacciam , &> unum (a) Quella Cronaca racconta le 
dennario de vino, & nobtfcum Jìare difpofìzioni vecchiamente fatta, ma 
ibi debetìs s ufque dum" nos fl eteri, come pare in più tempi, dalli Tri- 
mus > br> quanta vìcies nos ibi ve- bum* e Dogi per Ja coltivazione del 
nerimus , vos cum nos adire debea- Paefe fuddetto , e per regolare le ren- 
tìs y fo nos vos dare debemus Man- dite che ricavavano da quello. Con- 
cofos V. propter fdtnum . . . de ve- fufo però è il tefto dello Scritto-re & 
natione fatvatica de Torco uno nobìs ora fino dall'epoca di Paul uccio Do. 

SS 



ip6 Saggio fopra i Veneti Primi. 

fappfamo da vecchia Carta , la quale citai ancora nel precedente 
Volume, che contiene una concezione fatta nel 1152. dal Vef- 
covo Equilano di molte praterie , ortaglie, e eampi efiflenti alla 
foce della Piave , e fopra ancora verfo Mufile a ceri' uno , il 

qua* 



gè facendo principiare tali cofe , o- 
ra da quella di Obelerio ^ Potrebbe 
però dare un qualche lume intorno 
le prifche ufanze d' allora , e fem- 
pre conferma Io ftato antico del pae- 
fe dì cui ora parliamo . Alla pag» 
$6. ella dice: „ che fuordinadoche 
„ li Dofi averle potettà fora tutti i 
lidi de la Livenza, e fri lutto el 
lo Territorio, & in fu lo lido del- 
la Pigneda de Rirrvondina i podef- 
fé far cazafon ( caccia ggione ) de 
befiifi mogli tempo- Et ancora o- 
gni podeftà de campì e vigne in 
tutto lo territorio de la Piave; e 
fò quefto li Tribuni de' fervi, de* 
quelli Tribuni che erano rnfì ( Ci- 
tua ti) de fora . Et ancora concede 
a 1 li forrafcritti libertini Selve Se Vi- 
„ gne che li tegnitfe in conzo (. in 
„ lavoro), appartegnude al Dogado 
„ cioè al Palazzo y fi come a tutti li 
ff altri Tribuni appartegnivano, e fe£ 
„ fono perpetuai onore aqueiiidea- 
„ ver e de tegn ir. „Di nuovo poi a 
pag. 124. parlando delia elezione di 
>\nafefto primo Doge ripete in par* 
te e con la fteflfa ofeurità tali co- 
fe: „ Gli (quelli) ordinò che tutti 
quelli da Cavorìe, da Piave, da 
Lido da Pinedo Ri mondinola Ani- 
fora della Piave, e tutti li diti do* 
velie contribuir fegondo la so co- 
ftituzion allo Dogado. Et per lo li- 
mile coftituì che tutti quelli che 
fofleno- fervi , fo fieno liberi vera- 
„ mente , & ogni Cafa e Malfarla 
„ folieno regnudide portar e faf por* 
tar carne , legne , vini , Se altre co- 
fe alio Dogado , come in el foGa- 
pitulo appar , ?,oè a capitulo .... 
i quali mtìr p^iTo de dir per efler 
piìi chiaramente mdfi m elfi capi- 
„ tuli. Ancora coflif'uì che ogni ho- 
3> modovclfe far piantar 4e legno e 



yy de vigna colete .... e zafeun te* 

w gniffe X. carri . A ncora colti tuì del- 
„ T acque , & paludi e canali y e quan^ 
yy to queMi doveffe adur (condurre) 
„ tre frade ali* anno 9 al Palazzo . „ Ta* 
ìe cofe vengono- confermate da un 
Diploma di Ottone Orfeolo dato i r 
anno ici$. agli Eracleani, il quale 
rammenta l'obbligo d'ogni Mandria 
dì dare polir e pani ec. come ve- 
demmo qui fopra , e nei quale Ir 
parla anche di quant©> erano tenuti 
quelli a dare quando il> Doge veni- 
va a cacciare in quelle campagne » 
concedendo anche a Ih' medefimi di 
chiudere con grifate , cum gri/dcis y 
le paludi àeìh Prave , e volendo 
che rammentino ^obbligo di portare 1 
ogni anno al Pérìagio tante esile- 
con picciola apertura fatte con lt 
vinca ftri di quelle paludi , de firn ur 
ùmnes palude? . ... ad Tlave ...... 

concludere cum- grìjdas , . . . de e a* 
nedo de Judìfano & de Cona , qui 
vinco* incìderti debetìs dare in pa« 
lacio' fingulas Corbas , cum oro par* 
vo. Tale documento, del quale pia. 
volte fi- fece ricordo in quetìo Sag. 
gio, conferma perciò fé non erro „. 
le cofe riportate dalla Cronaca la 
quale continua a dire' : „ Ancora 
coftituì li Dofi con tutti li sòr 
Tribuni lo Territorio della Li veti- 
za, lo- quale era tenudo femprede 
tutto quello legname che folle de 
meftier al Palazzo e Nave.. . co. 
manda ancora ogni lavorier de 
campi , Se per limile coftituì tre 
ofelafon ( uccellaggioni ) Se a mol- 
ti altri collimi che li dovefle far 
altri ferviz) con Barche e Piati 
( Peatte ora dette ) ogni fìada 
che el Dofe volelTe andar a vi- 
firar Cavorle . Coftiiuì ruteo quel- 
lo dovelTe far quelli de Jefulo .... pa- 

» gaffe 



Parte Terza. 



ì<?7 



quale dovea pagare ogn'anno due Foggiani nella Fefta del Mar-; 
tire S. Lorenzo ; e quelle praterie , e quefti pafcoli fino al 
mare fi eftendevano , e fervivano a pafcere k pecore del Vefco«< 

vo 



l, gaffe ogrt* uno una pelle de mar- 
iy tòro, & un mozo de Pigne ec." 
•Anche tali doveri da autentici- vec- 
chi Documenti fi confermano 3 e 
così pure il dir fi dilla Cronaca y 
che le campagne vicine alla Li- 
cenza dovevano fomminiftrare il 
legname buono per coftruìre navi- 
gli , viene avvalorato dalla Me- 
moria di Marco Cornaro 1440. fo. 
pra li Bofchi , nella quale (1 dice , 
che in tali luoghi efiftevano alcune 
felve (iella Signoria y deli-ina te ap- 
punto ad u>n tal ufo . Altrove la 
medefima Cronaca porta un cata- 
logo di tutti quelli „ che erano te- 
n gnudi de molti meftieri alii Tri- 
iy huni & Dofi , e in tutto lo ter- 
„ ritorio de Piave doveflfe vardar 
yy ( cuftodire ) gran moltitudine de 
>y beftie dello Dogado e delli Tri- 
i9 buni . » . Sortolo ■ Attriti cori Ma- 
„ crina fua moglier e con fioli fe- 
s> rator/ tegniva e vardava le Sel- 
„ ve • . . . Pinedoli fi era varda- 
>y dori ( guardiani ) di cani , * „ -. . 
„ Vanar} era fattori ( capi ) de va- 
„ rj vardadori de Adori . ♦ . . Ma- 
,, nj era vardadori de Cavalli' . * * 
„ Gannì Fattori- delle Saline . . . • 
5 , Sagunnj menava i carri e Buoi * 
„ e navegava con Navil'j ec.' c Ab- 
biamo veduto il documento che ri- 
Corda il paf co lo degli Equi la ni Co- 
pra il lido Pinedo comune con li 
Monaci dì detto lido > e P altro 0o- 
cumento ancora che le Gregge ram- 
menta del Vefcovo di Équilo pa- 
fcénti verfo la Piave . Come pure fi 
è veduta V atferzione del Dandolo 
intorno fa moltitudine di Cavalli ed 
altro Beftiame che fi nodriva fopfa 
quefti lidi in quantità grande , /'per- 
ciò non aflenfee la Cronaca cofe 
fi-cane imponibili . Ella continua 
a dire: ^ & è da faver che li Li* 



5J bertini Sèrvi li quali facevano li 
„ fervidi erano capi di tutti li al- 
3> tri che er* d'epuxadr , zoè a v'o- 
„ gar Gondole in ogni parte che li 
„ Dofi voleiTe andar , & per far 
., provi fion di alcuna cofa con li 
3 , Tribuni . Ma li fovraferitti era 
„ deputad? de andar da lo lido de 
„ Vigo Novo, & de la Pigneda fi. 
,-, na a CaVorle . Et allora li fo- 
,-, vraferitti Dofi e Tribuni fecenó 
„• confuetudine allr Libertini che da 
,> mò avanti per lo fo bon fervi-» 
y> re r donde che quelli erano fervi 
„ loro fofleno liberi e franchi de 
„ Città Nova , zoè che lì dovette 
a, folo dar per ogni Maffaria ogni 
5) Mefe un Piato ( Peata- ) de Le* 
y, gne che tegrmTe Carra' XX Vh 
„ ( ancora la mifura delle Legna 
a, da noi fi chiama Carro ) & per 
T} lo rimile quelli de Cave rie do* 
„ veflfe dar per Ggni Maffaria XXVL 
„ Carra de legne j e quello- per la Fa- 
,, vorazion delle terre . Ancora che 
yy per lo Dogado el fé podeiTe tuo£ 
„ in Città nova , & per li Tribuna 
, y Vigne & terreni , & arar ogni 
„ cofa per el bi fogno dello Dogado* 
3> Oc per ogni cafa & m a fifa ri a* io f- 
„ fé tegnudi de portar carne ,. S& 
„> altre cofe nécefìarie come per pi^ 
» leggi chiaramente appar, le qua-* 
j, li me palTo de kriver , per efTer 
,, troppo longo el dir tc . £0 noti 
riportai queflo fquarcio anzi quefts 
fquarej della Cronaca , fé nori ch& 
per confermare quanto dicevo fopr* 
intorno l'antica coltivazione di que- 
fto tratto della Venezia feconda ora. 
tanto infelice . Per altro come dico 
benché confufe ed ofeure fiano l' et- 
precòni della niedefirha* ciò non o- 
hante le cole addotta fi veggono 
confermate dagli autentici Documen- 
ti di allora che ancor fi confervano 

ó ftam- 



ip8 Saggio fopra i Veneti Primi* 

o 

to medefimo infieme conquelle degi' altri abitanti . (i) Sappfamo 
pure da un altro più vecchio Documento- del 1044. che un tratto 
della fpiaggia ad Equilio vicina Lido del Pineta fi diceva per una Selva 
di Pini fopra di elfo verdeggiante in allora , dove un Monaftero 
elìileva , che nel 1044.. & rinova ta da Orfo Patriarca di Grado. 
PolTedeva quefii fopra il lido medefimo due Mulini y alcune Saline , 
Ortaglie ? Vigne ^ e terre lavorate (2) . Abbiamo un Dato anco- 
ra della popolazione di quello lido, Dell' obbligo che aveva ogni 
-abitante di elio di dare ai Principe ogn' anno una pelle di Marta- 
va 3 ed un moggio di Pigne , cofa confermata anche dallo Stori- 
co Savina ; ( 3 ) ed offervare dobbiamo che la citata Carta del 
I044. dice che il pafcolò del lido doveva rimanere ad ufo comu~- 
ne , e delli Monaci e del popolo Equilano 5 cioè per gli Ovili y 
che quello manteneva ? e quelli ancora , oltre T altre manàre di 
IBovi y e di Cavalli y che V accennata Cronica accenna numerofe 
eflere fiate in tutto quello tratto di paefe. Vediamo da ciò ave- 
re confervato li Veneti fecondi l'antico ufo degli ÀJtinati nell' 
allevare e tenere y e buoi , e pecore ,-. appunto in quelli luoghi 
come è probabile. Lo fleflb Documento dice che ilMonaiìero era 
in allora diroccato, e che cosi giaceva da molto tempo, la qua! 
cofa potrebbe forfè eilere fucceduta per le astiche guerre tra li 
due popoli fiate in addietro, ovvero per la barbarie dègl'" Ungari- 
che roderono intorno li confini della marittima Venezia per un 
anno intero . Quello- Monaitero era dedicato a S.Giorgio in Pi* 
neta , e il lido fopra il qwale egli fi (lava in un qualche fitoera 

anche 

flampati o inediti » Dice ella mibì dare duor Fagiano* in feftìvztate 

che con navigli dovevano a certi S. Laurentìì . Corn. Ecctef. Turcell. 
tempi fervire quegli abitanti ri Pria- (2) Cum .... ighur per multar 

cipe 3 ed un tal obbligo lo aveva- annorum ferrei . . . . uva nojìra Ec* 

no molte dell' ifole noftre ,. come fi defia deferta ter* deliritela eC. .... 

vede nel Diploma di V'agì Faliero oiim Monaflerìum fito in litore quod 

»ef 1C94. che quelli di Loredo dìf- dicitur Tinneto , non longe a Cita* 

penfa dall' accompagnarlo con una tate qu<e nuncupatur Equi/o ec. . . ♦ 

Condola fecondo l'ufo in certi tem- lfr Terris, Vineis , Hortis cultis at- 

pi. Parla la fteflTa di Servi e di Li- que incultis , duo Jtquimolis cum to- 

berti , ed i Servi e Schiavi duraro- tis fibi pertinentibus aquis y five au~ 

no molto tempo come è noto , e cellationibus tenpifeationibus y ter cum 

-qualch' altra Memoria ancora abbia- uno fundamento Salinarum , etiam 

mo di^ tali Servì del Doge in altro cum totis hortis ter bortaliciis Jais ., 

vecchio Documento * ter ipfo pafeìto de litore communi ter 

( 1 ) Damus Terram . ... in ri* balere debeatis cum predillo populo 

pa T/avis .... Juxia Mufilis , ad Equi/enfi. id. Ecclef. Venet. 

/aborandum Hortos , Finca/, Campo; , . O) E tutti quelli che abitavano 

Tratos , &* pafeua . . . , ad pafeen- quelli lidi dovevano alli Tribuni di 

das Oves tuas cum nojìris nfqtie ad quelli dar ogni anno un Mozo de Pi- 

$x?tum Tlavìs , ... Tu vero debes griè, ed una pelle de Martoro. Sav.MSSu 



Parte Terza • i$§ 

anche chiamato lido di Raimondo o Rimondino , cofa che in qua!-* 
che modo conferma il racconto che accennai di Bernardo Giù* 
(Uniano , cioè che per luoghi fltuati fopra la fojjfa Rimonda era- 
no infòrte contefe tra Eraclea e Giefulo . Se un bofeo di Pini 
copriva quello lido , oltre ellere egli abbellito da queft 5 albero 
fempre vtide , e di vaga forma , egli pure doveva tlTer utile a 
quelli che lo poffedevano , perchè a molt' ufi ferve quella pianta , 
e molto più fé era della fpezie di que' Pini , i pomi de' quali fo- 
no buoni a mangiarfi , come probabilmente dovea eflere fé gli 
abitatori al Fifco doveano darne un moggio per tefta ogn' anno, 
Delle loro Rendite dovevano pure li Monaci dare al Patriarca 
vino j e pane , e dalle caccie che ad ^ffi appartenevano Cigna- 
li , Uccelli falvatici , e pefei tratti dalle peiche -attinenti al Mo- 
naftero (i), cofe tutte che dimoftrano Y eflere di q uè' luoghi 
-totalmente diverfo dall' odierno , e che dovevano poi di tutto 
fiorire quando Eraclea, ed Equilio erano tuttavia floride, e non 
rovinate da interne , e da eiterne moleitie .. Vicino alle rovine 
.di Equilio giù nel paludo fcopronfi -alcune macerie mezzo pre- 
fondate , che indicano vecchie abitazioni colà efiftenti . Quando 
tira vento e la Laguna di Giefulo fia tutta ondeggiante , odefi uà 
fotterraneo fragore affai fonoro , forfè per vuoti o concavità in 
-quelle rovine nafeofte , che fcuote la fantaiìa degli abitanti vici- 
ni , e xrome nell'animo del volgo anticaglie e Demonj fono cofe 
finonime , così credono che liano folitarie Fantafìme fot terra im- 
piegate a fuonare in tempo di procella le vecchie campane di 
que' luoghi fommerfi. (a) 

Do- 
.-(i ) Vedi Tomo Primo . che le eulte un tempo campagne 

(a) 11 Senatore Cornaro un Do- della fua Diocefì e Hi que* lidi folin- 
cumento riporta del 1416. il quale gè e paluftri erano in tal epoca ridot* 
ci dà a conofeere che due erano te, cofa chela vecchia popolazione 
le Selve dì Pini, una grande ed una e coltivazione dimoftra , e la deca- 
picciola y ambedue vicine al canale denza conferma anche dal vecchio 
dell' «Arco , e diftefe fino al mare . Marco Cornaro rimarcata . 
Stavano perciò su quel lido che ora ToffeJJìones , terrai , & loca qua 
dicefi del Cavallino , una parte del dicitur la Tigneda gran da , qua pof- 
quale appunto per eaufa di quefti Jèjft otte sfa loca fuerunt de longo tem- 
Bofchi dovea chiamarli Pineto * Lo pore inbabitata , $& junt de prafen- 
fteflb Documento dice che in allora ti ìnculta •& quodammodo de/data 
era ridotta diferta quella fpiaggia , . . . » Tojfejftones -arativa, prativa , 
ma che prima era fiata a coltura ., & buf ch'iva }acentes jecundum quod 
e campi, € prati pofiedeva , e fem- Jìrmat la Tigneda granda uno Ju§ 
bra anche accennare alcune Chiefe capite in Canale de xArco , alto in 
fituate fopra quel Lido , oltre il Mo- Mare , uno fuo ìatere in quadam fof- 
naftero già indicato di S. Giorgio , fa maeftra qua efl prope Eccf. S.Leo» 
Altra Carta del 1447. contiene una vis de Tìgnedo partim , partim cum 
lagnanza del Velcovo Equilano , dominatus S, LauremU de tAmmta- 

nìs * 



20Ò Saggio fopra i Veneti Primi • 

Dovrei ora pattare a defcrivere Y ifole un tempo abitate , ed 
enfienti neh" Eftuario profumo alli lidi de' quali ora parlai , ma 
come quefti vicini fono agl'altri che corrono fino al Porto di S. 
Micolò , o di Venezia , e chiudono a Levarne quefta fnperiore La- 
guna rifpetto alla. Città noftra , pofta quafì nel mezzo della me- 
defima 9 così credo ben fatto il profeguire Y efame di tutte que- 
ile fpiagge fino al Porto fuddetto , e poi parlare dell' tibie, tra 
quelle , e al margine oppofto del Continente finiate* Dobbiamo 
credere che quelli lidi follerò molto più popolati una volta di 
quello che ora lo fiano , quando efrftevano le due Città indica* 
te, e di più tutto quel formicolaio d' ifole ad e (fi vicine che def- 
criveremo in progreflb , e vedremo efTere fiate ancor efle 
piene di gente . Se ancora in oggi fervono molto a provvedere 
di più cofe gli abitatori della Capitale, in que' tempi altresì do- 
ve va no fervi re allo fieflb ufo , per gli abitatori di tanti luoghi 
ora diftrutti che avevano vicini . Se per una parte di tali fpiag- 
ge contefero tanto le due emule Città., forfè per li prodotti che 
fi ricavano dalle medefime ciò dovea effere , e Y interefTe forfè 
vi avea tanta parte quanta Y invidia , t) F orgoglio intollerante . 
L'indole ubertofa che tuttavia moftra il terreno nelle praterie vi- 
cine alla Grifolera , con tutto che canne , e giunchi ne ingom- 
brino la maftìma parte , li Buoi fcelti che fi allevano ancora m 
que' luoghi , ci fanno intendere quale poterle effere un tempo , 
e nelli primordj della Repubblica , e quando la riftretezza del 
terreno ne rendeva preziofo ogni p;ù picciolo tratto agi' Infula- 
ri , ed impegnava V indufìria loro a farlo valere . { a ) L' ora 

Lido di q lia H diferto Lido di Piave poteva forfè avere fopra di fé Vigne 
Ti ave - e campi, praterie, ortaglie, molini ec. , e con tutto queir abita- 

Lido del *° c * ie * a VIcmanza di Giefolo dovea farvi effere , Scendendo 

Cavai a Mezzogiorno era quefto divifo dalia foce della Piave da un 

lino, altro lungo lido ora detto del Cavallino , e quefta foce formava 

il Porto di Giefulo , per il quale ufcì intorno al gg6. il Doge 

Orfeo- 
nìs , tifque in viatn publìcam , qua . • . • nane effe ìncultum , inbabitct* 
/offa eft vicina Monafterìi S. Georgi; tum , & paludofum ec. Idem ut fup. 
de Tignedo . ... La Vigneda vero (a) Si pretende che il Formento 
pizola firmat uno fuo capite in ca. migliore e che dia \* farina più buo- 
ìiale de *Arco , alio in mari ; uno na di tutte quefte vicinanze lìa quel. 
fuo latere per totum cum Monafterio lo di Grifolera e dellr fuoi contorni . 
S. Crucis de Vigneda , alio latere Conviene rammentarti quanto abbia- 
in viatn publicam ec. Flam. Cornei, mo detto altra volta intorno l'anti- 
Supplement. ca noftra Laguna , e ricordare che 

Confiderantes CivitaremEquilii jam- Marziale di quefta loda precifamen- 
dudum diruptam Ì3n depopulatam ef~ te il tratto comprefo tra Aitino ed 
fé , ter confequenter locum ipfius cum Aquileja , che è appunto quello del 
pradiis > 6° pofjejfonibus olim culti s quale ora fi parla. 



Parte Terza; *o*; 

Òrfeob con la Flotta per andare alla conquifta della Dalmazia; 
La Piave che da un lato bagnava queflo lido poteva renderne li 
pafcoli fuoi più feraci , e certamente ancora le campagne dette 
del Cavallino fono ubertofe in ricolti . La Selva di Pini flava 
fu queflo . Parmi aver detto altra volta che il fuolo di quefti 
Irttorali non è così fabbioniccio , come quello de J lidi che fer- 
rano la Laguna inferiore , ma le fue fabbie mefcolate fono con 
terra fpugnofa , e piena di fali, per cui gì' alberi, e l'erbe, e le 
biade ancora vi fanno ottima riufeita . Forfè fopra queflo lungo 
lido {lavano que' luoghi che in tante Cronache fi trovano ricor- 
dati con il nome di Luoghi Aquilini , che io credo fia Io ftef- 
fo che Equilini , cioè dipendenti da Équilio , e formanti forfè 
una parte del territorio di queflo . Nella punta auflrale dei lido Tre 
Cavallino fi trova il Porto di Tre Porti che divide effa fpiaggia Torti. 
da quella di S. Erafmo . Varie ifole grandi , o lidi trovanfi in 
quefta apertura -, cioè Tre Porti , Sacagnaga , Porto Secco , ed al - Sacagn^ 
tri divifi tra loro da molti canali . Porto Secco fi chiama una na • 
di quefte, perchè un Porto colà fu chiufo in pattato ^ che forfè 
rendeva migliore queir Eftuario . Si può offervare che il canale ? om 
maeflro vegnente dal mare, e che conduce 1' acque di quello per 
l'apertura delli Tre Porti dentro in Laguna s continua dentro di 
quefta a -faiire ^verfo Torceilo, e Mazzorbo , e innoltrafi fino al- 
la Laguna di Corta altrove nel primo Volume ricordata , che ri- 
mane a pie delle mine di Aitino • Non potrebbe perciò queflo 
canale aver fervito un tempo alla navigazione di Aitino iftefTo , 
che perciò alli Tre Porti avrebbe avuto il Porto fuo marittimo , 
e perciò fopra i lidi contermini a queflo Porto fino dalli tempi 
Romani poteva effervi abitazione, e tanto più che non è niente 
difficile , che fopra li medefimi ci foflero parte di quegP Or- 
ti , e di quelle Ville Akinati , che Marziale non efitava , a por- 
re in confronto con Baja ? Se mai lo fquarcio di lettera che io 
attribuiva in Cafliodoro alla Venezia, non all'IAria , (i) vera- 
mente a quella -, e non a quefta appartiene , egli di quefti lidi 
forfè intefe parlare dicendo che le fue Baje avea ella , dove en- 
trando il mare fi fpandeva in un ameno ftagno , e dove i lidi 
diipofti in lunga linea e arricchivano con la loro feracità gli abi- 
tatori , e difendevano i navigli dalle marine procelle, e non era- 
no deturpati da un Averno ferale^ come i lidi Bajani ec. (2) E 
Tomo IL C e di 

( 1) Vedi Tomo Primo. efi . . . additur etiam ìllì Ut ori or» 

( 2 ) Habet Ò° quafdam non abjur- do pulcherrìmarum injularum, qui ama- 

de dixerim Bajas fuas ; ubi undofum bili utilitate dìfpofitus & a periculh 

mare terrenas concavttates ingrediens vindicat l^aves , &> ditat magna 

in faciem decoram Stagni <zqualitate liberiate cu/tores « 

difponitur . . . jlvemus ibi mnunus 1. 12. Ep. 22, 



io 2 Saggio fopra i Veneti Primi • 

éi fatto la loro feracità certamente grande , e la vicinanza loro 
ad Aitino non può a meno di non far credere che molto colti- 
vati ed abitati foiTero quando quella Città efifìeva . Ma la fletta 
cofa dovea pur effere , quando gli Altinati , abbandonata -dei 
tutto quella Città, fopra quelli Lidi appunto, e fopra rifole vi- 
cine fi pofero . Trovali vecchia Cronaca Latina unita a quella 
del Sagomino nello fleffo vCodice , la quale parla molto di quelli 
Lidi da fopra Equilio cominciando fino al Porto di S. Niccolò, 
e ricorda li coloni ed agricoltori che vi pofero li Toreellani , li 
cenfi che pagavano ogn' anno per ogni folco alla Vefcovil Chiefa 
di Torcerlo, e la coltura antichiflìma delle viti fopra quelli lidi 
medefiml. (i) 
San? Oltre l'apertura delli Tre Porti altro fertile lido comincia efle- 
£raftno. fo f jno aii' if ole dette Vignale . Pare che anticamente Pcfìino fof- 
fe chiamato quello Lido, almeno cesi lo nomina il vecchio Sa- 
vina (2) ed alcun altro ancora, ed ebbe il nome pure di Lido 
Bianco alle volte ( litus Alhus ) , forfè dalle arene che in quan- 
tità lo coprono dalla parte del mare, per cui biancheggia da lon- 
tano , ora ,è detto di S. Eraimo . Egli è affai ferace di frutta e 
4i erbaggi , e come quello di Tre Porti trovali coperto Ai Perfi- 
ci , e Melagrane , così quello di Ulivi, e di Viti, e d'ogn* al- 
tro albero da frutto , come pure d'Olmi affai alti , e di Cipref- 
•fi affai belli . E V uno , e Y altro di quelli due lidi tiene de 8 
prati verdiffimi , e de' pèzzi di terreno arato che dona biada 
abbondante . La Cronaca Latina citata ci fa vedere dalli primi 
Infulari edere Hata coihutta una Chiefa alli Santi Eime , ed 
Erafmo dedicata fopra queilo littorale, e ricorda pur effa le mol- 
te agrayìe fatture a cui erano tenuti li Coloni che lo abitavano , 
e il denaro, Y Ova , la pollarla che ne ritraeva ii Vefcovo Tor- 
chiano, ed il cenfo annuale di due palmiti con s loro grappoli per 
ogni folco di Terreno . (3) Pare anche che tutti gli abitatori di 
quello lido dipendeffero civilmente da Torcello , che certamente 
fece figura rifpetta.bile un tempo tra Y ilole di quella Laguna * 
Riporta il Senatore Cornaro (4) un Documento del ii2c. nel 

qua- 

( 1 ) In qu'rbus lìtorìbus multos aeri- bobum ac bubularttm den/ijfima acies ..; 
colai fot colono* coniiìtuerum hoc ita- Quartum totum vingis plenum ec. ... 
que modo, ut nulus in vjdem l/tori- Confìituerunt quoque ut fwgulìs annìs 
bus vìneas ve/ alicujus cu/tura ope- ex unoquoque julcu unìufcujujque Vi* 
ra prtfjumeret agere fine concejfio- ne<e duos paìmtes , cum omnibus ra- 
ne ec. cemis prò cen/u perfoherent ... celo 

(2) El jLido Pollino detto S.Rs- nvmmos impenderent .... Ovos ($* 

femo . Savina MSS. gavina* tfflrebant ec. 

O) In primo lìtore SS > Hermes & (4) Ecckf. Torcell. 

Herajmus. Ecckfia ec* * , . in Terth 



Parte Terza; .. ìoj 

quale fi dice che Jrhdouno Pievano di Murano rifabbricò la Chic- 
la di S.Erafmo per vecchiaia cadente, la quale in antico era fia- 
ta colà eretta per la moltitudine degli abitatori , e agricoltori fo« 
pra quello lido allogati . Altri Documenti di quello Secolo egli 
riporta pure, che Donazioni fono di Vigne, Ortaglie , e Saline 
Copra Io fteifo lido efiften ti , e tappiamo da eerta fentenza fé- 
guita nel ufi. die nel giorno di S.Erafmo riscuoteva la Ghie-, 
fa Parrocchiale di Murano per antica cortfuetudine molte .ampol* 
le di buono vino ripiène , dal Parroco di quello lido . ( i ) Ri- 
porta (a) il Trevifano (2) una vecchia legge, la quale proibis- 
ce il far fuoco nelle Pinnete de' lidi , e l'eflirpar quelle ancora . 
Si potrebbe perciò credere , che oltre il bofeo di Pini che flava 
fopra il littorale Equilano ce ne follerò ancora degl' altri fopra i 
lidi, che vengono dopo quello, e de' quali ora facciamo parolai 
Il Pino fi moltiplica da Te folo fenza difficoltà , e preflo , poi- 
ché avendo un minuto feme , quello viene fparfò dal vento air 
intorno , ed alligna fubifo in qualunque terreno che egli venga a 
cadere . Si pena a trovare nel regno vegetabile la feconda pian- 
te , che come quella fi accomodi a tutto , refill a ad ogni pro- 
cella , viva fui monte, e fui lido, non tema né il freddo , né i!< 
caldo, né T aura marina . Dalla Legge fuddetta fi potrebbe for- 
fè credere che premeffe k coniervazione di quelle Bofcaglie per 
fortificare gii fretti lidi contro l'empito del mare in molti luo 
ghi. Era dunque in allora dalla parte del mare la fpiaggia ve- 
flita a luoghi dalle fempre verdi forefle de' Pini , e dalla parte 
della Laguna coperta da Vigne e coltivate terre ; cofa che più* 
fana, e più allegra affai dovea renderla di quella che ella fia in- 

£ e % pre- 

Ci) In fello S, Era/mi .... mitffr per pretto ; e certa cofa è , che 1 
$at ampullas de bono vino repktas , contorni di Venezia furono in tutt* 
Ughel. altro afpetto una volta di quello af- 

(a) Documenti tratti dall' Ar- fai diverfo nel quale ora fi attro- 
chivio di S. Zacaria ci ricordano vano . 

l'antica coltura del lido di S. Eraf- Anno i2f6% , „ • qmndecim Cam~ 
mo, nominando le praterie che fta- pos yìne<e (Ari lit. S. Herafmi ) $3+ 
vano verfo il mare , le vigne , i terra laborata circa quindecìm Cam* 
campi lavorati ec. Una Carta poi pos . Habet dìcla terra pafcuìì circa 
del 1155?. ci dà forte ìbfpetto che mare . . . Vìndemìa non debeùs fa- 
sù quel lido forfè efiflefle un Mona- cere fine nobìs , vel nuntìis no/Iris ec» 

fiero ora diftrutto e dimenticato, con Anno 1255 Vnam petiam 

il titolo di S. Erafmo . Certamente t»rr<g .... ubi Monafterìwn S. He- 

eli- nomina un pezzo di terreno , fo- rajmì fitum e/l . Flam. Cornei. Ecclef, 

pra il quale , ella dice y trovali il S Manse de Moriano , & in Su$» 

Monaftero di S. Erafmo . Oflervo plement. 

che lo fleiTo Cornaro non feppe ri (2) Della Laguna p. S4» 

ibi vere in tale incontro , e rimale 



'*o4 Saggio fopra i Veneti Primi. 

yrefente * Al tempo di Marca Carnaro , cioè nel 1440. fa cre- 
do che perdute fofTero quefte Selve di Pini T poiché in una ma 
Memoria che verfa fopra i bofehi vicini alla Laguna, non vedo 
farfene menzione» Potrei però ingannarmi , avendola letta troppa 
in fretta una fol volta che F ebbi in mano. 

Il lido di S> Erafmo termina al Porto di S. Nicolò , il quale 
perchè divi'fo ih mezzo da largo fcanno o fecca che molto fporge 
r famfe\ fiorii * n niare , tiene due foci \ o canali feparati , per li quali 
* entrano Pasque in Laguna , che due Porti perciò formano- , cioè- 
quello f addetto di S. Nicole y o di Venezia , a di Uà , come 
volgarmente fi dice , e V altro dal lido contiguo detto di Sant 8 
Erafmo . In capo al Banca a fecca fuddetta , dentro un poco 
in Laguna- y renano le Vignole o fra le verdeggianti ifole così 
thiamate > al cui prede ha principio Io fcanno medesimo ^ e che 
Ortaglie contengono fommamente fruttifere , e coltivate . Ab- 
biamo antica Memoria di queft' ifole nella citata Cronaca Lati- 
na , dicendo ella che nel V. Secolo Aurio Tribuno ài Tordella 
fabbricò una Chiefa nel lido detto Vincolai , ( t) dedicandola a 
S. Giuflina , e della vecchia coltivazione dalle fuddette la me- 
defìma Cronaca porge -indizio nel racconto ,. che fa di cene pie 
favole , e vifioni attinenti alla fondazione della Chiefa dìddetta * 
(a) Vicina alla punta meridionale d'una di quefte ifole refìa il 
marmoreo Forte di- S. Andrea , opera celebre del San Micheli T 
the difende il Porto di S.Nicolò, oltre il quale comincia quel- 
la lunga e ftretta fpiaggia che corre fino a Malamocco , e che 
depriveremo a fuo luogo . Ma come la punta fettentrionale 
di quella ( dove efifte V altro Forte polio in faccia a quello di 

S. An- 

( 1 ) Varvara Ecckfiofam in litore s'ingannano quelli che credono pi& 

quod Vìgnolas juffit appellare, moderna la coltivazione de' Lidi. 

(a) Se non ishaglio ai. une Memo- aitino 1137 Veciam terra 

rie attenenti all'antica Chiefa di S. pofita in palude qug dicitur Septem 
Donato in Murano , moftrano che Vignoìas .... qua firmat in Bucca 
ìl lido o rifole dette Vignole un Mala . . . & aliud latian d'fcurrit 
tempo aveano anche il nome di in caìfum ipf.us Mala ec. . . . Deci- 
Sette Vigne. Que' Documenti ci fan- mum dabo vobis omnì anno tempore 
irò pur conofeere che Uve non folo vindemia videlìcet menfts Septembris 
ed erbaggi da tavo'a innanzi al noò. de omnì vino puro quod inde mibi 
colà iì coltivavano , ma biade eie- dederit J.C. Dee/mas etiamdabovo- 
gurni ancora ; e dicendo poi che la bis de omnibus beftiis nafeentìbus iit 
decima pacavano gli agricoltori di eadem terra, b* de omnibus biavi s > 
tutte Je beftie ivi nafeenti, fi coni- & iegummibus omm anno tempore 
prende che Vitelli o Pecore quefre mejjioms . Oecìmam inquam dabovo* 
fi erano, per cui fi deve credere che bis de omnibus fruclìbus ir berbis 
de* pafioli vi lòffero , cioè de*' pra- venundatis provenientibus ex eadtm 
ti ora ridotti aù altro uio , Dunque tsrra ce, Flaoi» Cornei. Ecclef. Venei. 



Parte Terza; 205 

S. Andrea ) rcfla quali in linea con Murano , e perciò limita 
per così dire la Settentrionale Laguna o Superiore, della quale 
abbiamo a parlare , perciò diremmo di efTa qualche cofa riguar- 
do all'antico fuo fiato . Altra volta ricordai (i) che il Cluve- ^à? 
rio credette che queft' appertura foffe T ad Portum fegnato dalla »;j/L 
Tavola Peutingeriana , come XVI. miglia lungi da Alrino , e 
che alcuni fuppofero forte egli pure il Porto di Aitino . Dilli 
però allora che quella Città lo aveva probabilmente più da vici- 
no , e in uno di quelli lidi che abbiamo^già veduti , e per av- 
ventura in quello di Tre Porti . Ma Y apertura di Lio doveva 
pure anticamente effere di moli* ufo" agli Infulari di quella ftipc 
riore Laguna , quando fiorivano le abitazioni della medefima ; e 
già Pier Giuftiniano (2) racconta che fopra il Lido di S. Ni- 
colò vi avevano innalzate due Torri fublimi, delie quali una efi- 
fteva ancora al tempo dì Bernardo Giuiliniani , di efimia altezza > 
come egli dice (3). Oflervo che una vecchia pianta della Città 
noftra tratta da un Codice della Libreria di S. Marco , e pub- 
blicata dal Sig- Temanza tanto benemerito della Patria Storia , 
fegna queft* altra Torre , nel luogo dove ora e fi ile il Forte di 
S. Nicolò. Per quello Porto ufcì nelii principi del lioo. Dome* 
nìco Mìchìeii Doge con un' armata di duecento vele per andare 
in Siria , (4) e nello ftefTo fecolo con un'altra di cento Galle- 
re (5) forti per efìb Vitale Michieli per andare a punire la Gre- 
ca perfidia . Così almeno dicono alcuni , (<5) , cofa che prova 
Io fiato antico di quel Porto , e la forza della Nazione in allo- 
ra . Li Dogi fuddetti portarono forarne ricchezze a Venezia 3 e 
nell'anno 1592. nel disfare l'antica Chiefa dì S.Lorenzo fi tro- 
varono fotto il pavimento fepolte due Zare piene dì monete Ara- 
be , d'oro purifTimo , e del valore circa di due Zecchini ogn* 
ima . Erano imprese di caratteri Àrabi , e fu creduto che fof- 
fero fpoglie di Tiro , e della Siria faceheggiata dalli Dogi Mi- 
chieli fuddetti per cui carichi di bottino tornarono in Patria , 
una parte del quale poterono colà nafeondere , dicendoli che 
in quel Monaftero eravi una Donna di tale famiglia , (7) e la 
famiglia medefima fofferfe molto per popolare tumulto in qutf* 
tempi . Con fatica fé ne poterono ricuperare 400, di queile mo- 
nete dalli Operarj che le avevano trovate , ed ancora fé ne con- 
ferva una in detto Monaftero . Sopra quello lido che vi fede 

anti- 

(1) Vedi Tomo Primo. i»i4f trìremes y navefque 'bellica s i$* 

(2) Hift. 1. r. oneraria!. Laurent. deMonacis. i.5» 

(3) lAdbuc liantem vidit dstasno* (5) Cemum Galleis ìncenwmdìt- 
flra altkudìnìs eximia 4&> antiquiffi* bus <edìficatis . Id. 1. 7, 

ipam „ E>e Grig. Urb. Venet, I.4. (6) Trevifan. della Lagun. p.8o, 

(4) Cfaffe ducentorum naviporum (7) Fiam. Cornei. Eccief. Veneti 



2o5 Saggio fopra I Veneti Primi, 

amica abitazione e coltura , lo fi può credere , e per effere egli 
il lido fleffo fopra il quale efìfteva la Città di Malamocco più- 
baffo , e per la fua vicinanza a Rialto . Nel 1053. Domenico Cori" 
Urini Doge , Domenico Contarmi Vefcovo di Olivolo , e Domenica 
M aringo Patriarca di Grado fi unirono a fondare fu quefta fpiag- 
gia un infigne Monafìero di Benedettini , che fece rifpet ubile figurar 
neli'Efluario per moiri fecoli. Lo dedicarono a S.Nicolò . Una 
Donazione fatta ad elfo nel 1072, riferita dai Senatore Corna- 
ro , ( 1 ) chiama Lido di Rialto quefta fpiaggia r ficchè pare che 
tal nome avelie la parte fettentrionale di elfa , come la meridio- 
nale portava quello di Malamocco. Altri vecchj Documenti mol* 
te Vigne ed Ortaglie ricordano fopra quello lido , che non era 
però così ferace come gì' altri deferirti . Patirono queftr luoghi 
molto nella celebre guerra de' Genove!! , che volon Eieri io direi 
la Seconda Punica eiTere ella fiata per li Veneziani , poiché o> 
me quella mife Roma quali all'ultimo pericolo , e Roma fcoiTe 
nel proprio paefe che vide arfo , e difhutro da lontano nemico , 
così la guerra Genovefe pofe Venezia all'orlo dell'ultima ruina , 
e Venezia vide ardere le proprie Lagune da lontano nemico ru- 
bate e incendiate per non breve fpazio di tempo in molti luo* 
ghi . Anche per il Porto di S. Erafmo entrarono Caliere Geno-- 
veli y e Dalmarine dopo avere prefo Grado, e incendiato Caor- 
le , e diedero alle fiamme- le abitazioni che ftavano fopra quel 
lido, {a) 

Il terzo Stagno della Venezia Marittima è quello che vicino 
alla Piave antica cominciando , fino a Chioggia non mai interrot- 
to fi eftende , il maggiore perciò di tutti , trentacinque mi- 
glia circa elfendo lungo , e nove , o dieci largo dove più è 
fpaziofo . L'Adige in parte, la Brenta , il Bacchiglione , il SU 
le , la Piave , ed una moltitudine d' acque minori una volta vi 
fendevano, mefcolandofi con l'acqua del mare » die due volte 

en- 
Ci) Ibìd. brano indicare lidi divedi e fepara- 
(a) Io credo che fé alcuno v r oIef* ti . Alcune carte del 1001. attìnen- 
fe metterfì all'imprefa di deferivere ti alMonarìerodi S.Giorgio Maggiore 
efattamente l'antico noftro Eltua. nominano il Lido Bovenfe fui quale 
rio , dovrebbe badare ad una cofa ftavano terreni coltivati . Altre del 
che pare a me fi feopra leggendo 1066. ricordano il Lid» Marcenfe • 
vecchi Documenti, vale a dire che Po/fa almeno eccitare quefVinforme 
ì lidi marittimi avevano var) nomi deferizione che fi è data dell'antica 
una volta , o per quanto io credo no (tra Provincia alcuno a verfare 
erano divifi in più parti , ognuna fopra l'antico edere della mede/ima y 
delle quali portava un nome diver- che un bene certamente non piccio- 
fo . Ma quelle vecchie Memorie fo- lo ei ne farebbe alla Patria Storia. 
Tenie fi efprimono così , che fera- 



^arte Terza; 207 

entravano , e due fortivano da effo ogni giorno , C lo coprii 
vano air altezza di alami piedi da per tutto . In quefto {la- 
gno più numerofi , che altrove fi allogarono li Veneti , e in 
effo ebbero la forte di mantenerli liberi da ogni foggezione 
ftraniera per più di tredici fecoli fino ad ora . Egli fi può di» 
ridere in tre porzioni , cioè fuperlore , di mezzo, e inferiore. La. 
prima di fotto Equilio principiando fi eftendeva fino a Murano , 
chiufa dal Nord della Terraferma come pur all' Occidente, e air 
Oriente divìfa dal mare dalli Udì indicati • In ella fi trova &* lido 
do Maggiore grolla Terra , e la prima di quello tratto di Lagu- &*<&**- 
na vicina al Lido del Cavallino , e quafi in faccia al Porto di r$ * 
Giefulo per cui ora efee il Si^e . Luogo confiderabile fu certa- 
mente quefto , poiché Marco Cornaro che ne avea vedute le ro- 
vine dice , che Sette Chiefe conteneva adorne di belle colonne di 
fcelto marmo formate , e che alcune avevano il felciato a mo» 
faico , ( 1 ) lavoro come è noto di fomrno pregio nelii fecoli an- 
dati . Il Sabadino che fcrive un fecoìo dopo il Cornaro , rac- 
conta che un Campanile ancora #ffai alto vedavafì in quella di- 
fabitata ifola , ora diftnttto . (2) Riporta il Trevi fano una Du- 
cale del 1443. nella quale fi ordina il toglierli da quella una 
ricca Palla d' argento efiiìente in una Chiefa , poiché il luogo 
ella dice , dìfahitato fi trova da molto tempo . ( 3 ) Sappiamo d'al- 
trove che negli antichi tempi vi rifiedeva un Tribuno , e tiopo 
un Podeflà vi flava per rendere ragione , e fappiamo ancora , 
che il proprio Codice, o Statuto avevano gli abitatori di quello 
luogo , nel quale fi leggono alcune ordinazioni per F ifole 
foggette ad effo , inlnfulis noflris , cofa che indica efTere ella fia- 
ta confiderabile fé avea altri luoghi foggetti . La Cronaca di 
Enrico Dandolo ferina nel 1380. che come laSagornina nomina 
per ordine le principali e maggiori popolazioni , conta tra quelle 
Lido Maggiore t per cui fi vede , che egli tra le medefìme tene- 
va un pollo diilinto (4). Offervo che ella vi mette pureS. Eraf- 

mo 

( 1 ) Et cufsì in Lio Mazzor dove ( 3 ) Longo tempore ìnhnhìt&tum .' 
era fepte Giefie con degniflime co- Ducal. in Archi v, C©m. Torcell. 
Ione de marrooro, & alcune lavora- (4) Quella se la Provincia di Ve- 
de 3 & falizzado mirabilmente de m©- nefia .... le quali Contrade fono 
laico . Cornar. 1441. MSS. quefle . Grado . Cavorle . Israeliana 

(2) Se vede Chiefe antichiflìme 'o Città Nova . Efulo . Lido de Pi- 
in Laguna fopra molte ifole ... co- gneda. Lido Mazzor. Lido piccolo * 
me al luoco di S.Criftina fopra Tor- Lido de S. Rafmo . Coftanzìaco . 
cello, il campanile di Lio Mazzor, Buran * Mur-an . Rialto . Lido de 
quello dì S. Felice de Mani, le ve- Malamoco. Poveja. Pellegrina .Clo- 
ftigìe di S. Antonio, e S* Martino, fa . Bebbe * Cavarzere. Loredo. ed 
Se molte in Giefolo, ec. Sabad. MSS* altri lioghi che non ferivo per ab- 
15^2, breviar. Crocia Enr* Dand* 



r 2o8 Saggio fopra i Veneti Primi. 

tnó o fìa il Lido di quefto nome , e perciò conviea dire , die 
anche quefto in allora fotte molto abitato . Nel fecolo fufleguen- 
te però vediamo Lido Maggiore difetto ^ ed io fofpetto che nel- 
la guerra Genovefe fucceduta nel 1380. abbia eflb infieme con 
li vicini luoghi molto patito , e poi le alterazioni fofferte dalla 
vicina Laguna contribuirono maggiormente alla rovina di quefla 
e -dell'altre ifole vicine , refa malfana e torpida in più parti, o 
per colpa della natura , o per fattura degi' uomini . Ora altro 
non rimane di quello luogo fé non che un' ifola coltivata e gran- 
de, vicina al canale del Caligo , ed alia Laguna detta Maggiore, 
dove abitano pochi agricoltori . 
lido La fuddetta Cronaca di Enrico Dandolo un'altra ifola di que- 
tPiccolo.Ql luoghi ricorda detta Lido- Piccolo , e la fegna infieme con l'al- 
tre Contrade di quefta Laguna . Si deve avvertire che un tempo 
il nome di Contrade & dava a tutto il tratto della Laguna fupe- 
riore a Torcello , nome che tutt' ora fi conferva in quefla Cit- 
tà, per dinotate le Parrocchie della medefima , tra noi Contrada , 
e Parrocchia effondo voci finonime * La Laguna fuperiore fu la 
più ilhiftre porzione , ^d affai più abitata negl- anni primi della 
Repubblica che quella di mezzo, € quella inferiore o meridiona- 
le. Ella fu ripiena d' ifole grandi e picciole , e di popolo Altina- 
te ; e quando parlai altra volta della Venezia marittima dilli che 
mi credevo foÌTe ella fiata quefla fuperior parte la più abitata 
dalli fecondi Veneti , perchè in ella tutt' ora fi icorgono avanzi 
più nobili che non nella media o nella inferiore, e agli Altinati 
ed alle fpoglie di Aitino io attribuiva una tal cofa come di fat- 
to è probabile . Aggiungo ora che nella Cronaca del 1.466. più 
volte citata fi legge che i vecchi noftri diedero anch' eflì un tem- 
po la preminenza a que-fta parte dello fragno noftro fopra 1' altre 
(1), ed è perciò che io penfo che quafi per eccellenza l' ifole in 
elfo contenute avellerò il nome di Contrade , vedendoli anche nel-» 
le Carte antiche fempre ufato un tal nome di quelle parlando 9 
non mai dell'altre altrove fituate ; e quefto nome pafsò poi co* 
me dico neir ifola di Rialto quando ampliata formò Venezia e in 
fé riunì gran parte della gente per 1' Eftuario difperfa , e prin- 
cipalmente in quefl' ifole. Lido picciolo è pure in oggi ridotto a 

col- 
CO Quefle provifion fu fatte In fuetti lìdi , e paludi , e contrade ; 
Cita Nova Eracliana , e quefto vegnindo zofo da Grado fina ail'ifo- 
perchè quefta nova Provincia de Ve- le di Rivoalto , giera tutti abitadi 
nella da quella parte dove era que- di zente copiofamente , e tutta que- 
fta Cita Nova l'era molto più no- fra parte de la Provincia che ho di- 
bile e popolada che no era l'altra (tinta , fu edi ricada & abitada pc* 
paru della Provincia .... e tutù \ proprj Veneziani ec. 



Parte Terza . 



2Q<? 



ra 



coltura , e (lava un poco al Sud del Maggiore vicino a quelk 
Laguna che il nome porta di Paleafia , fe pur non m' inganno • 

Il Codice di Lido Maggiore dall' illuftre Fofcarini ( i ) ricor- 
dato , moftra una legge fatta nel XI. fecolo da quegli abitatori pa ^ s * 
che proibifce la caccia del Falcone, o per dir meglio con il Fal- 
cone , fopra V ifole foggette allo iteffo , forfè per timore che di 
danno riufcifle alla coltivazione delle medefime * (2) Offervo che 
da pretto al littorale del Cavallino, e non lungi dal canale deli* 
Arco ifola fi trova coltivata e ferace che il nome porta di Falco- 
nera . Non potrebbe per avventura un tal luogo aver tratto così 
fatta denominazione dalli Falconi una volta più che altrove fa* 
cili in elio a ritrovarfi , quando anche li noftri ifolani tifavano tali 
Uccelli rapaci nelle loro caccie ? Egli è certo che erano elfi una 
volta molto amanti di un tale efercizio (*) , e cento modi divertì 
Tomo II. D d ave- 

(1) Letterat. Venez. p. 125. diamo di fatto che li Dogi mante-? 

(2) Ordinatimi & jìridatum eft , nevano coftodì per allevare gli Uc- 
ttt nullus homo audeat aucellare ad celli rapaci da caccia , Aftorri cioè 3 * 
Jralconemfuper lnfults noflrìs . Fofcar. Falconi, e cani ec. Tutta ìaNazio- 
Letteratura Vencz. p. i3^. 

( a ) La paflìone per la caccia fu 
grande una volta e dopo i fecoli bar- 
bari particolarmente in Italia . Li 
Principi e li Grandi n'andavano paz- 
zi come è noto. Nelle noftre Lagu- 
ne cll'era pure ufitatiflìma dalli Prin- 
cipi , che abbiamo veduto fopra co- 
me andavano a cacciare nei bofehi 
della Livenza Cervi e Cignali ; e 
dalla Cronaca Volgare Tappiamo che 
la Nazione avea dato facoltà ad effi 
e conceduto di poter ciò fare in 
tutto il paefe tra la Piave e Liven- 
za pofto, e fopra il lido vicino. Si 
deve riflettere che in que' fecoli roz- 
zi la caccia era confederata come di- 
vertimento proprio de* Principi e Si* 
gnori , o diftinto fegno della loro 
dignità . Li Barbari introduffero un 
tal' ufo , mentre i Romani^ confede- 
ravano la caccia come di diritto na- 
turale e comune, non proprio di po- 
che perfone. Gli Infulari noftri ve- 
diamo in ciò aver feguito il coftume 
de' tempi , e perciò gli antichi do- 
cumenti ricordano le concezioni di 
poter uccellare e pefeare in quefta 
o in quella parte della Laguna . A- 
roa vano molto tale ocupazione 3 e ve- 



» e 
ne come dico vi era portata , e 

mi fa fovvenire tal cofa ciò che 
racconta il vSanfovino , cioè chti un no* 
ftro Veneziano avea fcritta una Sto- 
ria dell i volatili foliti a trovarti in 
quell'acque, avendone delineate al- 
cune centinaia difpezìe, opera che è 
un peccato che fiafi perduta . Credo 
però che ci fia errore in tal nume- 
ro . Vedemmo pure in vecchio Do- 
cumento fopra riportato, ch$ due 
Fagiani all' anno fi pagavano ai 
Vefcovo di Equilio , per alcune ter- 
re vicine a quella Città . E* noto 
che il Fagiano è uccello non natu- 
rale dell'Europa, benché in Europa 
da antichiflìmo tempo portato , e 
che perciò vuole particolarcura neli* 
allevarlo e mantenerne la razza . Ora 
ciò moftra che gP ifolani noftri dai 
Continente avevano feco portato an- 
che quell'ufo di allevare Fagiani, 
e trovando colà verfo Equilio il luo- 
go adattato per le macchie folte che 
vi erano buone a confervare la raz- 
za di quelli , ve ne avevano pofto 
e ve mantenevano ancora. Tali co- 
fe fi riportano , perchè forfè confer- 
mano il già detto ancora , che la 
feconda Venezia non era così fpo» 

glia 
/ . 



1 1 a faggio fopra I Veneti Primi . 

avevano per prendere H Rumerofo volatile acqua juolo che per la loro 
Provincia efìfteva, . E non i da erederfi ftrana cofa che Falconi 
potefTero efiftere o nidificare in quelle Lagune, poiché ben (anno 
gli Ornitologi tutti , che una fpezie di Falconi vive Tempre e dù 
mora nelle paludi e negli {Ugni , e cuaefti Falchi acquatici fono 
il terrore delle Folaghe e dell' Anitre, e d'ogn* altro uccello di 
Laguna. Conofco provetto Cacciatore , il quale a caccia appunto 
ellendo in quefti luoghi cólpi un* Anitra . cadendo la quale vid& 
a piombo precipitare fu* dVcfTa groflo Uccello e via portarfela 
dritto faiendo in alto . Ora il precipitare a piombo full a preda, 
e a piombo rivolare con e(Ta è -modo -ufato dalli Falconi ... Que- 
fìa fpezie in certi luoghi d' Italia è rara , e i y Aldrovandi ( I > 
perciò non la vide , ma li francefi la conofeono beniirimo e ne 
chiamano gì* individui -fecondo il Buffon (2) Bufard de Marais , 
e perciò il Ceni (3 ) che la trovò in Sardegna li chiamò Bozza* 
gri , nella gentile e dotta deferizione che fece degli uccelli di queir 
iibla .anni fono . Nidifica il Bozzagro fempre vicino ali' acqua , ed 
.alle .volte in mezzo a folti cannetti; egli entra nel numero delli 
Rapaci nobili a ppreffo gli, amatori della Caccia, e in loro linguag- 
gio uccello. è da Logoro , uccello perciò buono ad ufarfi nelle in- 
fìdie che fi cogliono fempre tendere ..agi' innocenti animali . Po» 
-leva dunque il ;Bozzagro -più che altrove nidificar forfè a quen? 
jfola vicino , e perciò gli infulari noftri Falconarla averla detta in 
allora , quando .addeftrarefapevano.tali beltie rapaci alle loro caccia, 

e quan- 



glia d'ogni comodo e neceffario co- 
,me gli lìranieri particolarmente fi cre- 
dono., La pelea pure era con atten- 
zione ufata in que* tempi ., e ciò 
pure mi fa fovvenire che il Sena- 
tore Cornaro riporta molti Docu- 
menti antichi ne' quali fi trovano 
nominate certe paludi o Valli, \VàU 
ks Tanthsrias ', -palus Tamhera ab 
aquìs coperta . Ecclef. Torce! 1 p*g. 
379. Chi sa che un -tal nome non 
derivale dalla pefea che in effe fi 
facefTe con quella forte di reti che 
pur ora Tastiere o T antere .le dico» 
no i pefeatori . Le così dette Valli 
de, Te/ce. "'azj d'acqua cioè dove 
quefio fi chiude e fi ingrafla , p°- 
trebbono forfè, effere fiate note mi- 
che a Ca m'odoro , che J^ettunnie 
Tifane chiamolle . ^umeroja con- 
fp'tciuntur T^eptunia? Tifante , quu 
bus iùam cejjante induftria $ajfim 



'Olì re a nàfcimtur tnjuffa. Sic ne e fluì 
dium in nutrìendìs , me dubìetasitt 
capìendis probatur effe deliciis . Co- 
sì egli nell'Epiftola XX. lib. 12. al- 
trove riportata . Le Valli fuddette 
fono .chiufe .0 da piccioli argini di 
terra, o da canne, e contengono va- 
rie ; fpezie di pefee ... Vecch<e Carte 
fanno ricordo di effe , e grifdas di- 
cono le canne che le rinferravano ,' 
cioè Grifiole come noi ora diciamo 
fecondo la giullaoffervazione del Za- 
netti. In fine come dico tutte le an- 
tiche Memorie parlando diquefteLa-; 
girne moftrano la continua attenzioJ 
ne che avevafi a coltivarne leTum- 
be , e ad uccellare ., e pefeare nell* 
acque , cukandì .> aiuellandi , f ì~ 
fcandì , com'effe dicono. 

(oyb. 5. 

(2) Buffon. Ornitol. T.I. 
. O) Celti, p. 47. 



Parte 'ìarzào 211 

e quando li Principi loro di tali caccie amanti facevano venire 
da altronde anche gli Uccelli AiVorri , bravo- uccello da pugno r 
come il Falcone da Logoro, (a) ~., 

Molte picciole ifole con Mon after j e Chiefe' edificate fopra for- a J lia °- 
gevano vicino alle fuddette, ( 2) ora ridotte Barene ' y oppure di- $ t Marm .. 
ferte . Vien detto che 1' ifola Bajtlia- ci folle proflìma al canale tho. 
che ancora porta un tal nome ,. e vicina ancora al canale dell' Ar- 
co. Eravi S> Martino- di fopra a Lido Maggiore** {ima to', e verfo-^^Vfo» 
la palude con quello nome chiamata , e la Laguna detta d&'Siroa ** • 
S> Michele vicina alla Laguna di Giefolo ed al lido— et- Piave ,-^^^ ; 
ora detta Monte di S.- Michele . Di fotto Lido Maggiore a Fai- * z$9 
conerà verfo il Porto dell! tre Porti, ifola grande efifteva e mol- 
to abitata il cui nome era S. Lorenzo y che forfè picciola n' ave&Centrant-* 
vicina detta Centranica . Negli anni addietro fcoprivanfi nella me- ca. 
defima in mezzo a molti rottami la feguente informe ifcrizione 
fopra; una< rotta pietra che era però nel contorna gentilmente !&«- 
-fiorata « 

LA . . . . . * 

YE , 

ET ..... - 

LEG. XI. 

CVR . . . 

GVRAV . 



» B 



• e • 



II' mentovarfi in efla un Legionario deli* XI, Legione fece cre« 
efere- alTrevifanoche fino nelli tempi Romani folle queir ifola abi- 

D d 2 tata , 

( a) Quegli Uccelli da caccia che pur tuttora vi deve' efiflere certa» 
ritornano al Cacciatore quando egli mente . Si rileva poi da quel Do- 
prefenta ad elfi il pugno , diconfi cumento che fino da allora que* lidi 
appunto per quatto dapugno, come cominciavano a decadere. Nella rac- 
da Logoro fi dicono quegl* altri che colta' del-' Senatore Flaminio Cornaro 
non tornano fé prima egli non ab- moftifTimi antichi Documenti fan- 
bia fatto girare per l'aria certo or- no menziona delle caccie che face- 
digno coperto di penne che Logoro vanfi falla Laguna, r>er cuifrequen- 
appunto fi chiama .Per altro dopo ti fono gli affitti ed i cenfi che fi- 
fcritte le fuddette cofe ebbi incontro pagavano di uccelli acquatici in quei- 
di vedere una Carta fcritta nel 1500, le prefi , che fopra tutto volèvanfi 
la quale è un'affittanza fatta dal Pa- con i pie rodi , e che non folo fof- 
triarca di Grado di tutto ciò che pof- fero graffi e buoni , ma arci buoni , 
fede va fopra ilittorali podi tra Caòr- prothobonh come fi efprimono quel- 
le e Grado . Percento ogni' cinqu* Le Carte. 

anni fecondo l'antica coftumanza,!! ( 1 ) Se vede Chiefe antichiffime 

dice , che un Falcone fidovea pre- in Laguna , ... le veftigie de S. 

Tentare a quel Pallore, il che prova Martin e S.Antonio ec» Depofiz. ali* 

di quello uccello rapace l'efiftenza \w acque Sabad. 
$ue: luoghi , dei Bozzagro cioè che 



2i2 Saggio fopra i Veneti Primi, 

tata , il che non è fuori del verofimile per la vicinanza di Aiti- 
no , e molto più fé la proiTima apertura delli Tre Porti , era il 
Porto di quefta Città come fofpettai , potendofi anche offervare 
che queir ifola rimaneva appunto vicina a quel canale maeftro che 
dilli r acqua per quefto Porto aver condotto m Laguna, e che 
dentro in Laguna poi continuava fino al margine di (accia. , fo- 
pra cui flava Aitino . Potrebbe però effervi irata portata dalle 
mine di quella Città , quando di effe fervironfi gli Ifolani per 
fabbricare in Laguna . Non così però vecchia Tomba marmorea 
che ancora poch* anni addietro colà fi flava , grande , e con 
coperchio aguzzo , e fulla quale in caratteri imbarbariti e gran- 
di flava fcritto, 

ARICSNTA . 

Quefta fembra moftrare un tempo affai proflìmo alli primordi 
dell'Epoca feconda degli Infoiati, e foffe a qualche diftinta Don- 
na tra quelli farà appartenuta. Ella pure ci addita V antico abi- 
tato di quel luogo; e di fatto il Trevifano cita vecchj Documen- 
ti che dicono effervi pattate in effo -alcune famiglie Altinati , e 
che una Torre vi era fopra anticamente , molta abitazione , due 
Mulini , e che vi rifiedeva un Tribuno . Nel finire del 1300. non 
v'era più che un folo Monaftero, il quale nel 1459. fu foppreffo 
ed unito a quello degli Angioli di Murano , trafportandovi anche 
li marmi, e le colonne della quafi dirutta Chiefa a S. Lorenzo 
dedicata. (1) Queir ifola era vicina affai a quella di Ammiano 9 
e forfè per queflo fu il Monaftero detto S. Lorenzo di Ammiano , 
ma di effa ora altro non rimane fé non che un picciolo dorfodi 
continuo corrofo dall' acque detto il Monte di S. Lorenzo . In 
più luoghi di quefta fuperiore Laguna fi trova il nome fuddetto 
di Monte, dato io credo a quelle barene più elevate degl'altri pa- 
ludi per le rovine ammaliatevi fopra dell' antico fabbricato . Erane' 
tempi antichiffìmi Parrocchial Chiefa quefta di S. Lorenzo fecon- 
do il Senatore Cornaro . Si avverta però edere affai facile lo sba- 
gliare in prefente volendo di molte ifole affegnare il fito , ed io 
fofpetto che anche il Cornaro fuddetto abbia prefo equivoco alai» 
na volta in tal propofito, come pur il Trevifano. 
Ammìam Poco lungi come dico all' ifola defcritta eravi quella diAmmia- 
nQ * no , Aimano detto ancora, cimano, e Mano ne' tempi più barbari e 
di contralto tra il Latino favellare, e il volgar fermone non an- 
cora ben formato . Quella vecchia Cronaca che unita ftà alla Sa- 
Coflttnì gornina racconta che gli Altinati vennero ad abitare numero!] in quell* 
xtaco* ìfcla, e vi fabbricarono molto. Ella avea vicina Coftanziaco altra 

ifola 

(0 V. Trcvif. della Laguna. Flam. Cornei- Ecclef. TorcelJ. 



Parte Terza. 213 

ifola pure da que' di Aitino popolata , e dove la fuddetta Cro* 
naca dice che un Gattello vi era , e che fu unita air altra per 
mezzo di lungo Ponte probabilmente fabbricato a molt* archi . (i) 
Diflero alcuni che gli Inlulari diedero a quefta il nome dell' Im- 
peratore Collante che regnò dopo Eraclio nel 640., e poco dopo 
che la Laguna ebbe il malTimo incremento per la totale effusio- 
ne de' Greci dalla Terreflrc Venezia ; ma li più vecchj autori, co- 
me il Dandolo (2), ed altri dicono che tal nome ella traile da 
una delle antiche porte di Aitino , Coflanzìaca già detta . Se ciò 
è vero , forfè la Porta fuddetta potrebbe aver acquiftato quello no- 
me dal più vecchio Gettante .figliuolo di Coiìantino il Grande , 
al quale morto il Padre toccò la Venezia con l'Italia, e che for- 
fè potrebbe aver riattata quella porta in allora . Quelle due ifo- 
le aumentarono ancora di gente quando ardeva la difeordia tra 
Eraclea ed Equilio , e tutte due fecero onorata figura nell'antico 
Eftuario. (3) Sappiamo da Marco Cornaro che otto Chiefe in 
queft' ifole erano magnifiche , adorne di marmoree colonne in quan- 
tità aliai grande, e che in elle fi trovavano li Sepolcri di alcuni 
Dogi antichi, e delli più diflinti Soggetti della Repubblica (4) - 
Anche il Sabellico ricorda, che nel cinquecento un'alta Torre, ed 
una diroccata Chiefa colà ancora efifteva in Ammiano, e il Sa- 
badino iiieilamente le ruine al fuo tempo vifibili rammenta di 
quelli luoghi ( 5 ) . V erano pure delle faiine diverfe , ancora il 
rome durando di effe ad un tratto di palude profiìma al canale 
detto di S. Felice . In Coiìanziaco efifteva un Monaflero aliai ce- 
lebre appretto gl'antichi Veneziani dedicato a S. Adriano , e fon- 
dato dalla Beata Anna figlia delÓoge Vitale Mkhieli , le cui ren- 
dite pattarono a quello di S. Girolamo in Venezia dopo la mi- 
na dell' ifola fuddetta. Quando quello Principe andò nella Grecia 
con poderofa fiotta per punire l'Imp. Emanuele , ma ingannato 
*ia queiìo miferamente colà perdettero la vita da contagiofo morbo 
uccifi la più parte delli Veneziani, anche della Famiglia Giuftinia- 

na 

(1) S.Laurentn conftruxerunt , cu. ti I mente adornade <le admirabili edi- 
jus per girum jundamentìs conftrutlis ficj , eoa grandifTìma quantità de 
Caftellum quoddam Ulte fieri ordina* degne colonne de marmoro , & nel- 
•verune , a quo vero Cajìello Tontem le quali fono ftpulti Principi > Oc 
étdificantes ufque ad Jlmmwnas fé- Procuratori de Venefia , & infiniti 
cerunt iter . in Cod. Sagorn. p. So. Zentilomini , come fé vede per le 

(2) Dand. Chronica iib. 2* Sepolture. 

($) Bernard. Giuli. 1.8. (5) Intra vero SUls aheum ve* 

(4) Et etiam come le poi veder tufla Turris cum Tempio maona ex 

de qua de Lio Mazzor -Vili, de&nif- parte dirutum circa rtvum quod ma- 

fune Giefie ghe era , le quali fu jorem accolse appellant , ^Adriani 

pppellade ì Mani, le quat fono t ut- Virgineum ec. 

te de fopra Torsello , tutte mira- Sab« L $> 



2i 4 Saggio* fopra; I Veneti Primi * 

sa perirono tutti gli individui non rimanendo che un folo Mo-- 
naco in Venezia profeflb nei Monaftero di So Nicolò del Lido • 
Conviene dire che la. Nazione amaiTe finceramente quefta illufìre 
Famiglia, poiché ifìantemente ricercò al Pontefice lo fcioglimento 
da' voti di. quello Monaco, e ilDoge li diede per moglie la pro- 
pria figliuola o Dopo alquanti anni, e dopo aver avuti più figli 
fi fepararono volontari r ilGiuftiniano ritornando al proprio Chio- 
ilio , e la Michieli nell! Itola Coftanziaca fondando- il Monafte- 
ro fuddetto dove fi chiufe fino alla morte; Monaftero che come 
ho detto fu per molto tempo- uno de' più rifpettabili delle Lagu- 
ne noftre» Prima del mille quattrocento era però l'aria così gra- 
ve ridotta in qutuY ifola, ed il Monaftero era così infettato dal» 
le ierpi , che nel: 1439. fu permeila alle Monache il transferirfi 
altrove per non vivere così difagiate . Abbiamo^ alcun Dato più: 
antico ancora dell' infezione dell'aere in quefti luoghi , ed è il 
trovarli fcritto in Documenti raccolti dal Senatore Flaminio Cor- 
na ro , che per una tal caufa nel J273, era ridotto qua fi difabi ta- 
to altro celebre Chfoftro dell' itola di Ammiano tenuto da Mo- 
naci , e dedicato, alli SS. Felice , e Fortunato .. Dura tuttavia il 
nome di quello in un canale, e in un dorfo coltivata non lungi 
dall' ifola di S. Criftina r »e il Monaftero ripeteva^ la fua origine 
da altro più antico già Innato in Aitino , e dedicato a S. Ste- 
fano, (a) avendofi tolto da quello i Monaci , e pattato in que- 
lle* 

(a) In una Lettera di S« Paolino tino ,.0 il margine della Laguna a 
Patriarca d'Aquileja-a Carlo Magno quella parte non era poiTeduto dagli 
fi dice, che in Aitino avea egli te- Ifolani • ConcìHum babitum „4ltìnì 
liuto un Concilio s nel quale pret- fuiffe fub nomine liegis tranquilli fft. 
tendono alcuni che fi parlaffe dell' mi , dice S» Paolino nella fua Let- 
rrcifione fatta dalli Dogi Maurizj tera all' Imperatore , che il Murato- 
dei Patriarca di Grado , ma la cofa ri crede fcritta nei 800. circa . Ma 
Sion è però chiara .Se Aitino arca già vedremo più avanti che né 
al 61 5. era flato abbandonato, gli abi- meno poifede vano li Veneziani il vi- 
latori di efìfo effendo paiTati in La- cino margine di Campalto , che era 
guna per caufa delli Longobardi ,, tenuto dalli Franchi padroni dei Con- 
forfè quefto Concilio fi farà celebra- tinente. Quelle caffè marmoree che 
to nella fuddetta Abbo di S» Stefa. ora veggonfi giacere fopra le motte 
no colà ancora efiftente quando re- di Aitino , avanzi fono di quello 
gnava Carlo, e che non fu trafpor- Monaftero , unico avanzo anch'elio 
tata in Ammiano fé non che l' anno della diftrutta Città , e che forfè 
932. fecondo il Trevifano ; ma io potrebbe effere (lato abbandonato nel 
però credo prima, poichèin tal tem- finire dell* ottocento quando fcefero 
pò circa morì il Partecipazio Doge gli Ungheri in Italia . Se vogliamo 
nel Monaftero di S. Felice di Ani- giudicare dalli fuddetti fepolcri, fta- 
«niàno , nato da quello- di S. Stefa- va quefto Monaftero vicino alla La- 
no. Si vede per altro come al tem- guna ed al canale delle Portefine. 
Vo di Carlo Magno le motte di Al* 






Tarte Terza. Sii 5 

irò nel tempo Selle invafioni . ( 1 ) In quello Chioflro di S. F& 
lice fi ritirò verfo il 930. Orlo Partecipazio Doge a finire fan- 
tamente ,*ed in pace li Cuoi giorni (2). Quello Chioflro per- 
tanto uno de* più antichi fi era della Venezia marittima , ma 
già oltre di effo , altre Chiefe adornavano 1* ifole fuddette , e 
Monafterj divertì ora affatto dileguati , e fomaierti . Dice il Sa- 
bellico che al fno tempo vedevano le mine del Chioflro -di San 
Adrtemo di Coftauziaco 3 e che mine , e macerie largamente in- 
torno ingombravano quelle paludi (3), di tale decadenza ripetendo 
egli il principio nelle guerre dèlli Franchi , e degl' Ungheri , ma 
in vero fattamente , perchè anche dopo ÀI novecento fiorivano di 
certo que' luoghi «. 

Vediamo dai!' abbandono nel mille e duecento feguito del Mo* 
naftero di S. Felice , che già cattiva T aria , e cattivo il foggiorno 
era diventato In Ammiano Coìtanziaco ^ e neh" ifole ad elio vi- 
cine ♦ 11 secchio Marco Cornaro ne incolpa i fiumi che interra* 
tono molta Laguna intorno , e di Fatto ia circoftanza delle Ser- 
pi ci fa vedere , che .acque ^dolci o almeno femìdolci colà vi era- 
no , poiché in acqua puramente falfa quefti rettili non vivono „ 
Pattavano l'acque del Sile per que' luoghi mefcólate con quelle 
del mare , perciò quefte spregiudicarono forfè all' ifole indicate 
Ma il mare medefimo con iìtrana contrarietà infidiava V ifole ftef* 
fé , poiché ne corrofe alcuna così 3 che più non fi trova In pre- 
dente - Non farebbe però fucceduta tal cofa , fé non quando ef- 
pulfe Tacque de' fiumi dalle Lagune , il mare :folo ondeggiò per 
quefte ? Egli è però fatto, che l'antico Burano fu diftrutto dal 
mare come dirò a fuo luogo , molto prima dell' efpulfione de' 
fiumi; perciò lafcio agl'iniziati nella difficile teoria dell' acque ^ 
e particolarmente -dell'acque noftre 3 il dire come , e perchè de- 
teriorano tanto Tifole antiche della noftra Superiore Laguna , e 
mi riflringo folo a terminare la fuccinta detenzione della mede» 
iìma (*) ■• 

Ri- 
XO V. Monacif. hifr. -viene perciò credere che più dolci 

(2) Dandul. & Sagcrn. che falfe acque colà efifteflero in 

(3) Frequentami olimcultus >fed allora -, Altro Documento ci dice, 
Galliàs Tanonicifque temporibus loca che un canale per ordine pubblico 
incolis defijfe • Sabel. de fit. Urb. ivi fu Ica vato, acciò l'acquedelma. 
1. $. re potettero correre liberamente , e 

(a) Nell'atto di unione del Mo- per drizzare queflo taglio furono dr- 

naflero di S. Adriano in Coflanzia- ftrutti alcuni argeri che circondavano 

co a quello di S. Girolamo di Ve- Titola. L'effetto di tal opera feba«. 

nezia fi parla molto delle Serpi che diamo a quella Carta che èdel 158^ 

in quantità infettavano queir libla, fu la di (Eruzione in parte dell'itola 

e che andavano a trovare'jeMona- medefìma> poiché le Fabbriche furq- 

che fino nelle Camere loro * Con ? no corrofe dalla corrente marittima e 

Forfè 



na 



216 Saggio fopra i Veneti Primi. 

Rimane ancora l 5 ifola dov' era il Monaftero di S. Adriano J 
S. Aviari corrottamente ora detta , chiufa di mura , e con Chie- 
fa fopra fabbricata nel 1665. Ripofano in elTa V offa degli abi- 
tanti di Venezia che dall' anno fuddetto a quefla parte colà fi 
portano di continuo , e fi ammucchiano (a) . A quefta è vici» 
S.Crìjìì- na un* ifola ferace, ed ubertofa detta S.Criflina ora d'alberi co- 
perta , ed una volta con un Monaftero di tal nome nel J432. ab- 
bandonato anch' elfo , perchè quafi dall' acque fommerfo . ( 1 ) 
Quefto Chioftro fu fondato intorno alla metà del VII. Secolo , 
ma nel 1340. le Monache di propria volontà fé ne andarono 
nella vicina ifola di Torcello , benché il Senato le obbligaiTe a 
ritornarvi portandofi anche colà il Senato medefimo in corpo , 
per folennizzarvi in tale occafione la fetta di S. Criftina , le cui 
Reliquie efiftevano in quella Chiefa , e le Monache le avevano 
portate feco a Torcello . Nulla a meno però circa un fecolo do- 
po come ho detto , l' ifola fu abbandonata per fempre . Marcel- 
liana fu pure un' ifola profìima a Coflanziaco , che fi crede acqui- 
itafìe un tal nome dall' Eremita Alunate S. Marcelliano morto 
in ella . Caftraccio ifola anch' effa vicina affatto alla fuddetta di 
Coftanziaco , dove dicono moriife ne' tempi di S. Girolamo, Li- 
berale Àltinate, e Santo, peri del tutto , e dove precifamente 

fi (taf- 



Morcel- 
liana . 

Caftrac- 
cio, 



Forfè però quefla corrente fi rallen- 
tò in progreiTo, poiché V Ifola anco 
ra fufiìfte . Ricovero di Ladri poi 
rimafe per qualche tempo. 

<Anno 1549. . • . Ò" Colubrorum 
etiam ufque in illius Monialium Cel- 
iai penetrantium multitudo ec» 

JLnno 1581. . . . quod aque ma- 
ris inde libere & expedite tranfire 
pojfmt juffu Domimi Ve net or um cana- 
le e/t jaflum, te 1 figgere s qui ab iij- 
dem aquis locum confervabant ob di- 
cium canalem deliriteli funt ec, . . . 
Julius habìtare queat , eo quia pre- 
dilla Ecclefia a Latronibus diurnis 
ac notlurnis depredata remanet .... 
ÌSr> ob diclas a qua s omnia edifici a qua 
ibi fierent , continuo dejìruerentur . 
V. Cornei. Ecclef. Torcell. 

(a) Nell'Opera dei Senatore Cor- 
naro fi riporta una vecchia Carta del 
1179. nella .quale fi fa menzione di 
picciol' ifola ad Ammiano vicina e 
Ammianella detta , fopra la quale 
(lava il Monaftero di S. Andrea in 



altre Carte detto di Ammiano. Do- 
vea eiXer quefla picciola ifolet, a prof- 
firna affano alla grande e perciò 
detta Ammianella , per distinguerla 
da erta . Altre Carte poi regiftrate 
nel Codice del Pubblico , e ricopia- 
te dal fuddetto Autore ci moftrano 
che Ammiano era ripieno d'Orta- 
glie e Vigne quando era ancora abi- 
tato e florido infieme con il profu- 
mo Coftanziaco , nominando fem- 
pre in plurale 9 con distinzione ; 
Monaft. Ss. ^Andrea {& Jacobi inin~ 
fula qua vocatur ^Ammianelles . V. 
Corn. Ecclef. Torcell. Anno 1174. 
lAquam qua venìt . . . a capite de 
bortis de ^Ammianis • ^Anno 1179. 
Vineis (y> Terris Ammiani is* Con- 
fi antiacì. .Anno 1194. ^iqua S.Lau- 
rentii quod firmat in bortos fiti ^Am- 
mianis . ^Anno \ 198. *Aquam que ve* 
nit citta bortos de xAmmianis , $c. 
Codex Public. MSS. fa 

( 1 ) Flam. Cornei. Ecclef. Torcell » 



Parte Terza « 2x7 

fi fi affé ora dirlo è imponìbile . Anche P ifola di Gaja o Cajada Ca}odn. y 
avea un Monaflero di Canonici Regolari perito nel 1416. , e ? 
flava vicina alla fuddetta , come pure quella detta Mefula o Me- Gaja* 
fole , un poco più fopra forfè fituata verfo Lido Piccolo , dove M r u i ai 
ancora una palude efifte con quello nome . (1) Aveva un Mo- ' 
naftero , la mina del quale quando ila avvenuta ora fi ignora . 
Verni ifola anch' effa di quelli luoghi fparì , né il luogo dov'elia 
fi flava in prefeme è noto. S. Nicola della Cava o Cavana vici- 
no a Mazzorbo perì ifleiTamente con il Monaflero che avea fo- San 
pra nel Xill. Secolo , ma ebbe la fortuna di rimetterli dopo in W»/<* 
decoro fa maniera , ed ora fi chiama Monte del Rofario . Sopra ^i 
Torceilo andando verfo Aitino , picciol dorfo fpinofo fi folleva ( ' ava * 
in mezzo al Canale detto Monte dell'Oro , e celebre tra il popò- e 
lo per le immenfe ricchezze che fuppone in elio fotterrate fino Coroide* 
dal tempo di Atila . Quella era un* ifola fecondo il Trevifano , 
dove un Monaflero efiiteva a S. Carlo dedicato , e da Monaci 
Olivetani tenuto , Ifola piuttoflo grande , e verdeggiante trova-» 
fi vicina detta de' Borgognoni , un tempo Parrocchia, poiChio- or &j m " 
flro nel 1190. di Canonici Regolari, poi di Cilìercienf! , che di 
Borgogna venuti , diedero per quello un tal nome a quel!' ifo« 
la • Efifte ancora l'antica Chiefa , ma altri abitatori non con- 
ta fé non che pochi Ortolani in prefente . OiTervabile è in quefV 
ifola un lungo filare d'Olmi belli, e vigorofi , le radici de' qua» 
li toccano in gran parte 1" acqua marina del contiguo canale 
che fembrano ricordare l'antica verzura fparfa per que' luoghi. 

Dopo l'accennato gruppo d' ifole tutte abitate , veniva Tonel- 
lo vecchitlìma , e un tempo florida Città di quello Eftuario , che 
dagii Altinati anche elTa ripete la fua origine. Doveva certamen- r 
te Aitino effere una Città florida , e piena di popolo , poiché r f e * 
diede gli abitatori a quanti luoghi efiflevano una volta nella fu- 
periore Laguna fino a Rialto . Sei porte dicono che aveva que- 
lla Città , dal nome delle quali il nome loro defunfero Am- 
ili iana , Coflanziaca , Torceilo j e V altre che vedremo in pro- 
greffo. (2) 

Quanuo gl'Unni diedero alle fiamme la terreftre Venezia, gli 
Altinati popolarono Torceilo , che Dorceo vorrebbe il Trevifano 
far credere folle in più vecchi tempi chiamato . lo credo però , 
che abbia nfi a prendere con riguardo per nomi diverfì , quelli 
dell' antiche iiole noflre , fé diverfamente fi trovano ferirti nelle 
vecchie Carte , perchè poffono edere alterati, e nient' altro, co» j 
Tomo IL E e me 

(i) Tievif. della Laguna. Burtanum , Murìanum , Torcellum % 

( 2 ) Civitas babtns fex portas . . • ^Ammianum , Conftanùacum ^ ec, 
nomimbus eorum iwcavere fex ìnjulas Dami, 



^i8 Saggio fopra I Veneti Primi. 

-me per efempio faccette a quello di Àmmiana iti Mani , di Ge« 
mine , o Gemello in Zìmalle ec. Ebbe dunque Torcello abitatori 
ne' tempi .degl'Unni (i), ed ebbe poi ii -ma (fimo aumento ne'll* 
Epoca delli Longobardi . (z) L' avere fcelta -quefl' ifola a prefe- 
renza dell' altre -vicine per nilarvi la Sede Vescovile ? , il Fonte 
Battefimale, eriporvi lefacreofTa, parmi che dia a credere che la 
più grande , e la migliore ella folle d'ogn 3 altra intorno . Abbia- 
mo già nel precedente Volume ricordata i' oppinione di alcuno , 
che forfè vorrebbe porre in quefl' i fola le ville Altinati da Mar- 
ziale deferitte , 'fondandoli fuìle ifcrizioni Romane efiitcnti in 
effa che di Orti fanno menzione .. Torcello perciò farebbe flato 
abitato anche avanti la mina di -Aitino; ma gìk di tal cofa ab- 
biamo detto abbaflanza in allora . La vecchia Cronaca Sagomi- 
la rammenta con lode Torcello , benché abbia tacciuto Am- 
rniana e Coilanziaco ., come pur Lido Maggiore ; e non so fé 
dica , che ^ra circondata di mura ( 3 ) , ma dice -bene , che 
circondata dall' altre ifole fortiifima fi flava in trezzo a quel- 
le . Di fatti uno feiame è' ifole grandi , «e piedole avea Torcel- 
lo alle fpaile ed a lato, ed erano quelle le già defciitte , oltre 
Mazzorbo , Burano , e Murano che avea di fronte , e non mol- 
to diftanti . Fu nota e conGderata tra le primarie Torcello anche 
dagli antichi flranieri che parlarono di quefte Lagune, come Go- 
flantino Pcrrlrqgeriito che nell'ottavo fecolo ne fi ce ricordo , di- 
fiinguendclo anche da tutte con chiamarlo il grande Emporio delti Tor- 
zeilani (4) . Traffico grande polliamo perciò credere cne faceffe- 
ro li fuoi abitatori nelli fecoii feorfì , ^ chi sa che non fofTe luo- 
go di mercato con le proihrre genti dtì Continente , dal margine 
del quale egli non flava lontano .. Polliamo olfervare che V ifole 
della Laguna inferiore avevano il Continente vicino ben diverfo 
da quello che proifimo trovavafì a Torcello ed all'altre ifole della 
Laguna fuperiore. Quello da immenfe acque e paludi ingombrato 
poca abitazione negli antichi tempi Veneziani conteneva , e quel- 
la che in quelli tempi contava , nondovea eifere ricca ; quello all' 
oppoflo afeiutto e coltivato, apochipaflì lungi dal margine e po- 
co indentro teneva grolle Borgate e Villaggi, oltre Tre vifo ne' 
barbari fccoli Città di qualche riguardo iìtuata poco lontana an- 
ch' 

( 1 ) aitila • . . Jìltinum tranfiit . • . in Torcello ec. là. 
fr hi fimi/iter ... ad infuas maris (5) Senta InfulaTorcellus fubfiflit , 
paurulos ... m'iferunt ... Jed non va- qu<e licet urbrum minibus munita 
lentes refiftere nefle Mìe fugernnt conci «refe ut , tatnen aliarti™ Infilia- 
te. Dand. rum munitìone circumfepta in media 

(2) Tau/us chinati j Fpifcop.Lan- tutijj.ma poi/et . Sagorn. 
gelar dcrum rabiem metuins > acce- (4) Magum Empiorum Torze//a~ 
pt'u corjjoribuj Sanllorum cumfopulo norum . De adminiitrand. Jmjp. 



Fàrte Terza:». %i$ 

eh^efla • Iti tempo perciò di pace è facile che Torcello faceffe 
molto traffico con gli abitatori del Continente, e che quefìi dalli 
Torcellani 3 Coftanziefi , Ammianefì, e vicini , ricevettero e Tale 
ed altre merci,, fecondo il bifogno e le circoftanze d'allora. Ve- 
diamo nel Codice Trevifano confermata una Convenzione nel 996* 
feguita tra gli- Infulari e Ottone Imperatore ,. nella quale fi fta- 
biliiTe il Villaggio- di S. Michele del Quarto fopra il Sile per luo- 
go dì mercato tra. quelli , ed i fudditi dì quefto,, vale a dire gli' 
abitatori della Marca Trevigiana ( 1 ) . Ora quefto- luogo rimane 
a poca diftanza; da Torcello , e poi ditnoftrò- il noftro Temanza 
(2) che a CampaltoV silaggio propriamente fui margine della La- 
guna pofto , altro mercato pur fi faceva in antico tra- gli Ifolani 
e quelli del. Continente , e quefto ancora.a Torcello rimane vicino;, 
perciò come dico moit' utile poteva ricavare un tempo queftV i fo- 
la dal traffico che forfè faceva* con li proffimi Longobardi e Fran- 
chi Trevigiani. Oltre ciò* ella pure efercitavail commercio marit- 
timo egualmente che : Y altre ifole , e vediamo che nelli principe 
del IX. Secolo Rujìico Torcellano con dieci Navi cariche di mer- 
ci, infieme con Buono da Maiamocco erano in Alexandria d' Egit- 
to quando tolfero da colà" il corpo dì S. Marco . (3 ) Ricca e po- 
polata ifola certamente doveaeiTere 5 e già polliamo oifervare che gli 
Altinati ebbero T idea di chiamarla Nuovo' Aitino , appunto come 
i fuggitivi di'; Aquiieja volevano Aquileja Nuova- denominare F 
ifola di Grado, lenza però ottenere il loro intento' né gl'uni ne 
gl'altri. Tal cofa trovai feruta negli Atti ài Si Eliodoro pubbli- 
cati dalli; Bollandifli (4) \ e parml anche nella vecchia Cronaca 
unirà alla Sagornina . Quefìa rammenta pure le Fabbriche e le 
Chiefe dagli Altinati erette in Torcello 5 particolarmente da due 
antichi Tribuni Padre* e figlio r Ario chiamato il primo' ed Arato* 
re il fecondo ( 5 ) . Nella Chiefa del Monafìero di SI Giovanni 
(che fé è vero effere; ella Hata in principio fondata da Paolo 
Vefcovo fuggito da Aitino verfo la metà del feicento per timore 
delli Longobardi , e per darla alle Vergini facre feco condotte 5 
quefte farebbono le più antiche Clauflraii dell 5 Eftuario ) ifcrizio* 
ne~ efifle: che li; due fuddetti Tribuni ricorda (6) . Ella è peròfog- 

E e 2. getta 

(1) 5 s Mi eh (teli s de Quarta infitte caverunt . A#. Ss. $\ Julii. 

mine ec. Codex Trevifan . ( 5 ) ^Lrms & ^Arator filiusejus ... 

(2) Differii, fopra S. Ilario .- Domos & llcclefias in eadem infu/a 
($ì Ecrlef. Vent. Cornar. edificare ceperunt • 

(4) Habìtatores autsm qui ^Altinì Chronac. MSS. 

remanferant . . . in marina* fpatiofdS (é) Et duo Torcetti curahantlfctì>< 

Venetìde ìnfulas pervewrunt > & cun* ptra Tribuni 

Mi inno confilìo , fecerunt ibidem jlrìus ly> confort ejufdem Ie*> 

gpìjcopum y 6» ^ovum JLltinum vo~ gis %/LratQY*. 



ito Saggio fopra i Veneti Primi. 

getta a moke difficoltà . Quefto Monaftero fu affai beneficato ne! 
J003. dalla Coftantinopolitana Maria , Nipote degli Imperatori 
Balilio e Coftantino , e moglie di Giovanni Orfeolo figlio del Do- 
ge Pietro IL Orfeolo , che vi depofe le Reliquie di S. Barba- 
ra . (i) 

Orfo figliuolo di quello Doge era Vefcovo di Torcello nel ioo3. 
ed egli rifabbricò di nuovo 1' antico Duomo che è quello che an- 
cora fuftifte (2), e perciò conta quafi otto fecoli di vecchiaia . 
Quella Chiefa è olfervabile perchè ci dà un* idea del rozzo gufto 
di que'fecoli nelle fabbriche, mafoiidoperò e matlìccio benché le m- 
plice. Ella è grande , e diciotto colonne ài marmo Greco aliai 
grolle ed alte , e beniflìmo macchiate dividono la Chiefa in tre 
navate . Baili rilievi antichi , e infranti pezzi di marmi Orienta- 
li , veggonfi impiegati in alcune partì ài quello Tempio, fpoglie 
tutte del profilino Aitino. L'antico Coro difpofto a fcaglioni di 
marmo , con in mezzo la fedia Epifcopale pur ài pietra , il tutto 
uà ufo delli Concilj Provinciali , merita offervazione . Così pure un 
grande mufaico affai bizzarro e capricciofo che occupa quali tutta 
Ja muraglia interna della Facciata , e dove c'entra il Giudizio , 
l'Inferno , il Diavolo feduto in fcranna , un pò di tutto in forn- 
irla, in fantaftica forma delineato e difpofto . Anche le fineilre 
della Chiefa tengono al di fuori li Spirelli o Scuri di marmo , 
tutti di un pezzo e pefantiffimi , probabilmente perchè a neffuno 
veniffe mai volontà di chiuderli . In un' Urna di belliflimo Gre- 
co ripofa il corpo dell' Altinate Vefcovo S. Eliodoro , e V arnica 
fotterranea Confezione è pur adorna di laftre grandi di tal mar- 
mo d'una macchia affai bella e vivace. Mi è noto che una vol- 
ta nel romperli certa muraglia , che in un qualche tempo era fia- 
ta fabbricata a ridoffb del muro della Chiefa , un Muratore fco- 
prì un largo marmo che chiudeva un fepolcro antico . Gli venne 
volontà di fpèzzario , e viàe grande fcheletro intatto , veftito di 
tutt'armi , con larga e corta fpada vicina . Parvegli che Y armi 
iucicaffero alquanto in qualche luogo , e perciò confricandole con 
arena conobbe , che il pomo , ed il manico della fpada , la pun- 
ta o frontale dell'Elmo, le giunture o legami de'cofciali, e gli 
ornati della celata Iteffa , e dell' usbergo erano tutti di ottimo 
argento. Lofcopritore giudicò inutile per il morto quel metallo, e 
in confeguenza ne tolfe per fé quanto potè ftrapparne; e poiché non 
fapea d'antiquaria, neffiin penfiero fi prefe di offervare fé alcuna 
ifcrizion vi foffe che informalTe i vivi della condizione del morto 

da 

(1) Corri. Ecclef. Torce!!. «// . Sagortf. 

i 2 ) Vrfus recreare /ludi fijìjftme fé* 



Parte Terza. 221 

da etto frettolofamente meffb di nuovo all' ofeuro £ nafcoflo in 
modo che più non fi potette rinvenire da vivi . 

Nella piazza avanti il Duomo veggonfi tutt' ora fotto lungh' 
erba fepolti molti marmi e pietre lavorate , come pure innanzi 
al Pretorio dove la quiete è totale , e neiTuno ne profana il lì- 
lenzio al quale ora è facra tutta queir ifola . Anche nelle mura- 
glie degl'orti, e nelle fondamenta de* canali marmi vecchi s' in- 
contrano avanzi d'antico fabbricato ora caduto. Nelli paludi vi- 
cini quando è batta l'acqua fi veggono molti rottami, e fu otter- 
vata tempo fa un'iferizione affai lunga ma fott' acqua fepolta in 
modo che non fu poffibile ne leggerla né trarla fuori . Il vecchio 
Cornaro ( i ) rammentava ancor egli le Chiefe un tempo adorne 
e ricche di quefiV ifola , ed altrove riportai vecchio Decreto del 
1429. che metteva freno allo fpoglio delle colonne e de* marmi 
che facevafi nelle mezzo rovinate Chiefe di quelli luoghi ( 2 ) . 
Nel 1248. però, e così pure nel 1360. il può offervare che non 
cattiva ancora fi confiderava T aria di Torcello , poiché olTervo 
notato nella Cronica del Grazia , che gli abitatori di Venezia cor- 
revano in quelV ifola per falvarfi dalla Pelle che in quelle due 
epoche facevano ftrage nella fuddetta Città ( 3 ) , e ftrage affai 
grande • Torcello però a poco a poco decadde , di modo tale che 
lo fletto Vefcovo lafciolla , in feguito pattando a rifiedere in Mu- 
rano , ed ora non conta forfè duecento abitanti comprefi li Mo- 
nailerj . Abitavano in queiV ifola molte famiglie Nobili , pattate 
poi a R.iaIto, il cui accrefeimento fu il principio della decadenza 
di Torcello e de s luoghi vicini, e qualche Cronaca le fa afeende- 
re al numero di diciotto o venti . Ora le Ortaglie di Torcello 
fono feracittime di frutta, e producono Fichi, Mandorle, e Per- 
fici eccellenti . Torcello avea il proprio Codice e il proprio Stem- 
ma . 

Pochiffimo lontano è Mazzorbo Majurbio detto una volta, ifola 
grande benché più lunga che larga , e in mezzo divifa da un va- Mazzor» 
fto ed ameno canale, entro al quale le maree montano e feendo- ^ 0% 
no veloci . Gli Altinati popolarono anche quella un tempo flori- 
da 

(1) E cufsl per le molte Giefie (3) 124S. Homìnes cum eorumfa' 
fé vede in Torcello. mìliis reiinquentes Civitatem ìban* 

(2) 1229. Intelleximus qitod ad Ec- babìtantes fuper Ut ore , te» circum" 
cìefiam S» ^Andrea de Torcello qua vicini 5 Civitaùbus ... Torcetti) Mu- 
jamdiu ruit , Junt nonnulla columna ricini 3 ec. ... 1560. fuit pelle gtan- 
tnarmorea cum fuis lidis , <te certi dinum , qua fuìt ita afpera quod ho» 



• • • 



lapidei marmorei , qui te» qua fu?- mines fugiebant . . . Torce/li ec+ . 

runt de opere ipfa Ecc/èjta , fan quod aliquibus profuit , alìquibus non . 

D. Epifccpus vellet ipfos accipìface» Chrontc Gratia, p. 6^.75. 
fg te 1 ve riandar? • ;., 



%i% Saggiò; fopra: i Veneti Primi* 

da ifola , che cinque Parrocchie contava ora ridotte a due, e mola- 
ti Monafterj, cinque de' quali ancora rimangono ... Alcuno di que- 
fti lo- fi. fa fondato nel fettecento , ed alcun altro nel novecento. 
( i ) Nella Cbiefa di So Pietro vegganfi alcune colonne affai bel- 
le di. Greca pietra ,, ed. un'antica palla dì argento di Greca e biz- 
zarra manifattura .. Avanti a quella di S.. Michele fepolti neil' er- 
ba e quafl coperti dalla terra giacciono alquanti capitelli ben la- 
vorati , alcun corniccione di; Pàrio , e alquante colonne di una 
forte di Granito , ed altre di Affricano . Nella vicina Laguna 
veggonfì nell'ora, del ri fi u fio molti rottami, fopra una palude, che 
indicano vecchio- fabbricato ,. da molto, tempo diftrutto. Anche in 
queiF ifola è tanto felice la vegetazione , che forfè non fi può- ere» 
dcre arlotto improbabile che una volta non fervide a villeggiare 
gli Altinati , e di fatto gli Orti fuoi che ora* occupano Io fpazio 
ftkre volte coperto dalle Fabbriche fono verdeggianti molto y e le 
frutta-,, gli erbaggi ,, i fiori vi 'crefeono felicemente , e ne provvedo- 
no in copia la Capitale - Prima che affa por afferò r noftri la Ter- 
raferma ,. e quando altro utile non-' ricercavano che quello del ma* 
re, è noto come queft' ifola ferviva. di villeggiatura alti Venezia- 
ni , che vi pattavano con femplice vivere , e perciò con allegro vi- 
vere, li giorni di vacanza dagli affari . Si dice che anche da Maz- 
zorbo pattarono, a Rialto molte Famiglie Nobili , e dipendeva queft* 
ifola da Torcello come pur ora dipende . In prefente- non sò> fé ar- 
rivino a 300. li fuoi abitatori ^ che però danno piacere alle volte 
nel fentirli a vantare F antica felicita del loro paefe , e andarne 
faiiofi . La più forte delle patfìoni convien dire che fia l' orgoglio %$ 
poiché né meno la miferia può diftruggerla per intiero. 

Air oriente di Mazzorbo verfo ili mare trovali Burano< , Burla- 
no e Boreano. detro una volta dal nome di una< Porta: d' Aitino 
Wtmmt- g oreana chiamata r , perchè verfo Borea diretta come dicono v (2) 
Vedemmo parlando di Aitino che un qualche fegno fembra effer- 
vi in quelle mine dì tal porta , dove F ' Acuzi* vìa termina, alle 
Motte o Alture Altinati . L'odierno Burano non è però- quello 
da principio abitato dagli Altinati . L' ifola da: quefti popolata 
trovava!! così efpofta alla corrente dell'acqua marina,, che inan- 
zi al 959. fé diamo retta al Trevifano (3 ) dovettero gli abita- 
tori lafciarla per non rimanerne fommerfì . PafTarono fopra una 
Tomba rilevata , e più vicina a Torcello ,. fopra cui fabbricaro- 
no 

(1) Orfato , Storc Trevif. della- ec. Chronic MSS. 

Lanuti. Flam. Cornei. Ecclef. Veneti 

(2) Torta ìllitu qu<e verfus. Bo- Torcell. 

reas refpicìebat ... juxta quam erat ($ ) Trevif. della Lagun.. 
Turris excelfa n'nrìu 3 ex qua exìtus, 



Parte Terza. 



223 



no nuova Borgata che Nuovo durano difTero , obbligandoli a pa^ 
gare animo cenfo alli Majurbienii nel tenere de' quali (lava la 
Tomba Suddetta • Dicono che il primo fi chiama durano tdi Ma- 
re , forfè perchè al mare era affai vicino , verfo il Porto dclli 
Treporti , e perciò era troppo efpofto alle maree -i La Chiefa 
di S. ^Mauro in quehV ifola .ferri bra fondata da certo Termìdìo In» 
gcn'erio fuggito da Jtfalamocco quando nel 000. gl'Ungari mulefta* 
rono i' E il uà rio . Tace il Sagomino quelVilola , pure -il Greco 
Porfirogenrto la nomina iniìeme con T altre della Laguna , per 
cui fi vede che anche in antico ella faceva l'ufficiente figura -, 
tà ella ebbe la forte di confervarfi popolata in mezzo alla ruina 
di'' luoghi vicini , contando anche in prefeirte quafi 9000. abitan- 
ti , la più parte percatori , marina], e fabbricatori di navigli. Le 
Donne lavorano reti <, e merli di qualche -pregio , ea è parti- 
colare la pronunzia di quelli ifolani , che ferve ^alle volte per 
ornare una mafchera particolare ne' giorni dì Carnovale . Si 
-accecano però alla Buranella pronunzia anche gli abitatori dell* .^ an 
ifolt vicini, benché in un fenfo più moderato e diitrurto. Poco f° m& 
lungi da Burano v'erano alcune elitre iiole abitate, come S.Gia- Taludo. 
corro di -Pallido ., nel 1046. ceduto da certo Orfo Ba doario a Gio* 
vanni Trono da Mazzorbo per fabbricarvi un Ofpitale per li Pel- S. Maria 
legrini , mutato poi in un Monastero C/ftercfenfe , ed ora in Steìla 
una Vigna da pochi Ortolani coltivata , Bravi pure altra ifola Cx ^*- 
detta S. Maria Stella Cceli antico Monaltero dì Eremiti, ed ora 
Lazzaretto chiamato il Vecchio. 

Più lontano al Sud refìa Murano ultima ifola fecondo la no- Murane* 
lira divifione della fuperiore Laguna. Ed il Porfirogenito, ed il 
Sagomino ( 1 ) la nominano da antico tempo , ed ella pure 1' 
origine ripete dagli Alti-nati . Amuriano , e Muriana trovali alle 
volte detta non -so per altro fé con verità , o per alterazione di 
nome, o per capriccio. Sino dal 999. la Chiefa Parrocchiale (el- 
la ne tiene due ) dedicata alla B. Vergine ed a S. Donato fi tro- 
va ricordata con prerogative didime , e fino dalla metà del fei- 
cento fi ripete la fua fondazione per opra di Mauro Vefcovo Tor- 
cellano . Ccnvien credere che numerofa foffe anche in antichi 
giorni la popolazione di Murano , poiché quella Chiefa polTedeva 
da ignoto tempo il "Fonte Battefimale , fituato in una Cappella 
pofta fuori della Chiefa; cofa come è noto inaudita una volta, e 
propria folo dsjje Cattedrali negl'antichi fecoli (2). Prima del 
mille vediamo aver ella avuto il titolo di BaJiUca , e il Vefcovo 
Torcellano foleva vilìtarla nella Domenica in Albis , «e ne'giornl 

delie 

( 1 ) Septìma Infitta Moriams <vo- (2) Flam. Cornei. Ecclef.j Venef, 
àtatur p Sagotfu 



2X4 Saggio fopra i Veneti Primi. 

delle Rotazioni. Nell'anno 1125. il Doge Mkhieli Domenico do* 
nò a quefta Chiefa le Reliquie di S. Donato prefe in Ceffalonia , 
quando dopo aver dato il facco a tante Città e luoghi dell' Orien- 
te ritornò in Patria carico di ricchezze . In que' tempi li Vene- 
ziani erano fcmmamente anfiofi per avere {acre Reliquie , e quan- 
do ottenerne potevano e trafportarle all' ifole loro , tal fetta fé 
ne faceva che ora farebbe difficile il crederlo . Nella medefima 
Chiefa fi confervano cert' offa di ilrana grandezza , che forfè ap- 
partenevano ad un qualche Cetaceo prefo in quefto Mare . Mura* 
no è adorno di molte Chiefe eMonafterj, popolato da quafi700o. 
abitatori , e adorno di belle Ortaglie e Vigne , e Fabbriche rag- 
guardevoli . In elio ora rifiede il Vefcovo Torcellano , ed un largo 
canale lo divide, entro a cui l'acqua corre con rapidità fomma, 
e quando la marea monta, e quando difcende. Li vecchi Docu- 
menti ci moftrano molti mulini anticamente podi in quehV ifola 
dentro e fuori di effa , e qualche falina non difcofta ancora . 
Quefta Comunità conferva ancora l'ufo di battere joi. monete 
d'[argento all'anno dette felle con proprio impronto e legenda , 
ed una volta era taffata ad armare deili navigli ne'bifogni della 
Nazione . 

Da ignoto tempo fi concentrò in Murano la fabbrica delli fpec- 
chj e d'ogn' altro lavoro di vetro , che refe celebre negli fcorfi 
giorni la Veneziana gente e tutt* ora le apporta non poco utile e 
guadagno. Ignoriamo l'origine di quell'arte tra noi , folo fappia- 
mo che ella è antichiffimainqueftc Lagune , e farebbe buona cofa 
che qualch'uno fi metteffe a ricercarne il principio, e fé fu por- 
tata con gli Infulari in quefi' acque quando vi pattarono dalla 
Terraferma, oppure fé elfi l'apprefero d'altronde , e quando, e 
come, e da qua! gente. Che li Romani fapeffero lavorare il ve- 
tro è cofa troppo nota ad ognuno che V antichità conofca ( 1 ) , 
e il celebre VVinkelmann era perfuafo, che fapeffero lavorarlo in 
una maniera affai più perfetta di noi. Vali d'ogni forte per be- 
re veggonfi nel Mufeo d' Ei colano , e di grandi alle volte fé ne 
trovano per le ceneri fatti degli eftinti (2), come quello dell'Ha- 
milton alto tre palmi Romani ; e quello di fingolar lavoro , ma 
per bere, trovato fui No va re fé , tinto di azzurro e di verde e con 
ferina fopra 1' acclamazione BIBE. VIVAS . MVLTIS . ANN1S . 
Al Torno ufavano molto lavorare il vetro , e nell'Opere delBuo- 
narotti nel fuddetto VVinkelmann , fi pollono vedere li varj modi 
che avevano di tingerlo, figurarlo, lavorarlo in fomma in cento ma- 
niere diverfe e giudiziofe , come pure formarne de' pavimenti intieri 
colorati, di quelli effendone flati feoperti alcuni non ha molti anni 

poco 

(0 Flin. I. 3*. e. 6 (1) Stor. dell'Arti T. I. p.2tf. 



Parte Terza 



225 



poco lungi da Roma , formati di laftre verdi grotte come una 
tegola ordinaria . 

Nel Muratori ( 1 ) poi vediamo che mai , né meno nelli bar- 
bari fecoli lì eftinfe 5 e fi perdette Y arte vetraria , anzi durò 
non Colo in Italia , ma in Francia ancora egli moftra eiTervi fia- 
ta fino dal 680. , quando però colà non V avellerò introdotta i 
Greci . Se però fi vuoi credere che in Francia durafle , e fi man- 
tenelTe ad onta delle patite vicende dopo che le Gallie furono occu- 
paté dalli Barbari , quanto più facilmente doveva ella durare tra 
li Veneziani non dillurbati nel loro paefe , e non (oggetti alle 
moleftie , e rivoluzioni fofferte dagl* altri in que' torbidi fecoli ? 
Raccontano e il Sagomino , e il Dandolo , ed altri antichi , 
che intorno al 865» circa il Doge Or fo ad iftanza dell' Imperatore 
Ballilo inviò a Golbntinopoli dodici campane di bronzo da pori! 
in una nuova Chiefa fabbricata da quel Sovrano, e che da allora 
in poi apprefero i Greci l'ufo delle campane. (2) ScriUe di fat- 
to 1* Alazio che non ufavanle li Greci , e che dalli Latini ne 
apprefero il coftume , e fappiamo ancora che piccioli campanel- 
li almeno coftumavano gli antichi Idolatri . Se Tane dunque di 
fondere il metallo fino da quel tempo era conofeiuta dalli no 
ftri , potevano pure anche quella di lavorare il vetro e conofee- 
re in allora , ed ufare , ed averla perciò leco portata dal Con- 
tinente , quando da quefto , pafTarono nelle lagune . Si o^ervi , 
che gli antichi Veneziani fino da principio fi feorgono commer- 
cianti , perciò egli è naturale che T indulti ia non dovea languire 
tra elfi {a) ; e fi rifletta ancora , che a fedamente attendere al 

F f gua- 



Tomo II 

il) Med. JEv. T. I. Ditteri. 24. 

(2) Muratori Ann. d'Ital. T.IV. 

(a) Abbiamo Dati non pochi dell' 
eftefo traffico Veneziano nelli tem 
pi più lontani, e più vicini al loro 
Hai tlime< to in Laguna . Anaflafjo 
in Zaccherìa , ci fa fi pere che in- 
torno al 746. approiavano a 11 ì Por- 
t» del Mediterraneo , comprando Schia^ 
vi per fame inumana veruita e traf- 
fico con li Sara* mi. Le N*z orti da- 
te al negozio è dovile cheallevol 
le non facciano qualche (cappata. E' 
però vero che era tal coti, vizio di 
alcun particolare , non dilla Nazio- 
ne intera , poiché abbiamo ancora 
ci» Editti Teveri e precifi fìtti in al- 
lora per proib retai commercio; b fi- 
che (e avellerò preveduto qu j1 buo 
pi vecebj , che un giorno le Nazio : 



ni più Colte, e crifìiane non avreb- 
bero avuto nefluno fcrupolo a rino- 
varlo , interi popoli trattando come 
Buoi , e Pecore, e niente per altro 
che per effe>e tinti di nero, non fa- 
rebbero Itati così Teveri contro le 
loro genti, che afTafcinate dall'ime» 
retfe peccarono qu Ila volt* conerò 
là Religione e l'umanità. Scopiamo 
dalle lettere di Papa Adriano, che 
erano fparlì per tutta L'Italia 1 Mer- 
canti Veneziani , ed ogni Cita di 
qu^fta li vedeva arrivar- carichi di 
merci v,j ne per farne n >goz o . Pa- 
via, Capitale drlli Longobardi, era 
luogo di mol o Conco io , che fi 
manf enn* ancora ta'edopo Carlo Ma- 
gno . Ora lì legge neili Annali le* 
Franchi , o p r dir me^l o ne! «'Au- 
tor* della vita di quei Monarca che 



2iS Saggio fopra £ Veneti Primi • 

guadagno , ed al traffico , vi erano condotti e fpinti fino dalli 
loro principi dalla natura , e fituazione del loro paefe , e dalle 
circostanze in cui fi trovavano, numerofi avendo a vivere in quel- 
ito y fenza campi , fenza terra , fenza prodotti . Molte Arti per- 
ciò- che nella diluzione dell' Impero Occidentale fi perdettero , 
o fi imbarbarirono altrove , poffono qui averfi conferiate , o in- 
tieramente , o più perfette,, e perchè mai Ir noftri non fi commif* 
chiarono con Barbati, e perchè fé mantennero Tufo o V arte di 
formare- il terrazzo- come vedem "no altrove , molto più. erano in 
obbligo di mantenere quelle arti che utile grande potevano dare ad. 
elfi trafficando con gli fhanieri , e paiticolarmente flranieri incuU 
ti , e rozzi , quali erano tutti i popoli , che gli erano all' in- 

la cenere 
vaia 

fai grande perciò- dovevano ritrarre 
dagl'uni e dagl'altri , dando agli 
Occidentali il voìuttuofo degli O- 
rientali , e ritraendo per loro fieni 
dalli pnmi le denatte neceffirie al 
proprio mantenimento , fenza fpefa in 
certo modo e per via. di baratto *. 
Vedemmo fopra come il Sagomino 
racconta cena contefa avuta nel fi- 
de! novecento dagli Ifolani con 



torno . La materia neceffaria per formare il vetro 



* Veneziani vi andavano (forfè su 
per li fiumi ) portando Pelli rare , 
drappi d'oro ,. e fera 3 e merci pre- 
fe in. Oriente, avendone una volta,., 
forfè intorno a' 774 fatta compra 
li rozzj Cortigiani di Carlo , non 
ufi a vedere tali cofe. Tutte le gen- 
ti che circondavano gii Infuiari 
erano imimrfe allora nella barba- 
rie , e perciò credere polliamo che 
quefti vendendo a quelli le cofe che 
.avevano comperate in Oliente, Ca- 
pettero traine utile non picciolo. 
Nelli medefìmi Annali Franchi Ci 
dice , che nell* anno 826* un Prete 
Veneziano per nome G*o gio pò tò 
all'Imp. Lodovico Pio il fegreto di 
fabbricar gl'Organi , e ben prima 
dicono gli fleflì che a Carlo Magno 
m dono inviò il noftro Patriarca 
Fortunato alcuni pezzi di Avorio la- 
vorati meravigliofamente , che era- 
no come pare due Porte lavorate a 
baffo rilevo . Non dico che quefle 
fodero fiate lavorate da effi , ma 
dico bene che etfì avendo da una 
parte una gente ricca e volutruofa 
qual era la Greca , e dall'altra un 
altro popolo potfente , ma rozzo , 
qual era il Franco , ed effi etfendo 
il mezzo piti fpedito e più fìcuro per 
far sì che comunicazione avefTWo 
inficine quefti due Popoli , fo i a 
quefle parti avendo in mano la na- 
vigazione e il commercio, utile af«i 



nirt 

que'del Continente, per cut fofpefo 
il traffico, quefti dovettero, egli di- 
ce , acquietarli perchè non poteva» 
no durare fenza il traffico del li Ve- 
neziani . Andavano elfi, come dico 
da per tutto ,. e lo fteflb Cronica 
racconta come verfo l'3j5. i Sara- 
cini avendoli poH:o a incrocichiare 
la bocca del Golfo prefero quantità 
di Navi che tornavano cariche da 
più partì . Vidi anche nelli Codici 
del Sig. Svajer in alcuni antichi De- 
creti al m Ile anteriori proibito il 
portar lettere aili navigUori dalle 
parti di Baviera e G^rm mia in Gre- 
cia , e così vicev rfa ; cofa che ci 
mo Ira come li nofr i erano il folo 
Canale di comunicazione anch: in 
allora, tra l'Occidente e l'Oriente, 
e ci moftra ancora la politica de* 
noftri in qurlle cncoftanze . In fe- 
gu.to qu<l foffe il commercio Ve- 
neziano è troppo noto , io folo qui 
un cenno ne volli fate riguardo al- 
le età più vecchie dello ftelfo. 



Parte Terza. 227 

?ale a dire dì certe piante abbruciate , nelle proprie Lagune Ha 
trovavano forfè dove quelle crefcono numerofe - E* però vero , 
che li potrebbe ricercare ^ perchè da molti anni addietro abbiafi 
Tufo di andar a prendere quefla cenere in lontane Regioni , e 
perchè avendone la pianta in cafa la trafcuraflero . Ma potrebbe 
darfi che quella nelle alterazioni fofferte dall' Eftuario in pailato^ 
folle diventata di qualità cattiva , e non atta al lavoro , e ciò 
forfè per caufa de' filimi vaganti un tempo in Laguna , certo 
effendo che anni molti prima d' ora , fu cercato introdurne di 
nuovo 1' ufo ( il permetta 1' efpreffione che s' intende fcrivere per 
folo fuppofto ) , ed ora fi tenta con più impegno di nuovo 5 *e 
la coltura di quello vegetabile , e \i primi efperimenti fatti con 
la cenere di effo riufcirono xosì bene , che lufingano, e promet- 
tono un efito felice-. 

Il nofxro Bibliotecario Sig. Ab» Morelli pubblicando con eru- 
diti riflefli li Codici della Biblioteca Nani , uno. ne ricorda del fé- 
colo XII. ferie, da certo Teofilo Monaco fcritto (i), nel qua* 
le fi tratta di molte e molte arti, e della Pittura ancora in mo- 
do ollervabile particolarmente per Tufo dell'olio iinaceo, e alfal 
in diffufo poi della Vetraria , della quale quell'autore parlando par- 
jni oflervabile che egli dà a conofeere di avere olfervato , fé non 
ihidiato, li vetri antichi ufati dalli Romani , nelle antiche ruine 
di Tempj ed altri Edifici enfienti (2). Tra li varj modi che egli 
indica di lavorare il vetro , alcuni ne accenna proprj delli Greci , 
come le dorature delli bicchieri , e il vetro da elfi fatto chiaro 
come il "criflallo , ( 3 ) ed altri ancora degni da offervarfi da chi 
volefle fare la Storia di quell'arte (4). Ora anche fé voleffimo 
iupporre che li noflri Favellerò apprefa dalli Greci (a) , o fé V 

F f -2 ave- 

O) Codices MSS. Bibil. Nania- ?andum vitrum . De Fumo refrige- 

11 se p. 16* r 'ti •••- De conmixtione cinerum {y* 

( 2 ) lnveniuntur in ami qui s Tdga- fabuU . I}e vafis operìs 3 {?> de c<^ 

norum adificiis in mujìvo opere di- quendo Fitrj albo . „ . De croceo va- 

verfa genera vitti 9 videlicet album , fé vitreo. De purpureo vitro .„.. de 

viride , nigrum , crocemn ,/apbirsum , lAmpullls cum hngo collo .... D$ 

fUbicundum , purpureum , & nonefl componendis Fenefìris . De dividen- 

perfpicax , {ed denfum in modum do vitro . De colore cum quo vitrum 

marmoris ; {^ (unt quafi lapilli qua- pingitur * De fundendis Calamis ... 

ari) ex quibus fiunt e/eèla in <xuro , de gemmis piòlo vitro ìmponendis ec a 

ai gento , te" cupro. (a) Li noflri vecchi in Europa 

(3) Cracifaciunt ... pretiofos fey- furono anche celebri in quelle Chi- 

pbos ad potandum , decorantes eos miche operazioni , che hanno fìret- 

auro hoc modo . . . Vitrum clarìjfi- la rei azione con il commercio . Il 

mum velut criìallum , quod ipfi Cinabro artifiziale , la maniera di 

componunt . Id. preparare la Canfora, il Borace, il 

(4) D$ cwflruB'me Furniadope~ .Vitriolo ec. poffedevano elfi, edali* 

Orien- 



228 Saggio fopra i Veneti Primi. 

avevano già portata feco dal Continente la perfezionaflero con la 
pratica che di continuo avevano con quella gente , il che è più 
forfè probabile, fempre ella farebbe aliai antica in quelle Lagu- 
ne . Seppero li Veneziani per mezzo di eiTa renderli celebri nelli 
feorfi kcoli da per tutto, e ritrarne grand' utile ancora, utile che 
pur in prefente è affai ragguardevole, benché né men per ombra 
paragonabile con quello d'una volta . Ma più di tutto io vorrei 
che quello il quale fi mettefTe fopra vecchie Memorie ( fuppoflo 
che trovarle polla) ad efaminare l'origine e il progrelTo di quefl* 
arte tra noi , cercalle di rinvenire il principio della manifattura 
degli Specchi , ridotta dalli noilri vecchi a grande perfezione , e che 
tutt' ora celebre fi conferva ed utile a quello paefe . Converrebbe 
atfìcurarfi prima fé ignota veramente ella fìa fiata agli antichi , 
e fé vero é che quefti altro fpecchio non conofeeflero che quello 
di metallo o di metallica rniflura formato. Si dovrebbe pure ri» 
cercare fé alli Greci fìa fiata nota quell'arte , e vedere da qual 
parte ella fia fiata portata alli Veneziani . Il citato Teofilo non 
ne parla , e il Muratori ( i ) benché perfuafo , e non a torto , 
che gli antichi la conofcellero beniflìmò , pure credeva che per più 
fecoli in Italia , fola Venezia la confervalTe , e fapeiTe ufarla . 

Antico Codice aliai pregevole e noto agli Eruditi nollri con il 
nome di Codice del Pubblico , tiene una Legge del ligi, che 
proibifee le Fornaci vetrarie in Rialto , e per tutta la Diocefi Ca- 
flellana , vale a dire per tutto il circondario di Venezia (2) • 
Il Dotto Signor Zanetti , che pubblicò quella legge credette , 

che 
Oriente , ne avevano tratto Tufo tra l'altre cofe Ci dà il mododiad- 
in tempi affai lontani e rimoti. Gli dolcire l'acqua del mare, modoche 
Olande!! apprefero poi dalli noftri come offerva il fuddetto Erudito è 
molte di tali cofe particolarmente; e quello appunto che il Sig. DesLan- 
it Borace e la Canfora a preparare, des pubblicò anni fono , e che ot- 
furono iniziati da alcuni fuggiti Ve- tenne ad elio plaufo ed onore . 
neziani . Quanto larebbe ben fatto Multa renafeentur qua jam etcì* 
il comporre un'Opera full' Artie fui dere, cadentque 

commercio Veneziano! Egli è certo Qua nunc junt in bonore. 
che ne verrebbe molto onore alla (1) Med. JEv. T. 1. Difìfert. 24. 
Nazione , e forfè fi avrebbe meno (2) ^Anno 1291. VII. ltyvem&. 
meraviglia nel l'udir pronunciare quel. Capta fuit pars y quod Fornaces d$ 
le parole foraftiero ritrovato; moder. vitro y in quibus laborantur laboreria 
na invenzione , che fono così magi- vitrea debeant deftrui , ita quod d$ 
■che a' giorni noftii . Neil' Opera ci- cetero effe non debeant ali qua in Ci- 
tata dell' Ab. Morelli fi riporta un vitate vel Epifcopatu Rivoalti ; fed 
altro MSS. della Libreria Nani, che extra Civìtatem, & Epi/cop. Riv.in 
è un Trattato di marina militare dijìrittu Venetiarum pojftnt fieri fi e ut 
di certo Criftofolo Canale Gentiluo- placuerit ce» fub pana librar umetti* 
mo Veneziano, prode uomo che mo- tum te. 
lì in battaglia nel 15*2. In queftq 



Parte Terza ♦ $i$ 

che allora HVetraj tutti fi con centra fiero in Murano, e che il di* 
vieto procedei!^ dal timore degli incendj . Pochi anni dopo pe- 
rò egli fteflo vide in certa Carta del 1321. nominato un Vetra- 
jo , il quale per un terreno fu cui aveva il fuo hborerium , Jìve 
htedifitium promette pagare un cenfo alli Monaci di S. Ilario , e 
quefto terreno confinava ad altro di ragione d* un Pre filiafio Po- 
lino ^ de covfinio S. Cregorii . Ora tali luoghi erano dentro della 
DiocefiCaftellana , perciò convien dire che forfè la legge fla fia- 
ta rivocata , benché però in Murano fi uniffero dappoi quafi tut> 
ti li Lavoratori in vetro , e vediamo certo nel fecolo feguentc 
queft* ifola fola poffedere in Laguna le Fornaci vetrarie . Ella 
perciò* foleva avere in parlato alcune annue Fiere , dove concor- 
revano numerofi gli flranieri , e molt' oro girava nella Nazione in 
Cambi o fia in giro di Banchieri, come ancora lomoftrano vec- 
chj Libri di Negozianti. Quando anni fono fi ftabilirono di nuo- 
vo alcune Fornaci nella Città noftra , nelle quali fi fecero ( co- 
me pur fi fanno ancora ) celebri lavori di criftallo bianco , e 
colorito , formandone fiori , frutti , Lampadari , Sedie , e cento 
altre cofe di fommo fpaccio fuori di paefe , parve , ne so il per- 
chè , cofa nuova . Il Sabellico che fioriva nel terminare del mille 
e quattrocento rammenta tali lavori parlando appunto di Mu- 
rano , e mofìra 1* abilità che avevano in effi anche in que* 
tempi li noftri lavoranti . Egli descrìve queft* ifola piena di 
Fornaci , nelle quali il vetro prendeva forme varie , e anima* 
li , uccelli , candelabri , monili , e fiori quanti ne dona il pra- 
to, (i) ogni umana delizia in fine, per termini delle fue paro- 
le, ed ogni cofa che polla allettar gl'occhi colà fi faceva , e fi 
trovava . Egli OfTervava parimenti che colà il vetro riducevafi 
alla bianchezza del criftallo , lo fi tingeva d' ogni colore , e con 
elfo fi formavano pietre preziofe d'ogni forte. Ma egli è ormai 
tempo di ritornare in camino , e profeguire la descrizione dell' 
antica marittima Venezia . 

Abbiamo detto che all' ifola di Murano fi può Affare il termi- 
ne della fuperiore Laguna , della quale non prerefi dare dipin- 
ta cognizione , ma folo una affai fuperficiale fcorfa , e ciò perchè 
né io tengo in mano tutti li Documenti a tal cofa neceffarj , né 
l'avrei fatto anche avendoli per non allungare di più quefte Me- 
morie. Vedemmo però che uno fciame d' ifole e luoghi abitati 
ella avea da per tutto , e Monafterj , e Chiefe , popolo numero- 

fo 

( 1 ) Vitrariis Officinis precìpue il- includere omnia forum genera quibus 

luflratur . . . fuave bominis ac na- vernantiaveftiunturprata , ec* SabelJ» 

tura certamen . . . ag$ primum cui de Sit. Urb. 1. 5. 
ve»i$ primum in mente brevi pila 



Y 

230 Saggio fqpra i Veneti Primi. 

io per tutto conteneva, e perciò fiorente, coltivata , e bella do- 
vea elTere un tempo, mentre ora negletta e foli'iaria, alle nebbie 3 
a] fiknzio > all' aere grave £ refla in preda , paludi informi , e 
abbandonate Tum.be occupando il luogo delle Cafe e de' Templi „ 
Il SabeIJico (i) 3 il Cor n aro (2) ed altri deploravano la trilla 
forte di quella parte delì'Eiluario, per il quale pattando un uo- 
mo melanconico alquanto fente in fefteffo .forge re folla d' idee 
trilli e lugubri , e fi defidera il tetro , ma penetrante entufìafmodi 
Young , per deplorare con egual forza la forte infelice di tanti luo- 
ghi , ma più ancora la continua .decadenza delle cofe, e degl'uo* 
mini fulla Terra. 

Comunemente Tacque li incolpano, come caufa principale del- 
la deflazione di tanto paefe eflefo almeno 25. miglia ( dalla 
Livenza lino a Murano) l'acque dolci cioè, che caufarono in elfo 
molti locali però nonuniverfaii interramenti, e perciò refero mal- 
fana l'aria; e le fai fé ancora perchè correndo troppo veloci rode- 
rono poco alla volta mah' ifole diftruggendole affatto , o rendendole 
inabitabili. E di fatto dell' una e dell'altra disgrazia , benché fem- 
bri l'una all'altra oppofta, fi lagnano le vecchie Carte a qucMuoghi 
attinenti, potendoti cflervare nella dirTufa Opera del Senatore Cor- 
saro fopra le Venete Chiefe , che ora incolpano l'aria cattiva per 
li fovraggiunti paludi ^ ora la forza corrodente dell'acque marine, 
dell' abbandono delli Monafterj , e luoghi colà un tempo fiorenti ; 
e già vedemmo che Durano iilefio , il primo Burano , ioggiacquea 
quell'ultimo male in pa Ha to . Tutto ciò feonvoige molto la fuper- 
fizie di tutta quella Laguna , per cui facil cofa <è il prendere abba- 
glio nel voler affegnare il luogo di molte vecchie ifole. Egli è un 
fenomeno però particolare, e -che merita l' ofTervazione de' curiofi a 
fpiare le olTervazioni della Natura , quello cioè dell'occulto movi- 
mento, lentamente continuato, ma disruttore, dell' acque della 
Laguna in più luoghi , al quale non refiflono li terreni più com- 
patti , e né meno le muraglie più forti, e che obbliga in molti li- 
ti a combattere contro quello alle volte troppo moleflo nemico. 

La Laguna è uno (lagno che innondato viene nelli due fluflì 
giornalieri per le -aperture delii littorali , e nelli rifluiti ridona al 
mare per quelle aperture l'acqua ricevuta. Da quelli Porti comin- 
ciano gli occulti canali che nell'Efluario conducono l'acque mari- 
ne, canali profondi e larghi in principio, e che alquanto dentro 
fi diramano in due 3 tre , più o meno braccia , o rami , che vo 

gliam 

(1) Omnia cìrcumhcla loca fittila (2) Si vedono molte rovine e 

domorum ru'm'is Jqucilìent , argumen- Chiefe antichilfime fopra molte ifo- 

to frgquentsJF-mi olim cultus . Sabell. le de Laguna , per, le Contrade ed 

J. i- ' altri luoghi ec. 



Parte Terza. 2 



3' 



glfam dire, 1 quali nel diftaccarfi dal tronco principale , voltane 
da ogni parte . Tutte le aperture o Porti hanno il loro canale o 
tronco primario , che innonda quella': porzione ài Laguna proiìì- 
ma a quefto o a quel Porto, e le braccia di etto volteggiano in 
feguito innoltrandofl più avanti , fuddividendoil ancora in terzi ,.. 
dirò così canali , che girano per ogni verfo e ben pretto dividon- 
fi nuovamente, e fi diramano in infiniti altri- rivoli più piccioli , 
i quali per il cratere deH'Efluario Serpeggiano in mille forme , e 
con mille ed oppoffe direzioni portano Tacque dd' mare nelle più 
interne e più diftanti' parti dello fteflb . Quanto- più- quefH cana- 
li fi avanzano verfo il margine della Terraferma, e fi allontana- 
no dalli littorali , fempre più diminuifeono- di fondo finché ia 
fine fvàoifcono e fi perdono . Le velme o fi a li paludi ora crétò- 
fi 5 arenofi, o fangofi 7 fecondo i luoghi, dividono li canali gran* 
di e piccioli, gl'uni dagi' altri \ ma non fi veggono 1 quelli , fé non 
nell'ora della bada marea , poiché nel nudo tutto egualmente co- 
pre e nafeonde V acqua marina fparfa per {' Efcuario , ed è per 
quefto che li canali tengono tutti ( cioè \i principali ) fopra la 
palude coperta che ad e ili ferve dì fponda , le Medi come noi dU 
Giamo, cioè Mete , che tronchi fono fitti nel- vado,, per ^ààh^ro 
il luogo di quello, e le tortuofità del canale, onde fi navighi a 
feconda di quelle, e fi eviti T impigliarfi nella vifeofità di quelle 
In molte parti della Laguna , fpeciahrente verfo Terra , vi fono 
le Barene, alte paludi d'erbe acquatiche coperte alle volte ma non 
mai di canne , che- fott' acqua non vanno fé non che quando le ma- 
ree gonfiano al fommo, ordinari unente negli Equinozj , e più an- 
cora nelT invernale Solftizio . Chi vede in difegno la direzione e 
difpofizione dell! noftri canali , fembra ad elio di vedere tanti 
Alberi ramofi fopra un foglio disegnati , che i loro tronchi aven- 
do vicini , voltano i rami primarj gli tini contro gì' altri , e le 
numerofe ramoiìtà figlie di quefli , intralciano inficine , e con- 
fondono tanto , che più non fi difeerne air ultimo te a quefto , 
o a quell'albero elle appartengano . Entra veloce il mare per li 
Porti , fale fu per il tronco o canale maeftro , divide la corrente 
nelle braccia o canali fecondar), predo ancora diffonde quatta né* 
canali più piccioli o rame/celli , e correndo con "va r ia direzione 
empie ogni rivolo , poi fi fpande fulle velme; e velme , £ rivo- 
li , e canali teglie air occhio , e nafeonde . Ma tali correnti dì- 
verfe ed oppofte per neceffità debbonfi incontrare in più luoghi , 
fronte in tal cafo facendo corrente a corrente, acqua di un Por- 
to a quella di un altro , ed è là dove ella ferma allora il fuo 
corfo , e forma ciò che noi diciamo Parti-acqua . Con tal nome 
S'intende dinotare que' luoghi dove la ftefla (lagnando fi ferma 
fofpefa, e fianca fi refta fecondo la noftra frafe fin 4 tanto , che 

fo- 



2 3* faggio fopra i Veneti Primi* 

fopravvenerklo il rifluflb una parte ritrocede per un canale , una 
parte per l'altro, metà indirizzaridofi ad un Porto , metà ad un 
altro , e perciò que' luoghi o fpazj ne' quali tal cofa fuccede in 
Laguna ( e fono varj ) , Parti-acqua da noi detti fono . Un tale 
fìftema pertanto introduce neir acque che coprono V Eftuario una 
quantità di moti contrari , e moltiplicati , che danno alle ftef- 
fe in alcun Tito ora un impulfo velociiììmo di corrente , ora un 
movimento circolare , e vorticofo , e nella fuperfizie , e giù nel 
fondo , e tutte quefte correnti , e vortici , che in cert' ore 
< quando è il flufìb ) corrono e volteggiano per una parte , e 
in altro tempo ( nell'ore del rifluffo ) con direzione e moto con- 
trario , modificate ancora variamente dall' ifole , dalle paludi co- 
perte e feoperte , da' venti ec. caufano nel fluido rinchiufo in 
quefto fpazio , quella ora feoperta , ed ora occulta forza ftruggi- 
trice dell'itale , e delle paludi Tempre efpofte ad elfo , che ne 
forma alle volte di nuove in altre parti , e dona , e toglie li 
canali ancora con il corfo degl' anni . Quando i fiumi fortivano 
liberamente in Laguna , alle caufe indicate fi univano forfè anche 
in certe fìtuazioni le correnti di quelli , che nell' ore della baf- 
fa marea pattavano rapidamente per que' canali dell' Eftuario che 
fi imboccavano con gì' alvei loro , entro alli quali feendevano 
poi verfo i Porti , ed il Mare . Queli' itole perciò efpofte trop- 
po a tali correnti potevano fentirne danno con il tempo , ma 
fopra tutto il continuo corfo dell' acque marine probabilmente 
causò la diftruzione di tanti luoghi pieni un tempo di abitatori , 
poiché egli è certo che picciole caufe producono madiaii effetti 
in Natura , e in quefta non e* è forza più terribile di quella , 
che è continuata . 

Anche le burrafche ponno aver apportato de* danni a queft' ifio 
le gonfiando troppo V acque , e commovendo troppo le medefine. 
Il Trevifano confervò memoria di un Uragano fpaventevole del 
VII. Secolo che pofe fott' acqua tutte V itole della fuperior La- 
guna , gli abitatori delle quali fpaventati gridavano che per efli 
non c'era più ricovero , né in acqua , nò in terra . ( i ) Ab- 
biamo altri efempj di tali tempefte 3 ed una tra l'altre nel 1339. 
pofe in terrore Venezia che pareva volerle foccombere all' empi- 
to della procella . Tali Uragani foliti a feoppiare prima e dopo 
del folftizio d' inverno y in qu^l tempo in cui raddoppiano la lo- 
ro forza in quefti climi tutte le meteore , forfè come dico dan- 
neggiarono 1' ifole della fuperior Laguna , la quale non eftendo 
molto larga, perciò trovandoli effe vicine alli Porti nelle inrume- 

feenze 

( 1 ) K(eque in terra , ne que in delia Laguna p. 8c. 
èqua jumus nos vivente* . Trevif. 



Parte Terza. 233 

fariize marine^, facilmente, potevano reflare coperte dall'acque, le 
quali fé in tal tempo erano fconvolte da forte Nord-Eli , o Eft 
come alle volte fuccede , T ondeggio ifteflo forte £cofìo poteva 
dare alle fondamenta degli Edifizj , non tanto marmoree come 
in prefente fi coftuma farle . Abbiamo veduto in poche ore dis- 
farli qua fi una fondamenta aliai grolla , perchè Sormontata dall' 
acque , e pofta alla dirittura del vento da Greco fpirante furio- 
fo , quelle ondeggiavano fpumanti fulla medefima , e perciò fcon- 
neffero i marmi , e {tritolarono quafi i latterizj . L' onda fui 
Jaftricato moventefi , ufa come a me pare una forza fimile a 
quella di una vanga che fmove , indi folleva i corpi ,, e li trae 
fuori di luogo . (a) Finalmente oltre le caufe fifiche ebbero 
parte ancora le morali nella decadenza di quefta Laguna , poi- 
ché quando fi concentrò nella Laguna di mezzo la Sede del 
Principe , e perciò colà fu pofta la Capitale della Nazione , il 
viaggio troppo lungo , e pericolofo alle volte , doveva anno/are 
gli Inmlari abitanti nella Superiore ; e li comodi maggiori , e 
tutto ciò che efclufìvamente fogliono poffedere le Capitali , doveva- 
no pure rendere ad ttti defiderabile il foggiornare in Rialto . Pri- 
ma li Nobili perciò, e Ricchi, poi gli inferiori non affatto me- 
fchini a poco a poco dovettero abbandonare T ifole Suddette per 
raccoglierfi nella Capitale ( fempre crefeendo le Capitali a fpefe 
della Provincia ) , e T ifole rimafte poco popolate , o folo da 
gente èalTa , e povera , furono neglette , e noncurate , e per- 
ciò poco alla volta perirono . E quefta forfè fu la <:aufa princi- 
pale della ruina loro , poiché tra noi conviene di continuo at- 
tendere alla manutenzione del fabbricato , e difenderlo dalle lo- 
cali caufe che .accelerano la fua mina, perciò negletta la La- 
guna fuperiore ella fi riduffe in mal effere tanto più facilmente 
quanto che gli Veneziani avendo fatti grandiofi acquifti in Ter- 
raferma , cominciarono a difprezzare la propria Provincia , e gu- 
fare le delizie del Continente, e in conseguenza lafciare in ab- 
bandono gran parte della Laguna 9 dieffa non curando che la fola 
Capitale , e li Ponti , ed i Fiumi che vi entravano per timore 
Tomo K. G g delle 

(a) Sino Lucrezio nel fuo Filofo- 1. 4. 
fico Poema dicea che al flutto ed Ora prima forfè per l'aria \ e poi 
al riflutfo marino refiftere le fabbri- per i'aggrandimento di Rialto quell* 
die non fanno. Ifole fatte fcarle di abitatori , fu- 
Del mare il fluflb ed il rifluflfo rono con poca cara difefe, e perciò 
edace le fabbriche fu d'effe polle poco al- 
Delf antiche muraglie a i lidi in» la volta perirono , e fi dileguarono 
torno 'in feguito anche deli* ifole ftefle al- 
fa guerra ec. -cane. 



234 Saggio fopra i Veneti Primi. 

delle alterazioni che quelli e quelli potevano foffrire in pregiudi- 
zio della • Capitale, medefima. (a) 

Nella Laguna media non più Altinati , ma Padovane genti 
:Rta/to, s'incontrano , ed Eftenfì ancora , ed Euganee . Quei di Pado- 
va frappando dalla fpada degl'Unni , vennero a fituarfi in quella 
parte dell' Eftuario che in faccia fi relìa alle foci delli Medoaci , 
e fopra un' ifola non grande , Prealto chiamata , iìabil irono alcune 
abitazioni ( J ). -Abbiamo già veduto nel primo Volume come PnaU 
to e -non Rialto, in prima è da credere che fi • chiamale , perchè 
Prealto era detto quel ramo dei Medoaco Maggiore che ufeiva in 
Laguna p re fio a Euilna , alia foce del quale quafi flava di faccia 
i' ifola fuddetta , e che forfè. antichifiimamente dalle demolizioni 
dello fleflb fiume farà Hata formata . Ella .occupava poco più di 
quello fpazio che ora pure il nome porta di Rialto quafi nel mez- 
zo della Città rinchiufo, ed il Porfirogenito che ne parla (2) in- 
gannato ancor ,£ìTo dalla popolar voce dice che era un luogo af- 
fai elevato , e perciò Rivoalto fi diceva . Era alta -queft'-ifola , ma 
non avea niente di .lira ordinario , ne meno in tal particolare che 
meritare poteiTe un tal nome , e poi in tal cafo avrebbono detto 
Jfola Terra alta, e non Rivo alto o fia alto canale . Dopo che 
vi fuTarono li Veneziani Ja Sede de' loro Principi , principiarono a 
riguardare quello fito con occhio di predilezione e di compiacen- 
za , per cui ne vennero fopra -di eifo a produrli cento fogni e fa- 
vole come è vifibile nelle Cronache noflre antiche . Si dice che 
li Padovani vi fabbricarono fopra fino dal terzo fecolo la Chiefa 
di S. Giacomo antica Parrocchiale di queff ifola , intorno alla qua- 
le ed a poca diitanza ila vano, alcune altre pure da Padovani po- 
polate e tenute , cioè Luprio , le Gemine ,, Dorfo Duro, e Olivoio , 
circondate anche quelle da Tumbe elevata in più luoghi e facili a 
renderfi abitabili .. Per quefto 20 crédo -le vecchie Cronache 
ufano di frequente dire V ifole di Rialto, in luogo d' ifola di Rial- 
to (3) . Maggiormente poi crebbe l'abitato fu queiìe quando i 
Longobardi fcorfeio la Venezia.. 

(a) "Nella Cronaca volgare par- magne e pojjente , 1} fé doveffe re? 

Jando di quefta fuperior Laguna fi dunar li Confegli , e ftatuire et Capo 

dice . Tutti quelli lìdi, paludi, ijo- de quefta Vovmcia . Ma quefla Z)o- 

h 3 e contrade , vegnindo zo/o da minazion (& Dogado , non fé poti 

Grado fino a le ifoie de Riatto giera flabilir e fermar in Cita *]S[ova Re* 

tutte a bit ad e e piene de populo co- diana 3 perchè quello non fu ti lego 

piofamente , e tutta quefla parte de de promiffion. 

la Trovincia de Venefla fu abitala (1) Vntavinì „ . . . circa oflium 

per i proprj Veneziani . Et jù debi- fluminis Tralatti ec. de Monacis . 
ta cofa dove g) era el [j forzo de li (2) De Adminifh Imp. 
Veneziani , e le Terre de la Tro- (3) Ottava Infula Rivoaltus Jttbfi- 

vincia le giera più nobili 3 & pia flit 3 in qua He et ad estremili» populi 

con* 



Parte Terza.. 235* 

Luprio era un'ifplà lunga ed., ineguale che forgeva colà dove ora £^,;, 
cfittc laChiefa di S. Gio: Decollato e V altre vicine , ma fecon* 
do alcuni, (i) erano due. con tal nome , divife da canale fpazio- 
fo ( T odierno Canal grande ), l'altra, ftàndo dove ora ■ forge la 
Chiefa de^SS. E rm agora -e Fortunato , e li Padovani- accorfi su 
quefte interrarono le Tumbe. vicine e le attodarono ( 2 ) per> dila- 
tarvi il fa bb rica to i n te m pò d el 1 i L o n go ba vài . . Dorfo Dh ro * e bbe a n- D° r fi 
che il nome di ' Scofulo\ forfè per la fua . fodezza , ed era colà do- B uy o* 
ve è la Chiela di Si Nicolò e dell' Angelo Raffaele , e T altre vi- 
cine i eftendendofi fino alla punta della < Dogana . Cert* una- lafciò 
fcritto che ne' tempi; primi, queft' ifoìn era.- infettata, dalli' corfari 
(3) che perii; profondi canali che aveva* vicini-,, arrivavano ad 
etta , e fi nafeondevano tra gì' alberi . Le Gemine erano due ifole. Gemizi ì 
così, tra loro fomiglianti che- ne- acqui Aàrono un tal nome, dette 
anche ZimGÌe e Zemelle in, barbaro, fuono.. In una di ette flava la 
Ghiefa détta di S. Giovanni " ìu Bragora , quella di S. Lorenzo, e 
di Si Severo ec. alcuna ; delle quali * non, fi fa il perchè dipendeva- 
no degli antichi Patriarchi ' di Gradò . V' erano • anche molte ® r ~- olivo/o „ 
taglie in queft' ifolé ., Olivolo fi! flava più verfo il mare ,, ed al. 
Pòrto di: S.Nicolòì, e- fino dalli 1 tempi» pili; rimoti -un Gattello vi 
fìi fabbricato , per cui anche in prefente quella parte ài Città dov" 
ella; fu rinchiufa: Caflello fi, chiama- ... Riporta, il Trevifano» due 
Diplomi : , uno, di >. Lotario Imperatore del 84©. , V altro di Carlo il : 
Gratto j , ne.' quali Caftrum Olivoli: fi : nomin a , , e gi a : cosi pure ' chia- 
mollau il . Greco Porfirogcnito e gì' altri » . Poco dopo alla metà del \ 
féttecento ella- ebbe, il proprio Vefcovo , . al quale furono . attogget- ■ 
tate, T ilole.- l'addetta- ( 4 ) , cofa che. ci dà a capire ^ che ed effa e 
l'altre dovevano effère. molto popolate in allora «, Anche l'antico 
e celebre Mónaflero di S. Ilario pofto fui Continente vicino > alla 
Brenta ,. era.< fóggetto>ad Olivolo ,. il cui primo Vefcovo- (uObellia- 
bato figliuolo di Encangeló Tribuno da Malàmocco . Nel 797; li Do- 
gi Maurizj Gàlbaj volendo a forza elèggere in Vefcovo Ol i volen- 
te un Greco ,, protetto dall' Imperatore , e refiflendo. il' Patriarca di- 
Gradò, sfogarono la rabbia loro fopra di quefto come accennai; 
accora ..Nel 1091. Enrico Contarmi fu il primo che lafciò iLtito- • 

Gg 2. lo. 

confideremo tamen* diti filma & fu* per augere caperunt . Dand. 
blimata pra omnibus manet . . . Ec- ($) Pet. ìVlarcellus Vit. L7r(l Par»» 

elefiàrum feu Domorum decoriate ticipar, 
eftentatur. Sagorn. {4) W Caftro Olivo fenji'vetuftifiì - 

(1) Flam. Cornei. Ecclef. Veneto ma fede s Catbedra/is inSittutaefi ft5 

"Trevi!;. della Laguna.. eìque coadhdstentes- Infitta Gèmina ,, 

( i ) ; Furente fcevitia Langobctrdó- Hivoaltì ■-, Luprtì , & Dorfo Dìtrofup* 

rum . . • Tumbas in Luprìo fitas mi* pofit<e funi -, Dand, 



ab* Saggio fbpra i Veneti Primi. 

lo di Vefcovo Olivolenfe ( i) e pre& quello di Cartellano , e fi- 
nalmente Tanno 1450. S. Lorenzo Giuftiniani piamente reggendo 
quella Chiefa fu eletto in Patriarca di Venezia , foppreflb il Ve- 
dovato Caftellano', e il Patriarcato Gradenfe , l'uno e T altro riu- 
niti in una fola perfona , e nel J750. effendo pure flato eflintò 
il Patriarcato di Aquileja, la Dignità Patriarcale in tutta V Ita» 
lia rimafe folo al Pallore della Città noflra . In quella Cronaca 
unita alia Sagornina fi dice che per un grande Olivo che fopra 
rifola fuddetta fi flava ella: ebbe il nome dì Oiivolo (' 2 }; e fi 
può oflervare che quell'albero molto bene alligna nelle noli re La- 
gune, come dimoflrano gli Ulivi del Lido di S.Erafmo, e quel- 
li ancora che nell' ifola di S. Giorgio Maggiore proiTnna a quel- 
la di Gli volo fi veggono . Anche il Lauro crefee affai bene per 
r ifòle tutte . Gli antichi Infulaii fabbricarono forfè un Caflel- 
lo in queft' ifola , perchè vicina effendo al 1 Porto di Lio , un 
tempo affai largo, e profondo , ella così proteggeva Rialto , Lu- 
prio , e l'altre vicine . E in effa , e nell'altre v'erano de'Trr- 
buni , cioè delie Famiglie Tribunizie anche in antico , poiché 
veggo nominati Amato Tribuno dì Luprio , e Vigilio Tribuno 
delle Gemine , nelle fbttofcrizioni di un Concordato feguito nel 
880. tra Orfo Doge, e VValperto Patriarca di Aquileja (3 ) . H 
Trevifano in una Carta della Laguna fegna vicino ad Oiivolo 
un' ifola Memia detta , ma io non so di dove n! abbia tratta la 
Memoria, e- la cognizione di ella . La citata Cromica latina uni- 
ta a quella del Sagomino dice, che ogni Sabbato folevano con- 
correre le genti dell'altre ifole in Oiivolo , a farvi grande mer- 
cato ; (4} e tale notizia pare a me che la Sagornina flefTa con- 
fermi ; poiché in fine dì quella trovafi vecchia aggiunta , che 
parla di una ordinazione fatta da Ottone Orfeolo riguardo alla 
vendita de 1 'pali] , proibindo il venderli fé non eh* al mercato dt 
Pavia , di S. Martino , e in Olivo . ( 5 ) Scelfèro forfè queft' 
ifola li Veneziani , perchè fi tu ara effendo quali in mezzo all' E* 
fiuado, riusciva perciò comoda x ed a quelli che abitavano la 

par- 
CO Flam. Cornei. Ecclef.- Venet. qtt<£ portabant per loca TtalK*. Ve~ 
( 2 ) S. Vétri de Olive/o ... imma- nit ergo Otbo Dux in publico pia* 
nìs erat arbof Olivarum . Chron. cito , cum Majores Judices no- 
MSS. fine terra & Minore'* . Teftijjcave- 

(3) Tefies fuerunt in primi s^Ama- vunt Badoarius Brindino y & Man- 
tus Trìbunus de Luprio , ls> VigiliUs rictus Maurocem, <&* Dominicus Flc- 
Tribunus de Gemini f . Cod. Tarvif. rentius Flabianicus qued inmtllispar- 

(4) Topulo ur.oquoque Sabato con- tibus Italia debuiffent pallia portare , 
venire . . . ibique plurìmas mersaùo- nec venunda>e , nifi a Tapia , (y a 
Jits faciebat . p. 84 Mercato Sancii Martini , & Olive 

(5) Inquifitis jjkilx eft de Ta/liij hi fìu. Qvd. Sagorn* 



Paite Terza* %ij 

parte fuperiore , come pur a quelli che fiavano s nell* inferiore «> 
Credo che il Mercato che fi fa ancora ogni Sabbato nella Piaz- 
za di S. Marco per vetuftiffima ufanza , fia forfè un avanzo di 
queita Fiera Olivolenfe oCaftelIana , che dovea certamente arre- 
care non poco utile agli abitatori di queir ifok , e dovea elle re 
di importanza , e perchè accorrevano ad efìa tutti gì" altri Inftt- 
lari , e in tempo di pace fors' anche gli ftranieri vicini, e perchè 
Ja vediamo dai Decreto di Ottone mefra del pari con quella ài 
Pavia certamente grande nelli fecoli antichi , con le Fiere in forn- 
irla efiere dove acccorreva h Nazione a negoziare in allora . ìì 
Temanza nell'Opera fu a di S. Bario credette che il mercato di 
S. Martino nominato dalk Cronaca- fi faceiTe in Compatto detto 
già S. Martino di Strà , Villaggio limato fui margine della La- 
guna , ma fuori del tenere degli Infida ri , ed egli porta molte 
prove di tal cofa r per cui- vediamo V attenzione degli Ifolani Ih 
antico al commercio avendo- voluto ifìituire anche una- Fiera Pro- 
vinciale dentro a-lla Laguna , forfè non folo per il comodo reci- 
proco delle ifole fparfe per tutta l'ampiezza della tnedefima , rrfa 
anche per attraetevi foraftieri , e con eiS il loro denaro . Se pò* 
teffimo fapere che li Fall) nominati dall'antico Documento folle- 
rò lavoro nazionale,, e non portati d'altronde per farne vendita 3 
«Ila farebbe una bella prova- per 1' antichi là dì eert' arti' tra noi'', 
poiché erano Drappi te fiuti forfè con oro e argento. La diligen- 
za del noftro Zanetti (i) traffe dal Codice del Pubblico una Leg« 
gè del 1248. nella quale fi parla dì Panni , e Drapperie a feta y 
e oro , lavorati nel paefe (2) . Rifletter egli con ragione , che 
molto prima perciò doveva efLre ufata tal Arte in quelle Lagu- 
ne, e fé ella era- molto prima ufata chi sa che non arrivarle ai 
tempo dell' Orfeolo, e dell'editto fuddetto , portando egli anche 
alcuni Documenti del mille e cento, che molti lavori di argento 
ricordano comuni nella Nazione . La fantaila poi degli antichi' 
Cronifti noiìri feppe , benché rozza , lavorare delle belle novelle 
intorno a quefl' iiola di Olivolo , co-nducendovi Antenore , met- 
tendovi quel Pago Trojano da Livio rammentato come fattura 
di quello fui lido Veneto , le due Gemelle dedicandole a Ca~ 
flore e Polluce, in fomma prefi dal defiderio comune agl'uomini 
tutti di ripetere il principio loro dalle nuvole fé il potlono, fo- 
gnarono anch' eflì in compagnia di qua fi tutti gli Storici , e ¥ 

eno- 

(1) Orig. dell* Arti Veneziane. rum , purpuras , cendatos , quod m% 

(2) Anno 1248. Capta fuit pars debeant emere , nec cmi facere~~rfir 
te. .. . . de illis qui pr^erunt ad re- ipfis pdnnis , purpurìs , ac cendaùs^ 
cìpiendum recium feu dacìum i! forum nec edam lavorare ec.+ 

bominum qui factum paìinoi aà an- 



238 Saggio fopra i Veneti: Primi.. 

©noranck origine Trojana cercarono di mantenere viva tri la Ve 
neb gente. Quando fi .avvitarono- ìi Veneziani di portare, la Sede 
Ducale in Rialto, egli divenne a poco a poco là piàcelebre di tutte 
1!. altre dell' Eftuario £ Comunemente fi crede ila fuccedutav tal cofa 
nelli primordi del 800. e regnando Angiolo Particiaco che al dire del 
Monacis fabbricò, ivi. in ; tale incontro un Palagio per Tua, refiden- 
za ; e di fatto il Sagomino dice efìere ciò feguito.per comune De* 
creto delia Nazione (/) . Era quefta franca, delle molefHe che fofrYiva- 
dalli Franchi , i quali Eraclea , e Chi oggi a-- avevano rovinate , per- 
ciò volle fciegliere. uri: \i\ogo ^ dove Cavalli ^ dice, la volgar Crona- 
ca più . volte, citata -, non , potevano- arrivare ; (2 ) e l' ifola di Rial- 
to parve d' ogn' altra la più opportuna per la fua dìfìanza dalla 
Terraferma,, e dal lido . Forfè però da principio il concorfo dall' ' 
altre, ifole non. fu troppo grande , poiché: verfo V 880. Orfo Parte- 
ci'pazio Doge, nell 5 ifola; d \ Dorfo Duro. diede, licenza di fabbricare 
delle. Cafe ,. e. di innalzare le paludi vicine v obbligando ad un, 
annuo tributo tutti gli uccellatori , e pefeatori colà dimoranti ( 3 ) . 
La fuddetta volgar Cronaca- quafi attribuifee. la popolazione^ dell* ' 
ifola Dorfo Duro, alla, pace- fatta, tra moire famiglie nobili , e 
popolari, che, erano prima tra loro in; grande difeordia (4) ; e 
l'Anonimo Annotatore del Dandolo, nel Codice. Ambrofiano (5), 
conferma tal ! cofa , e. folo difeorda , dalla. Cronaca nel . nominare le 
famiglie contendenti ,, aggiungendoV anche, che. tali contefe erano 
malignamente, fomentate dallo ,fteflb, Doge , fervendoli di effe on- 
de avere un pretefto per. uccidere alcuno , ed alcun efiliàre . . Final- 
mente gli efpulfi furono richiamati' alle preghiere: di Lodovico 
Imperatore , ed abitarono, Dffr-ff*Dupoi (6)\ Verfo il cominciare 
del 900. ebbe nuovo aumento Rialto y e forfè il maffìmo , ( non 1 
badando anche, alle, famiglie concorfe in elio, a caufa delle, conte- 
fé 
(\)\Anno S04. ttpud RivoalteK' fola là qual è dita Dorfo Duro , el 
Jem Infulam Venutici cemmuuidecre* qual luoco per cafon de le diferen- 
to Ducatus fedem-habere maluerunt . . . . tie de le caiade ante dite ec. ma 
±Agndlum . qui Talatìi bucufque< ma- da- poi pacificade infie.me allora fu 
fienùs fuerat fabbricato fublimarunt . . principiatola fare cafàm enti in efla 
Sagom.. ifola che prima no era quafi niente 

(2) Venemo ad- abitar Rivoalto abitada . Et fu concetta ad alquan- 
& le so ifole, onde no temeva efer- ti homini deputadi ai ferviti j del 
cito de Cavalli, Cron. 1446. IvtSS. Doxe, li quali fono diti de Ducato 

(3) In Hivoa/to etiam homìnes pa~ exfcufatOo E tulli quelli che bitano 
ìtides cultandì Ihemiambabuerunt . . in quel feftiero li quali pefeano & 
Ì3r demos adìficandi contraOrtentem . aucellano, fiano tenuti di tutte quel- 
ltjfu!a> Dorfum Durum .... confile le cofe che pigliano ogn' anno paga- 
hnte ilio comporta fuerat , te otnnes re tributo al Dòxe* Cronac. fuddet. 
étucupatores ec. Dand. & Saporii. ( 5 ) Rer. Ital. T. XII. 

•{4) Et confiliando fuo apporta l'i- (O Rer.. hai. T. XII. 



Parte Terza. 



H9 



fé di Eraclea con Equilio ) quando gV Ungari diedero danni gra- 
vi a molti luoghi della Venezia marittima ; e per verità in tal 
tempo la Cronaca Sagornina dice , che una Città fu fabbricata in 
Rialto , (i) volendo dire che atterrando le vicine valli , e innalzan- 
do le paludi, ìa vecchia i fola di Rialto fu aggrandita , e refa più 
capace di contenere le genti che vi acorrevano . In feguito il fol- 
letto degli onori , e Y abbondanza de' comodi e de' piaceri che ferrh 
pre più fi godono nelle 1 Capitali che nelle Città di Provincia, da 
tutte Tifoie dell' Eftuario vi fece accorrere le genti , e in particola- 
le le famiglie che primeggiavano full* altre , di maniera che Rial» 
to divenne grande a fpeie di .quelle, -e crebbe a mifura che eflfe 
feemavano . (i) .(a.) 

Con- 

levare dallo fteffo Autore colà dove 
deferiva l'apparecchio del H Veneziani 
contro gli Scaligeri fatto nel 1336. di- 
cendo che in Venezia fola patriot*. 
re furono deferiti* 40100. uomini at- 
ti all'armi dalli venti alii feflant 
anni , che vollero anche fervire U 
più parte volontarj . Tota Civita* 
patrio more dejcribitur , {^ p$r duo- 
dinas dividitur . Defcripti fuerunt 
40. milita & centum, a vigefimo uf» 
que ad fexagefimum annum ; proji- 
ciuntur forte s y qui primi, quifecundi^ 
deincept ufque ad duodenarium per 
fé y vel per alios mìlìtent . Vriores 
fuper quos fors cectderat , mittuntur 
<ec. . . . populus indigneferens fuper- 
biam Tyrannorum , ardentibus animis 
fé obtulit fine forte & Stipendio mi- 
litare . 1. 15. Si avverta che la fio- 
ria di queft'uorno termina nel r? 54. 
perciò fcriveva quello che avea ve- 
duto ., ed è ben rimarcabile un nu- 
mero tale in una fola Città raccol- 
to , benché fervi (fero faccetti va men- 
te . Ma già qua! prova più grande 
e più difguftofa nello netto 'tempo, 
confrontando il prelente con il paf- 
fato, di quella che trovafi ne! lun- 
go Difcorfo del favio DogeMoceni- 
go riportato dal Sanudo , dal quale 
rileviaino che nel mille -e quattro- 
cento circa ,* 5J4*. Navi avea Ve- 
nezia > 25500. marina; , e 16000, 
Operaj impiegati alla corruzione de' 
Vafcelli ? 



( 1 ) Jlnno 902. circa Tetrus Dux 
una cum fuis Civhatem apud Rivo- 
attum nidificare cepit . Sagom. 

( 2 ) Gelava lnfuia Rivealtus Jubfi- 
fiit : JLd quam -ad extremum licet 
popuB adhabitandumeonfiuevent , ta. 
men ditiifima & fub limata pr<£ omni. 
bus manet . Qua non folum Ece/efia- 
rum feu domorum decornate oftenta- 
tur , verum etiam Ducatus ec* 
Sa gerii. 
(a) Il Monacisdefcrive affai bene 
ia fituazione felice di Rialto riguar- 
do al commercio ? facendo offer va- 
re con quale facilità la fituazione 
di etto o iìa di Venezia dava comu- 
nicazione libera dell' Occidente con 
l'Oriente 3 delle regioni^ Settentrio- 
nali Europee colle Meridionali 3 e 
con tutta l' Ita Ita ancora per via 
delli fiumi che in numero così gran- 
de ufeivano neil'EGuaiio dove que- 
lla Città erafituata. ridice , Tado , 
grinta y Sìlere , Ltquentia , Tlavi 
illue defiuentibus per eulta pinguijfi- 
ma . . . ut opes Indica* & pene to- 
tius Orìentii quas h<ec Civitas fuaìn- 
d-uftria per mare conduxerit , per 
cflia horum fiumi num facilius ad Oc- 
cìdentalia Regna tranjmitteret . I. 3» 
E di fatto il trafporto che su per 
quelli fiumi facevafi una volta di 
merci Apatiche o fia Orientali era 
qualche cofa di grande . Quanto poi 
la Città medefima fotte fa lira ad al- 
to grado di potere y lo poffiamo ri. 



240 Saggio fopra i Veneti Primi • 

f-T^f- Continuando perciò il concorfo , e le ricchezze crefcendo nella 
ZlliT Nazione, con aite, <:on fatica, con fpefa enorme , furono inter- 
rati valli lèni di Laguna, e colmate infinite paludi, finché riuni- 
rono inficine Rialto, e Luprio , e Olivolo , e le Gemine, e Scopa- 
lo , con tutte T altre vicine ifolette , e fi formò full' onde quella 
particolare e magnifica Città che in fé raccolfe e concentrò il no- 
me della intera Provincia, e lafciato l'antico diiRialto Venezia fu 
detta in progrelTo , cofa che non riflettuta da qualche ilraniero fto- 
ìico, fece che sbagliafTero alle volte .parlando degli antichi fatti 
de'noltri . In quella furono erette marmoree moli fuperbe , e in 
numero aliai grande tanto facre quanto profane, più di 450. Pon- 
ti furono coltrimi per unire infieme le varie i fole che la forma, 
no, J70.Chiefe furono fabbricate, e in eiTa per fecoli e fecoli co- 
larono le ricchezze dell'£)rieme e della Grecia , per cui il Sanaz- 
zaro non ebbe difficoltà ammirando la fua Situazione di antepor- 
la a Roma ; e poco coftando l'adulazione a 1 Poeti , dire che le la 
prima opera infigne pareva degl' uomini , quella fattura fembrava 
ctegli Dei : 

*Si Pelago Tyhrim pmfers ; Vrbem adfpice utramque;; 
lllam homines dices , hanc pofmjfe Deos . .(a) 
Con il tempo come dico il nome di Rialto rimafe folo a quel 
luogo di dove rifola fletta al meno in parte forgeva , prima del- 
la dilatazione di «raefta Città \ ma ciò non ottante fi può olTerva- 
re che per lungo tèmpo fi usò diftinguere con il nome di Città 
lo nello Rialto , è nottua re ancora quello di Venezia . Certi 
Editti del 1277. , e 1292. , pubblicati per altro oggetto dal Zanetti 
e appartenenti ad una antica Magiltratura che appunto rifiedeva 
in Rialto, ordinano varie cofe fempre per la Città di Rialto, par- 
lano alle genti della Città di Rialto , ( 1 ) e Jolo verfo la metà 

cir- 
Ca) Lungo quel tratto di rnargr- gl'altri avranno con occhio ìndiffe- 
ne da Aitino fino quafi alla Brenta rente oflervata da quel margine la 
di Fufina , cioè per 11. miglia cir- contermina Laguna , e ben forprefi 
ca correva quella primaria militar farebbero rimafli fé alcuno potuto 
via indicata nel Pi imo Tomo , -e avefTe dir loro, che in fenoalquella 
che per Bottenigo forfè, e per Cam- un giorno dovea forgere ricca e po- 
palto certo pattava, e per Terzo ec. polata Città , mentre quel margine 
Strada fu quella battuta al fommo allora popolato e culto , al filenzio 
ne* fecoli Romani, che di continuo ed all'abbandono dovea lafciarfi In 
Legioni, Magistrati, Cocchj., e pai- preda . Così va il Mondo , e chi 
faggeri vedeva , e fovente gli Im- sa qual forte fìa preparata nell'età 
peratori medefimi, come Auguflo e venture , a quella medefima mira- 
Livia più volte , e Tiberio da gio- bile Città! 

vane , e M. Aurelio , e Maffi- ( 1 ) 1277. Capitolare degli Officia- 
rlo , Coftantino , e fpeffo i fuccef- li fopra la Città de Rialto — io 
fori fuoi . Quante volte e quelli e fero fludiofo * fan tutti li lavorieri 

li 



Parte Terza; 241 

circa del mille e quattrocento pare dalla più volte citata Crona- 
ca volgare che arriva al 1446. che folle difufata tal cofa ( 1 ) , 
e intiero poileiTo prendeiTe il nome generico della Provincia , 
cioè Venezia , o Venezie fé fi vuol efprimerlo in Latino , la 
Provincia medefima mutando pur nome in allora , detta eflendo 
il Dogado ( ; 2 ) come pur in prefente fi ufa chiamarla. 

A poca disianza da Rialto c'erano poi altre ilole che pur og* 
gi fiorifeono , benché fuori di Venezia la più parte da vecchio $pi na i m i 
tempo ornate di abitazione , e Monafterj . Di ognuna di que- g a% 
ite fi può vedere la Storia nell'Opera del Senatore Cornaro , fo- ... . 
lo qui olTervando che la più grande di tutte , e che ora forma mamìqh* 
parte di Venezia benché da largo canale , divifa fia da queila , 
fu Spina Lunga ifola lunghiffima ora detta Gindeca . Ella fi ebeti- S ' Lazar0 * 
de un miglio e più , ma anticamente non era un* ifola fola yS.Spirito* 
bensì un gruppo di picciole ifolette e fecche, pofte a linea, unas.c/emw» 
dietro all'altra, divife da piccioli rivoli per cui fi potevanochia- te. 
mare le Maldive del noftro Eftuario. (3) Si dice che abitavano i n Q ra ^ 
in effe certa forte di Guardie , che fervivano il Principe , tratte z j at 
dall'altre ifole della Laguna , e che dicevanfi Excufati , forfè pe* - 
privikgj che godevano durante il loro officio quelli Pretoriani • A r °~ 
Dicefì pure che quando a Rialto fu trafportata la residenza del 
Principe , a Spina Lunga fi efiliavano li rei di poco gravi colpe, m,# 
e finalmente avendo ricovra to in una parte di efTa gli Ebrei , il ^» Crijio. 
nome prefe da quefti di Giudeca . In progreffo unite infieme la f oro * 
più parte di quelle ifolette, numerofe Cafe , e frequenti Chìeie S.Michel 
magnifiche e Monafterj furono edificati in tal luogo, e giardini, k. 
e ortaglie fruttifere vi furono anche fluiate , che formano al pre- $ t secon- 
l'ente una deliziofa profpettiva a Venezia . S. Giorgio Maggiore do. 
fu abitato anche nel nono fecolo, ma Tanno 982. il Doge Tri* s servo* 
Inno Memo vi fondò un celebre Monaftero , e dalle vecchie Car- ' / Q . 
te fappianio che una Vigna colà vi era pure, ed un Mulino ao- 
Tomo II. H h tica- 

// qual farà bifogno in la Citta de nefia . Cronac. MSS. 144^. 

Rialto . . . e» bona fi toro boni & ( 2 ) Rivoalto ... a diaceli CafteU 

li ali fanti , Ì3T quando io tirò queli lum , a Throno Rìvoaltum, a provin- 

fanti nò partirò intro mi e li miei eia nomine Venetias appellatam .... 

compagni . . . ne ordenerò intro mi Sufcipit fareste Deo . . . fine exem- 

& li miei compagni , tuo lo mio , pio in paludibus & aquis marini: 

Ì2P io toro lo to. 1293. Mìffier lo Do- abfque pajcuis , campis , & vineis , 

xe manda comandamento . Ordenado felicijftmum incrementum . . . utopes 

fò per sì e per lo so Menor e Mayor Indica & pene totius Orientis quas 

Confejo , e per li Signori li quali ze bac Civitas fua induftria per Mare 

fora Rialto ec. con ducere t , per oftia fiuminis faci- 

Zanetti. Papiro Ravenn. p.35. l'ms adOccìdentalia regna tran {mitte^ 

(1) E benché fin tramutado lovo- ret . De Monacis 1. 3. 1554. 

cabalo de Rialto > e mo fia duo Ve* < $ ) V. Trevif. della Lag. 



242 faggio Ibpra i Veneti Primi. 

iicamente . (O Quefta vigna in ameno giardino ora è mutata, 
S. Servolo fino dal ,819. conteneva un Monaftero da cui ufciro- 
no li fondatori di quello di S. Ilario vicino .a Fufina (2). Laf- 
cio gì' altri luoghi per non diffondermi maggiormente ; folo fi 
vegga , come anche la media ,par.te dell' JEftuario noilro folle 
abitata in antico » 

La Laguna media di cui parliamo , in alcun Cto alle volte 
prelenta un' ottica vifione „ che ha qualche fomiglianza eoa 
quelle .celebri apparenze che nello Stretto Siciliano pure lì vedo- 
no , e note fono a quelle genti con il nome di Fata Morgana . 
Colà la luce rifìeffa da' bianchi fcogli , e dalli Colli verdeggian- 
ti , fulla fuperfizie del mare .dipinge Arane apparenze che for- 
prefero alle volte gli Spettatori ., e deferitte furono dal Kirker , 
dal Conti ., e da altri . Nella noftra Laguna tra Murano , e la 
verde fpiaggia di S. Eraimo , delle VignoJe , e Venezia , m 
giornate eftive., e placide , e quando il Sole tiene poche ore al 
tramonto, la luce di quefV aftro fulla fuperfizie dello ftagno uni- 
ta e cheta con forti tinte dipinge le verdi piante , le cafe , e 
le fponde di que' luoghi , e tale pittura la rifleffione forma affai 
lontano dagli oggetti fteffi che la caufano , e lontano dallo fpettatore 
che la offerva, vale a dire in un punto della fuperfizie dell' ac- 
qua che non è iempre a metà giulla dittante tra lo fpettatore e 
l'oggetto .. Azzurra iiftata di bianco comparifee alle volte le fuper- 
fizie dello ftagno fino ad una data diftanza oltre 1' offervatore ; 
più in là ella bianca ancora appare , ed ivi forma fpecchio , fulqua- 
Je il Fantafima dipinge ria luce e viene rifkfla dall'obietto reale, 
( che più oltre ancora e ben lontano fi refta ) , ofeuro di nuovo 
vedendoli il tratto comprefo tràqueftoe quello, cioè tra la fpon- 
da del lido e delle Caie, e la pittura di quefte e di quello Ue- 
fa full'acqua. Ciò avviene nell'ore dell'acqua alta , e quando lo 
ftagno è colmo , il che fuccede in certi mefi di eilate appunto 
nell'ore pomeridiane e più calde* Il vento, l'altezza del Sole, il 
nuvolo fpezzato , mutano e variano in più modiloipettacolo , che 
jn certe giornate è affai bello . Egli proviene a mio credere prin. 
cipalmente dalla gonfiezza dell'acque, che formano dello ftagno 
uno fpecchio convello; e dove la maffima curvatura fi trova di 
quello, colà vi fi dipingono le cofe benché lontane, m'intendo la 
maffima curvatura rifpetto al luogo dell' Offervatore , ed alla il- 
lazione del Sole, e dell'Oggetto. Si conofee anche da ciò per- 
chè 

( 1 ) iAywo 982. .. . lnfulam & mus .... ìllum totum Lacum jun. 

Capellam S. Georfji cum toto <edifi- Bum juxta Vinea , ubi ante a fuit 

ciò , libri s , Thejauro, & Vinea ibi Molinus . Ughell. T. 6. 

fonjunfla & paludibus . . . concedi- (2) V. Temanza di S. Ilario. 



Parte Terza. w$ 

che fi poffano vedere in certi tempi dipinte affai vivacemente fili- 
la fuperfizie della Laguna le Montagne dalla parte del Continen- 
te , benché quelle fiano affa? diftanti dentro terra ,-. e perchè li 
loro fantasma lì formi tanto lontano dal margine del Continente 
e vicino air occhio dello Spettatore , e perchè in fine quefta vi- 
fione non fi vegga che folo in certi giorni- dr eftate , giorni ne* 
quali vi concorre l'altezza dell'acque, e la fimazionedelSo.le , C9* 
fé che in altri tempi non fi corrifpondono , né tra loro , né tra 
effe e l'oggetto lontano. Il celebre noftro Ab. Conti (i) che ri- 
cordo fece del Fenomeno Siciliano,- è affai che' non abbia ( fé pur 
non isbaglio ) mai riflettuto a queft» copia dello fteiTo , chefipuò> 
vedere, e non tanto di rado in quelle Lagune r e che l'abbia of« 
fervato poi uno firanrero cioè V Ab* Richard che ne voile anche farei 
di paffaggioun cenno nella fua Storia dell'Aria (2) non è molto pub* 
frlicata in Francia f fenza : perà darne fpiegazione . E* però vera 
che più foeiTo ci fcappana dagl'occhi gli oggetti troppo vicini 8 
che quelli podi ad una data difìanza , e meno colpifcono le cofe 
proprie, che non le lontane. Generalmente gir ftagnf formati- d'ali* 
acque del mare, e circondati effe fpondeerbofe edalborate, e mol- 
to più fé quefte variate fono da fabbricati, in certi tempi, e in; 
certe circortanreprefenfanopiacevolefpettacolo ili' occhio . Li com- 
pagni del celebre Cook trovarono neli* Oceano fituato verfo l'o- 
pofto Pòlo, cert'ifole baffe che contenevano molte Lagune in- 
nondate dal mare, fimi li alfe noftre, e neUe quali le v i fi oni'Cat- 
toptriche facevano belliilimi fcherzi , un dilettevole fpettacolo 
prefentando agli offervatori. Coviene però effer giudo, e confef* 
fare che fé la nofìra Laguna 5 è amena aliai nell'ore dell'alta ma- 
rea , nell'ore della baffo è appunto brutta e fpiacevole , benché 
tal cofa rn eflate fucceda più la notte che il giorno, e la durata 
non fia mai troppo lunga. (*)* 

H h % L'au- 

(i) Dell'Aurora Boreale, torbido e fu f fu reo- Iago di Palfci vi* 

(2) Hift. de l'Air T 8. cino a Mineo in Val di Noto . An- 

(a) Certo Padre Angefucci ne! che qui egli é raro , e fuccede fola 

164J. cred' io fia ftato i! primo ad in giornate affai calde , ma il dopo 

offervare Fa Fa' a Morgana in Reg- pranfo . Una o due volte fole m? 

gio dr Calabria. Ne fu poi ragiona- fov viene dì averlo veduto affai beU 

to da molti , ed ognuno che vide lo, ma flando in Barca. Meritereb- 

tale enfatica meteora , ne rimafe be offervazione . . In tali apparimene 

ftranamente forprefo . Il Kirker ne ti vi concorrono alle volte anche 

diede una fpu gazione complica a a certe locali' caufe o nell'aria, onelT 

fuo modo . Colà (I vede effa non acque eìlffenri e proprie dì quefto © 

tanto fpeffo, e full* alba per Io più , di quel paefe. Così perefempio fo* 

e in giorni affai caldi . Anche nelP no le nubi verdi che tal*' ora appari» 

interno della Sicilia alcune volte feono nell'Oceano Affatico , l'alte- 

quefto fenomeno è vifibile fopra il razione apparente del difeo Sola- 



244 Saggio fopra i Veneti Primi . 

L' auiìrale Laguna o inferiore era puf piena di popolo una 
volta , come lo è pure in predente e gli efuli Eftenfi , e gli abi- 
tatori delli fertili Euganei Monti vi fi fìiTarono più numerofi à' 
ogn J altra gente quando Attilafuriofo incendiava l'antica Venezia 3 
ed anche quando la mede firn a era preda de* Longobardi ( i ) . Que- 
fla parte di Laguna quali priva d'ifole fi trova nei mezzo, per- 
ciò la popolazione di effa , fopra le marittime fpiagge e lidi e- 
fterni fi pofe , e nel magine interno ancora in qualche parte * Fu 
abitata in antico, ma non fu però così illuftre come la fuperio- 
re , e forfè crebbe ài popolo nelle vicende forTertc da quella , 
Mfiìarmc- Q&& ^° c ^ e ^iffi terminare al Porto di S, Nicolò di Vene- 
* £ù 9 , zìa , per non poche miglia fi eftende dopo quefto verfo Auftr® 
finendo alla apertura o Porto antiehimnio , per cui ufeiva una 
parte del Medoaco , che il fuo nome comunicò allo frefìo , Me* 
doacum dicendolo i Romani , Metamancum li Veneti antichi in 
tempo che la lingua latina avevano già guaita , e corrotta , Mala- 
mocco poi quando quella fi perdette r e diede luogo alla volgare . Che 
quena fpiaggia avelie abitatori forfè anche ne* giorni dì Strano* 
ne lo abbiamo veduto altrove; (2) ma quando li fuggitivi dalla 
Terraferma vi vennero ad abitare numerofi , vi dilatarono allo- 
ra il fabbricato , e vi formarono una Città non picciola r a cui 
pofero il nome dello ftetfb lido , Si crede che Tricìàio Vefcovo 
di Padova venifie in quelli luoghi intorno al 640. , ma fé Pa- 
dova fu diftrufta nel 601» da Agilulfo Kè de' Longobardi come 
è comune oppinione , e giacque per gran tempo diferta , e ro- 
vinata come dicono l'Orfato , il MarTei , ed altri , prima dun- 
que vennero fopra quefto Lido a ricovero una parte di Padova- 
ni . Comunque fia , egli è certo che Vefcovo troviamo riabilito 
in Malamocco da vecchia età , e abbiamo alcun Dato ancora 
che prima del 876. egli vi era , a quelY anno regiiirandofi dal 
Cornaro (3) la morse di certo Felice già Pa(tore di quel luo- 
go , che ebbe delle contefe con il Patriarca di Grado . Egli 
è probabile , che Malamocco , ed il vicino lido abbia in più 
volte avuto gli abitatori, e molti di quefìi nelle tregue di quie- 
te 5 che alle volte godeva la terreftre Venezia fìano ritornato 
alle loro cafe , finché il pericolo facendofi più continuo nel Con- 
tinente, vi fi fìflarcno (labilmente, ed allora numerofi elTendo, ot- 

ten- 
re colà allo Stretto di Babemancfel runt . 
ec. Dand. ir. e. 1. 

(r) Monti fili ci onis populi & alibi Cultore* Euganeorum montium .,- 

circa montana deperite* eadem clade condìdere Jllbiolam , Chtgiam ec, 
fid maritava degentes in litoribus Monacis , 1. 1. 

Metamaucum , Jllbiotam , TeHeflri. (2) Vedi Tomo Primo. 

Tiam , (gn Clvgiam parti ir candide- {}) Lcdef. Ve net. 



Parte Terza; 245 

tennero la refidenza di un Vefcovo , al quale erana foggette an- 
che r i fole di Rialto prima che nella metà del fettecento [offe ifti- 
tuìta Sede Vefcovile Cartello o fiaQlivolo. Malamocco crebbe af- 
fai in fortune quando le civili difeordie , e gli attacchi rtranieri 
fpinfero nel 743. Deodato a partire da Eraclea , e ftabilire la re- 
fidenza in Malamocco. Egli regnò tredici anni in quefto luogo , 
ma efTendo a Brondolo dove faceva edificare un Cartello , fu. colà 
acciecato da certo Galla che ufurpò il Principato , e un anno 
intero fi mantenne in tale ufurpo , finché fcacciato ancor elfo , 
Domenico Monetario fu eletto Doge, Cittadino di Malamocco , a 
cui fuccefle Maurizio y che ztfoào Giovanni , e quefti l'altro Mau- 
rizio 11. dopo la morte di quello .Nel Ducato di quefti il fluf- 
fo ftraordinariamente crefeiuto coperfe 1' ifole tutte a detto del 
Sagomino . (1) La mala condotta di quefti Dogi fece , che 
molti Cittadini primarj fi ritirafiero fuori della Venezia, e tra gli 
altri Obelerio Tribuno da Malamocco , il quale mentre Fortunato 
Patriarca èra ito in Francia a follecitare il foccorfo di Carlo 
Magno , infieme con Felice Tribuno 7 Demetrio Mariniano Fofcaro 7 
Gregorio , ed altri primarj in Trevifo tramarono una congiura d' 
accorcio con quelli rimarti nell'Eftuario , che feoperta dalli Man* 
rizj li pofe in terrore , e li coftrinfe a fuggire uno in Francia , 
e l'altro a Mantova . (2) Obelerio allora fu. accolto con plaufo 
da tutti , e fpecialmente dalli fuoi Malamocchini , tutta la Na- 
zione confiderandolo come liberatore , ed egli affociò Beato fuo 
fratello , caftigò forfè come diifi altrove gli Eracleani addetti al 
partito deìli fugati Dogi , diede il guarto alle fpfaggtLdella Dal- 
mazia , ebbe il titolo dì Spalarlo dalla Corte Greca , ed otten- 
ne quello d' Ipato o Confole ai Fratello , e un altro fratello Va- 
lentino chiamato y ed affai giovane affociò pure al Trono . Ma 
intanto la Nazione era piena di torbidi , e divifa tra il ge- 
nio Franco , e Greco , come accennai prima d'ora, quando Pi- 
pino fimofo fi molte contro effa y ma battuto dovette ritirarli e 
abbandonare Timprefa. Venne poco dopo un Nunzio da Costan- 
tinopoli per nome Eberfapio y il quale con il foccorfo degli Infiala- 
ti fletti efiliò a Zara Obderio , a Ce flautino poli Beato , e Valente 
no per la fu a tenera età non facendo timore fi lafctò ftare nella 
Venezra . E' da ofTervarfi che il Dandolo dice aver' finito Obelerio 
in moglie una Nobile Donna Gallica, cioè Franca , fecondo l'op- 
pimene di alcuno , la quale Io aveva forfè difpofto ad accettare 
le offerta di Carlo, per tradire la patria e farlo Signore diqueli 3 

ilo- 

( t ) *Apud Venetìas tantum ex- ( 2 ) Mauritius franciam > alter 
crevit mare , ut omnes Inju/as ultra Man tua in adivit . Id* 
modum cocpsrìret . Sagom* 



24$ Saggio fopra i Veneti Primi r 

ifole tanto defiderate dalli Franchf . ( i ) Angela PartecJpazio fu 
acclamato Doge, e Malamocco perdette allora la refidenza Du- 
cale, che per fettant' anni forfè avea goduta, ottenendola Rialto» 
Morto il Doge fuddet-to, e regnando Giovanni fuo figlio,. Qbele. 
rio- efiliato in Dalmazia fi avvisò di ritornare nella Venezia, e 
riavere il Principato fé lo poteva * Forfè tra gli Ifolani aveva* 
moki aderenti T e di fatto una popolazione detta Vigilia lo aeeol- 
fé , ed egli fi fortificò in tal luogo , e preparcrTi- alla difefa • 
Giovanni in tela tal nuova adunato un efercito r corfe fubito ad 
afiediare Vigilia, ma mentre cercava oppugnarla r le truppe Mafa- 
mocchine affezionate ai loro antico Signore e Cittadino fi rivolta- 
rono , e dentro alla Città fi chilifero infieine con elio . Il Parte* 
eipazio atterrito dovette lafciare 1*' attedio r ma pien dì collera cor- 
fe a Malamocco j, lo affair, loprefe, e la {ecc dare alle fiamme; 
indi accrefeiuto di nuovo I* efercito tornò ad invertire Vigilia , e 
con tal furia oppugnolla che finalmente la prefe a? affai to- , e 
fece prigioniero Obelerio . Quefto infelice PrFncipe fu allora; 
condotto fui lido- di Malamocco , dove gli fu troncata la te» 
ita , e quella poi fu fofpefa fui margine del Continente , vi- 
cino a Campato- a terrore de* fuoi fautori, nel giorno , che irr 
queir anno correva il Sabbato Santo «, ( 2 ) Qtiefta circoftanza 
di volerfi appendere it tefchio dell' uccifo Doge fui margine del- 
la Terraferma , e tanto lontano del lido di Malamocco, pare a 
me che fia rifleftibile . Abbiamo in una Nota precedente offerva- 
to , che il margine della Laguna vkino alle ruine di Aitino non 
era poiTeduto dalli Veneziani al tempo di Carlo M. , e perciò ne 
pure il proffimo Vico di S. Martino di Strà o fia di Campalto,. 
«rome vediamo chiaramente nello fletto Sagomino, il quale deferi- 
vendo l'occupazione fatta del Ducato da Caranfco che ne efpulfe 
il Partecipazio fuddetto T dice che molti Veneziani per vendica- 
re tal cofa , fort irono dalla Patria , e fi unirono a S. Martino di 
Strà . (g) Ora pare che gì' Ifolani faceiTero appendere in quel 
luogo appunto il capo dell' uccifo Doge , per atterrire que'' com- 
plici che poteva avere tra li vicini Franchi ,, e da ciò forfè fi 

po- 
CO De Qbeferto aliquì fcrìpferuntr > morii Duci fidem ferva&ar, Metamau- 
quod dum Gallicani uxorem haberet cenfem lnfulam expugnantes prorjus 
qaandam nobilem 3 promijfionibus alle- incenderunt . ... Caput Obelerii ad 
Bus ad Regem ... offerens Venet'ia? Metamaucenfem lnfulam delatum in 
domìmum ec. Dand. S abbati Sancii die }uxts & Martini 

( 2 ) Sed cum dia prad'tclam Cìvi- Margjnem fufpenfum eft* 
tatem abbaione circumvallaret , tan- Sagorn- 

dem divrfn exercitu Metamaucenfer (j) ^A Tatrict exientes in S. Mar. 
4td p*<xdillum Obelerium confugium tini Ecclejta , qu<c apud Mi/ìrina/r* 
fairunt , Exerchus vero qui fuo Se- ec. Sagorn* 






Parte Terza. 



247 



potrebbe dedurre che li Pranchi medefimi entraffero in tal affare „ 
e che per loro fuggeftione Obelerio ritomalTe nella Venezia . La 
volgar Cronaca citata ( ed altre ancora ) racconta anch' efTa , 
che quello Principe fu efpolìo fulla ripa dì Campalto do pò effe- 
re flato nccifo , infieme con la moglie . Malamocco pati molto 
in tali fcompigli , pure fi rimife di nuovo , continuando a far 
buona figura per molto tempo appretto, finché dal mare fu di- 
ftrutto • Da mezzodì egli lo percuoteva con furia grande e conti» 
mia , e guadagnava ad ogni tanto terreno , quando foffrì ancora 
il danno di replicati incendj , e per ultimo di un terremoto g&* 
gliardo che terminò di porlo in defolazione V anno 1 id$. ( 1 ) . Il 
Veicovo allora fi tolfe da quello feiagurato luogo e andò ad abi- 
tare in Chioggia , quella in tal guifa diventando S^dc Vefcovile 
che prima non era ; e non fono molt' anni che le rovine in ma- 
re vedevanfì ancora della defolata Città , quando V acqua era baf- 
fa . Poco difcoilo da quelle macerie fabbricarono uu Borgo che 
tuttora il nome porta di Malamocco , e può contenere infieme 
con il lido intorno a 900. abitatori, ma gli antichi abitanti paf- 
farono la più parte in Chioggia, altri in Venezia o altrove a ila- 
bilirfi , come pur fecero lì Clauftrali eie Monache dell'antica Cit- 
tà di Malamocco, celebre un tempo neirEftuario inferiore. 

Il Monacis fcrittore del mille trecento parlando -di un altro ter- 
remoto che fcoiTe Venezia molto dopo il già indicato ., s' ingegna 
di rendere ragione perchè Venezia medefima vadi poco foggetta 
ad un tale diftruttore fenomeno , e il perchè da eflb addotto ^ è 
quafi limile a quello che odiernamente li fautori dell' Elettricifmo 
fogliono anch' effi addurre e per Venezia, e per qualunque altro luogo 
fabbricato in paludofi terreni , dove l' acqua , dicono , l'erbe ce danno 
libero e continuato sfogo si fuoco Elettrico terreftre , che non trova 
oftacoli , né deve far falti per circolare ed ufeire dalla terra. Lo 
fteffo vecchio Autore olTervava fino da quel tempo che i fulmini 
e le procelle erano le meteore più infette alla Città «olirà. (2) 

Ri- 

( 1 ) Mijque dkhus Civttas Meta- tnfulis propter con cavitate* caverna, 

mauri diu fluftlbus xtovquaffata mari- rum > in quìbus dicli vapores fpìjjìut 

nis fubmergitur in totum > f^ fubfe- ÌSfi fortius congregante , i?» conde* 

cutus terribili* terremotiti fuperad- Jantur^ . In Civitate autem Venetìa* 

dit affiitlionem affii&is _. rum ideo tantum vim non balere , 

Laurent, de Monacis. 1. 5. quia caret bujujmodi cavernis 3 con* 

(2) Crediturque ab st/iquibus banc cayitatibus , &receptacu/is ... aquss 

effe caufam +.*quod terrdsmotus cau- etiam marina omnia obtur ante s » Tur* 

fantur a vaporibus ficcis , denfis , bines autem iy> rapida ventcrurnvo- 

qui diffolv.ti in ventre terrés , per Jumina , fu/gura , & tonitrua dìfts 

motum impetuofum exire non pof- Civitati magis offìciunt * 

funty & propurea magis feviunt in ld« 1. io. 



248 Saggio fopra i Veneti Primi. 

Rimane ancora il Diploma del Doge Faliero , che autorizza là 
traslazione del Vescovato da Malamocco a Chioggia , e in effòfì 
rammentano le diverfe feiagure , le quali avevano contribuito al- 
la defolazione di quella feconda Capitale delli Veneziani a alla 
quale fi danno elogi grandi riguardo allo flato fuo in addietro ; 
(1) e di fatto avendovi dimorato non breve tempo li Principi, 
è da crederfi che Malamocco doveva affai fiorire in allora , ed 
effere affai popolato. 

E popolato molto , e coltivato ancora doveva effere il fuo li- 
do , lido a retta linea diftefo per non poche miglia tra un por- 
to , e l'altro, e dove Ortaglie, e Vigne frequenti vi erano cer- 
tamente in antico come oggi pur vi fono . Il Sagomino prima 
del mille lo dekrìvQ ferace e bello, e fembra anche dire che Ma- 
lamocco foffe circondato di mura in quel tempo. (2) Stava fu 
quefta fpiaggia un Monaftero detto di S. Cipriano da Mare fondato nel 
883. dal Doge Giovanni Partecipazio in certo luogo detto la Vi- 
gna , in progreflo poi affoggettato all'Abazia di S. Benedetto di 
Folirone fui Pò . Per queffa Vigna pagavano annualmente una 
libra d' olio que' Monaci alla Chiefa Gradenfe per cenfo , forfè 
perchè in allora v'erano degli Ulivi sii quel lido. Fiorì molto 
queffo Monaftero, e fu affai ricco fino al 1108. che per i'inii- 
die del mare fi dovette, lafciarlo, trasferindofl li Monaci in Mu- 
rano . Non cefsò per altro mai la coltivazione del lido di Ma- 
lamocco , feraciflìmo oggi pure à' ogni qualità di erbaggi , nella 
cultura de' quali è flngolare l' induftria de* fuoi abitatori , che 
non folo con abbondanza ne provvedono la Città Capitale , ma 
le vicine ancora , e anche lontane , ed eftere . La coltivazione 
di Ortaglie , e di Vigne fu le marittime fpiaggie della Venezia 
forfè è più antica di quel che fi crede . Se ella vigeva vicino a 
Ravenna fui cui lido v' erano Orti feraci i quali producevano 
erbaggi fcielti come ricordano Marziale, e Plinio ; (3) anche 1* 

altre 

( 1 ) Quoniam qua fub antiqua no- tnunitione , fed pulcro littore ex omni 
minis & dignitatis celebritate ma' parie cingìtur , ubi auèloritate ^Ap» 
gnopere fuerunt Jenefcentt >faculo qua- Epifcopalis Sedis popu/i honorem fon- 
dant fublìmia patria noftra iocatem- Jecuti funt . 
poribuj defecifle confpicimus , in re- Sagorn. 
deintegrationem vero ec. ... plurimis (3) ... Ravenna 
periculis penitus dìruta mari fque prò- Cratìor ^A [par agi s . 
fiigatione & incendii devaflationibus Mart. 

miferabillter fubmerfa , & dignità- 1<[ullum gratìus bis folum quam 

tem , Ò* locum amifit . Ravennatium honorum .... Trium 

Ughel!. T* 6. l'ibrarum *Afparagum Ravenna ali- 

(2) TS[ona In fu/a Metamaucus di- quando produxit . 
citar, qua non indiget aliquaurbium Pliii. !•_!$• 



Parte Terza. *4P 

altre fpiaggìe o laterali fuperiori verfo Chioggfa , e verfo la La* 
guna noftra potevano averne anche in allora. Il tenore dell'aria 
caufato dalla vicinanza al mare, il terreno umido, ed ubertofo, 
invitava gli abitatori a coltivarlo , e trarne prodotti che efito fa- 
cile, e vicino avevano, per le Città non difeofte , come Pado- 
va, Aitino, Oderzo, e l'altre. Abbiamo altrove già detto , che 
quefti lidi , e quella Laguna non potevano effere affatto diferti 
uè pure nelii fecoli Romani , e perciò potevano eiTere coltivati 
anche in allora. Sempre gl'uomini fi prevalfero di ciò che offe- 
riva la Natura ad elfi in quelle Regioni , che abitavano , e tal 
cofa fino alli più ftupidi popoli è comune , non che alli colti , 
e civilizzati . L'ottufo Lappone sa per moltiifimi , e diverfi ufi 
prevalerfi della Renna, trovata efìftente nelle gelate e nude cam- 
pagne Boreali , e poniamo anche oflervare che fovente mutan- 
do le circostanze de' popoli, cioè da uno (lato di regolata Società 
pattando quefti ad una quafi totale ignoranza , e rozzezza , pure 
l'ufo di certi prodotti più ofTervabili del loro paefe non fi perde 
e fi mantiene . Da due mila , e più anni per efempio a quefla 
parte alcun fito della Grecia , è celebre per lo fquifito miele , 
che produce , ( i ) e da due mila anni ancora con impegno ivi 
fi bada a raccoglierlo , con tutto che fomma fia la divertita , 
che paffa tra gli odierni abitatori dell'Anca , e gli Ateniefi cul- 
ti , e vivaci di una volta . (rf) Ora non è forfè imponìbile , che 
dal più al meno , fecondo la maggiore , o minore vicinanza di 
Città e popolate Terre , anche nelli tempi anteriori allo ftabili- 
mento de* Veneti in Laguna , i lidi , ed alcun' ifola di quefta 
follerò coltivati ad Ortaglie , e quando in quefti lidi , ed ifole fi 
accrebbero le genti , maggiormente poi fi accrebbe tale coltivazio- 
ne , per neceiTità di fuififtenza , e per utilità forfè anche di commer- 
cio che farne potevano gli Infulari con le vicine imbarbarite genti . 
Un Documento del J147. che è una vendita fatta di Ortaglie, e 
Vigne finiate verfo Chioggia , pare a me che ci dia un cenno 
dell'attenzione che avevano gli antichi noftri , non folo in col- 
tivar quelle, ma in formarne di nuovo anche dove Ja natura del 
Tomo IL I i fuolo 

(1) Tourneffort. T. 2. Ilo e tant*altri ne fanno elogj gran- 
fa) Poco lungi da Atene refta il didimi , ed ora pure ne fono avidi 
celebre Monte Hymeto , e nella li Turchi . ti Gì ed lo raccolgono 
fletta Regione l'altro Hyblà chiama- con fommo impegno, e debbono da- 
to , tutti due efaltati dagli amichi re il nome di quefto, all'altro mie- 
per l'ottimo miele che raccoglieva, le raccolto in altri luoghi della Gre- 
no l'Api fulle loro fiorite code . I eia, rivogliono venderlo a Coftan- 
Romani mefcolavano quefto miele tinopoli . Egli è perfettamente au-v 
con il Falerno , rimproverandoli di reo , ed un tempo li Veneziani ae 
ciò Orazio. Virgilio, Marziale, Si- portavano- molto in Italia. 



%£9 Saggio fopra i Veneti Primi. 

molo troppo «d'acque ingombro ricercava induilria , e fatica per 
ottenere un tale intento . Dice quella Carta, che obbligo fi pren- 
deva cert'juno 3 di efcavare 3 ed afciugare il paludo per aggran- 
dire l'Ortaglia , e poi chiaramente ancora in altro Scritto di al- 
cun'anno pciìeriore al primo, impegnafi altra perfona in quattr' 
anni con terra e fabbia alzare altra palude , per poi piantarvi 
una vigna (i) .Ma già tutte le vecchie Memorie noftre parla- 
no di tal cofa 3 e moftrano una continua guerra che F induflria 
faceva alla natura della Provincia, togliendo a quella T acqua di 
cui abbondava per mettervi lodo terreno a frutto , ed a piacere 
ancora, oltre quello che fi afibdav-a per fabbricarvi fopra e Chie- 
fe e Cafe . Nella volgar Cronaca già mentovata fi trovano det- 
te più cofe . , benché in confufo dell' antica coltivazione del lido 
di Malamocco , e delli vicini ancora „ fino dalli tempi de 5 Tri- 
buni,^ delli primi Dogi, (a) 
Toveg- Dentro in Laguna poco lungi dal lido di'Malamocco era vi un* 
&*• ifola piuttofio grande Popilia chiamata , che molto impicciolita 
fi vede anche in prefente con fopra una fola Chiefa e Cafa . Il 
Sagomino la mette tra le dodici principali dell' Eftuario , (2) 
perciò fi vede che al tempo fuo ella fioriva . Sappiamo di fat- 
to che aveva un tempo alcune Saline nelle me vicinanze , e al- 
cune Vigne ancora teneva ibpra-, fé retta diamo al Trevifano , 
ed un Caftello con molte abitazioni. Il Caroldo -dice , che ella 
era talTata ad armare tante barche quante ne equipaggiava Mu- 
rano , ed oltre ciò li Popiliefi o Popilienfi troviamo nominati in- 
iìeme con gì' altri nelli antichi Trattati corfi tra gli Infulari , e 

Hi 

'( 1 ) Sed {? ipfas palude s debemus <vano 'biade , legumi , ed animali a 

fallare , Ò° cavare prò vegore ìnto+ pafeere vi mettevano . Serva que- 

tam ipfam terram ubi neceffe fuerit . Ita per efempio , oltre molt'altre, 

ec. . . . tAnno 1160. ad quatuor an- che potrebbonfi citare ed anche più 

nos expletos debeo eam babere eleva- antiche. 

tam de terra Ì3n de fabulo 3 & de Ego ^Andreas VhurìunamTumbam 
alta terra fecundum quod ejl alia ter- qua dìcitur Salaria . . . debeo bene 
ra. Et inte Vineam plantare debeam , laborare , vel laborari facere , &> 
& incolume adducere afque ad ipfum in culmine cum toto Meo expendio te- 
termine , Ò" de modo in antea pr<s- nere . ... omni anno in Menf. Septemb. 
difla tota terra & vinea debeo ea decimam partem de toto Fino puro , .. 
Jemper laborare ec, V.Zanetti Papip. (s* de omnibus b/avis & feguminibus. 
Ravennate, p. $ 1 . & frublibus , quas de pradiclaTum- 

(a) Si può vedere tra gl'altri una ba exier'mt per tempora . . . & de 

Carta del 1246. dalla quale fi com- omnibus befliis qua ibidem nafeen. 

prende come innalzare procuravano tur ec. Ecciti. Morian. Co r neI . 

le Tumbe e quelle affodando met- (2) Decima vero Injula Topilìa 

tevanle poi a coltura, eie è Viti pian- manet, 

tavano fopra di efle , e vi ftniina- Sagorn. 



Parte Terza*.. 251- 

li; Principi" 'efieri . Se badiamo al Monacis , e ad alcun' altro anti- 
co , queft' iibla ebbe aumento di abitatori intorno al 865. quan~ 
do il Doge Tradonico Equilano eflendo fiato uccifo nell. Atrio di 
S. Zaccaria , li fervi , e fchiavi dello* fteflb* fortificarono^ il Pa- 
lagio Ducale , proiettando che non lo avrebbono. refo le il Po- 
polo non avelie fatta vendetta deli' uccifo Doge .. Eletti perciò, 
alcuni Giudici , e giuftiziati una parte delli Kei , li Servi refe- 
ro il Palazzo , ed elfi in parte furono trasferiti a Poveggia* ad 
abitarvi , e coltivarvi le profiime vigne e valli- . ( 1 ) La mina 
totale di Poveggia avvenne nel 1380. quando li Genovefi e Pa- 
dovani defilavano T Eftuario 5 poiché allora fu demolita dalli 
medefimi Veneziani acciò il nemico non vi fi annidaffe , e gli 
abitanti furono trasferiti altrove . Impicciolì forfè in progrelto 
per la forza rofichiante dell' acque . Il Sabellico dice che prima 
della, guerra Genovefe. vi mandavano, un. Pretore a. rendere ra- 
gióne . ( 2) 

Oltre il Porto di Malamocco, lungo Lido comincia in faccia al; 
primo già defcritto ,. che, fi eftende per fei buone miglia, affai ftret- rotola. 
to per la più. parte e fortemente, percoffo dal mare . Un tempo 
quello lido era divifo in, due da ; un altro Porto detto di Pafìene*. 
e quel tratto di fpiaggia comprefo tra quefta apertura, e quella di 
Malamocco, Lido Albulenfe o Albiolefe era detto, da picciola Bor- 
gata efifiente fopra di eiìa il; cui nome era, Albiola >. Anche que- 
lli luoghi furono- in. principio abitati dalle genti venute giù da' 
Colli Euganei,. Albiola è celehre nell'antica Veneziana Storia per- 
chè, vicino ad ella, due volte furono vinti e fugati li più infetti 
e: pericolone nemici degli Infulari, li Franchi cioè , e li Tartari 
Ungheri . Pipino avendo* prede incendiati digerii luoghi della Ve- 
nezia , fi avvisò di marciare lungo le fpiaggie efterne o maritti- 
me di- quella dopo aver prefo Chioggia .. Con difficoltà fomma di- 
ce il Sagomino riufcì il paffaggio ali! Franchi de' Pòrti' , finché 
arrivati a quello di Albiola non ci fu modo , che attraverfarlo 
potettero , e forfè prevalendofi del loro imbarazzo li Veneziani , 
avvantaggiati ancora dal forte ondeggiare di queir acque che di« 
fordinava li non avvezzi Franchi , fi {cagliarono addofib a quelli ira 
gran numero 3 li batterono e cofirinfero Pipino a fuggire. , e la- 

1 i 2, fcia- 

( 1 }) Servi . . . ad palatìum redeun. ponuntur in finibus .. Tromiferunt om~ 

tes requifierunt a populo giuftìtìamds rtes Duci perpetuttm famulatum . 
malefacloribus > ìy* quod aliter pa- Mopac 1. 1.. 

latìum non reflituerent ... Judices ... (2) Genuenfi bello intercidi?- , olirm 

Judith ... fervi Valatium^reflituunt . frequentili* babìtata , & quo Vene- 

Horum duds parte s • ponuntm ad ba- ti an nuum Maviftratum mittere fo/fa 

bìtandum Tupiliam infulam 3 reliquì bant • Sabell. ). i» 



'*#* Saggio fopra i Veneti Primi; 

fciare V impfefa * ( i ) Anche il Greco Porfirogenito ( 2 ) fece ri- 
cordo di quello fatto , e dice che gli Ifolani combattevano dalle 
loro navi , dietro a ripari formati di antenne infieme unite . Si 
avverta che quello Imperatore viveva e regnava poco più di urv 
fecolo dopo il fatto fuddèttp . La più-patte degli Storici dicono 
che Pipino prefe anche Malamocco abbandonato dagli abitanti , 
iiia pare a me che troppo chiare iìano le efpreiTioni del più anti- 
co di tutti, cioè del Sagomino, che ad Albiola mette il fine del- 
le imprefe de' Franchi , per cui fé così fìi , codoro non poterono 
arrivare a Malamocco oltre quella non folo limato, ma al di là 
pure dell* altro largo Porto che il nome tiene da elfo. Gli Anna- 
li Franchi dicono che per terra e per mare il figlio di Carlo inva- 
ie la Venezia, (3) e per terra forfè 1* efercito fuo fcorfe e de- 
predò il margine interno del Continente da un termine ali' al- 
tro, cioè dalla Livenza all'Adige, e per mare le fue truppe ten- 
tarono il palio de* Porti , e de 5 lidi edemi di qua da Brondolo 
pofti , ma indarno . SucceiTe tal cofa come dilli ancora nelli 
principi dell' ottocento , e novant* anni dopo circa , li Tartari 
Ungri o Ungari venuti a ftabiiirfi nella Pannonia di dove efpul- 
fero altri Tartari in ella fidati con il nome di Avari , vennero 
anche in Italia rinovando in ella tutte le calamità anticamente 
efercitate dagl' Unni loro limili . Entrarono nel Mefe di Marzo 
deli' anno 899* probabilmente per la folita via dell' Alpi Friulane 
paiTando vicino alle ruine di Aquileja , e portarono il pianto , 
la morte , e la defolazione da per tutto . Si attnipparono gli Ita- 
liani , e vicino alla Brenta li pofero alle ftrette , ma lafciandofi 
forprendere furono con orrida flrage battuti , ed allora quelle 
belve feroci fi fagliarono contro la marittima Venezia abbru- 
ciando Eraclea , Équilio , e nella parte Auftrale , Chioggia , ed 
altri luoghi, tentando anch' e (IL forfè full'efempio de' Francefi pe- 
netrare nel centro della Provincia lungo il littorale marittimo ; 
ma ad Albiola afialiti dagl' Ifolani il giorno de' SS. Pietro 5 e 
Paolo Appolìoli furono vinti , e fugati (4) . Dir conviene che ri- 

ce- 

(1) Interest fìedus , quoàVeneùco- magna Veneiìcorum lììpatì expeàìtìé- 

rum populus olirn cum Italico Rege fiè , eùnàem Regem avdaCìter aggref" 

babebai y dijruptum efi Ttpinò ttgen- fi ftint , te* Divimtiu datus eji Ve* 

te Rege , & idem ingentem exetei- Midi di inimicis trìtìmphus . Sicque 

tttm Langobardorum& Francorum ..t prteditfus Rex confsjus receffìt. 

permovit . Qui cum magna difficulta- Sagorti. 

te portus quem dividunt infularum {2) De adminiftfand. Imp. e. 27* 

inora pertranfijfet , tandem ad queii- (5) Terra mariane àpgreditur . 

dam iocum , qui tAlbiola vocatur , (4) ìnterea Ungrerum pagina isfi 

pervenit > nulla ratione in antea per- crvdeiijjima gens , . . cttm Eqtùs ac 

Undere grejjum valuti . Ibìque Ouces bellici* vavibus Civitatem ^«vatn 



Parte Terza. t$$ 

ceveffero una fconfitta affai grande, poiché continuando effi dopo 
a fcendere quafi ogn'anno in Italia per molto tempo come è no- 
to, mai più non fi fente che tentaffero moleftare gl'InCulari, con 
tutto che foffero il terrore contìnuo e il flagello degli Italiani , 
e dì altri popoli , per non pochi anni ancora . Si potrebbe forfs 
credere che molto forte la marea correffe a quefto Porto , ve- 
dendo che eleilero replicatamente i Veneziani tal fito per afla- 
lirj i loro nemici , e perciò il Porto antico di Paftene non era 
forfè così picciolo come alcuno diffe . Il nome antico di Albio- 
la fi è perduto , ed ora Porlo Secco quel luogo fi chiama , dove 
Villaggio efifte affai popolato , come altro pure detto S. Pietro 
della Volta poco difeofto dal fuddetto , e vicino al Forte S. Pie- 
tro .che difende il Porto di Malamocco , oltre il quale ftanno 
le Batterie della Punta polle fopra il lido proprio di Malamoc- 
co. Secondo il Sabellico Albiola ebbe fomma ruina dalli Genovefi < 

Oltre il Porto Albiolefe cominciava altro littorale , ftretto af- VelklìrU 
fai,, ma lungo, il quale mette termine al Porto di Chioggia . Li- na* 
do Pelleftrinenfe o Pelle jlr ine fé dicevafi quefto dall' antico corrotto no- 
me di Fili/lino, che forfè avea in tempo rimoti come vedemmo 
nell* altro Volume . Sopra di eflb una groffa popolazione efifteva 
Pellejlrina chiamata, la quale fi vede comprefa e nominata nelle 
antiche Convenzioni feguite con gli ftranieri Sovrani, infieme con 
l'altre ifole dell' Eftuario . Doveva perciò effere anche una volta 
fiorente affai quefta fpiaggia , mentre ora pure in tutta la fua e- 
ftenfione dal Porto di Malamocco , a quello di Chioggia conta 
6000. abitanti . Otturato poi il Porto di Paftene ella formò 
un folo lido con quello di Albiola , ed eftefe il fuo nome anche 
a quello ( i ) . Fertiliffirne Ortaglie coprono quefto lido dalla par- 
te del mare , dove erbaggi , e fiori d'ogni forte fi coltivano , 
con una pazienza , e induftria mirabile . Si dice che Pelieftrina 
aveva il proprio Tribuno un tempo , ed ella foffrì il facco dal- 
li Francefi , e dagF Ungari 3 e più danno ancora dalli Genove!! 
nella feroce guerra del 13 80. In quefto lido furono erette quelle 
mura marmoree che argine fanno per parecchie miglia all'empito 
del mare acciocché non entri furiofo in Laguna • L'eftenflone, la 
groffezza , la forma , la mole delle pietre che le compongono , 
e la loro fòlidità, formano un 5 opera che rammenta le antiche in* 

tra- 

fugiente populo igne covare Marmi . &» Vauìi . Tunc Bombii* Tetrus Ùux 

E^uilium^Caputargìlem J'noraquzma- nava/i exercitu Dei proteclus auxi/io 

ris depopulaverunt . fòrum etiam pr&diBos XJagros in fugam i)ertit • 

ti-mptantes Ritioaltum isn Met amati- Vuitque h<££ perfeciltio in Italia & 

cum ingredt per loca qui Jllbiolavo- Veneùà anno uno .Sagorn 
sanar , in die pajjìonis jpp. Vetri (1} Sabelì. de Sit* Urb, U u 



2$# Saggio; fopra i Veneti Primi- 

traprefe Romane . Efifteva utr bofco fu parte di. quefto; lido irà 
addietro . (a)j 
u . . All'ultimo termine della Laguna: dì Venezia ,. ed: ultima ilo» 
Chtc U ! *> j a della fletta è Chioggia 3) Clugia detta ne' fecoli barbari „ e Clo- 
dia ne' tempi di miglior Latino . Vedemmo nel. precedente Vo- 
lume che l'antico nome di FoJJa-Clodia ( che un, qualche, canale 
portava colà intorno fìtuato ) probabilmente diede il nome anche 
al luogo ampliato, poi dalle Genti Euganee ,' nell'epoca delli Bar- 
bari . Ella è fituata dopo il lido di Pelleftrina , e vicino a quel- 
lo di Brondolo.< , ultima barriera della. Laguna noftra .. Intorno 
adi effa gira la Laguna ,, ma dove- quella più. fi riftringe , un 
Ponte fabbricato a molti archi , e lunga 750.. piedi le dà. comu- 
nicazione colla Terraferma .. Ebbero, fopra di elfo uria fiera pel- 
coffa: li Genovefi; nella guerra accennata' ; quefta Città per varj 
mefieffendo (lata il teatro^ delle più: acerbe- contefe tra le due 
accanite Nazioni ?! intente a diilruggerli a vicenda , confultando 
la, paffione , e non it vero loro interelfe, >:t e cosi, tutte due. debi- 
li tandofi fenza ; frutto *, 

Non, 



(>) Antico Documento del' 1170». 
dà* il nome di Territorio a! littora- 
ìè di Pellegrina m Ricorda pur que- 
fti il Vino che in effb fi raccoglie- 
va ^ ed è poi ofTerv abile.- che un 
Bofco egli., nomina allora, efiftente 
su quella fpiaggia che dicevafi ap 
punto il Bofco di PeUèfrrina . Tali 
cofe pare a me che diano ragione- 
vole motivo- di credere che un tem- 
po anche fopra, quel: lido ci {offe 
molta coltivazione e popolazione «>, 
li nome di Territorio y e il dire che 
un- allodio poffedeva cert* uno in 
quel luogo 3 prove fono di quefto .. 
È* noto, che Allodio ne* fecoli Bar. 
bari ,. foleva Tonificare più. forfè 
che un femplice campo o poco fpa* 
zio di terreno . La Selva poi (forfè 
di Pini) che colà fi flava in allora, 
fofpettar mi fa che maggior larghez- 
za averte il lido di queLla che egli 
tiene in prefente, che in così Uret- 
ra flrifcia di terreno è ridotto. Pof- 
fìamo oflervare che nel contiguo li- 
do di Malamocco il mare fi avanzò 
di troppo ingoiando l'antica Città 
Ai quello nome ,, e che nella Il effe 



fpiaggia di Pellegrina fi dovette eri-- 
gere il marmoreo muro fopra indi- 
cato , appunto per un tal oggetto «. 
Si rammenti ciò che accennai in tal 
propofito nel' Tomo- 1.. Seconda- Par- 
te ,., parlando» della prolungazione 
delle f-cche del Pò • , e- di quel ledei 
Tagliamento . Credo che il Bofco 
fuddetto fi (latte nel luogo ora det- 
to «Su. Piero della. Volta ,. vicino al: 
Porto di Malamocco , e così credo 
per l' efpreffione alla volt a? uhi* net 
Documento^ parlando di quella Sel- 
va' ... Si ofifervi quefta frafe volgare 
già formata ed ufata, fino dal mille 
e cento*. 

In totum jLllodium quod babeo in- 
Territorio qui dicitur TeJle/irina ... 
ufque alla volta? de Bofco de Velie* 
ftrina . . . debeant omni anno dare 
uno Begoncio de Vino per unamquam- 
que Congregationem de Rivoalto . 

Cornei. Ecclef. Venet. Suplem. 

Bigoncio è una mi fura «olirà di 
Vino affai capace , per cui fi può 
credere che copiofa raccolta colà fé 
ne facefle». 



Tarte Terza. 255 



Non poteva però eflere altrimenti , poiché il commercio <era io 
fcopo di tutte due, e tutte due quello commèrcio la facevano in 
un luogo folo con maggior vantaggio , cioè in Oriente , perciò 
quefto comun punto di concerto per ambedue , era anche per 
effe una continua forgente di gelofie , di fofpetti , e di invi- 
dia . Una volta due Chioggie , diviie e feparate da non gran- 
de fpazio d' acqua elìdevano , una detta Maggiore -, T altra Mi- 
nore . (1) Quefta perì nella guerra fuddetta . Si trovano am- 
bedue ricordate anche in antico Privilegio del Doge Parteci- 
pazio (2) , e fi crede che la picciola efiftefie nel luogo ora det- 
to Sotto Marina . Chioggia fu abbruciata da Pipino ; e pro- 
babilmente anche dagl' Ungari , ma Tempre ritornò a popo- 
larfi , e maggiormente allora quando nel 1060. il Vefcovo dì 
Malamocco 'fifsò in ella la Tua réfidenza , in progrefTo li fnoi 
fuccefibri intitoiandofi Vefcovi di Chioggia. Nel Diploma del Do- 
ge Fatedró che la traslazione approva , ù nominano tra Y altre co* 
fé, Selve, Vigne, e Saline che erano di ragione Vefcovi le porte 
e fui lido -di Malamocco, e nelli contorni di Chioggia comprefa 
in quefta Diocefi ( 3 ) . Nelle antiche guerre con li Padovani fi 
diftinfero li Chioggiotti , per cui furono liberati dal cenfo di tre 
Galline che tre volte all'anno ogni famiglia dovea pagare al Fi- 
feo, come accennai ancora (4) , e feguitarono a diftinguerfi anche 
nejle fufleguenti guerre avute con li Carrarefi divenuti Signori di 
Padova . Prefa di affalto nel 1380. dalli Genovefi e Padovani 
andò a fuoco ed a fangue tutta con orribile barbarie,» e tanto pa- 
tì in quelle guerre che di J5000. abitanti che prima avea , al 
tempo del Sabellico non ne contava che foli 5000. (5) Dopo per 
altro cosi bene fi ripopolò, che nel cenfo formato anni fono con- 
tava 18816. abitanti. Ella è tutta circondata da Vigne ed Orta- 
glie fruttifere, e ottimamente coltivate da quelle genti che ne ri- 
traggono molto utile. Negli antichi tempi fi facevano in ella alcu- 

'ne 

( 1 ) Vndecinia Minor Clugies dici* minora } & omnia indumenta Ecc/e~ 

tur , in qua Monaflerìum S. M-cbae- fiaftica , & omnes libro s tam dìur~ 

lis fitum eft. Duodecima Infula Clu- nales quam notlurnales , & omnes 

gìes Major nuncupaiur • Sagorn. pifearias , & aquas , & Jalinas y & 

( 2 ) Tlenam & veram fecuritatem vineas , {?> Sylvas & -cunèlum ter* 

facto ego quidem Jlngel '. ^Partecipa- ritorium , qua omnia per tinuerunt an- 

tio Vemtiarum Dux , conjentìente pò- tiquitus . Vid. Ughel. Ital. Sacr. 

puh Venetiarum ac vobis omnibus (4) Vedi Tomo Primo. 

Clugienjìbus tam de Clugia Majore ( 5 ) Tam frequenter olim cultus 

quam de Minore . ubique . . . utraque Clodia . . . ho. 

Fofcar. p. 105?. minum XV. m. nunc V* m. non arti* 

(?) Cunèlum thefaurum *Auri & plius . 

^Ar genti & omnia pallia major a Ò 1 SabelL de Sib. Uri», 



i$6 Saggio fopra i Veneti Primi. 

ne Fiere annuali dove fi fpacciava una grande quantità di (ale , 
e dove concorrevano in grandiffimo numero gli ftranieri a compe- 
rare tale derrata , ed altre ancora che in tale occafione colà fi ven- 
devano . Aveva Chioggia molte Saline nella proffima Laguna , 
poche ancora di queiie elidendo al Nord di ella , e tale prodot- 
to ricca affai facevala in paffato, e non folo elTa , ma tutta la 
Nazione, poiché Saline elidevano in tutta l'ampiezza dell' Eltua«. 
rio , e fale molta parte d'Italia riceveva folo da quello ♦ Offer- 
vai ancora che quefta merce dovea affai arricchire la Nazione ne* 
primi tempi, e notai l'invidia che ne avevano \i vicini, e fé non 
isbaglio da alcune parole del vecchio Scrittore de Monacfs fi può 
comprendere quale, e quanta folle l'attenzione , che avevano gV 
Infulari per un tale prodotto , dicendo elio che le Saline non fo* 
pra il lido del mare , ma dentro alle medefime lagune avevano 
fontnofanente , e violentemente coftrutte. ( 1 ) Ora vediamo che non 
picciolo guadagno doveano ritrarne li Veneziani , fé coltruffero Sa- 
line da per tutto , e per forza anche dove non lo dava la na- 
tura . Diffi per quello in principio , che quefta merce fola ne' 
primiffimi tempi dovea rendere fu ffi e ien temente comoda la Socie- 
tà degli Ifolani , durando anche V Epoca prima di elfi , nella qua- 
le fappiamo da Calfiodoro , che con tanto impegno coltivavano 
il reddito del fale, ora affatto feordato dopo che gli atquifti fatti 
oltre mare diedero il comodo di poffedere abbondanti faline in que' 
luoghi, (a) Se Chioggia minore flava dove ora eflfte il Borgo di 
Sotto Marina, ella non era ifola come l'altra, poiché era rima- 
ta fui lido di queflo nome che è lo fteffo di quello di Brondolo, 
e termina al Porto di Chioggia che rimane tra elio , e l'ultima 
punta di quello di Pelleftrina . Antica Torre detta Lupa difende- 
va 

( 1 ) t{avig:orum multttudinem , & trebbe forfè averne rifentito del dan- 

Salinas non fuper lìtore maris fta- no la noftra Laguna ? Le tante Sa- 

grmntt , fed in ipfis paludibus circum* line , le chiufe Valli da pefee , le 

jlruElis agoeribus , fumptuofe & vio- chiufure fatte per li Mulini, dovea- 

tenter extruèlas. no rallentare il corfo alle maree ,' 

De Monac. !• 1. doveano fare ftagnar quefte in molti 

(a) Molti Documenti nella Rac- luoghi, trattenere le torbide fluvia- 

eolta del Cornaro precedenti al mil- tili , e le marine ancora . Chi sa 

le e pofteriori ancora ricordano infi- per tanto che quegli interra menti che 

nite Saline fparfe per tutto l'Eftua- tanto (paventarono ia Nazione dopo 

rio. Carta del 1084. rammemora quel- la metà del mille e quattrocento , 

le di Chioggia unitamente alle Vi- non proveniffero da tal cofa ? I fìu- 

gne che attorniavano queir ifola . mi ne furono incolpati , ed ebbero 

Vtneas iy* Salinas & totum ^Al- in pena Tefilio . Si laida per al. 

lodium de Clugia. Co decidere fopra di ciò a quelli che 

Archi v. S. Zaccher. intima cognizion^ hanno di talema- 

Con lo feorrere de' fecoli non pò- teria. 



Parte Terza. 257 

va quello Porto, ora inclufa nella Fortezza, e nella quale fi di- 
ce eiìftere una fonte d'acqua perenne e potabile . Benché quefta 
Chioggia pic-ciola abbia perduto l'antico nome, pure riacquiflò V 
antica popolazione, poiché conta quafi 1600. abitanti.; offervabiii 
in quello, che diveriìlfimi fono di genio e di temperamento da 
quelli di Chioggia , con i quali hanno anche quafi antipatia . So- 
no di una robuflezza e di un genio dedito alla fatica, e le Don- 
ne particolarmente nella coltivazione degl* Orti, e nel vogare fo- 
no indomite , ben colorite e ben formate , come pur gì* uomini 
induitriofi, e robufli . Che Chioggia faceffe rifpettabile figura tra 
le antiche ifole dell 5 Eftuario , una prova ne refla nelle proprie 
Magiflrature che ancora conferva , e particolarmente quella del 
Gran Cancelliere , fenile quafi negli onori e neir abito a quello 
di Venezia . 

Il Liuorale di Chioggia o di Sotto Marina fi flende dal Porto 
della prima fino a quello di BrondoJo , per il quale una volta 
ufeiva l'Adige in mare , ed ora la Brenta 5 condottavi a polla 
dalli Veneziani per escluderla dalla Laguna . Sopra quello come 
ho detto in faccia a Chioggia Grande flava la picciola, e poco 
dittante poi eravi altro Juogo abitato , cioè Brondol '0 , del quale ora Brwdof* 
appena altro refta che il nome . Nelle vecchie Carte egli ù tro- 
va detto Brintalum , e Brundulum , e cìiq forte popolazione di qual- 
che riguardo pare che debbafi raccogliere da ciò, che egli inùemQ 
con l'altre Comunità della marittima Venezia trovafi comprefo 
negli antichi Pacti corfi tra gli Ifolani e gli Imperatori. Nomina- 
no quelli anche li Bmndulenjes , infieme con gì' altri, (1) dunque 
egli faceva popolazione diilinta , riguardevole, e indipendente» 
Un antichirTimo e ricco Monailero eravi in elio detto di S. Michie- 
le in Brundvlo, che pofledeva molti beni in quelle vicinanze , e fiori- 
va molto negli antichi tempi . Egli fervi dì Fortezza per molto 
tempo alli Genovefi , e fu rovinato dal cannone de* Veneziani con 
flrage affai grande di quelli. Con ragione riflette l'erudito Za- 
netti 3 che fé fi efaminano le parole degli Storici che di quella 
guerra parlarono, e particolarmente del Chinazzo che fti contem- 
poraneo , fi comprende che non era allora nato 1' ufo di quello 
micidiale ordigno, benché forfè li Veneziani in allora ne faceffe* 
ro ufo maggiore degl' altri . Furono appuntati Cannoni contro la 
Torre di Brondolo che portavano palle di 140., e 195. libbre. Il 
luogo perciò rimafe desolato in quella furiofa contefa , né più 
Tomo IL K k ri- 

(1) Brundulenfes , Clugienfes ,TeI- mnfes , Coftantienjes , Equtfenfes 
leftrinenfes > Bobìenfes , Caputarge- Caprulim 3 Civhatenfes , Finenfes , 
renfes P Lauretenfes , Metammcen- Gradenfes & cunfla gen«ralitas pò» 
fes y Topiiienfes , Rhoa/tenjes , Ma- pulì Vzneù& • 
jurbhnfes , Morìanettfes > JimmÌAr 



258 Saggio fopra i Veneti Primi. 

TÌforfe . Egli però avea provate più antiche rovine e dalli Fran- 
chi , e dagl'Ungari, e lappiamo che il Doge Deodato colà fece 
fabbricare un Cartello per difefa della Venezia . Vigne ed Orti 
in prefente occupano 3 quell'ultima fpiaggia delle noftre Lagune, 
dove pure nafcono erbaggi fcelti d'ogni fpezie , ed ella termina 
all'alveo iintico dell'Adige, ora dalla Brenta occupato, dove 1' ac- 
que di quefta e del Bacchigliene formano una vaila conca, efpa- 
ziofo ed aperto Lago, che dà un'idea della fpaziofità antica di 
quel luogo, nel quale le flotte Genovefe e Veneziana, e le truppe 
terreftri di quefta gente e di quella per molto tempo con valore 
aliai grande e con induftria tentarono le prime di ufeire falve dal- 
le Lagune, le feconde di impedire tal cola , e coiìringere quel- 
le a perire o di fame , o di ferro . Eravi pure un Forte in tal 
luogo ora di (1 rutto e feppellito dalle arene . Anche Ezzellino da 
Romano prima aitai de'Genovefi avea moleftato il Monaftero di 
Brondolo. Abbiamo terminata quefta qualunque fiafi deferizione 
dell' antico noftro Eiluario , e dell' ifole contenute in eiTo , ma 
avvertire fi deve che li Veneziani antichi pofTedevano buon trat- 
to di paefe , anche al di là da Brondolo , e verfo il mezzo- 
giorno e verfo il Pò l'antica loro Regione era eftefa , dove ave* 
vano diverfe popolazioni celebri negli Annali di quefta gente. Un 

gebfe. forte avevano elfi fabbricato, Bebbio detto, vicino alla Brenta, per- 
chè difendere la loro Provincia contro le intraprefe delli Pado- 
vani , e quefto Forte fece molta figura un tempo € quando fo- 
. vente quelli popoli ruzzavano infieme . Era egli cuftodito da un 
Nobile, e prefidio vi dimorava di continuo. Nel ino. fecondo il 
Monacis li Padovani diedero un attacco affai gagliardo a quefto 
Forte, foce-or fi eiTendo dalli Trevifani , e Ravennati, ma aftaliti 
dalli Veneziani furono battuti malamente e fugati , e dovettero 
ricorrere ad Enrico IV. Imperatore per ottennere la pace da que- 
lli . Molte altre volte avvenne lo itelTò in quefto luogo, partico- 
larmente quando fi accefe la guerra per il Gaftello d' Amore tra 
<^ Padovani e Veneti , in \^\t incontro quelli avendo fotto le mura 
di Bebbe perduta molta gente, forprefì colà nel giorno 22. Otto» 
bre da una marea ftraordinaria che li pofe in difordine . Ora al- 
tro non rimane di quefto luogo , fé non che poche mine fopra 
un cumulo di terra circondata dall'acque. 

CavctYzz- Sopra 1' Adige dentro terra e lungi da Bebbe parecchie miglia 
n * Capo d'Argine vi era, Caput Argilìs detto una volta, Cartello aliai 
popolato e in antico e in prefente , dagli Ifolani un tempo riguar- 
dato con fomma attenzione perchè luogo di frontiera con Pado- 
vani e Ferrarefi . L'antica Cronaca Sagornina lo nomina , (1) 

e dir 

(i)Efl $tì*m in extremìtatertnetitfa* ftrum quodCaput*4r&i/is dkitur.Sagor. 



Parte Terza* %$g 

e dir conviene che forfè (Minta Popolazione formaiTe, poiché lo' 
fi vede nominato con gl'altri luoghi della Venezia negli antichi 
Patti , e Convenzioni . Quando gli Unga ri infeudarono la ma- 
rittima Venezia anche Capo d'argine fìi incendiato', e quando Ot- 
tone Secondo adirato contro li Veneziana intorno ai 979. procu- 
rava per ogni via di nuocere a quelli, gli abitatori di quello Ca- 
rtello fcordata la commi Patria fi diedero all'Imperatore, il qua- 
le per allettarli donò ad elfi alcuni luoghi dipendenti da Loredo • 
(1) Ritornarono però all'ubbidienza in progrelTo , ma intorno 
al Q9i> pretefero' far valere il privilegio ottenuto dal fuddetto 
Imperatore contro que' di Loredo , (donato da Ottone III. alli 
Veneziani ) il loro Gaftaldo- volendo ufurpare a quelli le paludi 
Cervie e Savine appellate . Stanco il Doge Pietro IL Orfeolo di 
tali cofe f correffe aframente il fuddetto Capo di quella gente , 
ed annullò lo Granferò Privilegio . (2) Tornarono però in fe- 
guito ad e(Tere buoni Veneziani" , e nel tempo , che Federico I. 
furibondo fconvolgeva la Chiefa , e li Veneziani proteggevano 
Aleffandro II L i loro confini furono invali , ad idigazìone di quel- 
lo dalli Veronefi,- Padovani, e Ferrarefi che for^refero ilCa'lel- 
Io di Capo d'argine , ricuperato però fubito dai Doge Michieli 
con danno degli aggreilori . (3)« Nella guerra Genovefe fofferfe 
ancora molti danni quello paeie , che Tempre però fi rimife , e 
conta ancora qua fi 6000» abitatori . 

Al Sud di Chioggia trova fi Loredo, Laure fam detto una voi- t****** 
ta , ma che non fu polTeduto dagli Ifolani fé non che nel 991. 
avuto allora in dono dal Terzo Orione. Quella Borgata fu pie- 
na di gente una volta, particolarmente dopo che li Veneziani la 
rifabbricarono nel J094. dalli fondamenti , come fappiamo dalle 
Storie, e dal Diploma di Vìial Fallerò o Faleàro i che ordina tal 
cofa , e che fu (rampato più volte . In effo fi legge che il Do- 
ge difpenfa li Lauretani dall' obbligo di inviare una Gondola al 
fervigio di quello , ma fi riferva però 1' annuo tributo di tre 
Polli , e tre Denari per ogni Macaria , e la decima di quelle 
Anguille che Capitarne diceva nfi , probabilmente per la groiTezza 
loro , già V acque di quelli luoghi abbondando affai di tal pe- 
fee . Vediamo pure che eftefa Selva flava vicina a Loreo , poi- 

K k % che 

( ! ) Munìcìpes Caput aggeris ex te- dus cum populo Caput aggeris conve- 

rorum fuggeftionibus afidelitate Ducis n'ire illos de Laureto , pr&textuque 

ad Imperatore™ deficiunt , & ab eo privilegi} obtenti ab Otbone IL ... /ed 

quidam Laureti loca per privi! egium reprebenjus valide & graviter % ut 

cbtinuerunt , par fuit , fecit quietationem & pf.U 

De Monicis . I.4. vilegium annullatur . Id. 

(2) Tof; paulum auftts fuit Gaftaì- ($) Id. 1. 7. 



2óù Saggio fopra i Veneti Primi, 

die il Doge ne lafcia agli abitatori F ufo , fokr ordinando che- 
pregiudicar non dovelfero alla caccia , che in ella lo ftefTo face" 
va o facea fare , obbligandoli anche a presentargli la tetta , e li 
piedi d'ogni Cignale colà uccifo. 

Obbliga pure i Lauretani a difendere k via fino & Mezzo-Goro 
ài là dal Pò 3 dalle violenze de' Ladri, ( i ) , e tali cfpretTìoni 
unite a ciò che fi dice nel principio ài que (la Carta, dovefi ram- 
mentano certe oppreilìoni , violenze , latrocinj-, pare a me , che 
diano indizio che in que' luoghi in allora vi folfero de* torbidi mol- 
ti , caufati dalli confinanti e vicini, Ferrare!!', over Adriefi (a) , 3 . 
Di fatto quelli nel 1015. incitati dal loro Vefcovo feorfero quel- 
le vicinanze fa echeggiando gli abitatori , ma aecorfo colà Ottone 
Qrfeolo in perfona uccife gran parte delli nemici , obbligando \i 
Vefcovo a portarli a Venezia o fra Rialto , ed ivi obbligarli a 
«farcire ogni danno 3 e promettere con folenne Scrittura. , che 

am 



( 1 ) Quìa fliimiìame cupidìtate avi- 
àorum bominum . . . aliena invade- 
re . . . defuadent ec, . . . Vfqae ad 
medium Gaurum viam a latronibus 
defendere & jccuram jemper r ed de- 
ve debeatis . ... de anguiìiis capì- 
taneìs ... . undacimam angiùllamda* 
turi e(iìs . . . G ondularti vero nullam 
nobis nifi libera vefìra voìuntate. fa 
Buri eflis ec. V. Zanet. Pap.Raven. 
p. 4 S. 

(a) Nella Storia di- Ravenna del 
Rotti , fj porta lo Strumento diana 
Lega feguita nel 12.34, *** li Vene 
ziani e Ravennati , nella quale G 
parla molto delle moleftie e danni , 
che queflr avevano più volte ne' 
tempi anteriori fofrerti dalla parte 
di Loredo ,, e che avevano anch' ef- 
fi dati a' nemici loro dalla partedi 
Comacchip , e. di Ravenna; , per 
cui fi vede che li noftri in quella 
eftremità del loro paefe , avevano 
per lungo tempo incontrati diffìdj e 
guerre con le vicine genti , come 
pure nell'altre parti della medefima 
ebbero la fletta forte fino da' primi 
tempi con gl'altri popoli colliquali 
avevano confine . Pare im no (li bile 
come tutti procura tfero- far male-, 
quando il potevano-, a quefìo, po- 



polo Molaici , dàT quale ritraevano* 
tante cofe, e fenza il quale per mol- 
te cofe non potevano- ftare .Coir 
tutto che andaffero via Tempre eoa 
la tefta rotta } pure quando vedeva- 
no alcun poco favorevoli le circo- 
flanze , reddebant ad vomitum , fe- 
condo lì efprimono le vecchie Storie.- 
Nulla a meno pofiramo però crede- 
re che qualche volta anche i noftrt 
non faranno flati totalmente buoni 
con gl'altri ,. benché le ftorie noftre 
diano fempre ragione a noi , e mai 
a quelli, come naturalmente far do- 
vevano 3 perchè fecero fenrjpre così> 
e faranno quafi tutti quelli che feri* 
ver vorranno la ftoria della propria 
gente, e ciò perchè fenza accorger (i 
in tal cafo fi fcrive la ftorìa di fé 
medefimi . Ecco le paro'e del Docu- 
mento fuddetto: Trtfdas } rapinas s flir- 
ta > latrccinia, jam pridem tam Ra- 
venna Ì3r> Cymaclì , quam in dit io- 
ne Veneta , infra Laureti fovea'?) , 
Venetiam verfus facia air ut r a qua 
parte re^ituitur .... qua latrocir.'ia 
baclemti ab/ata Ravenna? Cymacli- 
que . . . atque eùam in Veneta infra 
Laureti foveam verfus Veneti a>n , . .e 



rejiituiintur 



I. 6., pi 409. 



Parte Terza a %£% 

ancora efifle , di non tentare mai più nuove moleftie ( t ) <■ Tornaro- 
no però a far dellejicorrerie gli Adriefi nel il 63. fui territorio Lau- 
retano, ma furono di nuovo malamente battuti , e pianfero la 
loro connivenza alle Htanze dr Federico!, che avevagli fpinti a ta- 
le imprefa . La ilrada di Mezzo-Goro ricordata dal Diploma 
fuddetro forfè era di grande pafTaggio in que' tempi, perchè fer> 
viva alla ! comunicazione tra la Venezia , e il Ferrarefe , il Ra- 
vennate , e gl'altri paeft oltre Pò fiuiati . Negli antichi- Patti 
trovanti comprefl anche li- Lauretani , perciò entravano ancor efll 
con T altre Popolazioni che formavano il Cornuti Veneziano . Ora 
quefto luogo patta di poco li 2000. abitami'. 

Buon tratto indietro verfo Ponente ancora eitendevano gli lv±Forfe£e& 
fulari il* loro confine , poiché full' Adige , vicino alla Terra di /e , 
Anguillara un Forte anticamente avevano fabbricato detto delie y******* 
Venezie, poiché quelle appunto in allora colà terminavano. An* 
cora alcuni ruderi di eflb fi veggono, e qualche avanzo delle anti- 
che fo(Fe ; e le vicine valli , laghi delle Venezie fono chiamate 
degli abitatoli di quelle. Ma anche a mezzodì , e di là dalli 
rami del Pò io credo che molto innoltrato folle il confine delli 
Veneziani , e ciò folle affai da- antico tempo . Io però penfo , 
ch'egli fla flato pi iv o meno avanzato fecondo i tempi , e le 
eircoftanze . Accennai più foprà che intorno all' anno 784.. Papa 
Adriano avealr fcacciati dalie terre , e dalli p refi dj che avevano 
nel Ravennate per ordine di Carlo Magno . e dirli allora , che 
forfè nelle vicende de' Longobardi , e nella depredicene de' Gre~ 
ci , a quella parte erti ave-vano efkfo il loro dominio prevalen- 
doli delle circoftanze favorevoli di que' tempi . Ma la potenza 
troppo grande di Carlo pofe freno alle loro intraprefe , e fu for- 
te per effi di' poterli mantener liberi dentro alle Lagune . Nel 8 So, 
circa però tornarono a' gettar l'occhio fopra que' luoghi regnan- 
do Giovanni Partecipazio , poiché dice il Sagomino che quello 
Doge ricercò al Pontefice il pojfeffb di Cornacchia, e inviò B adova- 
rio fuo fratello per quello a Roma . Inviandoti quelli alla volta 
di Ravenna, Marino Conte di Cornacchie gli fùaddofTo, e volen- 
dofi difendere fu ferito , e prefo . Il Conte però lo rimile in 
libertà foio obbligandolo a giurare di non prendere mai vendet- 
ta di tal cofa , e ciò fatto- lafeioliò partire per Venezia , dove 
arrivato morì dalla ferita . Il Doge allora fpinto dalla brama di 
vendicarli, una fquadra equipaggiò-, e la conditile a Comacchio , 
che affoggettò alli Veneziani , (z ) e dopo fece anche faccheggiare il 

Ra~ 

(r) Vici. Silveflr. FaJud. Atriane. vitate Ternani Tont'écìs cupkns a& 
p; ift. quìrere , Baduarium fratremfuumB.o- 

C* ). Cumac/enfeM Comitatum z~x lè#* mam dhexìtec* . .« . Dux navali exe*r 

cita 



2 6 1 Saggio fopra i Veneti Primi. 

Ravennate , così di nuovo a quella parte dilatando il confine di' 
quelli . Devefì pero credere , che perdettero ancora il pottettb di 
tali luoghi, poiché cinquecent' anni circa dopo leggiamo nel Sa- 
gomino r e nel Dandola ,- che li Cornacchie!! prefero alcuni 
mercanti Veneti, per cui {degnata* Pietro CandianoL Doge andò 
ad attediare Cornacchie f lo prefe , uccife una parte degli abitato- 
ri , 1* altra condutte prigioniera a Venezia , e diede alle fiamme 
la Città fletta . Rilafciò quella gente f e rimandolll a rimet- 
tere la defolata Patria da nuovo , ma forzandoli pero' ad ef- 
fere ? f udititi degli Ifolani . ( l) Così di nuovo furono protratti a 
quella parte i confini de* Veneti , che forfè erteli furono anche 
da Pietro Candlano IV. uomo piena di ambizione , e perciò-Con- 
quiftatore, il quale ripudiata la moglie nazionale, prefe una ftr_a~ 
niera cioè Waldrada Sorella di Ugo» Ma f chele , e Duca di To* 
fcana , la quale portò ad etto in Dote varie tenute Iti Italia , 
e Servi ed Ancelle . Oltre le truppe nazionali teneva egli grotto 
corpo di foldati Italiani al fuo fervigio , e pieno di alterezza 
offendeva I fudditi , e molertava li vicini . Ora la Cronaca Sa- 
gornina dice che debellò potentemente li Ferrarsfi : ( 2) perciò 
credere polliamo che a quella parte ancora dilataile egli la Venezia , 
finché di quella gii abitatori naufeati dall' orgoglio di etto , e 
dalle efterne relazioni di etto fors' anche ingelofiti lì follevarono 
d' improvvifo , e intorno al 964. colla barbarie folita di que' tem- 
pi l'uccifero (rf). Waldrada che difeendeva da Ugo Rè d'Italia, 
(5) fu&gì avventurofamente, e Vitale Patriarca di Grado figlio 
di Pietro , ma della prima moglie G-hvaniccia r fuggì anch' etto 

ad 

cita ad Cumaclenfem C*(ìrum prope* vovens . . . fubdìtas virtutis rigo» 

fans, ejufdem populum acquifivtt , hfi re . . . premeret . . . extraneafque 

ordinat'u ibi fecundum Juum velie Ju- [ibi obfifientes ulfcì fendi devine er et . 

d'icibus ad Valatium rediit ec* Verrarienfis quippe Cajìelli populum 

lagoni, potentijfime debel/avit . 

(1) Cumaclenjis infitte h ornine s te- Sagorn. 

mere quofdam Veneticos comprehen- (a) Però in qualche luogo pare 

dìffent . ... mi {fot illue exercitu ipfo* che etti fi impadroniffero de' beni 

rum caflrum igne combujftt , quofdam* dell' uccifo Doge, così almeno dicen- 

que illoruminterfìciens ^reliquos utriuf- do un Documento del 982. fpettante 

que Jexus ad Venetiamduxit , ibique al Doge Tribuno Memo e citato dal 

tamdiu illos retinuit , tìonec fé le fu a Te manza . Tunc omnes nos ìnfimul 

ditionì [aeramentum fide fubderent , ^Alìodìa ipfius Tetri Ducis invajhnttf , 

&» ut proprii fibi deìnceps in omni- O 1 ufque nunc ad nojlram reùnuimus 

bus obt?mperarent . Id. potefiatem. 

(2) Thorum Joannicirf uxori jua (j) Ugo Rex Itali* & Vrovincia, 
interdicens in S. Zacbarió Monafle- Dux Vbertus Marchio Tbufcié, Ugo . , . 
rio . . . coegit . . . Filium fìquidem VPaldrada . Guicdienon Fami!, iu- 
quem ex ea ba'ouìt . . . Cler'icumde» baud. 



Parte Terza* 26 3 

ad Ottone II. Imperatore a chiedere vendetta dell' uccifione dei 
Padre . Può darfi che in quegli fcompigli perdettero terreno i Ve- 
neziani di là del Pò, e più facilmente poco dopo quando infor- 
merò feroci difeordie tra molte Famiglie, e particolarmente tra la 
Caloprina , e Morqfina . La prima di quefte vedendofi foccomben» 
te fcappò con molti feguaci ad Ottone già inafprito , e concitol- 
lo maggiormente contro li Veneziani ; anzi promifero ad elio di 
fsrlo padrone della da lungo tempo de fi derata Venezia , fé badare egli 
volea a* loro configli, (i) L'efempio di Pipino e degl' Ungari fa- 
ceva cohofeere troppo difficile imprefaeffer quefta per tentarla colla 
forza , perciò fi rifolfe di coftringere i Veneziani a cedere bloc- 
cando il loro paefe tutt' intorno , e in eflo con ciò intro- 
ducendo la careftia e Ja fame. Fu perciò feveramente proibito 1' 
ingreffo ad ogni Veneziano nelle terre Imperiali , e ifteiTamente 
fu vietato con fommo rigore Y andare a chi che fia nella Vene- 
zia , e il portarvi alcuna cofa. Tutti li fiumi furono chiufi , cu- 
ftodite le ftrade, € le fpiaggie , e perchè con più attenzione ciò 
forfè efeguito, Stefano Calottino fi pote in Padova , Orfo B adova- 
rio fu metto a guard ia dell' Adige , Domsnko Silvio e Pietro Tri* 
bum fi Affarono in Meftre, e Giovanni Bennato o Kopìgenolo fu de- 
sinato a feorrere da un luogo all'altro di continuo, mentre Ma* 
vino Caloprino faceva la cofa fletta nella Contea di Meflre. Un at- 
ro Caloprino fi portò pure in Ravenna ; in fine da ogni parte fu 
chiufa la Venezia, e tanto più che Capo d' Argine ancora ribellof- 
fi in tale circollanza , e durò due anni interi così grave mole- 
ftiÉ, che cefsò folo dopo la morte di Ottone. Ora come dico è 
facile che in quel tempo perdettero molti luoghi di là dal Pò , 
poiché Ottone era poffente , vogliofo di conquifte , e nemico de' 
Greci giurato; al contrario de'Veneziani , fempre amici di quelli: 
ma morto egli nel 982. , cefsò la moleftia , e li noftri come è 
naturale non mancarono di prendere come una punizione del Cie- 
lo , la pretta morte di quel giovane Sovrano. (2) Non credo pe- 
rò che verfo Comacchio ricuperaffero li perduti luoghi , poiché otter- 
vo che al tempo di Ottone III. nel 998. circa dice il Sagomino 
che li confini della Venezia auftrale ìtavàno di qua dalla celebre 
Badia della Pompo/a (3) fituata al di fopra delle Lagune Comac- 

chiefi , 

( 1 ) de/ari perfua/it, ., quod fi vel- pejfa ] infortunio Diviniate propìtia 

ht e onfilìi s moniti f q uè fui s acquief cere ^ liberata e fl . . . Imperator ob Vene* 

Venetiam diu defideratam facili cer- ticorum affiiclionem ìnopinatam ìncur- 

tamine pojfit acquifere . . . centum li- rijfet mortem . 

bras purijjìmi Jlurì fé tilt daturum Sagorn. 

fpopond't fi deviala patria [ibi Duca» ( 3 ) In quadam lnfula qu# Tom- 

tus dìgmtatem concederet , Id. pojia dicitur . . . mamt non ptocul 

( 2 ) Venetia per biennium taltaper* * Veneùa ♦ Id. 



■2^4 Saggio (opra i Veneti Primi. 

chiefi , preffo poco nel lì to dove ora pure fi (tanno . Ottona amava fin> 
solarmente li Veneziani al rovefcio del fuo anteceiìbre , e ciò per 
effetto della faviezza dell' ilkiftre Doge Pietro Orfeolo IL Egli avea 
fommo defiderio di vedere la Veneta Regione , tanto decantata 
per le particolari circoftanze di e(Ta , perciò rifalle portarvi^ 
incognito come fece, partendo di notte dal Monastero fuddetto 
allora celebre .affai, ora difertodopo che le pulci e cimici nefeac- 
okrono gli abitatori Tino dal J338. fé badiamo ad antico Do.cu- 
iremo che ciò racconta . ( 1 ) 

Nelle fuiTeguemi guerre però avute con li Ferrare!! , e con li 
Marchefl d'Erte cambiarono limiti ancora que' luoghi, ma qui non 
intendendoli parlare che di ciò ciie era ne' tempi più vecchi della Re- 
pubblica , ommettere iì devono li fatti pofteriormente fucceffi , e 
baiti iolo T aver detto alcuna cofa onde comprendere che prima 
forfè de* giorni di Cario Magno cominciarono li noftri adeftende- 
re il loro dominio a <meita parte, e che quello lo mantennero per 
n:olto tempo or più or meno innoltrato , ; per cui 1' antica fe- 
conda Venezia picciolo tratto di paefe non comprendeva fé dalla 
fece del Lifonzo arrivava alle foci più auiìrali del Pò, ed al con- 
fine Ravennate, come fuccintamente procurai dimoftrare fin* ora» 
Ma gii Infulari poffedevano terreno anche dall'altra parte ver- 

fo Occidente lungoil margine .della loro Laguna . Oìtre Chioggia 
verfo i] mai gine fuddetto del -Continente un Forte avevano eretto , il 
Montai' cu j norne era Monte Albano , il xjua-le ferviva di guardia alle loro 
1 Saline contro le imprefe delli vicini Padovani. Altro luogo for- 

tificato, eravi pure detto Stalimbencv , (2) e tutti due fi ttavano 

all'Occidente di Chioggia, dove ora fono le bade valli il tua te poi 
Staimi' fc f olto a Conche ed al nuovo alveo della Brenta Noviffima fcava- 
penco, tQ j^ p ro g re ff 0# (g) Allora però non erano così diierti que' luo- 

ghi, poiché molte falinecolà efiitevano , e di più la foce del Ba- 
chigliene era ivi pure fituata; ma dopo le varie mutazioni fitte 

agl'alvei de' fiumi vicini tutto fi fconvolfe 1' antico fiftema di ef- 

f a . {a) Anche in tempo della guerra Genovefe fecero figura que- 
lli 
( 1 ) jEftivo tempore Mufca & Ci» vicina bofiibus tantum quod cum mal 

nifes in tanta multitudine abimdant , chinis ec in beli. Scalìg. 

quod vix pofjunt ibi ^Abbas ter Mo» Monacis . 1. 15. 

nacbi . . . vivere ... ter nifi Domiti ($) Morari . Stor. di Chiogg. J. 

ter eorum Camera effent omninoclau» 1. e ?. 

>j<e , <b* bene obturat<e .... non efi (a) In quefli luoghi il Carrarefe 

aliqwd v'ivens qui dormire , velquie» alleato di Genova nella celebre guer- 

Jcere pojftt . In Aichiv. Monaft. S. ra del 1J79. efeavò in un giorno uri 

Benedirti Ferrariae . vado e lungo Canale per foccorrere 

(2) Clufknfes clamaverunt ad ar- lì numerofì Genovefi rinferrati in 

ma . . . occupaverunt ter fortificavi» Chioggia fé il poteva. 

runt Stalimbecbuml? Montai banum ... 



Parte Terza; %ó$ 

fti luoghi de* quali appena più rimane veftigio , poiché aquiftato Conche, 
il profilino Padovano furono negletti . Poco lontano eravi Conche 
fituato fui terreno più alto . Di quefto Vico feci ricordo nel pre- 
cedente Volume, e fappiamo da vecchi documenti che gli Infulari 
vi coltivavano molto il terreno d' intorno e cercavano trarne pro- 
dotti . Sino dal 9^9. il Doge Pietro Candiano avea colà accre- 
fciuto il tenere de' Veneziani con comprare molti poderi fpetranti 
a certa Signora Franca , li quali trucidato che fu egli , vennero 
in potere della Repubblica . ( 1 ) Documento del JJ05. ricordato 
dal Senatore Cornare ci fa conofeere che la Famiglia Orfeola 
poiTedeva fors' intiera quella villa , poiché Vitto, Vedova di Dome* 
nico Orfeolo la donò al Monaftero di S. Cipriano di Malamoc- 
co , e Sinibaldo Vefcovo di Padova concefTe alli Monaci dopo T 
avere la Fonte Battefimale, in Conche, con giurifdizione Parroc- 
chiale (2). in quelle vecchie Memorie fi trovano nominate pof- 
fejjìoni, boscaglie , Mulini, e fimili cofe attinenti alli luoghi fuddet- 
li , per cui fi conofee che avevano premura di trarne frutto , co- 
me vedemmo effere ftata la fte(Ta cofa anche ne' luoghi pofti in- 
torno alla Laguna fuperiore , verfo Eraclea , eGiefolo. Li Chiog- 
giotti che dal margine di Conche e diMontalbano non erano gran 
<ofa diftanti, avevano attenzione a difendere e tutellare gli fletti 
contro le imprefe delli Padovani che con invidia riguardavano 
fempre gli Ifolani , ed offervo che tal cofa fi può raccogliere da 
un paffo del Monaci* , dove parla delle moleftie d2 te a quelle Con- 
trade dalli Scaligeri dappoiché diventati erano Signori di Pado- 
va. (3) 

Sempre falendo al Nord il margine della Laguna continuava ad 
efTere degli Infulari, che poche miglia fopra Conche altra Villa te- 
nevano detta Fogolana» Il Monaftero di S. Michiele di Brondolo^o/W » 
po(Tedeva in quefta molti terreni, e un Documento del 1147. ci 
la fapere che Vigne e Terre coltivate avevano in tal (ito gli In- 
fulari , nominando una Vigna eftefa 5 10. piedi , con una Ortaglia 
per cui il Monaftero indicato rifeuoteva annualmente de' Polli , e 
di Vino puro la terza parte di quanto ne-rendeva il fondo , e 1* 
uve dovevanfi dalli fittajuoli condurre alla ripa del Chioftro in 
Chioggia Picciola . E pomi poi , ed #ltri frutti ancora , davano 
que' luoghi , come raccogliefi dal fovradettò Documento, (4) cofa 
Tomo II. LI che 

( 1 ) Tunc omnes nos in fimul alò- tunt , fe"> f orti fic aver unt Sta/imben T 

dia invajtmus Tetri Ducis , te* ufque chum > 4?» Montalo anum , qua erant 

nunc ad noflram retinuimus potefia- ita vicina hoflibus , quod cum Ma- 

tem . Vid. Temanz. di S. Ilario . cbinis attingebant , iy> lapidabani 

(ì) Ecclef. Venet. locum , ubi inimici edificare vote* 

Ò) Clugienfes habtta netitia rei bant . Laurent, de Monacis 1. 15. 
clamaverunt ad arma , {?> occupave- ( 4 ) Tetta terra > & vinea pofla 

in 



iS6 Saggio fopra i Veneti Primi. 

che fé in p re conferma come già ho detto più volte , che angolo 
non e' era di quella Provincia 3 avvegnaché d' acque ingombra, e 
coperta , che r induflria degli abitanti non fa ce (Te valere, per cui 
egli è certo che la Provincia medefima in tuu s altro àf petto una 
volta fi era da quello che moftra in prefente , innanzi cioè air 
epoca delle conquide fatte dalli Veneziani in Terraferma . La me- 
defima Carta rammenta la caccia che in terra, e in acqua, in que- 
fto fito fi faceva , e potria darfi di fatto che -colà intorno flaffe 
quella Selva Clodienfe , o Clojzijtfca della quale fi parlò neir al- 
tro Volume e nell' altra deferizione che fi è fatta della Venezia 
Marittima , o fia dello flato fuo in più antichi tempi . Quefta 
Selva fi rammenta in certa vendita del 1160. la quale moftra pu- 
re che .le genti di Cbioggia poffedevano delle terre coltivate vi- 
cino a quefta Selva, dove fi raccoglieva del vino , e dove iì colti- 
vavano Ortaglie (i). E già lo fleiTo 'Documento del 989. fopra 
mentovato che a Conche ricorda coltivate terre , le ricorda pure a Fo- 
golana , e infieme con effe e prati , e hofchì^ e pefeaggioni , e cac- 
cie (2), cofe che confermate fi veggonoda ancor più antica Car- 
ta , cioè da una ConceiTione fatta nel 892. dal Doge Tribuno 
alli Chioggiotti , che libertà dona agli ftefli di piantare Ortaglie , 
e Vigne non folo fopra le /piaggie marittime, ma anche fopra il 
margine interno del Continente a Conche., e ne' luoghi vicini (3). 
Perciò -quel margine ora impaludato e quali .difetto per cui feor- 
re la Brenta NoviJJìma , fi ; può fenza taccia di fogno fupporre e 
popolato, e coltivato, quando il patrimonio delli Veneziani con- 
fìfteva nelle fole Lagune, e ne* lidi, e nel margine delle medefi- 
irie.. E que'folitarj fragni falfi , quelle valli , queir alte e fterill 

£a- 

./» Fogolana . . • "hàbet in longitudi- ad iuam ripam de Clugta ec. 

nem paffts centum duai ec. Et prò- ld. pag. 50. 

pter ipjos Ortos . . . debemusperfol- (2) Terrai aratorìas ., feu pratis % 

vere pullos tres ec. . . . Ejì cum pi- pajculìs , isn fyhis , pifeationibus 

f catione & . ance èli adone s fuas per venaùonibus ac paludibus , pofitis in 

terra £9* per aquam ... V'inum mun- loco isn fundo quad vocatur Fogolana 

dum duas divifiones nobis , tertia & Concbae mari adjacens ec, 

vobis . « . tota vìndemia cum noftra Temanz. S. Ilario . p. 17. 

nave & vafculos ad fvejìram ripam (3) Et de veltro Tortu ufque in 

de Clugie majori adducere debeamus, ^Attice per litora 9 & de ^ittice uj- 

& ibi debemus e am follare . . . To- que Babiam , ^> de Babia ujque ad 

tum Torculum nojirum effe debet .... Xonchas 3 ufque veftro Tortu , ifla 

pomas isr> alium frutlum totum no- terra deftgnata & aquas babeatispo- 

ftrum debet ej]e ec. Papir. Ravcnn. tefìatem babendi & tdifìcandi vobìs 

Zanet. p. »<?. vineas , five hortos , vel campos , 

( 1 ) Terra pofxta in Sylva Clozifi- vel Satinerò* , fan in veflra de fonata 

Jca . . . debeam tibi perfolvere una aqua babetts poteflatempijcandi, auc- 

.amfora de vino muvdo , & begoncio cellandi ec. Cod. Tarvif. 



Parte Terza. tgjr 

Barene funate a pie del margine di Conche e Fogolana , dove il 
Lago d'Inferno^ quel di Mezzo ed altre Denominazioni ora' s J in- 
contrano, facilmente tali divennero per colpa 1 delle operazioni fat- 
te fopra il fiume vicino y prima eflendo in parte terre afeiutte ed 
elevate C avanzi delle quali fembramieffere la punta di Conche, e 
il do/fo di Fogolana ) , e in parte feni vivide fani di falfa Lagu- 
na,, non d'acque tòrpide e malfane come in prefente v 

Sempre falendo incontro al Settentrione , e alcun miglio più ol- 
tre un Forte avevano li Veneziani detto Lupa , che nelle guerre i ova - r 
Padovane fu celebre e dove nel 1349: a Padovani , Ungfieri , e 
Tranfilvani inficine uniti diedero un'intiera feon fitta , rimanendo 
trà ; gl'altri prigioniero il Waivoda di Tranfilvania , e acquiflando 
le bandiere degi' LJngari con molti prigioni . ( 1 ) Più fopra non 
pare che gli Infulari eftendedero il loro dominio dentro alla Ter- 
ra ; fé non che alquanto più oltre accofiandofi alla Brenta di Fu- 
fin ay mr altro Forte avevano fondato, detto Curano, ora; difìrutto Curami 
intieramente , e che fi refe pur noto alla Storia per le battaglie 
fono dt elfo feguite tra le due emule Genti fuddette , e per le 
rotte fofferte daili> Padovani. Diflbtto a queiìo Forte ( dilatando- 
fi un tempo ii terreno afoiutto' in tal luogo più di quello che 
faccia in prefente ) eravi S. Ilario , luogo celebre nella Storia „ .. . 
Veneziana, perchè fino dal 819. il Doge .Angiolo Partccipazio vi ' art *' 
fondò un J infigne Bnedittina Abbadia alli SS. 1 brio e Benedetto' 
dedicata, nella quale pattarono i Monaci dell 5 ifola di S. Servolo 
prcilìma a quella Città . Quello luogo era foggetto all' ifola di 
Olivolo che fino colà eftendeva la fua giurifdizicne o territorio da 
rimoto tempo, e in quello luogo avevano li Veneziani terrecol- 
tivate , mulini , bofehi ec. come fi raccoglie dalla Donazione dei- 
li; Partecipazj che ancora e fi ile , e che fu illùftrata affai bene con 
una' dotta Differtazione dal noftro S. Temanza pochi anni fono 5 
citata tante volte in quello Saggio c In ella fi può s vedere come 
in xurì altra condizione era quel paefe una volta, e non così gra- 
mo , e filenziofo , e abbandonato alli ranocchi ,, come in pre- 
fente . Anche a quella parte perciò- gli avoli noilri , giacché un 
tratto di afeiutta terra pofledevano , quella facean fruttare come- 5(Wr 
quella ad Eraclea vicina , e molto abitato vi dovea edere , poi* ^ 
che fembra rilevarli dalla Donazione citata che un Borgo pur vis.llam v 
foffe al Monaflero vicino . ( 2 ) Quello Chioilro era affai' ricco , 

E I 2 e ben- 

(1) Stephanus Tranfilvanus Tati- S* Ilarii . . . placuit nobis , & omni 
nonici equitatus DuBor . , . cumom- potentatui noftrifque fidelibus , ut fit 
nibus jere illufiribus barbari* captus 5 quieta ac lìbera ab orniti fatìionepu» 
$9» Italici ec* Monacis . 1. 16, blica ,. tam de nofìris moliti ariis> 

(2) Hate autem noftradecrevitvo- quam pifeatoribus , Ò* colonis ubìqut 
ìuntas . . . ut pradiéfam Capellam refidentibus . . . item placuit nobis 



258 Saggio fopra ì Veneti Primi. 

e benché ora ài elio altro non rimanga eh? un picciol dorfo di 
rottami coperto, pure fi sa che pofledeva buon tratto di terreno , 
all'intorno , e rendite pur avea fuori del confine Veneziano , e 
il vecchio Marco Cornaro auìcura che nobile luogo fi era > dove 
molti diftinti Soggetti aveano avuta fepoltura , e tra quelli cin- 
que Dogi di Venezia, uno de' quali fu il feiagurato Pietro Can. 
diano IV, verfo il $6$., il cui flracciato cadavere, da un pio Ec- 
clefiaflieo tolto alla crudeltà dei popolo fu portato a feppellire in 
quello Monaftero . Anche Vitale Candiamo intorno al 978. poco 
prima di morire volle veftirfi Monaco in tal luogo , ed in elTo 
confumare la vita. ( 1 ) Si può vedere nelT Opera del Senatore 
Cornaro (2) come Arrigo V. confermò a quello Chioftro li Pri- 
vilegi che li Monaci pretendevano avere ottenuti anteriormente 
dagli Imperatori fuccefiori di Carlo Magno , Privilegi ampliati 
da Lottarlo III. fecondo il Gianningo , il quale pur pretende , 
che annualmente il Doge , ed il Senato and afferò a vili tare la 
Chiefa di S. Ilario , cofa però non conceduta dal Cornaro. La 
Chiefa di S. Gregorio di quella Città era poiTeduta dall' Abate 
di S. Ilario da ignoto tempo , e le cofe durarono felici per 
molti fecoli , ad onta delle fpefle conìtk in tal fito fuccedute 
con li Padovani vicini . Sino dalli principi del mille , e cento , 
infettarono quelli il territorio di S. Ilario , ma lafciati 507. pri- 
gionieri in mano degli Infulari dopo calda zuffa ,, fupplicarono 
Enrico IV. Imperatore di interporfì per la pace . Non molto do- 
po tagliarono il fiume Brenta per danneggiare gì' Infulari ìlefli , 
ina aiTaliti, e battuti di nuovo con rimanerne quantità di prigio- 
ni fi acquietarono le difeordie , fino al fecolo fulTeguente , che 
tornarono a riaccenderli con maggior furia venendo di nuovo alle 
mani quefìe due Nazioni, e fecondo il folito rimanendo fconfittl 
con danno fommo li Padovani . Pareva ,, che averterò a goder 
quiete li Monaci di S. Ilario quando inforfe quali fubito un 
certo picciol Tiranno detto Giacomo da S. Andrea Padovano ricco 
al fommo, cacciato dà Dante nel!' Inferno , perchè con ftrana 
prodigalità avendo confumato tutto il fuo ,. dilperato fi uccife . 
Era quelli figliuolo della celebre , e voluttuofa Speronella ricchif- 
fima Donna , che mutò marito ogni volta che n* ebbe talento : 
ebbe tra quelli uno anche degli Ezzelini , e le cui avventu- 
re fono fiate pubblicate dal Brunacci , e dal Verzi . (3) Ora 
codefto Giacopo volea per forza torre a* Monaci alcuni beni ; 

pef- 
ìnter dicere noflroe Gradenfis SedisTa- 815}. 

trìttrch<e , five nojirde liivoaltenfu £- ( 1 ) Sagorn. Cronir. 
pìfeopo , ut nullum ex voùis invitti ( 2 ) Ecclef. Venct. 
§4 Concìlium trabere audeat ec. (3 ) De Fatu Marchise - 

Donat. Partecipati! 9 ad ann. Storia degli Eazelinu 



Parte Terza « 



%6$ 



perciò di notte venne a S. Ilario , ed entrato nel Chioftro mal- 
traudii, e coftrinfe l'Abbate a fuggire, continuando tali moleftie 
per molto tempo , e fino a tanto , che V ultimo degli Ezzelino 
avendofi fatto Defpota dì Padova nel J247. odiando egli li Ve-. 
neziani , occupò S. Ilario . Coftui vedendo il fito opportuno per 
moldtare le Lagune, fece con fomma follecitudine demolire tutte 
le fabbriche, ed innalzare un Forte, prefidiandolo con grofTb nu- 
mero di Padovani e Tedefchi , che moleftavano al fomrno la na- 
vigazione di que* luoghi , e rubavano le vicine campagne . Era 
impolìibile che tolleralTero tal cofa i Veneziani ; perciò unita 
molta gente il figlio del Doge Tiepolo marciò ad aflediare quel 
Forte, lo prefe, io diitrufle da' fondamenti , e condurle il pre- 
fi dio prigioniero dentro nelle Lagune , né il Tiranno ebbe più 
ardire di moleflare a quella parte la Venezia . ( 1 ) II luogo pe- 
rò rimafe in cattivo ftato y li Monaci dimorando da quello lon- 
tani , cioè a S. Gregorio di Venezia (2) , e poi di nuovo rif- 
vegliandofl ne' fuoi contorni , la guerra nel Secolo fufleguente , 
neir epoca cioè delli Garrarefi , egli andò allora in totale rovi- 
na , né più riforfe . Anche il paefe ad etTo vicino mutò natura , 
e ciò per le operazioni fatte in antico tempo falla Brenta, (a) 

Pri- 



(1) Expulfs Monachis , confìrilxìt 
Turrim munitiffmam damna inferens 
navigantibus per fiumìna ... Johan- 
nes Theopu/o Ducìs filius y eum va- 
lida manti . . . expugnatam Turrim 
funditus evertìt , & defenfores itimi 
captos duxit ad Venetiam . 

Monaca . 1. 1$. 

(2) Flam. Cornei Ecclef. Venet. 
(a) Una Carta del 1205. che fu 

dal Senatore Cornalo regimata ne* 
Supplementi della fua Opera , ci fa 
fapere che intorno alle defoiate ba- 
rene di Voìpego polle al di fotto del 
Eondante ora diferte , c'erano delie 
Ortaglie, e delle Terre arate di pen- 
denti dal Monaft. di S. Ilario. Que- 
fta Carta contiene molte depofizio 
ili di perfone che vìvevano nel Bor- 
go di S. Ilario , le quali attellano 
il gius de'Monaci fopra que'luoghi, 
e ciò perchè vi pretendevano anche 
gli abitatori della Parrocchia de* SS. 
Gervafio e Protafio di Venezia , e 
vi pretendevano tanto, che con Tar- 
mi erano, colà sbarcati per uiare de- 



gl'atti violenti contro i Monaci 
Nulla di più Tappiamo in prefente 
intorno a tal cofa . Veggiamo però 
da tal Documento , quale e quan- 
ta mutazione abbiano fofiferto que* 
luoghi 9 e quanto fia colà mutato- 
il margine della Laguna . Lo fteflb 
documento ci fa nolo che caccia di 
Cignali anche colà fi faceva , de* qua- 
li una parte fi portava al Monafiero 
quando fi prendevano * 

Vìvi ami s di Burgo S. Hi lari? dixit 
quod ec. . . . <& caput & quarterìum 
*Aprì quem cepimus ad Monafterium 
e c, . . . Clvolus de Burgo S. Hilarit 
dixit quod a fumine ujque ad VoU 
pagum. . . & ufque ad aquas faljas 
efi de Mo nafte rio Ss. Hilariì & Be- 
ne dì èli , quia 25. anni funt quod ar& 
infra bos fines bortos prò Stepbano* 
Bianco ec.\ . . excepta fovea Lacus 
de Fico , quod credo effe de Ecclef. 
S. Gervafi? de Venetiìs ec. * . . Cle* 
rìcì iy* vicini S. Gervafii de Venetiis 
veniffent armata manti 9 & diBam 
fojfam dejfruxijfent ■> 



270 Saggio (òpra 1 Veneti Primi. 

S. Maria Prima di continuare V efame de' luoghi fituati fopra queflo : 
di La- margine profilino alla Brema, devo dire che tre i fole abitate fta- 
w? > vano vicine ad effo nella prodima Laguna , delle quali una è 
di >Bec- a ff a tto perita , l 5 altra in poco buon efiere ancora fi mantiene , 
la e ^°*° la terza e ^ e ancne in P r efcnte in buono flato. La prima 
era detta Si Maria dì Boccalama , e in quella v'erano tre Chie- 
fey una delle quali fu colà fabbricata fino dal 960. fecondo il 
Senatore Cornaro , e dedicata a N. D. , come l'altre due a San 
Leonardo, e. S. Marco . Quella era un Mbn attero* di Regolari 
Agolliniani , fondato nel 1013. Nel 1347* fi portarono in qued' 
ifola a féppellire gli eftinti dalla pefte, e fu ancora replicata tal 
cofa in consìmile lunetta occafione nel fecolo feguente . Ella efi- 
fteva di fotto al fito ora detto Volpego^- verfo> le barene del Dre- 
zagno > , e qualche fegno delle fue rovine ancora fi feorgono , per 
cui quei fìto ora affatto filenziofo fi comprende , che era molto 
abitato una- volta . L'acque furono la diilruzione di queft' ifola 
non picciola , e Memorie abbiamo^, che nel 1328. ottennero gli 
abitanti di poter occupare un tratto di Laguna per erigervi argi- 
ni , e difefe contro la forza dell'acqua che corrodeva le Fabbri- 
che . La difefero in tal guifa ancora per qualche tempo , ma 
fianchi di combattere 1! abbandonarono , e ncV J44.I; fu unita 
alle rendite dei Seminario Patriarcale »- Poco al dr fopra dell 8 
ifola fuddetta verfo Fufina altra ifola, detta Contorta, s ? incontra- 
S.tAnge- va, fullà quale un Monafiero eravi di Monache, dedicato a San 
h dì Michele Arcangelo che fi refero celebri nel 1437. per la vita lo» 
ContoT' ro tutta oppotta all' edere di Religiofe -,, e per l'oftinatezza nella 
a * quale il mantennero tali fenza* voler correzione . Simili difordini 
erano frequenti in quei fecolo per caufa dello^Scifma che agitava 
l'Italia, e limili difordini furono caufa , che rovinafie il Mona- 
fiero di Contorta . In progreflò fu fidata in queft' ifola la 
fabbrica della polvere da Cannone , che un fulmine fé' faltare 
in aria con totale ruina . Dopo rimafe ad ufo di quelli che pu- 
rificano il zolfo, ma conviene combattere di continuo per difen- 
derla dalla corrosione dell' acque che volteggiano^ intorno ad 
eda y ed ora fi chiama S. Angelo della Polvere per caufa dell' in- 
cendio patito . S. Giorgio in Alica è la terza che fi dice untem- 
S* Giorgio abitata da Benedettini , poi refa celebre per la Congregazione 
** in eda fondata da S. Lorenzo Ginfìiniani primo Patriarca di Ver 
""'&*• nezia. 

Ritornando al margine del Continente di S. Ilario, corre fof- 

petto che in edo gì' Infulari antichi avedero una Città fabbricata 

Vizili** detta Utilia, Vigilia ^ ed anche Abondia . Il Trevifano , ilFokari- 

ni , il Temanza inclinano a ciò credere , perche motivo ne dà la 

Storia nolìra nel raccontare la fine del Doge Obderio . Così in 

fuc- 



Parte Terza « 271 

fuccinto raccontai altrove che quefti dopo efiere flato efiliato voi* 
le ritornare alla Patria ., e riprendere il Ducato fé poteva , 
fpinto probabilmente da Tuoi parziali e dalli Francefi in que' tem- 
pi così (convola per li Veneziani . Ora la Cronaca Sagornina di- 
ce che egli ritornò nella Venezia , e fi chiufe nella Città ài Vigi- 
lia apprejfo Currido , dove il Partecipazio corfe ad attediarlo , e 
dove quelli di Malamocco fi rivoltarono , per cui la Città loro 
andò a fuoco, e dopo fu nuovamente riprefo T attacco della (ad- 
detta Vigilia ( j ). Quella era 'dunque nella 'Venezia , e dalla nar. 
rativa fuddetta pare che fi comprenda che non lontana ella fi (òf- 
fe da Malamocco . Vecchia Cronaca citata dal Fofcarini dice an- 
ch' effa, che nella Venezia era ritornato 'Obelerio , e folo Vigilia 
non mette a Currido vicina , ma ad Aurialo . ( 2 ) Se ella flava 
fopra il margine di S. I Ilario ella non era di fatto difeofta da 
Malamocco , e perciò non fi potrebbe forfè dire die Currido , e 
Aurialo, corrotti nomi fiano di Curano , e Aureli 'aco , o fia Oria- 
gp ? Dico così perchè egli è certo che e Timo e l'altro di que- 
fli luoghi ftanno vicini a S. Ilario , e li veri nomi d' ambedue 
non fono molto diverfi da quelli che fcritti trovanti nelle vecchie 
(ìorie , alterati forfè e dal tempo, e dalli copifti , e in fine ap- 
parendo dalle ftorie medefime che il fatto fuccefle in luoghi poco 
diftanti da Malamocco. Oriago, e Curano in faccia e poco lontani 
fono dal lido di quello, e perciò Vigilia pure poteva trovarli a quefti 
vicina e per conferenza nel paefe dove quefti erano fituati • Non 
pensò male dunque il Trevifano e gl'altri che queft' antica Città 
pofero vicina a S. Ilario , e forfè il primo di quefti congetturò 
bene dicendo che V odierno nome di Bondante potrebbe derivare 
dall'antico di Ahonàia , nome che porta un tratto di quell'alte pa- 
ludi fotto S. Ilario e il Dogaletto pofte , nelle quali fi trovarono 
anni fono quelle Romane anticaglie di cui feci ricordo nel primo 
Volume , illudiate dal Temanza , e che provano il diverfo flato 
di que' luoghi ne 8 tempi andati . Chi sa che non periffe totalmente 
Vigilia o Abondia neh' occafione fuddetta, il Partecipazio aven- 
dola forfè diftrutta in pena dell' aflìftenza data ad Obelerio; e fé 
ciò fofle ella farebbe perita prima della metà dell'ottocento. El- 
la 

(1) Jnterea Obé'ierìus bux qui apud confugium fecerunt . Tutte Domn. 

Confi antìnopolìm ec. -, . . Venetiam Johann, iterum praeparavzt exerci» 

reciproc-avìt in Vigìlia Civitate apud tum . . . cum quo ipfe veniens Vìgù 

Curriclum [e fé retrujit . Quo audito liam expugnavit . Sagorn. 

Johannes Dux exerchum ad eum ca- (2) E da puoco tempo Obelerio h 

piendum per movi t , Sed cumdiuprce- qua/ fu privado del Dogado , e deU 

dielam C ivitatem obfidione circumvaU la Tatria in la Venezia ritorna, (3* 

laret y tandem dìvìjo exercitu Meta* la Citta Vigilia a può Jlm'tali fej&r* 

maucenfa ad pr sedi cium Obekriuin ra . Fofcar. p. 179. 



272 Saggio ibpra i Veneti Primi* 

la è però quella una congettura che inYendo iolo affoggettare ali 1 
efame di chi è verfato nell'antica Storia nofìra, e nient' altro. 

«Ne* primi tempi della Veneziana gente quello tratto di margi- 
ne 3 che certamente era afeiutto e fano in allora , poteva edere 
anche abitato per la vicinanza ad efTo di molti luoghi affai di 
gente forniti nella contermina Padovana Provincia. Tal cofa po- 
teva far sì che molto traffico pa(Taffe tra le genti Veneziane , eie vi- 
cine , e per tacere altri efempj , polliamo offervare , che la grolla e po- 
polata Terra o Gattello di Sacco flava poco lontana dalli deferit- 
ti luoghi agli Infulari appartenenti, e ne abbiamo un Dato fino 
dal tempo di Pietro Orfeolo li. che cominciò a regnare nel 99 r. 
Dicono gli Storici che lotto quello Doge pretefero gli abitanti di 
Piove di Sacco non dover pagare ad effo che fole duecento libre 
di lino per il Ripatico , ma che furono obbligati nella continua- 
zione di quanto pagavano negli antichi tempi ; ( 1 ) perciò vedia- 
mo che affai vecchio traffico con li noflri facevano le vicine gen- 
ti in quelli luoghi , i quali poi nelle fuffeguenti guerre avvenu- 
te tra quelle genti e gli Infulari , patirono fommameme , e più 
ancora quando le difeordie medefime fecero por mano nell'acque 
correnti per li luoghi fuddetti che ebbero allora l'ultima defola- 
zione . Que' profondi e larghi canali , capaci di Barche grofìiffime 
che tutt'ora efiflono in mezzo a quelle paludi, poffono forfè in- 
dicare 1' antica navigazione colà abbandonata . Dobbiamo anche ri- 
flettere che quello margine ora impaludato, flava di faccia al li- 
do di Malamocco , dove per molt' anni vi fu la feconda Capitale 
de' Veneziani, e da quella al margine fuddetto non effendovi che 
fole cinque miglia circa di camino, fi può ben credere che anche 
tal cofa accrefeeffe l'abitato ed il commercio del margine fleffo , 
cioè de' luoghi fopra di effo fituati , come Utilta , S. Ilario ec. 
Per quanto li Padovani foffero avverti agli Infulari , pure non fi 
sa che guerra aperta tra quelle due Genti fi accendeffe fé non che 
tardi aitai , cioè ne' principi del mille e cento . In tutti li fe- 
coli anteriori pertanto , il traffico tra li medefìmi fenza grandi 
diffrazioni può efferfi confervato dal più al meno , e quello traf- 
fico doveva!! fare ne' luoghi indicati . Offervai tal volta che alla 
fmiflra della Brenta vecchia ( cioè di quella che difeende a Fu- 
fina ) efiltono in più luoghi de' pezzi di antica flrada dimeffa , 
che dove ancora interi rimangono , veggonfi compofli di ghiaja , 
e ciottoli d'altronde portati , poiché que' fangofi paefi non co- 
noscono il Saffo . Per quello li villani di que' luoghi la chiama- 
no 

( 1 ) Hoc tempore determinatus fuit prò Ripatico Hbr. ce. Lini , perfeve- 
incolas Tìebis Sacì , qui dicebant non rare in eo quod antìquis temporibus 
d&bere in Venexiis folvere nifi Duci folvere confueverant . Monacis . I. 4. 



Parte Terza; 27 J 

rio ancora la Saffara . Trovafene alcuni tratti predo arile ville di 
Fofsò , di Paluello , ^e di S. Brufone . Mi vien detto che oltre 
il Brentone ella ricomincia di nuovo , ed a pezzi fi trova anco- 
ra al Taglio noviffimoi perciò fino air incontro della Villa di Gam- 
barare oltre il Taglio fuddetto fituata , per cui fembra che an- 
dalTe a riferire verfo le falfe , appunto ne* contorni di S. Ilario, 
delle Giare , o di Curano o altro fito di que' luoghi , per cui fu 
condotto il Taglio Noviffitiio. Secondo il folito li villici ne fan- 
no autore il Demonio , e il povero Piero d' Abano in compa- 
gnia di elfi ; -altri ne attribuiscono l'origine alli Carrarefi . Fat- 
tura di fpefa certo non piccola fu quella di quefta vìa da Pado- 
va cominciata come pare -, e giarrata in tutta la fua lunghezza, 
ed ella forfè ci fa vedere l'antico commercio che paffava tra le 
Lagune , e il paefe interno , ancora non elTendovi la via ( o fé 
v'era non -effendo la più frequentata) che da Padova conduceva 
a Fufina dalla parte deftra della Brenta . Li primi Carrarefi paf- 
farono d'ottimo concerto con li Veneziani , perciò poffono aver 
e(fi migliorata la via antica che fervi va al commercio de' loro 
fudditi con quelli , la quale fé veniva a dare ( come fembra ef- 
fe re flato ) nelli contorni di Curano , del fiondante, o lì d'in- 
torno , fi vede che colà era fino da' vecchj tempi il maggior paf* 
faggio e coriGorfo delle genti che volevano portarli nelle Lagu- 
ne , concorfo poi paffato a Fufina dopo che Padova venne in 
potere de' Veneziani . Credo anche che una prova di tal cofa fi 
trovi nella Cronica Sagornina , la quale raccontando la fuga di 
S. Pier Orfeolo da Venezia, dice che andò a S. Ilario , ed ivi 
montato a cavallo con Sollecito viaggio fi allontanò dalle Vene- 
ziane terre nel 970. circa ( 1 ) . Così pure alcun fecolo dopo il Mo- 
nacis raccontando le ingiurie fatte da Francefco&JÉarrarefe alli 
Veneziani , riporta certo fatto di alcuni rei , i quali volendo 
da Venezia frappare fui Padovano, andarono a S. Ilario, dove fu- 
rono fermati dalli miniflri de' Signori dì Notte , che gli insegui- 
vano • (2) Tutto ciò fé non isbaglio mofira che negli antichi 
giorni tutto quel tratto di paefe fommerfo che circonda rEftua» 
rio da Chioggia -a Fufina era diverfamente coftituito da quel che 
ora fi vede ; e come quello proffimo alla Livenza , ed alla Pia- 
ve, così anche queflo vicino alla Brenta, e Bacchigliene , dagli 
Ifolani era coltivato, e. abitato in allora. 

Tomo IL M m Sa- 

( 1 ) Occulte de Veneùa notiti exì- nas > cufiodes Officialtum de Trofie 
rent . . . non procul a S. Hilarit Mq* jujju eorum perfecuti fugitìvos > rsti- 
naflerio equos afeendentes ec. nuerunt eos penes Ecclefiam S&nfto* 

Sagorn. rum llar'n {£ Benedifli* 

(2) Quidam multe* aufugìjfet de Monacis * 1. 5. 

V&neùìs . . . ver fu s parte s Vadua- ' ' - ; 



2J4 Saggio fopra i Veneti Primi, 

Salendo più alto., 'pochitfìmo cLentro terra, e quali niente pof- 
fedevano Vi Veneziani , folo forfè il marcine ferri plice della La- 
guna tràFufina, e ilMoranzano, e così pure verfo Bottenigo . A 
Jpfina* jt u { ma un Ofpitale avevano eretto per coloro xicovrare che infu- 
riando tempere non potevano paiTar la Laguna , poiché la via 
terreftre Padovana era forfè , come io credo , diretta verfo San*/ 
Ilario, e non come in prefente a Felina ; il viaggio acquatico verfo 
quella Città facevafi però fu per Ja Brenta di Fufìna colina al- 
lora .di acque * Nel J182. eravi quefr? Ofpitale ( j ) in quel 
luogo , e quali fino al Moranzano , cioè circa un miglio in- 
dentro Ci eftendeva il confine Veneziano come fembra dire il 
Monacis ( 2 ) .. Continuando a corteggiare 1' Elluario ver Botteni- 
go , e Malgherra negli antichi tempi niente pofTcdevano gli Ifola- 
ni , anzi quefV ultimo Juogo ^ra del Comune di Trevifo che colà 
teneva li fuoi .Uffìziaìi per rifcuorere le Gabelle , come nell'ifola 
di S. Secondo ,( 3 ) fituata di faccia fa Malgherra Itavano quelli 
che la medefima cofa facevano per conto delli Veneziani * Vici- 
no però a Malgherra fuddetta in piccioi ifola , eravi un Monafte- 
S. Giulia- xo detto S. Giuliano Ai Buon Albergo , diflrutto in progreiTo ài 
no. tempo come tari*' altri . Sopra Malgherra , Campalto , Terzo, e 
gl'altri luòghi con tutto che fodero polli propri amente, in gengi- 
va delle .Lagune, pure non erano di Veneziana ragione , e così pu- 
re gl'altri al Sile proflìmi , alle rovine di Aitino, ed alla Piave 
come già ho detto più fopra . Dalla parte però delSile verfo Ai- 
tino qualche cofa , ( benché forfè non conliderabile ) pofTedevano 
al di dentro i noftri , poiché un "Diploma .di Federico , dato 1* 
anno 1177. rammenta un follo anticamente tratto dal Sile ad al- 
tro fiume, che ferviva per jfegnare il confine della Venezia (4). 
Anche il Trevifano riporta una antica Memoria della Secreta , 
nella quale la ripa di Aitino e Montirone fi rammenta foggetta a 
Trevifo .una volta {5). Verfo la Piave, e tra quefta e la Liven- 
za , tornavano di nuovo gli Ifolani a poflfeder terreno ben inden- 
tro in confronto degl'altri luoghi , e quello fpazio fìi folennementc 
con vifibili termini circoferitto fino dal 697. tra il Longobardo 
Liutprando e il primo Doge Anafefto; anzi alcun fecolo dopo il 

bra- 

( 1) Ecclef. Venet. ticos {& Langobardos , unum caput 

( 2 ) xA. parte Orditici Vcnetorum exiens in fluvio Si/e , {9* alma in 

ferritorium invaftt ufque Jub fojfas fluvio Tarfo > dijcurrente Jairo ufque 

(9* hoftìa Morenzani, isr ab hoc con- *Altinum . 

flatum eli bellum atrocijfimum ec. Ughel. & Danduf. 

Monacis . 1. 5. (5) Quod diclus locus \ ubi fuit 

(3) Cornar. Ecclef. Venet. pofita palata , fuit de jurifdiclione 

(4) Et foffato 3 quo ftatutus efi X arvijii recordatu borni num. 
terminus tempore Karoli inter Vene- Trevi f. p. %6* 



Parte Terza, 



*75 



aravo Pietro IL Orfeolo volle rinovarne li termini con Ottone 
III. Imperatore, e in tal incontro Tappiamo che vicino ad Era- 
clea fu eretto un argine detto Forniclim , il quale fu condotto fi- 
no alia Piave maggiore ; e tre monti , o cumuli di terra manu* 
fatti elìdevano in quefV argere , forfè per legno più vifibile 5 
e più durevole . Li termini , o fegnali continuavano poi per 
certo luogo detto Ovili 'a , fino alla folla Longara y e da quefta ai» 
la Piavi pìcciola ,, indi fino ai mare , e così pure di là dalla Li. 
venza fino al mare medefimo ( i ) . Tra quella e V Efiuario di 
Caorle , e tra quello pure e quello di Grado è probabile chepof- 
fedeffero gV Infulari dentro lerra qualche cofa . Sopra Caorle pof- 
fono forfè elTerfi. dilatati,- quando nel 960. circa V intraprendente 
Pietro IV. Candiano prefee da' fondamenti di ft ruffe Oderzo (2). 
Con i Vefcovi di Ceneda e Belluno avevano' fpeflb da contende- 
re per quelli luoghi y come pure fovente venivano- a difeordiecon 
li torbidi Patriarchi Aquilejefi , per gì' altri fituati più all' Orien- 
te cioè verfo Grado . A quefta parte eravi un Porto detto Pilo v 
dove mercato^ grande fi faceva tra li Veneziani e li Friulani , ri- 
cordato fino dal tempo dì Orfo' Partccipazio , e dove li Dogi ri- 
scuotevano parecchi Dazj (3 ). Non è da trafandarfi che una fia- 
ta li Veneziani nel mille duecento effendo in guèrra con li Pa- 

M m 2 triar- 



( 1 ) Declaratione finìum fecus He- 
racliam a Vlave ma) ore > unde fa- 
Bus eft nnus argtlis , qui nominatur 
Forniclinus pertingens ufque ìtr Via- 
gionem r in quo ipfo ergile funt tres 
minte* manufatti : inde pertingitur 
in alia parte Tlagionis per Ovillam 
ufque in fojfatn de Longaria > {?> fi- 
nit in V laviceli am , qua veniens ìn- 
fuit per Opitergium y ìsn ab hoc ter. 
mino ufque ad mare ,' fe* concejfir 
quod bis termini* Epifcopatus Era- 
cline totam decimam babeat y infimi- 
l'iter ex alia parte Lìquentia , quds 
vocatur Tigulus Major ufque ad ma- 
re . Monacis , I. 4. 

(2) Opiterginum Caftrum igne con- 
cremarum devaftari jujftt • 

Sagorn.* 

(3) Tatriarcba fe* Corner Gerititi 
terras Hi(irt<e ... flagellavent . ... 
facillimum offendebant {9* offendi non 
poter ant , .quia HiJìriabujusbeili\Area 
fola erat. 

Veneti accipiunt » ■ » CafirumMo» 



tds . . . pr<eterea in mare' unde ex* 
peditius poffent invadere bofìiles ter- 
ras y prope Continentem fubmergunt 
magnam ^[avem , ubi unda maris 
alta a terra erat folum pajjibus Vii* 
ìlìamque- circummuniunt Ì& valla ut 
abruptis faxis , {$*> ìngentibus lapidi* 
bus , ne pojfent a marinis fiuclibus 
vel mover i , vel agi tari . Et fuper 
nave maximufumptibus & ingeniis 
adificant cajìrum munitijfimum y quod 
vocavere Belforte fe* terramfirmam y . 
caflrumque illud fortìfftmo Tonte con- 
jungunt ... bis fumptuofe .... pera- 
Bis .... a parte Liquentids per Mo~ 
tam , a parte maris per Belforte ma» 
gnis copti s aggrediuntur terras .... 
tocamque Vatriam Forojulii, &' ter- 
ras Comkis vaflant prdsdis ■', Cdsdibus y 
ruinis > incen&iir .. .. TuncTatriar~ 
eba {?> Comes caperunt fenthe da» 
mna . . . & brevi 'tempore tanta va- 
ftitas facla efi . . . ut ditti . • • pes- 
iere nt pacem* 

Monacis. 1. 14. 



2jS Saggia fopra i Veneti Primi . 

inarchi Aquilejefi , e con gli Xflriani ribelli, e volendo dalla par- 
te del mare portare la guerra nel paefe nemica , fecero fornmer- 
gere in fascia al lido Friulano una groffa nave, e dietro a que- 
lla groflì macigni e fallì, con fomma preftezza formando un ma» 
nufatto fcoglio, fui quale con limile follecitudine , e con enorme 
fpefa innalzarono un Forte, che unirono a^lla Terraferma con ur* 
ponte fortificato, per il quale parlavano poi a dare, il facco a- lo- 
ro talento , ed a fere continue prede nelle terre de' nemici , cori 
tale e tanto danno, che la pace fu fatta ben pretto ed a buona 
condizione ( i ) \» 

Pare Arano che così a fafti ed a pezzi gPi antichi Veneti do- 
minalTero nel Continente all'intorno , di modo tale che in certi 
luoghi avevano su i piedi per così dire l* akmi dominio , e gli 
«fieri da Malgherra , Campalto ec. vedevano i fatti loro libera- 
mente. Jo credo che tal cofa fra derivata dalla diverfnà e qualità 
del margine che le Lagune Veneziane circondava . Dopo che dal- 
la Terrefire Venezia furono affatto elpulfi li Greci, li Veneziani 
probabilmente fi faranno mantenuti in potTeiTo» contro i Longo- 
bardi di tutti que ? luoghi del margine medefimo , dove abbonda- 
vano li balli fondi , i canali , i fiumi , e formavano perciò una 
barriera naturale e forte contro le im pi efe de* Barbari, e perciò le 
terre afeiutte ed alte dentro a tali difefe efifienti venivano da ef- 
fi fenza tema abitate e coltivate. Veggiamo di fatto a. mezzodì,, 
e fotto Brondolo, che dentro via e fuori delle Lagune poffedeva- 
flo molto fpazio gli Infoia ri r ma per qu e' luoghi il Tartaro , V 
Adige, le moltiplici eorna del Pò-, e tante altre acque giravano 
incentojguife, {lagnavano, impaludavano , e perciò difendevano da? 
Barbari e da nemici. Più fopra verfo il Nord a Conche, Fogola- 
*ia , S. Ilario , li Veneziani in Terraferma pure vedemmo anni- 
dati, perchè ivi il Bacchfgjione , la Brenta ricchi d' acque quali 
fempre e fuddiviii in canali , e formanti paludi e ftagni , difen- 
devano quelli come il Pò e l'Adige li tutelavano dalla parte infe- 
riore. Ma dopo Fuflna verfo Campalto tutto il tratto non breve 
fino al Sile , privo era affatto di grotti fiumi , anzi elevato affai 
ed afeiutto in più luoghi fi confervava fino alle medefime acque 
della Laguna (a). E per quefio cred'io quivi li Veneziani primi 
non poterono annidarli, e in luogo loro vediamo padroni delmar- 

gine 

CO Dux permiftt UH de gratta operi va Fetontea, vide (correre fopra di 

Zum Vortum , quod dicebaturViium , eflo i nemici de' Veneti anche nel 

JmIvìs Ducis regalilus y & immuni- 1500. Gli Spagnuoli vi incendiarono 

tatibus Veneti populi , diverfi luoghi, e vi commifero mol- 

Monacis . 1. j. te violenze nella lunga guerra cau- 

(a) Quello margine alto ed afeiut- fata dalla Lega di Cambrai» 
Kt «n tempo , ora.bieggjato dalla SeU 



Parte Terza ; ijy 

gine Longobardi, Franchi, e dopo que'di Terra, cioè coloro del- 
le Repubbliche vicine . Ma oltre il SiJe mutavano nuovamente af- 
petto le cofe y e groffi e pieni fiumi tornavano ad incontrarli , e 
canali e rivoli abbondanti; ed oltre il Sile perciò vediam di nuo- 
vo dominare i noftri , ed Eraclea , ed altri luoghi poffeder- 
vi da antico tempo , e così pure oltre la Livenza e fino a Gra- 
do fuccedere in qualche parte lo fletto , per caufa delle naturali 
difefe che colà pure al margine facevano in più luoghi V acque 
copiofe e rapide che fcendevano dal Friuli. Delle mutazioni noa 
poche però, delle dilatazioni, e de* riftringimemi debbono effere 
fuccedute in varj tempi , e nelle diverfe circoftanze della Nazione 
e delle genti ancora ad effa vicine . Sappiamo che fino al li terra, 
pi Longobardici li Veneziani fpinti dall'odio contro gli ufurpato- 
ri delle terre loro , e follecitati ancora dMi Greci fi gettavano 
fopra i Barbari fuddetti mettendo a facco il loro paefe, e quelli 
Barbari ancora prevalendoli alle volte delle difcordie che agitava- 
no la Nazione , molti luoghi di quefta rubarono , e pofero a 
guaito ( i ) . Ora tali imprefe certamente fopra F ifole non 
le avranno fatte coftoro , perciò fopra qiie' pezzi di Continen- 
te che erano poffeduti dalli Veneziani ; e non fempre bene , né 
per gli uni, né per gl'altri dovendo effere andate le cofe, il pof- 
feffo ancora degli uni e degl'altri può effere variato nel Continen- 
te . Vennero dopo li Francefi poffenti e vogliofi di acquifti , ed al- 
lora pure nuovi cambiamenti devono effere fucceduti, e tanto più 
facilmente quanto la difeordia agitava gli Infulari , Dopo ancora 
ne 1 tempi degli Imperadori Tedefchi , poi in quelli delle Repubbli- 
che di Padova, Trevifo, de' Patriarchi di Aquileja , de' Vefcovi di 
Belluno di nuovo ancora ponno aver variato li confini della Vene- 
zia; ma battuti però fempre gli ertemi nemici, fi deve ben credere 
che nel riftabilire la pace li noftri avranno feguito il naturale 
prurito di aggrandirli a fpefe de' vinti, e perciò^in una parte o fieli* 
altra avranno ampliato il loro confine , e perciò quello or pia 
or meno diftefo farà flato fecondo i luoghi come dico, e fecon- 
de i tempi e le circoftanze, e de' noftri e de' vicini. 

Come feppi meglio procurai fin ora deferivere lo flato dell* 
antica Venezia ne' tempi antichi , ed anteriori a quelli dell' in- 
grandimento degli abitatori di effa di là dal mare , e in Terra* 
ferma + Mi fi perdonino gli sbagli , che poteffi aver prefo , 
poiché la cofa era alquanto difficile e per il garbuglio del- 
le vecchie Memorie, e per non poffedere io tutti que'Documenri 
che neceffarj farebbono flati, per tal cofa con più precifione in> 

fieme 

( i ) Et quonìam patrìos fines dote- ter utramque partem ìnjurìas & dep&* 
bant a Barbari* pajftderi mamma* in* pwlaùones verfabanm ec* Sagprn* 



2 7 8 Saggio fopra i Veneti Primi* 

Berne e certezza difcutere . So tra quefli eflere infigne certo Cov 
dice MSS. noto con il nome corrotto di Piovego y cioè Pubblico 5 
che è una raccolta fatta allora quando ne* tempi addietro* fi vol- 
le verfare con ferietà fopra le Lagune . Tutti li poiTidenti den- 
tro y e intorno di quefle furono obbligati a prefentare gli auten- 
tici Documenti » che dimoftrano il potTeiTo loro in tali luoghi , 
e di tutti trattane copia autentica fi formò grotto volume M che 
molti ebbero 4 la forte di aver tra le mani . Quanto lume e co- 
gnizione fi tragga da quefìo Codice per conofcere V antico flato 
dell' Eftuario è inutile il dirlo . Io not potei avere , perciò qua 
e là raccolfi alla meglio quanto^ potei intorno a tale materia , 
ina non ebbi rè tutto il tempo,, né tutto il' necelTario per trat- 
tarla a dovere. Egli è vero che non inteii formarne un' efatta ,. 
e piena difcuffione, ma loia darne un Saggio , perchè ferva di 
appendice in certa guifa a quanto procurai raccogliere intorno^ 
atti" Veneti primi . Tanto e tanto però , lo ripeto , degli sbagli 
prefi,, o delle cofe ommeiTe non intendo fcufarmi , e le conget- 
ture poi alle volte avanzate non pretendo foftenere fé non per 
quel che vagliono* e niente più. (a) 

In quefle Lagune diedero anche faggi della loro induftria gli 
antichi nofìri nella corruzione detti Mulini numerofi per tutte le 
medefìme difperfi , Aqmmoli in antico chiamati . Alcune Carte 
ne indicano varj verfo Campalto efiftenti ( i ) , intorno a Tor- 
tello, e Murano, dove molti erano di due, e di tre ruote, (2) 
vicino aH'Arfenale, e per tutto in fomma intorno Ti fole , e den- 
tro anche li canali interni delle medefìme . (3) E' credibile, che 
ne avellerò anche qualch' uno fopra quell' acque dolci che corre- 
vano per que' tratti di Continente agi' Infulari foggetti , ma il 

nu- 



?• 



da pefce , e da volatili ,. le Vigne y 
li Dojfi coltivati , gli Edifizj infer- 



(a) IT Còdice fuddetfo del Piove- noruoj. pettamterramvacuampofitam 

o nomina numerofifilmi per tutta in confinio S. Tantaleonis ...... firmai 

'ampiezza della Laguna li Mulini , in Lacu S. Crucis : quod fi fu 'eri s 

le Ortaglie , numerofe anch'effe, le in ipjo Lacu ^Aquimoli aliquo tempo» 

Saline , i Tafcoli , le Falli chiufe re . Zanetti Orig. dell' Arti Vene- 

ziane. 
(2)Vid. Flam. Cornei. Ecclef. 

vienti a varj ufi ec. il Signor Te- Torcellan. in S. Cyprian. 
manza ha il merito di averlo pre- ($) ^Anno 1220. Lacu in confini* 

fervato dalla voracità del Tempo. S. Tetri cum Juo ^irzire & Molen- 

(1) *Anno 107$. Juft a fili a Domi- dino . Trevif. della Laguna, p. 72. 
Ttico Maffalico .... dono .... *Aqui- lAnno^i.MonafterioB.Georgii-.. 

molo Molendini pofito in palude juxtar cum totum lacum juntlum juxta Vi- 

Campo alto . ... in qua palude babet nea y ubi antea fitti y Molinus ■ ... Do* 

formam una ad eodem molendino per- nat. Trib. Memii. Inful* S* Georg. 

iinente .... uno juo latere firmat in Major* 

\4quimolo S. Laurentii ec. .... ^In- Ughell. T* 5. 



Parte Terza; 279 

mimerò maggiore confiiteva in quelli dentro le Lagune fituati s 
e molli dalle maree giornaliere • Segregati dal Continente , e fo« 
vente in difeordia con gli abitatori dei Continente, dovettero gli 
antichi Veneziani penfare a provvedere alli bifogni di numerefa 
Società come erano elfi , e Società in mezzo air acque marine . 
Ora però non ben fi comprende la coftruzione di quelli Mulini 
in Laguna , poiché Je correnti caminando in quella oppofte , e 
ora per un verfo , ora -per 1' altro nel medefimo canale fecondo 
il flutto , o il riilulTo ., le ruote perciò avrebbono dovuto girare 
ora in un modo, ora in un altro , e in confeguenza anche la 
macina. Molti di fatto credono che così andaffe la faccenda, 
ma chi sa 3 che altrimenti ancora non fodero fiiemate le cofe «. 
•Quattro volte fecondo le quattro giornaliere fituazioni della Lu- 
na le maree variano come è noto . Due alte maree o flulTi fi 
fanno in 24. ore , ma uno grande , ed un picciolo : due balfc 
maree o rirìuffi fuccedono a quelli, una grande pure, ed una mi- 
nore . Ne quelle , né quelle , non fono mai regolati , e collan- 
ti , né in durata , né nell'ora del principio , né in quella del 
terminare . Variano nella durata fecondo le eircoftanze dell' at- 
mosfera , delle ftagioni , dell' inclinazione dell' orbita Lunare ec. 
Variano nell'ora ritardando ogni giorno più minuti anche in ciò 
a feconda del notturno Pianeta , a feconda del quale variano an- 
cora fommamente in altezza . Sicché ora di giorno , ora di not- 
te , ora gonfie, ora feeme, or più lunghe, or più brevi , Y alte 
e baffe maree fi fuccedono A variar de' raefi , e delie ftagioni , 
per cui panni che troppo incomodo farebbe fiato un Mulino {og- 
getto ad una corrente fempre varia , e incollante , e in certi 
mefi ancora affai poco veloce per giorni intieri , come è noto * 
Non fi potrebbe pertanto fupporre, cheeffendovi neH'Eftuario mol- 
tifiìme correnti velociiTurie quanto un fiume , ma diverfe in que- 
iìo che alcune ( fecondo i luoghi, ed altre eircoftanze , che non 
ferve efporre ) fono maifimamente veloci nel calare dell' acqua , 
altre nel montare della medefima , aveffero perciò fituati i loro 
mulini ne 3 canali foggetti a quella , o a quella correntìa , ficchè 
una parte lavorafle nell'ore del fluflb , e un* altra in quelle del 
riflufib ? In tal guifa fenza fupporre gì' antichi mulini coftrutti 
in modo tale che le macine andafTero con direzione diverta , fé 
gli fteffi fopra barche erano fituati , in ogni tempo avrebbonopo- 
tuto lavorare parte nell'alta marea , e parte nella baffa , rima- 
nendo fermi nel loro pollo, ed effendo coftrutti dal più al me- 
no come gF altri ufati nel Continente . Allora anche li\ fiumi 
tutti liberamente parlavano per la Laguna , e fé quando in que^ 
ila l'acqua era alta , la corrente di quelli lenta feendeva a me- 
fcolarfi con la medefima, quando però nell'ore del ritìuffo il rna- 

re 



iSo Saggio fopra i Veneti Primi* 

te fi ritirava , la corrente di efla veloce in più luoghi attraver- 
fava la Laguna medefima , e incanalata tra Te velme , prolunga- 
va in certo modo l'alveo del fiume , dal margine terreftre fino 
alli Porti delli littorali dove ufeiva in nlare . Chi sa pertanto , 
che anche fu que* canali , per cui il fiume pafTava nella batta 
inarea non averterò coftrutti de* Mt^ni , in tal guifa avendone 
di quefti in ogni fittiazione, e in.- ogni circoftanza , e fopra li 
canali foggetti alla falfa corrente quando montava , e fopra 
quelli foggetti alla medefima quando feendeva , e finalmente in 
quelli foggetti al corfo de' fiumi, (a) 

*Poflb per altro ingannarmi in tutto quefto. Verfo il 1322. pa- 
re che fi penfalTe di introdurre li Mulini a vento , ma poco do- 
po acquiftata la Terraferma , fi può credere che ceflalTero affatto 
quefte macchine in Laguna, ma che la fola neceflìtà introdu(Te 5 
e mantenne per lo avanti , e che forfè non erano molto corno* 
èi , benché induiìriofì . Li Mulini a vento pure non ebbero in- 
contro come fi può vedere hi Flaminio Cornaro ( i ) , e di que- 
lli la prima efperienza fu fatta vicino a S. Criftofolo , e Mura- 
no. Ditti che li Mulini d'acqua davano fopra barche forfè, ma 
da alcune efpreflioni di vecchie Carte pare che Itaftero anche fo- 
pra iòdi terreni, Jo fia paludi interrate* Ci) 

Due 



( a ) Sappiamo da varj Documen- 
ti che la Brenta correva veloce lun- 
go quel tratto di Città , dove ora 
(tanno le Chiefe di S. Marta , S. 
Nicolò 9 e l'Angelo Raffaele , per 
£ui a quella parte fi dovette alzare 
un argine per difendere l'abitato ter- 
reno da quefto fiume che in pacan- 
do lo danneggi a va : procaci filmo occur* 
fu propinquantem Medoaci alveum , 
come dice il Sabellico , e tutt'ora 
rimane a quella parte di Citià il no- 
me di ardine di £. T^ico/è , cioè a 
certo fpazio vuoto ed erbofo, prof- 
umo alla Laguna . Correva tanto 
quefto fiume, che fecondo Andrea 
Morofini, fu decretato una volta di 
indirizzarlo verfo il Porto di Lio, 
acciocché la corrente di quelloman- 
tenefle quefto efeavato Tempre e pro- 
fondo ... ne a D.^Angett (de Contor- 
ta ) ut ante confueverat defieèìeret 
fimplius , fed ad D. J^ico/ai Vcrtum 
vécurfu contenderei ce. Ad ann. 1425. 
tilt. 1. J*. 



(O 1552. .;.. Quo d ft gratta Bau 
tolomeo Verde ... prò f adendo unum 
Molendinum a Vento prò dextero bu- 
}us Ttrra , concedatur fibi de pecu- 
nia ec. f lam. Cornei. Eccief. Ve- 
neti 

(b) Prendendoli la penadiftudia- 
re le vecchie Carte 3 iì verrebbe a 
comprendere la vera costruzione de- 
gli antichi^ Mulini . Mokiflìmi Do- 
cumenti ci dicono che ve ne erano 
di due , e di tre ruote , e che uno 
fpazio d'acqua eravi annetfo che il 
Lago diceva fi , il quale era circon- 
dato da argeri, per rinferrare l'acqua 
come io credo . Forfè un'apertura 
lafciavano in queft'argeri per la qua- 
le entrava, ed un'altra per cui ufei- 
va l'acqua , e profilali ad una di 
quefte (lavano i Mulini, efpofti co- 
sì alla procurata corrente . Come 
poi colla voce Fundamentum (che 
diede forfè l'origine al nome delle 
odierne Fondamenta) intendevano gì* 
Avoli noftri le Saline , cesi il luo. 



Parte Terza; 



281 



Due parole facciamo ancora fopra la qualità dell' aere., che re- c£Ums 
fpirafi nelle Lacune Venete. Vitruvio che ci lafciòun'efatriflima 
detenzione di quelle al tempo de' Romani , efaltò fommamente 
r incredìbile , come egli dico , falubrità delle medefime ; e Stratto- 
ne anch'elfo rimarcò fimil pregio , dicendo di più che a Raven- 
na mandavano i Gladiatori , perchè le forze loro fi manteneffero 
intatte . La pofizione delle noftre Lagune tra il Settentrione , e 
l'Oriente, il loro livello un pò più alto di quello del mare , il 
fluffo che ondeggiava nelle medefime , l' amarulento Xapore dell* 
acque che uccideva , o non lafciava vivere infetti , da Vitruvio 
fono confiderate come caufe producenti faluberrimo -clima intor- 
no Ravenna , Aitino , ed Aquileja . ( 1 ) Se la coftituzione delle 



Tomo IL 

go dove [lavano i Mulini Sedilia di- 
cevano fé non isbaglio * Elìdevano 
quefti per quafi tutta laLaguna dif- 
fperfi come ho detto . Anche nel 
Canal Grande ve ne erano da.preflb 
a S. Benedetto : così pure in Canal- 
reggio , Canaliclo, e Canario anche 
detto . Per altro in un qualche tem- 
po potevano eflere coftrutti cosi che 
le ruote giraflfero e per un verfo e 
per T altro . Si dice che in QUanda 
ve ne fono di così fatti , e nel 
Canale di Negroponte ancora s -dove 
•così arane e così fpelTe fono le ma- 
ree e tanto irregolari* 

jlnno iogi. ^Aquimolo deFokndi. 
co rodai tres macìnantes cum juo 
pantano prope Morianas . 

jLnno 11:4. Mclendìnum pofitum 
in Morianas cum duabus rotìs isnto- 
to fuo lacu . Codex Public. MSS. 

lAnm 1152. Tota ili* aqua qua efl 
juxta ìllam aquam de vejìro lAquimo- 
lo , quam claufam babetis cum veftro 
figgere , unde plures contentiones ec. 
Cornar. Ècclef. S. Cypriani. 

lAnno 12 50. Concedunt ut jungere 
pojftt & colligare {uos aggeres in ca* 
pke territorii fui Monajierii ad fer* 
randum ^Aquas Communis Murianì ad 
faciendum Molendinum ec. 
Id. Monaft. Angelorum . 

tAnno 1 1 jj, Traterea il/a Ssdiìta 
Molendinorum qua pefita e fi in loco 
qui dicitur Canaliclo , {y> fundamen- 
tum qua efl in Luprio cum \uo cenfu 



N 



La- 



& quintellam' t >ec.CcdexVub\ìc. MS& 
Jinno \o\$.EcclefiaS. Benedigli ... 
qua efl Sua fuper Canale de Rivoal- 
to ... cum Vinea (ibi conjuncla firnui 
cum ipfo Lacu de Jlquimolo ec. 
Cornei. Ecclef. S. Keneditìi. 
( 1 ) Vniverfa Regio fluminibus ac 
pa ; udibus abundat maxime Venetorum^ 
cui & a Mari alìquld accidit . Sola 
enim fere ifla pars noflrìmariseodem 
modo quo Oceanus affìcitur > fimilef- 
que ejus aftibus affluxus & refiuxus 
patitur y unde major pUnitieì pars 
palus marina fatta efl . Fojfts enim 
ac aggeribus aclis aqua bine inde di- 
duci tur y quemadmodum in inferiori 
/Egypto : aliaque partes ficcata agri- 
culturam experiuntur i alia naviga* 
bìlesfunt. Vvbium alia infularummo- 
ve etnguntur aquis , alia alluuntur 
mari a/iqua parte .... Ravenna tota 
ligneis conflans adificiis , aquis per- 
flua y quare pontibus isr lembi s vìa 
experiuntur. fs^cn exiguam maris por- 
tionem affluxu afius recipìt : a qua 
{$» et fluminibus caneja omnia cum 
elevantur , a>eris vitto fit medicina • 
Locus adeo falubrìs efl , ut ibi già. 
diatores ali atnue exerceri jufferint 
Trwcipes Romani . Mirabile igitut 
boc locus ifte babet , quod in paludt 
aer fit innoxìus : ficut & ^Alexan* 
drea qua ad jEgyptum efl , aflate fo- 
cus vìtium tollitur ob adfcenfum fin* 
vii y quo palude s abolentur , 
Strab. h 5# 

ita 



282 Saggio fopra I Veneti Primi. 

Xagune è tale ancora quàl élla fi era à s giorni di queflo Roma- 
ico 3 fallane, e -buona tuttavia dovrebbe eflere l'aria che refpirafi 
in quelli luoghi, e meritare perciò gli etagj {teffi che quello fe- 
ce ad effa tanti fecoli addietro • Anche in prefente mantengonfi 
le caufe da Vitruvio accennate , perciò anche in prefente riufeir 
dovrebbe Tefperienza de' Gladiatori , fé gullo ci fotte a mantene- 
re a pofla degl'uomini , con regola , e con cura , perchè con 
grazia , e con forza fapeiTero morire per divertimento di altri 
uomini . Io però credo che quello Cielo non fra più così per- 
fettamente falubre come lo era a* tempi di quelli Scrittori , e ciò 
perchè le locali circoftanze ddle Lagune mutarono in qualche 
parte . ( a) 

Se parliamo deh" Efluario , in mezzo al quale rifìede Venezia, 
vedemmo già che il margine interno dello lledo , coltivato , e 
afeiutto , una volta, ora in gran parte fommerfo , e impaludato 
fi trova, e certamente tale mutazióne di fuolo , deve anche ave- 
re cambiata in parte la qualità dell'aria , che è Xpefìo in ragio. 
me della qualità del fuolo , almeno generalmente parlando , e 

non 



Ita fi in pei ludi bus manìa conflitti- 
-ta erunt , qu<e palude s fecundum ma- 
re iuerint'i fPeclabuntque ad Septen- 
trionem , aut inter Septentrionem & 
Orientem , eoque paludes exelfiores 
erunt quam lìtus marìnum , catio- 
ne videbuntur effe conflìtuta^ Foflis 
dutem duilis fit aqu<s exitus ad li- 
tus , & ex marìs tempeftatìbus auBa 
in paludes redundantia motionibus 
concitantur : amarifque mixtionibus 
non patìtur bejliarum paluftrium ge- 
nera ibi nafei . Quòque de Juperio- 
rìbus locis natando proxhne ad litui 
perveniunt , inconfusta falle dine ne- 
cantur . Exemplar autem hu'jus rei 
poffunt effe Gallica paludes , qua civ- 
ca^Altìnum , Ravennani, ^Aquilejam- 
que , aliaque in ejufmodi locis Mu- 
nìcipia funt proximapaludibus , quod 
bis babent ìncredìbilem Salubrìtatem . 
Vitruv. 1. 1. 

(a) Nel riportato patto di Stra- 
bene fi oiTervi come diteifette fero- 
Jì prima d* ora la coflituzione di 
quello noftro paefe era dal più al 
meno quella nudefima che ora pur 
lì vede ; paludofa cicè , alle maree 
foggetta, ed oltre ciò abitata e col- 



tivata dagl* uomini , non diferta , e 
incolta . iArgeri y canali, pezzi col- 
tivati , navigazione artefatta , oltre 
la naturale , paefi a guifa à'ifole 
formati ec. cofe infomma limili a 
quelle che ne' primi tempi dellì Ve- 
neziani troviamo deferitte in quella 
medefima regione . Ora da ciò po- 
trebbefi dedurre nuovo argomento 
per creder che non vennero quelli 
a ftabilirfi femplicemente fopra pa- 
ludi , e che non dovettero perciò 
inventare cento cole, come fi dice, 
per modificare in qualche maniera 
1* infelice coflituzione della nuova 
loro Provìncia, ma che quella Tem- 
pre abitata da ri mot a anteriore età, 
altro non fece che aumentare di po- 
polo nell'epoca barbarica , per cui 
a rigore non debbonfi prendere le 
feguenti efprefììoni del Guidiccioni a 
propofìfo dell'antico [lato delle La- 
gune noftre : 

Quelli Palagi , e quelle Logge or 
colte 

Di fini marmi e di figure elette , 

Fur poche e bafle cafe infieme 
accolte 

Uifcrti lidi e povere ifolette. 



Parte Terza. 283 

non confiderando particolari eccezioni . Se parliamo del paeiè 
intorno ali'Eftuario pollo , anche quefto nelli medefimi interra- 
menti f offerti può aver dato motivo a qualche mutazione di 
aria, poiché vediamo che quando Ravenna , ed Aquileja erano 
circondate da (lagni la refpiravano pirriffima , e falubre , e dopa 
che gli ftagni fi convertirono in campagne graffe e morbide ( per 
r antica coftituzione de 1 luoghi che mai fi cambia , baffa cioè r 
orizzontale, centro dello fgolo a ogni acqua fuperiore ec. ) Ravenna 
fu circondata da un'aria narcotica , e pefante, e la campagna Aqur- 
lejefe da un'aria mortale, e peftilente . Paludi o lagune fidanna 
niente nocevoli , perchè femplice evaporazione umida mettono neir 
aria e nient' altro, ma li paefi baffi , fangofi , Tempre umidi, perchè 
d' acque carichi , che {lagnano in una parte , o neh" altra , colla mar* 
cita de' corpi vegetabili ed- animali , e colla fermentazione de* mi- 
ili, l'aere già vaporofa di troppo, caricano ancora di aliti var| 
e ca-uivi , che bevono e ispirano coloro che colà abitano e mal- 
(ani li fanno dalla nafeita alla morte, ordinariamente non trop- 
po tarda . Tanto ^ tanto però detraendofi dalla m affina a perfe- 
zione che godevafi a' giorni di Vitruvio , l'aria è faniffima anco- 
ra a Venezia, e tale che per amore dell'umanità fi può augurar- 
ne una limile fenza fcrupolo ài cofeienza a moki paefi d'Italia * 
Oliando fi dice palude f ftagno , paefe acquofo , fubito e con ra- 
gione; fi penfa poco bene dell' aere di tali luoghi , ma vi fono pe- 
rò come dico molti cafi ne' quali fuccede altrimenti è tutt' al con- 
trario. Vitruvio medefimo con fano raziocinio così penfava come 
fi può offervare nel paffo riportato di quefto Scrittore. Que' paefi 
pieni d'acque, dove quelle tempre , o quafi femore ftanno immo- 
bili , e ferme, e folo ibernano per evaporazione : dove l'aere, po- 
co e di rado, o malamente è rnoffo dirò così, perchè non di fpek 
fo vi fpirano venti gagliardi, o perche fé vi foffiano, il corfo lo- 
ro viene impedito da Monti chs il paefe chiudono da qualche par- 
te : dove il fondo delle paludi, degli ftagni , de'foffi ec. pieno co- 
me è naturale d'infetti , di rettili , di piante da un marciume 
profondo refta coperto , caufato d3 tali cofe che vivono e muojo 
no replicatamente fopra il fondo medefimo, che perciò tefala at~ 
traverfo 1' acque che lo coprono un alito igneo mefitico fulfureo „ 
bitumiaofo, nocivo: dove poi quefto fonda in tempo eftivo per- 
ceffo dalli raggi folari rifcaldafi ftraordinariamente , e fermentando 
efala particolari moffete che ben fi conofeono per li mortali effet- 
ti che producono e negl* uomini , e ne' bruti medefimi alle volte : 
dove finalmente immenfa continua evaporazione umida efaltata dali 
acque carica fempre di fefteffa 1* atmosfera , e piena trovando di 
aliti eterogenei la fteffa prodotti dalla continua putrefazione di 
mifti, nuova fermentazione dì quefti produce nell' aria medefima » 

N n % per 



2S4 Saggio fòpra i Veneti Primi!. 

per cui ella s 9 imbeve di certa qualità putrida che porta e depo- 
rta negl'uomini ed è perciò che ne'paefi d'aria cattiva fogiiono 
per Io più unte le malattie tendere al putrido , le ferite e le 
piaghe finalmente incancrenarfi, e le affezioni acri , cutanee, eiTere 
frequenti . Tali ed altre che taccio fono le cagioni, per cui ne' luoghi 
da copiofe acque, infeftati con verità fi teme abitarvi , e con ra« 
gione l'aere di quelli fi predica infalubre e cattivo . É ciò anco- 
ra addiviene perchè le caufe fopradette , non folo infettano l'aere 
de'paefi abbondanti di paludi o naturali o cercate per interefTe da- 
gl'uomini, ma per così dire la terra medefima e l'acqua di tali 
paefì rendono agl'uomini nociva . La terra che dona e forma li 
prodotti neceiTarj alla ftuTiftenza , è troppo noto che a quefli pro- 
dotti comunica le locali qualità di fefleffa , e perciò l'erbe , i 
frutti, .le carni medefime degli animali pàfciuti da' vegetabili ivi' 
irati , partecipano tutte della natura del terreno che abitano, e 
fucchiano . L' acqua potabile non filtrata per ghiaje ed arene, ffe 
è di fonte; o in cifterne impure confervata , le è di pioggia im- 
pura ancor efTa dal Cielo fccndendo perchè attraverfa un' aria trop-- 
pò carica di etoregenee molecule , una bevanda prefenta infalubre, 
come un cibo infalubre donano i vegetabili , e le carni, model- 
late dalle fuccbi impuri e groffi tratti dal terreno foverchiamente' 
inzuppato , e troppo graffo. Infipìde perciò fono ordinariamente T 
erbe e le frutta nelle Regioni paluftri , e facili a corrómperti, pri- 
ma di maturare; Tacque nitrofe ofulfuree , e di infetti piene, il 
vino fnervato benché abbondi fovente di tartaro , e proclive fem- 
pre a voltare pallata la fredda flagióne , tutto perciò concorre ad ! 
apportare malattia e danno agli uomini che ufano di tali cofc , 
fpeffiilìmo perciò fóggettf a rcplezioni , vermini , maligne fèbbri , e 
riflagno d'umori . 

Ora fé una parte di tali cofe manca, ed una parte nelle Ve- 
neziane lagune viene affai modificata da locali circoflanze , 
F aria di quefìe Lagune nociva non deve effère né agli flra- 
nieri , né alii nazionali , come non Io è di fatto . Venezia 
fìede in mezzo a va fio fiagno , da più vailo orizzonte circofcritto , 
cioè dall'aperta pianura, e dal mare fino a'monti Iflriani diffufo 
quefio , e fino all' Alpi eflefa quella , dove giuocano liberi i venti, 
né intoppo e impedimento trovano al loro corfo da neffuna par- 
te . Due volte in 24. ore entra per \\ Porti veloce il mare , e 
per li canali diffondendo, le Aie acque per tutta la Laguna , il 
fondo di quella per varj piedi altamente copre , e coperta tiene 
per gran parte del giorno . Quando rifluifee indietro , con egual for- 
za ancora move Tacque ondeggianti per TEfluario , le quali fccn- 
dendo al mare per li canali, quelli netti fi mantengono e portano 
fuori de' porti ogni depofizione , La qualità amara e falfuginofa 

dell' 



Parte Terza. 285 

deil ? acque fte(Ye agli fchiffofi infetti , tanto abbondanti nelle pa- 
ludi dolci, vivere e molti pi icarfi in queite falfe paludi non per* 
inette, come pur non permette lofviluppo e il nafcere delie canne, 
che con l'annua loro marcita di' polta bituminofa coprono il fondo 
delle prime. Di fatto in Venezia le Mofc he petulanti non incorno- 
dano , e in tutta T edenfione della Laguna cannetti non elìdono, 
fé non che verfo terra in certi luoghi lontani. Perquefto fopra il 
fondo delie paludi non fi fanno mai né continue, né abbondanti 'de* 
poflzioni di mi'fti , per cui non fi efaltano mai dalle ftelfe mefiti 
ed aliti nocivi , il fondo medefimo delle paludi lontano alquanto 
dalla Città, fabbioniccio o cretofo apparendo, e quelle efalazioni 
medefime che in qualche'parte follevar fi pongono da quelle paludi, 
dal vento poi quali femprefpirante attenuate rimarigono odifperfe , 
e dall' accido marino affievolite o mutate . In conseguenza né ii 
pefo , né 1' elaftico della fovra polla atmosfera può alterarli di' 
molto , troppo aumentando il primo, o troppo {cremando il fe- 
condo , come fuol accadere ne' paefi coperti da dolci paludi, per cui 
tanto torpidi fono in tali luoghi gli abiratori , e per cui fempre 
ad cfìì iogliono i Medici togliere il fangue troppo craiTo, troppo 
lento, abbondante fempre ma fenza fpirito, e da un fero vifeofo 
fempre mai inceppato. 

L'aria in quelle Lagune ora fi move verfo terra, ora verfo il 
mare, più omeno veloce , ma fempre fi move ; perciò 1' efalazioni 
ed i vapori lungi dalle Lagune feoppa via fempre e porta. Si può 
offervare che in Ellate poco o niente di guazza o rugiada noi ab- 
biamo . Credo di ciò cagione prima il calore affai grande in tale 
ftagione dell' acque marine che fi comunica air aria , per cui fempre 
più fi attenuano i vapori , né mai polTono trovare in effa quel grado 
di fteddo neceffario a colliparli acciò ricadino a baffo, e poi il Sud 
e Sud Efl che per lo più ne 5 giorni ertivi foffia collante fino a not- 
te nera, fpinge a terra li vapori tutti, e gli allontana dalla Lagu- 
na , per cui fé troppo a lungo e troppo forte foffia tal vento, la 
pioggia alle volte troppo tarda in eftate e veggonfi le nuvole ag- 
giogate a* monti colà tuonare e piovere, lungo ad e ili girando dall' 
Wefl all' Efl , fenza mai feendere al mare . Per quello pure il 
notturno fereno , così dannofo in tante Italiane contrade , inno- 
cente è in Venezia , e non danneggia fé non che quelli che inno- 
cente non vogliono goderlo (#). 

For- 
Ca) Delle Paludi dolci é un gra- ìa Lenta Ta/ufire ec. , e nel fecori* 
ve malore quello dell'erbe folte che condo le canne* Quelle e quelle ri- 
mettono fulle loro fuperfìcie, Tanto tardano il moto dell'acque , e per- 
fé fono affai coperte dall'acqua , ciò nell'eftiva Ragione più ancora 
quanto fé io fono poco. Nel primo accelerano ii marciore dell' acque 
cafo tra l'altre abbondano la 'Njnfta > medefime, e quel che è peggio elleno, 

fteflfe 



2$S Saggio fopra i Veneti " Primi* 

Forfè che anche la durata , e la frequenza del vento Orientar- 
le in quello clima è una delle caufe principali di fua falute « 
Pare che Cafiiodoro fteilo per tal cofa lodafTe la Venezia marie- 
tima nelle fue lettere, (i) confiderandone V afpetto verfo Orien- 
te rivolto come un pregio della medefima . Sino dalle più rimo- 
te antichità la pofizione a Levante fu confiderata come la più 
fana , (2) e li moderni Fifici convengono , che l' EU , e il Nord- 
Eft w», ftabilifcono neir atmosfera un principio di falute , o 
ditfipando , o correggendo, le cattive efalazioni /particolarmen- 
te quando venghino liberi correndo fopra il mare. Il Greco , il 
Levante , ed i loro vicini polliamo offervare che quando fpirano 
ci fanno vivaci , ilari , robufti . Condenfano le Ebbre , e le mol- 
le del corpo , e più elafliche perciò le rendono ; chiudono al- 
quanto i pori, e perciò non forte di troppo il calore, e in con- 
seguenza facilitano la digestione , fpingono al moto , e rendono 
i fenfi liberi , e pronti . Solo i corpi o per vizio , o per abito 
refi delicati- , e deboli, di qùeftì venti il lagnano. ElTendo Tem- 
pre fpafmodieo il loro fiitema nervofo > quelli venti lo irritane* 
di vantaggio, e per qtiefto ne rifentono danno . La Colla Orien- 
tale delT Affrica fofTre men caldo , e men infuocate aure refpira 
della coda occidentale , avvegnaché fra alla medefima latitudine 
di quella , perchè dominata dall' Eft che vi porta il frefeo at- 
traverfando l'Oceano, mentre non giunge che lento alla cotta 
d'Occidente, e alterato dall' immenfe arene , che deve pafTare 
nel cuor dell'Affrica per giungere a quella . Così tra noi il Le- 
vante è fempre frefeo anche d' Eltate , perchè fegue ileorfo del Sole 
che rarefa i vapori notturni f e paiTando fopra il mare il impe- 
gna anche di particelle faline , e di più feco porta nitri abbon- 
danti che feoppa via dalle nevofe montagne della Carniola , del 
Carfo ec. tanto più cosi correggendo le efalazioni della Laguna , e dt- 
fìmbarazzando l' atmosfera da ogni vapore. Di fatti fpirando que- 
lli venti per io più il Cielo fi tinge d'un azzurro bel li (Timo , e chia- 
ri fi rendono gli obbietti più lontani * Tant' è vero che il Greca 

ed 

ftetfe marcindo fopra il fondo , co. venti , tenute nette anche da quaf- 

prono dì putrida polta lo fletto , la che pianta marina che in qualche 

quale da (e medefima fprigiona poi luogo alle volte su d' efìfe potette 

fermentando que* corpufcoli malefi. crefeere. 

ci che tanto danno apportano ag'i ( 1 ) Fruitur in Septemtriom prò- 

abitatori delle paluftri tene. Le pa- greffa Cesti admiranda temperie . 

ludi falfe di queft'Efluario prive fi Var. 1. 12- 

poflòno dire e di canne , e di erbe (2) Saluberrimutn omnium vento- 

quafì (coperte poi dal flutto e dai ri- rum .Aquila . Hippocrar. 

flutto ogni giorno, e dalPondeggiar Civitates ad Orienttmjaluberrimdt * 

tosi frequentemente caufato dalli Arili. Folit. 7. 



Parte Terza. 287 

ed II Levante tolgono da noi li vapori e li cacciano dentro ter- 
ra , che in Lombardia per lo più tali venti portano la pioggia , 
come dimoftrano le Meteorologiche Offerv azioni fatte in Mila no , 
ed altrove, e ciò perchè ammaliano fopra que' luoghi quelli va- 
pori, e li condenfano in pioggia. La corta Orientale d'Italia da 
Venezia al Capo dì Sparavento non conofee per verità gli effetti 
malefici dell'aria che provano tanti luoghi della fpiaggia Occiden- 
tale vicino a Cuma, alle paludi Pontine, ad Oflia , Nettunno , 
ed alle maremme diTofcana. Oltre 1' efalazioni locali, queHe-Re* 
gioni poflbno effere così inferme, per caufa de' venti d'Occidente 
e Libeccio . Fieni d'«mido fpoffano quelli perchè caldi, ed oltre 
ciò {lagnano ne' Monti, e ne'Colli della coda, e vi lafciano, e 
depongono tutta l'umidità feco portata. Si sa quanto lo feorbu* 
to infierifea a Genova , e F aria fia grave a Livorno , per caufa 
di tali venti , e di fatto anche tra no! fu più volte offervato che 
la corta de 9 Colli Euganei efpofìa ai vento di Garbino , è foggetta 
a veder perire le frutta, fé troppo fpeffo fpira tal vento. Offer- 
vai fempre , e daGiornale Meteorologico tenuto per alcuni anni 
•vidi , che le Nebbie qui arrivano quafi tutte con vento di Po- 
nente o Garbino , e ciò forfè perchè trova egli i vapori ammaf- 
iati dal Levante lungo l'Appennino, e feco li riconduce unitamen- 
te a tutte le efàlazioni dell' umida Lombardia che attraverfa per 
giungere a querta parte. Nella Lombardia medefima , cioè nel Fer- 
rarese e Modonefe baffo verfo il Pò, molto fi temono tali venti 
che alle volte colà fpirano ne' giorni vicini al maturare delle fpi- 
che , perchè feco conducono un certo caurtico che addugge il gra- 
no entro a quelle , ed è noto il cafo del 1735. nel quale poche 
ore di tal vento di {trufferò intieramente il ricolto per tutta la Lom- 
bardia , e chi sa pure che egli non fia la caufa che tanti luoghi 
dell' Iftria fi ano malfani , dell'Ulna rivolta all' Occidente , e ne* 
Colli e Monti della quale egli ferma e aduna quanti vapori ed 
aliti porta via in paffando dall'umide terre dell'Italia Settentrio- 
nale , troppo d' acqua cariche come è noto per caufa della natura 
€ degl'uomini . 

Ora tra noi li venti Occidentali né troppo regnano , né a lun- 
go mai fpirano, ma in luogo di quefti frequentemente foffiano li 
venti Orientali puri fempre , fecchi , frefehi anche in Eftate , e 
fpeffo tumultuosi e gagliardi , come pure que' del Nord faniffrmi 
anch' effi, che perciò ogn' alito, ogni vapore via portano, e lun- 
gi da quello paefe , e lo modificano , e diflruggono . Ignote fono 
pertanto tra noi noti folo , ma anche nelle femifalfe paludi di 
una parte del Polefine , e della Romagna quelle mortifere feia- 
gyre che foffrono i luoghi paludofi dell' Italia Occidentale come 
ho già detto , e della Lombardia . Per verità fi può offervare , 

che 



l88 Saggio foprar 1 Veneti Primi. 

che quafi per tutro il Globo , le Regioni foggette al vero Nord, 
e Nord'Efl, ed -Eji , fono lane, e la fanità di effe dalli Filici ., 
e Viaggiatori fi attribuiice a quefti venti . Il Cielo di Adrianopoli 
è così falubre , perchè fovente colà il Nord Efl , e 1" Eli , vi fo- 
rano impetuofi : la Svezia, e la -Danimarca da tali aure credono 
ripetere l'ottima temperie del loro clima , benché freddo , e co- 
sì pure la balla Luigiana benché ripiena di acque {lagnanti , di 
riunii , e paludi : all' oppofto delle balle terre deli' ifole vicine 
tutte malfa ne, ella faniflìma aura refpira , e la caufa di tale 
diverfità fi attribuiice alla frequenza delli venti Settentrionali 9 
che colà fpirano . Così il Canada , benché un clima de* più in- 
collanti provi , è fano per li nativi , e per gli eftranei , e ciò 
per caufa delli venti di Nord, e «Nord-Efl: così moltiifimi luoghi 
della Tartaria Orientale , dell'Alia ec. da quefti venti , e dalla 
loro fituazione a Levante , ( cioè aventi il mare dalla parte d 3 
Oriente, non d'Occidente ) ripetono la propria falute ad onta 
alle volte della natura loro paludofa , ed umida, (a) 

La vittuaria , che fi confuma dagli abitatori di quefte jioftre 
Lagune può anch' effa confluire al loro ben effere , poiché ella è 
.di ottima qualità fia vegetabile , o animale . Le vicine Provin- 
cie fono eccellenti , come è noto, ne' loro prodotti, .e quefti co- 
lano tutti nella Capitale . Le carni vengono tutte o dalla Tran- 
fìlvania , e Ungaria , o dalla Bottina ; le frutta fono ia pori t illune, 
e tanto che vien detto in Italia non effervi altro che Venezia do- 
po Napoli che polTegga quefte in copia non folo , ma in qualità 
itimabili : partono da' Colli Padovani , « Vicentini .. Il grano , 
il vino ec. vengono da paefi , le terre de* quali a queft' ultimo 
fpecialmente non comunicano mai quel folfo , e quel abbondante 
tartaro che ammorba tanta parte de* vini raccolti nella piana 
Italia Settentrionale. L'acqua in fine, l'acqua materia così all' 
uomo necelTaria , in Venezia comunemente è buona , e buona 
fempre dovrebbe effere , cioè ogni cifterna dovrebbe darla buona 
fé ogni cifterna foffe fatta a dovere . Altrove dilli che queft : ar- 
te è forfè propria de' Veneziani , che perciò poz7i* pofTeggono d'ac- 
qua limpida fempre , non mai alterata da eterogenee materie , e priva 
poi totalmente d* infetti , e fempre fana . Egli è per quefto che 
generalmente non c'è gente più delicata della Veneziana, a tn> 
var acqua che le accomodi fuori del fuo paefe .. Tali cofe dun- 
que 

(a) Lo ftefTo Sabellico benché far- fler Italie parum eilioquin faluber , 

fé niente fapelie di Meteorologia pu- multum urbi ip fi formidabili s ... aut 

re offervava al fuo tempo chel'Àu- certe quo magìs frigorìbus lA/pìnis 

Uro altrove per l'Italia malfano , propinquat , eominus minujque il -forum 

tale non era a Venezia : liec Uv- comurfu tepefeit . De Su. Urb. 1. u 



Parte Terza. 

tjue concorrono tutte a rendere il clima noftro fano per li Na» 
zionali , e per gli ftranieri ancora, e a tal propofito una offerva- 
zion fi può fare , che in quelle lagune vivono fani , e Jungó 
tempo genti nate e nodrite in climi non folo affatto ■ divertì dal 
Koftro, ma oppofti e con trarj anche tra loro . Li Greci che re- 
spirano un'aria fecca , puriffima , e piena di balfanrico odore ., 
ma calda ; li Tedefchi , e fpezialmente Svizzeri , che nati fono in 
aria tanto leggera , e fottile quanto lo è quella dell' Alpi loro , 
che forfè formano il più alto punto di Europa , e che è noto 
quanto fogliano patire , e perire anche alle volte , fé vanno a 
vivere in paetì baffi , e d' aria impura , qui iì accafano , e vivo- 
no fenza male iunghi anni . E* noto come perirono alle volte 
intieri Elegrmenti Svizzeri , ed ^nche Griggioni , che prefiiia* 
vano luoghi paludofi 9 e nell' ultima guerra d'Italia più paetì di 
Lombardia fervirono a quefti ài Gimiterio . Si può anche offer- 
vare, che dove l'aria è cattiva^ *ella lo fpirito, e il corpo degli 
abitatori rende torpido, e pigro , e che quefti incapaci fono di 
lunga fatica , ben prefto Soccombendo i loro mufcoli flofei , e 
non elaftici , e protrazione di forze provando ogni volja che agì* 
tare fi devono , e muovere . Così fuccede in tutti i luoghi d' Ita- 
lia , dove la gente s' incolpa di inerzia per caufa dell'aere, che 
refpirano , inzuppato fempre di vapori, e d'aliti , effetto anco- 
ra più grande colà nell'Indie e vecchie , e nuove , per la lati' 
tudine in cui fi trovano foggetta a maffimi calori , e continui . 
Qui all'oppofto robuftiffima è la gente, vivace, attiva , laborio- 
fa, e capace d' ogni più lunga e continuata fatica . E di più li 
medetìmi montagnuoli Cadorini e Valtelìnefi , nati , e nodriti iti 
così alto fuolo , e in .aere tanto leggiero , ed elaftico , in 
Venezia agiicono medefimamente che fé foffero fu i loro greppi , 
e portano , e movono enormi pefi continuamente . La quantità 
de' vecchi finalmente moftra anch' effa la qualità del clima , dico 
la quantità degli individui vecchi che in un dato numero di per- 
fone s'incontrano tutti in lina volta, poiché non fono da averi! 
in confiderazione pochi vecchj ( per avanzati che fiano ) in mol* 
te perfone * Di quelli avvene in ogni paefe anche de' più trifti 
alle volte. 

Se vere fono le offervazioni fatte anni fono in una Città noti 
lontana, che può contare circa 125. mila abitanti , tra quefti 
non arrivavano a venti quelli , che pattavano li 80. anni , o che 
tale età per dir meglio contavano in allora , H che moftra la 
diverfità ben grande dell' aria tra quel luogo e quefto • Per al- 
tro non fi creda che io predicar voglia come balfamico 1 aere 
di Venezia ; lo fi foftenta folo non nocivo , aria balfamica po- 
chi luoghi godendola , aria innocente moltiffimi . L' acqua 
Tomo II. Oo ma- 



2$o Saggio fopra 1 Veneti Primi. 

tr.arittima , che copre le paludi ., T aperta {aviazione , V afpetto 
ali* Oriente , il mare vicino , ed all' Oriente delle Lagune po- 
fto , li venti frequenti , e tra quelli li Settentrionali e Or iemali 
più degl' altri tutti frequenti , acque buone ec. pofTono edere co- 
llie fi è detto le caufe per cui le paludi Venete non conofcono 
li mali effetti dell' altre paludi , e per cui un tempo celebri fu» 
rono per la Salubrità loro , come cedemmo in principio coli' 
autorità di Vitruvio, e Stratone. Dell'aria noftra comunemente 
lagnarfi non pedono fé non che due diverte claflì di perfone , cioè 
li vifionarj melanconici per temperamento oper vizio acquifito, e 
quelli che vivono a feconda del capriccio, non della rtatura. Li 
primi nati o ridotti infermicci ogni cofa gli offende , credono effe- 
re fempre incomodati , da ciò che non incomoda chicchera , e 
fempre danno in una penofa datazione, perchè ilorobifogni non 
avendo mai fine, la loro felicità in confeguenza non ha mai prin- 
cipio . Uomini effendo, vale a dire Efferi vani mai fempre, ogri 8 
altra cofa incolpano fuorché fé medellmi delle malattie ideali o 
vere a cui vanno fogge tt i , e perciò diceagiudamente d'uno di que- 
ili ftraniero Poeta: 

Ton pauvre efprit a la JaiiniJJe , 

Et tout pardi jaune a tes jenx , 

CI' altri vivendo efattamente fecondo li dettami del gran Mondo ^ 

<e fecondo le Maffime .della Moda , rovefeiano intieramente l'ordine 

delle cofe in ogni azione della vita, vivono fempre in oppofìzione 

con il Sole, mangiano quando dormir hifogna , dormono quando do- 

vrebbono parteggiare, vedono, operano, penfano, agifconoinflne 

fempre a Natura contrari; e perciò Natura che è giuda, alladebo* 

lezza, allo fquallore , alla malattia 1idà in preda . Corpi fpoffati , 

corpi mal fani ec. vedendo eflì , quegli infelici che hanno la feia- 

gura di ricevere la vita da tali creature, acquidano eglino pureT 

infermo (tato de* padri loro, ed è perciò che così brutti, pallidi, 

afeiutti Efferi e mal organizzati veggonfi •numerofi caminare le vie 

in prefente, gridando tempre che il clima è mutato, l'aria fatta 

infalubre, mentre dovrebbon folo ripetere con Orazio, 

Nos numtYHS jumus $X fruges confumere nati* 

• xJLtas parentum pejor avìs tallì 

Kos ne^uiores mot: daturos , 

Progeniem vìtìofiorem . (a) 

Sia» 
(a) L* Ab. Ricard rigetta nella vano grave V aere e nocivo . Un G- 
fua Storia dell'Aria , l' oppinione mile affuso non faprei dove mai 
non fo di chi , il quale avea detto potefle averlo letto l'autor France- 
che in Eftare arrivavano fopra Ve- le , e non meritava né meno che 
nezia le esazioni delle Paludi Fon- egli ne faceflfe parola nell'Opera ci* 
tine , e perciò alle volte ne vinàe- tata . Ven'iie ... jov'n d'un aW jort 

fain 



Parte Terzsu 



2pl 



Si'amo al termine di quefte Memorie fopra li Veneti Primi, e 
dell' ultima parte delle medefime ,. di quella detenzione cioè che fi. 
è fatta alla meglio delia Laguna ,. che ricoverò quelli v e da quel- 
li fu abitata,. Nuova Venezia come dicevano li noftri vecchi Sto- 
rici , nata nella decadenza della prima ( i ) . Procurai far vedere 
che non fu ella un paefe mifero una volta, anzi tutto all' oppo- 
sto fii ella affai migliore di quello che fia af prefente , benché 
ancora fia- oggetto di {orprefa agli Stranieri. Troppo precife fono 
le teftimonianze , e gli eiogj che m fecero gli antichi y comeGu- 
glielmo Apulo, il Porfirogenito , il noftroCornaro, e tant' altri . 
11 primo, benché nemico, abìtatijjìma. la diffe , piena di popolo 
jnduftriofo,. e bravo nelle cole del mare (2). Il fecondo nominan- 
do ad una ad una molte dell' ifolc che quefta Provincia formava- 
no, donò ad effe il titolo di etngorj , per la loro ricchezza (3) . Il 

O o 2 ter- 



fain ... la plus part dei babitanspaf 
fent leur vie- au milieu des Lagu. 
xes . . . & tout joviffznt d* une bori- 
ne [ante , font vigpureux , refilìent 
a des trattali» penibles , & vivent 
Longtemps ... e n generai font grand s ,, 
bien faitSy, on la pbyfonomie fpirìtuel- 
le y Ò* gaye . . . les femmes y font 
belle s y bien faites , & de belle tail- 
U y tres aimables : on trouve dans 
la plupart d'elles , les graces , la 
vivacitc y la gentile/fé des Grecques 
ttneiennes : prefque toutes ont un es- 
prit agreabhy is* un de (ir de pi aire t 
qui met autant de doceur que d-'agre- 
ment dans leur Jocieté . . . on rìy re- 
connoit pour rieri: les effets des exa- 
laifons Tantines : le janggeneralment 
? eft fi beau , les denrées fi faines , 
pour que l'on puijfe faire en quelque 
fai/cn que ce foit , aucune comparai, 
fon jufie y entre les qualites de /* air 
des ces dueux pais , fi eloignis l'uri 
de tautre ec> Hiftoire Naturelle de 
l'Air . T. 4. & 5° 

(1) Secunda veroVenetia eli tifa» 
quam apud Infulas fcìmus , qu<s *Adrìa- 
ticì mari e dieci a finu interfiuentibus 
undis , pozione mirabili , multi tu- 
dine populi feliciter babitatur . . . in 
bis injulis . . . quidam munitijjima 
Cafira , Civitatefque adificantes , 
novam fibs Venetiam is? egregiam 
Tnvinciam recrcaverum * Jtync ve* 



ro fingularum nomina lnfularum ne. 
ceffe e fi exp onere • Tri ma illarum 

Gradui dìcitur ec Duodecima 

Clugies ec ... Sunt etenim apudean- 
dem Vrovinciam- quamplurimó Infit- 
te babitabìlei, Sagorn. 

(2) lS[pn ignara quidem belli na~ 

valis , is* audax 
Gens erat bdsc : illampopulofaVe» 

netiw mifit 
Imperii preces , dives opum , di* 

vej.que virorum . 
Qua finus ^Adriaci interfitus ulti~ 

mus unàis 
Subjacet sArturo* Sunt hujus- m<2* 

nia gentis> 
Circum/epta mari , nec ab ódibus 

alter ad didem 
lAlterius tran/ire poteft } . nifi lintre 

vehatur- 
Semper aquis habitant. Gens nuli* 

valentior illis 
equorei s bellis {atiumqueper fiqm* 
fa duclw* \ 

VVillelm. ApuL 
Ci ) Regione s Venetorum hai exi- 
fiere , videlicet C*pr<e , l>{eocafirum » 
Jefulum y <Aimanas , Buran , Vhi» 
nes y Mcignum Emporium Tor7jllanQ~ 
rum , Muran y Rhìbantum quod fignU 
ficat locum valde excelfum y in qup 
manet Dux Venetiarum .... (5* alia 
Emporia ec. Porphyrog. deAdminift* 
Imper. p. 69, 



2#a Saggio fopra* i Veneti Primi* 

terzo con uno fpirito dì femplice affetto e di Religione e di Pa- 
tria , nomi tanto cari, e non ignoti in que* tempii racconta e de- 
fcrive T antico florido flato della medefima ih molti luoghi , che 
già al ino tempo erano del tutto periti ( *)■. E per verità quan- 
do ella fioriva in tutta' la fua eftenfìone r quando i fuoi abita- 
tori non avevano ancora guir/ate le delizie del' Continente , elh 
doveva prefentare uno fpettacol© aliai curiofo e intereiTante aliò 
itrankro . Il vedere fidate fui- ondeggiante fuperficie del Lago , da 
per tutto , e in varj afpetti difpofìe , Città , Borgate , MonafUrj , Cbi$+ 
fé, e Forti r e in mezzo a quefìe efiflere altre pieciole ifole coperte 
d'albori alcune ,« alcune- di vigne o di ortaglie fruttifere : vedere in 
altri luoghi girare Infiniti mulini , in altre parti follevarfl grandio- 
fé fabbriche defluiate alla corruzione dell! navigli: in altri (iti in*. 
duflrioie falins apparire, e fabbricati varj; infervien ti a molte ass. 
ti , e da per tutto tra ifola ed ifola feorrere le barche d' ogni* 
grandezza , occupando il vuoto ino tra ifola ed ifola, tra Monav 
fiero e Monaflero : veder un popolò numer.ofiflimo fopra leggieri 

na- 



( j ) Quefta Benedetta Città la 
qual merita etter deta , Glorìofa du 
È a funt de te Ctvìtas Dsì ■ , per I af 
qual cola voglio dir che fé no fotte 
i pr-'eghi detìe bone perfone , gioè 
Servi di Die , e Sante Dorre , Se 
boni Secolari ,. quefta Città nom fa- 
ria in tanta dignità & effrazione 
come la le trova- , e quefto perchè 
I noflri fanti pacati vecchi cercò 
con Comma- diligenzia e* ftudio di 
chiamar Se adunar in etta molte 
compagnie de Santi Religiofi r - in 
modo che tutta quella no (Tra Lagu- 
na era piena da molti Devoti & 
buoni Monafterj , come fé poi ve- 
der per le cofe pattade , e maflìme 
per la Città Nova appellada Re- 
cliana , in la qual era infinite Gie- 
fìe . Et etiam come fé poi veder 
per Ja Città deGiefolo, dove iotro- 
vo per Inventario de etto Vefcova- 
do , come in quella giera xxxxii. 
degnittìme Giefie , la mazor parte 
lavorade el falizzado de Mufaico co- 
me al prefente ze la Gieiìa di S. 
Marco . Et cuttì anca , el Lio Ma- 
zor In el qual era fette degnittìme 
Giefie y con degniflìme colonne di 
anarmoro . & alcune lavorade mi- 



rabilmente a Mofaico .Et etiana- 
come fé poi veder de qua de Lio 
Mazor otto degnittìme Giefìe appel* 
lade fiV i Mani ( Amroiano) jlequ&l 
fono tutte de fopra Torcello , tutte 
mirabilmente adornade de admirabv 
li edefizj ; 3 con grandiflora quantità 
de degne colonne de marmoro, £&' 
nelle quali fono fepulti Principi- « 
Procuratori- de Venefìa eZentilomo-- 
ni in-finiti come fa poi veder per le 
fepolture mette in diti loghi . Et 
cufsi leGiette molte fé vedeaTo?- 
cello , Mazorbo ,. Murati non pasv 
lando de Venefia . . . Verfo mezzo- 
di .le vede e trova Giefie mirabili 
feorrendo per fina Povera , e Mala- 
mocco , . . . & da- altra banda Ja. 
ricca e nobil Badia de S. Ilario e 
Benedetto , nel qual logo è fepulto 
cinque Dofi de Vcnefia , & moki 
Procuratori & degninomi Zentilome- 
ni e Populari , come fé poi veder 
per le fepolture mette ita dito logo 
ora defirmto. Nelle qual tutte Gie- 
fie , loghi , Monafterj, Se ifole, fe 
laudava Dio notte e zorno e be- 
nediceva . Marc. Cornaro . De- 
pofiz. al Magiilr. ali* Acque M£$. 
144* 



Parte Terza, %$$ 

cavigli ih un continuo moto fcorrere fu e giùper gì' Eftuarj : ve- 
dere quefti Eftuarj fatti albergo comune a Greci y a Soriani , Tar- 
tari, Armeni > Egìzj , S lavoni , Franchi > Italiani , che vi concorre- 
vano fempre numerofl a vendere le proprie , e a comperare le al- 
trui derrate: olfervare in quell'acque ufanze y co/iumi, leggi affiata- 
to diverfe da tutte le Genti circondanti e vicine; veder per ultime* 
l'acqua fatta fede, difefa , ricchezza, e felicità- di un'intiera Na- 
zione, e punto di concorfo d'altre moltirTvme difparate e lonta- 
ne, pare a me che uno fpettacolo nuovo, iate re (Tante, e curiofo ; 
dovefle efTere certamente e non comune . Dobbiamo riflettere che 
ora nella Laguna efifte la fola Capitale della Nazione ; ma una 
volta vi dimorava tutta la Nazione. Edi fatto li tentativi repli- 
eatamente fatti dalli Principi discendenti da Carlo Magno per occu- 
pare la Venezia , monVa- quanto 1? antica Laguna per il fuo buone 
fiato irritaiTe 1* avidità degli itranieri ; e notabili fono a quello 
gropofito le efpreffioni del Sagomino, il quale nel racconto, che' 
ià della trama ordita da alcuni per far cadere la fteffa in poter 
di Ottone Imperatore, dice che coloro promettevano dare ad ef- 
fo Sovrano-,, la da lungo tempo dejiderata Venezia . (i) Così non 
fi foiTe eftinra 1' antica premura che dimoftravano per- tal Regio- 
ne li fuoi abitatori , (2) e mai non fi folTero innamorati del 
Continente vicino . Lo conobbero in vero- li faggj vecchi un tal 
male , e dopo le prime conquifte in. Terraferma tentarono porvi 
riparo , ma non e' era più cafo? <» La Nazione ebbria della pro- 
pria ricchezza , ed allettata , ; come diceva ilMocenigo, dalla vo- 
luttà del Continente , a poco a poco abbandonò* il mare , non 
curò più le Lagune , quelle Lagune tanto ad ella care una volta r 
e che colle proprie foftanze , o col proprio fangue avea per; tanti 
fecoli difefe contro gl'Uomini , contro il mare , contro- i fiumi ,, 
danneggiando perciò fommamente fé medefima fenza compren- 
derlo ( 3 ) . Vero è però ,. che le conquifte fatte ne-l Corv 

ti- 
( 1 )" C'<ejar°i perfetti fi y qucd fi vsltet ris , tute'ntut litora? . ,. reparentur 
confiliìs juìs ec. Penctiam dìu defidè- jiindamenta ec. Monacis . 1. 5. . ,.*> 
ratam facili certamine poffet acqui. Mònafteria > ish Ecclejtas non Jolum 
rere . Sagorn. in-Civitate , fed ' circumquaque in pa+ 

(2) Valudes /traverà , in quibus ludìbus incredibili fumptu conftruere'* 
sdes confimela funt , continno-que mo- ut non tam fabricas erigere , quarti 
les mari ob.\iciat ; foltirn muniate \ tnfulas educete videntut- , 
contra ìmpetum fiuviorum prope fem- là, 1. £. 

per pugne* ; vias fternat , puteos ef- ($')- l/qae ad'eo animum advertunf 
fodiat ; rivos purget' ec* Adnot. in aàConùnentem y &' deflìtuerunt Ma. 
marg. Chronac. Dand. ... Sinecàm- re Opifertim : atque l'abefaclati anì- 
pis y prati s , vineis Jemper laboriofa mh {5* capti /uxuria Continenti* , fa* 
divitiis. . . vt 9 arte ^indufl ria y) con- ci le divert&runt a l'aboribus ad de* 
tinuis fumptibus , & non inter-miJftS' Ucias . Andr. Mocenig. de BeH, Ca* 
labQrikus confervetur ab ìmpetu ma* merac. U 1* 



2p4 Saggia fopra i Veneti Primi * 

tinente avendo involto in crude „ e quafi continue guerre 1$ 
Nazione , ( guerre aliai pericolofe alcuna volta ) fé cefsà V at- 
tenzione a mantener fana , e popolata la Laguna in ogni Tua 
parte , non cefsò per altro Ja cura di tenere la medefima intatta 
dalli danni e de' fiumi , e del mare , troppo importando tal cofa 
per la difefa della Capitale refa davvero fortiflìma a caufa della 
Laguna . E fu per quello che ai Mare ed a' fiumi fi molle una 
guerra oftinata , e che in pa flato fi fpefero enormi fomme di oro 
nella fletto tempo che altrettante fé ne verfavano per fortificare 
con magnificenza tutte le Piazze e d'Italia,, e d* Oltre mare , e 
delia Grecia , fomme tali che fé qui folle il luogo di regi Ararle 
Jarebbono un' idea troppo grande della ricchezza- , e della forza 
de' Veneziani in allora , forza e ricchezza alla quale nèlP attuai 
itato dell'Europa poche Nazioni in prefente potrebbono arrivare». 

IL FINE* 



Difpiace il dover confettare , che errori non pochi trafeorfero^ 
celi' Edizione prefente . L' erudito Lettore fupplifca da fefteffo- 
come può, e perdoni alle circoftanze che non permifero all' Au- 
tore di attendere egli; medefimo alla Stampa . Se nel T. I. a 
pag. 182. 1.8. trova detto ,. che fette fecoli , e mezzo fletterò for- 
fè i Galli Senoni a feendere in Italia dopo 1* epoca di Dario ,. 
corregga tale efprettone in un fecolo e mezzo ,. che cosi dove* 
leggerli in tal luogo, e non altrimenti, e giacché per necetlaria 
difcolpa fi dovettero- aggiungere quelle poche righe, fappia anco- 
ra che T Opera prefente fu fcritta per privato paflatempo non mai 
perchè il Pubblico avelie a conofcerla . Ella non avrebbe veduta 
la luce fé particolari combinazioni non. vi avellerò trafeinato fuo 
malgrado F Autore,, che perciò' dimanda condifeendenza per quegli 
sbagli ed errori, che più volte avrà prefo y e per quelle fvilìe, e 
mancanze che pur troppo debbonvi edere , e non poche . Lo lìef- 
fo tanto più volontieri fa tale protetta ,. quanto che defidera fin- 
ceramente iftruirli e conofeere le proprie mancanze , non altro 
pretendendo aver fatto , fé non che prefèntare agli amatori della 
Patria, un informe Saggio della Storia di ella riguardo alli tem- 
pi anteriori a' Veneziani , e dare nello fletto tempo una qualche 
idea dell'antica Laguna, cofa che egli crede non ancora da nef- 
funo intraprefa . Se nel T. II. egli tece una qualche leggiera of- 
fervazione full' antica favella de' Veneti, Greca fupponendola un 
tempo, e fé parvegli trovare alcun Dato di ciò anche nell'odier- 
no dialetto Veneziano, di tal congettura avrebbe forfè dato altre 
prove fé il tempo gli avelie fervito, e dalla fretta nemica d'ogni 

buo» 



2$ $ 

buona azione non foffe flato troppo obbligato in allora • Sappia 
jerò il lettore che non tanto itrana cofa egli diffe avanzando s 
che non tutti i modi , gli accenti , le voci noftre da' Greci egli 
vorrebbe prendere come comunemente fi fuol fare , poiché lo ftef- 
fo celeb. Ab. Brunacci in addietro avea oiTervato che lino dal 
mille e duecento le note definenze in ao ? ae , ai erano comuni 
alla gente Padovana 3 non che alli Veneziani delle Lagune. 

Che me mario fé ne andao 

Chel me cor cum lui a portao ec. 

Eia è de tal beltae compiia ec. 
cantava un Poeta Padovano di quel fecoìo, fenza citare altri efem* 
pj che lo fleflb celebre Erudito riporta nella Lezione d' Ingreffò 
neir Accademia Je' Ricovrati . Non e* entrano perciò i Greci di 
Coftantinopoli in tal cofa, come pure non e' entrano totalmente 
i Barbari nella compofzione degli odierni dialetti Italici , e il 
dialetto degli Infulari Veneziani £ra in fine il dialetto dì que' di 
Terraferma ad efli vicini , e da quali efìì traevano V origine , è 
da' quali -e lingua, ^d ufi, e tant' altre cofe debbono aver trat- 
te , che poi dopo fi vollero ripetere da Coflantinopoli quando 
fi perdettero affatto col tempo nella Terraferma Veneta, e fi vi- 
dero ufate folo nella Veneziana Laguna con la quale i Greci 
trattavano di continuo . Di molr.' altre congetture avanzate nelf 
Opera prefente fi può dire lo Aedo , cioè che altri Dati avreb- 
bonfi potuto aggiungere per rafforzarle ancor più , cofa però che 
potrebbe farfi altra volta fé mai V Opera fteffa incontralTe qualche 
compatimento , il che pero quali non fi ardilce di nemmeno fperare • 



INDICE 

delle cose pio* notabili contenute in 
questo Secondo Tomo. 

PARTE TERZA. 

CAP. I. rtyjEGU Dei culti dalli Veneti Primi. Diomede Beleno co pag. j* 
SiJ e feguent. Selva di Platani Sacra al Timavo . 7. Dell' 
Agraria de' Veneti. 16* e feguent. Del Commercio di elfi . 20. Pretefe 
full' Adriatico. 26. Ufanze, e coftumi . J2. Lingua. 60. a feguent. 

CAP. IL Continuazione dell* Epìtome ftorico della Venezia V de* Veneti « 
72. Gli Alpini inquietano la Provincia , e Augufto li doma . 74. Uo- 
mini illiiftri ne* Veneti. 76. Guerre di Vitellio , ed Ottone , e Vefpa- 
fìano. 79. I Veneti foccorrono quefti . ivi . Uomini illuftri in quelli 
tempi . $4. Li Marcomanni entrano nella Venezia . Sé. Aquilej* 

di. 



difcfa da' Veneti contro Marmino, or. I-i Veneti detono ali* Impero 
Giuliano. 94. Stato della Venezia al tempo di Teo-lofio I. 100. Li Goti 
la faccheggiano. 108. Gli Unni ed altri Barimi fanno lo fletto . 113. 
Palla folto il dominio degl'Eruli, poi da' Go'i. 121. I Greci fé ne im- 
padronifeono. 125. e ne fono efpulfi de* Longobardi, 130. e feguent. 
CAI'» III- OKervazioni fopra li Secondi Veneti o Veneziani . 135. e feg. 
Peli' Antica Laguna. 169. Grado, ivi. fìibione e Caorle . 178. Eraclea 
ed Equilio r Si. e feguent. Laguna di Venezia . 106. Luoghi abitati 
della medefìma 208. e foglienti . Arti e in cfTì commercio 239. e 
legutnt. Mulini antichi. 2/8. e feguent. Variazioni ne' confini della Pro- 
vincia. 275;. Qualità dell'aria nella medefìma 282. e feguent. 



ERRORI, 


CORREZIONI. 


Pag. 4« 1>" 


, 28. quegli in Italia 


qui in Italia,. 


6. 


13. molti 


alcuni . 


14. 


12. Belafemen 


Beaìfemen . 


18. 


not. (1) exercitus 


exercitiis . 


'21. 


38. nitidamente 


internamente 


28. 


S9' Ipentam 


Jpatam . 


ib. 


; odi 


porti. 


32. 


not. (a) kbitm 


dividam . 


ib. 


nu d ere 


accedere . 


»3- 


not. (3) ibid. 1. 14. 


lilian. 1. 14; 


I4« 


8. buon 


tuon. 


39. 


not. (1) ferente* 


jrementes . 


41- 


not. (a) MEKENU 


MERENTf- 


é* 


39. pronunzia 


defìnenza* 


€7. 


2. perchè 


benché - 


78. 


io. lòffi 


foce. 


X2. 


12. Venezia 


Vicenza . 


100. 


24. Giuliano 


Co danzo. 


ib. 


25. Ebbe egli 


Ebbe Giuliano. 


121. 


28. rialzò 


riattò. 


154. 


not. (1) juvat ve- 


juvat referre quemadmodum h abita* 




lerie 


tiones ve fi ras fitto efjeproffìeximuio 


191. 


32. Giovanna/co 


Gìovannctfio . 


205. 


19. altra Torre 


alta Torre. 


212. 


36. lmano e Mano 


Intani e Manti 


217. 


17. S< Carlo 


S. Caroldo. 


240. 
262. 


Caraufo 


Caraufio . 


3. cinquecent'auni 


cinn.uantacinqu'annjc